Un attacco nucleare è oggi possibile, anzi è vicino come mai. Lo dice anche il Doomsday Clock, ma l’opinione pubblica, ormai assuefatta alla guerra, dopo le grandi mobilitazioni degli anni novanta, non si allarma.

Sui rischi attuali, sulla nuova guerra fredda a cui stiamo andando incontro, sulla corsa agli armamenti nucleari in cui anche la Nato è pienamente impegnata, tacciono quasi tutti, anche se sul piatto c’è il possibile suicidio della specie umana.

Prende posizione sul tema Manlio Dinucci nel suo “Guerra Nucleare. Il giorno prima” (Zambon editore), presentato di recente a Catania presso il salone della CGIL, alla presenza dell’autore e con la partecipazione del fisico Luigi Raffaele, del giornalista e saggista militante Antonio Mazzeo e del missionario comboniano Alex Zanotelli.

Tutti concordi nell’accendere i riflettori su un rischio che non è vago e remoto come molti di noi credono che sia.

Tanto più che, nel mare torbido di guerre in atto e potenziali (in cui alcune armi nucleari di nuova generazione possono essere testate), di affari loschi e di interessi legati a queste guerre, l’Italia ha un ruolo politicamente ed economicamente secondario, ma geograficamente e strategicamente importante.

E’ stato Luigi Raffaele a descrivere le diverse tipologie di bombe nucleari, della loro evoluzione, dei modi di uso e dei contesti di elezione, indicando i progettisti, i costruttori, nomi e cognomi, e i paesi affidatari tra cui appunto l’Italia.

atomiche nel mondo

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Da Napoli Capodichino, sede del comando NATO, si controlla un vastissimo territorio che va dall’Atlantico al Nord Africa, al Medio oriente fino all’Afganistan. A chi vanno le informazioni raccolte? Chi controllerà le bombe di ultima generazione che arriveranno in Italia, e non solo ad Aviano?

Non dimentichiamo che dal 1949 il Comandante supremo alleato della NATO per l’Europa viene nominato direttamente dal Presidente USA e che sul sistema di connessione delle basi militari USA e NATO è imperniata la progressiva automazione delle guerre.

E che in questa scacchiera la Sicilia, ormai militarizzata, ha un posto centrale.

Ne ha parlato Antonio Mazzeo entrando nel merito di numerosi fatti che ci riguardano direttamente. Ad esempio la limitazione operativa dell’aeroporto di Catania il cui sviluppo è bloccato da accordi, tra Italia e NATO, che danno la precedenza alle operazioni di volo degli aerei militari su quelli civili.

Quanto al MUOS, uno dei quattro sistemi elettronici per controllare l’intero pianeta, di cui Argo si è spesso occupato, non è stato collocato a Sigonella, sua sede naturale, ma Niscemi, perchè un radar così potente avrebbe potuto influenzare tutte le altre apparecchiature di controllo di volo sia civili che militari, sia a terra che in aria.

Sigonella è comunque diventata la base numero uno, nel Mondo, per i droni telecomandati, che non hanno solo funzione di spionaggio, ma sono anche dei veri e propri killer.

L’attività civile dell’aeroporto di Trapani Birgi è stata stroncata dall’intensa e costante attività militare dell’area perché Birgi è al centro di un complesso poligono di esercitazioni e non può subire interferenze civili. Il porto di Augusta è diventato il più importante porto militare della NATO nel Mediterraneo per le navi, i sottomarini ed i depositi di armi nucleari e Augusta è direttamente collegata al comando della Nato, che controlla tutta la Europa fino al Mare del Nord e metà dell’Africa a sud.

Ci sono poi le gravi conseguenze ambientali e biologiche di queste armi che hanno un effetto devastante sull’ambiente, a partire dall’enorme consumo di energia. Anche su questo si tace, basti pensare all’ipocrita posizione assunta dai Comandi italiani sull’uranio impoverito, del quale sono state negate a lungo le ricadute sulla salute (di chi è venuto a contatto con esse) ormai riconosciute anche in sede giudiziaria.

Sulle contraddizioni morali, oltre che economiche e legali, legate agli armamenti e alle guerre si è soffermato soprattutto Alex Zanotelli.

“Le armi servono a proteggere i privilegi dei ricchi e lo sfruttamento, deve pertanto cessare questa macchina infernale” ha affermato.

E ha sottolineato come le conseguenze di questa corsa agli armamenti saranno devastanti per il Sud del mondo, a partire dall’Africa, senza dimenticare che un’eventuale guerra mondiale, con le relative conseguenze, potrebbe provocare un incremento delle migrazioni (si parla di circa 250 milioni di africani).

Ma anche nel Nord del mondo si lesina sulle spese sociali e si spendono cifre dieci volte più alte per studiare, sperimentare, comprare armi subito superate da quelle del “Nemico” e destinate quindi a continui aggiornamenti che comportano un ulteriore incremento delle spese.

esplosione atomicaNumerosi partiti politici si battono per mantenere la attuale sovranità giuridica, culturale, territoriale dei rispettivi Stati, ma poi firmano contratti capestro con la NATO per partecipare a guerre contro popoli e paesi che non hanno fatto nulla di ostile, concedendo basi militari che comportano lo spogliarsi della giurisdizione su quei luoghi.

Zanotelli si è soprattutto indignato per la passività delle persone, pronte ad inalberarsi contro i migranti, ma disposte ad accettare decisioni di spesa militare e di politica estera italiana prese lontano dal nostro controllo e spesso a nostra insaputa.

Che fare? L’obiettivo indicato da Dinucci a conclusione del suo intervento è innanzi tutto quello che di rendere operativo il trattato di non proliferazione delle armi nucleari, firmato anche dall’Italia, che dovrebbe uscire dalle alleanze militari.

Le nostre armi sono quelle dell’informazione e della costruzione di una rete contro le armi di distruzione di massa, per impedire la catastrofe finale.

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