E’ facile intuire gli interessi enormi che gravitano intorno alle guerre, ma quando se ne specificano le cifre si resta basiti lo stesso.

E’ quanto emerge dalla lettura del libro di Fabio Mini, “Che guerra sarà” (Il Mulino), presentato a Catania nello scorso inverno.

Generale di Corpo d’Armata, già Capo di Stato Maggiore del Comando NATO del Sud Europa e comandante della missione internazionale in Kosovo, Mini parla della guerra con indubbia cognizione di causa, analizza le guerre in corso e quelle potenziali con dovizia di particolari sulle armi e le tecniche di combattimento, definisce i vari tipi di guerra e distingue le diverse generazioni di persone che, a partire da fine ottocento ad oggi, hanno assistito o convissuto con le guerre.

Fra le moltissime informazioni e valutazioni fornite, abbiamo scelto di riportare quelle che ci sono sembrate più interessanti per il cittadino comune.

La guerra, ma anche la sua preparazione, sono – scrive Mini – l’affare più lucroso che esista, gestito da oligarchie nazionali o sovranazionali che controllano i governi.

Il solo mantenimento delle forze armate degli Stati vale 3,7 trilioni di dollari annui, di cui il 40% annuo va speso in approvvigionamenti e ammodernamenti.

Queste enormi spese vanno dalle casse pubbliche al privato direttamente e interamente.

Per garantire, mantenere ed accrescere il volume di tali flussi di denaro bisogna tenere sempre più alto e diffuso il numero di conflitti ed aumentarne continuamente la pericolosità. Aumenta così anche il budget.

È evidente che resterà sempre meno denaro da spendere per combattere le diseguaglianze.

Verranno infatti intaccati, nei bilanci nazionali, altri capitoli di spesa come il welfare per destinare risorse agli armamenti. A livello internazionale sono state ridotte le risorse destinate a contrastare la fame nel mondo.

Le grandi potenze stanno combattendo e stanno preparando guerre di tutti i tipi, anche non convenzionali, per accaparrarsi i “Global Commons” cioè l’aria, l’acqua, le risorse energetiche (anche quelle sottomarine e quelle dello spazio esterno), a cui è strettamente legata la questione del cibo, questione drammatica per la maggior parte degli abitanti della terra.

Le guerre di religione, razziali, per la democrazia, contro il terrorismo, sono solo scuse, giustificazioni ben coperte da una informazione manipolata ad hoc per creare o consolidare interessi economici ad esse legati più o meno direttamente.

L’Autore elenca e descrive, con particolari anche inediti, le guerre mediterranee, balcaniche e mediorientali, asiatiche, dalla Crimea alla Siberia, dalla Corea al Pakistan, e le guerre africane, dal Congo al Sudan, dal Marocco alla Somalia al Camerun, dal Mali alla Nigeria al Niger.

L’Africa risulta il continente più martoriato, il Medio Oriente quello con la maggiore concentrazione. La relazione con le migrazioni emerge in modo evidente.

La corsa agli armamenti è un altro tema che coinvolge lo sviluppo globale.

I costi sono abnormi: un aereo da caccia di ultima generazione costa, senza optional, 100 milioni di dollari, una nave da caccia da 15000 tonnellate costa 4,4 miliardi di dollari (una portaerei stazza da 50 a 100 mila tonnellate) e non parliamo di missili, carri armati, sottomarini.

Ne consegue che anche gli stati più bellicosi e ricchi non hanno più le risorse necessarie per assicurarsi la scalata verso il predominio militare.

Lo dimostra il fatto che Cina e Russia abbiano rallentato, pur senza rinunciare, la corsa per stare al pari con gli Stati Uniti . Quanto agli USA, rimodernano da anni le armi già in dotazione,  ma i tempi di “procurement”, vale a dire progettazione, realizzazione e impiego, superano i 10 e a volte i 20 anni.

Anche per gli USA, quindi, i costi sono lievitati in maniera insostenibile.

Essendo diventati ultradecennali i tempi tra l’ideazione e la operatività delle nuove armi, si sta verificando quanto preconizzato ironicamente negli anni 70, dall’allora presidente di Martin Marietta, la più famosa fornitrice di armi. Aveva ‘immaginato’ che, nel 2020, un aereo da caccia sarebbe divenuto obsoleto prima del suo volo inaugurale e che il costo di un esemplare avrebbe prosciugato tutto il budget dell’aeronautica degli USA.

La corsa agli armamenti è non solo costosa ma anche pericolosa. Oggi nel mondo sono presenti moltissimi arsenali e depositi, fuori controllo, di armi moderne ma obsolete, da smaltire, magari usandole. Con un aumento esponenziale dei rischi.

Non è un caso che le guerre in atto nel mondo siano in aumento, anche perché non finiscono più. Non avendo un obiettivo reale diverso da se stesse, restano quiescenti a bassa intensità, fin quando riesplodono.

Quanto alla guerra atomica è – secondo Mini – più vicina che mai. A qualche uomo politico, istigato a proposito, potrebbe sembrare l’unico sistema per uscire dal vicolo cieco in cui ci ha infilati.

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