A Catania e a Palermo si manifesterà oggi per ottenere la scarcerazione dei pescatori tunisini di Zarzis.

Dal 30 agosto, infatti, Chamseddine Bourassine, capitano di un peschereccio sotto sequestro a Licata, si trova nella casa circondariale ‘Petrusa’ di Agrigento, insieme con gli uomini del suo equipaggio: Lofti Lahiba, Farhat Tarhouni, Salem Belhiba, Bechir Edhiba, Ammar Zemzi.

La loro colpa è quella di avere aiutato un barchino in difficoltà trainandolo verso Lampedusa, nell’attesa dei soccorsi della guardia costiera italiana.

Le immagini video diffuse da Frontex mostrano il traino, così come mostrano che, prima dell’incontro con i 14 migranti, quattro dei quali minori, che si trovavano nel barchino, l’equipaggio svolgeva la sua attività di pesca.

Come scrivono gli altri pescatori dell’associazione “Le pêcheur” di Zarzis nella lettera indirizzata all’ambasciata italiana di Tunisi: “A mare quando incontriamo persone naufragate, non pensiamo al loro colore, alla loro origine, alla loro religione, e ancor meno se la Lega o il Movimento 5 Stelle sono favorevoli o meno, perché pensiamo solo a salvare vite umane, anche al prezzo delle nostre”.

A sostegno di questi pescatori, non certo trafficanti, ci sarà oggi, venerdì 21 settembre, un presidio in via Etnea, angolo via Prefettura, alle ore 17. A Palermo il presidio è previsto per le ore 10 al Tribunale.

Una mobilitazione decisa nell’assemblea delle realtà antirazziste siciliane svoltasi domenica scorsa a Catania.

Un incontro in continuità con le manifestazioni che hanno contribuito a liberare i 117 ostaggi della nave Diciotti dimostrando come, nonostante una propaganda tanto martellante quanto basata sulla disinformazione, larghi settori della popolazione si oppongano, in nome dei valori della solidarietà, alle politiche razziste dell’attuale governo Lega-5Stelle.

Durante l’assemblea è stata condivisa da tutti la preoccupazione per un clima politico e sociale di intolleranza e odio nei confronti dei “diversi” e per il disprezzo verso le più elementari regole della convivenza democratica.

Sino al punto che un ministro della repubblica ha affermato che, avendo ricevuto un ampio consenso elettorale, è al di sopra della legge e non può essere giudicato dai magistrati perché questi ultimi non sono stati eletti da nessuno!

Un clima negativo che, purtroppo, è iniziato prima delle scelte dell’attuale governo con i decreti Minniti che, invece di affrontare le questioni sociali, hanno imboccato la strada della repressione.

Particolarmente gravi gli accordi con la Libia nei cui lager (come dimostrato da tutti gli organismi internazionali, ufficiali e indipendenti) vengono detenuti e torturati migliaia di migranti, che tentano di fuggire da guerra e miseria.

Se si volesse sintetizzare con uno slogan la discussione svoltasi in assemblea, il più appropriato sarebbe “prima gli sfruttati”.

Coerentemente con questa parola d’ordine, le associazioni presenti, che si sentono parte di un ben più ampio e inclusivo schieramento antirazzista, hanno deciso di costituire un primo nucleo di una Rete antirazzista siciliana.

Una Rete che, pur lasciando ampia autonomia a ogni componente, si propone di definire e coordinare gli impegni comuni.

Questi i principali temi individuati:

  • Sfruttamento dei lavoratori agricoli e lotta al caporalato;
  • Lotta al business della cattiva accoglienza;
  • Chiusura del C.A.R.A. di Mineo;
  • Diritti dei minori non accompagnati. 

Infine, è stata sottolineata la necessità di sviluppare una corretta informazione, a partire da scuola e università, sui temi della migrazione e sul diritto inalienabile di ogni essere umano a spostarsi ovunque, secondo  la sua volontà e le sue esigenze.

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