Nello Musumeci“Tutti i migranti negli hotspot e in ogni centro di accoglienza devono essere improrogabilmente trasferiti e ricollocati in altre strutture fuori della Regione siciliana, non essendo allo stato possibile garantire la permanenza nell’Isola nel rispetto delle misure sanitarie di prevenzione del contagio”. Così il presidente della Regione Sicilia, Musumeci.

Che aggiunge:”al fine di tutelare e garantire la salute e l’incolumità pubblica, in mancanza di strutture idonee all’accoglienza, è fatto divieto di ingresso, transito e sosta nel territorio della Regione siciliana da parte di ogni migrante che raggiunga le coste siciliane con imbarcazioni di grandi e piccole dimensioni comprese quelle delle Ong”.

L’ordinanza è del 23 agosto, il tutto dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, avvenire entro 24 ore.

Ovvia la risposta del Viminale, “la materia è di competenza statale”. Ne consegue che la presunta ordinanza non ha alcun valore.

Un provvedimento, peraltro, che ricorda la stessa ignoranza istituzionale dimostrata da Salvini quando chiese al Capo dello Stato di sciogliere il CSM (Consiglio Superiore della Magistratura).

Temiamo, però, in questo caso, che il nostro, pur essendo perfettamente consapevole di aver proposto un provvedimento quantomeno farlocco, voglia lucidamente perseguire un altro obiettivo: giocare sulle paure della popolazione, giustamente preoccupata per l’andamento della pandemia da Covid 19.

Una presa di posizione, quella del Presidente, particolarmente grave, dato lo scarso impegno della Regione Sicilia nell’effettuare i tamponi che, permettendo di individuare i cosiddetti asintomatici, rappresentano, oltre alle corrette pratiche igieniche, il modo migliore per limitare lo sviluppo dell’epidemia. I numeri sono impietosi: il 22 agosto a fronte dei quasi 78.000 controlli in Italia, la Sicilia ne ha fatto solo 2220!

E’, perciò, evidente che, non facendo il proprio lavoro, Musumeci deve spostare l’attenzione, parlare di altro. Invece di riorganizzare le strutture sanitarie in modo che siano in grado di fronteggiare una possibile seconda ondata, è molto più facile sollecitare diffidenze e paure.

Paure e diffidenze da indirizzare, ovviamente, verso la parte più fragile ed emarginata della popolazione: le persone extracomunitarie che approdano nella nostra Isola. Ancora una volta si ripetono luoghi comuni destituiti di fondamento.

Infatti, come scrive Scienzainrete (5.8.2020), va ricordato che: “ogni migrante che giunge in Italia è sottoposto a tampone e posto in isolamento se positivo e in quarantena se negativo. Prima di essere trasferiti e distribuiti tra le regioni, tutti sono sottoposti a test sierologico. All’arrivo a destinazione sono nuovamente sottoposti a tampone e posti in isolamento fino a quando giunge il risultato”.

Tutto ciò fa sì che la prevalenza di infezione sia molto più bassa rispetto a quella della popolazione italiana del nord; altro che migranti nuovi untori!

Paradossalmente, Musumeci sostiene che il suo “pseudoprovvedimento” serve a evitare lo sviluppo di atteggiamenti razzisti. Non ci stupiamo, ma ci indigniamo. Nel passato, infatti, aveva più volte affermato che occorreva aiutare i migranti a “casa loro”. In tanti anni, qualcuno è mai venuto a conoscenza di interventi, anche minimi, in questa direzione?

Una regione allo sbando, un Paese che ha accettato la chiusura delle scuole, ma non quella delle discoteche, un sistema di accoglienza che fa acqua da tutte le parti e, allo stesso tempo, calpesta i più elementari diritti di chi fugge da guerra e miseria e determina preoccupazioni in una parte della popolazione locale.

O si affrontano questi problemi (e si coinvolge la stessa Unione Europea), o crescerà la logica del farsi giustizia da sé, la paura e l’emarginazione nei confronti di chi è maggiormente in difficoltà. Problemi che meriterebbero soluzioni coraggiose, che a oggi non si intravedono, anche da parte del Governo.

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One Response to “Musumeci, l’ordinanza che non ordina”

  1. La vera emergenza è data dalle morti in mare
    e dai danni provocati dai Decreti Sicurezza

    Il Centro Astalli Palermo e il Centro Astalli Catania, sedi territoriali del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati in Italia, da molti anni in prima linea nella cura e nell’accoglienza della popolazione migrante in Sicilia, esprimono seria preoccupazione per la situazione dei migranti arrivati di recente sull’isola e per l’accoglienza loro riservata.

    In particolare ci pare necessario ribadire che la vera emergenza è data dalle persone che muoiono nel Mediterraneo e dalle cause che li spingono a fuggire dai loro Paesi vessati da guerre, crisi umanitarie e gravi ingiustizie sociali. Ogni giorno nei nostri servizi ne raccogliamo le testimonianze e cerchiamo di accompagnarli nei loro non facili percorsi legali e sanitari.

    Gli arrivi via mare registrati dal Ministero dell’Interno ci parlano di 17.264 persone arrivate dall’inizio dell’anno al 21 agosto 2020, 2.200 persone in meno rispetto allo stesso periodo, nel 2018.

    Alla luce di questi dati chiediamo alle istituzioni di evitare toni allarmistici che alimentano paure e di proporre, invece, soluzioni progettuali che tutelino i diritti dei migranti e la salute pubblica.

    In particolare chiediamo alla regione Sicilia di attuare tempestivamente una collaborazione fattiva con gli enti di tutela presenti sul territorio perché si faccia il possibile per gestire gli arrivi e le presenze dei migranti nell’interesse e nella sicurezza di tutti, tenendo conto delle vulnerabilità di cui molti di loro sono portatori, essendo spesso vittime di tortura, violenze e violazioni gravi dei diritti umani ed essendoci tra di loro numerose donne e bambini.

    Non ci troviamo di fronte ad un’emergenza inaspettata, piuttosto oggi paghiamo il prezzo altissimo degli effetti dei decreti sicurezza: le politiche migratorie, restrittive, di chiusura – se non addirittura discriminatorie – che hanno caratterizzato l’ultimo anno, acuiscono precarietà di vita, esclusione e irregolarità, rendendo l’intera società più vulnerabile. Oggi in Sicilia vediamo i danni provocati dal non aver investito in protezione, accoglienza e integrazione dei migranti.

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