Un momento di partecipazione, una festa, un’occasione per riflettere: questo è stata – per 400 studenti di varie scuole superiori di Catania e provincia – la giornata della nonviolenza, celebrata il 2 ottobre presso l’Istituto Comprensivo Vespucci Capuana Pirandello.

Ce la racconta oggi Anna Mastropasqua, una docente che ha accompagnato i suoi alunni e con essi ha vissuto sia la fase della preparazione sia l’incontro emozionante con Zion Kelly, lo studente statunitense che ha perso il fratello gemello in una sparatoria avvenuta a scuola e fa adesso parte del movimento March for our lives.

“Un incontro preparato con cura per diversi mesi da alunni e docenti che hanno aderito all’iniziativa, una festa che ha coinvolto tutti gioiosamente intorno ad un tema molto sentito dai ragazzi: conoscere e diffondere il messaggio della nonviolenza attraverso testimoni che hanno lasciato un’impronta nella storia e nella vita di ciascuno di noi.

Un invito alla riflessione, suggerito dall’esperienza dolorosa di Zion Kelly, studente statunitense, che lo scorso anno ha perso il fratello gemello, vittima della violenza in una scuola superiore di Washington.

Al centro della manifestazione il suo racconto semplice, profondo, pieno di verità, ma non per questo triste, perché rivissuto nella ferma intenzione di trarne dei frutti mettendolo al servizio di altri, soprattutto delle scuole e dei ragazzi, in una società che sempre di più corre il rischio di smarrire i valori fondamentali della tolleranza e del rispetto degli altri esseri umani.

Ugualmente intenso l’intervento di Karen Lee, docente di Psicologia e di Diritto, insegnante di Zion, che per ben due volte si è trovata a vivere il dolore di un lutto per la perdita di due suoi alunni, vittime di una violenza cieca e folle che si serve dell’uso facile e frequente di armi nelle mani degli adolescenti.

Con tono pacato, ma fermo e determinato, Zion ha risposto alle domande degli studenti sui motivi della scelta di comunicare la sua esperienza, e, con sfumature diverse e sempre convincenti, ha mostrato la ferma intenzione non solo di rendere viva la memoria del fratello, ma soprattutto di denunciare la pericolosa deriva che scaturisce dall’uso facile delle armi e dai troppi episodi di violenza, anche nei confronti delle persone di colore.

Per questo motivo è nato il il movimento March for our lives che ha organizzato marce in numerose città statunitensi coinvolgendo centinaia di migliaia di persone, al fine di denunciare la stupida violenza e l’uso delle armi. E con l’obiettivo di modificare la Costituzione degli Stati Uniti che consente questo uso.

Sorprendente la risonanza che il suo messaggio ha suscitato nella mente e nei cuori dei giovani studenti presenti alla manifestazione.

Dunque protagonista Zion Kelly, ma altrettanto protagoniste tutte le scuole, coinvolte nei lavori di riflessione e nella produzione di percorsi di pace, intorno ai testimonials scelti.

I video realizzati dagli studenti su Martin Lhuter King, Ghandi, Don Pino Puglisi, Malala Yousafzai, Rachel Corrie e tanti altri testimoni hanno creato un clima vivo e profondamente sentito, risvegliando la memoria e la sensibilità di tutti i presenti sui temi della lotta nonviolenta, della ricerca della giustizia sociale, della educazione alla legalità.

Certamente una lezione di vivacità culturale e di impegno data dagli studenti e dalla scuola in generale, capace di dimostrare grande qualità e alto livello culturale quando è sospinta da valori forti e stimolata ad assumere, con responsabilità, tematiche che hanno a che fare con il mondo reale e con l’esperienza vissuta.

Questo 2 ottobre, giornata della nonviolenza istituita dall’ONU nel 2007 per l’ anniversario della nascita di Gandhi, segna l’inizio di un percorso che ci si augura possa continuare così com’è iniziato, in modo dinamico, vivace, coinvolgente.

Non resta che attendere il prossimo anno e, dunque, il prossimo incontro con le scuole, per continuare un cammino che si prospetta denso di prospettive e ricco di frutti per ciascun adolescente e per tutta la comunità”.

Catania è stata solo la prima tappa della Carovana della nonviolenza che ha incontrato studenti di altre città italiane (Lamezia Terme, Portici, Napoli, Besozzo, Tradate, Casalechio di Reno) e si è conclusa ieri con la marcia Perugia Assisi.

Una marcia che il suo ideatore, Aldo Capitini, considerava altamente simbolica perchè la nonviolenza – diceva – non è un concetto ma un cammino, una strada da percorrere. Il nonviolento è qualcuno che si mette in cammino, come hanno fatto tutti coloro che sono entrati a far parte di questa storia ricca di esperienze e di testimonianze spesso nascoste o dimenticate.

Lo ha ricordato Giuliana, la vicepresidente di Pax Christi, il Movimento Cattolico Internazionale per la pace, che ha dedicato questa giornata “all’andare insieme”,  proponendo questo appuntamento all’interno del Progetto Disarmiamoci.

Un progetto per le scuole, di ogni ordine e grado, per guidare le giovani generazioni verso una coscienza critica e la comprensione che la nonviolenza è qualcosa di realizzabile e praticabile, ben diversa da passività e rinuncia.

Proprio oggi, nel clima politico e culturale che stiamo vivendo, in cui prevalgono parole d’ordine come “armiamoci, alziamo barriere, favoriamo la presenza militare nelle scuole”, è urgente e necessario affermare con convinzione altri valori: il disarmo, l’accoglienza, il dialogo, la pace che, come diceva don Tonino Bello riprendendo il profeta Isaia, non può esserci senza giustizia.

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