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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Enti Locali</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Gli articoli di De Roberto, parole di ieri per l&#8217;oggi</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 08:20:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Federico De Roberto]]></category>
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		<description><![CDATA[“Il patrimonio artistico catanese merita il più fervido amore dei cittadini e le più diligenti cure dell’Amministrazione&#62;Comunale, non soltanto per le ideali ragioni dell’arte, della Storia e in generale della Cultura, ma anche per una reale e tangibile utilità. E’ noto, infatti, e purtroppo, come la maggior parte degli stranieri che si fermano più a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Il <strong>patrimonio artistico catanese</strong> merita il più fervido amore dei cittadini e le più diligenti cure dell’Amministrazione&gt;<img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/-XrFgnExFTU0/TzJO1PB1YoI/AAAAAAAAJqc/4_LXmThTltE/s241/de%2520roberto.jpg" alt="" width="193" height="154" />Comunale, non soltanto per le ideali ragioni dell’arte, della Storia e in generale della Cultura, ma anche per una reale e tangibile utilità.</p>
<p>E’ noto, infatti, e purtroppo, come la maggior parte degli stranieri che si fermano più a lungo a Taormina ed a Siracusa trascurino la Città nostra, sebbene essa sia un punto di passaggio obbligato (…). La più autorevole guida alla quale i viaggiatori d’oltralpe si affidano, il Beadeker, dice che <strong>a Catania basta fermarsi soltanto per mezza giornata</strong>.”<span id="more-30218"></span></p>
<p>E’ possibile, si chiede l’autore de “I Vicerè”, obbligare moralmente i viaggiatori a sostare più a lungo a Catania? “Questo risultato si può conseguire, ed è tale che le fatiche o le spese alle quali bisognerà andare incontro saranno ampiamente rimuneratrici di nobilissimo vanto e di <strong>concreto vantaggio</strong>.”</p>
<p>Potrebbero essere stati <strong>scritti appena ieri</strong> su un periodico locale, se non fosse per quella leggera patina di antico che traspare dal linguaggio utilizzato.</p>
<p>In effetti sono le frasi introduttive del primo di <strong>sei articoli</strong> pubblicati sul “Giornale dell’Isola” da De Roberto fra maggio e luglio del 1927, poche settimane prima di morire. Sono tratti da una più ampia relazione sullo stato del patrimonio artistico di Catania che lo scrittore aveva redatto in qualità di Sovrintendente alla Belle Arti.</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/-fmPLKamPb0U/TzOtxCgsAfI/AAAAAAAAJqo/zUOBtW4aL_0/s300/P1090190.JPG" alt="" width="240" height="232" />Recentemente sono stati rieditati in un volumetto dal titolo “Il Patrimonio artistico di Catania”, Papiro Editrice, per la cura attenta e appassionata di <strong>Dario Stazzone. </strong></p>
<p>In questi articoli sono descritte le condizioni in cui versavano<strong> alcuni dei più importanti cittadini</strong>, ma soprattutto sono prospettate molte e interessanti proposte per il loro recupero e la loro valorizzazione. I monumenti considerati sono: il Museo Biscari, il Castello Ursino, il Monastero dei benedettini, la Chiesa di San Nicola, la Biblioteca Ursino-Recupero e il Teatro greco-romano.</p>
<p><strong>Due</strong> sono le <strong>linee</strong> lungo le quali si sviluppa il discorso di De Roberto:<strong> il valore e le oggettive ragioni artistico-culturali</strong> che giustificano la richiesta di maggiore assunzione di responsabilità da parte dell’Amministrazione locale, ma soprattutto <strong>la convenienza economica</strong> che consiglia una più decisa azione in questo senso.</p>
<p>Alcuni dei suoi<strong> ‘sogni’</strong> si sono <strong>avverati</strong>, almeno in parte e sia pure dopo parecchi decenni: la destinazione a sede universitaria del Monastero dei benedettini e il conseguente necessario restauro; il pieno recupero del Teatro greco-romano, già avviato negli anni di De Roberto e concluso solo da un paio di anni; il trasferimento del Museo Biscari e quello dei Benedettini per la costituzione di un museo civico in un Castello Ursino, anch’esso da restaurare; il risanamento della chiesa di San Nicola, anch’essa sul punto di essere portata a termine, almeno nelle sue parti strutturali.</p>
<p><strong>Tanto altro resta ancora da fare</strong>: la completa riapertura del castello federiciano, che tuttavia rivela la sua inadeguatezza ad essere sede di un museo; l’impossibilità di esporre in modo più ampio e sistematico le collezioni antiquarie, nel frattempo arricchite da tutti i rinvenimenti avvenuti successivamente agli scritti di De Roberto; la formazione di un museo della città degno di questo nome; il completamento del restauro della ricca dotazione più propriamente artistica (la sacrestia, il cosiddetto &#8216;tesoro&#8217;, il coro ligneo, le tele e gli altari delle cappelle laterali, l&#8217;accesso alla terrazza panoramica) della chiesa di San Nicola.</p>
<p>Ma, ammesso che anche questi interventi vengano portati a termine, basterebbero per fare di<strong> Catania una città d’arte</strong>, come auspicava De Roberto?</p>
<p>A noi sembra che questo risultato non si possa ottenere semplicemente sommando un certo numero di siti artistici e museali. Ciò che manca è il contesto di una città capace di <strong>produrre cultura</strong> nel senso più ampio e integrale del termine.</p>
<p>Forse De Roberto pensava anche a questo, quando immaginava di fare del Monastero dei Benedettini un <strong>‘palazzo dell’arte e della storia’</strong>, contenitore non solo di facoltà universitarie, ma anche di musei, archivi e sale per manifestazioni pubbliche.</p>
<p>Ma questo progetto è ormai inattuabile, dato che la fame di locali dell’Università ha occupato a tappeto tutto il quartiere dell’Antico Corso.</p>
<p>Dopo il recupero di <strong>Palazzo Platamone</strong>, ora Palazzo della cultura, sembra adesso che per un museo della città si stia pensando per il riuso <strong>dell’ex Manifattura dei tabacchi</strong>, ma l’attuazione di questo progetto va molto a rilento per la limitatezza delle disponibilità finanziarie, ed è collocata in un contesto ambientale forse non del tutto idoneo.</p>
<p>E, infine, è da chiedersi se davvero la città sia disponibile, come annota Stazzone, a <strong>ripensare “il paradigma identitario</strong> di una comunità che si rappresentava quasi esclusivamente come centro commerciale o industriale”.</p>
<p>In certi momenti viene da domandare se davvero i catanesi abbiano voglia di definirla, questa benedetta identità.</p>
<p>Sarà un caso, ma a noi sembra<strong> allegoricamente significativo</strong> che tra, gli eventi naturali come il terremoto del 1693, e quelli <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />provocati dall’uomo, come l’incendio del palazzo degli Elefanti del 1944, Catania abbia praticamente<strong> perduto i suoi archivi storici</strong>.</p>
<div class="imgtoggle left"><img class="small big" src="https://lh3.googleusercontent.com/-dbljArhwTX4/TzWJuSooGMI/AAAAAAAAJsk/zUk94Jc1r4U/s800/P1090177_cr.jpg" width="258" height="145" /></div>
<p>Il volume è stato presentato<strong></strong> venerdì 27 gennaio, presso il <strong>circolo Città Futura</strong>, da <strong>Dora Marchese</strong>, che ha introdotto il contenuto del libro, <strong>Daria Motta</strong>, con un interessante approfondimento sulla lingua di De Roberto e della Catania di allora, la restauratrice <strong>Carmela Di Blasi</strong>, che si è soffermata sulle &#8220;ferite&#8221; prodotte ai beni culturali non solo in quegli anni (basti pensare che nella chiesa di San Nicola, utilizzata come deposito durante la seconda guerra mondiale, entravano i camion&#8230;), <strong>Maria Rosa Profeta</strong> che ha fatto un excursus storico sulla città, divisa tra vocazione industriale e vocazione commerciale.</p>
<p>Il curatore ha ripreso, nel suo intervento, il tema del rapporto tra De Roberto e la sua città di adozione, da lui &#8220;<strong>odiosamata</strong>&#8221; e che -a sua volta- non lo amava, come del resto non amò nessuno dei suoi grandi (nè Verga nè Bellini). Eppure questo scrittore schivo scrisse, alla fine della sua vita, degli articoli militanti proprio come <strong>atto di riparazione</strong>, sollecitando degli interventi che, come ha concluso la moderatrice,  Anna Di Salvo, potessero allora e dovrebbero ricucire oggi il rapporto tra arte, politica e città.</p>
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		<title>Stancanelli, promesse ghiacciate</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 12:07:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Caritas]]></category>
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		<category><![CDATA[R. Stancanelli]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo la considerazione di un nostro lettore, Domenico Stimolo, che commenta amaramente il rapido dietro front del nostro sindaco, Raffaele Stancanelli, che non ha perso l&#8217;abitudine a fare promesse e a prendere impegni che non può o non riesce a mantenere. Neanche in questi giorni di temperature polari. In questa Italia ghiacciata, Loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/-WAkBmDgdGGE/TzMJJA8Ux-I/AAAAAAAAJqI/nalnuH32tR0/s300/P1080371.JPG" alt="" width="300" height="212" /><em>Riceviamo e pubblichiamo la considerazione di un nostro lettore, Domenico Stimolo, che commenta amaramente il rapido <strong>dietro front</strong> del nostro sindaco, Raffaele Stancanelli, che non ha perso l&#8217;abitudine a fare <strong>promesse</strong> e a prendere impegni che non può o <strong>non</strong> riesce a mantenere. Neanche in questi giorni di temperature polari.</em></p>
<p>In questa Italia ghiacciata, Loro <strong>muoiono, al freddo e di freddo</strong>. Sono i<span id="more-30458"></span>cosiddetti senza tetto, gli emarginati, i mendicanti; nostrani e “forestieri”. I morti fanno solo numero. Vivono quotidianamente all’esterno, avvolti negli stracci e in qualche lercia coperta; molti dentro un ‘improvvisata “latta” montata, a far da casa.</p>
<p>Quanti sono? Decine o centinaia di migliaia? Sono considerati “scarti” della razza umana, quindi <strong>non utili per il censimento</strong>. Le politiche di esclusione montate negli anni dalle destre li hanno fatti assurgere alle cronache come sinonimo di “bestie” da mettere all’indice, da bastonare o da bruciare.</p>
<p>I pochi <strong>posti nei dormitori</strong> gestiti dai comuni sono esauriti da tempo. In molte città <strong>non esistono</strong> proprio. In parecchi casi sono stati smantellati. Non è “eticamente” produttivo impiegare qualche soldo. E, poi, magari si viziano, potrebbero pretendere di “ volere….. il posto fisso, magari vicino a mamma e papà”.</p>
<p>In mancanza di una certa ed efficace azione pubblica, si cerca di fronteggiare con l’intervento generoso dei <strong>volontari</strong> e della <strong>Caritas</strong>, specie a portare cibo per le strade e con mense. Certo, lavoro egregio, che, però, essendo una grande goccia non può esaudire i fondamentali compiti di aiuto, assistenza, accoglienza e reinserimento sociale, sanciti dalla nostra <strong>Costituzione</strong>, in conto della società organizzata in Stato.</p>
<p>In questi giorni di gelo <strong>qualche amministratore</strong>, nelle grandi città, si commuove; se va bene si lasciano aperti per la notte gli atri d’ingresso delle metropolitane e di qualche stazione ferroviaria. A Milano, dove il comune gestisce 1700 posti nei dormitori, insufficienti per il grande numero dei senza tetto, poi, si spendono 570 milioni di euro per costruire il nuovo edificio della Regione, come se fosse un novello palazzo di Alì Babà. A Bari il sindaco mette a disposizione il Teatro cittadino ( il Petruzzelli) e le palestre di due scuole, a guisa di dormitorio.</p>
<p>A <strong>Catania</strong>, dove non è mai stato realizzato il campo di transito per i <strong>Rom</strong> – ne sono presenti parecchie centinaia – e nell’area centrale centinaia di emarginati vivono drammaticamente in una <strong>indegna baraccopoli</strong>, siamo alla commedia, truce.</p>
<p>In tutta la città per i senza dimora sono disponibili <strong>105 posti letto</strong>: 80 gestiti dalla Caritas, 25 da un consorzio convenzionato con il Comune. Ebbene, il 6 febbraio gli organi di informazione hanno informato che tra il sindaco Raffaele Stancanelli e il sottosegretario Filippo Milone era stato definita l’intesa di approntare 60 posti letti nella <strong>caserma Sommaruga</strong> che impegna una grande area con edifici e grandi cortili, in parte <strong>non più utilizzati</strong> per le normali funzioni.</p>
<p><strong>Ipotesi</strong> certamente brillante, <strong>naufragata</strong>, però, nell’arco di poche ore, per quanto si fossero già messi in opera i volontari per condurre i “ derelitti” nei locali della caserma. L’ “entusiasmo” del sindaco e del sottosegretario non aveva considerato che in caserma, come si è ufficialmente appreso, per gli ospiti <strong>si deve pagare</strong>. In questo caso, ovviamente, la struttura erogante doveva essere il <strong>Comune</strong>. Quindi, velocissima marcia indietro. La caserma è rimasta chiusa.</p>
<p>E dire che la città è piena di ampi luoghi pubblici, privati e di culto, molti gli appartamenti vuoti, che in questo periodo di intenso freddo potrebbero ampiamente <strong>accogliere</strong> gli emarginati. Un compito di elementare funzione di umanità e civiltà. Qui, e altrove, però, l’ “esaltazione” della gestione del simbolo ha totalmente prevaricato la nuda, cruda e drammatica realtà che riguarda gli umani.</p>
<p>Nel <strong>silenzio totale</strong>, a parte la Caritas, si è fatto avanti padre <strong>Gianni Notari</strong> parroco di una chiesa cittadina (ex direttore dell’Istituto Arrupe di Palermo) che ha alloggiato 10 disperati nel salone.</p>
<p>Speriamo che <strong>altri</strong> si facciano avanti. In questa città, però, che ben conosciamo, sarebbe un vero e proprio prodigio.</p>
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		<title>Questa l&#8217;Italia che frana</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 05:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Dipartimento della Protezione Civile]]></category>
		<category><![CDATA[dissesto idrogeologico]]></category>
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		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Ordine dei geologi]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Sicilia]]></category>

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		<description><![CDATA[Una delle maggiori criticità del dissesto idrogeologico italiano è rappresentata dall’urbanizzazione delle aree dove il fiume in caso di piena può espandersi liberamente. Per sollecitare interventi e soluzioni rispetto a inadempienze o lentezze, ma allo stesso tempo per valorizzare il buon lavoro svolto da molte amministrazioni comunali, da nove anni, è stata realizzata un’indagine su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-c84CeLR0Ylc/TyP3uiNcQjI/AAAAAAAAJgg/W3eTWJ5N7WM/s400/Messina.jpg" alt="" width="320" height="240" />Una delle maggiori criticità del <strong>dissesto idrogeologico</strong> italiano è rappresentata dall’urbanizzazione delle aree dove il fiume in caso di piena può espandersi liberamente.</p>
<p>Per sollecitare interventi e soluzioni rispetto a inadempienze o lentezze, ma allo stesso tempo per valorizzare il buon lavoro svolto da molte amministrazioni comunali, da nove anni, è stata<span id="more-29915"></span> realizzata un<strong>’<a href="http://www.protezionecivile.gov.it/resources/cms/documents/dossier_ecosistemarischio2011.pdf" target="_blank">indagine</a> su informazione e prevenzione del rischio idrogeologico</strong>.</p>
<div class="imgtoggle right"><img class="small big" src="http://www.isprambiente.gov.it/site/_Images/temi/Rischio_idrogeologico2.jpg" alt="" width="200" height="283" /></div>
<p>A condurla <strong>Legambiente e il Dipartimento della Protezione Civile</strong>, <!--more-->attraverso un questionario inviato agli oltre 6000 Comuni nel cui territorio sono presenti <a href="http://www.peacelink.it/ecologia/docs/3425.pdf" target="_blank">aree a potenziale rischio idrogeologico più elevato</a>. Ha risposto solo il 25% dei Comuni (rischi della autosomministrazione per contenere i costi).</p>
<p>Facendo esprimere le amministrazioni comunali sulla loro <strong>gestione del territorio</strong> (pianificazione urbanistica, interventi di delocalizzazione dalle aree a rischio, corretta manutenzione del territorio) e sulla redazione dei<strong> piani di emergenza</strong> (Organizzazione locale della protezione civile per garantire soccorsi tempestivi ed efficaci), si è voluto verificare l’<strong>effettiva realizzazione</strong> degli interventi e si è monitorato sia il livello attuale di rischio, sia le attività volte a mitigarlo.</p>
<p>Sulla base di tali parametri è stato assegnato a ogni Comune un <strong>voto</strong> (da 0 a 10).</p>
<p>“Se è impossibile pensare di impedire alla natura di fare il suo corso, è invece fondamentale operare concretamente per <strong>mitigare il rischio e limitare l’esposizione dei cittadini</strong> e i danni attesi in caso di calamità. L’eccessivo consumo di suolo, l’urbanizzazione diffusa e caotica, l’abusivismo edilizio, l’alterazione delle dinamiche naturali dei fiumi, l’estrazione illegale di inerti, la cementificazione degli alvei e il disboscamento dei versanti collinari e montuosi contribuiscono infatti in maniera determinante a sconvolgere l’<strong>assetto idraulico del territorio</strong>, determinando un’<strong>amplificazione del rischio</strong> che interessa, in modi e forme diverse, praticamente tutto il territorio nazionale.”</p>
<p>E <strong>in Sicilia</strong>?</p>
<p>“In Sicilia – si legge su <a href="http://www.goleminformazione.it/articoli/rischio-idrogeologico-frane-smottamenti-alluvioni-esondazioni.html" target="_blank">“L’Italia dissestata” di Mariangela Latella</a>  - si registra un forte <strong>ritardo nel censimento del rischio</strong> idrogeologico. I dati dell’Ispra, aggiornati al 2003, ci dicono che i Comuni a rischio sono 272 per una superficie di 202 kmq. Ma la superficie ad elevata criticità passa a 833 kmq nel rapporto 2008 del ministero dell’Ambiente. Si tratta però di dati provvisori, come chiarito nello stesso documento perché la Sicilia è l’unica regione a non contare su cifre e mappe del rischio valide”.</p>
<p>E’ del luglio 2011 una <a href="http://www.geologidisicilia.it/images/stories/convenzione_DPC-ORGS/convenzione%20protezione%20civile%202011.pdf" target="_blank">convenzione</a>, con durata triennale rinnovabile, tra la Protezione civile e l’<strong>Ordine dei geologi</strong> per la <strong>mappatura</strong> dei dissesti geomorfologici, l&#8217;individuazione dei punti critici e la compilazione di relative schede. Essa prevede un rimborso-spese forfettario di <strong>200 euro al giorno per ogni geologo</strong> che dichiara la propria disponibilità all’Ordine dei geologi. Il finanziamento di 150.000 euro l’anno dovrebbe coprire, in media, 41 giornate di rilevazione per ognuno dei 2 geologi individuabili per provincia.</p>
<p>Su 272 Comuni hanno risposto al questionario solo 57, 1 su 5, un dato di poco inferiore alla media nazionale. Ma quel che è veramente sconfortante è che 48 hanno ricevuto un voto scarso. Figuriamoci chi non ha seguito neanche la buona prassi di rispondere al questionario. Solo 9 Comuni hanno ricevuto un voto oscillante fra 6 e 7, distribuiti in quasi tutte le province.</p>
<p>Forse dobbiamo attendere la prossima indagine per verificare <a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/3-marzo-2011/legambiente-sicilia-attacca-regione-necessarie-politiche-prevenzione--190142502567.shtml" target="_blank">quanto dichiarato dall’Assessore regionale al territorio e ambiente G. Sparma</a>, che, a seguito delle critiche mosse da Legambiente, asserisce «Il governo della Regione sta affrontando la questione del dissesto idrogeologico, non solo come emergenza, ma anche in maniera strutturale. Dei <strong>300 milioni di euro stanziati</strong>, metà dalla Regione e metà dallo Stato per l&#8217;intera Sicilia, 126 sono destinati alla provincia di Messina e gli interventi finalizzati sono in corso di approvazione, e alcuni già in fase di realizzazione»</p>
<p>Ma ci chiediamo: è compatibile con la “maniera strutturale” di affrontare la questione aver cercato (intento bloccato dal Commissario dello Stato) di <strong>stabilizzare 800 precari</strong> (ai quali va la nostra solidarietà, ma non al punto di creare canali di ingresso privilegiati nella P.A.), molti dei quali <strong>catalogatori dei beni culturali</strong>, assumendoli come “<strong>tecnici della Protezione civile</strong>, esperti di dissesto idrogeologico come di emergenza rifiuti” (<a href="http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/12/28/news/la_regione_sicilia_fa_1_600_assunzioni_alt_del_commissario_alla_legge-strenna-27293006/index.html?ref=search" target="_blank">vedi “La Regione Sicilia fa 1660 assunzioni&#8221;, su Repubblica</a>) ?</p>
<p>Ritornando ai <strong>dati nazionali</strong> purtroppo <strong>non si nota una seria inversione di tendenza</strong> nella gestione del territorio: solo “il 4% dei comuni italiani intervistati ha intrapreso <strong>azioni di delocalizzazione</strong> di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo… l’11% dei comuni intervistati ha affermato di aver provveduto al <strong>ripristino e alla rinaturalizzazione delle aree di espansione naturale dei corsi d’acqua</strong> e solo nel 9% dei casi di aver riaperto tratti tombinati o intubati dei corsi d’acqua. Da notare, inoltre, che solo nel 6% dei comuni oggetto dell’indagine si è provveduto al rimboschimento di versanti montuosi e collinari franosi o instabili.</p>
<p>Ci auguriamo che i “<strong>12 milioni e 756 mila euro per gli 11 interventi in Sicilia</strong>”, stanziati dallo Stato (vedi <a href="http://www.meteoweb.eu/2012/01/via-libera-dal-cipe-ai-fondi-per-il-dissesto-idrogeologico-nelle-regioni-del-sud-tutti-i-dettagli-sui-finanziamenti/111809/" target="_blank">“Via libera dal Cipe ai fondi per il dissesto idrogeologico nelle Regioni del sud” di P. Caridi su Meteoweb</a>) siano utilizzati per raggiungere quantomeno la sufficienza alla prossima indagine.</p>
<p><a href="https://picasaweb.google.com/108735381137074930479/120128DISSESTOIDROGEOLOGICO?authkey=Gv1sRgCMjAw9nh7O6lFQ#slideshow/5702463339750644722" target="_blank"><img src="https://lh6.googleusercontent.com/-RXtHIDbolvs/TyND201HydI/AAAAAAAAJgU/_N9_jwmsA1s/s720/suscettibilit%25C3%25A0%2520alle%2520frane.jpeg" alt="" width="600" height="480" /></a></p>
<div class="mceTemp">
<dl id="" class="wp-caption alignleft" style="width: 610px;">
<dd class="wp-caption-dd">CLICK per attivare la galleria immagini</dd>
</dl>
</div>
<p>=====================================<br />
Per saperne di più:</p>
<p><a href="http://www.acca.it/Default.aspx?TabId=80&amp;ItemId=1504&amp;view=Details" target="_blank">Le mappe interattive del rischio idrogeologico del CNR consultabili on line</a></p>
<p><a href="http://www.slideshare.net/geosarapat/il-dissesto-idrogeologico" target="_blank">Il dissesto idrogeologico. Le cause umane di frane e alluvioni. I casi del messinese</a></p>
<p><a href="http://sici.irpi.cnr.it/" target="_blank">Sistema informativo sulle catastrofi idrogeologiche</a></p>
<p><a href="http://www.gndci.cnr.it/" target="_blank">Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Un decalogo per la festa di sant&#8217;Agata</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 06:50:28 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[clan Cappello]]></category>
		<category><![CDATA[clan Santapaola]]></category>
		<category><![CDATA[Comitato per la legalità nella festa di S.Agata]]></category>
		<category><![CDATA[festa di s. Agata]]></category>
		<category><![CDATA[R. Stancanelli]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Camarda]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell&#8217;aula 3 dei Benedettini, ci si ritrova dopo un anno a parlare del tema della legalità all&#8217;interno dei festeggiamenti per la patrona di Catania. Purtroppo, sul piano pratico, poco è cambiato. Il sindaco, che non ha ritenuto necessario intervenire o inviare un suo portavoce, ha fatto sapere di essere disponibile ad accettare l&#8217;introduzione di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-qbAMGXnNoEY/TysD9BYybaI/AAAAAAAAJkA/BaLjIU1d0Ks/s512/000010.jpg" alt="" width="230" height="307" />Nell&#8217;aula 3 dei Benedettini, ci si ritrova dopo un anno a parlare del tema della <strong>legalità all&#8217;interno dei festeggiamenti per la patrona</strong> di Catania. Purtroppo, sul piano pratico, poco è cambiato.</p>
<p>Il <strong>sindaco</strong>, che non ha ritenuto necessario intervenire o inviare un suo portavoce, ha fatto sapere di essere disponibile ad accettare l&#8217;introduzione di un regolamento, a partire dall&#8217;anno prossimo.</p>
<p>Di un regolamento comunale relativo ai festeggiamenti si era parlato già nel 1998 (sindacatura Bianco), ma nessun<span id="more-30110"></span> passo concreto è stato fatto, se si eccettuano le recenti <strong>ordinanze di Stancanelli</strong> che vietano anche quest&#8217;anno “l’accensione e il trasporto dei ceri accesi in tutto il territorio comunale”, salvo alcuni “siti, collocati lungo il percorso del fercolo, opportunamente delimitati” per evitare “problemi di pubblica incolumità e pericolo di incidenti, anche gravi, per pedoni e autoveicoli” (<a href="http://www.comune.catania.it/informazioni/news/s-agata/default.aspx?news=23974" target="_blank">i dettagli sul sito del Comune</a>)  I <strong>dubbi sul rispetto dell&#8217;ordinanza</strong> sono inevitabili, soprattutto dopo l&#8217;esperienza dell&#8217;anno scorso.</p>
<p>La <strong>Chiesa</strong> locale ha invece già cominciato a porre dei paletti <a href="http://www.box.com/s/d8e9o1chvgjjvxu7zk9d" target="_blank"><strong>regolamentando</strong> il conferimento dell&#8217;incarico</a> di “<strong>maestro del fercolo</strong>”, che verrà rinnovato ogni tre</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 268px"><a href="http://www.box.com/s/d8e9o1chvgjjvxu7zk9d" target="_blank"><img class=" " src="https://lh3.googleusercontent.com/-98jn2c0r8II/TysT5ayi9NI/AAAAAAAAJko/JfFfYV37bBo/s576/Bolli_regol.jpg" alt="" width="258" height="277" /></a><p class="wp-caption-text">CLICK per leggere il REGOLAMENTO</p></div>
<p>anni, e verrà attribuito solo a chi rispetta “le leggi ecclesiatiche e civili” ed opera “di concerto con il delegato arcivescovile”. Nel regolamento vengono previsti anche  momenti mensili di “formazione” sia per il “mastro” (il capovara) sia per i 12 responsabili, i quali devono anch&#8217;essi rispettare, insieme ai “collaboratori”, le “giuste leggi che regolano la società civile”, oltre che prestare la propria opera “per devozione e dunque senza remunerazione”. Altra importante novità: la gara pubblica per lo smaltimento della cera.</p>
<p>Della necessità, e non solo sulla carta, di eliminare il trasposto dei ceri accesi e il conseguente stato di rischio delle strade, parla Milena Verzì, la <strong>madre di Andrea Capuano</strong>, il ragazzo morto nel febbraio 2010 per un incidente stradale causato dalla cera. “E&#8217; un fatto di civiltà e di rispetto degli altri e di se stessi”, sottolinea, “ed è improprio parlare di tradizione perchè in passato questa usanza di spostare i ceri accesi non c&#8217;era. <strong>I ceri grossi erano proprio le “candelore”</strong>.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/-bsyFPa6eMY8/TysT7ANzXUI/AAAAAAAAJkw/eoI02HaoPq0/s800/Foto0069-x1.jpg" alt="" width="288" height="216" />Sulla questione del <strong>ritorno alla tradizione</strong> va quindi fatta chiarezza, evitando che venga usato come arma per impedire la riaffermazione della legalità. La dimostrazione che molte usanze non siano “tradizionali”, e siano state introdotte in tempi più recenti per motivi molto diversi dalla devozione alla santa, ci viene oggi da intercettazioni e dichiarazioni di pentiti.</p>
<p>Per iniziativa del Comitato per la legalità della festa di sant&#8217;Agata, sono stati diffusi, durante la conferenza stampa, i verbali riguardanti le dichiarazioni rese dai <strong>collaboratori di giustizia Daniele Giuffrida e Natale Di Raimondo</strong>, entrambi affiliati alla famiglia Santapaola, all&#8217;interno del processo, ormai quasi giunto al termine, su presunte infiltrazioni mafiose nelle celebrazioni agatine.</p>
<p>Dalle <strong>dichiarazioni dei pentiti</strong> vengono confermati i sospetti sull&#8217;<strong>accaparramento dei “cerei” da parte dei clan mafiosi</strong>. Il cereo dei Pizzicagnoli, candelora de&#8217; Fummaggiari, fu strappato dalla famiglia Santapaola alle famiglie Ceusi e Cappello, quello dei “pisciari” era gestito dal clan Savasta, quello dei macellai e dei fruttivendoli dai Cappello. Dalla gestione dei “cerei” si ricavavano <strong>vantaggi economici</strong> o sotto forma di “offerte” settimanali, a cui si aggiungeva poi il regolare “pizzo”, o sotto forma di pagamento di una somma giornaliera che di fatto rappresentava la modalità dell&#8217;estorsione.</p>
<p>Altri introiti venivano ricavati dalle <strong>candele offerte dai devoti</strong>, raccolte da una ditta che pagava una percentuale al clan su ogni chilo di cera raccolto, fino ad arrivare anche a 15 milioni di vecchie lire.</p>
<p>I pentiti parlano anche di giri di <strong>scommesse</strong> relative ai tempi di sollevamento del &#8220;cereo&#8221;, soprattutto in occasione della salita di san Giuliano. E dell&#8217;utilizzo dei proventi di una <strong>bisca clandestina</strong> per pagare i portatori della candelora del circolo di Sant’Agata nel quartiere di Monte Po.</p>
<p>In generale con i soldi raccolti dai clan venivano pagati innanzi tutto<strong> fuochisti e portatori</strong> (scelti tra le persone di fiducia) ma anche la <strong>cocaina</strong> fornita a questi ultimi. Il denaro restante, al netto delle spese, veniva usato per acquistare <strong>droga e armi</strong>.</p>
<p>La <strong>mafia</strong> quindi lucra sulla festa e sulla devozione dei catanesi e usa la processione anche per dare un segno del suo potere. <strong>Dirige i movimenti</strong> della “vara”, la fa fermare dove e quando vuole, fa arrivare le candelore anche nei quartieri periferici, come fece Natale Di Raimondo portando  a Monte Po un cereo arricchito da uno stendardo con il nome della famiglia. Fino a quando, nel 1998, Di Raimondo non divenne collaboratore di giustizia.</p>
<p>Il passato è d&#8217;obbligo, precisa Renato Camarda, portavoce del Comitato, perchè le testimoninanze si riferiscono agli <strong>anni 90</strong>. Sul presente non abbiamo analoghe dichiarazioni, ma non abbiamo neanche informazioni su radicali cambiamenti di stile.</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/-rPWOeOoAEHs/TysT9b2VZ2I/AAAAAAAAJk4/cc3_0eypxpQ/s800/Foto0068-x1.jpg" alt="" width="288" height="216" />Ma il tema della <strong>legalità</strong> della festa, secondo Nunzio Famoso, ex preside della Facoltà di Lingue, <strong>non è solo una questione giudiziaria</strong>, è soprattutto un problema di mentalità diffusa e quindi necessita di un lento e costante lavoro di educazione “civica”, essendo la “mafiosità” un <strong>sistema di massa</strong> contro cui è molto difficile lottare “perchè la società civile, e anche il sistema politico, se ne nutrono”.</p>
<p>Renato Camarda ha sottolineato che la richiesta del regolamento, avanzata dal Comitato, va letta soprattutto come una grande <strong>operazione di democrazia</strong>, che permetta non solo al Comune, ma a tutti gli altri soggetti interessati, istituzionali e no, Chiesa, Forze dell&#8217;ordine, associazioni agatine e tutta la società civile, di operare in modo <strong>condiviso</strong>.</p>
<p>Non a caso del <strong>Comitato</strong> fanno  parte molte  associazioni che operano sul territorio: Addio Pizzo Catania, Banca etica della Sicilia orientale, Cope (Cooperazione paesi emergenti), Cittàinsieme, Fondazione Fava, Libera, Mani Tese Sicilia, Movi (Movimento di volontariato italiano) e Pax Christi.</p>
<p>Si potrebbe anche stilare un <strong>decalogo</strong> che costitusca una base di partenza per arrivare al regolamento. Da qui al prossimo 5 febbraio la gestione della festa deve essere cambiata, deve diventare più pulita e trasparente.</p>
<p>Devono essere stabilite  <strong>regole</strong> riguardo alla committenza dei fuochi, al rispetto degli orari, alla raccolta dei fondi, alla traparenza della busta <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />paga dei portatori, e così via. E poi, aggiunge Maria Teresa Ciancio, della Fondazione Fava, perchè non trasformare questo progetto di regolamentazione in un momento di <strong>lotta all&#8217;evasione?</strong> Perchè non ricostruire il percorso del denaro che circola e richiedere che tutti i pagamenti (dall&#8217;acquisto dei fuochi allla retribuzione dei portatori) vengano opportunamente fatturati?</p>
<p>Questo sì che sarebbe un segnale di radicale <strong>cambiamento</strong>. Resterà solo una provocazione?</p>
<p><strong>Leggi</strong> il testo della <strong><a href="http://www.argocatania.org/2012/02/03/un-decalogo-per-la-festa-di-santagata/deposizione_giuffrida_daniele_20-03-07/" rel="attachment wp-att-30111">deposizione di Daniele Giuffrida</a></strong> e <strong><a href="http://www.argocatania.org/2012/02/03/un-decalogo-per-la-festa-di-santagata/deposizione_diraimondo_29-06-06/" rel="attachment wp-att-30115">quella di Natale Di Raimondo</a></strong></p>
<p><img class="aligncenter" src="https://lh5.googleusercontent.com/-WEjQh26uKq8/TysIRHuFBOI/AAAAAAAAJkY/qO4Es6t2NsE/s543/120202_2242.gif" alt="" width="543" height="407" /></p>
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		<title>Acqua Vera, non consegniamo ai privati l’acqua pubblica</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 05:56:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attività produttive]]></category>
		<category><![CDATA[Enti Locali]]></category>
		<category><![CDATA[acqua pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Comitato civico per la difesa dell'acqua pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di S. Stefano Qusquina]]></category>
		<category><![CDATA[Sanpellegrino]]></category>

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		<description><![CDATA[A tutti è nota la drammatica situazione idrica in cui versano Agrigento e la sua provincia che, a causa della limitatezza delle risorse e della loro cattiva gestione, costringono gli abitanti del luogo a continui razionamenti dei consumi. Una delle principali fonti di approvvigionamento della provincia agrigentina è il bacino idrico che si trova nell’area [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/-QzkYRq5mnVk/TyHc8yI3WII/AAAAAAAAJb4/5uyjD4F1yCg/s234/santarosalia.jpg" alt="" width="234" height="216" />A tutti è nota la <strong>drammatica situazione idrica</strong> in cui versano <strong>Agrigento</strong> e la sua provincia che, a causa della limitatezza delle risorse e della loro cattiva gestione, costringono gli abitanti del luogo a continui razionamenti dei consumi.</p>
<p>Una delle principali fonti di approvvigionamento della provincia agrigentina è il <strong>bacino idrico</strong> che si trova nell’area dei Monti Sicani, in territorio del comune di<strong> S. Stefano Quisquina.</strong></p>
<p>In quello stesso bacino si trovano i<span id="more-29844"></span> <strong>pozzi di Margimuto</strong> che, contro ogni logica che vorrebbe fosse prioritario l&#8217;interesse pubblico, sono dati in concessione alla Nestlè Vera s.r.l. (oggi Sanpellegrino s.p.a).</p>
<p>Da essi, la società estrae l’acqua che poi viene confezionata e venduta col marchio<strong> ‘Acqua Vera &#8211; S. Rosalia’</strong> (non è nota la quota di partecipazione azionaria della santa palermitana).</p>
<p>La stessa società aveva fatto istanza presso l’Ente Minerario di Caltanissetta di un <strong>aumento delle potenzialità di emungimento</strong> di altri 10 litri al secondo, che si aggiungono ai 10 litri già concessi, ma la richiesta era stata bloccata da una delibera della Giunta Regionale del 2009 che però è stata dichiarata illegittima da una sentenza del Tribunale Superiore delle Acque di Roma, a cui la multinazionale svizzera si era rivolta.</p>
<p>Dove sta il <strong>problema</strong>? Nel fatto che, secondo il Comune e i cittadini, l&#8217;azienda sottrae acqua alla comunità, perché i pozzi in concessione fanno parte dello<strong> stesso bacino idrico</strong> da cui si attinge l’acqua potabile per uso pubblico.</p>
<p>Lo studio idrogeologico più accreditato risale agli anni ‘80, epoca in cui si arrivò alla chiusura del<strong> pozzo allora in concessione alla Montecatini</strong>, che si trovava in prossimità della stessa zona della fonte della Nestlè, e che, prelevando dai suoi pozzi 40 litri al secondo, aveva provocato l’essiccamento della fonte di Capo Favara che alimenta i paesi del circondario.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 307px"><a href="https://lh6.googleusercontent.com/-62EfyobyxQQ/TyHcv4fBETI/AAAAAAAAJdE/HNT_RtiQPuo/s576/acquassqnon%2520potabile.jpg" target="_blank"><img class="    " src="https://lh6.googleusercontent.com/-62EfyobyxQQ/TyHcv4fBETI/AAAAAAAAJdE/HNT_RtiQPuo/s576/acquassqnon%2520potabile.jpg" alt="" width="297" height="419" /></a><p class="wp-caption-text">a Santo Stefano Quisquina l’acqua non è ancora potabile</p></div>
<p>La <strong>guerra con la Nestlè</strong> in difesa della propria acqua la popolazione locale l’aveva iniziata nel <a href="http://www.repubblica.it/2006/a/rubriche/piccolaitalia/acqua-agrigento/acqua-agrigento.html" target="_blank">2007</a>, al momento in cui la società svizzera si era insediata, subentrando alla Società Rossini a cui, nel 2006, la Regione Siciliana aveva dato la concessione per l’emungimento di dieci litri di acqua al secondo.</p>
<p>Alla nuova concessionaria era stato accordato un primo aumento a 20 litri al secondo, e poi ancora un terzo, a 30 litri al secondo.</p>
<p>Da una dichiarazione della stessa società Sanpellegrino si desume che arrivavano a produrre <strong>46 mila bottiglie</strong> da 2 litri l’ora. Se si fanno due conti, appare chiaro che si tratta di un prelievo di ben 92.000 litri l’ora, 25,55 litri al secondo. Se si fossero fermati ai 10 litri al secondo, non sarebbero potuti andare al di là di 18 mila bottiglie da 2 litri.</p>
<p>Ora, se la prima concessione poteva essere compatibile con le potenzialità dell’intero bacino idrico, i successivi aumenti rischiano di <strong>compromettere un già delicato equilibrio idrologico</strong> delle sorgenti.</p>
<p>Si aggiunga inoltre che a questo rischio si somma la<strong> beffa economica</strong>. Il guadagno dei siciliani, oltre allo stipendio dei 22 impiegati, sta tutto nell’astronomico canone annuo di euro 254,15 che la Nestlè ha ereditato dalla Rossini (duecentocinquantaquattro euro all’anno, avete letto bene) con l’aggiunta della esorbitante cifra di 619,75 euro di tassa per la concessione governativa. Uno sproposito!</p>
<p>Il risultato è che rischiamo di essere costretti a <strong>pagare la nostra acqua</strong>, che potremmo avere aprendo i rubinetti, ad una multinazionale estera che, a questi ritmi, lascerà nel giro di qualche decennio tutta la zona interna della Sicilia <strong>a bocca asciutta</strong>.</p>
<p>Il <strong>Comitato Civico per la difesa dell’acqua pubblica</strong> ha chiesto all’Amministrazione del Comune di S. Stefano Quisquina di opporsi con decisione a questo ennesimo atto di spoliazione del patrimonio idrico del territorio.</p>
<p>Il Comune ha tempo fino a oggi, 28 gennaio, per far valere le sue ragioni.</p>
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		<title>Lezioni &#8220;teoriche&#8221; di differenziata</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 05:59:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Enti Locali]]></category>
		<category><![CDATA[Ipi-Oikos]]></category>
		<category><![CDATA[Liceo Boggio Lera]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta differenziata]]></category>
		<category><![CDATA[scuole]]></category>

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		<description><![CDATA[Ottima idea davvero quella di coinvolgere alcune scuole di Catania “in un progetto di eco-comunicazione sulla raccolta differenziata in città”. E che modo originale di impostarlo: studenti universitari saliranno in cattedra e spiegheranno ai ragazzini perchè e come differenziare! Al progetto dà diffusione il quotidiano cittadino e &#8211; già che c&#8217;è &#8211; approfitta dell&#8217;occasione per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ottima idea davvero quella di coinvolgere alcune scuole di Catania “in un progetto di <strong>eco-comunicazione sulla raccolta differenziata</strong> in città”. <img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/-wjfCDTFZ1zY/TxntOW0FleI/AAAAAAAAJX8/SsQfPudqBck/s280/differenziata.jpg" alt="" width="280" height="181" />E che modo originale di impostarlo: studenti universitari saliranno in cattedra e spiegheranno ai ragazzini perchè e come differenziare!</p>
<p>Al progetto dà diffusione il quotidiano cittadino e &#8211; già che c&#8217;è &#8211; approfitta dell&#8217;occasione per offrire la giusta <strong>visibilità</strong> al sindaco, all&#8217;assessore, ai professori universitari e persino ai rappresentati dell&#8217;Ipi-Oikos, tutti citati con nome e cognome per<span id="more-29484"></span> essere intervenuti alla lezione inaugurale del corso di formazione rivolto ai futuri “maestri” di differenziata. Una bella <strong>vetrina</strong> davvero! E per giunta, questa volta, per una iniziativa che sembra finalmente affrontare il nodo dell&#8217;educazione ambientale. Sembra. Perchè c&#8217;è qualcosa che non quadra.</p>
<p><strong>Come</strong> faranno infatti ad insegnare la differenziata ai ragazzini degli istituti comprensivi? Belle <strong>parole</strong> e qualche power point? Non c&#8217;è bisogno di disturbare un noto detto tradizionale cinese (“se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio imparo”), per chiedersi se non sarebbe stato meglio far sì che imparassero innanzi tutto dalla pratica.</p>
<p>Possibile che i responsabili della ditta e i docenti universitari abbiano letto <a href="http://www.argocatania.org/2011/11/05/raccolta-differenziata-tempistica-rovesciata/" target="_blank">il nostro articolo sulla tempistica rovesciata</a>? Ma in questo caso, in una ambiente &#8220;protetto&#8221; come la scuola, non dovrebbe essere difficile abituare gli alunni ad utilizzare gli appositi cassonetti innanzi tutto nella <strong>pratica</strong> quotidiana. Qualche spiegazione più teorica sarebbe un utile e opportuno condimento, purchè i contenitori di cui si parla siano  a portata di mano&#8230;</p>
<p>E, invece, si è scelto di fare subito un po&#8217; di <strong>teoria</strong> (dopo tutto è più semplice organizzare le lezioni che la differenziata&#8230;); per la pratica vedremo se e quando.</p>
<p>Il “raggruppamento d&#8217;impresa&#8221; che gestisce la differenziata <strong>pare che non sia ancora organizzato</strong> per una raccolta nelle scuole. Lo ha detto chiaro il responsabile della differenziata alla professoressa &#8220;Rompipalle&#8221; del Liceo Boggio Lera di Catania.</p>
<p>La professoressa, infatti,  sta cercando da un anno di reintrodurre nella sua scuola la raccolta differenziata, che &#8211; prima del mega appalto alla Ipi-Oikos &#8211; si era riusciti ad organizzare. Il <strong>prelievo del materiale differenziato</strong> era curato dagli operatori del porta a porta che si è fatto per un anno, in via sperimentale, in una parte della città.</p>
<p><strong>Finito il progetto</strong>, che era stato finanziato con fondi europei, gli operatori appositamente assunti sono stati licenziati e anche la raccolta al Liceo Boggio Lera è finita. Ma come&#8230; gli studenti si erano appena abituati e avevano imparato a farla per benino, e con loro anche i docenti e gli addetti alla segreteria&#8230;. Eh sì, proprio come i cittadini dell&#8217;esperimento del porta a porta: giusto il tempo di abituarsi e ..stop.</p>
<p>Ma la professoressa rompipalle non demorde. Visite all&#8217;assessorato, telefonate, numeri verdi e quant&#8217;altro: adesso vediamo, le mandiamo qualcuno per controllare la situazione, ci lasci il <strong>tempo di organizzarci</strong>. Passano i mesi, passa un anno dal mega-appalto, non bisogna disperare e, infatti, finalmente l&#8217;insegnante riesce a parlare con il responsabile della differenziata.</p>
<p>Professoressa, ma che tipo di contenitori vuole, ma proprio dentro la scuola, al massimo le posso mandare un carrellato per la <strong>carta</strong>&#8230; Ma la <strong>plastica</strong>- ribatte l&#8217;insegnante-, quella delle bottigliette di acqua trasparente, pregiata, quella con cui si fa il pile, sa quanta se ne consuma&#8230; i nostri studenti sono mille e ottocento&#8230; e poi le <strong>lattine</strong>, ci vuole tanta energia per produrre l&#8217;alluminio, le dobbiamo proprio buttare?</p>
<p>Risposta: cosa vuole che le dica, per ora <strong>non</strong> siamo organizzati.. e poi <strong>ci manca</strong> il personale&#8230;</p>
<p>Conclusione. Mi raccomando non lo dite a quei <strong>licenziati del porta a porta</strong> che speravano di essere assunti e sono rimasti per strada. E non dite<img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /> ai ragazzini degli istituti comprensivi che la ditta non è ancora organizzata, altrimenti <strong>che razza di lezioni</strong> andrete a fargli?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il buco nero della vendita degli immobili del Comune di Catania</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 05:37:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Enti Locali]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di Catania]]></category>
		<category><![CDATA[dismissione immobili comunali]]></category>
		<category><![CDATA[Ente Scuola Edile]]></category>
		<category><![CDATA[Giunta Bianco]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Bernini]]></category>
		<category><![CDATA[U. Scapagnini]]></category>

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		<description><![CDATA[41 &#8211; 27 &#8211; 13 &#8211; 1 Non sono i numeri consigliati per una vincita sicura al Lotto, ma disegnano la parabola decrescente della sceneggiata dal titolo “Alienazione di immobili comunali” del Comune di Catania. Dato che sull’affare è calato un preoccupante velo d’ombra, ci sembra utile riassumerne le puntate principali finora andate in onda, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 294px"><img src="https://lh6.googleusercontent.com/-JmWn23SDVys/TxP1ptuEjZI/AAAAAAAAJPc/w71K2LTiaXs/s677/Selection_003.jpeg" alt="" width="284" height="215" /><p class="wp-caption-text">Palazzo Bernini</p></div>
<p><strong>41 &#8211; 27 &#8211; 13 &#8211; 1</strong></p>
<p>Non sono i numeri consigliati per una vincita sicura al Lotto, ma disegnano la parabola decrescente della sceneggiata dal titolo <strong>“Alienazione di immobili comunali” del Comune di Catania</strong>.</p>
<p>Dato che sull’affare è calato <strong>un preoccupante velo d’ombra</strong>, ci sembra utile riassumerne le puntate principali finora andate in onda, per non smettere di <strong>tenere accesi i riflettori </strong>su un affare che<span id="more-29262"></span> rischia di diventare l’ennesima fregatura a danno delle casse comuni.<br />
Nella indizione della <strong>prima asta </strong>erano elencati 41 immobili, con parecchi pezzi pregiati. Nella seconda si erano ridotti a 27, da cui bisognava toglierne 5, trattandosi di immobili la cui posizione catastale non risultava allineata con i dati dell’Agenzia del territorio (sic!).</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
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<ul>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/10/18/comune-di-catania-un-affitto-a-iniquo-canone/" target="_blank">18.10.10 &#8211; Comune di Catania, un affitto a iniquo canone</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/08/30/gioielli-da-svendere/" target="_blank">30.08.09 &#8211; Gioielli da (s)vendere </a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/04/28/dismetto-ergo-sum/" target="_blank">28.04.09 &#8211; Dismetto, ergo sum!</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/03/05/palazzo-bernini/" target="_blank">05.03.09 &#8211; Palazzo Bernini</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2008/12/14/catania-in-svendita/" target="_blank">14.12.08 &#8211; Catania in svendita</a></li>
</ul>
</div>
<p>Andata deserta anche la <strong>seconda asta</strong>, malgrado una riduzione del 10% dei prezzi-base, con ulteriore bando del 6 /12/2011 e ulteriore abbassamento dei prezzi, sono stati messi in vendita a <strong>trattativa privata</strong>, pudicamente e ambiguamente definita <a href="http://www.comune.catania.it/informazioni/avvisi/allegati/2011/bando_alienazione_immobili.pdf" target="_blank">“procedura negoziata</a>”, solo 13 immobili, e di questi solo uno è stato già venduto.</p>
<p>Della lista, <strong>solo 4 hanno un valore rilevante </strong>(al di sopra dei 500.000 euro), per un totale di circa 13.500.000 euro (prezzi della seconda asta):<br />
-	2 appartamenti dell’ex Avvocatura comunale in piazza Verga (688 + 805 euro)<br />
- l’Ente scuola edile alla Plaja (4.065.000 euro)<br />
- il complesso di via Bernini (7.965.000 euro)</p>
<p><strong>Quelli che restano</strong> sono alcuni locali commerciali (soprattutto ex controllerie daziarie) e appartamenti di <strong>poco valore </strong>siti in quartieri di periferia, il cui valore complessivo assomma a meno di 1.500.000 euro. La metà di questi inoltre sono già affittati, e gli attuali affittuari avrebbero il diritto di esercitare la prelazione al prezzo della migliore offerta.</p>
<p>Per 8 di questi immobili, infine, la scheda del <strong>parere di congruità </strong>dell’Agenzia del Territorio, alla voce “stato conservativo”, riporta la dicitura di ‘scadente’, cosa che ha comportato la fissazione del prezzo al livello minimo.</p>
<div class="imgtoggle left">
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="small big " src="https://lh5.googleusercontent.com/-hmPUTRafZWc/TxP1pn2nTPI/AAAAAAAAJPg/2O2huSy9iCk/s769/Selection_000.jpeg" alt="" width="200" height="150" /><p class="wp-caption-text">Click per ingrandire</p></div>
</div>
<p>A fronte dei <strong>6 milioni annui che il Comune paga per affittare da privati locali per i propri uffici</strong>, solo il palazzo di via Bernini si presterebbe, dopo il necessario recupero e un’adeguata ristrutturazione, ad essere utilizzato per allocare uffici comunali. Anche i due appartamenti di piazza Verga potrebbero servire, sia pure in piccola parte, allo scopo.</p>
<p>Ma quello del<strong> palazzo Bernini </strong>è solo il caso più noto, oltre che quello più sconcertante che grida vendetta al cospetto degli dei: 1100 mq al piano interrato; 980 mq al piano terra; 2800 mq di superfici coperte distribuite in quattro piani, più 1763 mq di superfici scoperte.</p>
<p><strong>Un autentico tesoro</strong>, nel pieno di una zona residenziale di alto pregio, acquistato nel 1999</p>
<div class="imgtoggle right">
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="small big" src="https://lh5.googleusercontent.com/-HpdfH5M7Usw/TxP1pgtv2cI/AAAAAAAAJP8/o-snlni6e3A/s600/Selection_002.jpeg" alt="" width="200" height="150" /><p class="wp-caption-text">Click per ingrandire</p></div>
</div>
<p>durante l’amministrazione Bianco per essere adibito a sede di uffici comunali, non è mai stato utilizzato. Il progetto venne <strong>abbandonato </strong>dopo l&#8217;insediamento della giunta Scapagnini e da allora il palazzo è rimasto in balia di vandali e senzatetto, che lo hanno ridotto ad uno stato tale che ne rende proibitivo anche solo il costo del recupero.</p>
<p>Per nostra consolazione, <strong>il Comune sta ancora pagando il mutuo</strong> contratto per l’acquisto.</p>
<p>In totale comunque si tratta di cespiti che sono ben lontani dal dare un contributo significativo all’abbassamento del <strong>debito del Comune</strong>, motivo principale per cui era stato dato il via a questa sacra rappresentazione.</p>
<p>Va da sé che la procedura per <strong>trattativa privata</strong>, pur prevista dalla legge, dopo l&#8217;esito infruttuoso di due gare, non garantisce appieno la trasparenza dell&#8217;operazione.</p>
<p>Si potrebbe anche <strong>sospettare </strong>che gli eventuali acquirenti interessati hanno disertato le aste sia per fare scendere i prezzi, sia per poter trattare al riparo da occhi indiscreti e avendo acquisito un potere contrattuale ben più alto.</p>
<p><strong>L’unica vendita finora andata in porto </strong>è quella dell’Ente Scuola Edile, un ampio terreno con fabbricato sito di fronte al Boschetto della Playa, finora occupato in affitto dallo stesso Ente di formazione professionale che fa capo all’Associazione Costruttori (ANCE).</p>
<p>La <strong>traiettoria calante disegnata dal prezzo </strong>di questo immobile la dice lunga di quello che accadrà con il resto. Stimato originariamente  dal Comune per 6.257.000, era stato valutato per 4.065.000 dall’Agenzia del Territorio, è stato venduto a trattativa privata per 2. 914.000 euro.</p>
<p><strong>Le cifre parlano da sole</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>PRG di Catania, l&#8217;ennesimo Schema di massima</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2012/01/12/prg-di-catania-lennesimo-schema-di-massima/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 05:50:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[﻿Il catanese è persona riflessiva, non prende mai decisioni affrettate, specie quando si tratta del futuro della propria città. Cosi&#8217; fin dal 1993 il Consiglio Comunale di Catania deliberò le Direttive Generali per la revisione del Piano Regolatore Generale. Sembra preistoria, eppure siamo ancora fermi agli Schemi di massima. Allora, l’idea di fondo proposta dall&#8217;arch. Pier Luigi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-zBs620SkJhA/Twy2FR-EhuI/AAAAAAAAJK4/qRuXJ-0FWwY/s292/Piano_regolatore.jpg" alt="" width="260" height="280" />﻿Il catanese è persona riflessiva, non prende mai decisioni affrettate, specie quando si tratta del futuro della propria città. Cosi&#8217; fin dal <strong>1993 </strong>il Consiglio Comunale di Catania deliberò le <strong>Direttive Generali per la revisione del Piano Regolatore Generale.</strong> Sembra preistoria, eppure siamo ancora fermi agli Schemi di massima.</p>
<p>Allora, l’idea di fondo proposta dall&#8217;arch. <strong>Pier Luigi Cervellati</strong>, era quella di <strong>riqualificare l’esistente </strong>e non ampliare ulteriormente la città: “Assumere l’obiettivo della qualità urbana per la rielaborazione del P.R.G. – si legge nel documento &#8211; significa avere la<span id="more-29104"></span> consapevolezza che la risorsa territorio non è né inesauribile, né rinnovabile per cui all’infausta cultura della ‘espansione’ è necessario si sostituisca la cultura della ‘trasformazione’.”</p>
<p>Veniva, perciò, messo al centro l’obiettivo del <strong>recupero della qualità urbana</strong> per rendere più vivibile la città, tutta la città, a partire dalla riqualificazione delle periferie degradate.</p>
<p>Sempre nello stesso periodo si sviluppava la riflessione sul piano urbano del traffico, che non sarà mai, però, oggetto di valutazione da parte del Consiglio Comunale.</p>
<p>Alle Direttive seguì l’approvazione dello <strong>Schema di Massima</strong>. Un primo schema fu approvato nel <strong>1994</strong>, un secondo nel <strong>1998</strong>, quest’ultimo, a parere di molti, <strong>già non del tutto coerente con le Direttive Generali</strong>.</p>
<p>Dopo quasi vent’anni, e il susseguirsi di tante amministrazioni, le ultime tre di centrodestra, oggi si torna a parlare di P.R.G. Più volte<strong> U. Scapagnini aveva annunciato di essere in dirittura d’arrivo</strong>, altrettante volte il tutto si era risolto in un nulla di fatto.</p>
<p>Oggi, R. <strong>Stancanelli</strong>, sindaco dal giugno 2008, pensando di essere originale, afferma che “si chiude la prima fase del <strong>Piano che noi abbiamo già pronto</strong>. La seconda riguarderà il Consiglio che subito dopo le feste potrà cominciare a lavorare sul Piano”.</p>
<p>Ancora una volta <strong>pochi numeri e molte belle parole</strong>. Un Piano, secondo coloro che vi hanno lavorato, che “non si occupi più di rendite dei suoli, ma di processi complessi che diano alla città l&#8217;opportunità di competere. Una programmazione che la consideri non come eredità ricevuta dai padri, una proprietà da utilizzare a propria discrezione, ma come un prestito affidatoci dai figli e, dunque, da tutelare”.</p>
<p>Parole del tutto condivisibili e, se fossimo ancora nel 1993, probabilmente anche realizzabili. Purtroppo, <strong>oggi, non è più così</strong>.</p>
<p>Non perché siamo stanchi delle solite promesse, ma perché <strong>nel frattempo la città</strong> , grazie alla pratica delle <strong>varianti </strong>e delle <strong>deroghe </strong>ad hoc, ha subito tanti, troppi, <strong>cambiamenti con i quali</strong>, se si vuole progettare con coerenza, <strong>occorre adesso fare i conti</strong>.</p>
<p>Proviamo ad elencarli, indicando sia quelli realizzati, che quelli in via di realizzazione, ed è <strong>una lista fatta per difetto.</strong> Il Patto Territoriale Catania Sud che ha riguardato in primo luogo la Playa, l&#8217;Interporto, il Piano Urbanistico Attuativo anch&#8217;esso riguardante la Playa, il Corso Martiri della Libertà, il Lungomare, l&#8217;Oasi del Simeto, i Parcheggi scambiatori e quelli collocati all’interno del tessuto urbano (P. Europa, Stazione, ecc.), l’abnorme proliferazione di centri commerciali, cui vanno aggiunte le tante demolizioni e ricostruzioni del patrimonio edilizio esistente avvenute in tutti questi anni.</p>
<p>Tutto ciò, almeno nelle parole ufficiali, <strong>non sembra oggetto di alcuna riflessione</strong>, eppure si tratta di interventi che pregiudicano una ulteriore riflessione sulla loro pertinenza, tenendo conto, fra l&#8217;altro, che si tratta di zone la cui utilizzazione ha un valore strategico proprio rispetto a quella qualità della città, di cui tanto si parla.</p>
<p>Ci si concentra, infatti, su quello che si potrà fare quando avverranno (ma avverranno?) importanti <strong>delocalizzazioni </strong>(stadio Massimino, carcere di piazza Lanza, caserma Sommaruga, ospedale Vittorio Emanuele), sull’eventuale spostamento di interi quartieri (Villaggio Santa Maria Goretti).</p>
<p>Analogamente, sempre senza valutare quanto avvenuto, poco si dice sul tema, ovviamente decisivo, della <strong>grave carenza di servizi</strong>, quantificabile nella metà di quanto previsto dagli standard urbanistici.</p>
<p>Problema, quest’ultimo, che avendo <strong>scarse risorse </strong>a disposizione, gli stessi amministratori considerano di difficile soluzione. Tant’è che sono costretti a riproporre <strong>una nuova versione della cosiddetta perequazione</strong>, che peraltro, così come viene presentata lascia interi i dubbi di chi teme possa diventare strumento di rinnovate speculazioni e perduranti ingiustizie (ma su questo, quando la proposta sarà più chiara, ci impegniamo a tornare).</p>
<p>In sostanza, invece di guardare astrattamente solo ai <strong>progetti futuri </strong>(dimenticavamo che si parla anche di interrare la ferrovia, riproponendo la questione del fronte mare) ci piacerebbe che una seria <strong>analisi del presente </strong>fosse effettivamente alla base della progettazione. Un’analisi capace di <strong>bloccare </strong>tutte quelle <strong>iniziative speculative </strong>e di dissipazione del territorio oggi in atto.</p>
<p>Quando ciò avverrà si potrà parlare di Piano Regolatore Generale, di chiacchiere ne abbiamo sentite abbastanza.</p>
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		<title>Catania, c&#8217;era una volta il lungomare</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/12/21/catania-cera-una-volta-il-lungomare/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 06:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Enti Locali]]></category>
		<category><![CDATA[Urbanistica]]></category>
		<category><![CDATA[D'Urso]]></category>
		<category><![CDATA[R. Stancanelli]]></category>
		<category><![CDATA[U. Scapagnini]]></category>
		<category><![CDATA[viale Alcide De Gasperi]]></category>
		<category><![CDATA[waterfront]]></category>

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		<description><![CDATA[Centinaia di migliaia di metri cubi di sbancamento a dieci metri sul livello del mare, quasi sessantamila metri quadrati per nuovi centri commerciali e, infine, cinquantamila metri quadrati per parcheggi, 48 mila ad essere pignoli. Se questo progetto va in porto il lungomare di Catania, fra qualche anno, sarà irriconoscibile. Per tutto ciò i catanesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgtoggle left"><img class="small big alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/-e9414sXdAX4/TvEb_7xD79I/AAAAAAAAIlI/D0KuaEaqCmc/s601/qzrpmh.jpg" alt="" width="275" height="163" /></div>
<p><strong>Centinaia di migliaia di metri cubi di sbancamento </strong>a dieci metri sul livello del mare, quasi <strong>sessantamila metri quadrati per nuovi centri commercial</strong>i e, infine, <strong>cinquantamila metri quadrati per parcheggi,</strong> 48 mila ad essere pignoli. Se questo progetto va in<span id="more-28355"></span> porto <strong>il lungomare di Catania</strong>, fra qualche anno, sarà irriconoscibile.</p>
<p>Per tutto ciò i catanesi devono ringraziare il duo Scapagnini – D’Urso (sì, proprio quello immortalato con l’elmetto da lavoro nei manifesti elettorali per le ultime regionali). Il progetto nasce infatti all’interno dell’Ufficio speciale per l’emergenza traffico e per la sicurezza sismica e riguarda il tratto stradale (viale Alcide De Gasperi) compreso fra piazza Europa e piazza Nettuno.<strong> In caso di terremoto</strong>, avrebbe dovuto rappresentare un’importante via di fuga a monte dell’attuale viale Ruggiero di Lauria, che, in questa prospettiva, sarebbe diventato zona pedonale, restituendo ai catanesi la piena fruibilità del lungomare (waterfront).</p>
<p>Il progetto iniziale  rischia, perciò, di essere sepolto sotto una valanga di cemento. Né la giunta Stancanelli (che ha nominato come responsabile unico del procedimento un esterno, l’architetto Marina Galeazzi, poi dimessasi) è intervenuta per bloccare quella che secondo Orazio Licandro (esponente dei Comunisti Italiani) rappresenta “<strong>la privatizzazione di un pezzo pregiatissimo della città </strong>per realizzare un immenso centro commerciale che non risponde alle esigenze di tutela del rischio sismico”.</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
<p class="title">PRG &#8211; articoli correlati su argocatania.org</p>
<ul>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/12/08/cittainsieme-e-altre-17-associazioni-corso-martiri-ad-accordo-stipulato/" target="_blank"> <em>06.12.11 &#8211; CittàInsieme e altre 17 associazioni, Corso Martiri ad accordo stipulato</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/07/15/corso-dei-martiri-e-san-berillo-nel-nuovo-prg-la-proposta-di-alcune-associazioni-catanesi/" target="_blank"> <em>15.07.11 &#8211; Corso dei Martiri e San Berillo nel nuovo PRG, la proposta di alcune Associazioni catanesi</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/06/21/il-vulcanico-stancanelli-di-piano-in-piano-1/" target="_blank"> <em>21.06.11 &#8211; Il vulcanico Stancanelli, di Piano in piano (1)</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/03/05/nulla-osta-del-cga-per-il-brutto-porto-di-caltagirone/" target="_blank"> <em>05.03.11 &#8211; Nulla osta del CGA per il brutto porto di Caltagirone</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/09/20/porti-turistici-a-catania-troppa-grazia/" target="_blank"> <em>20.09.10 &#8211; Porti turistici a Catania, troppa grazia…</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/07/12/ce-un-futuro-per-lantico-corso/" target="_blank"> <em>12.07.10 &#8211; C’è un futuro per l’Antico Corso?</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/03/31/ciancio-co-i-miracoli-non-finiscono-mai/" target="_blank"> <em>31.03.10 &#8211; Ciancio &#038; Co: i miracoli non finiscono mai</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/01/19/catania-idee-e-progetti-per-lantico-corso/" target="_blank"> <em>19.01.10 &#8211; Catania, idee e progetti per l’Antico Corso</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/12/14/antico-corso-nuovi-problemi/" target="_blank"> <em>14.12.09 &#8211; Antico Corso, nuovi problemi</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/08/28/occhi-aperti-su-corso-martiri-della-liberta/" target="_blank"> <em>28.08.09 &#8211; Occhi aperti su Corso Martiri della libertà</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/07/16/il-waterfront-del-commercio/" target="_blank"> <em>16.07.09 &#8211; Il Waterfront del commercio</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/03/20/due-morti-e-un-sequestro/" target="_blank"> <em>20.03.09 &#8211; Due morti e un sequestro</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/01/22/asso-pigliatutto/" target="_blank"> <em>22.01.09 &#8211; Asso pigliatutto</em></a></li>
</ul>
</div>
<p>Molti dubbi permangono, inoltre, rispetto alla legittimità dell’intera operazione poiché questo progetto fu avviato nell’aprile 2007, a ridosso della scadenza della proroga dei poteri speciali, cioè in un momento nel quale  l’ordinanza della Presidenza del Consiglio prevede esclusivamente la possibilità di completare le opere in corso e non di avviarne di nuove. Tant’è che Guido Bertolaso (allora responsabile della Protezione Civile) con una propria nota invitò<strong> il sindaco a procedere in via di autotutela alla revoca della procedura di gara</strong>.</p>
<p>Per ultimo va ricordato che il <strong>Consiglio Comunale</strong>, cui spetta l’approvazione delle varianti al Piano Regolatore, <strong>non si è mai pronunciato</strong>. Nonostante tutto ciò, nel luglio 2007 veniva aggiudicata la concessione relativa alla progettazione definitiva ed esecutiva e, conseguentemente, si sarebbe dovuto provvedere alla stipula del relativo contratto con le imprese aggiudicatrici: A.T.I. Immobiliare Alcalà srl – Gate Società Consortile arl – Keynesia srl.</p>
<p>Nel gennaio 2010, dopo vari incontri fra le parti, veniva predisposta la <strong>bozza di convenzione</strong>, visto che secondo l’Amministrazione Comunale le soluzioni proposte dalle imprese “non comportano modifiche ai parametri quantitativi di aggiudicazione  e rispettano la localizzazione dell’area di intervento della viabilità di scorrimento dal Rotolo a piazza Europa, approvato con provvedimento n.21/Sind del 13/05/2005”.<strong></strong></p>
<p>Il procedimento non veniva però regolarmente concluso e<strong> le ditte aggiudicatrici ricorrevano in via giudiziaria contro l’inerzia dell’Amministrazione</strong>. Ricorso accolto dal Tribunale di Catania che, con sentenza depositata il 7.7.2011, “fissa in novanta giorni il termine per la conclusione del procedimento da parte dell’Amministrazione [...]    Nomina un commissario ad acta che, in sostituzione dell’Amministrazione <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />inadempiente, proceda, entro ulteriori novanta giorni, all’adozione dell’atto, in caso di un ulteriore inadempimento”.</p>
<p>In  questa situazione, cosa possono fare i catanesi, che amano la loro città e il loro mare,  per evitare di subire l’ennesimo sopruso?</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Aree di sviluppo industriale, addio senza rimpianti</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/12/15/aree-di-sviluppo-industriale-un-addio-senza-rimpianti/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 05:25:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività produttive]]></category>
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		<category><![CDATA[Consorzio ASI]]></category>
		<category><![CDATA[Dario Montana]]></category>
		<category><![CDATA[Irsap]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Sicilia]]></category>

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		<description><![CDATA[Nasce dopo una lunga gestazione la riforma delle ASI (Aree di sviluppo industriale) siciliane. L&#8217;Assemblea Regionale ha finalmente approvato ieri la legge che sopprime gli 11 consorzi siciliani (uno per provincia più Gela e Caltagirone) e istituisce un unico organismo regionale centralizzato, l&#8217;Irsap (Istituto regionale per le attività produttive). Decadono così i rispettivi consigli generali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-cNJ_R52-9_4/TukI7UdGzQI/AAAAAAAAIfo/psFnKabvGbI/s679/P1080099%252520X%252520MONTANA.jpg" alt="" width="244" height="208" />Nasce dopo una lunga gestazione la <strong>riforma delle ASI</strong> (Aree di sviluppo industriale) siciliane.  L&#8217;Assemblea Regionale ha finalmente approvato ieri la legge che sopprime gli<strong> 11 consorzi</strong> siciliani (uno per provincia più Gela e Caltagirone) e istituisce un unico organismo regionale centralizzato, <strong>l&#8217;Irsap</strong> (Istituto regionale per le attività produttive).</p>
<p>Decadono così i rispettivi consigli generali (uno per consorzio), con relativi<span id="more-28298"></span> comitati direttivi, presidenti e dirigenti generali: un taglio non indifferente a <strong>800 posti di sottogoverno</strong>, con un risparmio valutato dallo stesso assessore Armao a  4 milioni di euro.</p>
<p>I consorzi attuali verranno trasformati in <strong>uffici periferici</strong>, quindi anche quello di Catania, commissariato dal 2006 e dove nell&#8217;ultimo anno il ruolo di commissario è stato svolto da <strong>Dario Montana</strong>. Non escludiamo che il dott. Montana stia tirando un sospiro di sollievo al pensiero che potrà tornare al ruolo esclusivo di dirigente regionale.</p>
<p>Come dipendente della regione egli aveva già svolto in precedenza un ruolo di <strong>controllo sulle ASI regionali</strong> con interventi di vario genere: annullando delibere di nomina di consulenti esterni, limitando il pagamento di indennità, inviando alla procura della Corte dei Conti una serie di fascicoli che comprovavano danni erariali.</p>
<p>Successivamente, da commissario dell&#8217;ASI Catania, ha avuto come  mission  quella di <strong>risanare i conti</strong> e provvedere al <strong>ripristino degli organi direttivi</strong>.</p>
<p>Impresa non facile, sia per l&#8217;ammontare del <strong>deficit</strong> (più di 10 milioni), sia per le voci poco chiare dei precedenti bilanci, ad esempio la contabilizzazione in entrata di contributi richiesti e non concessi.</p>
<p>La crescita degli <strong>interessi</strong> da pagare sui debiti pregressi, con aumento esponenziale dell&#8217;indebitamento, i <strong>risarcimenti</strong> da pagare ai proprietari espropriati dei loro lotti con procedure risultate irregolari, l&#8217;insuccesso dei <strong>bandi</strong> con cui aveva cercato di vendere alcune aree della zona industriale di Piano Tavola. Insomma un vero ginepraio.</p>
<p>Nel frattempo c&#8217;era da gestire l&#8217;<strong>ordinaria amministrazione</strong> delle aree industriali del consorzio: pulizia ordinaria e manutenzione delle strade, pulizia dei canali (strutture importanti soprattutto nella zona industriale di Catania, dove si verificano spesso allagamenti), cura dei servizi sottostrada (come ad esempio i cavi), gestione degli spazi pubblicitari e  controllo sulla regolarità dell&#8217;utilizzo dei lotti, che devono servire a realizzare i progetti presentati, pena la revoca (ma che vengono a volte utilizzati per speculazioni). E così via discorrendo.</p>
<p>C&#8217;è stato poi il <strong>rapporto difficile con i Comuni</strong> facenti parte di diritto del Consorzio, ma spesso morosi nei suoi confronti. Eclatante è stato, ad esempio, il caso del Comune di Catania, che non pagava da tempo la sua quota ed era quindi, per statuto, escluso dal voto. Non potendo votare aveva rinunciato a nominare i propri rappresentati negli organi direttivi, bloccando la situazione debitoria del consorzio ed il ripristino dei suoi organi direttivi.</p>
<p>Anche sull&#8217;unica voce in attivo del bilancio, Montana non ha avuto vita facile. Essa è rappresentata dalle <strong>quote della società aeroportuale </strong>detenute dal consorzio. Per recuperare il loro valore e lasciarle in mani pubbliche, Montana avrebbe voluto che fossero acquistate dalla Regione, una scelta non condivisa dai politici locali che temono di perdere il controllo sull&#8217;aeroporto a favore di Palermo.</p>
<p>Montana, fratello del commissario ucciso dalla mafia e fino a ieri coordinatore di Libera Catania,  ha cercato anche di affrontare il <strong>nodo racket</strong>. Un problema aggravato dal fatto di avere talora a che fare con uomini in odor di mafia ma formalmente incensurati.</p>
<p>Un episodio noto è stata la <strong>sospensione della revoca</strong> di un lotto non utilizzato quando è emerso che il mancato utilizzo era dovuto a pesanti richieste estorsive, già denunciate con conseguente condanna dei mafiosi. All&#8217;impresa è stato così concesso di ricominciare la sua attività. Del fatto, dopo la convocazione di una apposita conferenza stampa, si occupò la stampa locale (<strong><a href="http://www.argocatania.org/wp-content/uploads/2011/12/ASI_Montana_ConferenzaStampa_03_05_2011.pdf">La Sicilia 03/05/2011</a></strong>) e nazionale, (<a href="http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2011/09/dario-montana-fratello-di-beppe-ucciso-dalla-mafia-d%C3%A0-fastidio-ai-potenti-asi-siciliane-sotto-scacco.html" target="_blank"><strong>Roberto Galullo</strong> sul suo blog ospitato dal <strong>Sole 24 ore</strong></a>).</p>
<p>Veniva così affermato il principio che è necessario “coniugare il risanamento dei conti alla ricostituzione di un etica pubblica e al rispetto del principio di legalità”. Per procedere su questa strada e migliorare gli strumenti di intervento, il commissario ha successivamente portato avanti il progetto di un <strong>protocollo di legalità</strong> con Confindustria, Prefettura e Assessorato regionale.</p>
<p>La ciliegina sulla torta, in questo difficile impegno di risanamento a tutto campo, è stata per Dario Montana la grossolana <strong>campagna diffamatoria </strong>subita da parte dalla rivista <strong>Sudpress</strong> che ha utilizzato alcune affermazioni di Armao sulla “presenza di problematiche ambientali e geologiche delle aree ASI, dietro cui si nascondono intrecci tra mafia, politica e affari”, per accusarlo di non aver fatto a fondo il suo dovere, evitando di denunciare i collusi. Piuttosto che stare al gioco e rispondere in modo polemico, Montana ha sporto querela.</p>
<p>Adesso che la legge sulla riforma delle Asi è stata approvata, quasi tutti esprimono soddisfazione, ma molti <strong>problemi</strong> restano <strong>aperti</strong>. Ci limitiamo <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />per adesso a chiederci <strong>chi pagherà i debiti accumulati</strong> e rimandiamo ad altra sede ulteriori domande, nella speranza che anche la nuova struttura non si riveli un grande flop.</p>
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