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In questo tempo complicato c’è chi continua a fare quello che ha sempre fatto, chi ha ridotto la sua attività, chi deve lavorare per molte più ore, chi deve esporsi a pericoli, chi si ritrova a lavorare in grande solitudine, e chi invece il suo lavoro lo ha perso.

La lettera che pubblichiamo è stata scritta da chi il lavoro può continuare a svolgerlo, sperimentando però modalità nuove che possono rivelarsi difficili, impegnative, ma anche appassionanti. A scrivere è un’insegnante. Insegna con competenza, con passione, e deve farlo, visti i tempi, tramite telefono e computer.

Per ogni lavoro si può dire la stessa cosa: c’è chi lo fa bene chi no, chi ci mette passione, spirito di sacrificio, chi si annoia, chi cerca di fare il meno possibile, e anche la categoria degli insegnanti non fa eccezione. Ma generalizzare e disprezzare un’intera categoria, così importante perché si occupa dei ragazzi e quindi del futuro di un paese, non solo non rende un buon servizio a nessuno, ma contribuisce ad immiserire un presente già difficile, dove le relazioni sono state sostituite con le chiacchiere delle chat.

Caro gruppo delle mamme,

Non sono un medico, non sono un infermiere, non faccio pulizie in un ospedale, sono un’insegnante. Non sono costretta a turni massacranti, non devo disinfettare i vestiti al ritorno a casa. Posso baciare le mie figlie.

In questi giorni difficili per tutti, non voglio che mi diciate brava perché lavoro da casa, ma sto lavorando da casa. Vi prego di non fare battute sulle insegnanti “pagate per non fare nulla perché tanto le maestre ai nostri figli dobbiamo farle noi”. Ci resto male.

Sto ore al computer per i miei studenti e con i miei studenti, crucciandomi per chi non mi risponde, per chi fa fatica a connettersi o non può farlo, seguendo lezioni on-line per capire come fare, perché so benissimo e soffro io per prima a non poter riprodurre la vita di classe.

Allora non fate battute su di noi. Come mamme abbiamo trovato per i nostri figli un’insegnante appassionata, che ama il suo lavoro e i nostri figli. Perché queste battute? E’ difficile per tutti.

Le mie figlie sono tra le più indietro con i compiti, perchè hanno tante consegne da svolgere ed io non riesco a seguirle perchè sono troppo impegnata in questa nuova forma del mio lavoro in cui anch’io devo imparare. Non fate battute su di noi.

Non sono l’unica insegnante in questo gruppo. Noi non facciamo battute sui lavoratori autonomi che non pagano le tasse ma chiedono, soprattutto oggi, più ospedali, più aiuti, più spesa pubblica. Non facciamo battute sugli idraulici o gli imbianchini che non rilasciano ricevute e girano con l’Audi, mente noi abbiamo la panda ammaccata.

La realtà è sempre più complicata di qualsiasi slogan. E a cosa servono le tasse lo dimentichiamo anche noi costretti a pagarle, anche se talora malvolentieri. Allora, per favore, non fate battute su di noi.

Le battute sono dette con superficialità, non con cattiveria, ma arrivano dopo innumerevoli altre battute, dopo un generico disprezzo per la nostra categoria, salvo quando cerchiamo come matte (io per prima) i docenti che dovranno occuparsi dei nostri figli. Allora cerchiamo tutte insegnanti preparate, competenti, che sappiano essere insieme affettuose e rigorose.

Vi rivelo un segreto: essere trattate con sufficienza non aiuta la nostra motivazione. Dobbiamo essere motivate e motivati malgrado le battute, la svalorizzazione e lo scarso prestigio sociale. Ci proviamo, perché ogni giorno guardiamo in faccia i vostri figli o pensiamo a loro, ma, per favore, non fate più battute.

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2 Responses to “Didattica a distanza, lettera di una professoressa”

  1. È vero!! Ma i più non rispettano gli orari scolastici e danno lezioni in orari improponibili, li raggruppano solo in alcuni giorni, stressando i ragazzi, che però sono timorosi ed allo stesso tempo ben contenti in previsione di una ipotetica promozione online!!! Ma forse tutto perché negli altri giorni i professori si riposano? Sarà giusto? Ma in fin dei conti fanno il loro dovere per cui sono pagati

  2. Avere insegnanti così fa sperare

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