MunicipioFunzionari pubblici sono stati in busta paga delle ditte coinvolte per non fare il loro dovere”, così il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, ha commentato i risultati dell’inchiesta ‘Garbage affair’ della Dia che ha messo in luce un intreccio perverso fra imprenditori del settore della raccolta dei rifiuti e i vertici del settore Ecologia del Comune di Catania.

Un intrigo emerso anche da intercettazioni che potete trovare a questo link.

L’inchiesta, sino ad oggi, ha determinato – tra l’altro – il provvedimento di custodia cautelare in carcere per Orazio Stefano Fazio (responsabile dei “Servizi Esternalizzati” della Direzione Ecologia ed Ambiente del Comune di Catania) e Antonio Deodati (imprenditore romano, comproprietario della I.P.I. che ha provveduto – insieme alla Oikos – alla raccolta dei rifiuti nella nostra città fino all’anno scorso, e già socio della Eco.Car che, insieme alla Senesi, ha avuto l’affidamento dell’attuale appalto ‘ponte’, in attesa di quello settennale la cui gara è andata più volte deserta).

Arresti domiciliari per Antonio Natoli (consorzio Seneco), l’interdizione per 12 mesi dai pubblici uffici di Massimo Rosso (ragioniere generale del Comune di Catania) e Leonardo Musumeci (direttore della Direzione Ecologia ed Ambiente del Comune di Catania).

Il verbale della seduta della commissione di gara che ha valutato positivamente l’unica offerta pervenuta, quella appunto del raggruppamento di imprese Senesi-Eco.car, si può leggere a questo link.

“Il mio dovere – ha sottolineato il procuratore Zuccaro – è quello di accertare le responsabilità penali, agli altri, un altro tipo di responsabilità. Certo però è molto grave che vi sia un appalto, che viene gestito nei modi che da cittadini abbiamo modo di costatare, fatto sempre dalle stesse ditte. Questa è una situazione che non dovrebbe mai avvenire. Non dovrebbe essere mai consentito”.

Proprio su questi temi, sui disservizi pagati dai cittadini e sulla necessità di rompere questi intrecci perversi si sono sviluppate le riflessioni del movimento catanese della società civile Cittàinsieme, con l’adesione dell’AS.A.E.C. Associazione Antiestorsione di Catania, Legambiente Catania, Rifiuti Zero Catania.

Catania, 16 marzo 2018

Il virus di un sistema malato fino al midollo è esploso anche a Catania. Oggi la Procura e la Dia hanno raccontato un ennesimo, gravissimo, quadro di corruzione che vedrebbe stavolta coinvolti dirigenti e funzionari del Comune etneo, unitamente ad esponenti delle ditte che dal 2017 gestiscono, in forza di un “appalto ponte”, lo spazzamento, la raccolta ed il trasporto dei rifiuti prodotti dalla nostra città.

E proprio questo “appalto temporaneo” è al centro dell’inchiesta che punta il dito contro una rete di connivenze, favori, abusi e forzature, dentro e fuori Palazzo degli Elefanti, finalizzate all’affidamento a beneficio di un raggruppamento temporaneo di imprese che – secondo le accuse – sarebbero state carenti dei requisiti per partecipare.

Le accuse, che vanno dalla turbativa d’asta alla corruzione, sono pesantissime e confermano quanto da sempre ripetiamo: quello dei rifiuti è un mostro, un sistema malato che, se non adeguatamente affrontato, rischia di non lasciare immune nessuna Amministrazione.

Le inchieste a ripetizione (penultima, in ordine di tempo, la “Gorgòni” di soli quattro mesi orsono!) che la magistratura pone alla nostra attenzione impone, ormai improrogabilmente – ed è già tardi! – una seria riflessione ed interventi normativi urgenti, di profondo sconvolgimento del settore, attraverso iniziative legislative ed amministrative che spazzino via una volta per tutte procedure oscure, sistemi burocratici macchinosissimi che non hanno fatto altro che spianare la strada ad amministratori e funzionari compiacenti con corruttori ed organizzazioni criminali.

Come sempre, ci auguriamo che la Magistratura faccia il suo corso ed accerti il prima possibile le responsabilità di ciascuno dei soggetti coinvolti. Ma sappiamo già che i tempi della giustizia nei Tribunali non sono compatibili con le richieste di giustizia che i cittadini comuni, gli ultimi, gli esclusi da qualunque tavolo che conta, devono iniziare a pretendere a gran voce. Non c’è più tempo.

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One Response to “Catania e rifiuti, uno sporco affare”

  1. Sono dispiaciuta per Bianco gli hanno sottratto una bellas mangiatoia. Pare che lo abbiano tradito amici importanti.Mi dispiaccio. per lui e per i traditori. Ma la storia non finisce qui. L’Italia se la debbono ancora mangiare.

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