Esperienze traumatiche che ingombrano il cuore e la mente, grumi di dolore che generano patologie gravi, disturbi della personalità, comportamenti asociali.

I portatori di queste stimmate sono i bambini oggetto di maltrattamenti, incuria, abusi. Di loro si è parlato, lo scorso dicembre, al convegnoIl tribunale a servizio della Persona. La funzione dell’ascolto e la cura dei legami”, organizzato dall’Aimmf (Associazione Magistrati per Minorenni e Famiglia).

Ospite d’onore Luigi Cancrini, psichiatra e psicoterapeuta, fondatore del ‘Centro studi di terapia familiare e relazionale’, di cui è tuttora presidente.

In un minore maltrattato o abusato, ha detto Cancrini, si determina una sindrome postraumatica che comporta una disorganizzazione del funzionamento psichico, uno sconvolgimento di tutta la persona.

Se il bambino non viene curato, non risolve dentro di sé questo coagulo di dolore, prima o poi mette in atto comportamenti distruttivi di cui tutta la società paga il prezzo. La sofferenza che gli è stata inflitta può esplodere, infatti, in una furia cieca, anche molti anni dopo.

Ecco perchè questi bambini vanno messi in protezione, da parte del Tribunale per i minorenni, e vanno curati con la psicoterapia. Non farlo è un’omissione di soccorso, un’ulteriore forma di violenza nei loro confronti.

Tutte le figure professionali che intervengono nei casi di abuso sui bambini tengono oggi presenti le indicazioni contenute nella cosiddetta Carta di Noto, che tuttavia Cancrini ritiene in alcuni aspetti superata dalle linee guida del Coordinamento Italiano Servizi Maltrattamento all’Infanzia (CISMAI).

Riguardo, ad esempio, il problema della veridicità o meno del racconto del bambino che si teme possa essere alterato dall’intervento dello psicoterapeuta.

Un timore infondato, secondo Cacrini, considerato che proprio la psicoterapia permette di far emergere la verità sull’evento doloroso che può essere anche stato rimosso.

Quando poi è il bambino stesso a denunciare i maltrattamenti e gli abusi, egli si sente colpevole della “uccisione morale” di coloro che ne hanno abusato, in genere i suoi stessi familiari. Un ulteriore trauma che deve essere curato.

Nel giugno del 2017, ha ricordato Cancrini, la ministra Lorenzin ha inserito la psicoterapia tra i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di un ticket.

Sono quindi coinvolte le Asl ed è necessario vigilare perchè le Regioni, da cui dipende la Sanità, provvedano.

C’è un altro aspetto del problema ed è quello della delicatezza e complessità del lavoro svolto dai psicoterapeuti. Cancrini ha sottolineato come il terapeuta, per prepararsi a quelli che non sono dei semplici colloqui, debba fare innanzi tutto un lavoro con se stesso preparandosi a sostenere l’onda d’urto della sofferenza dei pazienti senza esserne travolto.

Può aiutarlo la supervisione di chi ha maggiore esperienza, ma questo richiede un riconoscimento del ruolo del supervisore e l’attivazione di questa funzione. Si tratta di scelte, e anche di costi, non sempre ritenuti compatibili con i bilanci della spesa pubblica. Alcune Regioni, come il Veneto, hanno fatto questa scelta, cosa faranno le altre, Sicilia compresa?

L’ascolto e la cura dei minori sono comunque un campo in cui l’Italia è all’avanguardia in Europa, anche se assistiamo a momenti di riflusso in cui riprendono forza l’ignoranza e la paura.

Non c’è pessimismo, però, nella visione di Cancrini, che sottolinea più volte i progressi fatti rispetto ad un passato non troppo lontano in cui i bambini non erano nemmeno presi in considerazione e tanto meno ascoltati. Come accadeva per tutti i deboli, compresi i malati psichici, i cui disturbi erano affrontati quasi esclusivamente con sistemi repressivi e con l’isolamento, fino alla ‘rivoluzione’ di Basaglia.

Alle esperienze traumatiche dei “nostri bambini”, che non riescono a concentrarsi o ad avere relazioni serene, ha fatto riferimento la coordinatrice dell’incontro mattutino, Emma Seminara, giudice minorile. Ha quindi ripreso in modo convinto le sollecitazioni del professore, a partire dalla necessità di rendere effettivo il diritto alla psicoterapia. Anche perchè il bambino il cui dolore non viene curato avrà dei problemi, quando sarà a sua volta genitore, nel ‘curare’ il proprio bambino.

Delle esperienze locali hanno parlato gli altri relatori esponendo le prassi adottate sia dal Tribunale dei Minori sia dalla Procura che danno spazio all’ascolto dei minori utilizzando anche la presenza di figure specializzate.

Non sempre questo avviene nella Sezione civile del Tribunale ordinario che si occupa di separazioni e divorzi, dove il forte carico di lavoro e la differente sensibilità dei vari magistrati determinano prassi non omogenee.

Dai vari interventi è emersa comunque l’importanza di valorizzare l’intreccio tra competenze diverse in modo che la collaborazione tra giudici, esperti, assistenti sociali renda più attento e più fruttuoso l’intervento sui minori prevenendo disturbi della personalità e anche reati.

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