Zuccaro a Librino

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Non c’è sviluppo a Catania se non c’è sviluppo nei quartieri difficili della città. Ecco perchè Librino è il punto di snodo in cui si gioca il futuro della città.

Sono parole pronunziate dal procuratore Zuccaro nel corso del “Confronto su ideali e buone prassi per la crescita delle periferie sud di Catania” dello scorso 4 maggio.

Zuccaro non si è limitato ad affermare la centralità di Librino e degli altri quartieri problematici, ha anche – in modo esplicito e diretto – puntato il dito contro le responsabilità degli amministratori che non hanno saputo o voluto rispondere ai bisogni dei più deboli, impegnati come erano a privilegiare le istanze dei più forti e a perseguire il proprio tornaconto personale.

Lo stato di emarginazione delle periferie non è un destino – ha proseguito – è il frutto delle scelte dello Stato e degli Enti locali, di chi si è fatto sordo alle giuste richieste dei cittadini che non hanno abbastanza forza da far sentire la propria voce.

Un discorso duro, senza mezzi termini.

Dopo aver ascoltato i rappresentanti delle associazioni e del volontariato locale, il procuratore non si è limitato ad esprimere un apprezzamento per quello che essi fanno nel territorio. Ha anche detto espressamente che il volontariato non basta a risolvere i problemi.

Le forze messe in campo dai volontari non solo non vanno disperse, perchè solo se si opera insieme si possono avere risultati. Non solo bisogna tenere alta l’attenzione per individuare le associazioni che non operano in modo corretto in modo da espungerle.

E’ importante che i cittadini denuncino ciò che non funziona, si battano per ottenere dallo Stato e dagli Enti locali ciò di cui necessitano. E, ancora, che controllino l’operato degli amministratori, a partire dal modo in cui vengono spesi i soldi.

E’ stata questa la risposta alla osservazione del presidente del Csve (Centro di Servizio per il volontariato Etneo) Salvatore Raffa, sul fatto a Librino sono arrivati molti soldi senza che se ne vedano i risultati. Vuol dire che questi soldi sono stati spesi male, ha dichiarato Zuccaro, e che chi doveva controllare, cittadini inclusi, non lo ha fatto.

Anche sul problema del problema del vuoto di potere creato dagli arresti dei mafiosi, posto da Sara Fagone della Piattaforma per Librino, il procuratore è stato chiaro. Questo vuoto di potere può essere riempito da altri soggetti criminali o dallo Stato.

Non ha descritto, però, una presenza dello Stato caratterizzata da interventi repressivi, perchè il compito fondamentale dello Stato – ha affermato – è quello di rimuovere le condizioni di disuguaglianza sociale, ad esempio ponendo le condizioni perchè i giovani possano trovare un lavoro e non divenire manovalanza criminale.

Il ‘patto sociale’ tra il territorio e le Istituzioni è stato disatteso, ha proseguito il procuratore, “e il nostro patto è basato sulla Costituzione, sul riconoscimento dei diritti fondamentali, diritto al lavoro, ad una pari dignità sociale, all’uguaglianza davanti alla legge”.

Chi ha violato questo patto se non chi aveva il potere e quindi il dovere di agire?

Ecco perchè Zuccaro ha confessato di sentire un disagio nei confronti di Librino, sebbene la Procura sia molto impegnata nel ripristino della legalità.

E’ il disagio di un uomo delle Istituzioni consapevole dei torti che le Istituzioni stesse hanno nei confronti di questo territorio.

Bisogna adesso, e su questo il procuratore si dichiara fiducioso, che i cittadini contribuiscano a ripristinare le condizioni di questo patto sociale, partecipando alla costruzione di una società migliore, anche attraverso le denunce.

“Le nostre indagini partono spesso da monitoraggi su determinati indici” afferma Zuccaro “ma dovrebbero essere i cittadini a segnalare le situazioni che posso compromettere il futuro di tutti, come avviene con la corruzione, con il peculato”.

Ai giovani, che sono le principali vittime della emarginazione, bisogna offrire dei modelli, perchè – nell’ottica del procuratore – la coerenza dei comportamenti deve caratterizzare chi si impegna per la legalità.

La centralità della questione giovanile viene ribadita un po’ da tutti.

Il ruolo della scuola, la gravità della dispersione scolastica, l’emergenza educativa e la crisi genitoriale, la formazione ai valori morali riemergono negli interventi del preside Arona, di don Pietro Sapienza, di Guglielmo Barletta della Rete Sociale di Librino, di don Salvatore Cubito, parroco della chiesa Resurrezione del Signore che ha ospitato il dibattito.

E se, come evidenziato da Calogero Foti, direttore del dipartimento regionale di Protezione Civile, il progetto di Kenzo Tange è basato su una concezione degli spazi che crea difficoltà nelle relazioni, l’impegno delle associazioni e il volontariato possono aiutare – come ha auspicato Santo Carnazzo della Misericordia di Librino – a ricucire il tessuto familiare e sociale,

Grazie a Leandro Perrotta per la registrazione dell’evento,

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One Response to “Zuccaro a Librino, le responsabilità degli amministratori”

  1. Comitato Cittadino Porto del Sole
    maggio 10th, 2019 at 20:32

    Apprezziamo l’ invito del Procuratore dott. Zuccaro a contribuire, con denunce giudiziarie, al ripristino di una società migliore . Va denunciata infatti la mafia non solo politica, che ha “scippato” a Catania il primario sviluppo che spetta ad una città di mare : il porto. Una mafia che finora l’ha fatta franca con lunghi guazzabugli che hanno costretto la Giustizia a concedere prescrizioni a tanti dei responsabili della avvenuta devastazione della Plaia con una malfatta , costosissima ed inservibile “darsena” portuale abusiva risultata utile anche a trasportatoti sotto provvedimenti della DIA . Il solo responsabile sotto Giudizio è oggi il direttore di tali lavori abusivi , il quale tenta di apparire innocente con una sola testimonianza non specializzata ed ignorante sulle Leggi ambientali e procedurali che proibiscono la devastazione avvenuta. Un altro tentativo precedente è quello di tre testimoni a favore del attuale unico imputato che sono gli stessi tre maggiori corresponsabili dei reati commessi ma prescritti. Sono tre persone che hanno rinunciato a tale testimonianza in favore dell’unico imputato per il concreto rischio di nuova incriminazione per falsità.

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