“Gianfranco Fallica continua ad essere descritto da familiari, amici, conoscenti, anche dai vicini di casa, come l’uomo ideale: lavoratore, un buon padre, un perfetto e innamorato marito” (La Sicilia, 12 dicembre).

Come scrive sempre il quotidiano etneo, “Gianfranco Fallica, 35 anni, consulente finanziario, prima di togliersi la vita con una pistola legalmente detenuta avrebbe assassinato la consorte Cinzia Palumbo, 34 anni, quindi i piccoli Daniele di 6 anni e Gabriele di 4”. 

Stiamo parlando dell’ennesimo femminicidio, in questo caso una vera e propria strage, avvenuto, stavolta, a Paternò, in provincia di Catania.

Una catena di eventi che sembra essere senza soluzione di continuità, nonostante l’attenzione e l’impegno profusi senza sosta dal movimento internazionale delle donne, ma anche da tanti uomini che si interrogano su come contribuire a sconfiggere questa ondata di violenza.

Non a caso, intorno al 25 novembre, Giornata Internazionale per sconfiggere la violenza alle donne, sono state tante le iniziative che, anche a Catania, hanno provato, soprattutto con riferimento alle giovani generazioni, a rimettere in discussione stereotipi e pregiudizi per denunciare la “normalità” della violenza.

Su iniziativa della Città Felice e della rete La Ragna-Tela, presso due Istituti Superiori della Città (Boggio Lera e Archimede), ci si è confrontati, a partire dalla proiezione di video specifici, con l’obiettivo di acquisire maggiore consapevolezza, conoscenza di sé e responsabilità reciproca nella conduzione dei rapporti uomo-donna.

In un percorso che ha coinvolto docenti e alunne/i e che ha visto fra i protagonisti  Biagio Tinghino e Davide Carnemolla, da tempo impegnati a riflettere  su cosa possono fare gli uomini contro la violenza sulle donne.

Nei due Istituti è’ stata, inoltre, esposta la mostra itinerante “La rotta delle sirene”, composta da oltre 60 opere di artisti/e sud americane che, con iconografie e tecniche diverse, hanno provato a sfatare il mito della negatività dell’immagine e del ruolo della sirena, esaltandone, al contrario, la positività e la bellezza.

La discussione, stimolata dalla presenza delle professoresse Anna Di Salvo, Barbara Crivelli e Simona La Spina, al Boggio Lera, si è intrecciata con il progetto di educazione al genere, un’iniziativa che ha coinvolto e formato docenti e alunne/i e che, in quest’anno scolastico, ha permesso l’apertura a scuola di uno sportello, di counseling non specialistico “Senza Barriere”.

Uno sportello che offre “ascolto e accoglienza a ragazze, ragazzi, docenti e genitori esclusivamente su problematiche e conflitti intra ed interpersonali inerenti le tematiche di genere (identità di genere, violenza di genere, disagi, bullismo, difficoltà) e l’educazione alle differenze”. 

Un’esperienza, quest’ultima, nata, anche, grazie a quanto, su questi stessi temi, è stato precedentemente elaborato e sperimentato presso l’Istituto Vaccarini di Catania.

Il confronto e la riflessione si sono sviluppati anche al di fuori dell’ambiente scolastico.

Attraverso, per esempio,  l’incontro con le donne straniere presenti nel CARA di Mineo. Un appuntamento fondamentale per ragionare sui drammatici intrecci fra negazione dei diritti umani, tratta e sfruttamento.

O rivolgendosi a tutta la popolazione, come nel caso del “Red Carpet”, srotolato il  25 novembre in piazza Stesicoro, che ha visto “sfilare” e ad esprimersi su un tappeto rosso che attraversava la piazza, piuttosto che attrici e attori famosi, come accade nei festival, oltre 50 donne e uomini semplici e comuni, ciascuna/o con i propri elaborati artistico-politici, i propri linguaggi e il comune obiettivo di contribuire a spezzare questa spirale di violenza,  anche attraverso un cambiamento dei paradigmi culturali.

Non a caso in piazza Stesicoro è iniziata  una campagna di raccolta firme per dedicare una via cittadina alle donne colpite da femminicidio. Sperando che  si possa interrompere il susseguirsi di fatti drammatici, come quello riportato in apertura.

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