Ogni anno, in concomitanza con la celebrazione di Tutti i Santi e la Commemorazione dei Defunti, il Comune di Catania organizza la tradizionale “Fiera dei Morti”.

Il grande parcheggio scambiatore di Fontanarossa, durante l’anno poco utilizzato, si trasforma in un’area commerciale con stand dedicati al settore alimentare e dell’abbigliamento, a calzature e prodotti per la casa, con alcuni spazi per manufatti artigianali.

Si tratta di un evento che ha un importante seguito tra i cittadini dell’area etnea, e non solo. Un nostro lettore, che l’ha visitata, ci ha inviato alcune considerazioni che riteniamo utile pubblicare.

Ho visitato la Fiera dei Morti, e vorrei raccontare la mia esperienza e fare qualche osservazione.

A partire dalle lunga attesa, con auto incolonnate, per l’accesso al parcheggio a pagamento. Mi chiedo. Nessuna iniziativa di car sharing o di mobilità sostenibile è stata pensata per raggiungere la fiera? Ci sono sì degli autobus, ma non proprio frequenti.

Varcata la soglia del parcheggio, un operatore ci chiede due euro per la sosta dell’autovettura ma non ci rilascia nessuna ricevuta se non un generico biglietto numerato.

Sono le 22, provo a mettermi in contatto con l’organizzazione. Nell’era della comunicazione non trovo un sito, né una pagina Facebook, né l’indicazione di un numero a cui telefonare.

Quando finalmente entriamo, ci accolgono fumi di ogni tipo, musica assordante, fasci di luce (in prossimità dell’aeroporto), centinaia di persone accalcate nell’area Food a mangiare cibi poco sani in condizioni igieniche da verificare.

La domanda che viene spontanea è se ci siano e/o ci siano stati i dovuti controlli.

Anche quelli relativi alle vie di esodo e alla gestione delle emergenze.

Quanto all’area per i giochi dei bambini, abbiamo visto solo le giostre e l’autoscontro di un piccolo luna park, a pagamento.

Quando, a casa, abbiamo verificato con calma un minimo di documentazione, è venuto fuori che un provvedimento dirigenziale (06/1151 del 9 ottobre), prevedeva una “zona ludica, da attrezzare a parco giochi e destinare esclusivamente ai bambini che frequentano la fiera”.

Forse non era un riferimento al suddetto luna park…

Nel provvedimento dirigenziale di cui sopra, abbiamo trovato anche un cenno allo smaltimento organizzato della raccolta differenziata.

Ma, alla Fiera, non abbiamo visto neanche cestini per i rifiuti indifferenziati, tranne quelli predisposti dai venditori di cibo presso il proprio stand.

Di raccolta differenziata neanche l’ombra. Un’occasione mancata per incoraggiarla. Ma non si parla sempre di situazione ambientale di emergenza?

Considerando poi che si tratta di una Fiera-Mercato istituita dal Comune, anche se data in concessione ad una ditta privata, e che – come poche iniziative – è in grado di attrarre migliaia di cittadini, mi sono chiesto se non sarebbe stato il caso di arricchire l’evento con contenuti ‘formativi’.

Stand organizzati per promuovere percorsi cittadini, musei o eventi culturali in corso, ad esempio. O forme di comunicazione per promuovere i servizi del Comune o sensibilizzare – vedi quanto detto sopra – sulla raccolta differenziata dei rifiuti.

Oltre all’assenza di attenzione a questioni come l’ambiente o la salute, mancava anche il minimo riferimento alla tradizione, al culto e alla commemorazione dei defunti tipica della nostra cultura.

Insomma, la società si evolve ma Catania dà una impressione di immobilismo, forse anche di poca voglia di crescere.

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