Palestina bandiera sventoalta “L’accordo del secolo” è stato annunciato pochi giorni fa da Donald Trump, presidente degli Stati Uniti. Dovrebbe mettere fine all’interminabile contenzioso israelo-palestinese, ma appare piuttosto il frutto della peggiore ipocrisia della diplomazia statunitense.

Non a caso la proposta è stata subito accolta positivamente dal premier israeliano Netanyhau e totalmente rigettata dal premier palestinese Abu Mazen.

Cosa aspettarsi, del resto, dall’amministrazione americana? Nel giro di pochi mesi ha approvato Gerusalemme come capitale dello Stato Israeliano, con l’intenzione di trasferirvi l’ambasciata statunitense, e ha poi dichiarato che gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono legali, contrariamente a tutti i pronunciamenti dell’ONU.

Con il piano di Trump tutte le rivendicazioni dei Palestinesi, che continuamente subiscono una palese violazione dei diritti umani, diventerebbero carta straccia.

Ad essi verrebbero lasciati dei fazzoletti di terra, mancanti persino di continuità territoriale tra loro, a costituire soltanto una sorta di stato fantoccio, sotto il totale controllo israeliano.

Quanto agli insediamenti (illegali) dei coloni israeliani, diventano ufficiali anche se vengono “congelati” per quattro anni. E dopo?!?

Fortemente ambiguo anche l’atteggiamento nei confronti di Gerusalemme. Sebbene indicata come la capitale “indivisibile” di Israele, non si esclude che Gerusalemme Est possa essere anche la capitale dello Stato Palestinese (?).

Il tutto condito da una vergognosa compensazione di 50 miliardi di dollari in quattro anni. Erogati, si badi bene, non soltanto ai Palestinesi, ma anche “ad alcuni stati arabi”.

Lo stravolgimento del diritto internazionale contenuto nel presunto “piano di pace” di Trump è puntualmente denunciato dal comunicato di Pax Christi Italia, che qui riportiamo.

La proposta di Trump viene definita piuttosto “la bomba del secolo”, un ordigno sganciato da due capi di stato e di governo, Trump e Netanyahu, impegnati a difendersi da imputazioni di corruzione ed abuso di potere.

“Nonostante questo – leggiamo nel Comunicato – ad essi viene concesso di fare strame del Diritto Internazionale, sia di quello sancito dopo i due terribili conflitti mondiali, sia di quello faticosamente costruito dall’ONU nei suoi 75 anni di storia attraverso le Risoluzioni dell’Assemblea e del suo Consiglio di Sicurezza.

Vengono infatti cancellati d’un colpo:

il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese sulla propria terra;

il divieto assoluto di procedere a conquiste territoriali con mezzi militari;

l’obbligo della Potenza occupante, in questo caso Israele, di garantire alla popolazione sotto occupazione i diritti umani fondamentali dal diritto alla vita, all’acqua, al cibo, al lavoro, alla salute, alla libertà di movimento e perfino al diritto di resistere con ogni mezzo legittimo alla prevaricazione ed all’abuso che accompagnano ogni occupazione.

Viene negato il diritto a tornare alle proprie case dopo esserne stati espulsi con le armi e le azioni intimidatorie e terroristiche.

Viene negato il diritto al risarcimento per le espropriazioni subite.

Viene legittimato il fatto che un muro lungo 700 km rinchiuda 5 milioni di persone private di diritti e di possibilità di vita dignitosa in una condizione di “apartheid” peggiore del modello sudafricano del XX secolo.

Viene sequestrata, a puro beneficio di uno stato che definisce se stesso con la denominazione religiosa di “ebraico”, la città di Gerusalemme, patrimonio comune alle tre religioni monoteiste.

La questione riguardante il riconoscimento di questi diritti e la cessazione di ogni violazione in atto viene ridotta a mercimonio: si propone ad un popolo intero la rinuncia a tutto questo in cambio di denaro o beni materiali concessi oggi ad arbitrio dell’occupante.

Viene in tal modo alimentato un malcontento dovuto alla perdurante e confermata offesa alla dignità delle persone foriero di tumulti che saranno come al solito repressi dalla Potenza occupante con la consueta sproporzionata violenza, sempre utilizzata, nonostante le denunce ed i moniti dell’ONU.

Pax Christi pone quindi all’attenzione di chi ha a cuore la pace fondata sulla giustizia ed il rispetto del Diritto, l’esistenza di una “questione israeliana”, che determina conseguenze destabilizzanti ben oltre lo scenario geopolitico mediorientale.

Una questione che ci riguarda perché non può essere consentito che vi sia al mondo una “zona franca” dove il diritto viene impunemente e gravemente violato e quindi delegittimato di fronte al mondo intero.

Deve essere chiaro che chi si pone fuori dal concerto delle Nazioni che si sono date un Diritto Internazionale da rispettare, costituisce per la pace nel mondo un fattore di rischio globale”.

Catanesinpalestina

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