tagli alla sanitàTornano Francesco Giuffrida e Gianni Famoso, e – con la voce e i cori di Costanza Paternò – ci raccontano chi e perchè ha sacrificato la nostra vita e la nostra salute.

37 miliardi di euro in meno in dieci anni: ecco il taglio che ha inferto una ferita non da poco al settore della sanità pubblica italiana, e mai come oggi ne potremmo patire le conseguenze.

Sanità ed Istruzione, due pilastri di un’istituzione, non così antica, ma già barcollante, come sono gli Stati nazionali. Potremmo scrivere Stati sovrani , se non suonasse sospetto in tempi di sovranismi beceri invocati da più parti.

E comunque il nostro Stato, e non è il solo, ha un po’ tradito la sua vocazione, da quando si è incapricciato del liberismo. E Il liberismo non si è presentato come una delle tante ideologie della storia, ma ci è stato spacciato come la condizione naturale dell’ umanità.

Ricordate: “Stay foolish, stay hungry”? La pronunciò qualche anno fa un tizio che è riuscito a mettere nelle tasche di tutti un telefonino. Sì, ci siamo cascati tutti. Non per il telefonino, ovvio, tanto utile che non sappiamo come è stato possibile, per secoli e secoli, farne a meno. No, intendiamo il motto: “Rimanete folli, rimanete affamati” .

Folli, intraprendenti, avventurosi, esaltati. Affamati, di novità,esperienze, eventi, e merci, tante, tantissime, meravigliose merci.

E niente più conflitti sociali, per carità, anche perché la società, di fatto, è diventata liquida, un amalgama indistinto di individui tutti uguali, e atomizzati. E poi è sparito il lavoro, così triste, così duro. Al suo posto c’è il consumo e noi siamo i Consumatori. Sì, il lavoro è sparito, la merce non vale più a seconda di quanto lavoro c’è voluto a produrla, sono solo la domanda e l’offerta che generano il prezzo, e la legge della concorrenza, che interviene a governare tutto.

E noi consumiamo, è la nostra sola, ingannevole, sovranità. Anche l’individuo ha subito un certo processo di mercificazione…vale ormai soltanto per l’utilità che produce.

Ebbene, pare che questa sia l’ unica narrazione possibile, oggi. Di tutti i partiti, di tutte le istituzioni.

Ma non è vero, e finalmente cominciamo a metterla in dubbio. Perché questo sistema comincia ad essere considerato non vivibile da un numero sempre maggiore di persone. Non è vero che l’economia capitalistica moderna sia l’ineluttabile via che dobbiamo percorrere.

Possiamo vivere questo tempo come un’occasione per capire questa verità ancora meglio. Da tempo abbiamo sotto gli occhi una Sanità in ginocchio, un’Istruzione umiliata, una Cittadinanza svuotata di potere. Il Mercato che ha invaso ogni ambito. Uno Stato incapace di protezione.

È ora di immaginare un cambiamento di rotta. Perchè non è detto, per come stanno andando le cose, che potremo andare avanti a bere felici Coca cola per l’eternità.

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One Response to “Giufà, Il morbo infuria”

  1. Un piccolo-grande, amarissimo,
    capolavoro di testo e musica!
    Mario Strano.

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