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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Giustizia</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>&#8220;Attentato alla giustizia&#8221;, le armi spuntate dei giudici antimafia</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 06:15:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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		<description><![CDATA[Non sono una novità degli anni &#8217;90 le trattative tra Stato e mafia e Piergiorgio Morosini, gip presso il tribunale di Palermo, nel suo libro, “Attentato alla giustizia”, ne ricostruisce la storia dal secondo ottocento ai giorni nostri. Il libro è stato presentato, martedì 17 gennaio alla Feltrinelli, dal giornalista Nino Amadore, dal nuovo procuratore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-xhRdzvWY3Hs/Txg4datcLjI/AAAAAAAAJZQ/YDl_dpySipA/s300/_P1080949.jpg" alt="" width="240" />Non sono una novità degli anni &#8217;90 le trattative tra Stato e mafia e <strong>Piergiorgio Morosini</strong>, gip presso il tribunale di Palermo, nel suo libro, “<strong>Attentato alla giustizia</strong>”, ne ricostruisce la storia dal secondo ottocento ai giorni nostri. Il libro è stato presentato, martedì 17 gennaio alla Feltrinelli, dal giornalista Nino Amadore, dal nuovo procuratore di Catania, Giovanni Salvi, e dall&#8217;autore.</p>
<p><strong>Salvi </strong>ha aperto e ha chiuso i suoi interventi con<span id="more-29631"></span> <strong>parole di speranza</strong>, sottolineando i risultati straordinari ottenuti in Italia nella lotta alle organizzazioni criminali e, in particolare riguardo alla questione del <strong>rapporto tra pezzi dello stato e mafie</strong>, evitando di farla finire negli archivi segreti di qualche ufficio per gli affari riservati, come è accaduto nel caso di altri paesi come l&#8217;America degli anni 30 o la Francia del periodo successivo alla guerra d&#8217;Algeria.</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh5.googleusercontent.com/-U7mxy-lK1_w/Txg4bepvhbI/AAAAAAAAJZM/QjoQcyfCm1c/s300/_P1080948.jpg" alt="" width="240" />Per Salvi è importante che tutti, ma in particolare coloro <strong>che lavorano per lo stato</strong>, diano il loro contributo perché la mafia non si sconfigge solo con l&#8217;impiego delle forze dell&#8217;ordine, ma anche con la <strong>“giustizia di prossimità”</strong>, affermando la forza dello Stato in ogni ambito e circostanza, perché “dove la legalità appare debole, dove i diritti si presentano difficilmente esigibili, dove l&#8217;immagine degli esponenti delle forze dell&#8217;ordine e della magistratura non è positiva, la mafia ne trae vantaggio”.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-ZM_O6tLCgQg/Txg4bivW0ZI/AAAAAAAAJZI/rC0weat77Gs/s300/_P1080946.jpg" alt="" width="240" />Anche un libro può essere uno strumento di contrasto alla criminalità organizzata. E Morosini ribadisce più volte che la società civile deve essere messa a <strong>conoscenza</strong> di ciò che è davvero <strong>la mafia oggi</strong>. Non più solo armi, pizzo e droga, ma un fenomeno molto più ampio e complesso, che ha a che fare con i circuiti economico-finanziari e con le attività della Pubblica Amministrazione.</p>
<p>“Noi magistrati, dice Morosini, sulla base delle nostre esperienze professionali, abbiamo il <strong>dovere morale di far sapere</strong> che i boss mafiosi non sono più i figli del degrado economico e ambientale”.</p>
<p>Anche il linguaggio va rivisto. Con l&#8217;espressione “<strong>infiltrazioni mafiose</strong>”, usata per descrivere la presenza delle mafie al Nord, rischiamo di deformare la verità e di esprimere una visione razzista. Molte concerie, molte imprese del settore chimico, in Emilia Romagna, in Lombardia, in Veneto, non sono infiltrate dalla mafia, ma <strong>“chiedono” mafia</strong> per lo smaltimento dei loro rifiuti. Si servono dei clan camorristici per abbattere i costi e portarli a 1/5 del valore di mercato. E non è tutto. Ci si rivolge alla &#8216;drangheta o a Cosa nostra per grosse operazioni di falsificazioni di fatture che permettono di evadere il fisco per milioni e milioni di euro. Si utilizzano in genere i servizi della mafia per <strong>gestire gli affari</strong> secondo modalità economicamente vantaggiose.</p>
<p>L&#8217;azione di contrasto alla criminalità organizzata necessita quindi, oggi, di una <strong>formazione specifica</strong>, ha bisogno di professionisti che “sappiano leggere nelle pieghe di un bilancio societario complesso e cogliere i vizi che si annidano in una procedura amministrativa. Senza queste <strong>competenze</strong> la nostra battaglia avrà armi spuntate.”</p>
<p>Ma neanche questa competenza è sufficiente, c&#8217;è un ulteriore ostacolo, il <strong>ritardo della nostra legislazione</strong>. Evasione fiscale, riciclaggio e corruzione, i tre aspetti che maggiormente caratterizzano oggi il fenomeno mafioso, non possono essere affrontati adeguatamente per mancanza di leggi idonee. L&#8217;Italia, ad esempio, non ha mai tradotto in legge gli strumenti di lotta alla corruzione individuati dodici anni fa nella convenzione europea di <strong>Strasburgo</strong> (1999), che pure il nostro paese ha sottoscritto.</p>
<p>Nella nostra legislazione non sono inoltre previste alcune figure, come quella di “agente provocatore”, che permetterebbero di cogliere sul fatto amministratori pubblici che intascano mazzette, come è avvenuto nel caso dell&#8217;arresto del sindaco di Washington, smascherato dal cosiddetto <strong>test d&#8217;integrità</strong>.</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/-oYD-v6MTwDs/Txg4eNqpzfI/AAAAAAAAJZU/kp80QUz6kHo/s600/_P1080953.jpg" alt="" width="360" height="270" />Nel nostro codice non sono contemplati alcuni reati come quello di “<strong>traffico di influenze</strong>”, e non possono quindi essere colpite le più sofisticate forme di corruzione, basate non sullo scambio tra una somma di denaro e un atto amministrativo, ma su una serie di combinazioni di favori tra diverse persone, difficilmente sanzionabili con l&#8217;attuale legislazione.</p>
<p>Per tutte queste ragioni quella sull&#8217;<strong>informazione</strong> è una vera battaglia culturale. Solo da conoscenze diffuse e condivise dalla società civile possono nascere incisivi interventi parlamentari. Se invece la società continuerà a leggere la mafia in modo riduttivo, ci dovremo accontentare di leggi che consentono di contrastare solo gli aspetti più noti e più tradizionali del fenomeno.</p>
<p>Nessuno sconto comunque viene fatto, da Morosini, alla sua categoria. A partire dagli episodi storici del passato, raccontati nel volume, fino ai recenti casi di magistrati coinvolti in indagini sul malaffare, la <strong>magistratura</strong> deve porsi il problema della <strong>questione morale</strong>. Ma forse l&#8217;aspetto più rilevante non è rappresentato, secondo Morosini, dai casi sporadici di degenerazione.</p>
<p>C&#8217;è un problema essenziale di <strong>deontologia</strong>. Come tutte le altre categorie, anche i magistrati subiscono la tentazione del carrierismo e soprattutto della <strong>cultura dell&#8217;immagine</strong>. Possono essere tentati di “coltivare fascicoli probatoriamente vuoti ma mediaticamente molto redditizi”, trascurando quelli mediaticamente più “neutri”, mentre è proprio qui che si giocano importanti partite “a tutela dei lavoratori, dei consumatori, dei risparmiatori”.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-Rr8wWE4L2Q8/Txg4d18-N-I/AAAAAAAAJZY/WAvZYnxS2z0/s600/_P1080965.jpg" alt="" width="360" height="270" />C&#8217;è anche un tentativo, forse velletario, in questo libro -confessa Morosini- quello di ricavare, dalla storia delle trattative tra pezzi dello stato e uomini di mafia,  <strong>chiavi di lettura</strong> utilizzabili per capire la realtà attuale. Alcuni degli <strong>aspetti</strong> che caratterizzarono la <strong>stagione delle stragi </strong>sono infatti presenti anche <strong>oggi</strong>: la crisi economica, alcuni focolai di tensione sociale, la crisi di identità dei partiti con una conseguente mancanza di riferimenti politici.</p>
<p>In un contesto di questo tipo, nel &#8217;92/93. qualcuno cercò di cambiare anche gli equilibri istituzionali e lo stesso ordine costituzionale. Alcuni collaboratori di giustizia hanno parlato di un <strong>progetto eversivo</strong> che coinvolgeva le mafie e mirava alla secessione: dividere l&#8217;Italia in macroregioni, tra cui uno Stato del Sud.</p>
<p>Ne parlarono allora anche due editorialisti. In modo critico <strong>Giorgio Ruffolo</strong> su Repubblica, che denunciò il tentativo di fondare una <strong>Singapore mediterranea</strong>, ultramercatista e autoritaria, in cui Palermo sarebbe diventata il punto di riferimento di tutti i <strong>capitali sporchi</strong>.</p>
<p><strong>Gianfranco Miglio</strong>, invece, in una intervista al Giornale si dichiarò disponibile al mantenimento della <strong>mafia</strong> e della <strong>&#8216;drangheta</strong>, perchè “c&#8217;è un clientelismo buono che determina crescita economica” e perchè alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere <strong>costituzionalizzate</strong>, “per non ridurre il Sud al modello europeo”.</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />E&#8217; possibile utilizzare questa chiave di lettura per comprendere anche gli avvenimenti siciliani di questi giorni?</p>
<p>Link al file audio del primo intervento di <a href="http://www.box.com/s/ossiqmu9eurgm8pdr592" target="_blank"> Giovanni Salvi</a><br />
Link al file audio del primo intervento di <a href="http://www.box.com/s/95de7os7qb2fjfe42db9" target="_blank">Piergiorgio Morosini</a></p>
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		<title>Cittadini in crescita, tra inclusione ed esclusione</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 18:07:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
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		<category><![CDATA[G. Scidà]]></category>
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		<description><![CDATA[“I salari di ingresso nel mercato del lavoro sono oggi in termini reali su livelli pari a quelli di alcuni decenni fa; chi si affaccia oggi sul mercato del lavoro sembra escluso dai benefici della crescita del reddito occorsa negli ultimi decenni”. Così il neo governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco è intervenuto al Congresso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-4EvBkxzOrAU/TtCdXBJd_YI/AAAAAAAAICk/k2NTGroK_KE/s600/IMG_6932.JPG" alt="" width="216" height="159" />“I <strong>salari di ingresso</strong> nel mercato del lavoro sono oggi in termini reali su livelli pari a quelli di alcuni decenni fa; chi si affaccia oggi sul mercato del lavoro sembra escluso dai benefici della crescita del reddito occorsa negli ultimi decenni”.</p>
<p>Così il <strong>neo governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco</strong> è intervenuto al <span id="more-27774"></span>Congresso nazionale dell’<a href="http://www.minoriefamiglia.it/" target="_blank">Associazione magistrati per i minorenni e la famiglia</a>, dal titolo &#8220;Cittadini in crescita: tra inclusione ed esclusione&#8221; che si sta tenendo a Catania.</p>
<p>Visco ha denunciato i <strong>ritardi della istruzione italiana</strong> rispetto alla media OCSE: la minore quota di diplomati (54% contro il 73%) e laureati (15% contro il 30%); le minori competenze acquisite (in linea alla fine del ciclo di istruzione primaria ma inferiori nelle fasi successive); la minore mobilità sociale per la forte corrispondenza tra le origini familiari e le scelte scolastiche, le difficoltà di inserimento e integrazione per i figli dei cittadini stranieri. Ha posto l’attenzione sulla necessità di investire in istruzione perché riduce gli incentivi a delinquere, accresce il senso civico, il rispetto delle regole, il contrasto della corruzione e della criminalità.</p>
<p>Fra le cause dei bassi salari ha indicato la lentezza e la difficoltà della struttura produttiva ad adeguarsi ai grandi cambiamenti e “la qualità media dell’istruzione fornita dal sistema scolastico mediamente inadeguata, almeno nella percezione delle imprese”.</p>
<p><strong>Non</strong> ha menzionato la propensione di molti datori di lavoro a sfruttare tutte le possibilità di <strong>contratti atipici</strong> (spesso anche con livelli salariali inferiori) che tengono sotto scacco i dipendenti e l’<strong>utilizzo irregolare di manodopera straniera</strong> per ridurre ancora di più il costo complessivo del lavoro, determinando una sorta di <strong>ricatto al ribasso del salario</strong>.</p>
<p>Il Congresso è stato <strong>dedicato a <a href="http://scida.wordpress.com/" target="_blank">Giambattista Scidà</a></strong>, socio onorario dell’Associazione, <a href="http://www.argocatania.org/2011/11/21/e-morto-gimbattista-scida-denuncio-il-caso-catania/" target="_blank">recentemente scomparso</a>, la cui <strong>vastissima biblioteca di libri sui minori</strong> è stata <strong>donata</strong> dai figli Agatino e Francesco <strong>al Tribunale</strong> per i minorenni di Catania per integrare quella già avviata dallo stesso Scidà quando era Presidente del TM per favorire la diffusione dei saperi di altre scienze (psicologia, sociologia, psichiatria, ecc.) in quanti operano quotidianamente nell’interesse dei minori.</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/-ujZvRMNHgww/TtCeXv2RUuI/AAAAAAAAICs/oY0FYMAj3hc/s600/IMG_6982.JPG" alt="" width="216" height="149" />Un congresso di magistrati ad ampio respiro, che ha avuto tra i suoi relatori il filosofo psicanalista<strong> M. Benasayag</strong>, detenuto per 4 anni e mezzo per l’opposizione al regime in Argentina e autore del libro “L’epoca delle passioni tristi”, il Presidente della Confindustria Sicilia <strong>Ivan Lo Bello</strong> che ha parlato della profonda distorsione dei valori ed ha incitato i giovani presenti in sala a far sentire la loro voce in piazza, quando i governanti prendono decisioni che non garantiscono la meritocrazia ma il clientelismo, il docente di filosofia del diritto <strong>L. Ferrajoli</strong>, che ha parlato dell’importanza del diritto per i più deboli: “i forti non hanno bisogno del diritto”; dei costi maggiori per la collettività derivanti dalla mancata realizzazione dei diritti sociali e del valore dell’uguaglianza, come uguale valore associato alle differenze, a tutte le differenze di identità.</p>
<p>Congresso che ha dato spazio ai <strong>ragazzi di alcune scuole</strong> che sono intervenuti al dibattito e ai giovani <strong>ospiti della <a href="http://www.coop-prospettiva.it/" target="_blank">Cooperativa sociale Prospettiva</a></strong> che hanno dato prova del lavoro serio e produttivo da loro svolto mettendo in scena lo spettacolo “Mezza bellezza”, molto applaudito dagli oltre 350 partecipanti, magistrati di carriera e onorari, avvocati, psicologi, assistenti sociali, medici e operatori del privato sociale.<br />
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		<title>Ricordando Giambattista Scidà</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 05:53:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Caso Catania]]></category>
		<category><![CDATA[Giambattista Scidà]]></category>
		<category><![CDATA[Santo Di Nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Tribunale per i minorenni di Catania]]></category>

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		<description><![CDATA[Aveva dato ordini che non ci fossero necrologi e ricordi se non dopo la tumulazione del suo corpo. Ma nessuno ce l&#8217;ha fatta a non ricordare subito Giambattista Scidà, il magistrato, l&#8217;uomo, il combattente per cause giuste, colui che diede il via e sostenne fino alla fine la battaglia per Catania, dando vita, appunto, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/-2j0vzs2fxHY/TszzC7o4rMI/AAAAAAAAH-c/tJvtZ5EdDRg/s330/111123%252520Scid%2525C3%2525A0-4.jpeg" alt="" width="266" height="297" /><em>Aveva dato ordini che non ci fossero necrologi e ricordi se non dopo la tumulazione del suo corpo. Ma nessuno ce l&#8217;ha fatta a non ricordare subito Giambattista Scidà, il magistrato, l&#8217;uomo, il <strong>combattente per cause giuste</strong>, colui che diede il via e sostenne fino alla fine la battaglia per Catania, dando vita, appunto, a quello che fu definito &#8220;il caso Catania&#8221;. </em></p>
<p><em>Dopo il tempestivo post di Argo, redatto in fretta, a caldo,  qualche ora dopo la morte, <strong>ospitiamo</strong> adesso l&#8217;intervento di <strong>Santo Di Nuovo</strong>, professore ordinario di Psicologia nell&#8217;Università di Catania, che ben lo ha<span id="more-27654"></span> conosciuto. In calce il commosso ricordo di Riccardo Orioles e l&#8217;intervista rilasciata a Carmen La Sorella negli anni &#8217;90<br />
</em></p>
<p>Non avendo potuto rendere di presenza, perché lontano da Catania, l’ultimo saluto a Titta Scidà nel giorno delle esequie, sento il bisogno di dedicargli queste poche parole che non ne vogliono ripercorrere la storia e le attività (basta per questo rileggere il suo blog, che contiene anche una sorta di autobiografia), ma solo ricordarne alcuni <strong>aspetti del carattere e dello stile di vita</strong> che hanno segnato per decenni la vita civile della nostra città.</p>
<p>Fin dall’inizio della sua carriera aveva deciso di fare il magistrato letteralmente <strong>a tempo pieno</strong>, senza concedersi svaghi o distrazioni di alcun tipo che non fossero le sue letture. Quando cominciai la mia avventura di giudice onorario nel “suo” tribunale dei minorenni, mi colpì molto il divano vecchio e sgualcito su cui spesso passava le notti senza tornare a casa. L’anomala elezione del tribunale a suo domicilio gli consentiva di stare <strong>sempre sulla breccia</strong> di quella che considerava una <strong>guerra continua contro l’ingiustizia e contro la sopraffazione</strong> di una società cosiddetta civile che, anziché sorreggere ed aiutare lo sviluppo delle giovani generazioni, le condanna al degrado e le espone al rischio di una devianza sempre più disperatamente “normale”.</p>
<p>Lo ricordo passare i momenti liberi nella nostra biblioteca universitaria, per studiare i fenomeni di cui constatava ogni giorno i tristi esiti e di cui voleva approfondire le cause, e che avrebbe voluto contrastare coinvolgendo in questo <strong>impegno civile</strong> tutte le forze politiche, sociali, culturali.  Forze che invece lo deludevano continuamente perché troppo morbide col potere, alla ricerca di compromessi, svogliate e restìe a gettarsi in quella battaglia che per lui era invece ragione di vita.</p>
<p>Pochi come lui ebbero una così irrefrenabile <strong>passionalità</strong>, intrisa di emotività, che suscitava altrettanta passione ed emozione nei suoi interlocutori. Affetto ed entusiasmo da parte di alcuni, cui non pareva vero vedere un magistrato servitore dello stato “lanciato a bomba contro l’ingiustizia” come il kamikaze anarchico cantato da Guccini; dall’altra parte reazioni non certo positive, specie in quanti attaccava pubblicamente, che avrebbero voluto mandare al rogo questo <strong>Savonarola dei nostri giorni</strong>, anche se si limitavano a ricordargli (e a fargli ricordare dai suoi superiori) di non andare oltre il suo ruolo…</p>
<p>Interveniva sui temi a lui cari sfruttando tutti i momenti utili per far sentire la sua <strong>voce intransigente</strong> e non disposta a fare sconti ad alcuno: dall’inaugurazione dell’anno giudiziario, a convegni e a dibattiti, da chiunque organizzati, ad articoli su riviste e i giornali, fino al recente blog che sfruttava persino la telematica, quasi un controsenso per chi aveva sempre preferito la penna ai computer…</p>
<p>La sua voce esprimeva (“gridava” direbbe qualcuno, anche quando lo faceva con tono controllato e apparentemente pacato) ciò che pensava su Catania, sulla Sicilia, sull’Italia, e su chi dovrebbe guidare la <strong>cosa pubblica</strong> favorendo le fasce più disagiate, ed invece le lascia languire nella triste realtà che in tanti conoscono ma in pochi riescono a contrastare apertamente. Voce che se la prendeva senza mezze misure anche con le opposizioni e con chiunque tacesse di fronte a ciò che per lui era <strong>immorale tacere</strong>.</p>
<p><strong>Precursore e prototipo degli “indignati” di tutto il mondo</strong>, contro il malgoverno e le sue fonti, contro ogni compromesso con la politica e gli altri poteri forti.</p>
<p>Resta il <strong>rimpianto</strong> di averlo aiutato poco ad incanalare in canali più produttivi la sua vis polemica e le sue invettive (ma non era facile questa <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />“normalizzazione”, lo sa bene chi ci ha provato, quasi sempre inutilmente).</p>
<p>Resta il rimpianto di una di quelle persone che magari possono suscitare insofferenza quando ci sono, ma <strong>di cui si sente il bisogno quando non ci sono più</strong>.</p>
<p>Santo Di Nuovo<br />
<em>Riproponiamo l&#8217;intervista di Carmen La Sorella al TG2 RAI degli anni 90</em><br />
<object width="600" height="437"><param name="movie" value="http://www.youtube-nocookie.com/v/JJ0mq3nFlFM?version=3&amp;hl=en_US&amp;rel=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="600" height="437" src="http://www.youtube-nocookie.com/v/JJ0mq3nFlFM?version=3&amp;hl=en_US&amp;rel=0" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object><br />
<em>Ecco come lo ricorda<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/22/orioles/172311/" target="_blank"> Riccardo Orioles</a></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>E&#8217; morto Giambattista Scidà, denunciò il &#8216;Caso Catania&#8217;</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/11/21/e-morto-gimbattista-scida-denuncio-il-caso-catania/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 23:51:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Caso Catania]]></category>
		<category><![CDATA[Giambattista Scidà]]></category>
		<category><![CDATA[Tribunale di Catania]]></category>
		<category><![CDATA[Tribunale per i minorenni di Catania]]></category>

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		<description><![CDATA[Per tutti era ancora il Presidente, anche se ormai da anni era in pensione dai vertici del Tribunale per i minorenni. Ma non solo. Il suo nome era indissolubilmente legato al caso Catania, la denuncia, sempre aggiornata, degli scandali, del malgoverno, della malamministrazione in tutti i settori della vita catanese, imprenditoria, stampa, magistratura. Giambattista Scidà, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per tutti era ancora il <strong>Presidente</strong>, anche se ormai da anni era in pensione dai vertici del <strong>Tribunale per i minorenni</strong>. Ma non<img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/-3orKcgHl3Xg/TsmMo7yNDxI/AAAAAAAAH9w/OE18T-zx5ig/s171/scid%2525C3%2525A02.png" alt="" width="114" height="171" /> solo. Il suo nome era indissolubilmente legato al <strong>caso Catania</strong>, la denuncia, sempre aggiornata, degli scandali, del malgoverno, della malamministrazione in tutti i settori della vita catanese, imprenditoria, stampa, magistratura.</p>
<p><strong>Giambattista Scidà, per gli amici Titta</strong>, ci ha lasciati ieri sera. Da anni era ammalato. Il suo precario stato di salute non gli impediva, però, di condurre le sue <strong>battaglie per la legalità</strong>. Il suo lavoro era la sua vita. Non prendeva nemmeno le ferie per  seguire i tanti casi che il suo ufficio trattava. Ma non si fermava a quello. Considerava un suo dovere andare oltre, <span id="more-27528"></span>curare gli interessi della città nella quale viveva e che desiderava salvare.</p>
<p>Era entrato in magistratura tanti anni fa come uditore, con funzioni di vice Pretore, per un biennio ad Acireale, per cinque anni in Pretura a <strong>Palazzolo Acreide (SR)</strong>, nel 1967 giudice del Tribunale per i minorenni a <strong>Catania</strong>, del quale, dopo tredici anni divenne il Presidente.</p>
<p>Un ruolo svolto con competenza e una particolare <strong>passione civile</strong> perché, come ha scritto lo stesso <strong>Scidà: “Il Tribunale è un balcone sulla società del Distretto</strong>. Chi vuole può leggervi i disagi dei ceti svantaggiati, le responsabilità degli ambienti amministrativi e politici, che quei hanno suscitato o aggravato, e le colpe delle istituzioni di controllo, anche giudiziarie, per la repressione o inadeguata o mancante”.</p>
<p>E quei disagi vennero letti con attenzione. Per Scidà affrontarli significava, infatti, porsi il problema di un più generale <strong>recupero ambientale</strong> che chiamava innanzitutto in causa, in particolare rispetto ai <strong>quartieri periferici</strong> e alle loro difficili condizioni di vita, le responsabilità delle amministrazioni politiche e della stessa società civile.</p>
<p>Un’attività di denuncia che non ha subito limitazioni neanche quando ha scelto di non tacere, anche a prezzo di subire <strong>ingenerosi attacchi</strong>, inefficienze e incrostazioni che caratterizzavano negativamente la vita dello stesso Tribunale. Sino all’ultimo, nel suo <strong><a href="http://scida.wordpress.com/" target="_blank">blog</a></strong>, ha continuato ad intervenire sul “caso Catania”, dichiarando, pochi giorni addietro, il suo sollievo per la nomina a Procuratore capo di Catania del dottor Salvi e dimostrando, così, ancora una volta, di essere in sintonia con tutti quei<img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /> catanesi che hanno esultato per la nomina di un elemento esterno all&#8217;ambiente.</p>
<p>Di questi possibili e auspicabili cambiamenti, purtroppo,  non potrà scrivere sul suo blog.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mafia e dintorni, la foto della DIA</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 07:33:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[D.I.A.; Direzione Investigativa Antimafia;]]></category>
		<category><![CDATA[R. Scarpinato]]></category>

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		<description><![CDATA[Per cercare di capire a che punto è la lotta alle mafie – senza farsi prendere da facili entusiasmi o da cinici scoraggiamenti &#8211; è necessario avere a disposizione dati aggregati a livello nazionale, regionale e provinciale. Una delle fonti più attendibili è la relazione della Direzione Investigativa Antimafia (DIA). Confrontando i dati semestrali delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-pRSsxco77Bc/TrxiEpividI/AAAAAAAAH5o/hQkuFtW1QXE/s200/dia_antimafia1_S_N-x1.jpg" alt="" width="190" height="187" />Per cercare di capire a che punto è la lotta alle mafie – senza farsi prendere da facili <strong>entusiasmi</strong> o da cinici <strong>scoraggiamenti</strong> &#8211; è necessario avere a disposizione dati aggregati a livello nazionale, regionale e provinciale. Una delle fonti più attendibili è la <a href="http://www.interno.it/dip_ps/dia/semestrali/sem/2010/2sem2010.pdf" target="_blank">relazione della Direzione Investigativa Antimafia</a> (DIA).</p>
<p>Confrontando i dati semestrali delle<span id="more-27393"></span> <strong>segnalazioni per associazione di tipo mafioso</strong>, spaccio o traffico di sostanze stupefacenti si registra una <strong>diminuzione</strong> rispetto a periodi precedenti, insieme ad un preoccupante <strong>incremento</strong> di un numero non trascurabile di <strong>minori denunciati</strong> e/o arrestati per violazione dell’art. 416 bis (58 minori  e 85 maggiorenni sotto i 21 anni nel 2010). Ciò non può che essere un grave segnale del coinvolgimento di soggetti più deboli (minori) all’interno delle organizzazioni mafiose, specie per i reati di spaccio, danneggiamento e incendio, unitamente ad una maggiore cautela ad esporsi da parte degli affiliati che hanno un ruolo non di mera manovalanza.</p>
<p>Se differenziamo le segnalazioni di tipo mafioso per <strong>regione di origine</strong> dei denunciati, continuano ad essere maggiormente interessate sempre le stesse quattro regioni (<strong>Campania, Calabria, Sicilia e Puglia</strong>).</p>
<p>In esse sono rilevanti i <strong>reati</strong> di attività estortiva, omicidio,  rapina, usura, i reati di danneggiamento e di incendio, produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti, riciclaggio e impiego del denaro.</p>
<p>Se invece i dati fossero stati aggregati per luogo ove è stato commesso il reato, la distinzione sarebbe stata meno evidente, perché già da tempo le attività criminose si realizzano anche <strong>fuori dai confini regionali tradizionali</strong>.</p>
<p>Uno sguardo all’entità dei reati denunciati fa intendere la gravità della situazione, nonostante “i successi – si legge nella relazione &#8211; dell’azione di contrasto, che si è attestata, con ottimi risultati qualitativi e quantitativi, sia sul versante della disarticolazione giudiziaria dei sodalizi, tramite l’<strong>arresto di latitanti eccellenti </strong>e di numerosi sodali, sia sull’aggressione ai <strong>patrimoni</strong> illecitamente costituiti, in termini di <strong>sequestri e confische</strong>”:<br />
<img class="aligncenter" src="https://lh3.googleusercontent.com/-5LpxVY-i4b4/Trxjn7h_HfI/AAAAAAAAH50/_uLasM-IIjo/s600/tabella.jpg" alt="" width="600" height="368" /><br />
Tant’è che si legge: “continuano a risaltare attuali e <strong>persistenti livelli di minaccia</strong>, rilevabili non solo nella pressione estortiva sul territorio, ma anche nella più qualificata <strong>ingerenza del sistema mafioso nel circuito economico</strong>… in specie, negli appalti pubblici e in quei settori che godono di significativi incentivi statali e comunitari”. E’ del 2010 un maxi sequestro di beni (1 miliardo e 500 milioni di euro) a carico di un imprenditore alcamese per reati legati allo sfruttamento dell’energia fotovoltaica.</p>
<p>Altri elementi interessanti presenti nella relazione sono:</p>
<p>a)	segnali di <strong>crisi di liquidità</strong> per una parte sensibile del contesto criminale che perde credibilità perché “sempre più incapace di far fronte alle spese di mantenimento delle famiglie e alle richieste degli affiliati detenuti”;</p>
<p>b)	“<strong>imprenditori</strong> formalmente estranei al sodalizio mafioso che sembrerebbero stabilire con gli <strong>esponenti criminali</strong> un biunivoco <strong>rapporto di reciprocità</strong>, che garantisce agli uni il raggiungimento di vantaggi altrimenti non conseguibili sulla concorrenza e all’organizzazione mafiosa la capacità di infiltrazione e di condizionamento di settori dell’economia e della P.A.”;</p>
<p>c)	a proposito dei “nuovi referenti di spicco sia della <strong>famiglia di Catania</strong>, sia della famiglia di Caltagirone… confermati gli spiccati interessi mafiosi nel settore degli <strong>appalti</strong>… unitamente a soggetti ritenuti referenti dell’organizzazione ed appartenenti a settori della <strong>politica</strong>, delle professioni, della <strong>P.A.</strong> e dell’imprenditoria”;</p>
<p>d)	l’erogazione di 4.817.382 euro come <strong>solidarietà per le vittime </strong>di estorsione e di usura, in accoglimento di 51 istanze su 100 presentate;</p>
<p>e) la <strong>diminuzione delle segnalazioni</strong> di danneggiamenti, unitamente all’<strong>aumento di danneggiamenti seguiti da incendio doloso</strong> ci fa supporre, purtroppo, l’ipotesi che si denuncino meno i danneggiamenti perché più facilmente occultabili rispetto all’incendio;</p>
<p>f) l’attenuazione dei <strong>reati congiunti di associazione e spaccio</strong> per l’utilizzo di manovalanza non direttamente riconducibile alle famiglie;</p>
<p>g) l’attenzione al <strong>ciclo dei rifiuti</strong> con segnali preoccupanti: incendi su strada, sabotaggi in danno di auto-compattatori, fallimento degli ATO, blocco della realizzazione dei termovalorizzatori.</p>
<p>Relativamente alla <strong>provincia di Catania</strong>, si rileva inoltre che:</p>
<p>a)	“Il <strong>pizzo</strong> sembra oscillare da alcune centinaia sino a qualche migliaio di euro, in considerazione delle dimensioni e della capacità contributiva della ditta coinvolta”.</p>
<p>b)	In alcuni <strong>negozi di franchising </strong>“a titolo estortivo, venivano effettuati saltuari &#8216;<em>acquisti</em>&#8216;, anche per valori di diverse migliaia di euro. Rientra nel novero delle estorsioni l’imposizione di servizi a titolo gratuito da parte di commercianti o professionisti, ad esempio per la riparazione di veicoli utilizzati dagli affiliati mafiosi”.</p>
<p>c)	Emerge il notevole interesse della criminalità organizzata catanese per la gestione del prolifico <strong>mercato degli stupefacenti</strong>;</p>
<p>d)	il controvalore dei <strong>beni patrimoniali posti a sequestro</strong> o confisca, in base alla legge Rognoni – La Torre dal Tribunale di Catania (meno di 40 milioni di euro) è relativamente modesto rispetto a quello dell’intera Regione (quasi 2 miliardi). Sarebbe forse opportuno che gli inquirenti considerassero le strategie messe in atto (leggi o ascolta l’intervento di Scarpinato in <a href="http://www.argocatania.org/2011/11/08/le-armi-spuntate-del-codice-antimafia/" target="_blank">Le armi spuntate del codice Antimafia</a>) da altri tribunali, come quello di Palermo?</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
<p class="title">MAFIA &#8211; statistiche, rapporti &#8211; articoli correlati su argocatania.org</p>
<ul>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/05/02/presenza-e-intensita-mafiosa-i-limiti-delle-statistiche/" target="_blank"> <em>02.05.11 &#8211; Presenza e intensità mafiosa, i limiti delle statistiche</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/02/15/cosi-la-mafia-cambia-pelle/" target="_blank"> <em>15.02.11 &#8211; Così la mafia cambia pelle</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/05/19/la-mafia-invisibile/" target="_blank"> <em>19.05.10 &#8211; La mafia invisibile</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/12/11/una-mafia-geneticamente-modificata/" target="_blank"><em>11.12.09 &#8211; Una mafia geneticamente modificata?</em></a></li>
</ul>
</div>
<p>Infine ampio spazio è dedicato alla <strong>presenza </strong>dell’organizzazione mafiosa siciliana <strong>in contesti regionali diversi</strong>, con “infiltrazioni nei vari settori dell’imprenditoria e degli appalti pubblici, nonché nelle mediazioni finanziarie, attraverso l’uso di figure professionali dotate di competenza in materia tributaria, finanziaria e fiscale, con le intuibili ripercussioni inquinanti nel sistema economico legale”: nel 2° semestre del 2010 sono pervenute all’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia ben 14.201 segnalazioni sospette, 141 delle quali trattenute dalla DIA.</p>
<p>Ad un esame complessivo della relazione si rileva il grande lavoro che viene svolto dagli <strong>uffici investigativi </strong>e dalle forze dell’ordine, ma altrettanto chiaramente non si rileva analogo impegno delle<strong> forze politiche</strong> che pongono ostacoli e riducono, anziché incrementare, gli strumenti a disposizione: dopo il crollo dei collaboratori di giustizia è stata la volta della riduzione dei tempi di prescrizione e della forte limitazione delle intercettazioni nella fase investigativa.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le armi spuntate del Codice Antimafia</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 09:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Articolo 3]]></category>
		<category><![CDATA[Codice Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[Dario Montana]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Menditto]]></category>
		<category><![CDATA[Libera]]></category>
		<category><![CDATA[Magistratura democratica]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento per la Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Scarpinato]]></category>
		<category><![CDATA[sequestro di prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[sequestro penale]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Codice Antimafia, recentemente promulgato, è riuscito nell’intento di razionalizzare le norme relative alla confisca dei beni e a rivederle alla luce delle nuove strategie finanziarie delle organizzazioni mafiose? Se n’è discusso sabato 5 al Palazzo di Giustizia di Catania in un convegno organizzato da Magistratura Democratica, Movimento per la Giustizia, Articolo 3 e Libera, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-dMDjNkFZ_EU/TrWY4GB3vAI/AAAAAAAAH0A/vlrHrwr2Ptg/s600/P1080034-T.gif" alt="" width="324" height="241" />Il <strong><a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/codice_antimafia/decreto_159_2011.pdf" target="_blank">Codice Antimafia</a></strong>, recentemente promulgato, è riuscito nell’intento di razionalizzare le norme relative alla <strong>confisca</strong> dei beni e a rivederle alla luce delle nuove <strong>strategie</strong> finanziarie delle organizzazioni mafiose?</p>
<p style="text-align: left;">Se n’è discusso sabato 5 al Palazzo di Giustizia di Catania in un convegno organizzato da<span id="more-27223"></span> Magistratura Democratica, Movimento per la Giustizia, Articolo 3 e <strong>Libera</strong>, a cui hanno partecipato fra gli altri i procuratori <strong>Roberto Scarpinato </strong>e  <strong>Francesco Menditto </strong>ed esponenti del privato sociale e della società civile<strong>, </strong>moderati da Simona Ragazzi.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 150px"><a href="https://skydrive.live.com/redir.aspx?cid=1c45b80d18292f96&amp;resid=1C45B80D18292F96!106&amp;parid=1C45B80D18292F96!144&amp;authkey=!AJUK1e5E5N3Q01s" target="_blank"><img class="  " title="click per il downloading dell'intervento  (MP3)" src="https://lh4.googleusercontent.com/-bLcVwXEHlXg/TrWoMBtWPfI/AAAAAAAAH10/t-tok6g4Q4A/s175/_P1080054-TX.jpg" alt="" width="140" height="115" /></a><p class="wp-caption-text">scarica l&#39;audio</p></div>
<p style="text-align: left;"><strong>Scarpinato </strong>ha sottolineato come il nuovo Codice abbia lasciato inalterate norme che – scritte nel 1982 – avevano assolutamente bisogno di essere modificate sulla base dei cambiamenti avuti nelle attività delle mafie. Col nuovo Codice <strong> </strong></p>
<ul>
<li>non sono state rese segrete le<strong> indagini patrimoniali</strong>, oggi possibili solo ”a cielo aperto”, con elevatissimo rischio di fuga di notizie; per non compromettere le contemporanee indagini penali, vengono ormai condotte solo a conclusione di queste ultime, quando ormai il soggetto indagato ha avuto il tempo di svuotare il conto corrente, fare sparire i beni mobili e allertare i prestanome;</li>
<li>le<strong> intercettazioni</strong> (strumento fondamentale delle indagini antimafia) possono essere fatte solo su coloro ai quali è stata applicata  una misura di prevenzione e non possono essere utilizzate ai fini processuali ma solo per ulteriori indagini;</li>
<li>è quasi impossibile individuare i<strong> prestanome</strong> e acquisire le prove necessarie a confiscare beni intestati a terzi, perchè nei loro confronti  è necessario individuare indizi &#8220;precisi, gravi e concordanti&#8221; (non basta la sproporzione tra il patrimonio e il reddito dichiarato);</li>
<li>non si può intervenire su quelle<strong> imprese </strong>che non hanno una diretta partecipazione mafiosa pur avendo una posizione di monopolio grazie ai <strong>metodi mafiosi</strong>.</li>
</ul>
<p>L&#8217;iniziale efficacia delle misure di prevenzione fu dovuta all&#8217;<strong>effetto sorpresa </strong>della legge Rognoni-La Torre (1982), che rese facili le confische di beni ancora intestati agli stessi mafiosi. Subito dopo iniziò la pratica di intestare i beni a prestanome e, negli anni novanta, si ottennero  risultati positivi solo perchè si aprì la <strong>stagione dei collaboratori di giustizia</strong> che indicavano i nomi degli imprenditori collusi con la mafia e proprietari di sterminati patrimoni immobiliari. Negli anni 2000 è iniziata una nuova fase, caratterizzata dalla crisi del rapporto tra edilizia e appalti pubblici.</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
<p class="title">Leggi su argocatania.org . . .</p>
<ul>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/08/17/codice-antimafia-un-pericoloso-passo-indietro/" target="_blank"> <em>17.08.11 &#8211; Codice antimafia, un pericoloso passo indietro</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/07/25/codice-antimafia-indietro-non-si-torni/" target="_blank"> <em>25.07.11 &#8211; Codice antimafia, indietro non si torni</em></a></li>
</ul>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.argocatania.org/indice-sequestro-e-confisca-dei-patrimoni-delle-mafie/" target="_blank"> <em>vai all&#8217; <strong>Indice completo</strong> degli articoli su<br />
sequestro e confisca dei patrimoni delle mafie</em></a></p>
</div>
<p>Oggi, la chiusura della spesa pubblica e il dominio della finanza hanno indotto le aristocrazie mafiose a scegliere <strong>nuovi settori</strong>: le energie alternative, l&#8217;alta tecnologia sanitaria, la grande distribuzione, lo smaltimento dei rifiuti, i fondi europei. La mafia si è trasferita nei <strong>comitati di affari</strong> di cui fanno parte esponenti del mondo politico e amministrativo, mentre i quadri militari provvedono all&#8217;accumulazione primitiva del capitale attraverso il traffico degli stupefacenti e il racket delle estorsioni. Questi sono i &#8220;soldati&#8221; che rischiano mentre i &#8220;generali&#8221; operano al sicuro. Ecco perchè, se andiamo solo dietro agli estortori -dice Scarpinato- <strong>facciamo il loro gioco</strong> rischiando che gli stessi imprenditori che lucrano sui fondi europei finanzino i convegni contro il racket e si iscrivano ad Addiopizzo (come è di fatto accaduto).</p>
<p>Nonostante i limiti imposti da un “legislatore che vive sulla luna”, a Palermo  i magistrati hanno  “inventato” nuove modalità operative, come la creazione di un <strong>dipartimento </strong>specializzato in questioni economiche e la <strong>miscelazione</strong> del sistema penale con quello di prevenzione, per compensare i difetti dell’uno con i mezzi dell&#8217;altro. Tentativi resi necessari dalle carenze di un Codice che non ha recepito nemmeno il principio della <strong>confisca per equivalente</strong>.<br />
Anche <strong>Menditto</strong> ha evidenziato i limiti del nuovo Codice che:</p>
<ul>
<li>non affronta il nodo relativo al <strong>sequestro delle imprese</strong>, perchè non sono stati introdotti i provvedimentie auspicati per evitare la loro chiusura, che diventa quasi inevitabile dalla prevista sospensione dei contratti esecutivi in atto;<strong><br />
</strong></li>
<li>tende ad ampliare la <strong>tutela dei creditori </strong>(spesso banche non all’oscuro dei traffici illeciti dei loro clienti) rischiando di trasformatore il giudice di prevenzione in un liquidatore dei beni che ha sequestrato. La lunghezza del procedimento relativo al pagamento dei creditori impedirà inoltre di destinare il bene a fini sociali prima di 4-5 anni dalla confisca definitiva, dimostrando che la filosofia che sottende a questo codice è sostanzialmente quella di <strong>fare cassa</strong>.</li>
</ul>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><a href="https://skydrive.live.com/redir.aspx?cid=1c45b80d18292f96&amp;resid=1C45B80D18292F96!107&amp;parid=1C45B80D18292F96!144&amp;authkey=!ABWD-ZAKCXC6eEQ" target="_blank"><img class="  " title="click per il downloading dell'intervento  (MP3)" src="https://lh6.googleusercontent.com/-dhcTOsDc2So/TrWoMLJQysI/AAAAAAAAH1w/1DXFaa72guI/s175/_P1080048-T.jpg" alt="" width="175" height="136" /></a><p class="wp-caption-text">scarica l&#39;audio</p></div>
<p>Tutte criticità che si sarebbero potute evitare qualora il testo fosse stato discusso con quei magistrati che lavorano nelle sezioni delle misure di prevenzione, anziché essere <strong>prodotto </strong>all’interno degli uffici ministeriali e<strong> senza alcun confronto</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Unici <strong>aspetti positivi </strong>sembrano essere la discreta sistematizzazione delle norme esistenti (dopo le correzioni suggerite dagli addetti ai lavori), la giusta prevalenza del sequestro di prevenzione sul sequestro penale, la disciplina della normativa sul concomitante fallimento.</p>
<p>Troppo poco se oggi – a livello nazionale &#8211; <strong>solo un bene su dieci arriva alla confisca definitiva</strong>.<br />
<img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/-ETeRCEN_gYE/TrWoMmt23bI/AAAAAAAAH2M/l1YNnU8yLoE/s175/_P1080099-RX.jpg" alt="" width="175" height="163" /><strong>Dario Montana</strong>, nel suo intervento, ha rivendicato il ruolo dell&#8217;<strong>agricoltura sociale</strong> praticata sui beni confiscati, utile anche a <strong>tutelare il territorio</strong>, minacciato dagli squilibri idro-geologici, come oggi a Genova. E ha ricordato, con un riferimento molto personale, che i beni confiscati sono anche uno strumento di <strong>rielaborazione del lutto</strong> per chi ha parenti che sono stati vittime di mafia. Una cooperativa che porta il nome di Pio La Torre o di Beppe Montana restituisce la memoria molto più di una targa, esplica una funzione di aggregazione sociale e <strong>opera per il cambiamento</strong> offrendo risultati concreti, come la crescita di fatturato anche in tempi di crisi come i nostri.</p>
<p>Del Codice Antimafia, che Libera aveva sollecitato e di cui ora segnala le incongruenze, Montana ha denunciato la scelta di fare gravare non sullo Stato ma sull&#8217;Ente locale la <strong>restituzione per equivalente</strong> dovuta nel caso di decadenza della confisca. Il timore delle somme da sborsare indurrà infatti i comuni, per lo più dissestati, ad evitare di assegnare i beni confiscati per fini sociali.</p>
<p>Di <strong>Libera</strong> e delle esperienze delle cooperative siciliane che ad essa fanno riferimento ha <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /> parlato <strong>Armando Rossitto</strong>, dimostrando -dati alla mano- che la <strong>legalità produce valore aggiunto</strong> e crea lavoro, soprattutto per i giovani.</p>
<p>Per saperne di più sul sequestro di prevenzione e sul sequestro penale: <a href="http://www.giappichelli.it/stralcio/3486674.pdf" target="_blank">Le potenzialità delle misure di prevenzione patrimoniali</a>; <a href="http://ilmovimento.splinder.com/post/22132033/sequestrati-beni-al-cassiere-rosario-cascio" target="_blank">il sequestro del patrimonio dell’imprenditore agrigentino Rosario Casci.</a></p>
<p><img class="aligncenter" src="https://lh6.googleusercontent.com/-GlTxv1vTQxg/TrWmex35yHI/AAAAAAAAH1o/MzTNAJNnlGw/s600/ANTMAFIA_PATRIMONI_1_225.gif" alt="" width="600" height="480" /></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Paolo Borsellino eroe moderno</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/11/07/paolo-borsellino-eroe-moderno/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 07:16:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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		<category><![CDATA[CittàInsieme]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Borsellino]]></category>

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		<description><![CDATA[Eroe moderno della nostra democrazia. Così Antonio Ingroia definisce Borsellino nella prefazione al libro di Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo che ricostruisce i 56 giorni intercorsi tra la strage di Capaci e l&#8217;attentato di Via D&#8217;Amelio (Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino, Aliberti editore). Il libro è stato presentato sabato 5 all&#8217;auditorium del Monastero dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/-amJd_kkbOcs/TrcoczmN6II/AAAAAAAAH3g/9hGFgk8WaN4/s300/Borsellino_ultimi_giorni.jpeg" alt="" width="226" height="300" />Eroe moderno</strong> della nostra democrazia. Così Antonio Ingroia definisce Borsellino nella prefazione al libro di Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo che ricostruisce i 56 giorni intercorsi tra la strage di Capaci e l&#8217;attentato di Via D&#8217;Amelio (<strong><em>Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino</em></strong>, Aliberti editore). Il libro è stato presentato sabato 5 all&#8217;auditorium del Monastero dei Benedettini da Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso, dai giornalisti Riccardo Orioles e Graziella Proto e dal preside Famoso, oltre che dagli autori. Ha moderato Salvatore Resca di <a href="http://www.cittainsieme.it/" target="_blank"><strong>Città Insieme</strong></a>, tra i promotori dell&#8217;incontro.</p>
<p>Con puntigliose citazioni gli autori ripercorrono i momenti tragici vissuti da Borsellino dopo la<span id="more-27260"></span> morte dell&#8217;amico e sodale Giovanni Falcone, quando cresce in lui la certezza di essere la prossima <strong>vittima designata</strong> e gli matura dentro l&#8217;angosciosa e sconvolgente consapevolezza che <strong>responsabili </strong>di quella morte- e domani della sua- siano stati anche uomini appartenenti alle forze dell&#8217;ordine e alla stessa magistratura, parti cioè di quello <strong>Stato</strong> che egli fedelmente sta servendo a rischio della propria vita.</p>
<p>Utilizzando le <strong>testimonianze</strong> dei parenti, degli amici e dei colleghi ma anche i discorsi pubblici, le interviste, le lettere, gli autori ricostruiscono, giorno dopo giorno, gli eventi. Disegnano anche il <strong>profilo umano</strong> di un magistrato dal carattere espansivo ed estroverso, appassionato al proprio lavoro, in cui metteva a frutto anche le sue ottime capacità comunicative, e disposto a coinvolgersi con le persone più bisognose di sostegno. Così aveva fatto con la “picciridda” <strong>Rita Atria</strong>, che si suiciderà alla notizia della sua morte, e con <strong>Rosaria Costa</strong>, giovane vedova di Vito Schifani, agente della scorta di Falcone, quella donna minuta e fragile che aveva avuto la forza di intervenire al funerale del suo uomo per gridare ai mafiosi: io vi perdono, ma voi dovete mettervi in ginocchio e avere il coraggio di cambiare radicalmente.</p>
<p>Nella seconda parte del libro gli autori cercano di fare il punto sullo stato attuale delle indagini relative alla morte di Borsellino. Vengono riproposti, con dovizia di citazioni, alcuni dei <strong>misteri mai chiariti</strong> di questa vicenda giudiziaria: la scomparsa dell&#8217;agenda rossa, la falsa collaborazione di Vincenzo Scarantino, i sospetti di depistaggi da parte di soggetti istituzionali e le problematiche relative alla cosiddetta trattativa tra Stato e Mafia.</p>
<p>Pur senza pervenire ad una conclusione, perchè su questa inquietante vicenda non è ancora stata fatta piena luce, il libro rappresenta uno <strong>strumento</strong> molto utile per chi vuole sapere e capire.</p>
<p>Ma il messaggio più forte in esso contenuto è proprio la necessità di <strong>tenere viva</strong> l&#8217;attenzione e la memoria  “per evitare che si torni di nuovo indietro”, come lo stesso Borsellino aveva detto a Palermo intervenendo alla commemorazione pubblica di Falcone, un mese dopo la sua morte. In quell&#8217;occasione aveva parlato anche di una lotta alla mafia che non può essere soltanto “distaccata opera di repressione”, ma deve divenire “<strong>movimento culturale e morale</strong>, e anche religioso”. Parlava ad una folla partecipe e commossa, in un momento di intensa emozione collettiva che sarebbe stato rinnovato, dopo meno di due mesi, dall&#8217;attentato che lo avrebbe ucciso insieme alla sua scorta.</p>
<p>Oggi questa tensione è andata via via scemando. Libri come questo, e incontri come quello di sabato, dimostrano che c&#8217;è tuttavia una <strong>minoranza</strong> che tiene alto il livello di coscienza e la volontà di cambiamento. Spetta a questa minoranza cercare gli strumenti per coinvolgere fasce più ampie di cittadini e parlare soprattutto ai più giovani, per i quali quei fatti sono ormai lontani. Ci hanno provato Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, con il <strong>movimento delle Agende rosse</strong> e i ragazzi della<strong> &#8220;<a href="http://www.argocatania.org/2010/02/17/una-scorta-civica-per-i-magistrati-antimafia/" target="_blank">Scorta Civica</a></strong>&#8220;, esperienze che dimostrano come ci sia sete di modelli di grande forza morale. <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />E Borsellino, come scrive ancora Ingroia nella Prefazione, rimane un  “<strong>modello di vita da proporre ai nostri giovani</strong>”, davvero alternativo rispetto a quelli “proposti dall&#8217;imperante semplicismo mediatico, tutti imperniati sulla furbizia, la prevaricazione, l&#8217;indifferentismo etico e l&#8217;egoismo morale”.</p>
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		<title>Procura di Catania, siamo&#8230; Salvi</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 06:41:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Salvi]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
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		<description><![CDATA[Il dispaccio Ansa è, come di prassi, conciso ma la notizia c&#8217;è tutta. Ed è una notizia che cittadini, associazioni, società civile, la città attendeva con ansia. Giovanni Salvi, gia&#8217; pm a Roma e ora sostituto pg in Cassazione, e&#8217; il nuovo procuratore di Catania. La sua nomina ha spaccato il plenum del Csm. Tredici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-2NfGkIFDM8o/TrI2xjU1--I/AAAAAAAAHyA/5rmLIrhweyQ/s300/111102_Procuratore.jpg" alt="" width="300" height="200" />Il dispaccio <strong>Ansa</strong> è, come di prassi, conciso ma la notizia c&#8217;è tutta. Ed è una notizia che cittadini, associazioni, società civile, la città attendeva con ansia. <strong>Giovanni Salvi</strong>, gia&#8217; pm a Roma e ora sostituto pg in Cassazione, e&#8217; il nuovo <strong>procuratore di Catania</strong>. La sua nomina ha spaccato il <strong>plenum del</strong> <strong>Csm</strong>. Tredici i voti a suo<span id="more-27169"></span> favore, contro gli undici andati a <strong>Gennaro</strong> e i due a <strong>Tinebra</strong>.</p>
<p>La nomina e&#8217; avvenuta con un ballottaggio,  dopo che anche i togati di <strong>Magistratura indipendente</strong>, che al primo giro avevano sostenuto Tinebra, e il vicepresidente del Csm <strong>Michele Vietti</strong>, che inizialmente non aveva partecipato al voto, hanno fatto convergere i loro consensi su Salvi, sostenuto in partenza da togati e laici di sinistra e dal primo presidente e dal procuratore generale della Cassazione.</p>
<p>In magistratura dal 1979, Salvi, 59 anni, <strong>e&#8217; stato per venti anni sostituto procuratore a Roma</strong>, prima di approdare nel 2002 al Csm come componente togato. Da pm a Roma e poi da sostituto pg in Cassazione si e&#8217; occupato di indagini delicate, come quelle sulla <strong>strage di Ustica</strong>, gli <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />omicidi Pecorelli, Calvi e D&#8217;Antona e di inchieste sui Nar e le Br.</p>
<p>Scrive di lui <strong>Liana Milella su Repubblica.it:</strong> &#8220;Un magistrato dalla schiena drittissima&#8230; Che aria nuova arrivi a Catania può essere solo un fatto positivo&#8221;.</p>
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		<title>Catania, insieme per una Procura libera e autonoma</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 09:49:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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		<category><![CDATA[Libera]]></category>
		<category><![CDATA[Procura di Catania]]></category>

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		<description><![CDATA[Stavolta ce l&#8217;hanno fatta a sconfiggere divisioni e antagonismi. Cittadini e associazioni, insieme, hanno dato vita ad un sit in davanti al palazzo di giustizia di Catania per sollecitare il CSM a nominare il nuovo Procuratore della Repubblica di Catania e &#8220;per chiedere che la nomina ricada su una personalità di alto spessore, che eserciti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wp-caption alignleft" style="width: 317px"><img title="foto  redazionesottosfratto.it" src="https://lh5.googleusercontent.com/-X3kE3H9dB9k/Tq3UVE_f94I/AAAAAAAAHwE/-Exb0oUkPV0/s640/111030%252520sit-in%252520procura-02.jpg" alt="" width="307" height="130" /><p class="wp-caption-text">foto  redazionesottosfratto.it</p></div>Stavolta ce l&#8217;hanno fatta a sconfiggere divisioni e antagonismi.<strong> Cittadini e associazioni, insieme,</strong> hanno dato vita ad un <strong>sit in davanti al palazzo di giustizia di Catania </strong>per sollecitare il <strong>CSM</strong> a nominare il nuovo <strong>Procuratore della Repubblica di Catania</strong> e &#8220;per chiedere che la nomina<span id="more-27059"></span> ricada su una personalità di alto spessore, che eserciti l&#8217;autonomia della magistratura rispetto al potere politico ed economico e che sia del tutto estranea all&#8217;ambiente cittadino&#8221;.</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;"><a id="PROCURA">Nomina Procuratore di Catania</a>&nbsp;</p>
<p class="title">Nomina Procuratore di Catania &#8211; articoli correlati su argocatania.org</p>
<ul>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/10/13/aspettando-il-procuratore-manifestazioni-e-appelli/" target="_blank"><em>13.10.11 &#8211; Aspettando il Procuratore, manifestazioni e appelli</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/10/10/sel-ora-basta-serve-aria-nuova-alla-procura-di-catania/" target="_blank"><em>10.10.11 &#8211; SEL, Ora basta! Serve aria nuova alla procura di Catania</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/08/16/tre-nomi-per-la-procura-di-catania/<br />
" target="_blank"><em>16.07.11 &#8211; Tre nomi per la Procura di Catania</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/01/20/procura-di-catania-appello-al-csm/" target="_blank"><em>20.01.11 &#8211; Procura di Catania, appello al CSM</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/04/19/procuratore-cercasi-4-conclusioni/" target="_blank"><em>19.04.10 &#8211; Procuratore cercasi (4). Conclusioni</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/04/13/procuratori-cercasi-3-gli-interventi-del-governo/" target="_blank"><em>13.04.10 &#8211; Procuratori cercasi (3). Gli interventi del governo</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/04/07/procuratori-cercasi-2-perche-mancano/" target="_blank"><em>07.04.10 &#8211; Procuratori cercasi (2). Perchè mancano</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/03/30/procuratore-cercasi-carenze-di-organico-in-sicilia/" target="_blank"><em>30.03.10 &#8211; Procuratore cercasi (1). Le carenze di organico in Sicilia</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2008/02/28/giustizia-e-sfatta/" target="_blank"><em>28.02.10 &#8211; Giustizia è sfatta</em></a></li>
</ul>
</div>
<p>La associazioni, che sperano per Catania in un <strong>futuro di legalità e giustizia,</strong> &#8220;manifestano preoccupazione&#8221; e auspicano la nomina di un procuratore che possa &#8220;finalmente disvelare e rendere pubblico l&#8217;intreccio tra poteri economici, politici e mafiosi noto come il <strong>caso Catania</strong>, di una personalità di alto spessore che eserciti l&#8217;autonomia della magistratura rispetto al potere politico, che sia capace di operare al di fuori delle logiche proprie del sistema politico-affaristico  della città, che possibilmente sia estranea all&#8217;ambiente cittadino, che provenga cioè  da realtà lontane dall&#8217;humus siciliano e catanese in particolare, <strong>una personalità che favorisca il riscatto civile di Catania e che contribuisca a restituirle orgoglio e dignità</strong>&#8220;.</p>
<p>Anche i <strong>cittadini </strong>hanno firmato un appello  &#8220;al Csm, affinché la Procura di Catania abbia finalmente un <strong>Procuratore capo assolutamente estraneo ai giochi di Palazzo </strong>e all’intreccio delle poco chiare vicende catanesi. Un magistrato che non subisca le forti interferenze esterne che hanno condizionato da decenni la direzione della Procura catanese&#8221;.</p>
<p>Richiama l&#8217;allarme di Confindustria sulle infiltrazioni mafiose l&#8217;<strong>Associazione Libera</strong> che auspica la nomina di <strong>un procuratore &#8220;libero da legami con la città</strong> e lontano dalle storie, che hanno infangato la magistratura catanese&#8230; che possa &#8220;ridare l&#8217;autorevolezza indispensabile all&#8217;imparziale esercizio dell&#8217;azione penale, cui Catania ha diritto.&#8221;CSM</p>
<p><strong>Libertà e Giustzia</strong> chiede al CSM di &#8220;effettuare una precisa scelta di autonomia e<img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /> responsabilità per Catania, con ciò manifestando alla Sicilia, e all’Italia tutta, la propria reale capacità e volontà di indipendenza da perniciose e distruttive influenze e logiche di potere&#8221;.</p>
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		</item>
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		<title>La magia della lana dietro le sbarre</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 05:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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		<category><![CDATA[casa circondariale]]></category>
		<category><![CDATA[Enna]]></category>
		<category><![CDATA[lavorazione del feltro]]></category>
		<category><![CDATA[Letizia Bellelli]]></category>

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		<description><![CDATA[Fiori, spille, vasi, sciarpe: sono alcuni degli oggetti in feltro, molto colorati e invitanti, esposti in via Vecchio Bastione dal 14 al 16 ottobre, in occasione della mostra “La magia della lana: atelier dietro le sbarre”, realizzata da Filo Dritto, una cooperativa sociale nata da aManiLibere, l&#8217;associazione che da anni si occupa di recupero delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/-UHSVvYtCXjk/TqXojb-40DI/AAAAAAAAHiw/zZAmHn9LMCA/s600/P1070872cg.jpg" alt="" width="288" height="216" />Fiori, spille, vasi, sciarpe: sono alcuni degli oggetti in feltro, molto colorati e invitanti, esposti in via Vecchio Bastione dal 14 al 16 ottobre, in occasione della mostra “<strong>La magia della lana: atelier dietro le sbarre</strong>”, realizzata da Filo Dritto, una cooperativa sociale nata da <strong>aManiLibere</strong>, l&#8217;associazione che da anni si occupa di <span id="more-26882"></span>recupero delle arti tessili e che ha avviato un laboratorio all&#8217;interno della casa Circondariale di Enna.</p>
<p>Il <strong>laboratorio</strong>, nato come un progetto proposto da Ninni Fussone, “sociologa con la passione per i tessuti” e presidente dell&#8217;associazione, è stato poi ampliato dall&#8217;inserimento di un <strong>corso professionale dell&#8217;Anfe</strong> e ha coinvolto alcuni detenuti che hanno potuto così acquisire delle abilità spendibili anche in futuro fuori dal carcere.</p>
<p>Non meno significativo è stato il <strong>beneficio psicologico</strong> offerto dal lavoro manuale.  La lavorazione del feltro richiede infatti forza di braccia per cardare la lana, lavorarla con acqua calda e sapone di Marsiglia e poi rollarla a mano o con bastoni di legno. Un&#8217;attività fisica liberatoria che ha avuto una <strong>efficacia terapeutica</strong> anche su alcuni detenuti con storie difficili e disturbi del comportamento.</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/-MmNR6nYOi_Y/TqXoqtw4XzI/AAAAAAAAHkk/I3cW39ZM9Vg/s600/P1070912.JPG" alt="" width="324" height="240" />L&#8217;amministrazione penitenziaria, nella persona del direttore del carcere, <strong>Letizia Bellelli</strong>, ha agito da facilitatore, mettendo a disposizione un locale e utilizzando per il progetto qualche  somma a sua disposizione.</p>
<p>La creazione della cooperativa, di cui fa parte anche una detenuta (altri potrebbero essere assunti come lavoratori), è una <strong>sfida</strong>. Riuscire a <strong>commercializzare</strong> ciò che viene prodotto non è semplice. Siamo in presenza di prodotti di nicchia, che hanno un costo e quindi un prezzo non indifferente. I più facili da mettere su mercato sono gli oggetti piccoli che potrebbero essere utilizzati come gadget  e quindi commissionati da aziende o banche per i loro clienti. Anche il mondo della moda potrebbe utilizzare applicazioni in feltro per decorare i propri prodotti. E con il feltro possono essere realizzati anche vasi e altri complementi di arredo.</p>
<p>Nonostante però l&#8217;interesse dimostrato da alcuni stilisti, tra cui Marella Ferrera, e da designer anche stranieri, come Cludy Jonstra, nonostante il sostegno promesso da don Ciotti e la partecipazione ad alcuni saloni nazionali, la commercializzazione <strong>stenta a partire</strong>. La commessa giusta non è arrivata e la <strong>sfiducia</strong> è in agguato, soprattutto per chi sta ancora dietro le sbarre e ha riposto nel progetto una speranza che rischia di essere delusa.</p>
<p>Più attrezzati  a resistere sono i soci, o piuttosto le socie, che vivono in libertà e hanno una formazione di tipo <strong>ambientalista</strong>. L&#8217;utilizzo della lana delle pecore locali, risorsa a km zero, è accompagnata infatti dalla consapevolezza di sottrarre questo prodotto alla discarica, dove verrebbe trattato come un rifiuto speciale, e quindi costoso. Nessun danno subiscono gli animali, che hanno bisogno di essere tosati ogni anno e forniscono un prodotto naturale al 100% e perfettamente rinnovabile.</p>
<p>Tra i lavori presentati nella collezione Coperte di aManiLibere c&#8217;è anche la coperta dei ricordi. Altre simili si possono creare riutilizzando vecchi tessuti, cappotti e abiti di persone care scomparse, coniugando così il <strong>riuso</strong> e la valorizzazione dei legami affettivi.<img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></p>
<p>Le capacità inventive quindi ci sono, così come i valori etici. C&#8217;è anche una dichiarata <strong>voglia di imprenditorialità</strong>. Manca ancora quello scatto che permetta di fare un salto di qualità e renda realizzabili, per i detenuti, le aspettative che il progetto ha fatto nascere in loro.<br />
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