Locandina eventoNon solo uno stimato psicoanalista, ma un intellettuale a tutto campo che ha lasciato nella nostra città un segno importante.

Questo è stato Franco Spampinato e proprio per ricordarlo, e farne apprezzare la ricca e multiforme personalità anche a chi non lo ha conosciuto personalmente, si è tenuto, alcuni giorni addietro, il 12 ottobre, un Seminario dal titolo “Essere psicoanalista oggi”.

Quasi a sottintendere che per essere psicoanalisti occorresse, in qualche modo, essere come lui, aperti alle sfide dell’oggi, poliedrici e “impegnati”.

In effetti Franco Spaminato ha incarnato al meglio il modello dell’intellettuale di formazione cattolico/cristiana in un periodo in cui, verso la fine degli anni cinquanta, non c’erano molti intellettuali nel mondo cattolico a Catania, a parte i preti.

Spampinato aveva una sua visione della vita e della società ed ha influenzato molte persone, al di là dell’esercizio della sua professione. Con lui era sempre piacevole discutere di cinema, letteratura, pensiero politico, vicende storiche, con la forte sensazione di avere sempre qualcosa da apprendere.

Il Direttore del Dipartimento di Scienze della formazione, Santo Di Nuovo, che ha ospitato e promosso l’incontro assieme alle associazioni ASSIA e AIPsi (Associazione Italiana di Psicoanalisi), ha ricordato Spampinato come “persona di grande correttezza scientifica ed umana, di estremo rigore nella ricerca e nella prassi psicoanalitica e dai vasti interessi sociali e politici”.

Nicola Palazzolo, storico del diritto romano, che con Franco ha condiviso amicizia ed esperienze fin dagli anni cinquanta, ne ha tratteggiato la formazione umana ed intellettuale ricostruendo di fatto anche un pezzo di storia della nostra città.

Il percorso intellettuale

Spampinato era nato a Zara, da padre siciliano e da madre croata e diceva, tra il serio e il faceto, che questa originale ma complicata identità familiare era probabilmente anche all’origine della sua scelta professionale. E ricordava come la Yugoslavia fosse “uno Stato federale, con due alfabeti, tre religioni, quattro lingue e cinque entità federate”.

Verso la fine degli anni cinquanta si iscrisse alla FUCI, l’associazione degli universitari cattolici, di cui in quegli anni facevano parte altre figure che hanno lasciato tracce significative, anche se lontano dalla città di origine, essendo tutti prima o poi andati via da Catania, da Mario Gattullo, filosofo e pedagogista precocemente scomparso, a Nino Albarosa, musicologo di talento.

La sua tesi di laurea, in Scienze Politiche, fu sul pensiero di Emmanuel Mounier, un filosofo molto seguito in ambito cattolico, specialmente da parte di quegli intellettuali che propugnavano un cattolicesimo democratico e sociale.

La filosofia “personalista e comunitaria” di Mounier (spesso guardata con supponenza dagli accademici e vista con sospetto da certi ecclesiastici curiali) è anti-ideologica per vocazione, che intende smascherare ogni forma di potere che minaccia la libertà delle persone. E’ “lotta per l’uomo”, “progetto”, “éngagement” (termine usato da Mounier molto prima di Sartre).

L’interesse di Franco Spampinato per la politica risale alla fine degli anni cinquanta. Egli fu tra i primi a costruire e a consolidare a Catania l’Intesa universitaria, il raggruppamento degli universitari cattolici, nel quale, in rappresentanza della FUCI, fu uno dei massimi esponenti al livello nazionale.

Un’altra delle iniziative, che coniugavano impegno culturale e impegno politico, fu la creazione a Catania del CUC (Centro universitario cinematografico), che rappresentò un momento di discussione, attraverso il cinema, di temi politici e sociali.

Centinaia di giovani catanesi impararono nel concreto la pratica della democrazia e l’analisi della società. Tra i protagonisti di quella stagione, oltre a Spampinato, sono stati ricordati Giampiero Mughini, Nino Recupero, Gabriele Distefano, Francesco Mannino, Elio Marotta, e molti altri.

Alla metà degli anni ’60, il Concilio Vaticano II favorì un decisivo allontanamento dalle posizioni più integraliste del mondo cattolico.

Franco Spampinato diventa uno degli esponenti di spicco del movimento dei “cattolici del dissenso” che criticava la scelta della DC da parte degli apparati ecclesiastici parlando di “integrismo” e facendo conoscere numerose riviste che pullulavano in quegli anni: Questitalia, Testimonianze, il settimanale Settegiorni.

Fu soprattutto il sessantotto, con il movimento degli studenti ma anche con la contestazione all’interno dell’istituzione ecclesiastica, a dare nuova linfa alle aspirazioni libertarie e partecipative.

E’ della primavera del ’69 la costituzione a Catania del circolo “Lorenzo Milani”, di cui Franco Spampinato fu uno dei fondatori, insieme a Nicola Palazzolo, al magistrato Tommaso Auletta, ai costituzionalisti Augusto Barbera e Paolo Berretta, al biologo Pietro Alicata.

Il circolo, che anche nel nome voleva ricondursi ad una sinistra non di partito ma che nasceva dalla base, svolse nei due anni successivi un ruolo significativo nella città di Catania, prima di essere chiuso in parte per ragioni economiche ma specialmente politiche e organizzative.

Vanno ricordati, in particolare, il volantinaggio in via Etnea contro il consumismo del “Natale borghese”, il dibattito sui movimenti studenteschi nei paesi occidentali, animato dalla dottoressa Sebastiana Scirè, il tentativo di creare – nel quartiere di San Cristoforo – una scuola popolare, ispirata ai metodi e ai valori pedagogici della Scuola di Barbiana.

Era, quello dei “cattolici del dissenso”, un movimento che cercava di raccogliere e coordinare le realtà di base sorte per iniziativa dei cristiani che avevano vissuto con entusiasmo il tentativo di rinnovamento della Chiesa cattolica seguito al Concilio. Sono gli anni della rivista “Testimonianze”, di cui è animatore Ernesto Balducci, e della esperienza di don Mazzi con la comunità dell’Isolotto a Firenze.

Anche a Catania, nella parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, si costituì un gruppo di cristiani critici, animato dal Parroco don Giovanni Piro, cui partecipava anche il pastore valdese Samuele Giambarresi. Alle discussioni del venerdì sera era spesso presente Franco Spampinato con le sue acute osservazioni.

Gli anni dal ’68 al ’70 d’altra parte furono ricchi di spunti per una discussione: dalla contestazione all’enciclica Humanae vitae di Paolo VI alla dura polemica sul nuovo catechismo olandese, al dibattito sulla Teologia della liberazione.

I primi anni ’70 furono quelli in cui si credeva che fosse possibile davvero dare, nella società italiana, una spallata a tutto ciò che vi era di vecchio, stantio, ideologico. E sul piano nazionale proprio in quegli anni cominciava a prender forma un nuovo movimento, “Cristiani per il socialismo”.

Al loro primo raduno, nel settembre 1973, proprio nei giorni tragici della fine dell’esperienza di Salvator Allende e dell’inizio della dittatura di Pinochet, partecipò – insieme ad altri, provenienti dai vari centri della Sicilia – anche Franco Spampinato.

Il clima era vivacissimo e tutt’altro che pessimista, partecipavano personalità ancor oggi molto note, come Livio Labor, ex presidente delle ACLI, Lidia Menapace, Marco Boato, Domenico Iervolino e molti altri esponenti della ACLI, della CISL e di gruppi del dissenso. Arrivarono oltre 2000 persone.

Il movimento ebbe vita breve, ma significativa. Il suo momento culminante fu nel 1974 in occasione del referendum sul divorzio, nel quale fu assunta ufficialmente la posizione a favore del NO, anche se quello fu l’inizio della fine, perché la Chiesa ufficiale lo osteggiò apertamente.

Da quel momento iniziò la diaspora dei cattolici nei vari partiti e movimenti della sinistra. Franco, aderì, sia pure con molte riserve, al Partito comunista.

Spampinato era un uomo libero ed insofferente di qualunque forma di dogmatismo e di spirito settario. La sua adesione al marxismo negli anni settanta non aveva nulla di dogmatico e tanto meno di totalizzante. Non era cedere al determinismo economico, ma riconoscere la centralità dei fattori economici nel modo in cui si determinano i meccanismi del potere, in fabbrica, nella società e nello Stato

Della presenza e dell’attività svolta da Franco Spampinato all’interno del PCI, poi PdS, si conosce poco. Chi era con lui allora ricorda i seminari alla sezione Centro sul fenomeno Berlusconi (ma siamo già negli anni ’90), e la sua presentazione del volume “Rivoluzione liberale” di Piero Gobetti, in occasione della riedizione nel 1995.

Va ricordata la sua partecipazione a numerosi dibattiti, in seno alle feste dell’Unità e altrove, sulla crisi iugoslava e sulla guerra civile in quei territori, cui era particolarmente legato.

Fra tutti va segnalato il seminario svoltosi nella primavera del 2005, sul tema delicato delle foibe in Istria e Venezia Giulia, organizzato da Orazio Licandro, cui parteciparono, oltre a Franco, Luciano Granozzi, docente di Storia moderna all’Università, Ettore Palazzolo, costituzionalista e Stojan Spetic, ex senatore PCI, della minoranza slovena in Italia.

Ma si tratta di interventi sporadici e isolati, in un periodo piuttosto lungo.

Il suo carattere schivo lo portava sempre più ad isolarsi dalla vita organizzata, in cui vedeva prevalere la voglia di apparire, di mostrarsi, più che di ricercare la verità delle cose. L’ipocrisia dilagante lo infastidiva, e allora si tirava indietro, si appartava, pagandone il prezzo in termini di solitudine.

I contenuti del seminario

Nel corso del seminario dello scorso 12 ottobre, la ricostruzione della vita umana e professionale di Franco Spampinato si è intrecciata a riflessioni sulla crescente difficoltà nell’attività psicoanalitica nell’attuale clima culturale improntato alla rapidità, alla fretta e alla ricerca di risposte immediate.

Ne ha parlato Giuseppe Grassi, neurologo e psicoanalista, attuale presidente di ASSIA (Associazione siciliana per lo studio dell’infanzia e dell’adolescenza), sottolineando come l’attività psicoanalitica e psicoterapeutica corra oggi – nel mondo di internet e dei social – il rischio di essere banalizzata o che ne vengano negati i principi fondamentali anche a motivo delle terapie, quasi “fai da te”, suggerite da certi siti Internet.

Difficile quindi proporre i tempi lunghi, complessi e talvolta dolorosi dell’analisi in una società “in cui c’è molta rabbia rivendicativa, scatenata da speranze tradite, in cui le identità si vestono e travestono in una sorta di autismo che rende difficile il rapporto con l’altro, quello che restituirebbe il senso della misura”.

E’ toccato quindi a Sebastiana Scirè tratteggiare il rapporto di amicizia e di solidarietà fra colleghi che la univa a Franco Spampinato, nella costruzione dei primi passi della pratica psicoanalitica a Catania e in Sicilia. “Dopo la laurea in Scienze politiche, la scelta di specializzarsi in Psicologia a Torino, l’attività all’Igiene mentale di Catania, il percorso di formazione psicoanalitica a Roma con il grande Eugenio Gaddini, la lunga attività di psicoanalista e formatore di psicoterapeuti. Una personalità poliedrica la sua, come rivela anche lo studio della lingua e della cultura slava, quella della madre croata, e l’impegno contro la guerra durante il conflitto jugoslavo”.

A conclusione del seminario l’intervento di Barbara Notarbartolo sull’esperienza della pratica psicoanalitica condotta con Franco Spampinato: “una persona dall’ascolto attento e premuroso, partecipe delle conquiste più moderne della psicoanalisi che poggia sempre sulla dimensione relazionale e speciale tra psicoanalista e paziente, relazione che lascia riaffiorare aspetti arcaici della mente, alleviandone le sofferenze e consentendone trasformazioni profonde”.

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