Stefano RodotàUna mobilitazione nazionale, per sottoscrivere la legge d’iniziativa popolare promossa dal Comitato Rodotà, che vuole istituire la categoria giuridica del “beni comuni”, si è svolta giorno 26 luglio.

Anche a Catania sono stati organizzati dei banchetti per la raccolta delle firme in punti nevralgici della città.

La possibilità di firmare c’è ancora, fino al 20 agosto, e lo si può fare presso le delegazioni comunali, ogni mattina dal lunedì al venerdì, giovedì anche dalle 15,30 alle 17.00.

L’obiettivo è quello di raccogliere almeno le 50 mila firme necessarie alla presentazione in Parlamento del Disegno di legge di Iniziativa Popolare di cui Argo ha già parlato evidenziando sia gli aspetti condivisibili sia le preoccupazioni manifestate da studiosi e cittadini su tempi e modi di una proposta di cui pur condividono lo spirito.

Il Comitato Popolare in difesa dei Beni pubblici e Comuni di Catania ha voluto ribadire la propria posizione e ci ha inviato un testo che oggi pubblichiamo.

Non possiamo che condividere la volontà di salvaguardare i beni comuni tutelando il nostro patrimonio ambientale e monumentale, pur osservando il mancato approfondimento delle questioni ancora aperte da noi segnalate.

Ecco il testo del Comitato

L’Italia possiede uno dei patrimoni naturali artistici più straordinari del mondo, per
ricchezza e varietà.

Ma, dal 1990 ad oggi, governi (ed amministrazioni locali) hanno venduto a privati una parte di patrimonio che ammonta a 900 miliardi di euro. Boschi, colline, borghi e palazzi storici, riserve idriche, infrastrutture e collezioni artistiche, sono stati oggetto di acquisizioni private.

I beni comuni per la loro natura ecologica e culturale o sociale appartengono a tutti, e nessuno può appropriarsene in quanto singolo individuo o soggetto sociale o economico. Sono quei beni che se sfruttati e degradati causano ripercussioni negative su tutti i cittadini, presenti e futuri, sulla salute pubblica e la sostenibilità ecologica.

Vendere, sfruttare o inquinare questi beni genera un vantaggio per pochi proprietari, pubblici o privati, ma nega a tutti gli altri la possibilità di goderne, ora ed in futuro. Per questo motivo vanno salvaguardati e difesi facendoli divenire una realtà giuridica del codice civile italiano.

“Il demanio, oggi, è una categoria protetta soltanto formalmente. Qualsiasi governo in carica può sdemanializzare con un semplice decreto dichiarando il cessato uso pubblico. A quel punto, il demanio, diventa patrimonio dello Stato e, in quanto tale, trasferibile. La tassonomia della
Commissione Rodotà è impermeabile ai desideri del governo. I beni hanno una funzione. Quella funzione è garantita a tutti nell’ interesse delle generazioni future…la situazione in cui ci troviamo oggi è quella in cui tutto viene svenduto”. (Ugo Mattei)

La tutela dei beni pubblici ha bisogno del sostegno dei suoi cittadini, di un’infrastruttura giuridica ben definita, e di una piattaforma che renda questa tutela tangibile ed attuabile in termini pratici.

Con la legge di iniziativa popolare e la società di mutuo soccorso Delfino il Comitato Rodotà si promette di adempiere a questo compito. Il comitato Rodotà, dopo anni di studi condivisi da giuristi di fama internazionale, vuole riportare la
discussione sui beni comuni in Parlamento.

Attraverso un’ambiziosa raccolta firme, si propone la riforma del codice civile, risalente al 1942, in modo da introdurre i beni comuni come categoria giuridica al fianco di proprietà privata e pubblica.

Questo impedirebbe al governo di turno di fare
cassa svendendo i beni comuni e quindi di venderne le parti per finanziare la propria legislatura o la spesa corrente. I beni comuni italiani, dovranno essere amministrati nell’interesse delle generazioni future, sostituendo alla logica del profitto quella della cura.

La legge d’iniziativa popolare permette ad ogni cittadino italiano avente diritto al voto di sottoporre un disegno di legge al parlamento e fa riferimento all’articolo 71 della Costituzione italiana, uno dei più importanti per quanto riguarda l’esercizio di democrazia partecipativa e diretta e si pone al di fuori ed al di sopra del dibattito politico Italiano, promuovendo un’azione di salvaguardia del bene di tutti.

Ci sono beni ai quali dobbiamo poter accedere senza la mediazione del denaro” (Stefano Rodotà)

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