cartello sul retro Monte di PietàPensate che ciò che accade in pieno centro storico debba essere conosciuto da tutti?

A Catania non è così.

A due passi da piazza Stesicoro, in via S. Euplio, c’è un edificio di notevole rilevanza, l’ex Monte di Pietà.

Da tempo è oggetto di un significativo intervento urbanistico, che ne cambierà la destinazione e, probabilmente, modificherà l’area circostante, si parla, sul retro Monte di Pietàad esempio, della costruzione di un parcheggio interrato.

Bene, chi si aspettasse di trovare nel cantiere i cartelli in cui sono segnalati i dati dei lavori da eseguire e le relative autorizzazioni può mettersi il cuore in pace.

A dire la verità sono presenti ben due cartelli (uno sul fronte e l’altro sul retro dell’edificio), peccato che siano del tutto illeggibili.

particolare del cartelloE ciò nonostante la legge, d.P.R. 380/2001, comma 4 dell’art. 27, preveda espressamente l’obbligo di esposizione del cartello di cantiere.

In attesa che la committenza dia ai cittadini le corrette, e dovute, informazioni, e che le autorità preposte intervengano quantomeno con una multa, ci impegneremo perché tutti possano seguire l’evoluzione del progetto.

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One Response to “Cartelli illeggibili, cosa succede al Monte di Pietà?”

  1. Che io sappia e da tanti anni, poiché avevo fatto l’accesso agli atti intorno al 2010/’11, il committente e proprietario era riconducibile al dottor Aldo Palmeri, ex Edizioni Property (Gruppo Benetton), poi insieme a Parnasi dentro l’ISTICA o come poi si è chiamata.
    Ricordo che il cantiere era già attivo quando io esaminai gli elaborati: ricordo che dalla Soprintendenza di Catania poco prima gli istruttori della pratica avevano espresso parere negativo. Ricordo che fu incaricata quale tecnico – esperto a sostegno o perito di parte (non ricordo se progettista) l’allora Soprintendente di Ragusa, architetto Vera Greco: la legge al tempo consentiva ad un dirigente di un ufficio pubblico di altra provincia di esercitare la professione nel territorio di altra provincia. Il progetto era molto molto lesivo delle caratteristiche spaziali, tipologiche interne, in quanto moltiplicava le superfici utili al fine di renderle funzionali alla nuova destinazione d’uso richiesta dalla committenza. Questo effetto si otteneva suddividendo la principale altezza ininterrotta che assecondava la presenza delle altissime scaffalature con scale , nelle quali i pegni venivano collocati. Tutto si può fare: ma lo si deve sapere fare ricercando un delicato e qualificato quanto difficile equilibrio fra forma da tutelare e innovazione interpretativa e non snaturante. Temo che in questo caso ci sia stata una licenza di procedere a piacimento, in ossequio al più becero senso del profitto.

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