Un libro che raccoglie le esperienze di giovani migranti, “Non sapevo che il mare fosse salato”, è stato presentato venerdì 11 maggio presso la parrocchia dei Santi Pietro e Paolo dai suoi autori, don Nandino Capovilla e Betta Tusset.

Il parroco di Marghera, già coordinatore nazionale di Pax Cristi, e la scrittrice che si occupa di progetti di inclusione non sono nuovi a questo tipo di collaborazione e hanno scritto insieme altri testi, sempre su temi di scottante attualità.

Di questo libro e dell’incontro di presentazione, organizzato dal Punto Pace di Catania, ci parlano oggi Enzo Pezzino e Giuseppe Strazzulla.

Un momento molto atteso in cui abbiamo ascoltato le storie di Amadou, Mady, Moussa, Festus e Ousain, raccontate con le loro stesse parole, sapientemente raccolte da don Nandino e Betta.

I nostri ospiti, con parole e immagini, ci hanno trasmesso quello che questi giovani migranti hanno visto, vissuto, sperimentato, con tutto il carico di emozioni, paure, aspettative, drammi, delusioni e felicità che le loro giovani vite stanno attraversando.

La partenza dalle loro case, la fuga da guerre e povertà, il viaggio tormentato per terra e per mare, l’arrivo a Lampedusa, scoglio dell’accoglienza, il coraggio, i primi passi nella nuova vita in un Paese sconosciuto, l’indifferenza di tante persone, tutti questi sentimenti si sono riversati in maniera palpabile sui partecipanti all’incontro, come pure erano stati vissuti, tra mille domande e sforzi di comprensione, tra le persone della comunità di don Nandino che li hanno accolti a Marghera.

Sono “figli del mare”, dei quali noi dovremmo essere le madri. Ancor più significative risuonano le parole di papa Francesco nel messaggio del primo gennaio scorso: accogliere, proteggere, promuovere, integrare.

Molto emblematica dell’atmosfera “italiana”, il libro ci racconta, tra mille episodi, la particolare esperienza di Amadou. Dopo la prima accoglienza e i primi passi, pur positivi, nel tessuto sociale italiano, più nulla…

Un giorno dice: “Parto per la raccolta di pomodori in Puglia… Non sono venuto per chiedere la carità ma per lavorare”. E così va in un ‘ghetto’ pugliese a farsi sfruttare dai ‘caporali’.

Ma don Nandino e Betta non mollano: lo vanno a trovare in Puglia e toccano con mano le orribili condizioni di vita e di lavoro di quei braccianti. Amadou è felice della visita e alla fine della stagione torna al nord, dove, sostenuto dai soliti amici, trova anche un lavoro.

Il libro si conclude con gli splendidi ‘sogni’ dei cinque ragazzi.

E questa è invece la conclusione degli autori: “Amadou, Mady, Moussa, Festus e Ousain, non stancatevi di noi, dei nostri silenzi, del letto che manca, degli sterili abbracci. Siamo noi che dobbiamo ancora diventare grandi, pur avendone avuto il tempo”.

Nel corso dell’incontro è stata presentata anche la campagna “Sulle Soglie Senza Frontiere”, che  fa séguito all’altra denominata “Ero straniero…”, che ha registrato un lusinghiero successo, con la raccolta di più di 80.000 firme l’anno scorso.

Questa nuova campagna si propone di sensibilizzare il più possibile tutte le persone all’apertura coraggiosa ai migranti, cogliendone gli aspetti positivi e denunciando per converso tutti i luoghi comuni contrari, che risultano ampiamente smentiti dalle cifre ufficiali (numero di migranti, loro pericolosità, sottrazione di lavoro agli italiani, terrorismo, ecc.).

Per rinforzare il concetto che i migranti sono molto più una risorsa che un pericolo, in particolare viene proposto di raccontare una storia ‘positiva’, che viene diffusa ogni giorno 10 del mese alle ore 22 (il 10 alle 10), e simultaneamente condivisa su facebook dal maggior numero di persone. (https://sullesogliesenzafrontiere.com)

 

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