CAROLA-RACKETE-SEA-WATCH Ha scelto in base ad una priorità evangelica, probabilmente senza neanche rendersene conto.

Ha deciso di passare all’azione a partire dal bisogno di chi le era accanto, ormai ridotto allo stremo.

Non è un caso che l’episodio di cui è stata protagonista Carola Rackete, la comandante della Sea Whatch 3, sia stato citato nella omelia della scorsa domenica dal teologo don Pino Ruggieri durante l’Eucarestia celebrata nella chiesa di san Vito.

I brani della Scrittura parlavano di chiamata, responsabilità, libertà.

Ed è stata una scelta di responsabilità, ma anche di libertà, quella di Rackete, entrata in porto con la sua nave perchè gli uomini di cui si sentiva responsabile potessero sbarcare, essere accolti e messi in grado di fare la richiesta di asilo.

Sapeva che sarebbe stata arrestata, la nave multata e probabilmente sequestrata, ma ha sentito l’urgenza di agire, per loro.

Come il buon Samaritano, che non si è chiesto chi fosse l’uomo ferito e abbandonato al bordo della strada, lo ha visto nel bisogno ed è intervenuto. Si è fatto suo prossimo, se ne è assunto la responsabilità.

Come Cristo che, davanti al bisogno di chi incontrava, sentiva rivoltarsi le viscere, avvertiva in modo concreto, nel corpo, un sommovimento interno che è qualcosa di più della semplice commozione di cui parlano le traduzioni addolcite della Scrittura.

E da questo moto interno di ripulsa verso la sofferenza dell’altro nasceva l’intervento salvifico, la guarigione, la resurrezione, la distribuzione immediata di quel poco che si ha a disposizione. Come nell’episodio della cosiddetta ‘moltiplicazione’ dei pani e dei pesci, quando ai discepoli è detto che non possono rimandare indietro la folla affamata, devono agire subito mettendo in comune quello che c’è.

La radicalità della chiamata, a cui fa riferimento la liturgia di domenica, non concede sconti e ambiguità. A chi dice di volerlo seguire Cristo ricorda che “le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”.

A chi vuole tempo per prendere congedo da quelli di casa o per seppellire il padre, Cristo risponde ricordando l’urgenza di annunciare il Regno di Dio, non come programma futuro ma qui ed ora, facendosi guidare dallo Spirito, perchè – come scrive Paolo ai Galati nella seconda lettura – “siete stati chiamati a libertà” e non siete più sotto la Legge.

Una Parola che aiuta a leggere i fatti di questi giorni e il comportamento della giovane, coraggiosa comandante Rackete.

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2 Responses to “Carola Rackete, la responsabilità della scelta”

  1. Carola Rackete sapeva che sarebbe stata arrestata, la nave multata e probabilmente sequestrata, ma ha sentito l’urgenza di agire, per coloro di cui sentiva di essere responsabile. Una considerazione:
    Se ci fosse un partito democratico efficiente avrebbe potuto intervenire rompendo lo schema di azione imposto dal ministro degli interni, ad esempio organizzando con barche di pescatori la discesa dei migranti, che avrebberoi preso terra in modo analogo ai tanti che raggiugono l’Europa, inclusa Lampedusa, con mezzi personali.

  2. Orazio Di Natale
    luglio 3rd, 2019 at 07:33

    Non è l’uomo per la legge, ma la legge per l’uomo

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