Una scelta coraggiosa e controcorrente, quella fatta da Claudio Consoli, capovara del fercolo di Sant’Agata che ha deciso di modificare il percorso della processione arrivata al suo punto più spettacolare e più atteso.

Sostenuto dal parroco della Cattedrale, Barbaro Scionti, ha deciso di privilegiare la sicurezza e di non affrontare la pericolosa salita di San Giuliano in condizioni di rischio e di mancata collaborazione da parte di un folto gruppo di ‘devoti’.

La nomina del maestro del Fercolo è ormai disciplinata all’interno dei nuovi regolamenti e statuti, sia della Festa sia delle Associazioni agatine, a cui si è pervenuti dopo vari tentativi di dialogo tra autorità religiose e civili, e dietro ripetute sollecitazioni del Comitato della Legalità.

Adesso i regolamenti ci sono e Renato Camarda, che del Comitato per la Legalità è presidente, se ne dichiara soddisfatto. Pur nella consapevolezza, come leggiamo nella lettera aperta dello stesso Comitato, che la vera sfida è – per il futuro – quella di farli rispettare.

Proprio per questo è importante che statuto e regolamenti siano noti a tutti (e Argo li mette a disposizione a questo link), “poiché anche noi siamo responsabili della loro attuazione”.

Siamo in presenza di una tappa, sia pure significativa, in un percorso che si presenta lungo e accidentato.

Restano infatti, all’interno di questa festa così suggestiva e partecipata, una serie di zone d’ombra, di spazi di illegalità che è molto difficile tenere sotto controllo.

In questo particolare momento sappiamo che la decisione di Consoli e Scionti ha esposto entrambi a critiche e persino minacce che hanno indotto le autorità a vigilare sulla loro sicurezza. Anche se ci sono state prese di posizione a loro favore, come quella dello stesso Comitato per la legalità.

Ma la questione è di carattere più generale, perchè continuano ad esserci nello svolgimento della festa dei comportamenti diffusi che non tengono conto né di divieti né di ordinanze né di regolamenti.

Continuano a vedersi torcioni portati in giro accesi, bracieri non autorizzati che arrostiscono di tutto e di più nei punti nevralgici della festa, venditori abusivi sparsi ovunque anche là dove intralciano e rallentano le processioni, tempi di svolgimento non rispettati che hanno dato luogo ad ipotesi di scommesse.

Mai attuate anche le disposizioni relative alle offerte fatte dai devoti, a cui dovrebbe corrispondere il rilascio di una ricevuta.

I cittadini non possono fare a meno di interrogarsi su cosa facciano le autorità preposte, il sindaco, il questore, il prefetto, per impedire che le illegalità continuino a prosperare nonostante le regole sempre più stringenti messe nero su bianco.

Talora, come nel caso dell’ordinanza del sindaco che proibisce invano l’accensione dei grandi ceri, sorge il sospetto che venga emanata ogni anno solo per “proteggere legalmente il Comune in caso di incidenti”.

E’ indubbiamente difficile controllare assembramenti così numerosi e intervenire su comportamenti praticati da anni e quindi radicati e considerati ‘normali‘.

Comportamenti arbitrari, e talora arroganti, che sono lontanissimi dal clima che dovrebbe caratterizzare una festa religiosa, e che non sono propri solo di questi giorni dedicati alla Patrona, ma caratterizzano purtroppo lo stile di vita cittadino, spesso incivile.

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