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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Ambiente</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Riuso, quando la fantasia incontra l&#8217;ecologia</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 05:30:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Originali, simpatiche e soprattutto ecologiche sono le borsette portate in dono dalla signora N., messicana, alla nuora catanese e alle altre donne della sua famiglia. Lavorate ad uncinetto con filo di cotone di vari colori, sono arricchite da “borchie” metalliche che -solo ad una attenta osservazione- si rivelano per quel che sono: linguette di lattine. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-_ikPBKCnXWI/TwWG9CiF2lI/AAAAAAAAI9s/5phLDQ-j1nw/s600/08%252520P1080671_2_e.jpg" alt="" width="288" height="216" />Originali, simpatiche e soprattutto <strong>ecologiche</strong> sono le borsette portate in dono dalla signora N., messicana, alla nuora catanese e alle altre donne della sua famiglia. Lavorate ad uncinetto con filo di cotone di vari colori, sono arricchite da “borchie” metalliche che -solo ad una attenta osservazione- si rivelano per quel che sono: <strong>linguette di lattine</strong>.</p>
<p><strong>Invece di buttarle vie</strong> la signora N. le raccoglie e poi confeziona le<span id="more-28903"></span> sue borsette, abbinando in modo creativo forme e colori. Riceve le linguette dalle amiche e dalle vicine di casa, le ha chieste persino ai passeggeri dell&#8217;aereo che l&#8217;ha condotta in Italia.</p>
<p>Senza sapere nulla delle <strong><a href="http://www.normativasanitaria.it/normsan-pdf/CEE/2009/27076_1.pdf" target="_blank">raccomandazioni dell&#8217;Unione Europea</a></strong>, sta realizzando una forma originalissima di riuso.</p>
<p>Il riuso o riutilizzo è collocato infatti al secondo posto della gerarchia dei rifiuti, nelle indicazioni del Parlamento Europeo. Al primo posto, sotto il nome di Prevenzione, c&#8217;è la <strong>riduzione</strong> del numero di rifiuti, la pratica più importante e purtroppo meno praticata.</p>
<p>Subito dopo viene indicato il <strong>riuso</strong> e solo al terzo posto il <strong>riciclo</strong>, che prevede il recupero dei materiali e il loro reinserimento nel processo produttivo. In pratica il riciclo presuppone la raccolta differenziata dei materiali (plastica, lattine, carta, vetro), la loro depurazione e trasformazione, al fine di utilizzarli come “materie prime seconde” nella realizzazione di altri oggetti.</p>
<p>E&#8217; un trattamento dei rifiuti più intelligente e meno dannoso per l&#8217;ambiente rispetto al buttar via nell&#8217;indifferenziata (che finisce in discarica), ma ha comunque un <strong>costo</strong>, economico e ambientale. La selezione e la trasformazione dei materiali avvengono infatti attraverso dei macchinari, che costano e che hanno bisogno di<strong> energia</strong>. E stiamo trascurando le spese e le emissioni necessarie per il trasporto&#8230;</p>
<p>Prima di conferire bottiglie, lattine e cartoni nei cassonetti della raccolta differenziata (gesto comunque di civiltà), chiediamoci se possiamo <strong>noi stessi</strong> riutilizzare quel rifiuto di cui stiamo per disfarci. Le possibilità sono tante, a partire da <strong>idee di facile e immediata realizzazione</strong> fino ad arrivare a esecuzioni più complesse e talora ricercate.</p>
<p>Possiamo cominciare a tagliare le bottiglie di plastica più resistente per realizzare contenitori per la cucina, a riutilizzare il retro dei fogli scritti o <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />stampati su un solo verso, a costruire cassetti aggiuntivi con scatole di cartone. Possiamo poi <strong>passare a utilizzi più creativi e originali</strong>, come già fanno molte persone che vivono anche a pochi chilometri da casa nostra, alle quali pensiamo di chiedere di parlarci della loro esperienza. E come ha fatto la signora N.</p>
<p>Sulle indicazioni del Parlamento europeo, leggi su Argo <a href="http://www.argocatania.org/2009/06/05/indicazioni-disattese/" target="_blank">Indicazioni disattese</a></p>
<p><object width="600" height="400" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="https://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" /><param name="flashvars" value="host=picasaweb.google.com&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2F108735381137074930479%2Falbumid%2F5694105610375986721%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26authkey%3DGv1sRgCNH4v6Gg29L3_QE%26hl%3Dit" /><param name="pluginspage" value="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /><embed width="600" height="400" type="application/x-shockwave-flash" src="https://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" flashvars="host=picasaweb.google.com&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2F108735381137074930479%2Falbumid%2F5694105610375986721%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26authkey%3DGv1sRgCNH4v6Gg29L3_QE%26hl%3Dit" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /></object></p>
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		<title>Acqua Vera, non consegniamo ai privati l’acqua pubblica</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 05:56:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attività produttive]]></category>
		<category><![CDATA[Enti Locali]]></category>
		<category><![CDATA[acqua pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Comitato civico per la difesa dell'acqua pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di S. Stefano Qusquina]]></category>
		<category><![CDATA[Sanpellegrino]]></category>

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		<description><![CDATA[A tutti è nota la drammatica situazione idrica in cui versano Agrigento e la sua provincia che, a causa della limitatezza delle risorse e della loro cattiva gestione, costringono gli abitanti del luogo a continui razionamenti dei consumi. Una delle principali fonti di approvvigionamento della provincia agrigentina è il bacino idrico che si trova nell’area [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/-QzkYRq5mnVk/TyHc8yI3WII/AAAAAAAAJb4/5uyjD4F1yCg/s234/santarosalia.jpg" alt="" width="234" height="216" />A tutti è nota la <strong>drammatica situazione idrica</strong> in cui versano <strong>Agrigento</strong> e la sua provincia che, a causa della limitatezza delle risorse e della loro cattiva gestione, costringono gli abitanti del luogo a continui razionamenti dei consumi.</p>
<p>Una delle principali fonti di approvvigionamento della provincia agrigentina è il <strong>bacino idrico</strong> che si trova nell’area dei Monti Sicani, in territorio del comune di<strong> S. Stefano Quisquina.</strong></p>
<p>In quello stesso bacino si trovano i<span id="more-29844"></span> <strong>pozzi di Margimuto</strong> che, contro ogni logica che vorrebbe fosse prioritario l&#8217;interesse pubblico, sono dati in concessione alla Nestlè Vera s.r.l. (oggi Sanpellegrino s.p.a).</p>
<p>Da essi, la società estrae l’acqua che poi viene confezionata e venduta col marchio<strong> ‘Acqua Vera &#8211; S. Rosalia’</strong> (non è nota la quota di partecipazione azionaria della santa palermitana).</p>
<p>La stessa società aveva fatto istanza presso l’Ente Minerario di Caltanissetta di un <strong>aumento delle potenzialità di emungimento</strong> di altri 10 litri al secondo, che si aggiungono ai 10 litri già concessi, ma la richiesta era stata bloccata da una delibera della Giunta Regionale del 2009 che però è stata dichiarata illegittima da una sentenza del Tribunale Superiore delle Acque di Roma, a cui la multinazionale svizzera si era rivolta.</p>
<p>Dove sta il <strong>problema</strong>? Nel fatto che, secondo il Comune e i cittadini, l&#8217;azienda sottrae acqua alla comunità, perché i pozzi in concessione fanno parte dello<strong> stesso bacino idrico</strong> da cui si attinge l’acqua potabile per uso pubblico.</p>
<p>Lo studio idrogeologico più accreditato risale agli anni ‘80, epoca in cui si arrivò alla chiusura del<strong> pozzo allora in concessione alla Montecatini</strong>, che si trovava in prossimità della stessa zona della fonte della Nestlè, e che, prelevando dai suoi pozzi 40 litri al secondo, aveva provocato l’essiccamento della fonte di Capo Favara che alimenta i paesi del circondario.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 307px"><a href="https://lh6.googleusercontent.com/-62EfyobyxQQ/TyHcv4fBETI/AAAAAAAAJdE/HNT_RtiQPuo/s576/acquassqnon%2520potabile.jpg" target="_blank"><img class="    " src="https://lh6.googleusercontent.com/-62EfyobyxQQ/TyHcv4fBETI/AAAAAAAAJdE/HNT_RtiQPuo/s576/acquassqnon%2520potabile.jpg" alt="" width="297" height="419" /></a><p class="wp-caption-text">a Santo Stefano Quisquina l’acqua non è ancora potabile</p></div>
<p>La <strong>guerra con la Nestlè</strong> in difesa della propria acqua la popolazione locale l’aveva iniziata nel <a href="http://www.repubblica.it/2006/a/rubriche/piccolaitalia/acqua-agrigento/acqua-agrigento.html" target="_blank">2007</a>, al momento in cui la società svizzera si era insediata, subentrando alla Società Rossini a cui, nel 2006, la Regione Siciliana aveva dato la concessione per l’emungimento di dieci litri di acqua al secondo.</p>
<p>Alla nuova concessionaria era stato accordato un primo aumento a 20 litri al secondo, e poi ancora un terzo, a 30 litri al secondo.</p>
<p>Da una dichiarazione della stessa società Sanpellegrino si desume che arrivavano a produrre <strong>46 mila bottiglie</strong> da 2 litri l’ora. Se si fanno due conti, appare chiaro che si tratta di un prelievo di ben 92.000 litri l’ora, 25,55 litri al secondo. Se si fossero fermati ai 10 litri al secondo, non sarebbero potuti andare al di là di 18 mila bottiglie da 2 litri.</p>
<p>Ora, se la prima concessione poteva essere compatibile con le potenzialità dell’intero bacino idrico, i successivi aumenti rischiano di <strong>compromettere un già delicato equilibrio idrologico</strong> delle sorgenti.</p>
<p>Si aggiunga inoltre che a questo rischio si somma la<strong> beffa economica</strong>. Il guadagno dei siciliani, oltre allo stipendio dei 22 impiegati, sta tutto nell’astronomico canone annuo di euro 254,15 che la Nestlè ha ereditato dalla Rossini (duecentocinquantaquattro euro all’anno, avete letto bene) con l’aggiunta della esorbitante cifra di 619,75 euro di tassa per la concessione governativa. Uno sproposito!</p>
<p>Il risultato è che rischiamo di essere costretti a <strong>pagare la nostra acqua</strong>, che potremmo avere aprendo i rubinetti, ad una multinazionale estera che, a questi ritmi, lascerà nel giro di qualche decennio tutta la zona interna della Sicilia <strong>a bocca asciutta</strong>.</p>
<p>Il <strong>Comitato Civico per la difesa dell’acqua pubblica</strong> ha chiesto all’Amministrazione del Comune di S. Stefano Quisquina di opporsi con decisione a questo ennesimo atto di spoliazione del patrimonio idrico del territorio.</p>
<p>Il Comune ha tempo fino a oggi, 28 gennaio, per far valere le sue ragioni.</p>
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		<title>Lezioni &#8220;teoriche&#8221; di differenziata</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 05:59:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Enti Locali]]></category>
		<category><![CDATA[Ipi-Oikos]]></category>
		<category><![CDATA[Liceo Boggio Lera]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta differenziata]]></category>
		<category><![CDATA[scuole]]></category>

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		<description><![CDATA[Ottima idea davvero quella di coinvolgere alcune scuole di Catania “in un progetto di eco-comunicazione sulla raccolta differenziata in città”. E che modo originale di impostarlo: studenti universitari saliranno in cattedra e spiegheranno ai ragazzini perchè e come differenziare! Al progetto dà diffusione il quotidiano cittadino e &#8211; già che c&#8217;è &#8211; approfitta dell&#8217;occasione per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ottima idea davvero quella di coinvolgere alcune scuole di Catania “in un progetto di <strong>eco-comunicazione sulla raccolta differenziata</strong> in città”. <img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/-wjfCDTFZ1zY/TxntOW0FleI/AAAAAAAAJX8/SsQfPudqBck/s280/differenziata.jpg" alt="" width="280" height="181" />E che modo originale di impostarlo: studenti universitari saliranno in cattedra e spiegheranno ai ragazzini perchè e come differenziare!</p>
<p>Al progetto dà diffusione il quotidiano cittadino e &#8211; già che c&#8217;è &#8211; approfitta dell&#8217;occasione per offrire la giusta <strong>visibilità</strong> al sindaco, all&#8217;assessore, ai professori universitari e persino ai rappresentati dell&#8217;Ipi-Oikos, tutti citati con nome e cognome per<span id="more-29484"></span> essere intervenuti alla lezione inaugurale del corso di formazione rivolto ai futuri “maestri” di differenziata. Una bella <strong>vetrina</strong> davvero! E per giunta, questa volta, per una iniziativa che sembra finalmente affrontare il nodo dell&#8217;educazione ambientale. Sembra. Perchè c&#8217;è qualcosa che non quadra.</p>
<p><strong>Come</strong> faranno infatti ad insegnare la differenziata ai ragazzini degli istituti comprensivi? Belle <strong>parole</strong> e qualche power point? Non c&#8217;è bisogno di disturbare un noto detto tradizionale cinese (“se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio imparo”), per chiedersi se non sarebbe stato meglio far sì che imparassero innanzi tutto dalla pratica.</p>
<p>Possibile che i responsabili della ditta e i docenti universitari abbiano letto <a href="http://www.argocatania.org/2011/11/05/raccolta-differenziata-tempistica-rovesciata/" target="_blank">il nostro articolo sulla tempistica rovesciata</a>? Ma in questo caso, in una ambiente &#8220;protetto&#8221; come la scuola, non dovrebbe essere difficile abituare gli alunni ad utilizzare gli appositi cassonetti innanzi tutto nella <strong>pratica</strong> quotidiana. Qualche spiegazione più teorica sarebbe un utile e opportuno condimento, purchè i contenitori di cui si parla siano  a portata di mano&#8230;</p>
<p>E, invece, si è scelto di fare subito un po&#8217; di <strong>teoria</strong> (dopo tutto è più semplice organizzare le lezioni che la differenziata&#8230;); per la pratica vedremo se e quando.</p>
<p>Il “raggruppamento d&#8217;impresa&#8221; che gestisce la differenziata <strong>pare che non sia ancora organizzato</strong> per una raccolta nelle scuole. Lo ha detto chiaro il responsabile della differenziata alla professoressa &#8220;Rompipalle&#8221; del Liceo Boggio Lera di Catania.</p>
<p>La professoressa, infatti,  sta cercando da un anno di reintrodurre nella sua scuola la raccolta differenziata, che &#8211; prima del mega appalto alla Ipi-Oikos &#8211; si era riusciti ad organizzare. Il <strong>prelievo del materiale differenziato</strong> era curato dagli operatori del porta a porta che si è fatto per un anno, in via sperimentale, in una parte della città.</p>
<p><strong>Finito il progetto</strong>, che era stato finanziato con fondi europei, gli operatori appositamente assunti sono stati licenziati e anche la raccolta al Liceo Boggio Lera è finita. Ma come&#8230; gli studenti si erano appena abituati e avevano imparato a farla per benino, e con loro anche i docenti e gli addetti alla segreteria&#8230;. Eh sì, proprio come i cittadini dell&#8217;esperimento del porta a porta: giusto il tempo di abituarsi e ..stop.</p>
<p>Ma la professoressa rompipalle non demorde. Visite all&#8217;assessorato, telefonate, numeri verdi e quant&#8217;altro: adesso vediamo, le mandiamo qualcuno per controllare la situazione, ci lasci il <strong>tempo di organizzarci</strong>. Passano i mesi, passa un anno dal mega-appalto, non bisogna disperare e, infatti, finalmente l&#8217;insegnante riesce a parlare con il responsabile della differenziata.</p>
<p>Professoressa, ma che tipo di contenitori vuole, ma proprio dentro la scuola, al massimo le posso mandare un carrellato per la <strong>carta</strong>&#8230; Ma la <strong>plastica</strong>- ribatte l&#8217;insegnante-, quella delle bottigliette di acqua trasparente, pregiata, quella con cui si fa il pile, sa quanta se ne consuma&#8230; i nostri studenti sono mille e ottocento&#8230; e poi le <strong>lattine</strong>, ci vuole tanta energia per produrre l&#8217;alluminio, le dobbiamo proprio buttare?</p>
<p>Risposta: cosa vuole che le dica, per ora <strong>non</strong> siamo organizzati.. e poi <strong>ci manca</strong> il personale&#8230;</p>
<p>Conclusione. Mi raccomando non lo dite a quei <strong>licenziati del porta a porta</strong> che speravano di essere assunti e sono rimasti per strada. E non dite<img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /> ai ragazzini degli istituti comprensivi che la ditta non è ancora organizzata, altrimenti <strong>che razza di lezioni</strong> andrete a fargli?</p>
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		<title>Acqua, non scippate il referendum</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 17:43:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[acqua pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum 12 e 13 giugno]]></category>

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		<description><![CDATA[Fosse stato per i Catanesi il referendum sull&#8217;acqua del 12 e 13 giugno 2011 non avrebbe raggiunto il quorum, nonostante l&#8217;impegno di attivisti e cittadini, convinti della necessità di difendere i beni comuni, e l&#8217;acqua prima tra tutti, dall&#8217;assalto della speculazione privata. Oggi possiamo riscattarci e firmare tutti l&#8217;appello lanciato al governo Monti dal Forum [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh5.googleusercontent.com/-DPGBGpSG7jk/Tw8QA7W68NI/AAAAAAAAJLI/yLwxgRvYuDw/s380/acqua-bene-comune-120112.jpeg" alt="" width="145" height="216" />Fosse stato per i Catanesi il <strong>referendum sull&#8217;acqua</strong> del 12 e 13 giugno 2011 non avrebbe raggiunto il quorum, nonostante l&#8217;<strong>impegno</strong> di attivisti e cittadini, convinti della necessità di difendere i beni comuni, e l&#8217;acqua prima tra tutti, dall&#8217;assalto della speculazione privata.</p>
<p>Oggi possiamo riscattarci e <strong>firmare tutti l&#8217;appello</strong> lanciato al governo Monti dal <strong>Forum italiano dei movimenti per l&#8217;acqua</strong>. Nelle intenzioni del governo pare ci sia infatti la volontà di includere la gestione dell&#8217;acqua nel progetto di liberalizzazione di alcune attività economiche.</p>
<p>Ma <strong>l&#8217;acqua non è una merce</strong>, è un<span id="more-29155"></span> bene universale che va reso disponibile  a tutti e sottratto alle logiche del profitto. &#8220;Giù le mani dall&#8217;acqua&#8221; quindi, recita l&#8217;appello, ma anche &#8220;<strong>giù le mani dalla democrazia</strong>&#8220;, perchè non si può ignorare la volontà espressa da milioni di cittadini italiani che, con il referendum, hanno dimostrato di volersi riappropriare delle scelte politiche che riguardano la collettività.</p>
<p><strong><a href="http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_petitions&amp;view=petition&amp;id=181&amp;Itemid=111" target="_blank">Per firmare l&#8217;appello collegati al sito del Forum</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Imporre il controllo della rete idrica</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 07:54:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[distribuzione acqua]]></category>

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		<description><![CDATA[Pura, “leggera” e possibilmente digestiva&#8230; Così ci viene presentata l&#8217;acqua minerale in bottiglia. Una volta c&#8217;era l&#8217;acqua di Fiuggi della quale un urologo diceva ironicamente che “faceva bene a &#8230;Fiuggi”, permettendogli di arricchirsi. Ora ci sono sul mercato acque per tutti i gusti e per tutte le tasche. Uliveto, Lete, Levissima, ….e altre marche che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/-t_zMpnrgm0U/Tw0yob39meI/AAAAAAAAJK0/mxm4Gd2_yuw/s270/acqua_minerale.jpeg" alt="" width="270" height="179" />Pura, “leggera” e possibilmente digestiva&#8230; Così ci viene presentata <strong>l&#8217;acqua minerale in bottiglia</strong>. Una volta c&#8217;era l&#8217;acqua di Fiuggi della quale un urologo diceva ironicamente che “faceva bene a &#8230;Fiuggi”, permettendogli di arricchirsi. Ora ci sono sul mercato acque per tutti i gusti e per tutte le tasche. Uliveto, Lete, Levissima, ….e altre marche che<span id="more-29126"></span> attraversano l&#8217;Italia su camion e Tir che <strong>producono gas di scarico</strong> e consumano petrolio, risorsa energetica non rinnovabile, … se non tra milioni di anni. Senza parlare della <strong>plastica</strong> delle bottiglie, che viene riciclata solo in piccola parte. Il resto finisce in discarica e pagato a peso d&#8217;oro. Insomma chi beve acqua minerale contribuisce attivamente a <strong>rovinare l&#8217;ambiente</strong>.</p>
<p>E forse non riflette sul fatto che se l&#8217;acqua non si deteriora con il passare del tempo e con l&#8217;esposizione alla luce, se non fa la muffa e non diventa verde, è solo perchè <strong>viene trattata</strong>. Parola di Pulviscolo Discolo, che fa il chimico e di queste cose ne capisce, <a href="http://blog.ctzen.it/impattozero/2012/01/06/l%E2%80%99acqua-che-elimina-l%E2%80%99acqua-%E2%80%93-quello-che-le-pubblicita-delle-acque-minerali-non-dicono/" target="_blank">come potete leggere sul suo blog</a>.</p>
<p>C&#8217;è poi da dire che bevendo acqua in bottiglia, oltre ad inquinare l&#8217;ambiente e non tutelare la nostra salute, contribuiamo a far arricchire <strong>le società</strong> che la imbottigliano. Esse pagano <strong>canoni irrisori alle Regioni</strong> (come già denunciato da Legambiente nel 2008) facendo profitti privati su un bene pubblico, ed essenziale per la vita, come l&#8217;acqua. E, per indurci al consumo di acqua imbottigliata, ci inondano di pubblicità.</p>
<p>Tra i sostenitori dell&#8217;acqua del rubinetto ci sono i redattori di Ctzen.  Si sono fatti <strong><a href="http://ctzen.it/2012/01/03/il-viaggio-dellacqua-dalla-fonte-al-rubinetto-la-sidra%C2%ABe-ottima-e-si-puo-bere%C2%BB/" target="_blank">spiegare e mostrare</a></strong> dai tecnici della Sidra quali siano i pozzi di provenienza dell&#8217;acqua che arriva nelle nostre case. Per dirci che è acqua buona e possiamo berla.</p>
<p>Tutto vero quello che dicono: l&#8217;acqua di pozzo, emunta a 180 metri di profondità è sicuramente buona. Ma è proprio vero che si mantenga tale anche <strong>durante il percorso</strong>?</p>
<p>Chi beve acqua minerale può esservi indotto dalla pubblicità, ma in genere nutre <strong>dubbi ben motivati</strong> sulla purezza dell&#8217;acqua che esce dal rubinetto. E&#8217; un fatto che talvolta ha un brutto sapore o addirittura uno strano colore &#8230;</p>
<p>Per arrivare ai nostri rubinetti l&#8217;acqua percorre alcuni kilometri in <strong>tubazioni</strong> che <strong>non</strong> sono <strong>adeguatamente monitorate e manutenzionate</strong>, come dimostrato dalla notevole quantità di acqua che viene perduta nelle dispersioni della rete fra la stazione di pompaggio e l&#8217;utente finale. Quando l&#8217;erogazione viene per qualche motivo interrotta, <strong>le tubazioni vanno sottovuoto</strong> perchè l&#8217;acqua residua scorre verso i punti più bassi della rete e dalla falle della tubazioni vengono aspirati i liquami che impregnano il terreno in cui sono immerse (gran parte della citta non è servita da fogne, ma da <strong>pozzi neri</strong> ed anche le condotte fognarie non sono integre ed a tenuta stagna). Quando ricomincia l&#8217;erogazione,  i liquami aspirati dentro le tubazioni vengono spinti dall&#8217;acqua e diffusi nella rete di distribuzione fino ai rubinetti delle case.</p>
<p>Non c&#8217;è allora alternativa all&#8217;acqua in bottiglia? L&#8217;alternativa c&#8217;è, è quella di richiedere con determinazione che i fornitori (Sidra, ma anche Carcaci, Acoset&#8230;) <strong>garantiscano la qualità dell&#8217;acqua</strong>, e ne siano responsabili, non solo all&#8217;uscita dall&#8217;impianto, ma <strong>al punto di fornitura all&#8217;utenza</strong>.</p>
<p>Per ottenere i controlli e la manutenzione necessaria non basta evidentemente la richiesta e/o la protesta dei singoli. E&#8217; necessario unire le forze, costituire un <strong>comitato di cittadini</strong> e, se necessario, imporre controlli periodici sulla <strong>integrità della rete di distribuzione</strong>. Avremo così un&#8217;acqua sicuramente non contaminata e saranno evitate quelle perdite per le quali la rete idrica italiana è stata definita un colabrodo, soprattutto al sud.</p>
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		<title>Gli ambientalisti a Monti: &#8220;Bocci quel ponte&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 06:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attività produttive]]></category>
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		<description><![CDATA[245 pagine per dire a Monti di bocciare il ponte sullo Stretto. Il dossier, che è anche un grido d&#8217;allarme, è stato presentato lo scorso 20 dicembre da un gruppo di associazioni ambientaliste, Fai, Italia Nostra, Legambiente, Man-Associazione mediterranea per la Natura e Wwf. In esso sono illustrate serie e puntuali osservazioni al progetto del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgtoggle left"><img class="small big alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-H5HCkuGZ9Qc/TH6OuydFpQI/AAAAAAAAATU/ls_9XuNBt-s/s800/b5k4k4%25255B1%25255D.jpg" alt="" width="260" height="145" /></div>
<p>245 pagine per dire a Monti di bocciare il ponte sullo Stretto. Il <strong>dossier</strong>, che è anche un grido d&#8217;allarme, è stato presentato lo scorso 20 dicembre da un gruppo di associazioni ambientaliste, <strong>Fai, Italia Nostra, Legambiente, Man-Associazione mediterranea per la Natura e Wwf. </strong>In esso sono illustrate serie e<span id="more-28551"></span> puntuali osservazioni al progetto del Ponte, millantato come definitivo, elaborate da 30 esperti e docenti universitari di varie discipline.</p>
<p>Ma già precedentemente, il 10 novembre, era stata inviata al ministero dell&#8217;Ambiente una<strong> diffida relativa al correttezza del documento di Valutazione d’impatto ambientale </strong>dello stesso progetto.</p>
<p>Il dossier è stato accompagnato da <strong><a href="http://www.italianostra.org/wp-content/uploads/11_12_20_Comunicato-Stampa_Ambientalisti_Ponte-sullo-Stretto_.pdf" target="_blank">un appello al Governo </a></strong>con cui <strong>si chiede formalmente “il rigetto del progetto definitivo </strong>del ponte sullo Stretto di Messina redatto dalla Stretto di Messina SpA (Concessionaria interamente pubblica) e da Eurolink (General Contractor -GC, con a capofila Impregilo), che costa 66 milioni di euro di fondi pubblici (come previsto nel contratto tra concessionaria e GC), per degli <strong>elaborati</strong> che, a giudizio delle associazioni ambientaliste, risultano essere <strong>estremamente carenti</strong> sia dal punto di vista tecnico che dell’impatto ambientale, naturalistico, paesaggistico e idrogeologico, ed evitando così di superare il <strong>punto di non ritorno</strong> che obbligherebbe lo Stato a versare altri 56 milioni di euro per il progetto esecutivo e a pagare penali fino a 425 milioni di euro nel caso dell’avvio anche di un solo cantiere per l’opera principale o delle opere connesse.”</p>
<p>Non si manca di sottolineare che, in un momento in cui si è costretti a tagliare <strong>risorse </strong>per le esigenze più quotidiane, si rischia di congelarne un’ingente quantità <strong>per un solo progetto, il cui costo aumenta di anno in anno</strong> (solo dall’aprile 2010 al luglio 2011 si è passati da 6,3 ad 8,5 miliardi di euro: + 34%), mentre sarebbe molto più ragionevole impiegarle per uno sviluppo reale del Mezzogiorno, per il risanamento del suo territorio e per interventi di adeguamento e ammodernamento delle infrastrutture esistenti, a cominciare dal potenziamento delle ferrovie siciliane e dal completamento dei lavori dell’A3 Salerno-Reggio Calabria e della SS106 Ionica.</p>
<p>Sarebbe lungo elencare in una breve nota tutte le <strong>osservazioni di natura strettamente tecnico-ingegneristica </strong>che il gruppo di lavoro ha elencato e descritto nel documento.</p>
<p>La constatazione che la <strong>procedura di VIA speciale per le infrastrutture strategiche non è stata rispettata</strong> perché l’opera in fase di progettazione ha subito modifiche sostanziali sia sotto il profilo dello sviluppo verticale (le torri sono state rialzate sino a circa 400 metri, rispetto ai 382,6 metri del progetto preliminare), che dell’orientamento lineare (si tratta di un ponte sospeso a campata unica di 3,3 km di lunghezza, il cui blocco di ancoraggio è stato spostato di 10 metri con conseguente differimento delle fondazioni sui versanti siculo e calabro, e rotazione dei pilastri e della struttura principale), come dello sviluppo orizzontale (modifica strutturale e dell’inclinazione dell’impalcato).</p>
<p>Viene evidenziato anche che la larghezza dell&#8217;impalcato è enormemente maggiore di quella necessaria al flusso di traffico e che sono totalmente <strong>false e contrarie all&#8217;andamento degli ultimi anni le previsioni di traffico</strong>.</p>
<p>Si passa poi a denunciare la<strong> mancata valutazione di incidenza che il Ponte avrebbe sulla fauna e sugli habitat</strong>, essendo l’area dello Stretto un’ecozona importantissima sia per la migrazione degli uccelli, sia per il passaggio dei cetacei e di molte specie di pesci pelagici.</p>
<p>Il progetto <strong>manca poi di un quadro di dettaglio di opere connesse essenziali </strong>quali la stazione di Messina e i raccordi ferroviari sul versante calabro e presenta gravi carenze riguardo alle descrizioni delle componenti <strong>geosismotettoniche</strong> in una delle zone a più elevato rischio sismico del Mediterraneo.</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
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</ul>
</div>
<p>Si mette ancora in evidenza<strong> l’assenza del Piano Economico Finanziario </strong>per <strong>un’opera </strong>che, oltre ad essere inutile è anche <strong>sovradimensionata</strong>, poiché sarà utilizzata a regime in una percentuale compresa tra il 10 e il 15% della propria capacità, mentre d’altra parte si finge di ignorare che essa è stata <strong>cancellata lo scorso ottobre dalla lista dei dieci corridoi delle Reti transeuropee </strong>(TEN-T) di trasporto su cui punta l’Unione Europea entro il 2030, poiché ritenuta non sostenibile per l’elevatissimo impatto ambientale, sociale ed economico e inutile per la mobilità del Paese.</p>
<p>L’invito è rivolto direttamente al <strong>premier </strong>nella sua veste di<strong> coordinatore del CIPE </strong>– Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica – e chiede “che il Comitato consideri il <strong>progetto </strong>definitivo del ponte, a proprio insindacabile giudizio,<strong> non meritevole di approvazione </strong>(…) senza che il Contraente generale possa avanzare richieste per il riconoscimento di maggiori compensi e/o pretese, c chiedendo, conseguentemente, che la Stretto di Messina SpA <strong>receda dal contratto pagando solo le spese sino a quel momento sostenute</strong> dal General Contractor.”</p>
<p>Ci fa particolarmente piacere notare come questo autorevole documento riprenda buona parte delle <strong>osservazioni </strong>che, in parecchi interventi precedenti, sono state <strong>da noi proposte</strong>. Il nostro auspicio è che questo nuovo governo porga l&#8217;orecchio al <strong>grido di allarme </strong>che finalmente è stato sollevato anche da ambienti non sospettabili di ideologia.</p>
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		<title>Il Politecnico condanna il Muos, danni alla salute e al traffico aereo</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/12/16/il-politecnico-condanna-il-muos-danni-alla-salute-e-al-traffico-aereo/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 05:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[S.O.S. per Niscemi, pericolo MUOS. Il nuovo sistema di comunicazioni satellitari dei militari usa, può fare ammalare, può causare interferenze nella strumentazione aerea e può, persino, fare scoppiare, se poco distanti, bombe e ordigni bellici. Un grido d&#8217;allarme che lanciano in tanti ormai. L&#8217;ultima denuncia, particolarmente circostanziata, viene dal Politecnico di Torino ed è stata raccolta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignright" src="https://lh5.googleusercontent.com/-9rMAVrDzwgo/TrrvIjHkBAI/AAAAAAAAH4s/EtrWcYUPp4U/s800/muos-at-naval-computer-and-telecommunications-area-master-station-pacific-wahiawa-hawaii.jpg" alt="" width="288" height="193" />S.O.S. per Niscemi, pericolo MUOS</strong>. Il nuovo sistema di comunicazioni satellitari dei militari usa, può fare ammalare, può causare interferenze nella strumentazione aerea e può, persino, fare scoppiare, se poco distanti, bombe e ordigni bellici. Un grido d&#8217;allarme che lanciano in tanti ormai. L&#8217;ultima denuncia, particolarmente circostanziata, viene dal <strong>Politecnico di Torino </strong>ed è stata<span id="more-28275"></span> raccolta da <a href="http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2011/12/il-no-del-politecnico-di-torino-al.html" target="_blank"><strong>Antonio Mazzeo</strong> nel suo blog.</a></p>
<p>&#8220;La stazione di telecomunicazioni MUOS <strong>(Mobile User Objective System)</strong> prevista a Niscemi, comporta gravi rischi per la popolazione e per l’ambiente, tali da impedirne la realizzazione in aree densamente popolate, come quella adiacente la cittadina di Niscemi&#8221;. Firmatari dell&#8217;allarmante rapporto sono due studiosi con curricula di tutto rispetto: <strong>Massimo Zucchetti</strong>, professore ordinario di Impianti Nucleari del Politecnico di Torino e research affiliate del Massachusetts Institute of Technology (USA) e <strong>Massimo Coraddu,</strong> consulente esterno del dipartimento di Energetica del Politecnico ed ex ricercatore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). I due hanno, nei giorni scorsi, consegnato un report al <strong>sindaco di Niscemi Giovanni di Martino</strong> che, a sua volta, lo ha &#8220;girato&#8221; al governatore <strong>Lombardo</strong>, accompagnandolo con la richiesta di sospendere l&#8217;autorizzazione all&#8217;impianto.</p>
<p>La Regione siciliana aveva autorizzato i lavori il primo giugno scorso, basandosi su uno studio della <strong>facoltà di ingegneria dell&#8217;Università di Palermo</strong>. Secondo il Politecnico di Torino, i docenti siciliani e anche gli esperti nominati dalle forze armate statunitensi hanno sottovalutato o, addirittura, ignorato i rischi e i danni derivanti dall&#8217;istallazione&#8221;.</p>
<p>“Si tratta di effetti acuti, legati a esposizioni brevi, a campi di elevata intensità; e di effetti dovuti a esposizioni prolungate a campi di intensità inferiore”, spiegano Zucchetti e Coraddu. “I primi sono essenzialmente legati all’esposizione diretta al fascio principale emesso dalle parabole MUOS, che può avvenire in seguito a un malfunzionamento o a un errore di puntamento. Ciò può provocare danni gravi e permanenti alle persone accidentalmente esposte a distanze inferiori ai 20 Km., e ciò significa che l’eventualità di una esposizione diretta al fascio riguarda l’<strong>intera popolazione di Niscemi</strong> e va considerata come il peggiore incidente possibile”.</p>
<div class="imgtoggle right"><img class="small big" src="https://lh5.googleusercontent.com/-TS7quh6Y0do/Trr1n8iDMhI/AAAAAAAAIfM/lHCJxzy4FHg/s600/mappa%252520satellitare%252520con%252520disegni.jpg" alt="" width="250" /></div>
<p>Emissioni che si aggiungerebbero a quelle che già l&#8217;abitato di Niscemi deve sopportare, visto che è investito dalle emissioni prodotte dalla stazione <strong>Naval Radio Transmitter Facility (NRTF)</strong>, &#8220;in una misura superiore ai limiti di sicurezza previsti dalla legislazione italiana”. Le emissioni, inoltre, finora non sarebbero state correttamente monitorate dall&#8217;agenzia <strong>Arpa Sicilia</strong>, sfornita di macchinari sensibili e in possesso di dati parziali o inesistenti. E di conseguenza, le rilevazioni, non sarebbero conformi alle procedure di legge.</p>
<p>Ma ecco quali sono i <strong>pericoli reali per la salute</strong>. &#8220;L’entrata in funzione dei trasmettitori del MUOS -affermano Zucchetti e Coraddu- avrà come conseguenza un incremento del rischio di contrarre vari tipi di disturbi e malattie, tra cui alcuni <strong>tumori del sistema emolinfatico</strong>, come evidenziato in numerosi studi epidemiologici”. C&#8217;è poi, &#8220;l’ipertermia con conseguente <strong>necrosi dei tessuti</strong> e l’organo più esposto è l’occhio (<strong>cataratta</strong> indotta da esposizione a radiofrequenze o a microonde). Le persone irraggiate accidentalmente potrebbero subire danni gravi e irreversibili anche per brevi esposizioni”.</p>
<p>La stazione del sistema satellitare, progettata all’interno di un’area protetta, danneggerebbe, infine la fauna, <strong>gli uccelli,</strong> fino ad ucciderli; altri esseri viventi come <strong>le api</strong> non potrebbero più sciamare e costruire le arnie, con ripercussioni a catena sulla flora e sull&#8217;intera catena alimentare. Altro che istallare nuove sorgenti di campi elettromagnetici -dicono i due studiosi del Politecnico- a Niscemi bisogna ridurre drasticamente quelle già esistenti, come previsto dalle leggi italiane.</p>
<p>Ma <a href="http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2011/12/incubo-muos-per-laeroporto-di-comiso.html" target="_blank">i danni alla salute non sono gli unici </a>ad essere prodotti dal Muos. Zucchetti e Coraddu ne sono certi: le microonde prodotte interdiranno l’uso dello spazio aereo siciliano. <strong>Le interferenze elettromagnetiche sarebbero incompatibili con il regolare traffico aereo</strong> in buona parte della Sicilia orientale, <strong>Comiso, Sigonella e Fontanarossa</strong> (questi ultimi due per giunta set privilegiati per le guerre spaziali dei velivoli senza pilota UAV “Global Hawk”, “Predator” e “Reaper). Vulnerabili anche dispositivi elettronici come gli apparecchi elettromedicali, pacemaker, defibrillatori, apparecchi acustici e, naturalmente, la strumentazione di bordo per il pilotaggio.  Ma non basta. “Le interferenze generate dalle antenne del MUOS possono arrivare a innescare accidentalmente gli ordigni trasportati”, affermano. Gli stessi americani temendo che le fortissime emissioni elettromagnetiche del MUOS potessero avviare la detonazione degli ordigni di Sigonella, spostarono le loro attenzioni su Niscemi.</p>
<p><strong>E poi, </strong><strong>in volo, </strong><strong>ci fanno spegnere i cellulari!</strong></p>
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		<title>Cittadini che si mettono in GAR&#8230;a</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 05:49:06 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Salvo Grillo]]></category>

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		<description><![CDATA[Non sempre una discesa in campo comporta conseguenze disastrose i cui effetti durano per generazioni. Ce ne sono di quelle che fanno bene alla convivenza civile e generano un rinnovato attaccamento alla propria città e alle potenzialità inespresse che in essa sono contenute. E’ il caso del GAR, acronimo che sta per Gruppo Azione Risveglio: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-Lec54LXzt7w/Ttuf4tsIqBI/AAAAAAAAISY/qiWGY58sebk/s800/A_P1080562.JPG" alt="" width="288" height="215" />Non sempre una <strong>discesa in campo </strong>comporta conseguenze disastrose i cui effetti durano per generazioni. <strong>Ce ne sono di quelle che fanno bene</strong> alla convivenza civile e generano un rinnovato attaccamento alla propria città e alle potenzialità inespresse che in essa sono contenute.</p>
<p>E’ il caso del <a href="http://www.facebook.com/#!/groups/risveglio/" target="_blank">GAR</a>, acronimo che sta per <strong>Gruppo Azione Risveglio</strong>: parole che contengono già per intero il significato del <span id="more-28206"></span>messaggio che vogliono lanciare.</p>
<p><strong>Risvegliare </strong>i catanesi dal torpore in cui sono caduti loro e la loro città e risvegliare in particolare l’attenzione verso tutti quei pezzi del patrimonio di case e terreni di proprietà pubblica, lasciati nel più assoluto abbandono e degrado.</p>
<p><strong>Azione</strong>, nel doppio senso di mettere in atto azioni clamorose ed efficaci dal punto di vista della comunicazione, per attirare l’attenzione della pubblica opinione, ma anche per invitarla a mettersi in azione, ad attivare tutti i canali disponibili per modificare le situazioni evidenziate.</p>
<p>Il tutto lavorando<strong> in gruppo</strong>, perché si tratta di beni della collettività e perché lavorando assieme si moltiplicano i talenti dei singoli e si ottengono risultati migliori.</p>
<p>Il gruppo è stato fondato da alcuni giovani professionisti che hanno voluto mettere in comune <strong>competenze e idee </strong>per una progettazione condivisa degli spazi urbani, invitando tutta la città ad un’assunzione di responsabilità.</p>
<p><strong>L’ultima iniziativa </strong>ha riguardato la <strong>chiesa Santa Maria degli Angeli </strong>in via Pietro Verri a Cibali, alle spalle della caserma dei Vigili del fuoco, una chiesetta settecentesca, ultimo residuo di un convento dei Cappuccini passato a privati nel 1870 e più recentemente venduto al Comune per la rispettabile cifra di 270 milioni.</p>
<p><strong>L’Amministrazione</strong> ha curato il rifacimento del tetto e inserito all’interno una centina in acciaio per stabilizzarne la struttura, e poi l’ha abbandonata a sé stessa.</p>
<p>I militanti del GAR ne hanno preso possesso basandosi sull’<strong>articolo 2031 </strong>del codice civile che dispone  che un soggetto possa subentrare nella gestione di affari altrui, nell&#8217;impedimento del legittimo proprietario.</p>
<p>Su questa base giuridica, hanno fatto una comunicazione scritta al Sindaco e, trascorso un mese, non avendo ricevuto risposta, si sono <strong>insediati </strong>nella chiesetta che, una volta ripulita e minimamente attrezzata, potrà essere messa a disposizione di chi ne ha bisogno, per esempio per manifestazioni artistiche e culturali.</p>
<p>Con la stessa azione è stato occupato <strong>l&#8217;attiguo spazio verde </strong>che, ripulito dalle sterpaglie, viene adesso trasformato in<strong> orto sociale</strong>, la cui cura è stata affidata ad alcuni cittadini abitanti nei condomini circostanti.</p>
<p>Naturalmente non è loro intenzione privatizzarla ma ripulirla, migliorarla, mantenerla e conservarla, ridandole dignità e promettendone<strong> l&#8217;uso pubblico </strong>a chi in essa “vorrà fare <em>ecclesia</em> nel senso greco del termine, ovvero come assemblea popolare che si riunisce periodicamente per discutere i problemi cittadini”, come tiene a dire l’<a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1424063644" target="_blank">avv. <strong>Salvo Grillo</strong>,</a> uno degli animatori del gruppo.</p>
<p>L&#8217;iniziativa si inquadra infatti nel<strong> progetto «Negazione, riappropriazione, donazione»</strong> con cui si vuole segnalare alla città un bene comune che le è stato sottratto e negato, per procedere poi alla sua riappropriazione e restituzione ad un uso collettivo</p>
<p>Il GAR ci ha ormai abituati a questo tipo di <strong>azioni</strong>; solo per citare le ultime, basta fare riferimento al clamore suscitato dalla denunzia dello stato di abbandono in cui giace<strong> l’ex casa dei Gesuiti di via Crociferi</strong>, da cui era stato frettolosamente sfrattato l’Istituto d’arte (successivamente allocato in un altro edificio privato a suon di migliaia di euro); alla denuncia di tutte le stranezze (solo per usare una metafora) che hanno accompagnato la riapertura della <strong>Dogana vecchia </strong>al porto; alla istallazione con cui si è voluto richiamare l’attenzione alle grate che hanno ulteriormente separato l’amato <strong>Passiatore </strong>di piazza dei Martiri dalla vista del mare. E via protestando.</p>
<p>Ma la <strong>lista dei luoghi di proprietà collettiva abbandonati e inutilizzati </strong>è drammaticamente lunga. Solo per citare i casi più clamorosi: l&#8217;ex cinema Experia all&#8217;Antico Corso, la raffineria Zanuccoli in viale Africa, il teatro Coppola alla Civita, Palazzo Bernini a piazza Michelangelo, la palestra di piazza Pietro Lupo,  Villa Fazio e Teatro Moncada a Librino, tutte le botteghe dell&#8217;ex Mercato Ortofrutticolo, e poi, ancora terreni e appartamenti sparsi un po’ dovunque.</p>
<p style="text-align: left;">Si tratta in definitiva di un movimento che vuole <strong>far uscire fuori la città dall’angolo di periferia </strong>in cui è stata trascinata dalla cattiva <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />amministrazione e dagli interessi particolaristici, un&#8217;idea trasversale che attraversa tutti i partiti e che mira a riscoprire in modo originale e creativo il diritto-dovere alla cittadinanza attiva.<embed type="application/x-shockwave-flash" width="600" height="400" src="https://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" flashvars="host=picasaweb.google.com&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2FArgo.redazione%2Falbumid%2F5682311148053371489%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26hl%3Dit" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer"></embed></p>
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		<title>Ciaccia, viceministro al Ponte sullo Stretto</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 05:11:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[ARCUS]]></category>
		<category><![CDATA[Corrado Passera]]></category>
		<category><![CDATA[Intesa Sanpaolo]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Ciaccia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ormai tutti hanno capito che il ponte sullo Stretto fa parte contemporaneamente del capitolo degli sprechi e di quello dei progetti irrealizzabili. Insomma degli incubi. Tutti, tranne Mario Ciaccia, neo viceministro dell’Economia, delle infrastrutture e dei trasporti, amministratore delegato e direttore generale di BIIS &#8211; Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo (gruppo Intesa Sanpaolo), nonchè collega [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/-4URmVmFPhFs/Tt-LKl4oqCI/AAAAAAAAIW8/DCI30LhzERU/s300/bridge-money-04.jpg" alt="" width="300" height="265" />Ormai tutti hanno capito che il <strong>ponte sullo Stretto</strong> fa parte contemporaneamente del capitolo degli sprechi e di quello dei progetti irrealizzabili. Insomma degli incubi. Tutti, tranne <strong>Mario Ciaccia, neo viceministro dell’Economia</strong>, delle infrastrutture e dei trasporti, amministratore delegato e direttore generale di <strong>BIIS &#8211; Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo</strong> (gruppo Intesa Sanpaolo), nonchè collega di governo del chiacchierato <strong>Corrado Passera</strong>, “ex” consigliere delegato di Intesa Sanpaolo. <strong>Antonio Mazzeo</strong>, a tale proposito, ha<span id="more-28127"></span> raccolto nel suo blog una serie di interessanti citazioni storiche con il titolo &#8220;<a href="http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2011/12/quel-viceministro-banchiere-del-ponte.html#links" target="_blank">Quel viceministro banchiere del Ponte</a>&#8220;.</p>
<p>“Penso che il Ponte sullo Stretto di Messina possa essere un ulteriore incubatore di sviluppo e di crescita per un’area di importanza strategica per tutto il paese”, ebbe a dire Ciaccia, nel non troppo lontano 2009, partecipando a un convegno promosso a Roma da Banca Intesa su “<strong>Federalismo, infrastrutture e turismo per il rilancio del sistema Italia”</strong>. In quell&#8217;assise, alla quale partecipò il fior fiore del <strong>PDL</strong>, da Schifani alla Brambilla, fu annunciata la costituzione del fondo d’investimento <strong>Marguerite</strong>, destinato alle “infrastrutture strategiche europee”.</p>
<p>Il ponte è un chiodo fisso per il neo-viceministro. Presidente di <strong>ARCUS </strong>(la società a capitale pubblico che avrebbe dovuto investire il 3% delle risorse della famigerata legge Obiettivo in iniziative culturali e artistiche nei territori investiti dai lavori per le megainfrastrutture), Mario Ciaccia,  attraverso l&#8217;associazione <strong>Civita</strong> della quale è membro del comitato direttivo, aveva avviato la programmazione di uno studio sulle “possibili connessioni e collegamenti per far divenire il Ponte di Messina un’opportunità di sviluppo per il turismo e per i beni culturali della Sicilia e della Calabria”. Gli interventi da finanziare sarebbero serviti per creare musei, parchi archeologici e “percorsi culturali e paesaggistici”, centri di accoglienza per turisti, parchi commerciali e alberghi, ristoranti e negozi, &#8220;alcuni dei quali issati sulle due torri alte 382 metri poste ai lati della campata”. “Il Ponte sullo Stretto -diceva Ciaccia- costituirà occasione preziosa per un progetto-pilota di bacino culturale che nel tempo avrà effetti durevoli sul contesto sociale, economico e culturale del territorio, una nuova realtà per catturare quel turismo culturale che gli esperti segnalano in grande sviluppo”.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/-ZOjSs27JAdc/Tt-NhZ8SmkI/AAAAAAAAIXc/G8i9sExEuDw/s337/111207%252520Mario%252520Ciaccia.jpg" alt="" width="250" height="337" /><strong>Qualche ombra</strong>, per la verità, la intravedeva lo stesso Ciaccia: “Il Ponte è una grande opera che però comporterà lo sconvolgimento del territorio e bisognerà attutirne l’impatto. Ma con i lavori potranno venire alla luce nuove realtà e sarà un’occasione irripetibile per fare riscoprire quel territorio. Con la possibilità di mettere a sistema una serie di beni culturali tra Calabria e Sicilia…”.</p>
<p>Proprio BIIS, Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo, diventa, intanto, capofila del pool di banche che ha rilasciato la <strong>garanzia fideiussoria</strong> per la partecipazione alla gara ad Eurolink, il consorzio d’imprese aggiudicatario dell’appalto del Ponte (linee di credito per 350 milioni di euro). Il 21 luglio 2009 il suo amministratore rassicurava: “Sono stati stanziati 1,3 miliardi e noi siamo pronti a mettere quello che serve e poi eventualmente a sindacarlo”.</p>
<p>Sempre pronto a mettere mano al portafogli. Ciaccia lo ribadì anche un anno dopo al <strong>convegno pro-Ponte</strong>, organizzato dall’Ordine degli Ingegneri della provincia di Catania: “I soldi ci sono e da molto tempo. Il mondo bancario ha bisogno solo di certezze operative che solo la politica può dare”. E ancora, intervistato da Specchio Economico, prendeva le difese dell&#8217;opera avversata da più parti: “Al di là</p>
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<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/05/20/il-ponte-sullo-stretto-e-la-moltiplicazione-dei-costi/" target="_blank">Il ponte sullo stretto e la moltiplicazione dei costi &#8211; <em>20.05.2011</em></a></li>
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<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/07/21/assalto-al-ponte-che-non-ce/" target="_blank">Assalto al ponte (che non c’è) &#8211; 21 luglio 2010</a></li>
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<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/06/09/metropolitana-del-mare-novita-sullo-stretto/" target="_blank">Metropolitana del mare: novità sullo Stretto &#8211; 9 giugno 2010</a></li>
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<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/01/14/ponte-sullo-stretto-perche-dire-no-3/" target="_blank">Ponte sullo Stretto: perchè dire no (3) &#8211; 24 gennaio 2010</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/12/17/ponte-sullo-stretto-perche-dire-no-2/" target="_blank">Ponte sullo Stretto: perchè dire no (2) &#8211; 17 dicembre 2009</a></li>
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</ul>
</div>
<p>delle valutazioni di parte, al Ponte sullo Stretto partecipano grandi costruttori italiani e noi abbiamo il dovere di essere presenti perché le nostre imprese non si sentano sole. Se poi il nuovo Governo bloccasse l’opera, probabilmente vi sarebbero <strong>penali da pagare</strong> a chi si è aggiudicato l’appalto. Per ora abbiamo rilasciato fidejussioni e linee di credito che, ovviamente, hanno un costo. Come ha un costo il fatto che un’impresa si sia dedicata anche finanziariamente e tecnicamente a un’opera invece che a un’altra”. Insomma, cornuti e mazziati, come direbbe Di Pietro.</p>
<p>Ma non basta. Aggiunge Mazzeo: &#8220;Sotto la direzione del neo-viceministro dell’Economia, delle infrastrutture e dei trasporti, la banca ha finanziato grandi progetti in Italia ed all’estero dal valore complessivo di oltre 30 miliardi di euro&#8221;. Ciaccia è anche <strong>arranger</strong> (parola che già di suo fa pensare al peggio) di alcuni dei più discutibili programmi destinati alla Sicilia, come il “miglioramento dell’adozione idrica” di Siciliacque Spa (investimenti per 564 milioni) e la realizzazione dei termovalorizzatori da parte di un pool d’imprese a guida Falck (1,2 miliardi) e Sicil Power (450 milioni).</p>
<p>Altro importante settore d’intervento della banca di Ciaccia è la cosiddetta “<strong>cartolarizzazione dei crediti sanitari</strong>”, attraverso l’emissione di obbligazioni costruite sui crediti vantati da aziende del settore nei confronti delle Regioni (in prima fila Abruzzo, Molise, Lazio, Campania e Sicilia). Cosa succederà quando ipoteche e cambiali andranno a riscossione?</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Ponte sullo Stretto, siamo a quota 280 milioni</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 06:36:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attività produttive]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Viabilità]]></category>
		<category><![CDATA[ponte sullo Stretto]]></category>

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		<description><![CDATA[280 milioni di euro sono stati finora spesi dai contribuenti italiani (il 3% del costo complessivo, pari a 8,5 miliardi) per “un’opera che assume – si legge nell’articolo di Antonella Lombardi, La chimera del Ponte sullo stretto su A Sud’Europa, anno 5 n. 40 p. 3 - i contorni di un miraggio, specie dopo una mozione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-KTHDlv8f7Ok/TtgDh7uislI/AAAAAAAAIQ8/XKxcNglvF_s/s500/money_bridge-03.jpg" alt="" width="300" height="166" /><strong>280 milioni di euro</strong> sono stati finora spesi dai contribuenti italiani (il 3% del costo complessivo, pari a 8,5 miliardi) per “un’opera che assume – si legge nell’articolo di Antonella Lombardi, <em>La chimera del Ponte sullo stretto</em> su <strong><a href="http://www.piolatorre.it/asudeuropa/" target="_blank">A Sud’Europa</a></strong>, anno 5 n. 40 p. 3 - i contorni di un miraggio, specie dopo una <strong>mozione dell’IDV,</strong> approvata alla Camera, che impegna l’esecutivo alla<span id="more-27973"></span> <strong>soppressione dei finanziamenti</strong> che il governo ha previsto per la realizzazione del ponte”.  Ma “una mozione – dice <strong>Mattioli</strong> – non è una legge, e la legge dice che il ponte si deve realizzare”. A carico dello Stato oltre 2,5 miliardi, gestite dalla società Stretto di Messina, di cui 470 milioni nel 2012.  Come sono stati spesi i soldi pubblici? Un milione e480 mila euro nel 2004 per sola <strong>pubblicità</strong>; 900.000 euro l’anno per l’<strong>affitto</strong> di una sede a Roma (ora appena 600.000 euro); oltre 5 milioni le spese stanziate per i <strong>consulenti</strong> solo nel 2005.  Da più di trent’anni &#8211; scrive Antonio Mazzeo su <a href="http://www.piolatorre.it/asudeuropa/" target="_blank">A Sud’Europa</a>, anno5 n. 40 p. 5 – il Ponte <strong>fa gola alle più efferate cosche criminali</strong>, non solo per l’attività di estorsione-protezione, ma anche per l’attività imprenditoriale dei mafiosi che- secondo lo <a href="http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2011/03/il-ponte-sullo-stretto-emblema-glocal.html" target="_blank">studio Nomos</a> del Gruppo Abele – si concretizza in lavori di movimenti terra, trasporti e forniture. Senza considerare la possibilità di riciclare gli ingenti guadagni determinati dal traffico di droga (vedi anche <a href="http://www.poliziadistato.it/articolo/693-Dia_relazione_del_2_semestre_2005/" target="_blank">relazione DIA del 2005</a>).  <img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/-1JjpNw-DT8Y/TtgD1q0_wBI/AAAAAAAAIRU/PnCK0YFWF5g/s382/IL_PONTE_SULLO_STRETTO%252520mafia.jpg" alt="" width="275" height="261" />A fronte di tanti allarmi cosa hanno fatto i governi precedenti? Con il varo della <strong><a href="http://www.legambiente.fvg.it/media/foto/updown/327.pdf" target="_blank">Legge obiettivo</a></strong> (2001). Riconoscendo all’opera valore strategico per il Governo, si disapplicano tutte le altre norme che tendono a prevenire il rischio di infiltrazione mafiosa: “il general contractor può <strong>scegliere liberamente i sub-appaltatori</strong>, senza alcun vincolo normativo del genere di quelli posti a presidio dell’imparzialità e della correttezza”.  Una norma non abolita dal governo di centro-sinistra e ulteriormente resa più pericolosa dalla riduzione da 90 a 60 giorni dei termini per l’approvazione del progetto preliminare e definitivo delle opere concorrenti le infrastrutture strategiche.</p>
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</ul>
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<p>Ai mille dubbi espressi già in precedenti articoli si aggiunge – vedi su <a href="http://www.repubblica.it/ambiente/2011/11/23/news/gli_sbancamenti_per_il_ponte_messina_saranno_riversati_sui_fragili_pendii_peloritani-25464296/" target="_blank">Repubblica: Ponte stretto. Gli sbancamenti riversati sui pendii peloritani di Paolo Casicci </a>- ora un&#8217;ulteriore preoccupazione: si prevede lo <strong>scarico di circa 3 milioni di metri cubi di terra</strong> sopra le “fiumare” già insediate dalle colate di cemento e la cui morfologia così modificata sarebbe responsabile di alluvioni imprevedibili.  La denuncia è stata prodotta dal <strong>capo del Genio civile locale</strong>, Ing. Gaetano Sciacca, con una nota inviata dapprima all’Assessorato regionale alle infrastrutture e dopo al Ministero delle Infrastrutture.</p>
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