In un momento drammatico in cui si sprecano le lodi e il sostegno, quanto meno verbale, al lavoro di medici e infermieri, mentre arrivano soccorsi da altri Paesi ma non dall’Europa, si moltiplicano le restrizioni alla mobilità individuale e si introduce un blocco alla produzione di tutto ciò che non è essenziale, le fabbriche di armi continuano a lavorare.

In effetti, il governo, con l’accordo con le parti sociali del 25 marzo, si era “impegnato a diminuire la produzione nel settore militare, salvaguardando solo le attività indispensabili”.

Con una comunicazione inviata alla “Federazione delle Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza” (AIAD) a firma del Ministro della Difesa Lorenzo Guerini e del Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, lo stesso governo, però, concede ai produttori di armamenti di decidere autonomamente quali produzioni tenere aperte e quali no.

Quindi sarà la stessa azienda, ad esempio, a decidere se proseguire la produzione degli F35, un aereo il cui costo ammonta a circa 150 milioni di Euro. Quanti respiratori si potrebbero acquistare con queste cifre?

Il pesante costo economico che sarà pagato da molte aziende dell’economia sana non sembra toccare “l’industria incivile delle armi”. Lo scrivono in un comunicato congiunto Pax Christi, Scuola di Economia civile, Banca Etica, Movimento dei Focolari , Mosaico di Pace.

La riconversione parziale della produzione, annunciata da alcune industrie come la Beretta, sembra ai firmatari la strada da percorrere.

Questa scelta, di per sé apprezzabile, suscita qualche perplessità nel giornalista antimilitarista Antonio Mazzeo, timoroso che possa trattarsi di un annuncio strumentale per continuare a produrre armi.

In un intervento, che troviamo su Radio Blackout, Mazzeo non si limita a ricordare il ruolo che hanno, nell’industria aereo spaziale e della Difesa, grandi gruppi come Finmeccanica e Fincantieri.

Descrive anche un nuovo fenomeno di parcellizzazione che si sta verificando in questo settore in seguito al proliferare di piccole fabbriche, anche a conduzione familiare, il cui personale è meno tutelato e soggetto ad un maggiore sfruttamento.

La formulazione stessa del decreto, inoltre, consente di fatto la prosecuzione dell’attività alle aziende in cui anche solo una parte della filiera rientri nelle categorie ammesse.

Il comparto della produzione bellica si conferma pressocchè intoccabile. Non è bastato che abbia fino ad oggi divorato ingentissime risorse, sottratte a settori vitali come la sanità.

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2 Responses to “Se si potesse sparare al virus”

  1. Francesco Amantia Scuderi
    March 29th, 2020 at 10:55

    Nel 1949 fu costituita la NATO allo scopo di assicurare la pace e la sicurezza in Europa. Questo implica oneri ed onori. Tra gli oneri c’è l’obbligo di dotarsi di mezzi di difesa per la tutela della propria nazione e di tutte quelle facenti parte della NATO stessa.

  2. Purtroppo nessuno ha mai detto o fatto nulla, in modo drastico e concreto per protestare a livello nazionale ed internazionale! Il gregge purtroppo sa solo belare, per poi essere spremuto ben bene fino in fondo, fino quando poi morirà!!

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