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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Chiesa</title>
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		<title>Un decalogo per la festa di sant&#8217;Agata</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 06:50:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Comitato per la legalità nella festa di S.Agata]]></category>
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		<category><![CDATA[R. Stancanelli]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Camarda]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell&#8217;aula 3 dei Benedettini, ci si ritrova dopo un anno a parlare del tema della legalità all&#8217;interno dei festeggiamenti per la patrona di Catania. Purtroppo, sul piano pratico, poco è cambiato. Il sindaco, che non ha ritenuto necessario intervenire o inviare un suo portavoce, ha fatto sapere di essere disponibile ad accettare l&#8217;introduzione di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-qbAMGXnNoEY/TysD9BYybaI/AAAAAAAAJkA/BaLjIU1d0Ks/s512/000010.jpg" alt="" width="230" height="307" />Nell&#8217;aula 3 dei Benedettini, ci si ritrova dopo un anno a parlare del tema della <strong>legalità all&#8217;interno dei festeggiamenti per la patrona</strong> di Catania. Purtroppo, sul piano pratico, poco è cambiato.</p>
<p>Il <strong>sindaco</strong>, che non ha ritenuto necessario intervenire o inviare un suo portavoce, ha fatto sapere di essere disponibile ad accettare l&#8217;introduzione di un regolamento, a partire dall&#8217;anno prossimo.</p>
<p>Di un regolamento comunale relativo ai festeggiamenti si era parlato già nel 1998 (sindacatura Bianco), ma nessun<span id="more-30110"></span> passo concreto è stato fatto, se si eccettuano le recenti <strong>ordinanze di Stancanelli</strong> che vietano anche quest&#8217;anno “l’accensione e il trasporto dei ceri accesi in tutto il territorio comunale”, salvo alcuni “siti, collocati lungo il percorso del fercolo, opportunamente delimitati” per evitare “problemi di pubblica incolumità e pericolo di incidenti, anche gravi, per pedoni e autoveicoli” (<a href="http://www.comune.catania.it/informazioni/news/s-agata/default.aspx?news=23974" target="_blank">i dettagli sul sito del Comune</a>)  I <strong>dubbi sul rispetto dell&#8217;ordinanza</strong> sono inevitabili, soprattutto dopo l&#8217;esperienza dell&#8217;anno scorso.</p>
<p>La <strong>Chiesa</strong> locale ha invece già cominciato a porre dei paletti <a href="http://www.box.com/s/d8e9o1chvgjjvxu7zk9d" target="_blank"><strong>regolamentando</strong> il conferimento dell&#8217;incarico</a> di “<strong>maestro del fercolo</strong>”, che verrà rinnovato ogni tre</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 268px"><a href="http://www.box.com/s/d8e9o1chvgjjvxu7zk9d" target="_blank"><img class=" " src="https://lh3.googleusercontent.com/-98jn2c0r8II/TysT5ayi9NI/AAAAAAAAJko/JfFfYV37bBo/s576/Bolli_regol.jpg" alt="" width="258" height="277" /></a><p class="wp-caption-text">CLICK per leggere il REGOLAMENTO</p></div>
<p>anni, e verrà attribuito solo a chi rispetta “le leggi ecclesiatiche e civili” ed opera “di concerto con il delegato arcivescovile”. Nel regolamento vengono previsti anche  momenti mensili di “formazione” sia per il “mastro” (il capovara) sia per i 12 responsabili, i quali devono anch&#8217;essi rispettare, insieme ai “collaboratori”, le “giuste leggi che regolano la società civile”, oltre che prestare la propria opera “per devozione e dunque senza remunerazione”. Altra importante novità: la gara pubblica per lo smaltimento della cera.</p>
<p>Della necessità, e non solo sulla carta, di eliminare il trasposto dei ceri accesi e il conseguente stato di rischio delle strade, parla Milena Verzì, la <strong>madre di Andrea Capuano</strong>, il ragazzo morto nel febbraio 2010 per un incidente stradale causato dalla cera. “E&#8217; un fatto di civiltà e di rispetto degli altri e di se stessi”, sottolinea, “ed è improprio parlare di tradizione perchè in passato questa usanza di spostare i ceri accesi non c&#8217;era. <strong>I ceri grossi erano proprio le “candelore”</strong>.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/-bsyFPa6eMY8/TysT7ANzXUI/AAAAAAAAJkw/eoI02HaoPq0/s800/Foto0069-x1.jpg" alt="" width="288" height="216" />Sulla questione del <strong>ritorno alla tradizione</strong> va quindi fatta chiarezza, evitando che venga usato come arma per impedire la riaffermazione della legalità. La dimostrazione che molte usanze non siano “tradizionali”, e siano state introdotte in tempi più recenti per motivi molto diversi dalla devozione alla santa, ci viene oggi da intercettazioni e dichiarazioni di pentiti.</p>
<p>Per iniziativa del Comitato per la legalità della festa di sant&#8217;Agata, sono stati diffusi, durante la conferenza stampa, i verbali riguardanti le dichiarazioni rese dai <strong>collaboratori di giustizia Daniele Giuffrida e Natale Di Raimondo</strong>, entrambi affiliati alla famiglia Santapaola, all&#8217;interno del processo, ormai quasi giunto al termine, su presunte infiltrazioni mafiose nelle celebrazioni agatine.</p>
<p>Dalle <strong>dichiarazioni dei pentiti</strong> vengono confermati i sospetti sull&#8217;<strong>accaparramento dei “cerei” da parte dei clan mafiosi</strong>. Il cereo dei Pizzicagnoli, candelora de&#8217; Fummaggiari, fu strappato dalla famiglia Santapaola alle famiglie Ceusi e Cappello, quello dei “pisciari” era gestito dal clan Savasta, quello dei macellai e dei fruttivendoli dai Cappello. Dalla gestione dei “cerei” si ricavavano <strong>vantaggi economici</strong> o sotto forma di “offerte” settimanali, a cui si aggiungeva poi il regolare “pizzo”, o sotto forma di pagamento di una somma giornaliera che di fatto rappresentava la modalità dell&#8217;estorsione.</p>
<p>Altri introiti venivano ricavati dalle <strong>candele offerte dai devoti</strong>, raccolte da una ditta che pagava una percentuale al clan su ogni chilo di cera raccolto, fino ad arrivare anche a 15 milioni di vecchie lire.</p>
<p>I pentiti parlano anche di giri di <strong>scommesse</strong> relative ai tempi di sollevamento del &#8220;cereo&#8221;, soprattutto in occasione della salita di san Giuliano. E dell&#8217;utilizzo dei proventi di una <strong>bisca clandestina</strong> per pagare i portatori della candelora del circolo di Sant’Agata nel quartiere di Monte Po.</p>
<p>In generale con i soldi raccolti dai clan venivano pagati innanzi tutto<strong> fuochisti e portatori</strong> (scelti tra le persone di fiducia) ma anche la <strong>cocaina</strong> fornita a questi ultimi. Il denaro restante, al netto delle spese, veniva usato per acquistare <strong>droga e armi</strong>.</p>
<p>La <strong>mafia</strong> quindi lucra sulla festa e sulla devozione dei catanesi e usa la processione anche per dare un segno del suo potere. <strong>Dirige i movimenti</strong> della “vara”, la fa fermare dove e quando vuole, fa arrivare le candelore anche nei quartieri periferici, come fece Natale Di Raimondo portando  a Monte Po un cereo arricchito da uno stendardo con il nome della famiglia. Fino a quando, nel 1998, Di Raimondo non divenne collaboratore di giustizia.</p>
<p>Il passato è d&#8217;obbligo, precisa Renato Camarda, portavoce del Comitato, perchè le testimoninanze si riferiscono agli <strong>anni 90</strong>. Sul presente non abbiamo analoghe dichiarazioni, ma non abbiamo neanche informazioni su radicali cambiamenti di stile.</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/-rPWOeOoAEHs/TysT9b2VZ2I/AAAAAAAAJk4/cc3_0eypxpQ/s800/Foto0068-x1.jpg" alt="" width="288" height="216" />Ma il tema della <strong>legalità</strong> della festa, secondo Nunzio Famoso, ex preside della Facoltà di Lingue, <strong>non è solo una questione giudiziaria</strong>, è soprattutto un problema di mentalità diffusa e quindi necessita di un lento e costante lavoro di educazione “civica”, essendo la “mafiosità” un <strong>sistema di massa</strong> contro cui è molto difficile lottare “perchè la società civile, e anche il sistema politico, se ne nutrono”.</p>
<p>Renato Camarda ha sottolineato che la richiesta del regolamento, avanzata dal Comitato, va letta soprattutto come una grande <strong>operazione di democrazia</strong>, che permetta non solo al Comune, ma a tutti gli altri soggetti interessati, istituzionali e no, Chiesa, Forze dell&#8217;ordine, associazioni agatine e tutta la società civile, di operare in modo <strong>condiviso</strong>.</p>
<p>Non a caso del <strong>Comitato</strong> fanno  parte molte  associazioni che operano sul territorio: Addio Pizzo Catania, Banca etica della Sicilia orientale, Cope (Cooperazione paesi emergenti), Cittàinsieme, Fondazione Fava, Libera, Mani Tese Sicilia, Movi (Movimento di volontariato italiano) e Pax Christi.</p>
<p>Si potrebbe anche stilare un <strong>decalogo</strong> che costitusca una base di partenza per arrivare al regolamento. Da qui al prossimo 5 febbraio la gestione della festa deve essere cambiata, deve diventare più pulita e trasparente.</p>
<p>Devono essere stabilite  <strong>regole</strong> riguardo alla committenza dei fuochi, al rispetto degli orari, alla raccolta dei fondi, alla traparenza della busta <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />paga dei portatori, e così via. E poi, aggiunge Maria Teresa Ciancio, della Fondazione Fava, perchè non trasformare questo progetto di regolamentazione in un momento di <strong>lotta all&#8217;evasione?</strong> Perchè non ricostruire il percorso del denaro che circola e richiedere che tutti i pagamenti (dall&#8217;acquisto dei fuochi allla retribuzione dei portatori) vengano opportunamente fatturati?</p>
<p>Questo sì che sarebbe un segnale di radicale <strong>cambiamento</strong>. Resterà solo una provocazione?</p>
<p><strong>Leggi</strong> il testo della <strong><a href="http://www.argocatania.org/2012/02/03/un-decalogo-per-la-festa-di-santagata/deposizione_giuffrida_daniele_20-03-07/" rel="attachment wp-att-30111">deposizione di Daniele Giuffrida</a></strong> e <strong><a href="http://www.argocatania.org/2012/02/03/un-decalogo-per-la-festa-di-santagata/deposizione_diraimondo_29-06-06/" rel="attachment wp-att-30115">quella di Natale Di Raimondo</a></strong></p>
<p><img class="aligncenter" src="https://lh5.googleusercontent.com/-WEjQh26uKq8/TysIRHuFBOI/AAAAAAAAJkY/qO4Es6t2NsE/s543/120202_2242.gif" alt="" width="543" height="407" /></p>
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		<title>Il Novecento di Raniero La Valle</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 07:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è una ricostruzione storica quella compiuta da Raniero La Valle in “Quel nostro Novecento”, presentato sabato pomeriggio nella chiesa di piazza Falcone. E&#8217; il racconto di una esperienza vissuta dall&#8217;autore e arricchita dalle “glosse” di altre persone che hanno incrociato il suo percorso di vita, in cui eventi piccoli e personali si intrecciano con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-IEmmK-HTQeA/TxLDrMm6LHI/AAAAAAAAJOs/xv_CoYLC9YQ/s600/01%252520P1080913-x1-xn.jpg" alt="" width="259" height="253" /><strong>Non</strong> è una <strong>ricostruzione storica</strong> quella compiuta da <strong>Raniero La Valle</strong> in “Quel nostro Novecento”, presentato sabato pomeriggio nella chiesa di piazza Falcone.<br />
E&#8217; il <strong>racconto di una esperienza</strong> vissuta dall&#8217;autore e arricchita dalle <strong>“glosse”</strong> di altre persone che hanno incrociato il suo percorso di vita, in cui eventi piccoli e personali si intrecciano con altri di respiro più ampio.</p>
<p>Tre in particolare gli eventi di questo secolo da lui percepiti come<span id="more-29257"></span> fondamentali:</p>
<ul>
<li>il <strong>costituzionalismo democratico</strong> che ha permesso, con la Carta dell&#8217;ONU -a livello mondiale-  e la Costituzione repubblicana -in Italia-, il superamento del concetto di disuguaglianza tra i popoli e tra le persone</li>
<li>il <strong>Concilio Vaticano II</strong>, che trasformò l&#8217;idea di Dio come nume offeso da placare in quella di un Dio che “ha messo l&#8217;uomo in mano al suo consiglio” riconoscendogli dignità e libertà per cooperare ad una salvezza che è per tutti</li>
<li>il <strong>&#8217;68</strong> con “la rivoluzione della vita quotidiana, l&#8217;esplodere dei movimenti, il nuovo pensiero femminista, &#8230;”</li>
</ul>
<p>La centralità, spesso trascurata, del Concilio riguarda, come ha detto nella sua introduzione <strong>don Pino Ruggieri</strong>, non solo i cattolici, ma tutta la società italiana. Che il problema italiano sia il problema del cattolicesimo lo sosteneva nel dopoguerra <strong>Giuseppe Dossetti</strong>, quando era un uomo di punta della DC e non si era ancora fatto monaco.</p>
<p>Non fu quindi una rinuncia all&#8217;impegno la sua scelta di abbandonare l&#8217; agone politico per concentrarsi, da prete, sulla <strong>riforma della Chiesa</strong> e non fu casuale il suo breve ritorno ad una dimensione  pubblica nel 1994, quando il primo governo Berlusconi si apprestava a demolire la Costituzione italiana.</p>
<p>La <strong>commistione tra situazione socio-politica italiana e cattolicesimo</strong> è un problema antico, inizialmente legato alla formazione dello stato pontificio, ma ulteriormente complicato, invece che sciolto, dalla cessazione di questo stato nel 1870 e dal concordato del 1929 che molti avrebbero voluto che fosse tacitamente abolito dopo il Concilio Vaticano II. Il cattolicesimo ha talmente impregnato la cultura del nostro popolo che la sua evoluzione condiziona la nostra storia politica e sociale, nel bene e nel male.</p>
<p>Sta qui  la radice dell&#8217;<strong>opposizione vicendevole, da parte dei conservatori, dentro la Chiesa e dentro la società, ai mutamenti</strong> che intervengono nell&#8217;altra parte. Ruggieri ha citato a questo proposito due esempi: gli articoli sul Corriere del conservatore <strong>Montanelli</strong> contro papa Giovanni XXIII e il Concilio, scritti -per sua stessa ammissione- su una una velina di personaggi della Curia e le piazze non solo di cattolici, ma anche di “atei devoti”, scatenate da un cardinale, presidente della CEI, <strong>contro il cattolico Romano Prodi</strong> che voleva introdurre provvedimenti legislativi più rispettosi dei diritti della persona, come nel caso delle coppie di fatto.</p>
<p>Eppure proprio da questa Chiesa, apparentemente solo conservatrice, è sbocciata l&#8217;esperienza del Concilio con la <strong>ricchezza delle molte voci</strong> dei vescovi che hanno indicato  strade nuove e prodotto un cambiamento che sembrava impossibile.</p>
<p>E sempre da un uomo di Chiesa, <strong>don Lorenzo Milani</strong>, è venuto quel messaggio contenuto in “Lettera ad una professoressa” e in “L&#8217;obbedienza non è più una virtù”, che ne fece un <strong>maestro del &#8217;68</strong>, fenomeno complesso che forse ancora non siamo in grado di capire fino in fondo.</p>
<p><strong>Quanto del messaggio contenuto in questi eventi è passato ai giovani</strong>? Su questa domanda ha insistito Raniero La Valle quando ha preso la parola. Con questo libro egli ha voluto trasmettere ai giovani un patrimonio di esperienze, di riflessioni, di incontri che può contribuire a portare a termine queste “rivoluzioni” che, <strong>proprio perchè “interrotte”, devono ancora essere completate</strong>.</p>
<p>E se è vero, come ha affermato, che nella  seconda metà del Novecento si è <strong>sanata la ferita della modernità</strong>, di una modernità che aveva tradito le sue promesse di libertà, di diritti, di pace, precipitando la società negli abissi della guerra e dei campi di sterminio, molto resta ancora da fare.</p>
<p>La situazione di crisi, non solo e forse non soprattutto economica, che oggi viviamo si configura come un secondo dopoguerra e non possiamo affrontarla “aspettando che passi”. Dobbiamo impegnarci in modo “virtuoso”, con guizzi di inventiva e senza farci abbagliare dalle<strong> lusinghe di ricette basate sulle vecchie ortodossie liberali</strong>.</p>
<p>All&#8217;interno della Costituente si discusse molto di cosa dovesse essere la Repubblica, di quali interventi dovesse assumere l&#8217;autorità statale per permettere agli uomini di realizzare la propria dignità e di affrontare le situazioni più drammatiche, come quella dell&#8217;assenza del lavoro. Proprio guardando a questa concretezza <strong>Teresa Mattei</strong>, una donna,  volle che nell&#8217;articolo 3 della Costituzione fosse inserito il riferimento alla rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale che  limitano <strong>“di fatto”</strong> la libertà e l&#8217;uguaglianza dei cittadini.</p>
<p>Il <strong>rischio</strong> è infatti quello di un <strong>ripiegamento inconsapevole</strong>, di un ritorno indietro apparentemente indolore. Quasi non ci siamo accorti che è stato modificato l&#8217;art. 81 della Costituzione, inserendovi il vincolo del pareggio del bilancio, che potrebbe paradossalmente portare la magistratura a giudicare l&#8217;attività dello Stato. Ci siamo abituati a professioni solo verbali di fedeltà al Concilio e rassegnati a subisce passivamente il dominio di poteri incontrollabili (borse, agenzie di rating, &#8230;) che tendono a sottrarci le scelte politiche.</p>
<p>E&#8217; necessario creare luoghi dentro cui <strong>possano emergere nuovi “testimoni”</strong> che rappresentino i punti di riferimento dell&#8217;oggi, come i “vecchi” lo furono per il nostro <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /> recente passato.  E&#8217; necessario recuperare la ricchezza presente “nel cuore di questa povera società italiana” per costruire un nuovo futuro.<br />
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		<title>Lo &#8216;scandalo&#8217; del Natale</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 01:30:32 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[don Pino Ruggieri]]></category>
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		<description><![CDATA[Un bambino debole, non per intenerirsi e non solo per riscoprire la dolcezza dell&#8217;innocenza e degli affetti, ma per aprire un interrogativo sulla possibilità di conoscere il volto di Dio. E&#8217; questo il Natale nella riflessione proposta da don Pino Ruggieri alla sua comunità di s. Nicolò all&#8217;Arena, basata non su certezze rassicuranti ma su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/-aHW7ruXDwRM/TvVyvRIlnYI/AAAAAAAAIoI/q4lTJOjg13Y/s320/image001.jpg" alt="" width="320" height="214" />Un bambino debole, non per intenerirsi e non solo per riscoprire la dolcezza dell&#8217;innocenza e degli affetti, ma per aprire un interrogativo sulla possibilità di conoscere il <strong>volto di Dio</strong>.</p>
<p>E&#8217; questo il Natale nella riflessione proposta da don Pino Ruggieri alla sua comunità di s. Nicolò all&#8217;Arena, basata non su certezze rassicuranti ma su un<span id="more-28544"></span> ritorno al significato delle parole, allo <strong>scandalo</strong> originario di una visione del divino che ribaltava, e ribalta, il concetto classico di Dio.</p>
<p>L&#8217;Incarnazione è infatti Dio che sceglie di <strong>farsi “carne”</strong>, di farsi ciò che non solo non è Dio,  ma è addirittura -secondo il  pensiero greco- la <strong>prigione del Logos</strong>, di quella traccia cioè del divino presente nell&#8217;uomo, e da cui bisogna liberarsi per ricongiungersi con Dio.</p>
<p>Se Dio si fa “carne” (“prese la forma di schiavo e umiliò se stesso” (Filippesi 2, 5-11) <strong>dove troveremo Dio</strong>? E quale Dio?</p>
<p>Troveremo Dio, il Dio di Gesù Cristo, solo se avremo il coraggio di <strong>guardare l&#8217;uomo umiliato,</strong> lo schiavo, colui che nessuno considera degno di essere guardato. E non troveremo il Dio potente che ci rassicura e ci libera dal bisogno, dalla malattia e dalla morte.</p>
<p>Quello che troveremo sarà il Dio che ci chiede di “mangiare la carne del figlio dell&#8217;uomo” (Giovanni, 6) per avere la vita, ci chiede quindi di <strong>spendere la nostra esistenza per gli altri,</strong> come ha fatto Gesù di Nazaret. Chi avrà vissuto così, anche senza conoscere Cristo, avrà la vita divina dentro di sè.</p>
<p>“Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?<img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /> E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: <strong>ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli</strong>, <strong>l’avete fatto a me&#8221; </strong>(Matteo 25, 34-45)</p>
<p>E&#8217; in questo spirito che vi auguriamo Buon Natale.</p>
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		<title>Via la paura, facciamo &#8230; pace</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 04:50:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Perchè proprio a Kingston, in Giamaica? Forse perchè questa isoletta delle Antille, concentrato di violenza passata e presente, è il luogo che meglio può esprimere la sfida di trasformare gli uomini in fratelli. In questa terra, la cui popolazione locale fu distrutta dai colonizzatori europei e che adesso è abitata dai discendenti degli schiavi, si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/-EqT1taDOzk8/TtTmJYOCHeI/AAAAAAAAIIQ/GQwmpb5ilYE/s600/100_2819_400x600.jpg" alt="" width="217" height="336" />Perchè proprio a <strong>Kingston, in Giamaica</strong>? Forse perchè questa isoletta delle Antille, concentrato di <strong>violenza passata e presente</strong>, è il luogo che meglio può esprimere la sfida di trasformare gli uomini in fratelli.</p>
<p>In questa terra, la cui popolazione locale fu distrutta dai colonizzatori europei e che adesso è abitata dai discendenti degli schiavi, si è tenuta a maggio di quest&#8217;anno la “<strong>Convocazione internazionale ecumenica sulla pace</strong>”, promossa su iniziativa del Consiglio Ecumenico delle Chiese.</p>
<p>Ne ha parlato sabato sera a SS. Pietro e Paolo, <strong>Gianni Novelli</strong>, direttore del <a href="http://www.cipax-roma.it/cammino_ecumenico.asp" target="_blank">CIPAX</a>, e autore, insieme a Luigi Sandri di <span id="more-27845"></span>un volume, <em>Ecumenismo e pace</em> (Icone, 2011), in cui sono riprodotti e tradotti i documenti dei 146 gruppi di lavoro realizzati dai mille partecipanti.</p>
<p>A conclusione dei lavori di Kingston, nessun documento definitivo. Solo un <strong>messaggio sulla pace giusta</strong>, perchè solo la pace, e mai la guerra, può essere giusta e non può esserci pace senza giustizia, vale a dire senza “liberazione dalla paura e dal bisogno, dalla discriminazione e dall’oppressione.”</p>
<p><strong>Quattro</strong> le tematiche principali affrontate: pace nella <strong>società</strong>, pace con la <strong>terra</strong>, pace nell&#8217;<strong>economia</strong> e pace <strong>tra i popoli</strong>. Attenzione quindi alla <strong>famiglia</strong>, dentro la quale si esercita spesso la violenza, e alle categorie deboli, come le donne e i bambini; attenzione ai <strong>temi dell&#8217;ambiente e dell&#8217;ecologia</strong>; alle <strong>disuguaglianze </strong>tra le classi e le nazioni, alla “<strong>sregolata crescita economica </strong>che il sistema neoliberale promuove”; attenzione alle lotte condotte dai popoli per la libertà, la giustizia e i diritti umani.</p>
<p><strong><a href="http://www.argocatania.org/wp-content/uploads/2011/11/Giamaica_Kingston_25_5_2011.pdf">Un appello essenziale</a></strong> condiviso dai vari gruppi presenti a Kingston, molto diversi tra loro nell&#8217;approccio al tema della pace: dai pacifisti radicali come mennoniti, quaccheri, amish, che pongono la non violenza come questione di fede, alle chiese coinvolte nei conflitti, anche attraverso la presenza di cappellani militari.</p>
<p>Tutti comunque si sono messi in discussione, consapevoli di dover analizzare “<strong>le radici anche economiche della violenza</strong>” per costruire nuovi modelli di convivenza e di pace e di dover affermare ad alta voce che bisogna <strong>“smettere di usare la religione come pretesto per giustificare la violenza”</strong>.</p>
<p>Molto importante la presenza delle <strong>Chiese indigene</strong>, portatrici della loro cultura (come già nel culto della <em>Vergin morenita</em> di Guadalupe) e di una loro teologia, arricchita dalla presenza di molte donne teologhe.</p>
<p>Da Kingston 2011 ad <strong>Assisi 1986</strong>. Un passo indietro di 25 anni, compiuto da Novelli, che ha</p>
<div class="imgtoggle right"><img class="small big" src="https://lh5.googleusercontent.com/-dCxqHDEWOVg/TtVdbWHOHKI/AAAAAAAAIJo/F_0mQI6iKy0/s570/Assisi_1986.jpg" alt="" width="200" height="162" /></div>
<p>voluto ricordare il venticinquesimo anniversario della <strong>giornata mondiale di preghiera per la pace</strong> voluta da Giovanni Paolo II, il momento più alto di un pontificato non sempre promotore di scelte condivisibili.</p>
<p>In quell&#8217;occasione, il 27 ottobre, la cittadina umbra si trasformò in una immensa cattedrale orante,  in cui edifici civili e religiosi o piccole piazze si trasformarono in luoghi di preghiera delle <strong>varie comunità religiose</strong>, ognuna con i propri riti.</p>
<p>Il momento conclusivo, vissuto nella cornice del chiostro della Basilica dedicata a Francesco, il santo della mitezza, fu segnato da <strong>una preghiera comune </strong>e dalla consegna di un simbolico ramoscello di ulivo.</p>
<p>Non solo islamici, buddisti ed ebrei, ma anche indù, scintoisti, zoroastriani, sick, rappresentanti delle religioni tradizionali africane e amerindie, e naturalmente tutti i cristiani, perchè la <strong>pace è valore cardine</strong> di tutte le religioni.</p>
<p>Da allora questo momento è stato ripetuto ogni anno, ma sempre più “mummificato”, fino a<br />
<img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-5MSdws7q3Qk/TtTmJadRJWI/AAAAAAAAIIU/adUl9E9HpWs/s600/100_2821_600.jpg" alt="" width="600" /><br />
trasformarsi, quest&#8217;anno, in un&#8217;occasione di confronto “filosofico” sulla ricerca della verità, a cui hanno partecipato anche i non credenti. Ma il momento di preghiera non c&#8217;è stato. Per pregare insieme, cristiani e non cristiani, è necessario riconoscere a tutte le religioni <strong>pari dignità</strong> e accettare quindi una <strong>circolarità</strong> che non necessariamente abbia sempre al centro il papa. Ed oggi la Chiesa di papa Ratzinger non sembra esserne capace.</p>
<p>Non è un caso forse che anche alla Convenzione giamaicana i cattolici siano stati una sparuta minoranza. Eppure nella storia della Giamaica sono evidenti i comportamenti violenti che la Chiesa ha <strong>colpevolmente tollerato</strong>: l&#8217;olocausto africano, in primo luogo, e  lo sfruttamento, da parte degli Europei, delle locali materie prime (canna da zucchero e adesso caffè e banane), a cui oggi si è aggiunto l&#8217;uso degli approdi per la circolazione delle droghe.</p>
<p>Qui le <strong>Chiese</strong> devono pronunciare ad alta voce il loro<strong> mea culpa </strong>perchè “siamo consapevoli che i cristiani siamo stati spesso <strong>complici</strong> di sistemi di<img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /> violenza, ingiustizia, militarismo, razzismo, separazioni di casta, intolleranza e discriminazione”. Ma anche rimettersi sempre umilmente in cammino per fare diventare credibile l&#8217;annuncio cristiano della pace.</p>
<p>Dopo Kingston, il prossimo appuntamento sarà quello di <strong>Busan</strong> in Corea, nel <strong>2013</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Verso una nuova ricomposizione dell’area cattolica?</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 12:53:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Invitato dal Laboratorio socio-politico ‘Il prezioso avanzo’ per l’inaugurazione del nuovo anno di attività il p. Bartolomeo Sorge sj ha tenuto lo scorso 25 ottobre una conferenza sul tema &#8220;Il coraggio della speranza. Il ruolo dei fedeli laici nella vita pubblica&#8221; Il Laboratorio, animato dal p. Gianni Notari, nasce come una sorta di scuola di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Invitato dal Laboratorio socio-politico ‘<strong>Il prezioso avanzo</strong>’ per l’inaugurazione del nuovo anno di attività il p. <strong>Bartolomeo Sorge sj</strong> ha tenuto lo <img class="alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/-E1Y8GWww6Qg/Tqqj_dzoOlI/AAAAAAAAHqM/TSLnipyr7oc/s280/Preziso_Avanzo.jpg" alt="" width="280" height="280" />scorso 25 ottobre una conferenza sul tema &#8220;Il coraggio della speranza. Il ruolo dei fedeli laici nella vita pubblica&#8221;</p>
<p>Il Laboratorio, animato dal p. <strong>Gianni Notari</strong>, nasce come una sorta di scuola di <strong>formazione politica</strong> all’interno della parrocchia del Crocifisso dei Miracoli di Catania, con l’intento di favorire la comprensione dei fatti che quotidianamente interpellano la nostra convivenza civile e di discernere, alla luce della<span id="more-27000"></span> <strong>Dottrina sociale cattolica</strong>, le strade più opportune per modificarla e migliorarla.</p>
<p>Per la cronaca, il Laboratorio si è già distinto per aver fattivamente appoggiato, la recente <strong>raccolta di firme a favore del referendum</strong> per la modifica dell’attuale <strong>legge elettorale</strong>.</p>
<p>E’ probabile che non ci sia stata alcuna intenzionalità, ma è significativo che questo incontro arrivi a pochi giorni dal <strong>Forum delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica</strong> nel mondo del lavoro, svoltosi a <strong>Todi</strong> il 16-17 ottobre sul tema “La buona politica per il bene comune. I cattolici protagonisti della politica italiana”.</p>
<p>Lo stesso p. Sorge non ha potuto fare a meno di riferirsi a quell’avvenimento, da molti interpretato come un segnale che va nella direzione della <strong>costituzione di un nuovo partito di cattolici</strong>.</p>
<p>P. Sorge non ha escluso la nascita di una struttura organizzata, anche se <strong>aperta e non ideologica</strong>, che realizzi in modo diretto e non mediato una presenza politica cattolica, ma ha preferito sottolineare, con le parole che il card. Bagnasco, presidente della CEI, ha pronunciato a Todi, che il problema più urgente è il rilancio della <strong>presenza dei cattolici nella vita del paese</strong> per ricostruire l’anima del paese, prima ancora che il quadro politico.</p>
<p>Molto esplicita è apparsa, a questo proposito, la <strong>condanna del berlusconismo</strong> come cultura, prima ancora che come prassi politica, definito come <strong>intrinsecamente anticristiano</strong> in quanto fondato sui valori dell’egoismo, dell’individualismo e dell’utilitarismo e che, sul piano pubblico, si traduce in populismo e atteggiamenti antipolitici, definiti senza mezzi termini malattie mortali per la democrazia.</p>
<p>In questo senso ha richiamato tutti al fatto che, oltre alla coerenza soggettiva, esiste una <strong>coerenza oggettiva</strong> per cui, anche se un partito garantisce alcuni valori importanti per i cattolici, esso non può accettato se i suoi valori culturali complessivi appaiono con evidenza anticristiani.</p>
<p>Tornando alla presenza politica dei cattolici, <strong>non si tratterebbe però di rifare la Democrazia cristiana</strong>, esperienza definita da Sorge storicamente determinata e per questo non ripetibile, né di imporre ai cattolici una forma di presenza esclusiva, essendo ormai irrinunciabili i principi del pluralismo e della laicità.</p>
<p>L’urgenza principale è invece riconosciuta nella necessità di contribuire alla costruzione di una <strong>nuova cultura politica</strong> fondata sui valori della dignità della persona, della solidarietà, della sussidiarietà responsabile e del bene comune, che poi sono quegli stessi affermati sia dalla nostra Costituzione che dalla Dottrina sociale della Chiesa.</p>
<p>In questo caso appare evidente che il richiamo teorico è al <strong>‘popolarismo’ di don Sturzo</strong> che affermava una presenza non confessionale dei cattolici, fondata sul rigore morale, sulla tensione ideale del servizio e sull’efficacia di un programma orientato al riformismo liberaldemocratico.</p>
<p>Queste, in sintesi le opinioni illustrate dal p. Sorge. Esse certamente sono anche alla base dell’azione che il Laboratorio intende svolgere nella <strong>nostra città</strong>, e per questo ci sembrano degne di attenzione.</p>
<p>Non possiamo tuttavia tralasciare di porre <strong>alcune obiezioni</strong>.</p>
<p>Innanzitutto ci sembra che, assieme alla condanna del berlusconismo, non sia stata sufficientemente esplicita la critica agli <strong>atteggiamenti</strong> che la <strong>chiesa italiana</strong> e almeno una parte del mondo cattolico hanno tenuto nei suoi confronti.</p>
<p>Non si può tacere infatti che uno dei fondamenti su cui Berlusconi ha potuto costruire il suo potere si è basato sull’<strong>appoggio</strong> ad esso fornito dalla chiesa italiana nel lungo periodo in cui essa è stata autorevolmente rappresentata dal <strong>card. Camillo Ruini</strong>, voluto in quel posto dal papa Giovanni Paolo II in persona.</p>
<p>Né si può passare sotto silenzio che una parte del mondo cattolico, segnatamente nel movimento di <strong>Comunione e Liberazione</strong> e del suo braccio operativo della <strong>Compagnia delle opere</strong>, ha apertamente appoggiato questo progetto, <strong>lucrandone</strong> considerevoli vantaggi sul piano politico ed economico.</p>
<p>Una domanda infine. Dato per scontato che lo <strong>spazio politico</strong> in cui si dovrebbe collocare questo nuovo soggetto politico è quello intermedio fra destra e sinistra, si tratterebbe di aggregarsi allo spazio del cosiddetto ‘terzo polo’ o di spostarsi in un’area ulteriore che comprenda anche il Partito Democratico? Non c’è, in questo caso, il pericolo di una relativa sovrappopolazione e il rischio di una <strong>sovrapposizione</strong>, dato che in queste aree <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />esistono già correnti e formazioni politiche di ispirazione cattolica?</p>
<p>Non è, occorre riconoscerlo, un compito agevole quello che si profila.</p>
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		<title>Festa dell&#8217;Annunziata 2011 a Pedara</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 04:03:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><embed type="application/x-shockwave-flash" width="600" height="400" src="https://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" flashvars="host=picasaweb.google.com&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2FArgo.redazione%2Falbumid%2F5652659768892789249%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26hl%3Dit" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer"></embed><img class="alignnone" src="https://lh3.googleusercontent.com/-vLqSFVVNFzY/TmnCg6C6M7I/AAAAAAAAGmA/UcvGWLnTeMU/spazio%252520600x1%252520px.png" alt="" width="600" height="1" /></p>
<p>per lo sfondo musicale avviare il widget<br />
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<p>link per lo <a href="https://picasaweb.google.com/Argo.redazione/110910Pedara?authkey=Gv1sRgCOeU9cGp88zpCQ#slideshow/5652659769575100066" target="_blank">slideshow a pagina intera</a> su Picasa:</p>
<p>Come ogni anno a settembre, si è rinnovato a <strong>Pedara </strong>il singolare e originale spettacolo dei<strong> carri mariani </strong>nella ricorrenza della festa estiva della <strong>Madonna Annunziata</strong>.</p>
<p>Si tratta inizialmente una sorta di scena teatrale montata su pianali di camion e che poi, utilizzando quinte mobili che si aprono in orizzontale e in verticale, si rivelano <strong>grandiose e sorprendenti macchine sceniche </strong>che ricostruiscono <span id="more-25287"></span>con <strong>personaggi viventi </strong>i momenti essenziali della storia della salvezza culminante nell&#8217;annuncio dell’angelo Gabriele a Maria.</p>
<p>Il tutto accompagnato da <strong>musiche </strong>(spesso poco coerenti con i contenuti delle scene) e <strong>giochi di luci </strong>che, nel buio della piazza, contribuiscono ad accrescere la suggestione della rappresentazione.</p>
<p>Una voce fuori campo introduce e accompagna con un commento appropriato lo svolgersi delle scene.</p>
<p>A creare queste meraviglie non sono dei professionisti dello spettacolo ma <strong>le maestranze dei due quartieri storici del paese</strong>, la Matrice e s. Antonio, composte da architetti, pittori, carpentieri, fabbri, ma soprattutto tanti giovani volontari che, con il loro lavoro, danno corpo  ad una manifestazione che è insieme religiosa e culturale, ma anche dimostrazione di fantasia e di una notevole perizia ingegneristica e tecnica</p>
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		<title>Nino Minissale, in punta di piedi nella vita come negli studi biblici</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 05:23:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una vita da studioso, vissuta lontano dai riflettori ma arricchita da una capacità di comunicare in modo semplice, senza mai fare pesare il bagaglio non comune delle sue conoscenze. Con la stessa discrezione con cui era vissuto è morto venerdì scorso, a 76 anni, don Antonino Minissale, professore emerito di Esegesi dell’Antico Testamento presso lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/-lOgVvIwWZx0/TiscX9n4_eI/AAAAAAAAGAg/OP9r7INbkpE/110723%252520Minissale%25252002.jpg" alt="" width="150" height="265" />Una vita da <strong>studioso</strong>, vissuta lontano dai riflettori ma arricchita da una <strong>capacità di comunicare in modo semplice</strong>, senza mai fare pesare il bagaglio non comune delle sue conoscenze. Con la stessa <strong>discrezione</strong> con cui era vissuto è morto venerdì scorso, a 76 anni, don Antonino Minissale, professore emerito di Esegesi dell’Antico Testamento presso lo Studio Teologico San Paolo di Catania.</p>
<p>Formatosi presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma, passò lunghi periodi di studio in Germania, presso grandi studiosi dell’<strong>esegesi protestante</strong> (W. Zimmerli) e <strong>cattolica</strong> (E. Zenger).</p>
<p>Parlando di sé <a href="http://www.bronteinsieme.it/6bro/brontesi_5.html" target="_blank">aveva detto</a> che le <strong>esperienze ecumeniche</strong> avevano <span id="more-23772"></span>messo in moto dentro di lui un “<strong>cantiere</strong> che da allora è rimasto sempre <strong>aperto ed attivo</strong> soprattutto sul fronte ebraico-gerosolimitano e su quello tedesco-luterano, i due poli che hanno costituito il contesto permanente dei miei studi di Antico Testamento e che a poco a poco si sono caricati di una dimensione simbolica per il ricordo dell&#8217;Olocausto, del quale mi facevo idealmente carico studiando con uguale passione sia <strong>l&#8217;ebraico</strong> sia <strong>il tedesco</strong>, che son diventate alternativamente la mia seconda lingua dopo l&#8217;italiano&#8221;.</p>
<p>La sua fatica più importante fu dedicata alla versione greca del <strong>Siracide</strong> (o Ecclesiastico), messa a raffronto con il testo ebraico. Ma scrisse anche opere di divulgazione per introdurre il pubblico non specialistico ad aspetti difficili della Bibbia, come il libro dedicato ai <strong>primi 11 capitoli della Genesi</strong> sulle <em>Origini dell’universo e dell’uomo</em> in cui, trattando con piena libertà dei miti e dei modelli espressivi che Israele aveva mutuato dagli altri popoli, cerca di ricostruire la riflessione sull&#8217;uomo e sul suo rapporto con Dio che sottende  i racconti biblici.</p>
<p>La sua repentina dipartita lascia, fra l&#8217;altro, il rammarico che la morte abbia interrotto il suo lavoro ultimo, il <strong>progetto di un Dizionario ebraico</strong> dove i lemmi dovevano essere ordinati non in ordine alfabetico, ma per famiglie e apparentamenti incrociati.</p>
<p>A volte non compreso nel suo <strong>approccio rigorosamente scientifico</strong> alla Bibbia, Nino Minissale rimase fedele con grande <strong>libertà di spirito</strong> al suo metodo, senza mai cedere a mode facili.</p>
<p>Si intuiva subito, tuttavia, che a sostenere il rigore scientifico c&#8217;erano <strong>una fede tanto semplice quanto profonda </strong>e <strong>uno spessore spirituale </strong>che lo rendevano capace di schiudere anche le più ostiche pagine bibliche all&#8217;intelligenza e alla riflessione interiore di chi lo ascoltava.</p>
<p>Mantenne sempre la sua <strong>autonomia di giudizio</strong>, unita a una straordinaria <strong>capacità di ascolto</strong>. Chi lo ha conosciuto serberà di lui la testimonianza di una <strong>grande delicatezza d’animo e </strong>di<strong> una incontaminata capacità di provare meraviglia e stupore </strong>di fronte alla vita e alle persone che incontrava.</p>
<p>Grazie, Nino, per tutti i doni con cui hai arricchito la nostra vita.</p>
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		<title>Senegalesi a Catania, un&#8217;inchiesta di Lavori in corso</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2011 15:42:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Noi vogliamo solo lavorare per mantenere le nostre famiglie nella legalità. Tutti siamo provvisti di licenze, tutti siamo in regola, quello che ci manca sono gli spazi, senza nulla togliere ai commercianti locali, per lasciare finalmente la condizione di abusivi e costruire qualcosa anche per i nostri figli”. Con questo auspicio si concludeva nel dicembre del 2009 un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TbVB10qwvXI/AAAAAAAAEPg/RNe0ZMRdfCM/senegal.jpg" alt="" width="366" height="310" />“Noi vogliamo solo lavorare per mantenere le nostre famiglie nella legalità. <strong>Tutti siamo provvisti di licenze</strong>, tutti siamo in regola, <strong>quello che ci manca sono gli spazi</strong>, senza nulla togliere ai commercianti locali, per <strong>lasciare finalmente la condizione di abusivi e costruire qualcosa anche per i nostri figli</strong>”. Con questo auspicio si concludeva nel dicembre del 2009 un <a href="http://www.confcommercio.ct.it/printpdf.cfm?idnews=2828" target="_blank">comunicato stampa</a> relativo ad un incontro tra la comunità senegalese e la <span id="more-20365"></span>Confcommercio provinciale di Catania.</p>
<p>A leggere il <strong>quinto dossier di “Lavori in corso”</strong> dal titolo “<a href="http://www.ucuntu.org/Dossier-Senegalesi.html" target="_blank">Senegalesi marca liotru</a>” e a richiamare alcuni degli articoli (<a href="http://www.argo.catania.it/2011/02/28/tanti-nourredine-adnane-anche-a-catania/" target="_blank">tanti Nourredine</a>; <a href="http://www.argo.catania.it/2010/01/15/siamo-piu-illegali-degli-immigrati/" target="_blank">più illegali degli immigrati</a>, <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/01/Pinella_Senegalesi.pdf" target="_blank">i senegalesi chiedono</a>) sui <strong>venditori ambulanti a Catania</strong>, si constata che niente si è fatto per venire incontro ai bisogni legittimi dei cittadini stranieri a Catania. Anzi, continui <strong>blitz per “liberare” il salotto di Catania</strong> dalla presenza di merce contraffatta, ripetuti soprusi anche da parte di qualche rappresentante della forza pubblica e indifferenza politica verso quelle proposte che <a href="http://www.argo.catania.it/2010/03/18/migranti-sei-proposte-dagli-stati-generali-di-catania/" target="_blank">gli Stati generali</a> hanno avanzato in quei tanto sbandierati tavoli di concertazione per migliorare la vivibilità della nostra città.</p>
<p>Nel dossier, oltre alle interessanti esperienze di vita raccolte, sono presenti, a pag. 6, una interessante scheda di <strong>confronto tra la legge Bossi-Fini e la Turco-Napolitano</strong>, dove sono evidenziati tutti gli <strong>elementi peggiorativi</strong> in termini di integrazione (rilevazione delle <strong>impronte</strong> digitali, obbligo di <strong>rimpatrio</strong> alla perdita del lavoro, condizioni più severe per ottenere la <strong>carta di soggiorno</strong>, <strong>espulsioni</strong> più facili, abolizione della prestazione di garanzia, riscatto solo a 65 anni dei <strong>contributi versati</strong>, ecc.) e, a pag. 9, un articolo sulla cosiddetta <strong>Sanatoria truffa</strong>, di cui abbiamo già parlato tante volte (leggi <a href="http://www.argo.catania.it/2011/01/27/migranti-a-catania-basta-rinvii/" target="_blank">l’ultimo</a> dove trovi i link degli altri: <a href="http://www.argo.catania.it/2011/01/19/sanatoria-migranti-la-regolarizzazione-si-allontana/" target="_blank">sanatoria</a>; <a href="http://www.argo.catania.it/2010/12/31/mai-piu-clandestini-ma-cittadini-2/" target="_blank">mai più</a>; <a href="http://www.argo.catania.it/2010/11/29/permessi-di-soggiorno-non-sanatorie-truffa/" target="_blank">permessi</a>; <a href="http://www.argo.catania.it/2010/11/20/dignita-e-diritti-per-tutti-i-migranti/" target="_blank">dignità</a>).</p>
<p>Nella seconda parte prende la parola il magistrato <strong>Felice Lima</strong>, per anni alla prima sezione dell’ufficio immigrazione del Tribunale di Catania: “Sono <strong>sfruttati nei lavori più faticosi e rischiosi</strong>, vivono in <strong>case fatiscenti pagate molto</strong> più del dovuto, non godono di assistenza sanitaria ma hanno <strong>paura di presentarsi al pronto soccorso</strong> e subiscono qualunque tipo di violenza o torto… non hanno diritto a nulla, anche se non hanno mai commesso reati. Vivono così nella paura e diventano anzi carne da macello, <strong>merce da sfruttare per cavare lavoro in nero a basso prezzo</strong>”.</p>
<p>Segue la ricostruzione dei fatti, ad opera dei senegalesi e delle forze dell’ordine, circa la notizia pubblicata su la Sicilia “<strong>Due Vigili urbani circondati e malmenati</strong> da una ventina di extracomunitari”: nelle interviste i ragazzi senegalesi presenti <strong>negano di aver reagito</strong> alle forze dell’ordine e <strong>denunciano l’omissione dei verbali a seguito dei sequestri</strong>, avanzando ipotesi di <strong>appropriazione indebita della merce</strong>.</p>
<p>Chiudono il dossier due interviste: una ad <strong>Assam</strong>, un <strong>professore laureato in lettere e filosofia</strong> costretto a lasciare il Senegal perché guadagnava troppo poco, <strong>amareggiato per il modo come si è trattati nella nostra città</strong>; l’altra a <strong>Hibraima Ndiae</strong> che, nel raccontare alcuni momenti significativi della storia dell’integrazione degli immigrati a Catania, <strong>elogia l’impegno</strong> di semplici cittadini (<strong>Cettina Munzone</strong>) e uomini di chiesa (<strong>Padre Gliozzo</strong> della parrocchia del Crocifisso della buona morte di p. Falcone e la <strong>Chiesa Valdese</strong> di via Naumachia) che già trent’anni fa si preoccupavano di accogliere gli stranieri e offrire loro uno spazio: “padre Gliozzo fu l’unico sacerdote di Catania a offrire agli stranieri uno spazio all’interno della propria parrocchia. Fino ad oggi Cettina non ha mai abbandonato i senegalesi anzi ha offerto la propria disponibilità anche ai membri di altre comunità”. <strong>Altro che “Stati generali”</strong>!</p>
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		<title>Dossier sulla povertà 2011, i poveri sono affare nostro</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 05:51:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas]]></category>
		<category><![CDATA[dossier povertà 2011]]></category>
		<category><![CDATA[padre Valerio Di Trapani]]></category>

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		<description><![CDATA[“Che Pasqua stiamo celebrando? La vittoria del Cristo sulla morte oppure una Pasqua in cui l’agnello rimane immolato?” È stata questa la provocatoria domanda con cui ieri il direttore della Caritas di Catania Padre Valerio Di Trapani ha presentato all’Help Center di Catania il Dossier relativo al trimestre Gennaio-Marzo 2011 sulla povertà, l’immigrazione e le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Che Pasqua stiamo celebrando? La vittoria del Cristo sulla morte oppure una Pasqua in cui l’<strong>agnello rimane immolato</strong>?” È <img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/Ta4FmofPBMI/AAAAAAAAEMg/Fbf6Oo7eduE/Caritas_Catania.jpeg" alt="" width="160" height="192" />stata questa la provocatoria domanda con cui ieri il direttore della Caritas di Catania <strong>Padre Valerio Di Trapan</strong>i ha presentato all’Help Center di Catania il <strong>Dossier relativo al trimestre Gennaio-Marzo 2011</strong> sulla povertà, l’immigrazione e le emergenze sociali nel nostro territorio redatto dagli operatori della Caritas.</p>
<p>La decisione di consegnare il dossier alla città nel periodo pasquale è stata motivata dal fatto che <span id="more-20152"></span>dai dati si evince che non stiamo preparando una <strong>Pasqua</strong> cristiana bensì <strong>pagana</strong>, in cui l’<strong>agnello, rappresentato dai poveri e dagli emarginati, rimane immolato sull’altare dell’indifferenza</strong>, in una città in cui risulta sempre più evidente una mancanza di progettualità.</p>
<p>Catania si rivela una città in cui la sofferenza è sempre più presente: sono le <strong>estreme povertà</strong> quelle che si rivolgono all’Help center: 266 nuovi poveri solo nell’ultimo trimestre. Per farsi un’idea basti pensare che al Centro di Ascolto Diocesano, nel primo trimestre 2011, hanno fatto accesso 205 persone, il <strong>67.5% in più rispetto al 2010</strong>.</p>
<ul>
<li> È accresciuto il numero di coloro che, nell’ultimo anno, <strong>hanno perso il lavoro</strong> e tra questi quelli d’età compresa tra i 50 e i 65 anni trovano maggiori difficoltà nel reinserimento lavorativo.</li>
</ul>
<ul>
<li>All’<strong>emergenza</strong> lavorativa si aggiunge quella <strong>abitativa</strong>. A tal proposito, nel dossier è stata messa in risalto l’esigenza di “ridistribuire l’ingente patrimonio edilizio a favore dei cittadini senza casa” (a fronte di una famiglia senza casa ci sono 10 case sfitte in città) mettendo in atto delle politiche di <strong>housing sociale</strong> con affitti a prezzi moderati.</li>
</ul>
<ul>
<li>Occorre un presidio del territorio di tipo sociale per <strong>rinnovarne le opportunità</strong>, dare un sostegno reale alle <strong>periferie degradate</strong> sostenendo i progetti di tipo culturale, sociale e sportivo.</li>
</ul>
<ul>
<li>Tra gli impegni più urgenti è stata sottolineata l’importanza della creazione di <strong>lavoro regolare</strong> attraverso la valorizzazione del territorio e la formazione lavorativa per i migranti.</li>
</ul>
<ul>
<li>Riguardo al tema della <strong>salute mentale</strong>, spesso ignorato, è stata messa in evidenza la necessità di creare percorsi che siano efficaci rispetto alle inquietudini di chi vive una situazione di povertà e di emarginazione.</li>
</ul>
<ul>
<li>Un dato positivo concerne l’iniziativa di <strong>microcredito</strong> che finora ha dato dei buoni risultati, permettendo, così, di partire dal basso per ricostruire il tessuto produttivo e dare una speranza a chi non ne ha più.</li>
</ul>
<p>In tale ottica, è fondamentale <strong>uscire dai “gusci dei nostri contesti”</strong> mettendo in atto un’azione concreta attraverso il volontariato, impegnandoci a s<strong>viluppare la prossimità e l’ ospitalità</strong> nei confronti di chi soffre e si trova vicino a noi.</p>
<p>Per chi volesse <strong>impegnarsi come volontario</strong> e per conoscere tutte le iniziative della Caritas di Catania: <a href="http://www.caritascatania.it/nuovosito/" target="_blank">www.caritascatania.it</a></p>
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		<title>Testimoniare un altro modo di essere cristiani</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/02/01/testimoniare-un-altro-modo-di-essere-cristiani/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 03:57:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[A. Melloni]]></category>
		<category><![CDATA[card. Ruini]]></category>
		<category><![CDATA[Concilio Vaticano II]]></category>
		<category><![CDATA[G. Ruggieri]]></category>
		<category><![CDATA[S. Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[S. Dianich]]></category>

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		<description><![CDATA[Di fronte agli avvenimenti politici (per modo di dire) che hanno visto coinvolto il premier Berlusconi, molti cristiani, e non solo, si sono interrogati sulla scomoda posizione in cui si sono venuti a trovare la gerarchia e una parte del mondo cattolico. Noi abbiamo chiesto a don Pino Ruggieri, teologo che vive e insegna a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di fronte agli avvenimenti politici (per modo di dire) che hanno visto coinvolto il premier Berlusconi, molti cristiani, e non solo, si sono interrogati sulla scomoda posizione in cui si sono venuti a trovare la gerarchia e una parte del mondo cattolico. </em><em>Noi abbiamo chiesto a <strong>don Pino Ruggieri</strong>, teologo che vive e insegna a Catania, una riflessione che aiuti a leggere la situazione nelle sue molteplici sfaccettature. Ecco il suo contributo.</em></p>
<p><img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TUXQJcHbLDI/AAAAAAAAChQ/54dy8d6Q8PY/ruini-berlusconi.jpg" alt="" width="215" height="195" />Quando accadono alcuni <strong>scandali</strong> o alcuni fatti che comunque offendono il senso comune della giustizia e i <strong>vertici ecclesiastici</strong> non dicono nulla, tutti chiedono: perchè non denunciano come dovrebbero?</p>
<p>La domanda ha una sua giustificazione per il fatto che gli stessi vertici ecclesiastici invece gridano a voce alta di fronte ad un certo tipo di problemi; valga per tutti ricordare il caso <strong>Welby</strong>, per il quale si arrivò persino alla <span id="more-17678"></span>negazione dei funerali religiosi e quello <strong>Englaro</strong> in cui fu messo sotto accusa il padre della ragazza alla quale, dopo tanti anni di sofferenza e di degrado fisico quasi totale, era stata &#8220;staccata la spina&#8221;.</p>
<p>Al di là dell&#8217;indignazione che le <strong>compromissioni</strong> <!--more-->delle gerarchia generano in molti cristiani, ritengo opportuno proporre <strong>alcune riflessioni</strong>.</p>
<p>Occorre innanzitutto <strong>cogliere dove sta l&#8217;origine della contraddizione</strong>. Questa va situata nella strategia di alcuni ambienti della gerarchia ecclesiastica, rappresentati soprattutto dal <strong>card. Ruini</strong>, che ha dominato la politica ecclesiastica italiana durante il pontificato di Giovanni Paolo II.</p>
<p>Si è scelto di <strong>ignorare la strada indicata dal Vaticano II</strong> per la missione della Chiesa, la via della povertà della Chiesa e dell&#8217;annuncio del vangelo ai poveri per seguire la stessa strada che ha percorso Gesù (Lumen Gentium, 8), a favore di una <strong>funzione di &#8216;fondazione morale&#8217; della</strong> <strong>società</strong> e di una corrispondente azione che richiede mezzi adeguati per una presenza sociale forte. (Si può leggere a tal proposito l&#8221;analisi di Melloni in Melloni-Ruggieri, <em>Il vangelo basta</em>, Carocci 2010.)</p>
<p>In positivo si veda invece sulla rivista &#8216;Il Regno&#8217;, n. 20 del 2010, l&#8217;articolo sapiente di S. Dianich, <em>Chiesa, che fare?.</em> Sta nella scelta di quella strategia <strong>l&#8217;origine dell&#8217;alleanza dei vertici della Conferenza Episcopale Italiana con i governi di centro destra</strong>, contro quello del cattolicissimo, ma &#8216;laico&#8217;, Romano Prodi.</p>
<p>La recente misura dell&#8217;attuale governo che ha ripristinato i <strong>privilegi</strong> fiscali per le attività commerciali degli enti ecclesiastici testimonia, più di ogni altra cosa, la gratitudine dell&#8217;attuale maggioranza politica per questa scelta a proprio favore.</p>
<p>Sarebbe tuttavia un errore (nel senso che non corrisponde alla realtà) appiattire l&#8217;atteggiamento di tanta chiesa, ivi compresi alcuni vescovi, su questa &#8216;santa&#8217; (si fa per dire) alleanza.</p>
<p>Non basta tuttavia questa comprensione delle cose. Non basta &#8216;leggere&#8217; i segni dei tempi. La vita cristiana non è un fatto ideologico o politico (anche se in un certo senso lo è, nel senso di una politica della diversità). <strong>La novità che ha portato Gesù</strong> sta nel &#8216;Regno che viene&#8217;, cioè in <strong>una prassi di compassione</strong> per le sofferenze delle donne e degli uomini che porta alla loro guarigione e liberazione dalle potenze che dominano &#8216;questo&#8217; mondo.</p>
<p>I <strong>discepoli</strong> di Gesù sono stati chiamati a questo: <strong>annunciate il vangelo del Regno</strong>, guarite dalle malattie, scacciate i demoni. E per adempiere questo compito <strong>non debbono portare con sé nulla se non il</strong> <strong>vangelo</strong>. Infatti l&#8217;azione dei discepoli è fatta di totale abbandono in Dio, di mitezza e di non violenza. Essi non hanno la loro casa in &#8216;questo&#8217; mondo (cioè nel mondo segnato dal potere).</p>
<p>Contro &#8216;questo&#8217; mondo essi non inveiscono, ma pongono semplicemente la <strong>diversità del Regno</strong>. Quando Gesù fu messo in guardia da Erode che lo cercava per metterlo a morte, egli rispose semplicemente: Andate a dire a quella volpe: &#8220;Ecco, io scaccio i demòni, compio guarigioni oggi e domani, e il terzo giorno avrò terminato&#8221; (Lc 13, 32).</p>
<p>Davanti allo spettacolo della vergogna, rappresentato da Erode, dal suo malgoverno, dalla sua vita, Gesù non denuncia, ma pone semplicemente <strong>la realtà del Regno che viene</strong>.</p>
<p>Noi invece abbiamo bisogno di gridare perchè non abbiamo nulla da mostrare. E non abbiamo nulla da mostrare perchè<strong> ci fa paura la radicalità della scelta di Gesù</strong>.</p>
<p>Questo non vuol dire che i cristiani non debbano denunciare o manifestare. Insieme agli altri uomini di buona volontà, anch&#8217;essi possono e devono <strong>partecipare ai movimenti e ai momenti di denuncia e di protesta</strong>, devono esprimere la propria indignazione. Ma devono innanzi tutto <strong>testimoniare un altro modo di essere</strong>.</p>
<p style="text-align: right;">Giuseppe Ruggieri</p>
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