“Due ragazzi di 17 anni, uno di 16 e uno ancora di 15 anni compiuti solo il 10 luglio scorso. Dal 29 luglio 2020, – scrive Antonio Mazzeo – in violazione delle leggi italiane e del diritto internazionale, quattro adolescenti di nazionalità tunisina sono trattenuti in stato di detenzione nell’hotspot per migranti di Messina-Bisconte, un vero e proprio lager realizzato tre anni fa perfino in spregio alle normative urbanistiche”.

Uno scandalo rilevato dall’avvocato Carmelo Picciotto dell’ASGI (Associazione per gli Studi sull’Immigrazione) con una nota inviata il 12 agosto al Prefetto, al Questore, al Garante regionale delle persone detenute e al Garante dell’infanzia del Comune di Messina.

Prosegue, quindi, la cattiva accoglienza, mentre l’attenzione dell’opinione pubblica è colpevolmente indirizzata (da una parte della politica e da tanti, troppi, mezzi di comunicazione) verso la convinzione che siano proprio i migranti a trasmettere il Covid agli italiani.

In sostanza, da un lato nessun miglioramento nella gestione degli arrivi, dall’altro un’ignobile falsificazione della realtà, perché è evidente che senza idonee misure di prevenzione tra le persone “ristrette” è facile che si diffondano i contagi.

Con il risultato di rendere inutili i controlli (che si spera vengano effettuati nel rispetto dei protocolli sanitari) cui vengono sottoposti coloro che fuggono da guerre e miseria nel momento in cui i “positivi” non vengono distanziati dagli altri.

Anzi, come denuncia Mazzeo: “Le autorità italiane hanno deliberatamente consentito che venissero ammassati centinaia di migranti (adulti e minori insieme) in strutture fatiscenti come gli hotspot di Lampedusa, Pozzallo e Bisconte-Messina dopo che erano stati a stretto contatto con persone di cui erano state accertate le gravi condizioni di contagio da coronavirus”.

Tornando ai minori non accompagnati, ingiustamente detenuti insieme con gli adulti, il legale ha sottolineato come sino ad oggi, nonostante le note inviate, non è stato ancora disposto il trasferimento in altre strutture, né, dato questo quadro quantomeno opaco, si sa con certezza qual è il numero effettivo dei minori presenti nell’hotspot messinese. Ce ne è abbastanza per richiedere, con la dovuta forza, il rispetto di regole e diritti.

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