San Marco - ospedale vecchioPer l’ospedale San Marco, che oggi rischia di diventare – dopo 28 anni e 250 milioni di euro – l’ennesima incompiuta di Librino, il nome non è stato scelto a caso.

E’ infatti quello del primo ospedale della nostra città, la cui origine deve farsi risalire a prima del 1360.

Ne ricostruiamo oggi sinteticamente la storia con l’aiuto di Mimmo Pernice, studioso e docente presso il Liceo Boggio Lera.

Una storia complessa, quella del San Marco, caratterizzata da accorpamenti e cambiamenti di sede, legati a fasi e momenti significativi della vita di Catania.

La Pietà Christiana…costituendo un Hospidale per refugio de poveri infermi, miserabili e languidi, acciò destituti da proprij, fossero in esso sovenuti dalli communi aggiuti, nel Foro Lunare à spese communi ed Elemosine de cittadini, con la Chiesa di S. Marco Evangelista”, così scrive Francesco Privitera nel suo Annuario Catanese (p.165).

Alla istituzione del primo ospedale cittadino, che potremmo definire pubblico, concorsero quindi l’autorità religiosa e quella civile. Nacque associato ad una Chiesa intitolata a San Marco, forse una cappella al suo interno, e veniva retto dal Protomedico di Catania.

Dopo circa un secolo, nell’anno 1445, con la Bolla di Papa Eugenio IV, venne unificato all’Ospedale dell’Ascensione, istituito anch’esso alla fine del XIV secolo (nel 1396) dal nobile Bartolomeo Altavilla. Successivamente verrà aggregato, nel 1565, anche l’Ospedale degli Incurabili che sorgeva nel vicolo del Toch (vicino al Castello Ursino).

Catania 1663

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L’Ospedale possedeva l’intero isolato che si affacciava sulla Fera Lunare (‘a fera u luni‘, che allora occupava l’area alle spalle dell’attuale palazzo universitario) e riusciva a mantenersi anche grazie all’affitto delle 15 botteghe e dei 2 magazzini che si trovavano a pian terreno e di una casa appalatiata confinante con l’ala sud dell’Ospedale.

Non erano però solo queste le uniche proprietà, ad esse vanno aggiunte altre due botteghe, quattro magazzini, un mulino e tre tenute, una delle quali si trovava poco fuori la Porta di Aci ed un gran numero di case che sorgevano in quasi tutte le contrade cittadine.

Nel 1684 la sede dell’Ospedale fu ceduta all’Università, che si trovava nella necessità di trovare una prestigiosa sede stabile.

Il San Marco venne trasferito ad ovest, ai margini della città, nel luogo dove sorgeva il Monastero di Santa Lucia, danneggiato dall’eruzione del 1669 e le cui monache, proprio a seguito di questo evento, erano state portate alla Civita.

Il luogo ci viene ancora oggi ricordato dal toponimo “Via dell’Ospedale Vecchio”, la stradina che ha inizio dalla parte alta di via Vittorio Emanuele, a fianco della chiesa di Sant’Agata alle Sciare.

Dopo il terremoto (1693) l’ospedale venne nuovamente spostato. Fu collocato inizialmente nell’area dell’attuale Monastero di San Giuliano (vicino al Collegio dei Gesuiti, in via Crociferi), poi nella zona est della città, la Civita, dove era il vecchio monastero di San Giuliano e l’attuale chiesa di San Gaetano alla Marina.

La sede successiva fu quella del palazzo Tezzano, che domina oggi piazza Stesicoro.

Nicolò Tezzano, che aveva svolto la sua formazione medica presso il San Marco, volle infatti donare una sua tenuta poco fuori la Porta di Aci e, dopo quattro anni di lavori, l’Ospedale di San Marco potè entrare in possesso del nuovo edificio, sorto su progetto dell’architetto Lorenzo Di Benedetto nel 1724.

Dopo l’inaugurazione degli altri due Ospedali catanesi sorti nel XVIII secolo, il Santa Marta (1755) e il Santo Bambino (1786), inizia il lento processo di decadenza del nosocomio che porterà alla sua chiusura quando, nel 1880, verrà inaugurato il Vittorio Emanuele.

Proprio alla documentazione d’archivio (sulla cui destinazione non possiamo fare a meno di interrogarci) conservata presso il Vittorio Emanuele  fa riferimento Giuseppe Sorge nel suo fondamentale “Lineamenti di storia dell’ospedalità civile catanese” (1940).

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