Una cordata di associazioni, coinvolte dal Centro Astalli, sta organizzando, per la serata del 22 giugno in piazza Università, un evento che celebri la Giornata Mondiale del Rifugiato in modo significativo e soprattutto condiviso.

Astalli, Caritas, Migrantes, Valdesi, Comunità S.Egidio, Giovanni XXIII, Focolari, Croce Rossa, Moschea, Penelope, UNHCR, Locanda del Samaritano, Pax Christi, Prospettiva , Isolaquassud e tanti altri intendono dare un segnale forte che parli di accoglienza e sia in controtendenza con le parole d’ordine di chiusura che oggi prevalgono a livello nazione e locale.

Non solo e non tanto di questo evento abbiamo parlato con Elvira Iovino che del Centro Astalli di Catania è la responsabile.

Le chiediamo innanzi tutto cosa caratterizza il loro impegno a favore dei migranti.

“Un modello di accoglienza e di accompagnamento dei migranti semplice eppure competente, come si farebbe con un amico appena arrivato nel tuo paese”, ci risponde.

Non nasconde una venatura polemica contro i rimpalli continui da un luogo all’altro della città a cui i migranti sono in genere sottoposti e contro quel tipo di ‘assistenzialismo 2.0’ che prevede una “fruizione passiva di servizi di solidarietà frustranti e poco dignitosi”, che spesso contengono anche “prime lezioni di consumismo sfrenato”.

L’intento dell’Astalli è invece quello di favorire “una crescita nella consapevolezza, nella dignità e nella cittadinanza attiva, quello a cui ha diritto chi ha rischiato la vita per un progetto di speranza”.

Servizio dei Gesuiti per i rifugiati, il Centro Astalli – pur dentro una impostazione aperta e non confessionale – ha come riferimento le Scritture. Nel Vangelo leggiamo “Beati voi poveri, beati voi che avete fame…” – ci dice Iovino – “ma come si fa a spiegare la bellezza delle beatitudini a uno di questi ragazzi se facciamo esattamente il contrario di ciò che sarebbe utile?

Beati in ebraico non significa felice o fortunato bensì ‘ashrè’, cioè ‘colui che sta dritto in piedi, a testa alta, che si mantiene nell’integrità’. Gesù si riferiva quindi alla dignità come modo di vivere le cose: esattamente il contrario di quello che quotidianamente facciamo, umiliare i migranti coi nostri abiti smessi e cibi in scadenza e farli dipendere totalmente da noi!”

“I mestieranti dell’accoglienza – prosegue – si sono lanciati come lupi famelici sui 51 milioni di euro di fondi FAMI appena stanziati, con il rischio di inchiodare e condannare i migranti al mestiere lungo ed estenuante dell’assistito”.

E ricorda l’espressione “marcare il territorio”, usata dall’eritreo Abdelfetah Mohamed nel suo libro “Le cicogne nere” quando descrive, i pacchi di aiuti lanciati dagli aerei delle Organizzazioni umanitarie sui campi profughi.

E’ stato il Presidente del Centro Astalli di Roma, padre Camillo Ripamonti, in occasione della presentazione del Rapporto Annuale 2018, a raccomandare di “non giocare mai in difesa e di avere un dialogo non servile con le istituzioni” perchè “non dobbiamo dimenticare mai di essere un ente di tutela e non prestatori di servizi, ancorché nobili …”.

Ma cosa fa oggi a Catania il Centro Astalli, dopo 20 anni di presenza?

“Mette in atto semplici risposte alle necessità dei migranti” racconta Elvira “prima tra tutte la residenza virtuale in via dell’Accoglienza n.1 per i senza fissa dimora, vero uovo di Colombo reso possibile dalla sensibilità della dirigente dell’Ufficio Stranieri-Iscrizione Anagrafica dottoressa Gennuardi.

Non è più neanche necessario passare dal protocollo generale, basta che un volontario dello Sportello legale del Centro Astalli accompagni il dichiarante a consegnare la disponibilità, da parte del Centro, a ricevere posta/comunicazioni/notifiche.

E così dopo appena 2 giorni i migranti possono chiedere la carta d’identità elettronica con evidenti vantaggi per il rinnovo del permesso di soggiorno e per le mille cose conseguenti.

Attualmente in via dell’Accoglienza n.1 risiedono ben 46 persone

Una bella proposta di azione concreta, riteniamo, che potrebbe essere fatta propria da altre associazioni in comuni limitrofi.

Ancora Iovino: “Altra semplicissima risposta a un bisogno comune è stata dare la possibilità, non subordinata a date, numero degli alunni e stagioni, di iscriversi alla scuola di alfabetizzazione. Le iscrizioni non sono mai ‘chiuse’

Ci sono poi i progetti nelle scuole sul dialogo interreligioso e sul diritto d’asilo che continuano ad essere il luogo privilegiato dell’incontro e della formazione delle coscienze. Gli operatori del Centro Astalli accompagnano quanti più studenti è possibile a visitare la Moschea della Misericordia in piazza Cutelli per toccare con mano la ricchezza e la profondità di una cultura straordinaria fugando luoghi comuni e stereotipi e imparando ad apprezzare la molteplicità delle differenze”.

E poi restituire la parola ai rifugiati stessi. Elvira ci parla di una iniziativa recente, portata avanti da un operatore dell’Astalli proveniente dalla Costa d’Avorio e fortemente incoraggiata da tutto il Centro: costituire un’associazione di soli migranti, “Africa Unita”.

L’associazione ha già cominciato a muovere i primi passi. Sponsorizzata da Legambiente, pulirà domenica 3 giugno la Playa con l’aiuto dei minori stranieri non accompagnati ospitati dal Centro Astalli.

Un modo per dare il buon esempio e farsi riconoscere come parte attiva nella salvaguardia del territorio.

I giovani stranieri hanno del resto già dimostrato di sapersi fare apprezzare quando, domenica scorsa, al Monastero dei Benedettini, hanno spremuto chili e chili di arance e offerto le spremute agli assetati partecipanti alla Corricatania che hanno molto gradito l’iniziativa.

Anche in carcere – conclude Iovino – il rischio di cadere nell’assistenzialismo puro e semplice stava diventando troppo forte.
Così, oltre all’indispensabile Banco Vestiario dove da quasi 15 anni si distribuiscono asciugamani, biancheria intima, vestiti agli stranieri che arrivano in carcere senza nulla e non possono contare sull’aiuto di parenti in città, si fanno fare occhiali e si incollano protesi dentarie rotte.

Soprattutto le volontarie stanno incrementando la distribuzione di libri e il confronto-dibattito successivo alla lettura, molto apprezzato e atteso dai detenuti.

 

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