Da Corso Martiri della Libertà ai Murales del carcere di piazza Lanza.

Sarà questo il percoso del corteo organizzato da Libera di Catania in occasione della ‘Giornata della memoria e dell’impegno‘ del 21 marzo.

In via Cesare Beccaria, con un sistema di collegamento audio-video, i partecipanti al corteo si alterneranno con alcuni detenuti nella tradizionale lettura dei nomi delle vittime delle mafie.

Si tratta di una importante novità che nasce da un progetto ideato dal coordinamento Libera di Catania e denominato “Oltre il limite”.

Il limite non è solo quello fisico, come possono essere le porte sprangate del carcere, ma un limite di natura psicologica che è stato oltrepassato coinvolgendo in maniera attiva e consapevole alcuni detenuti alla manifestazione nazionale del 21 marzo, di cui Catania sarà quest’anno sede regionale.

Il progetto è nato questa estate quando il referente provinciale alla formazione, Giuseppe Vinci, ha preso contatti con Elisabetta Zito, direttora del carcere di piazza Lanza, per avviare incontri formativi di volontari con le esperienze lavorative, formative e rieducative che si svolgono all’interno del carcere.

Questi volontari, che nel periodo estivo prestano la loro opera sui terreni confiscati alle mafie, hanno conosciuto le donne detenute che hanno avviato all’interno del carcere un’attività artigianale, lavorando tessuti di vario genere per la creazione di accessori per la moda.

Una bella iniziativa, in corso da diversi anni, con la cooperativa FiloDritto, che ha permesso a molte di loro di apprendere un mestiere che le riscattasse dalla condizione di detenzione.

Il progetto si è poi ampliato con l’idea di far incontrare i detenuti con i parenti delle vittime delle mafie perchè ascoltassero, dalla loro diretta voce, il racconto delle vite barbaramente spezzate dei propri cari per volontà di mafiosi.

Con incontri a cadenza mensile, da ottobre a febbraio, i detenuti sono così venuti a contatto con alcuni familiari delle vittime di mafie.

Matteo, ad esempio, fratello del calabrese Pino Luzza, di 21 anni, ucciso dalla ‘ndrangheta il 15 gennaio 1994 perché aveva avuto il grave torto di innamorarsi della sorella della moglie di un boss.

Oppure Deborah, figlia del fotografo Adolfo Cartisano, sequestrato a scopo estorsivo dalla ndrangheta il 22 luglio 1993 a Bovalino ( RC) e non riconsegnato alla famiglia nonostante fosse stato pagato il riscatto.

E poi Marisa, la mamma di Marcella Di Levrano, che – caduta nella tossicodipendenza – era venuta a contatto con la criminalità della Santa Corona Unita. Una gravidanza la aveva spinta ad abbandonare quella vita ma, dopo la nascita della bimba, era ricaduta nella dipendenza e per questo la bimba le fu tolta. Da quel momento decise di collaborare con la giustizia ma questo le costò la vita e il suo corpo fu ritrovato in un bosco tra Mesagne e Brindisi il 5 aprile 1990

Lucia Di Mauro è la moglie di Gaetano Montanino, guardia giurata, ucciso il 4 agosto 2009 durante una sparatoria in piazza mercato a Napoli; avvicinato da due delinquenti che gli avevano intimato la consegna dell’arma, si rifiutò di farlo, ne seguì un conflitto a fuoco nel corso del quale fu colpito mortalmente da ben 8 proiettili.

In contemporanea allo svogimento di questi incontri, un gruppo di volontari di Libera si è recato nel carcere di piazza Lanza e di Bicocca, per dialogare con i detenuti riuniti in piccoli gruppi formati da 3 o 4 persone e condurre un’opera di sensibilizzazione, informazione, approfondimento, riflessione su quanto avevano ascoltato e assimilato.

Fra i 340 detenuti presenti nel carcere è stata fatta una selezione all’interno di quelli che frequentano i vari livelli della scuola, elementari, medie, e avviamento al superiore. Su un totale di 12 classi, 50 allievi a piazza Lanza e 12 a Bicocca hanno aderito a questa iniziativa, su basa volontaria.

Le risposte a tutti questi input da parte dei detenuti sono complesse, variegate e in fieri, come ci dice lo stesso Vinci. Del resto un’esperienza così importante è giusto che abbia i suoi tempi di metabolizzazione e maturazione, non può considerarsi conclusa solo dopo alcuni incontri.

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