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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Istruzione</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Statuto d&#8217;Ateneo, il controricorso di Recca</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 20:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
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		<description><![CDATA[Avverso il ricorso presentato dal Miur (Ministero dell&#8217;Istruzione Università Ricerca) l&#8217;Università di Catania, nella persona del rettore pro tempore prof Antonino Recca, ha presentato oggi al TAR un “Controricorso e Ricorso Incidentale”, chiedendo la sospensione e l&#8217;annullamento della nota del Direttore Generale del Ministero e degli altri atti connessi. Nel controricorso si precisa la legittimità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/-OOtR8OV2a4M/TzAw8p8kurI/AAAAAAAAJm4/FutMoKrrb38/s470/RECCA-UNI%2520bilancia.gif" alt="" width="293" height="296" />Avverso il ricorso presentato dal Miur (Ministero dell&#8217;Istruzione Università Ricerca) l&#8217;Università di Catania, nella persona del rettore pro tempore prof Antonino Recca, ha presentato oggi al TAR un “<strong>Controricorso e Ricorso Incidentale</strong>”, chiedendo la sospensione e l&#8217;annullamento della nota del Direttore Generale del Ministero e degli altri atti connessi.</p>
<p>Nel controricorso</p>
<ul>
<li>si precisa la <strong>legittimità degli atti compiuti</strong> per arrivare alla approvazione dello statuto e alla sua<span id="more-30320"></span> pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale,</li>
<li><strong>si contesta</strong> che la nota contenente i rilievi del ministero sia giunta <strong>entro i termini previsti</strong> (sarebbe giunta infatti, secondo gli estersori, con sei giorni di ritardo),</li>
<li>si nega la legittimità della nota del Direttore Generale, essendo di <strong>competenza del Ministro, e non della dirigenza</strong>, l&#8217;esercizio del potere di controllo, da esprimere mediante apposito decreto,</li>
<li>si evidenzia la mancata distinzione tra <strong>rilievi di legittimità</strong> e <strong>rilievi di merito</strong>,</li>
<li>vengono esaminati e discussi nel dettaglio i <strong>singoli rilievi</strong></li>
</ul>
<p>Si osserva inoltre che “difetta totalmente il requisito del <strong>danno grave ed irreparabile</strong>”, essendo escluso che le “disposizioni sopra indicate […] possano vulnerare gravemente l’ordinamento universitario nazionale.”</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
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<li><a href="http://www.argocatania.org/2012/02/06/universita-di-catania-lo-statuto-della-discordia/" target="_blank"><em>06.02.12 &#8211; Università di Catania, lo statuto della discordia</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2012/01/26/statuto-dateneo-il-miur-contro-recca/" target="_blank"> <em>26.01.12 &#8211; Statuto d’Ateneo, il MIUR contro Recca</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/12/08/statuto-delluniversita-democrazia-a-rischio/" target="_blank"> <em>08.12.11 &#8211; Statuto dell’Università, democrazia a rischio?</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/07/22/universita-il-nuovo-statuto-per-rafforzare-vecchie-logiche/" target="_blank"> <em>22.07.11 &#8211; Università, il nuovo statuto per rafforzare vecchie logiche</em></a></li>
</ul>
</div>
<p>Quanto alle “rilevanti conseguenze <strong>sul piano finanziario</strong>”, viene evidenziato che sarebbe piuttosto l’Università di Catania a subire danni in seguito alla eventuale sospensione degli atti impugnati.</p>
<p>Si conclude con la richiesta che <strong>il TAR dichiari “il ricorso inammissibile</strong> e, comunque, con qualunque formula,” lo <strong>rigetti</strong> “perché assolutamente <strong>infondato in fatto ed in diritto</strong>.”</p>
<p>Nel suo ricorso Recca è rappresentato e difeso dagli avvocati Felice Giuffrè e Vincenzo Reina</p>
<p><strong>Leggi il <a href="http://www.box.com/s/c7bxqtnhmxz70uhbxrcb" target="_blank">testo integrale del ricorso</a></strong></p>
<p>Negli argomenti portati a sostegno della tesi di Recca non c&#8217;è in realtà <strong>niente di nuovo</strong> rispetto a quanto già da lui obiettato. Le questioni poste riguardano solo gli <strong>aspetti procedurali</strong> e rimangono comunque controverse.</p>
<p>Ad es., il fatto che le osservazioni del Ministero siano giunte nella forma di una nota della <strong>Direzione Generale</strong>, e non in quella di un decreto  firmato personalmente del Ministro, autorizzava davvero Recca ad ignorarle, e a definirle &#8220;<strong>carta straccia</strong>&#8220;?</p>
<p>E, ancor prima, sono stati davvero legittimi, e democratici, <strong>i criteri</strong> con cui sono stati scelti i membri della <strong>commissione </strong>costituita per elaborare il nuovo statuto, considerato che <a href="http://ctzen.it/2011/02/02/statuto-%C2%ABnon-si-poteva-iniziare-peggio%C2%BB/" target="_blank">in Senato accademico non è stato consentito in proposito alcun dibattito</a>?</p>
<p>La palla passa adesso al <strong>TAR</strong>, il cui pronunciamento sulla sospensiva potrebbe conoscersi anche a fine mese.</p>
<p>Resta il fatto che, con questo ulteriore passo, il rettore, senza entrare nel merito delle osservazioni che da più parti sono state avanzate, dimostra di <strong>rifiutare il confronto</strong> e di voler <strong>andare fino in fondo nella prova di forza </strong>sia nei riguardi dei suoi oppositori all&#8217;interno dell&#8217;Ateneo, sia nei riguardi del Ministero.</p>
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		<item>
		<title>Università di Catania, lo statuto della discordia</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 06:48:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[A. Recca]]></category>
		<category><![CDATA[Consiglio di amministrazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Statuto d'Ateneo]]></category>
		<category><![CDATA[Università di Catania]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il ricorso al TAR del MIUR contro lo statuto dell’ateneo catanese, fortemente voluto da Recca, lo scontro all’interno dell’ Università ha subito un’ulteriore accelerazione. Il rettore e i docenti a lui più vicini, non ritenendo rilevanti le accuse di illegittimità, hanno deciso di portare velocemente avanti, secondo le nuove regole, il processo di applicazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-CaGlzV0gUL4/Ty7lYxrxwkI/AAAAAAAAJlo/zrNsHdmRIi0/s200/logo%2520unict_grande.jpg" alt="" width="160" height="157" /><strong></strong><em>Dopo il ricorso al TAR del MIUR contro lo statuto dell’ateneo catanese, fortemente voluto da Recca, lo <strong>scontro all’interno dell’ Università</strong> ha subito un’ulteriore accelerazione. Il rettore e i docenti a lui più vicini, non ritenendo rilevanti le accuse di illegittimità, hanno <strong>deciso di portare velocemente avanti</strong>, secondo le nuove regole, il processo di applicazione della riforma.  Al contrario, coloro che avevano contestato il carattere antidemocratico dell’intero processo, rilevando l’illegittimità di<span id="more-30229"></span> molte norme, hanno invitato il rettore, in attesa che il Tar si pronunci almeno sulla sospensiva, a <strong>“fermare la corsa”</strong>, per evitare un successivo annullamento degli atti, che determinerebbe una situazione di caos, questa sì incompatibile con un futuro positivo dell’ateneo. <strong></strong></em></p>
<p><em><strong>Ecco i dettagli del dibattito, con i documenti integrali allegati in PDF, e qualche considerazione finale</strong><br />
</em></p>
<p><strong></strong> Il primo a farsi sentire, quando il ricorso del MIUR, già atteso, non era ancora stato formalizzato, è stato il <strong><a href="http://www.box.com/s/abjt4sarkzx4f57nk60f" target="_blank">preside di scienze politiche, Giuseppe Vecchio</a></strong>, forse non a caso anche <strong>aspirante futuro rettore</strong>.</p>
<p>E forse non a caso è intervenuto, subito dopo il ricorso, <strong>Giacomo Pignataro</strong>, anche lui aspirante rettore e attuale <strong>membro del CdA</strong>, al cui interno aveva già assunto una <strong>posizione critica</strong> verso l&#8217;eccessivo accentramento di potere nelle mani del rettore previsto dal nuovo Statuto.</p>
<p>Al di là della forma sempre molto garbata, le posizioni che emergono dalle due missive sono molto diverse.</p>
<p><strong><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/-emIHPI_JT2Y/Ty7lYVb7TFI/AAAAAAAAJmk/1zbao1yrtdA/s200/Giuseppe%2520Vecchio%2520preside%252002.jpeg" alt="" width="200" height="150" />Vecchio</strong> individua il nocciolo del problema non nella natura dello Statuto catanese ma nella <strong>difficoltà del Ministero stesso</strong> a “gestire un potere giuridico&#8221; i cui limiti non sono del tutto chiari. Difende lo Statuto dall&#8217;accusa di essere “accentratore” e “monocratico”, sia perchè approvato “da Organi accademici regolarmente eletti” sia perchè non esiste “una misura predeterminata e fissa della partecipazione”. <strong>Ogni università</strong> può esprimere quindi un <strong>proprio modello</strong> e non è necessario “impedire la formazione dei nuovi organi, la riorganizzazione della ricerca e della didattica, ….”. Nella sostanza, <strong>andiamo avanti</strong>, ignorando le critiche del Ministero.</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-eLTfr29Rg2k/Ty7lX_iJH3I/AAAAAAAAJmg/tdCu4Yx8QDc/s171/Giacomo%2520Pignataro%2520prof.jpeg" alt="" width="171" height="128" />Opposta <strong><a href="http://www.box.com/s/2uj2x2gzjnskzp4l7y1p" target="_blank">la posizione assunta da Pignataro</a></strong>, che chiede di <strong>frenare la corsa</strong> alla attuazione dello statuto incriminato, in attesa che il Tar si pronunci almeno sulla sospensiva. E&#8217; infatti ancora in corso l&#8217;approvazione di una serie di <strong>regolamenti</strong> (es. quello elettorale, quello sul funzionamento dei dipartimenti, etc) necessari all&#8217;applicazione dello statuto stesso. Se si considera che a breve ci sarà l&#8217;<strong>elezione del nuovo consiglio di amministrazione</strong> nonché quella del <strong>nuovo senato accademico</strong>, con la politica dell&#8217;andare avanti a tutti i costi, si rischia l&#8217;annullamento anche di questi atti. Accogliere le osservazioni del MIUR toglierebbe la materia del contendere e offrirebbe lo spunto per <strong>riconsiderare le questioni più gravi</strong> e giungere ad una nuova delibera.</p>
<p>Ma <strong>Recca</strong> da questo orecchio non ci sente, ritiene illegittimo il ricorso e <strong>preme il piede sull&#8217;acceleratore</strong>. Comunica al personale docente, tecnico-amministrativo e agli studenti che “si procederà a tutti gli adempimenti previsti dallo stesso, nel rispetto di quanto già programmato”. Secco e professionale. Le <strong>sbavature</strong> se le concede sulla mailing list del Coordinamento unico d&#8217;Ateneo. Rispondendo al <strong>professore Bellia</strong> che chiede cautela e prospetta il rischio di un annullamento, scrive infatti “se proprio dovesse essere contento di tale negativa evenienza per l&#8217;ateneo Le suggerisco di <strong>non vendere la pelle dell&#8217;orso</strong> prima di averlo ucciso”.</p>
<p>L&#8217;espressione è da tenere presente per capire il riferimento contenuto nell&#8217;<strong>intervento più duro</strong> apparso nel circuito, quello di Di Cataldo, <strong>preside “scaduto” della facoltà di Giurisprudenza</strong>, anch&#8217;essa “scaduta”, come egli stesso ironicamente precisa.</p>
<p><strong><a href="http://www.box.com/s/m49q8y02iq9mopzglc8b" target="_blank"><img class="alignright" src="https://lh5.googleusercontent.com/-ivDOIfV13-M/Ty7lZIhKwFI/AAAAAAAAJmw/n4vp8kq4yx0/s134/Vincenzo%2520Di%2520Cataldo%2520giurisprudenza.jpeg" alt="" width="134" height="134" />Secondo Di Cataldo</a></strong>, che dichiara di non vendere pelli, nè di orsi né di altri animali, la comunicazione arrivata dal Direttore Generale del Ministero non può definirsi una sorpresa, perchè i rilievi in essa contenuti coincidono in buona parte con i <strong>dubbi sollevati</strong> da alcuni esponenti del Senato accademico, tra cui proprio <strong>i “tre giuristi” in esso presenti</strong>, che avevano segnalato l’illegittimità di molte norme presenti nel testo del nuovo statuto.</p>
<p>Giudicando inopportuno “stare in trincea contro il governo”, Di Cataldo invita il rettore a non fare autogol. Gli ricorda, tra l&#8217;altro, che “esiste una <strong>regola non scritta</strong> secondo la quale <strong>ci si presenta al giudice a bocce ferme</strong>” e che il mancato rispetto di questa prassi rischia di aggravare la “situazione di illegittimità”. Gli suggerisce infine una via d’uscita. “<strong>Vai subito al Ministero</strong>, concorda una cessazione delle ostilità basata sull’azzeramento di questo statuto indecente, e riavvia dall’inizio il processo di redazione del <strong>nuovo statuto</strong>”.</p>
<p>Ma Recca non ci sta e risponde che “l&#8217;interlocuzione con il ministero” sarà riavviata <strong>dopo la decisione del TAR</strong>, sostenendo di avere il <strong>consenso</strong> della “stragrande maggioranza degli organi di governo”. Ed è vero, anche se non è detto abbia lo stesso consenso all&#8217;interno dell&#8217;Ateneo.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-t3VaRf3JwaY/Ty7lXmW5kCI/AAAAAAAAJm0/Sk6Qi7TahS8/s177/Caruso%2520recca%2520Lofaro.jpeg" alt="" width="177" height="133" />A suo favore si è espresso, per adesso, solo <strong><a href="http://www.box.com/s/dmylz85lcpgu5h1r7ygs" target="_blank">Bruno Caruso, docente di diritto del Lavoro</a></strong>, in una lettera, dai toni decisamente discutibili, rivolta <strong>a Di Cataldo</strong>, accusato di essere “ripiegato sul passato e incapace di proiettarsi nel futuro”, di abbracciare il più “vetero centralismo ministeriale”, abbandonando la difesa del&#8217;autonomia. E perchè poi? per andare contro l&#8217;attuale amministrazione, <strong>piegando i suoi principi alle battaglie tattiche e di interesse</strong>. Siamo alle accuse personali, e solo alla fine della missiva Caruso entra nel merito e, con toni molto retorici, spiega di essere favorevole a bruciare le tappe per evitare “una transizione lenta e infinita verso l’ignoto”, “riempire di contenuti la nuova scatola e rendere al più presto operativa la macchina per affrontare l’immane compito di rilancio dell’università italiana”.</p>
<p>Quasi tutta incentrata sul <strong>merito</strong> invece l&#8217;ultima lettera di questa serie, firmata da <strong><a href="http://www.box.com/s/6kok7uoovyyvusufj7tm" target="_blank">Vigneri insieme ad un gruppo di docenti e di amministrativi</a></strong></p>
<p>Tra le questioni sollevate, alcune corrispondono a quelle evidenziate dai rilievi del Ministero:</p>
<ul>
<li>la designazione -da parte del rettore- dei componenti del <strong>consiglio di amministrazione</strong>, l’organo che concentra i maggiori poteri decisionali, <strong>senza</strong> prevedere adeguati <strong>contrappesi istituzionali</strong></li>
</ul>
<ul>
<li>la <strong>retribuzione</strong> da corrispondere al personale che collabora a prestazioni a favore di terzi</li>
</ul>
<p>Ma vengono riportate all&#8217;attenzione anche questioni non segnalate dal MIUR</p>
<ul>
<li>l&#8217;<strong>esclusione del personale tecnico-amministrativo</strong> da qualsiasi rappresentanza negli organi accademici</li>
</ul>
<ul>
<li>l&#8217;<strong>accentramento della gestione amministrativa dell’Ateneo</strong> (non è previsto personale amministrativo nei dipartimenti), con conseguente dispersione di “un patrimonio di competenze” e perdita di efficienza e tempestività.</li>
</ul>
<p><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-l0eGQu5pRn4/Ty7lYw6hEgI/AAAAAAAAJms/8ei_rFH-k8o/s218/Riccardo%2520Vigneri.jpeg" alt="" width="190" height="218" />Vengono inoltre segnalate alcune problematiche legate in particolare all&#8217;<strong>ex facoltà di Medicina</strong>, attribuita, nonostante la complessità del corso, ad un unico dipartimento. Con molta concretezza vengono citate le procedure “tortuose e defatiganti per l’assegnazione degli incarichi di insegnamento”, che rendono difficile il coordinamento con le diverse aziende sanitarie e il trasferimento (senza alcuna consultazione degli interessati) all’Azienda sanitaria Policlinico-Vittorio Emanuele del personale tecnico-amministrativo.</p>
<p>In chiusura, anche in questo caso, l&#8217;<strong>invito a sospendere</strong> “l’applicazione delle norme statutarie contestate e dei regolamenti che ne derivano”.</p>
<p>L&#8217;ultima parola, per adesso, è quella di <strong>Recca</strong>, diffusa all&#8217;interno di un&#8217;<a href="http://www.box.com/s/trmpd9zki4n06uz74xqy" target="_blank"><strong>intervista pubblicata sulla Sicilia dell&#8217;altro ieri</strong></a>. Il rettore ribadisce di aver ignorato la richiesta di chiarimenti inviatagli dal Ministero, perchè non aveva la forma del decreto del Ministro e conferma di sentirsi dalla parte della ragione perchè i vizi di illegittimità non esistono</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
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<li><a href="http://www.argocatania.org/2012/01/26/statuto-dateneo-il-miur-contro-recca/" target="_blank"> <em>26.01.12 &#8211; Statuto d’Ateneo, il MIUR contro Recca</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/12/08/statuto-delluniversita-democrazia-a-rischio/" target="_blank"> <em>08.12.11 &#8211; Statuto dell’Università, democrazia a rischio?</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/07/22/universita-il-nuovo-statuto-per-rafforzare-vecchie-logiche/" target="_blank"> <em>22.07.11 &#8211; Università, il nuovo statuto per rafforzare vecchie logiche</em></a></li>
</ul>
</div>
<p>e le critiche a lui rivolte sono generate da <strong>bassi interessi di bottega</strong>, in primis l&#8217;aspirazione ad entrare nel nuovo consiglio di Amministrazione.</p>
<p>Sono molti in effetti, anche senza essere amici di Recca, a ritenere che <strong>i vizi di illegittimità siano poco rilevanti</strong> e che il ricorso sia stato determinato soprattutto da <strong>inadempienze di tipo procedurale</strong> (non è stato accolto l&#8217;invito a rivedere lo statuto, che poteva comunque essere mantenuto pressocchè uguale con una nuova delibera, dato che la legge lascia l&#8217;<strong>ultima parola all&#8217;Ateneo</strong>).</p>
<p>Resta il fatto che Recca vuole assolutamente andare avanti per arrivare all&#8217;<strong>elezione del nuovo CdA</strong> che sarà, sulla base del nuovo statuto, nominato da lui. Sia pure per breve tempo, prima della scadenza del mandato, egli sarà così il <strong>padrone indiscusso dell&#8217;università</strong>. Oltre a governare, potrebbe gestire anche alleanze e scambiare favori, gettando magari, chissà, le <strong>basi di una sua futura carriera politica</strong>.</p>
<p>Gli altri attori potranno continuare i loro <strong>giochi per posizionarsi nella corsa al rettorato</strong>, una scadenza molto importante, alla quale si <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />preparano anche coloro che hanno osteggiato l&#8217;attuale statuto e che sperano in una decisione del TAR utile a <strong>bloccare la deriva antidemocratica</strong> che ha caratterizzato la “gestione Recca”.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Cobas, per la dignità della scuola no ai quiz Invalsi</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2012/01/29/cobas-per-la-dignita-della-scuola-no-ai-quiz-invalsi/</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 05:29:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Cobas scuola]]></category>
		<category><![CDATA[prove Invalsi]]></category>
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		<description><![CDATA[Da un lato tagli degli investimenti (8 miliardi di euro in meno in tre anni), aumento del numero di alunni nelle classi (classi pollaio) e riduzione delle ore di lavoro, dall’altro la pretesa di misurare lo stato complessivo dell’istruzione, stiamo parlando della scuola pubblica statale, per ridefinire salari e investimenti. Lo strumento individuato dalla Gelmini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://lh3.googleusercontent.com/-GcxvDw_i7v4/TyMwMESnrwI/AAAAAAAAJdQ/yaW7t5vGKYk/s600/INVALSI_Quizzomania_scolastica.jpg" target="_blank"><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-GcxvDw_i7v4/TyMwMESnrwI/AAAAAAAAJdQ/yaW7t5vGKYk/s600/INVALSI_Quizzomania_scolastica.jpg" alt="" width="324" height="263" /></a>Da un lato<strong> tagli</strong> degli investimenti (8 miliardi di euro in meno in tre anni),<strong> aumento</strong> del numero di alunni nelle classi (classi pollaio) e <strong>riduzione</strong> delle ore di lavoro, dall’altro la pretesa di misurare lo stato complessivo dell’istruzione, stiamo parlando della scuola pubblica statale, per ridefinire salari e investimenti. Lo strumento individuato dalla Gelmini e mantenuto dal<span id="more-29532"></span> nuovo ministro, Profumo, è la somministrazione dei test, o per meglio dire quiz, <strong>Invalsi</strong>.</p>
<p>Come nello scorso anno scolastico, ancora una volta i <strong>Cobas scuola</strong> denunciano questo stato di cose e invitano alla mobilitazione. Nella conferenza stampa, tenuta a Catania venerdì 27 gennaio, gli esponenti del sindacato di base hanno spiegato i perché della loro contrarietà e indicato possibili soluzioni alternative.</p>
<p>Che la scuola abbia bisogno di profondi cambiamenti è un dato incontestabile, che tali novità debbano essere coerenti con lo spirito e la lettera della nostra Costituzione non sembra essere altrettanto condiviso. <strong>Per i Cobas è decisivo programmare</strong> il lavoro in rapporto al contesto socio-culturale in cui si opera, valutarne coerentemente i risultati e, nel caso, procedere con le dovute rettifiche.</p>
<p>Viceversa, i quiz, <strong>uguali in tutto il Paese</strong>, possono solo fotografare acriticamente lo stato di cose presente e cogliere solo in parte i problemi, poiché vengono valutati i risultati e non le procedure. Infatti, come scrive U. Galimberti <strong>“il metodo selettivo a quiz resta comunque il peggiore</strong> perché verifica solo (quando ci riesce) l’intelligenza binaria dei candidati”.</p>
<p>Inoltre, avvalendosi di una tale metodologia assolutamente discutibile, il Ministero pretende di <strong>differenziare</strong> il salario degli insegnanti (i bravi, quantificati al massimo nel 25% dei docenti, dovrebbero guadagnare di più) e di differenziare gli stessi finanziamenti destinati alle singole scuole. Rovesciando, peraltro, ciò che dovrebbe pensare qualsiasi persona di buon senso: se una scuola “lavora peggio” proprio in quella scuola, se si vuole superare il problema, andrebbero investite più risorse, culturali e materiali.</p>
<p>Secondo i Cobas, è dunque necessario impedire che questa pseudo valutazione vada avanti. <strong>Visto che non c’è alcun obbligo alla loro somministrazione</strong> (tranne nelle terze classi della scuola secondaria inferiore), vengono invitati i Collegi Docenti, cui spetta –per legge- la possibilità di modificare il piano dell’attività didattica, a discutere dei quiz e a rifiutarne l’utilizzazione. Anche perché se si crea nelle scuole<strong> un clima stupidamente competitivo</strong>, tutto ciò determinerà un passo indietro in tutta la comunità educativa.</p>
<p>Per i Cobas non è però sufficiente rifiutare i quiz, ma occorre lavorare nella direzione della riqualificazione della scuola pubblica statale. Per far ciò propongono: <strong>aumento</strong> degli stanziamenti (riducendo, ad esempio, le spese militari) e diminuzione degli alunni nelle singole classi (tra 20 e 25); <strong>formazione</strong> dei nuovi insegnanti (cui nessuno ha mai “insegnato a insegnare”) da svolgersi nel primo anno di lavoro, in un rapporto alla pari con i colleghi più anziani; <strong>formazione permanente</strong> per tutti gli insegnanti anche attraverso l’istituzione dell’anno sabbatico; <strong>potenziamento</strong> <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />dell’attività di programmazione e multidisciplinare.</p>
<p>Un insieme di proposte che, secondo i Cobas, può contribuire ad avviare un processo utile per difendere la scuola pubblica statale, che per loro deve essere <strong>qualificata e di massa.</strong></p>
<p>Per conoscere in modo più approfondito l&#8217;<strong>analisi</strong> e le <strong>proposte</strong> dei Cobas, <strong><a href="http://www.argocatania.org/2012/01/29/cobas-per-la-dignita-della-scuola-no-ai-quiz-invalsi/invalsi_cobas/" rel="attachment wp-att-29960">leggi il loro documento</a></strong></p>
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		<title>Statuto d&#8217;Ateneo, il MIUR contro Recca</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 06:03:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
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		<description><![CDATA[Ebbene sì, il MIUR lo ha fatto. Ha presentato un ricorso al Tar contro l&#8217;Università di Catania, nella persona del rettore pro tempore, Antonino Recca, che ha emanato lo Statuto d&#8217;Ateneo nonostante il parere negativo espresso dalla Direzione Generale del Ministero. All&#8217;inizio di dicembre avevamo già raccontato che lo Statuto era stato non solo emanato, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-s0sDwhssBrM/TyCF7Ck0qbI/AAAAAAAAJas/pyf9siDgZ20/s576/unict_grande%252520colore%252520RECCA%2525204%252520kingFF.jpg" alt="" width="194" height="194" />Ebbene sì, il <strong>MIUR</strong> lo ha fatto. Ha presentato un <strong>ricorso</strong> al Tar<strong> contro l&#8217;Università di Catania</strong>, nella persona del rettore pro tempore, Antonino Recca, che ha emanato lo Statuto d&#8217;Ateneo nonostante il parere negativo espresso dalla Direzione Generale del Ministero.</p>
<p>All&#8217;inizio di dicembre <a href="http://www.argocatania.org/2011/12/08/statuto-delluniversita-democrazia-a-rischio/" target="_blank">avevamo già raccontato</a> che lo <strong>Statuto</strong> era stato non solo <strong>emanato</strong>, ma anche <strong>pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale</strong>, nonostante fossero pervenuti da Roma alcuni<span id="more-29785"></span> rilievi sostanziali e una esplicita richiesta di modifiche. E ci eravamo chiesti se il MIUR avrebbe mai scelto la strada del ricorso in Tribunale.</p>
<p>Due giorni fa, in data 24 gennaio, il ricorso è stato notificato, da parte dell&#8217;<strong>Avvocatura dello Stato</strong>, Ufficio distrettuale di Catania, con “contestuale istanza di <strong>sospensione</strong>” di tutti gli atti relativi.</p>
<p><strong><a href="http://www.argocatania.org/2012/01/26/statuto-dateneo-il-miur-contro-recca/statuto_ateneo_avvocatura_ricorso/" rel="attachment wp-att-29796">Nel ricorso, che alleghiamo</a></strong>, l&#8217;Avvocatura espone i termini della questione, sia sul piano del metodo sia su quello del merito.</p>
<p>Si contesta al Rettore di aver ignorato il parere espresso dal <strong>Tavolo tecnico</strong> appositamente creato per analizzare gli statuti adottati dai vari Atenei. Proprio sulla base di questo parere, infatti, la <strong>Direzione Generale</strong> aveva inviato al rettore, via fax, entro i termini fissati dalla legge, una <strong>nota</strong> con “rilievi di legittimità e di merito relativi al nuovo statuto”.</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
<p class="title">articoli correlati su argocatania.org</p>
<ul>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/12/08/statuto-delluniversita-democrazia-a-rischio/" target="_blank"> <em>08.12.11 &#8211; Statuto dell’Università, democrazia a rischio?</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/07/22/universita-il-nuovo-statuto-per-rafforzare-vecchie-logiche/" target="_blank"> <em>22.07.11 &#8211; Università, il nuovo statuto per rafforzare vecchie logiche</em></a></li>
</ul>
</div>
<p>Poichè il rettore aveva risposto alla nota dichiarando di non prenderla in considerazione in quanto proveniente dalla Direzione generale e non da un apposito <strong>decreto del Ministro in persona</strong>, l&#8217;avvocatura dello Stato chiarisce la legittimità dell&#8217;intervento ministeriale, che non deve essere necessariamente del Ministro. E aggiunge che la &#8220;nota&#8221; era stata preferita al decreto nell&#8217;intento di realizzare un “<strong>percorso condiviso</strong>” nella correzione dello statuto.</p>
<p>Viene chiarito inoltre che, per legge, è previsto anche che l&#8217;Ateneo abbia la possibilità di conservare le norme censurate dal ministero, ma solo dopo una <strong>riapprovazione</strong> con maggioranza qualificata. Che però non c&#8217;è stata. Il rettore ha quindi, di fatto, <strong>eluso il controllo</strong> legittimamente esercitato dal ministero.</p>
<p>Per quanto riguarda il merito, nel ricorso vengono puntualmente indicati tutti gli articoli dello statuto, con relativi comma, su cui il ministero aveva espresso <strong>critiche circostanziate e motivate</strong>.</p>
<p>Viene criticata innanzi tutto la scelta di concentrare nelle mani del rettore la <strong>nomina</strong> di quasi tutto il <strong>Consiglio di Amministrazione</strong> (otto su 11), scelta che limita la vita democratica dell&#8217;Ateneo. Ma vengono considerate <strong>illegittime anche altre norme</strong>: sul mancato rispetto del numero di <strong>rappresentanti degli studenti</strong> presenti nel senato accademico e in altri organi universitari, sulla decorrenza (“dal successivo anno accademico”) dei sei anni di <strong>mandato rettoriale</strong> (un artificio per prolungare la durata del mandato stesso), sulla decadenza anticipata del senato nel caso che non venga approvata la sfiducia nei confronti del rettore, ed altre ancora. Viene ribadita anche la necessità di garantire la <strong>maggioranza assoluta</strong> per l&#8217;approvazione di alcuni tipi di delibere,</p>
<p>In sintesi, un &#8220;no&#8221; al <strong>carattere autoritario</strong> e scarsamente partecipato della governance prevista dallo statuto incriminato.</p>
<p>La risposta di Recca non si è fatta attendere. Ieri <strong><a href="http://www.argocatania.org/2012/01/26/statuto-dateneo-il-miur-contro-recca/ateneo_statuto_ricorso_comunicatostampa/" rel="attachment wp-att-29797">è stato diffuso un comunicato stampa</a></strong> in cui si esprime <strong>sorpresa</strong> per “la richiesta di sospensiva” e attesa fiduciosa delle <strong>decisioni del TAR</strong>. L&#8217;Ateneo e i suoi &#8220;studenti&#8221;, si sostiene nel comunicato, riceverebbero un grave danno per l&#8217;interruzione dell&#8217;avviato &#8220;processo di riforma&#8221;. Che Recca stia scambiando il proprio <strong>interesse</strong> per quello degli studenti, oltre che ignorare il ruolo del ministero ?</p>
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		<title>Eppur si muove, l&#8217;Ateneo sgombera gli studenti</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 08:46:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
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		<category><![CDATA[manifestazione di protesta]]></category>
		<category><![CDATA[residenze universitarie]]></category>

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		<description><![CDATA[Carbone per gli studenti che hanno occupato la residenza universitaria “Rosario Toscano Scuderi” di via Carrata angolo via Oberdan. Nel pomeriggio del 6 gennaio le forze dell’ordine, presenti il direttore amministrativo dell’Ateneo, Lucio Maggio, e il responsabile dell’Ufficio tecnico, Mario Cullurà, sono entrate nell’edificio e lo hanno sgomberato. Per alcuni studenti presenti è scattata la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-RlPdw_-gcPY/TwgDbFv6TdI/AAAAAAAAJGg/kGTi0cSCU4U/s600/3.jpg" alt="" width="324" height="215" />Carbone per gli studenti che hanno occupato la residenza universitaria <strong>“Rosario Toscano Scuderi”</strong> di via Carrata angolo via Oberdan. Nel pomeriggio del 6 gennaio le forze dell’ordine, presenti il direttore amministrativo dell’Ateneo, <strong>Lucio Maggio</strong>, e il responsabile dell’Ufficio tecnico, <strong>Mario Cullurà,</strong> sono entrate nell’edificio e lo hanno<span id="more-29012"></span> sgomberato. <strong>Per alcuni studenti presenti è scattata la denuncia</strong>. Un intervento, quello delle forze di polizia, decisamente celere, visto che l’occupazione è durata meno di ventiquattro ore.</p>
<p>I rappresentanti dell’Ateneo hanno motivato tanta rapidità (che contraddice il positivo atteggiamento tenuto da tutte le Istituzioni nei tanti casi recenti di occupazione di beni pubblici restituiti alla fruizione dei catanesi) perché <strong>l’edificio in questione non è agibile,</strong> e sarebbe stato, quindi, pericoloso rimanere all’interno. Insomma, l’ Università è intervenuta solo perché preoccupata per la salute dei propri studenti.</p>
<p>A questo punto, però, i suddetti responsabili dovrebbero spiegarci <strong>quanti soldi </strong>sono stati investiti per ristrutturare la residenza, <strong>perché</strong> dopo la ristrutturazione la stessa è inagibile e perché, pur non potendo essere utilizzata, è stata ammobiliata di tutto punto, come dimostrano le foto pubblicate ieri su Argo.</p>
<p>Quale persona di buon senso, infatti, arrederebbe un appartamento sapendo che non potrà abitarvi e che, quindi, quei mobili finiranno per deteriorarsi prima di poter essere utilizzati? Peraltro, sarebbe ancora più grave averla arredata prima di scoprirne l’inagibilità, significherebbe che <strong>nessuno ha controllato</strong> la congruità dei lavori al momento della consegna.</p>
<p>In attesa che l’Università risolva tutti questi dubbi, <strong>gli occupanti (collettivo Aleph),</strong> durante un’assemblea pubblica svoltasi ieri sera in via Oberdan, hanno deciso di proseguire la mobilitazione e l’azione di denuncia perché non intendono accettare  che uno spazio utile rimanga chiuso e abbandonato per otto anni, né che l’Università spenda milioni di euro per strutture mai utilizzate, mentre centinaia di studenti assegnatari devono<img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /> rinunciare al posto letto.</p>
<p><strong>Per decidere come proseguire la mobilitazione è stato fissato un appuntamento, Martedì 10 gennaio alle ore 21,00 presso la sede di Officina Rebelde.</strong><br />
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		<title>Graziella Priulla e l&#8217;ignoranza sdoganata</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/12/30/graziella-priulla-e-lignoranza-sdoganata/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 04:50:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[educazione linguistica]]></category>
		<category><![CDATA[Graziella Priulla]]></category>
		<category><![CDATA[scuola pubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[“Non è democratica una scuola che insegna solo a pochi, ma non lo è nemmeno una scuola che insegna poco a tutti”. Così scrive Graziella Priulla nel suo recente saggio L&#8217;Italia dell&#8217;ignoranza pubblicato da FrancoAngeli, una fotografia attenta, documentata e appassionata della scuola italiana. Scuola di massa, spiega Priulla, non significa necessariamente scuola di basso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/-nU9-pRj23hw/TvpNYAphVjI/AAAAAAAAIo0/aqGcgj3Onog/s306/9788856840223g.jpg" alt="" width="200" height="306" />“Non è democratica una scuola che insegna solo a pochi, ma non lo è nemmeno una scuola che insegna poco a tutti”. Così scrive <strong>Graziella Priulla </strong>nel suo recente saggio <em>L&#8217;Italia dell&#8217;ignoranza</em> pubblicato da FrancoAngeli, una fotografia attenta, documentata e appassionata della scuola italiana.<br />
<strong>Scuola di massa</strong>, spiega Priulla, non significa necessariamente scuola di basso livello: “<strong>inclusiva</strong>“ e “<strong>rigorosa</strong>” non dovrebbero essere “aggettivi  antitetici”, come dimostra la lezione di Don Milani, che lavorava con ragazzi deprivati senza per questo adottare una “pedagogia giustificazionista e permissiva”.<br />
Il progressivo <strong>impoverimento della formazione</strong> fornita oggi dalla scuola è però sotto gli occhi di tutti. Le <strong>cause</strong> sono molte e Priulla non si limita ad<span id="more-28650"></span> analizzarle, ne individua anche le interconnessioni.</p>
<ul>
<li><strong>La conoscenza non è più considerata un valore</strong>, né uno strumento di crescita e di successo. Non lo è dai ragazzi ma, ancor prima, dalle famiglie e dalla società tutta. Così come non lo sono il merito e l&#8217;impegno. L&#8217;intera gerarchia sociale è ormai basata su altri valori, sul denaro, sul potere. Questo determina nei giovani alunni una <strong>perdita di senso</strong>, più grave di qualunque forma di insofferenza possano aver vissuto le generazioni precedenti.</li>
<li><strong>E&#8217; venuto meno il prestigio sociale degli insegnanti</strong>. Il loro ruolo è ormai declassato e <img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-lTsHctsAHGg/TvzYSKZ1ZyI/AAAAAAAAIpw/j3qMmKg7mN4/s520/Priulla_P1050303.jpg" alt="" width="140" height="183" />scarsamente appetibile, e non solo (ma anche) per la inadeguatezza degli stipendi. Ce lo confermano i dati relativi al livello sociale delle loro famiglie d&#8217;origine, sempre più basso. Ce lo conferma l&#8217;atteggiamento tenuto nei loro confronti dalla maggior parte dei genitori, i primi a non credere all&#8217;utilità della formazione scolastica, a non rispettare il ruolo dei docenti e a guardare alla scuola come una minaccia da cui difendere i propri figli. Gli insegnanti possono ormai contare solo sulla propria autorevolezza personale, basata su  competenze non solo disciplinari ma anche relazionali.</li>
<li><strong>Manca un serio impegno dei governi per la crescita della scuola pubblica</strong>. Sull&#8217;istruzione non si fanno investimenti né si progettano soluzioni a lungo termine per il “dissesto intellettuale”. Prevale la “filosofia dell&#8217;immediato”, si parla in modo salottiero di questioni delicate come la didattica e si diffondono immagini caricaturali degli insegnanti (“fannulloni”) con la conseguenza di minare la fiducia nella istituzione-scuola. Problemi complessi come quelli del reclutamento degli insegnanti, del loro aggiornamento e della valutazione del loro lavoro vengono affrontati in maniera improvvisata.</li>
<li>Sono state introdotte <strong>una concezione e una terminologia di tipo aziendalista</strong>, con conseguenti distorsioni. Le bocciature, ad esempio,  vanno evitate perché fanno cattiva pubblicità alla scuola-azienda, il giudizio critico (pericoloso per il preside-manager) viene scoraggiato o addirittura punito, l&#8217;offerta formativa viene magnificata, per scalzare la concorrenza, con “opuscoli rutilanti” a cui in genere non corrispondono progetti e strumenti realmente all&#8217;avanguardia. La ricerca della “produttività immediata” nulla ha però a che fare con la scuola, ambito in cui “ogni investimento è a lungo termine, dove centrali sono le persone, dove le relazioni sono delicate e fragili”.</li>
<li><strong>Non viene riconosciuta l&#8217;importanza dell&#8217;educazione linguistica</strong>. E&#8217; questo un nodo centrale del saggio. Sulla base di statistiche ufficiali sappiamo che ben 36 milioni di italiani non comprendono il linguaggio scritto. La loro <strong>alfabetizzazione</strong> è solo <strong>apparente</strong>, si riduce alla capacità di identificare i segni senza che ci sia la comprensione di ciò che si legge. Si crea così un circolo vizioso: meno si legge  e più si ha difficoltà a leggere, e infine  si smette di leggere. Al posto dei pensieri complessi si affermano le banalità e le espressioni stereotipate, con conseguenze devastanti  per la vita civile. E&#8217; noto infatti che “il progressivo contrarsi del linguaggio abbia per effetto prima l&#8217;impoverimento, poi l&#8217;inibizione del pensiero”.</li>
</ul>
<p>Questa scuola disastrata è anche una scuola che continua a “segnare inesorabili confini di classe”. Permangono <strong>squilibri geografici e sociali. </strong>Il livello di apprendimento, per esempio, è più basso al Sud che al Nord ed è fortemente legato al livello culturale, più che economico, dei genitori, tanto è vero che i figli dei laureati hanno più probabilità di iscriversi al liceo e di laurearsi a loro volta. Quanto al territorio, esistono differenze anche tra una scuola e l&#8217;altra, tra un quartiere e l&#8217;altro.</p>
<p>La scuola potrebbe e dovrebbe, invece, <strong>contrastare le disuguaglianze di partenza</strong>. Dovrebbe cioè “compensare con risorse aggiuntive e <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />occasioni formative migliori e intensive” gli svantaggi familiari e territoriali degli studenti. Solo così sarebbero rimossi “gli ostacoli che limitano di fatto la libertà e l&#8217;eguaglianza dei cittadini”, come recita l&#8217;articolo 3 della Costituzione.</p>
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		<title>Case &#8220;chiuse&#8221;, studenti senza alloggi</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/12/28/case-chiuse-studenti-senza-alloggi/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 05:23:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[casa dello studente]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento Studentesco Catanese]]></category>
		<category><![CDATA[residenze universitarie]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo è l&#8217;ennesimo capitolo del tragico feuilleton degli sprechi di denaro pubblico, cioè nostro. Non si sa se per incapacità o per dolo. Fatto sta che ben due case dello studente, costate un sacco di quattrini, più di sei milioni di euro, continuano a non essere utilizzate dagli studenti universitari catanesi, a otto anni dall&#8217;acquisto. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/-jMfzqLjF3XA/TvUAorTk0qI/AAAAAAAAInE/NrjPGqQ0wXM/s576/111223%252520via%252520cronda%252520105.jpeg" alt="" width="302" height="311" />Questo è l&#8217;ennesimo capitolo del tragico feuilleton degli sprechi di denaro pubblico, cioè nostro. Non si sa se per incapacità o per dolo. Fatto sta che ben <strong>due case dello studente</strong>, costate un sacco di quattrini, più di <strong>sei milioni di euro</strong>, continuano a non essere utilizzate dagli studenti universitari catanesi, a otto anni dall&#8217;acquisto. Ad impedirne la fruizione sono <strong>gravi pecche strutturali</strong>. Troviamo la denuncia circostanziata nel <a href="http://www.movimentostudentesco.org/universit%C3%A0-e-ricerca/il-caso-lunict-e-i-milioni-di-euro-spesi-residenze-universitarie-mai-aperte" target="_blank">sito del <strong>Movimento studentesco</strong>.</a></p>
<p>L&#8217;Università acquistò due residenze e un<span id="more-28522"></span> terreno edificabile, l’<strong>11 ottobre del 2004</strong>, dalla <strong>Fondazione Toscano Scuderi</strong>. Sono, un immobile in un palazzo in <strong>via Caronda – via Etnea</strong>, un&#8217;altro in <strong>via Carrata</strong> e un terreno, sempre in via Carrata. &#8220;Il costo dell&#8217;acquisto &#8211; si legge nel sito del Movimento studentesco &#8211; non è ben chiaro in quanto la relazione al bilancio di previsione del 2011 della Fondazione riporta che l&#8217;Università di Catania ha speso 3.003.500 euro, mentre la delibera del CdA dell&#8217;Ateneo del 30 novembre 2006 parla di 3.309.300 euro.&#8221;</p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/-r02Xw3bKcE4/TvUAptnISUI/AAAAAAAAInA/vgRnxK0WNdQ/s600/111223%252520via%252520Etnea%252520440.jpeg" alt="" width="324" height="212" />Nella stessa delibera del CdA, si riporta la convenzione stipulata dall’<strong>Ateneo</strong> catanese col <strong>Ministero dell’Università e della Ricerca</strong> (MUR) per la quale si destinano <strong>2.800.000 euro</strong> circa per il “<strong>Progetto Residenze Toscano Scuderi</strong>”, per la costruzione di un nuovo edificio e la ristrutturazione dei due edifici acquistati&#8221;. Per far diventare, cioè, quegli edifici delle Case dello Studente.</p>
<p>A lavori ultimati, l’edificio di via Caronda – via Etnea, ristrutturato per contenere almeno <strong>26 posti letto, venne anche arredato</strong>; quello di via Carrata (di fronte alla residenza “Verona”),  venne anch’esso arredato; infine, sul terreno acquistato,  venne costruito <strong>un nuovo edificio</strong>, denominato “Verona”, proprio accanto alla storica residenza Oberdan, con <strong>39 posti letto</strong>. Anche questo è arredato di tutto punto. Ed è l&#8217;unico che funziona, ancorché afflitto da alcune infiltrazioni di acqua. <img class="alignright" src="https://lh5.googleusercontent.com/-VYUeDKDLTIM/TvUAnj_dHFI/AAAAAAAAIm4/kLsLMjrGHMo/s600/111223%252520via%252520Carrata.jpeg" alt="" width="288" height="218" /></p>
<p>Le altre due Case non possono essere consegnate.<strong> Non sono a norma, nè dal punto di vista sismico nè da quello strutturale</strong>, come verificato dagli stessi tecnici dell’Ateneo. Così l&#8217;<strong>Ersu, l&#8217;Ente regionale per il diritto allo studio</strong>, la vecchia Opera universitaria, che , pure, aveva cominciato a indire i bandi, ha dovuto fare marcia indietro e non ha potuto assegnare gli alloggi agli studenti.</p>
<p>&#8220;Facciamo il punto &#8211; leggiamo ancora su Movimentostudentesco.org &#8211; A fronte di una evidente carenza di posti letto, sono stati <strong>investiti in otto anni  6.173.516 euro </strong>(3.309.300 euro dell&#8217;Ateneo e 2.864.216 euro del Ministero) per soli <strong>65 posti letto</strong>, di cui fino ad oggi <strong>appena 39 attivi</strong>. Se questa cifra sembra già spropositata, lo è ancora di più se pensiamo che ogni posto oggi utilizzabile ci è venuto a costare circa 158.295 euro. <img class="alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/-kbqOiwtr1yo/TvUAqRCpXJI/AAAAAAAAInM/dli3Eoe8WME/s600/111223%252520via%252520Oberdan.jpeg" alt="" width="288" height="236" />Chissà <strong>cosa si prova a dormire su un materasso del valore di più di 158.000 euro?&#8221;</strong></p>
<p>Finora nessuno spiega il perché di tali colpevoli inadempienze. Tace il rettore <strong>Antonino</strong> <strong>Recca</strong> e il direttore amministrativo <strong>Lucio Maggio</strong>. Non interviene il Miur che ha sborsato metà della cifra stanziata e che avrebbe potuto effettuare sopralluoghi e verifiche, controllare, insomma ed anche, in caso di inadempienze, revocare il finanziamento. Il Movimento studentesco si fa <strong>molte domande</strong>:&#8221;Vorremmo capire quali azioni ha adottato il Ministero alla luce della mancata messa in esercizio dei due immobili cofinanziati. Vorremmo sapere se la responsabilità della mancata apertura sia addossabile anche al MUR (oggi MIUR), presumibilmente colpevole di non aver monitorato l&#8217;esecuzione e la conclusione dei lavori. Vorremmo avere spiegazioni su come sia possibile investire così tanto denaro per poi avere delle strutture inadeguate, specialmente in una città ad alto rischio sismico come Catania. Vorremmo avere spiegazioni sulle misure che si intendono prendere su questi edifici chiusi già da troppo tempo, sulle responsabilità della mancata apertura e dei danni che essa ha generato. Vorremmo capire da dove arriveranno i fondi per l’ulteriore ristrutturazione di questi due edifici al fine della loro messa in sicurezza; e se anche in questo caso gli studenti, tra i principali contribuenti dell’Ateneo, dovranno pagare per gli errori dei dirigenti. Tutto questo, e molto altro, lo vorremmo chiedere proprio ad alcuni dirigenti dell’Ateneo: al Rettore Prof. Antonino Recca, al Direttore Amministrativo Dott. Lucio Maggio e al Dirigente dell’Area Prevenzione e Sicurezza Ing. <strong>Piergiorgio Ricci</strong>, a cui quasi un mese fa abbiamo chiesto ufficialmente un incontro che ancora non hanno accordato&#8221;.</p>
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		<title>&#8220;Classi pollaio&#8221;, è ora di voltare pagina</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 04:33:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Puntualmente, all’inizio di ogni anno scolastico, almeno nel primo periodo, tutti ne parlano. Poi, si procede come se il problema non esistesse più. No, non ci riferiamo alla cronica assenza di docenti e/o collaboratori e personale amministrativo che, in qualche modo, nel corso dell’anno viene affrontata. Il problema di cui parliamo riguarda le cosiddette “classi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Puntualmente, all’inizio di ogni anno scolastico, almeno nel primo periodo, <strong>tutti ne parlano</strong>. Poi, si procede come se il problema non esistesse più.<img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/-ggmxvj_ndyM/TuPNrTxdHZI/AAAAAAAAIcU/Opkdbno2Kls/s300/classi_pollaio.jpg" alt="" width="300" height="258" /> No, non ci riferiamo alla cronica assenza di docenti e/o collaboratori e personale amministrativo che, in qualche modo, nel corso dell’anno viene affrontata. Il problema di cui parliamo riguarda le cosiddette <strong>“classi pollaio”</strong>.</p>
<p>Riguarda, cioè, le condizioni di <strong>sovraffollamento delle classi</strong>, dove in spregio alla normativa esistente, viene spesso ‘collocato’ un numero poco <span id="more-28211"></span>gestibile, da tutti i punti di vista, di alunni. Di fronte al perdurare di tale situazione, la<strong> Federconsumatori di Catania </strong>ed il <strong>“Coordinamento in difesa della Scuola Pubblica statale – Catania”</strong>, anche in seguito a numerose richieste di intervento provenienti dal mondo della scuola, dagli alunni e dai genitori, hanno iniziato una campagna per accertare e valutare l’applicazione della normativa di sicurezza nelle scuole pubbliche statali di ogni ordine e grado di Catania.</p>
<p>Preliminarmente, le due Associazioni hanno chiesto all’Ufficio Scolastico Provinciale di Catania di conoscere se i vincoli di sicurezza e affollamento siano stati <strong>rispettati nella formazione delle classi</strong> per l’anno scolastico 2011-2012. Qualora ciò non fosse avvenuto, è stato chiesto di conoscere le eventuali richieste di deroga redatte dai Dirigenti Scolastici, comprensive della valutazione sul rischio conseguente alla mancata osservanza delle disposizioni di legge cui si è derogato e delle conseguenti misure tecniche idonee a compensare tale rischio.<strong>La richiesta risale al mese di ottobre, sinora l’Ufficio Scolastico Provinciale non ha dato alcun riscontro.</strong></p>
<p>Per fare il punto della situazione, ieri, Sabato 10 dicembre, le due Associazioni hanno tenuto una conferenza stampa. Il legale della Federconsumatori, Claudio Longhitano, ha richiamato<strong> la normativa vigente che vieta la formazione di classi sovraffollate</strong> (ogni alunno deve godere di uno spazio minimo di 1,80 metri quadri nella scuola dell&#8217;infanzia, primaria e secondaria di I grado; di 1,96 metri quadri nella scuola secondaria di II grado. L&#8217;altezza minima delle aule deve essere di 3 metri) e reiterato la richiesta di informazioni all’Ufficio Scolastico Provinciale.</p>
<p>La professoressa Clelia Papale, vicepresidente della Federconsumatori, ha sottolineato come <strong>il sovraffollamento scolastico non rappresenta un problema esclusivamente di sicurezza</strong> (anche se va ribadito che è doveroso che tutte le strutture pubbliche siano a norma di legge), ma riguarda, più in generale, la qualità del lavoro scolastico.</p>
<p>Temi, questi, affrontati anche dalla professoressa Katia Perna del “Coordinamento in difesa della Scuola Pubblica statale – Catania, che ha sottolineato, rispetto al lavoro educativo e didattico, l’importanza che ogni scuola abbia strutture adeguate (aule, laboratori, palestre, strumenti didattici) dove non si deve “inventare” ogni giorno come lavorare. <strong></strong></p>
<p><strong>Perché se si vuole raggiungere il successo scolastico, se nessun alunno deve rimanere indietro, nelle classi sovraffollate tutto <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />questo diventa impossibile.</strong> Basterebbe, perciò, rispettare la legge per ottenere migliori risultati e, formando più classi, garantire un maggior numero di posti di lavoro. Un impegno che le due Associazioni intendono portare sino in fondo perché, nel prossimo anno scolastico, si possa scrivere, su questo problema, una nuova pagina.</p>
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		<title>Statuto dell&#8217;Università, democrazia a rischio?</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 08:35:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Antonino Recca]]></category>
		<category><![CDATA[Ateneo di Catania]]></category>
		<category><![CDATA[MIUR]]></category>
		<category><![CDATA[Statuto d'Ateneo]]></category>

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		<description><![CDATA[Catania si distingue spesso dalle altre città italiane. E quasi sempre non in meglio. L&#8217;ennesima singolarità della città dell&#8217;Etna riguarda un documento dell&#8217;Università pubblicato sulla Gazzetta ufficiale senza l&#8217;approvazione del MIUR (Ministero Istruzione Università Ricerca). Altra singolarità, il silenzio. Nessuno parla dell&#8217;eccentrica prassi. Perchè ? Cerchiamo di capirlo insieme. Uno degli aspetti più discutibili della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/--HacQ3nRDWc/Tuu2nuAXd2I/AAAAAAAAIgY/90m4sb3quoM/s300/111207%252520Recca%252520Hitler-firmata.jpg" alt="" width="300" height="" />Catania si distingue spesso dalle altre città italiane. E quasi sempre non in meglio. L&#8217;ennesima singolarità della città dell&#8217;Etna riguarda un documento dell&#8217;<strong>Università</strong> pubblicato sulla <strong>Gazzetta ufficiale</strong> senza l&#8217;approvazione del <strong>MIUR</strong> (Ministero Istruzione Università Ricerca). Altra singolarità, il <strong>silenzio</strong>. Nessuno parla dell&#8217;eccentrica prassi. Perchè ? Cerchiamo di capirlo insieme.</p>
<p>Uno degli aspetti più discutibili della legge Gelmini di riforma dell’università (la 240/2010) concerne la<span id="more-28150"></span> cosiddetta “<strong>governance</strong>”, in merito a due punti in particolare:</p>
<ul>
<li>il <strong>ruolo del Senato accademico</strong>, una volta il centro propulsore della vita accademica e ora consegnato più ad una funzione consultiva e di proposta;</li>
<li>il <strong>nuovo ruolo del Consiglio di Amministrazione</strong>, non solo per la sua funzione preponderante assunta nel governo degli atenei, ma anche per la natura della sua composizione, che lo apre all’<strong>ingresso di componenti esterni</strong> al mondo universitario, così spezzando l’esclusivo autogoverno da parte dei docenti e degli studenti.</li>
</ul>
<p>È recente la notizia che lo statuto dell’Università di Catania, approvato nel luglio scorso e inviato al <strong>Ministero</strong> per il prescritto parere, sia stato nella sostanza <strong>bocciato</strong> proprio su questo punto cruciale della composizione del CdA. Come mai?</p>
<p>Per il semplice fatto che esso prevede che la nomina di <strong>otto componenti su undici</strong> sia demandata esclusivamente al <strong>rettore</strong>, ovviamente sulla base di candidature motivate, di curricula ecc.; e sappiamo bene come sia facile trovare i competenti che aggradano a qualcuno.</p>
<p>Insomma la figura del rettore, che già nell’attuale assetto dell’università ha un peso assai rilevante, viene con questa norma dello Statuto dell’università di Catania assai potenziata, con una grave <strong>limitazione della democrazia e della partecipazione</strong>.</p>
<p>Si afferma infatti nella <strong>lettera inviata dal MIUR il 24.11.2011</strong>: «Non si ritiene di poter condividere la designazione da parte del Rettore di quasi tutti i componenti del Consiglio di Amministrazione (8 su 11). L’idea di fondo della riforma universitaria è infatti quella di assicurare una governance improntata al principio dei “pesi e contrappesi”. I consiglieri dei CdA, pertanto, non possono essere considerati come espressione diretta di un unico organo dell’Ateneo. Proprio al fine di garantire tale ruolo di garanzia e terzietà, e in linea con il dettato della legge n. 240 del 2010, la loro <strong>scelta o designazione va riformulata</strong> anche tenendo conto dell’esigenza di provvedere procedure che vedano il coinvolgimento in vario modo di una pluralità di soggetti».</p>
<p>Insomma, i <strong>richiami</strong> a “pesi e contrappesi”, al “ruolo di garanzia e terzietà”, al “coinvolgimento di pluralità di soggetti” non sono altro che espressioni indicanti una sola cosa: l’esigenza di democrazia e di partecipazione della comunità accademica alla vita dell’università.</p>
<p>Una democrazia che lo Statuto dell’università di Catania mette in serio repentaglio, per come viene indicato dalla stessa lettera del MIUR, e che configura un <strong>potere accentrato</strong> e – a seconda delle scelte effettuate dal rettore – anche <strong>prono alle influenze o alle incursioni di partiti e potentati esterni</strong> all’università.</p>
<p>Quale vantaggio possa trarne <strong>la ricerca e la didattica</strong> da un simile assetto non si sa proprio. Si rischia così di passare <strong>dal potere dei “baroni” a quello dei “capibastone” partitici</strong>, che (con un rettore debole o complice) si possono insediare nel CdA per dettare legge, fare assunzioni, indirizzare programmi di ricerca laddove loro conviene, magari per favorire qualche protetto, per chiudere corsi di laurea o aprirne di nuovi.</p>
<p>Tanto il <strong>Senato</strong> – dove viene rappresentata la comunità accademica – ha <strong>solo potere consultivo e di proposta</strong>. Insomma un ateneo che assomiglia sempre più ad una unità sanitaria locale.</p>
<p>Ma il Senato dell’università di Catania ha prontamente reagito a tale invito: lo ha <strong>bellamente ignorato</strong> e – in base a motivazioni giuridiche offertegli da un parere legale – ha proceduto comunque a <strong>pubblicare lo Statuto in Gazzetta Ufficiale</strong>. A questo punto al MIUR non resta che ricorrere in Tribunale contro tali norme. Lo farà mai?</p>
<p>Ma ad importare non è il rebus giuridico-legale, quanto il dato politico. E difatti già si notano <strong>segni di differenziazione</strong> nella comunità accademica e v’è chi (come l’ex Preside di Scienze politiche <strong>Giuseppe Vecchio</strong>) richiama cautamente, in una sua lettera alla comunità accademica, l’<strong>esigenza di un periodo di sperimentazione</strong> per verificare la praticabilità di tale Statuto, con ciò ipotizzando una sorta di cantiere aperto che potrebbe preludere ad alcune modifiche su suoi punti essenziali, come quello qui esaminato.</p>
<p>Con maggiore decisione, il prof. <strong>Giacomo Pignataro</strong> (membro dell’attuale CdA), si richiama esplicitamente alla lettera del MIUR per <strong>criticare la concentrazione di potere</strong> che con tale norma si viene a prefigurare e per sostenere la necessità che la selezione delle candidature «coinvolga, in forma da definirsi, l’intera comunità»; e quindi non solo il rettore.</p>
<p>E considerato che – a quanto pare – i proff. Vecchio e Pignataro sono possibili candidati alla <strong>successione del rettore Recca</strong>, resta acceso un lumicino di speranza per la sopravvivenza della democrazia e della partecipazione nel nostro ateneo. Sarà verosimilmente questo uno dei punti di maggiore discussione per le future candidature.</p>
<p>Ma questo è un problema che riguarda solo l’università di Catania? Oppure non è una <strong>deriva</strong> che sembra coinvolgere molti <strong>altri atenei</strong>, anche se <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />quello etneo sembra avere più decisamente imboccato tale strada?</p>
<p>Insomma, sembra proprio che via sia un grande <strong>desiderio di dispensarsi dal peso della democrazia</strong>, una volontà di demandare al potere (specie se rivestito di una parvenza tecnocratica) la risoluzione dei problemi, dei quali non ci si vuole assumere la responsabilità.</p>
<p>Forse sta qui appunto il nodo della questione: una democrazia senza responsabilità per le scelte effettuate non è credibile e corre il rischio di lasciare il posto ad un potere la cui <strong>legittimazione</strong> è tutta riassorbita nella <strong>competenza tecnica e nell’alta professionalità</strong>, dietro le quali si nasconde un <strong>potere politico incontrollato e invisibile</strong>, e per ciò stesso più insidioso, brutale e potente.</p>
<p>In fondo l’università italiana non è che un tassello di questo <strong>insidioso e pervasivo processo</strong> di decadimento democratico.</p>
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		<title>Cittadini in crescita, tra inclusione ed esclusione</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 18:07:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
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		<category><![CDATA[G. Scidà]]></category>
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		<category><![CDATA[L. Ferrajoli]]></category>
		<category><![CDATA[M. Benasayag]]></category>

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		<description><![CDATA[“I salari di ingresso nel mercato del lavoro sono oggi in termini reali su livelli pari a quelli di alcuni decenni fa; chi si affaccia oggi sul mercato del lavoro sembra escluso dai benefici della crescita del reddito occorsa negli ultimi decenni”. Così il neo governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco è intervenuto al Congresso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-4EvBkxzOrAU/TtCdXBJd_YI/AAAAAAAAICk/k2NTGroK_KE/s600/IMG_6932.JPG" alt="" width="216" height="159" />“I <strong>salari di ingresso</strong> nel mercato del lavoro sono oggi in termini reali su livelli pari a quelli di alcuni decenni fa; chi si affaccia oggi sul mercato del lavoro sembra escluso dai benefici della crescita del reddito occorsa negli ultimi decenni”.</p>
<p>Così il <strong>neo governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco</strong> è intervenuto al <span id="more-27774"></span>Congresso nazionale dell’<a href="http://www.minoriefamiglia.it/" target="_blank">Associazione magistrati per i minorenni e la famiglia</a>, dal titolo &#8220;Cittadini in crescita: tra inclusione ed esclusione&#8221; che si sta tenendo a Catania.</p>
<p>Visco ha denunciato i <strong>ritardi della istruzione italiana</strong> rispetto alla media OCSE: la minore quota di diplomati (54% contro il 73%) e laureati (15% contro il 30%); le minori competenze acquisite (in linea alla fine del ciclo di istruzione primaria ma inferiori nelle fasi successive); la minore mobilità sociale per la forte corrispondenza tra le origini familiari e le scelte scolastiche, le difficoltà di inserimento e integrazione per i figli dei cittadini stranieri. Ha posto l’attenzione sulla necessità di investire in istruzione perché riduce gli incentivi a delinquere, accresce il senso civico, il rispetto delle regole, il contrasto della corruzione e della criminalità.</p>
<p>Fra le cause dei bassi salari ha indicato la lentezza e la difficoltà della struttura produttiva ad adeguarsi ai grandi cambiamenti e “la qualità media dell’istruzione fornita dal sistema scolastico mediamente inadeguata, almeno nella percezione delle imprese”.</p>
<p><strong>Non</strong> ha menzionato la propensione di molti datori di lavoro a sfruttare tutte le possibilità di <strong>contratti atipici</strong> (spesso anche con livelli salariali inferiori) che tengono sotto scacco i dipendenti e l’<strong>utilizzo irregolare di manodopera straniera</strong> per ridurre ancora di più il costo complessivo del lavoro, determinando una sorta di <strong>ricatto al ribasso del salario</strong>.</p>
<p>Il Congresso è stato <strong>dedicato a <a href="http://scida.wordpress.com/" target="_blank">Giambattista Scidà</a></strong>, socio onorario dell’Associazione, <a href="http://www.argocatania.org/2011/11/21/e-morto-gimbattista-scida-denuncio-il-caso-catania/" target="_blank">recentemente scomparso</a>, la cui <strong>vastissima biblioteca di libri sui minori</strong> è stata <strong>donata</strong> dai figli Agatino e Francesco <strong>al Tribunale</strong> per i minorenni di Catania per integrare quella già avviata dallo stesso Scidà quando era Presidente del TM per favorire la diffusione dei saperi di altre scienze (psicologia, sociologia, psichiatria, ecc.) in quanti operano quotidianamente nell’interesse dei minori.</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/-ujZvRMNHgww/TtCeXv2RUuI/AAAAAAAAICs/oY0FYMAj3hc/s600/IMG_6982.JPG" alt="" width="216" height="149" />Un congresso di magistrati ad ampio respiro, che ha avuto tra i suoi relatori il filosofo psicanalista<strong> M. Benasayag</strong>, detenuto per 4 anni e mezzo per l’opposizione al regime in Argentina e autore del libro “L’epoca delle passioni tristi”, il Presidente della Confindustria Sicilia <strong>Ivan Lo Bello</strong> che ha parlato della profonda distorsione dei valori ed ha incitato i giovani presenti in sala a far sentire la loro voce in piazza, quando i governanti prendono decisioni che non garantiscono la meritocrazia ma il clientelismo, il docente di filosofia del diritto <strong>L. Ferrajoli</strong>, che ha parlato dell’importanza del diritto per i più deboli: “i forti non hanno bisogno del diritto”; dei costi maggiori per la collettività derivanti dalla mancata realizzazione dei diritti sociali e del valore dell’uguaglianza, come uguale valore associato alle differenze, a tutte le differenze di identità.</p>
<p>Congresso che ha dato spazio ai <strong>ragazzi di alcune scuole</strong> che sono intervenuti al dibattito e ai giovani <strong>ospiti della <a href="http://www.coop-prospettiva.it/" target="_blank">Cooperativa sociale Prospettiva</a></strong> che hanno dato prova del lavoro serio e produttivo da loro svolto mettendo in scena lo spettacolo “Mezza bellezza”, molto applaudito dagli oltre 350 partecipanti, magistrati di carriera e onorari, avvocati, psicologi, assistenti sociali, medici e operatori del privato sociale.<br />
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