salaFare leva sulla paura, sulla insicurezza e individuare qualcosa/qualcuno contro cui è possibile scagliarsi sfogando la propria rabbia.

E’ questo un meccanismo antico, stigmatizzare il “diverso” usato come capro espiatorio.

Oggi ha caratteristiche nuove, utilizza la mediazione tecnologica e, in Italia, ha nomi e cognomi, tra cui uno che ne segnala la ferocia, la Bestia.

tavolo relatoriE’ inquietante l’appassionata e lucida analisi condotta da Graziella Priulla in occasione dell’incontro “La costruzione del nemico”, organizzato dalla Rete ‘Restiamo umani #incontriamoci’ presentata per l’occasione da Saro Mangiameli, nella Sala Loyola di via Pantano 42. Moderatore il padrone di casa, padre Gianni Notari.

Già l’impianto del discorso di Priulla, ricco di dati e riferimenti, organizzati in modo razionale ed esposti con un linguaggio limpido, ricco e appropriato, è l’esatto contrario del metodo di comunicazione oggi imperante.

Una comunicazione per slogan, che parla alla pancia invece che alla testa e sollecita gli istinti peggiori usando un linguaggio aggressivo e volgare che costruisce ‘fantasmi’ minacciosi.

Graziella PriullaQuanto al linguaggio sguaiato, che Priulla si rifiuta di definire popolare perchè – come afferma – “popolo siamo tutti noi” e preferisce chiamare “gentese” (possibilmente con due “g”), serve a far apparire i nuovi politici diversi da quelli vecchi, lontani dal loro ‘politichese’ e simili all’uomo della strada.

Nulla di spontaneo, però, tutto studiato a tavolino, forme e contenuti. In particolare ci lavora uno staff di 30 ragazzi, guidati da Luca Morisi, esperto di marketing, come è giusto che sia perchè parliamo di vendita di un prodotto, di pubblicità, di persuasione occulta.

Peccato che questa pubblicità ci costi mille euro al giorno perchè pagata con soldi pubblici, i soldi del Governo, sebbene l’obiettivo sia creare consenso al Ministro degli Interni, Matteo Salvini.

Il meccanismo è rodato, si chiama SistemaIntranet e viene da Mantova, come il suo spin doctor Luca Morisi e la sua Bestia: si lanciano in rete i messaggi del capo, si monitorano le reazioni emotive, si applica un algoritmo ai commenti, nascono gli #hastag.

Una catena che si autoalimenta e che si rivela vincente, ce lo dicono i sondaggi che registrano la crescita del consenso a Salvini.

La nuova piazza, in cui si fa non politica ma propaganda, è il web, sono i social, Facebook per la massa, Twitter a livello più alto, ma sempre e solo per far conoscere quello che si vuole far conoscere.

Cosa si sono detti Salvini e Berlusconi alla cena di Arcore? Non ne sappiamo nulla, perchè in questo caso non è opportuno che si sappia. Per le comunicazioni istituzionali, inoltre, si usa l’Ansa e non i social, dove continuano a circolare notizie e immagini di cui nessuno verifica l’autenticità.

Anche la Casaleggio Associati e il Movimento 5Stelle – ricorda Priulla al suo pubblico – hanno il loro spin doctor, Pietro Dettori, simbolo della concentrazione azienda-partito-governo.

I giornali, locali e nazionali, vanno al traino, finiscono per farsi dettare l’agenda.

Ecco perchè l’appello finale di Priulla non è solo per tutti noi, a cui rivolge l’invito a non demordere, ad utilizzare sempre il senso critico, a verificare l’attendibilità delle notizie, anche se costa tempo e fatica.

C’è un richiamo ai giornalisti affinchè informino criticamente, non accettino discorsi che sono solo monologhi, ci forniscano più dati e meno emozioni, perchè una overdose di emozioni ha l’effetto di narcotizzare.

Pinella LeocataLe risponde Pinella Leocata, giornalista attenta e scrupolosa, che racconta le difficoltà che incontrano i giornalisti, costretti oggi a lavorare in un momento di crisi che, strangolando i giornali, minaccia il loro stesso lavoro.

Tra licenziamenti e prepensionamenti le testate si alleggeriscono di molti giornalisti che, in numero sempre più ridotto e molto più oberati di lavoro, devono fare i conti con lettori che non hanno tempo e voglia di conoscere dati più approfonditi e con uomini politici che pretendono di scavalcare ogni forma di intermediazione.

Se impongono i migranti come notizia del giorno è pressocchè impossibile proporre altri temi come il lavoro o l’emigrazione dei nostri giovani che ci sottrae le forze migliori e ci impoverisce. I giornali che lo facessero non venderebbero e noi giornalisti “ci impiccheremmo con le nostre mani”, afferma Leocata.

Dovrebbe essere la società civile a chiedere degli approfondimenti ma è difficile che ciò avvenga, anche se la conseguenza è che non vengono affrontati i problemi più gravi.

Il nemico ‘costruito’ è oggi il migrante e io stessa  – prosegue Leocata – ho potuto verificare lo stravolgimento della realtà quando ho sentito persone di cultura sostenere che il proprio consenso alla politica di Salvini sulla immigrazione è motivato da interesse per i migranti che, se sanno di non poter sbarcare, non partiranno più, non moriranno in mare o non verranno sfruttai sui nostri campi.

Non serve che i dati dimostrino che sono le nostre leggi a produrre ‘clandestini’ che, non avendo alternative, diventano preda e strumenti della malavita. E nessuno vuole far suo il concetto che i famosi 35 euro al giorno non sono dati ai migranti ma agli italiani che li ospitano in strutture che non forniscono i servizi che dovrebbero offrire.

Valerio MusumeciDella sua esperienza su come si formano e riescono ad avere credito le fake news ha parlato il terzo relatore, Valerio Musumeci giornalista di una testata locale on line.

Seguire la vicenda Diciotti gli ha permesso di verificare la facilità con cui non solo scattano i falsi allarmi, ad esempio sulle malattie portate dai migranti, ma anche siano riprese e diffuse notizie infondate come quella sui duecento euro che sarebbero stati forniti ai manifestanti che presidiavano il porto nei giorni in cui la nave era attraccata.

Nessuno che si chiedesse chi (e perchè) avesse interesse a sostenere il gravoso impegno economico di distribuire soldi alle tante persone che partecipavano a quei presidi. La notizia, falsa, appena messa in rete, era stata ripresa e rilanciata.

Per dimostrare la credulità dei fruitori dei social, Musumeci ha raccontato anche un altro episodio, relativo ad un esperimento condotto da un programmatore napoletano da lui intervistato.

Costui aveva messo in rete, creando un apposito sito, la notizia di un reddito di cittadinanza, che poteva essere chiesto ad un sedicente IMPS, Istituto Mondiale Previdenza Solare, evidentemente inesistente.

Le somme che potevano essere richieste andavano dai quattrocento euro per i cittadini italiani ai 435 per gli immigrati regolari, ai 735 per gli immigrati irregolari e i cinesi. Senza farsi troppe domande, molti si sono iscritti al sito fornendo anche nome e cognome.

Un ottimo terreno di partenza per una truffa, se non si fosse trattato di esperimento conoscitivo, condotto da persona onesta.

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One Response to “La costruzione del nemico, propaganda pagata con i nostri soldi”

  1. vado fuori tema per quanto riguarda la costruzione del nemico e mi riallaccio alla penuria dei giornalisti segnalata da Pinella Leocata. Dal mio punto di vista non esiste penuria se non a causa della vigenza di norme che limitano ed inquadrano la figura del giornalista professionista. Se si dovesse affermare l’idea che l’albo dei giornalisti è incostituzionale e che non ha alcun significato creare barriere occupazionali legate all’iscrizione all’albo , la penuria sul campo occupazionale verrebbe meno. Il giornalista professionista è una figura creata dall’editore di giornali e risponde solo all’interesse del padrone di controllare la capacità , la professionalità e sopratutto il bagaglio ideologico dello scrittore da introdurre in redazione. Giornalista e cioè persona che ha idee in testa e che le sa mettere su foglio o in rete può essere anche il mio portinaio .

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