motto ASGI Qualche giorno fa ci ha parlato della sua esperienza didattica e del racconto ideato con un alunno ipovedente, oggi Laura Sciacca ci racconta il suo vissuto di lettrice appassionata e ci descrive il piacere di condividere con gli altri le proprie letture. Una condivisione che non ammette fretta.

“Un libro è un giardino che puoi custodire in tasca” suggerisce un proverbio orientale. Chi ama leggere si troverà d’accordo, ricorderà le tante passeggiate in quei giardini di carta dove le albe e i tramonti si susseguono senza sosta, dove si assiste all’avvicendarsi delle età della vita, delle vite.

Giardini talvolta luminosi, ricchi di infinite varietà di fiori, altre volte oscuri, selve intricate dove la natura ghermisce minacciosa con artigli legnosi e gli incubi si fanno realtà, talora lande desolate, veri e propri deserti dell’anima o paesaggi lunari abitati da strani esseri.

Si può decidere di attraversare questi luoghi da soli o farlo in compagnia: si può leggere in solitudine nel proprio cantuccio facendo della lettura un rito meditativo e momento di riflessione con se stessi allo specchio o leggere insieme ad altri, attività poco consueta, eppure ricca di possibilità.

Una madre legge una favola a un figlio, un gruppo di amici argomenta con passione un saggio, signore attempate riunite davanti a un thè si dilettano tra le pagine di un romanzo ottocentesco. Persone di età e interessi differenti accomunate dalla passione per la lettura unita al desiderio di condividerne il piacere con altri.

l termine “condividere” (cum-dividere: “spartire con altri”) ha preso di recente un’accezione quanto mai fastidiosa per l’uso superficiale che se ne fa sui social network, perdendo il suo significato profondo.

La vera condivisione non ammette fretta, è qualcosa di diverso dallo sguardo veloce dato al link invitatoci da un amico su Facebook, è il vivere insieme un’emozione con la mente e col corpo accompagnata dalla gestualità, sospiri e gioco di sguardi, il sentirsi vicini, perché si ha qualcosa in comune al punto che quell’energia messa in moto continuerà a lavorare positivamente dentro di noi anche molto tempo dopo l’incontro.

È evidente quanto oggi i rapporti tra le persone siano impregnati da una banalità insopportabile e pur essendo in teoria tutti “connessi” grazie ai media si viva profondamente soli, incapaci di parlare forse perché in primo luogo incapaci di ascoltare.

In una città come la nostra Catania che soffre per la mancanza di spazi sani di socializzazione, dove si ha l’impressione che cemento e auto stiano sommergendo ogni cosa, sono in corso esperienze positive di lettura condivisa.

È bello pensare che sia un libro a spingere le persone a vestirsi e uscire di casa per incontrare altri, chiaccherare, polemizzare, riflettere, ridere…insieme.

Organizzare un gruppo di lettura è semplice: basta trovare un luogo tranquillo (una libreria, un parco cittadino, una casa privata) dove riunirsi una volta la settimana con persone che abbiano il desiderio di leggere o rileggere un testo, avere a disposizione sedie comode, qualcosa da sgranocchiare e lui, il libro in questione, protagonista assoluto.

Si leggerà a capitoli soffermandosi di volta in volta sugli argomenti di rilievo, ognuno dovrà sentirsi libero di esprimere il proprio punto di vista e quasi sempre, arrivati all’ultimo rigo dell’ultima pagina, si avrà la voglia di riunirsi ancora iniziando la lettura di un nuovo libro, una nuova avventura.

Esperienze del genere le propone in centro città la libreria Fenice, delizioso salotto letterario dove il baffuto proprietario Alfredo Polizzano organizza settimanalmente gruppi di lettura su testi classici e contemporanei, anche in lingua inglese.

Qui il libraio anima il gruppo, propone domande, stimola i lettori senza mai porsi al di sopra di essi: non è la sua versione, né tanto meno quella dell’autore che deve emergere, quanto la versione personale dei lettori presenti.

Ogni lettore avrà la propria interpretazione, immaginerà i personaggi in modo differente, creando il proprio “libro interiore”.

La lettura per il lettore avrà anche valore terapeutico curando piccoli e grandi drammi interiori.

Al termine si saranno trascorse ore liete insieme agli amati libri, mettendo le basi per nuove amicizie, ore trascorse a guardare la vita negli occhi anziché tramite immagini riflesse da uno schermo come profetizzò Orwell.

Rivendichiamo il diritto di creare relazioni concrete, crediamo nel potere dei libri, usiamoli come mezzo per vivere con gli altri e per gli altri!

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