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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Politica</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>I Forconi litigano, i problemi restano</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 06:33:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per giorni, i Forconi, hanno protestato anche contro la distrazione dei media, colpevoli, secondo loro, di oscurare la lotta di un intero popolo contro l’indifferenza dello stato nazionale. Poi, ‘rotto’ questo silenzio, hanno immediatamente, e orgogliosamente, indicato nei propri siti le televisioni, le radio e i giornali che parlavano di loro. Infine, l’apoteosi: l’arrivo nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-3YXmyqqhEF0/TxdH4RqlaTI/AAAAAAAAJT0/ub-jNeUFksU/s799/5.jpg" alt="" width="287" height="191" />Per giorni, i <strong>Forconi</strong>,  hanno protestato anche contro la <strong>distrazione dei media</strong>, colpevoli, secondo loro, di oscurare la lotta di un intero popolo contro l’indifferenza dello stato nazionale. Poi, ‘rotto’ questo silenzio, hanno immediatamente, e orgogliosamente, indicato nei propri siti le televisioni, le radio e i giornali che parlavano di loro. Infine, l’apoteosi: l’arrivo nella piazza per eccellenza, quella di<span id="more-29407"></span> <strong>Santoro</strong>. Una piazza, in questo caso, particolarmente benevola.</p>
<p>Una ragazza che parla di futuro (e che concluderà il collegamento), due preti che “benedicono” la mobilitazione, <strong>nessuna traccia</strong> di chi, e ce ne sono stati tanti, ha formulato critiche ragionevoli, e fondate, di chi ha puntualmente denunciato <strong>intimidazioni e soprusi</strong>. Un servizio televisivo che, di fatto, ha rinunciato ad indagare sulla complessità del fenomeno.<strong> </strong></p>
<p><strong><img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/-BLr3X1aDd10/TxftFLAGt7I/AAAAAAAAJV0/ZEk9el5hW-A/s600/02%252520TheWolfPost_cr.jpg" alt="" width="288" height="205" />Una mobilitazione </strong>reale, e capillare (anche se le immagini diffuse mostrano folle importanti, ma non oceaniche), che ha coinvolto persone molto diverse tra loro per provenienza e, probabilmente, divise rispetto alle stesse prospettive della lotta. <strong></strong></p>
<p><strong>Una fase iniziale si è indubbiamente chiusa</strong>, è tempo, quindi, di fare un primo bilancio. Ricordiamo le principali richieste, tratte dalla pagina Fb di <strong>Morsello:</strong> “Costo energia elettrica a 0,030 €, defiscalizzazione, blocco dei prodotti provenienti dalla Cina e dai Paesi Esteri, costo gasolio e benzina a 0,70 €, accesso al credito, blocco della debitoria e procedure Serit e Equitalia, moneta popolare, risorse della Regione spese per lo sviluppo socio economico della Sicilia”.</p>
<p>Ci si chiede: come ha fatto un <strong>programma così vago e generico a mobilitare tante energie? </strong>Per capirlo guardiamo in primo luogo ciò che ha prodotto la crisi economica in Sicilia. Su <a href="http://www.ilmegafono.org/" target="_blank">“</a><strong><a href="http://www.ilmegafono.org/" target="_blank">Il Megafono”</a> </strong>S. Perna scrive: “ Oltre il 40% dei giovani non trova sbocchi occupazionali […] gli indici del lavoro nero oscillano tra il 30 e il 40%; nelle aree industrializzate si estende a macchia d’ olio il sistema della paga globale (paghe onnicomprensive che non vengono corrisposte neanche in caso di infortunio o malattia); l’agricoltura vive un momento di grave difficoltà […] che il rincaro dei carburanti ha ulteriormente appesantito, [c’è una] difficoltà di accesso al credito, [è scarsa la] remunerazione della vendita dei prodotti agricoli rapinati da una filiera commerciale di avvoltoi,   [un] grave danno [è] prodotto dalla grande distribuzione, […] dalla mancanza di un uso corretto delle risorse finanziarie regionali e comunitarie”.</p>
<p>Un contesto che modifica radicalmente la nostra domanda: come mai, finora, nessuno, o solo pochi, si sono mobilitati di fronte a una così tremenda assenza di futuro, di fronte a un così drammatico riproporsi della <strong>questione meridionale</strong>?</p>
<p>I “Forconi” hanno provato a dare voce a questo <strong>malessere</strong>. Lo hanno fatto demagogicamente ricorrendo a un vecchio/nuovo ‘armamentario’. Rivendicando il separatismo siciliano, denunciando che le ricchezze dell’Isola sono state rapinate dal Nord, individuando la  vera mafia nello stato,  contrapponendo i Borboni ai torinesi, e così via dicendo. Ma, soprattutto, lo hanno fatto proponendosi come paladini, di una diffusa critica alla politica e ai politici di professione, alla casta.</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/-azSrK7wy0KU/TxtJIUUTEgI/AAAAAAAAJYw/uci7rR3zziw/s399/gianni.jpg" alt="" width="191" height="143" />E ci sono riusciti. Nonostante, <strong><a href="http://www.argocatania.org/2012/01/19/forconi-spuntati/" target="_blank">come abbiamo scritto</a></strong>, i ‘capi rivolta’ fossero stati, sino a ieri, <strong>interni alla casta</strong>. Nonostante vecchi e discussi politici, uno per tutti il siracusano Pippo Gianni, e altrettanto discussi imprenditori (Zamparini) si siano proposti come alfieri del nuovo. <strong></strong></p>
<p><strong>Una mobilitazione</strong>, quindi, al contempo vera, reale e profondamente <strong>contraddittoria, </strong>che ha parlato di rivoluzione quando non c’era nessuna rivoluzione in atto, ma ha fatto sentire tutti i partecipanti  protagonisti di un’esaltante pagina di storia. Non a caso sono stati più volte richiamati i Vespri siciliani.</p>
<p>Su tutto questo bisognerebbe riflettere con rinnovata attenzione; andando oltre le pur giuste denunce di<strong> chi ha dovuto chiudere le proprie attività</strong> commerciali non per scelta ma <strong>per imposizione</strong>; di chi ha contestato la presenza dei fascisti di ‘Forza Nuova’ nelle manifestazioni; di chi, pur in presenza delle forze dell’ordine, ha subito, nelle strade bloccate, una vasta gamma di soprusi.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/-DqKsNr1y84o/TnPKGsZdbUI/AAAAAAAAG10/UqFYVoymubA/s210/image.jpg" alt="" width="166" height="189" />Conclusa la prima parte della mobilitazione senza ottenere risultati concreti, sono stati invitati dall’ex (?) amico Lombardo (Presidente della Regione Siciliana) ad allentare la morsa sulla Sicilia e a indirizzare la protesta verso Roma. A questo punto,  i capi della rivolta, secondo un copione della vecchia politica da loro così aborrita, <strong>hanno iniziato a litigare</strong>.</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-yd-a5b69OR4/TxtO30AofqI/AAAAAAAAJY0/3vMCup3geHQ/s495/MovimentoDeiForconi-Rete-Iblea.jpg" alt="" width="208" height="141" />Ecco cosa scrivono due di loro (<strong>Ferro e Sgarlata)</strong> sul terzo, Morsello: “il <strong>signor Morsello</strong> si deve solo vergognare!! sono malati lui e la figlia e pur di dare forza a Forza nuova si stanno vendendo alle tv e ai giornali”! Frasi che rendono del tutto stonate le ‘profetiche’ parole di Morsello: “sta iniziando un vero e proprio “Rinascimento Siciliano” del quale anche i media internazionali iniziano a parlare”.</p>
<p>Se i Forconi litigano, <strong>i problemi restano</strong>. Invece di assistere passivamente alla prosecuzione della querelle, sarebbe necessario, come fecero il <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />sindacato e le forze progressiste italiane per contrastare la rivolta reazionaria di Reggio Calabria dei ‘boia chi molla’, farsi carico di questo malessere. Il futuro della Sicilia non può essere nelle mani degli Scilipoti di turno.</p>
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		<title>Casini! E poi &#8230; un lungo minuto di silenzio</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 07:20:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[P.F. Casini]]></category>
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		<description><![CDATA[Sarà per il cognome che portano, che dalle nostre parti fa tanto don Sturzo, ma la famiglia Caltagirone allargata pare essere di casa a Catania, e in particolare all&#8217;Università di Catania. Nei giorni scorsi è toccato all’ultimo aggregato alla famiglia, l’onorevole di lungo corso P.F. Casini, venire a tenere nientemeno che una lectio magistralis dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Senza titolo di alberta dionisi, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/albertadionisi/6703074085/"><img class="alignleft" src="http://farm8.staticflickr.com/7009/6703074085_bef2062ce7.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Sarà per il cognome che portano, che dalle nostre parti fa tanto don Sturzo, ma la <strong>famiglia Caltagirone allargata </strong>pare essere di casa a Catania, e in particolare all&#8217;Università di Catania.</p>
<p>Nei giorni scorsi è toccato all’ultimo aggregato alla famiglia, l’onorevole di lungo corso P.F. Casini, venire a<span id="more-29411"></span> tenere nientemeno che una <strong><em>lectio magistralis </em></strong>dal titolo <strong>&#8220;L&#8217;autoriforma della politica</strong>&#8220;, nell&#8217;ambito di un ciclo di testimonianze istituzionali sui problemi del rapporto tra riforme e sviluppo in Italia, promosso dal Dipartimento di Analisi dei processi politici sociali e istituzionali dell&#8217;l'Università di Catania.</p>
<p>Ma, prima ancora di poter soddisfare la sua ansia di “bagnarsi nella realtà”, di tenersi in “contatto con i giovani impegnati a costruire il loro futuro” e “di sentire il polso del paese che sta emergendo con le nuove generazioni”, <strong>Casini è stato contestato </strong>da un nutrito gruppo di studenti del Movimento studentesco catanese e del Collettivo di Scienze politiche, che denunciavano il <strong>carattere elettoralistico di questa iniziativa </strong>da parte del Rettore Recca, esponente dello stesso partito di Casini e, pare, prossimo anche lui a “scendere in campo” nell’agone politico. Amen!</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><a title="click per aprire la galleria" href="http://www.flickr.com/photos/56162844@N08/galleries/72157628941832821/with/6709391565/lightbox/" target="_blank"><img class="   " src="http://farm8.staticflickr.com/7147/6703024155_dbbdb3f04e_z.jpg" alt="" width="600" height="398" /></a><p class="wp-caption-text">CLICK per attivare la galleria immagini</p></div>
<p>Di fronte alle contestazioni degli studenti, con un <strong>contropiede da maestro</strong> che è apparso più eloquente di tutti i ragionamenti che avrebbe sviluppato in seguito, Casini ha invitato tutti  a fare <strong>un minuto di silenzio </strong>in memoria delle vittime della nave ‘Concordia’, da poche ore naufragata.</p>
<p>Un vero colpo di teatro che rivela con quanta <strong>disinvoltura e spregiudicatezza morale</strong> la nostra classe politica sia capace di interloquire con i cittadini che le chiedono conto dei suoi comportamenti, strumentalizzando anche le tragedie delle persone.</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
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<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/03/20/due-morti-e-un-sequestro/" target="_blank"><em>20.03.09 &#8211; Due morti e un sequestro</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/05/08/sinistra-ecologia-e-liberta-su-porto-acqua-marcia/" target="_blank"><em>08.05.11 &#8211; Sinistra Ecologia e Libertà su Porto Acqua Marcia</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/03/05/nulla-osta-del-cga-per-il-brutto-porto-di-caltagirone/" target="_blank"><em>05.03.11 &#8211; Nulla osta del CGA per il brutto porto di Caltagirone</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/10/09/rifondazione-comunista-sullo-scandalo-porto-turistico-acqua-marcia/" target="_blank"><em>09.10.10 &#8211; Rifondazione Comunista sullo scandalo porto turistico Acqua Marcia</em></a></li>
</ul>
</div>
<p>Casini peraltro <strong>sarà in buona e degna compagnia</strong>, quando si pensi che il suo intervento sarà seguito da quello della sen. Anna Finocchiaro, presidente del gruppo parlamentare del Pd al Senato, il cui consorte si trova coinvolto in affari poco chiari relativi all’ospedale di Giarre; da quello dell&#8217;on. Raffaele Lombardo, sotto la cui guida la Sicilia sta attraversando uno dei periodi più luminosi ed esaltanti della sua storia, e da quello del sen. Renato Schifani.</p>
<p>Se l’Università di Catania individua in questi personaggi autorevoli “testimonianze istituzionali”, la <strong>notte </strong>è davvero buia: “e ho detto tutto”, come affermava Peppino De Filippo!</p>
<p>Nel corso della sua “lezione” l’onorevole ha poi sviluppato <strong>un acuto e originale ragionamento </strong>sulla necessità di un atteggiamento costruttivo che, dall&#8217;analisi, senza indulgenze e senza reticenze, di quanto non funziona, sia in grado di fornire soluzioni realistiche, idonee a far uscire il paese dalle difficoltà in cui si dibatte.</p>
<p>Per questo la <strong>classe politica deve dunque affrontare un processo di autoriforma</strong> se vuole tornare ad essere in sintonia con il paese e avere un&#8217;immagine positiva e deve trovare il coraggio e la forza di agire se non vuole essere travolta da un generale discredito.</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-jTjzXmTQce8/TxhMs2A3VfI/AAAAAAAAJXg/MeLcyEjqLkU/s216/Laurea%252520Honoris%252520Causa%252520F%252520Caltagirone.JPG" alt="" width="184" height="216" />Non sappiamo se e in che senso si riferisse anche alle <strong>gesta eroiche del suocero Francesco Bellavista Caltagirone</strong>, a cui già nel 2009 il Magnifico (sic!) Rettore Recca aveva conferito, con una cerimonia in pompa magna, la <strong>laurea specialistica </strong>in &#8221; Governo e gestione delle Amministrazioni e Imprese&#8221; con la motivazione che: &#8220;l&#8217;opera compiuta dall&#8217;imprenditore di origini siciliane (…) rappresenta il frutto di un impegno intellettuale, ancor prima che operativo e aziendale, degno di essere indicato agli altri imprenditori e di essere proposto alle autorità pubbliche, della Regione Siciliana in primo luogo come esempio di felice collaborazione fra pubblico e privato, fra programma territoriale e scelte imprenditoriali, fra valori culturali e valori economici”</p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-HUECCDARaCk/TxhFEbA7HDI/AAAAAAAAJXU/WxgXaww3RDA/s600/Mulino%252520s%252520Lucia%252520120119.jpeg" alt="" width="324" height="204" />Probabilmente era un atto di <strong>risarcimento </strong>che si riferiva al fatto che, pochi mesi prima, una delle sue società,<strong> l’Acqua Marcia </strong>(<em>absit iniuria verbis</em>), <strong>si era vista sequestrare un complesso immobiliare </strong>con l’accusa di aver “posto in essere, in violazione di legge, un intervento di ristrutturazione urbanistica di un intero isolato comunemente noto come <strong>“Mulino Santa Lucia”</strong> attraverso una lottizzazione abusiva, con un aumento considerevole del carico urbanistico e contro le regole che prevedevano una variante al piano regolatore generale.</p>
<p>Quell’<strong>ecomostro </strong>che ancora oggi si ammira proprio all’ingresso della città, in prossimità di piazza Alcalà, è un magnifico (questo sì!) esempio di cosa accadrà quando si metterà mano al nostro <strong>waterfront</strong>, tanto caro al famigerato Scapagnini Umberto, e di cosa è stato<img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /> possibile realizzare a Catania in <strong>assenza di un Piano Regolatore Generale</strong>, con la politica delle varianti e delle deroghe.</p>
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		<title>Forconi spuntati</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 10:36:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 16 gennaio la Sicilia è attraversata dalla protesta promossa dal movimento dei Forconi insieme con gli autotrasportatori aderenti all’AIAS e il movimento Forza d’Urto. Manifestazioni e blocchi per rivendicare: la riduzione del costo del carburante, la protezione della produzione agricola siciliana dalla concorrenza extracomunitaria, un miglioramento delle infrastrutture (strade, ferrovie, porti, aeroporti), la riduzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-WPSgR3R-F78/TxdH1LPLNKI/AAAAAAAAJV4/fMpiHoWzDZU/s683/2.jpg.jpg" alt="" width="287" />Dal 16 gennaio la Sicilia è attraversata dalla protesta promossa dal movimento dei <strong>Forconi</strong> insieme con gli autotrasportatori aderenti all’<strong>AIAS </strong>e il movimento <strong>Forza d’Urto</strong>. Manifestazioni e blocchi per rivendicare: la riduzione del costo del carburante, la protezione della produzione agricola siciliana dalla concorrenza extracomunitaria, un miglioramento delle<span id="more-29192"></span> infrastrutture (strade, ferrovie, porti, aeroporti), la riduzione delle tariffe aeree, un intervento su Equitalia e sulle cartelle esattoriali. <strong></strong></p>
<p><strong>In una situazione di crisi generalizzata,</strong> queste manifestazioni, in prima battuta, sembrano esprimere una grande preoccupazione per ciò che sta accadendo e mobilitano, anche, cittadini giustamente angosciati per il loro futuro. In una regione, la Sicilia, che, peraltro, ha progressivamente perso insediamenti industriali (per ultimo Termini), posti di lavoro e che vede ancora tantissimi giovani emigrare in cerca di occupazione.</p>
<p>Certo, <strong>sarebbe utile riflettere sul perché si è giunti al disastro attuale,</strong> tanto più in una terra che è stata particolarmente generosa nel sostenere Berlusconi (la crisi non c’è, i ristoranti sono pieni) e le sue coalizioni. Così come sarebbe utile riflettere sul funzionamento della politica regionale, sempre più letteralmente controllata dal presidente Lombardo, ieri fedele alleato del PDL e della Lega Nord, oggi legato alle forze del “TerzoPolo”.</p>
<p>Sarebbe anche importante ragionare sulle politiche del <strong>governo Monti</strong> (sostenuto da PDL, PD e Terzo Polo) che, almeno per quanto riguarda il prelievo fiscale, continua a colpire principalmente il lavoro dipendente, in un Paese dove i gioiellieri dichiarano redditi inferiori a quelli degli operai.</p>
<p>In sostanza, una contestazione consapevole della situazione attuale non dovrebbe prescindere da un’analisi accurata del quadro generale, altrimenti <strong>si individuano obiettivi allettanti ma non praticabili</strong>, si fa solo demagogia, populismo, fatto tanto più grave, data la consistenza della crisi.</p>
<p>Ma i promotori di queste manifestazioni non dicono una sola parola su tutto questo. <strong>Nelle pagine Fb di questi movimenti si leggono solo proclami volutamente generici</strong>, ‘validi’ per tutte le stagioni “il movimento dei Forconi è un Movimento di agricoltori, imprenditori agricoli, commercianti, artigiani, è un <strong>Movimento Apartitico</strong> che fa gli interessi esclusivamente delle categorie interessate e che non ha appartenenze a nessun colore politico. Il Movimento dei Forconi è molto attento a quei Movimenti che sostengono in modo disinteressato quelle che sono le problematiche che il Movimento porta avanti nell&#8217;interesse della Collettività, sia di destra che di sinistra: lottiamo per i bisogni del popolo”.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-YhnBgwqRqKo/TxfvVx3-CYI/AAAAAAAAJVs/lrvgZaJp-jQ/s265/0F%252520Martinoo-Morsello_fondo-magazine_cr.jpg" alt="" width="139" height="186" />Parole subito smentite dalla puntuale presenza nelle manifestazioni dei neofascisti di “<strong>Forza Nuova</strong>”. Ma smentite soprattutto dalle biografie delle tre persone indicate come responsabili del Movimento dei Forconi.  Secondo <a href="http://www.ilclandestino.info/" target="_blank">Il Clandestino</a>,  <strong>Martino Morsello</strong> è stato “assessore a Marsala negli anni ’80 per il Psi. Candidato alle elezioni regionali del 2008 per una lista collegata a Raffaele Lombardo [infine] incrocia la strada dei “Responsabili” di Scilipoti, divenendone responsabile nazionale del dipartimento agricoltura”.</p>
<p>Né mancano sue dichiarazioni (luglio 2011) come questa sull’ultima finanziaria del governo <strong>Berlusconi</strong> che svelano sino in fondo gli orientamenti del nostro  “Nella manovra della finanziaria il governo Berlusconi salva più di un milione di aziende agricole sull’orlo del fallimento”.</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh5.googleusercontent.com/-TU2lasP1Pk8/Txf7HlSfaeI/AAAAAAAAJWE/AvLBlYLuiAc/s340/mariano-mpa.jpg" alt="" width="232" height="238" />Secondo <a href="http://www.linkiesta.it/" target="_blank">Linkiesta</a>,  &#8220;<strong>Mariano Ferro,</strong> [è un] ex sostenitore attivo del Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo. Nel luglio scorso, durante l’assemblea regionale del partito di Lombardo, Ferro è addirittura intervenuto chiedendo concretezza al governatore siciliano.</p>
<p><strong>Giuseppe Scarlata</strong>, il terzo fondatore dei “forconi”, non ha mai nascosto nel corso degli anni simpatie democristiane”.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-UpWmXc9VQTA/Txfs_9ajL0I/AAAAAAAAJUc/qAgYMAjvf8E/s359/0C%252520Onofrio%252520Carruba%252520Toscano.jpg" alt="" width="172" height="129" />Ci si chiede: <strong>quale credibilità</strong> possono avere simili personaggi quando urlano contro la politica corrotta, contro i politici che sono tutti ladri, come si sente nei cortei, o contro Lombardo e i 90 pezzenti della Regione Siciliana (come afferma, indignato, in un video<strong> Onofrio Carruba Toscano,</strong> il cui nome è talvolta preceduto dal titolo di duca)?</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-rLytcGESLUs/Txfs_Xm-oNI/AAAAAAAAJUY/fiS9LJ4bTJg/s244/0B%252520Maurizio%252520Zamparini01.jpg" alt="" width="171" height="128" />Colpisce inoltre il rapporto di solidarietà che intercorre tra <strong>Maurizio Zamparini</strong> (avete letto bene, il presidente del Palermo calcio) e questi movimenti. Secondo Wikipedia Zamparini “è un imprenditore in settori diversificati, ma la sua attività principale è la gestione delle risorse finanziarie[…] In pratica fonda o acquista aziende, che avvia alla grande distribuzione per poi venderle. <strong>Possiede</strong> in Sicilia <strong>alcuni centri commerciali</strong>, e a novembre 2009 sono iniziati i lavori per farne sorgere un altro a Palermo”.</p>
<p>Il paradosso è che nelle manifestazioni Zamparini, come i “Forconi”, si scaglia contro la <strong>grande distribuzione</strong> che rende i figli dei siciliani disoccupati e ruba risorse all’isola.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/-zCu0GJrixdY/TxftAPSr8QI/AAAAAAAAJVo/LOpubhst3Gg/s652/0D%252520Il%252520presidente%252520dell%252527Aias%252520Giuseppe%252520Richichi%252520e%252520il%252520leader%252520del%252520Movimento%252520dei%252520Forconi%252520Mariano%252520Ferro_cr.jpg" alt="" width="247" height="185" />Un discorso a parte, ma lo faremo in seguito, merita anche l’AIAS di Giuseppe Richichi. In sostanza <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />appare in tutta evidenza il tentativo di questi “<strong>orfani di Berlusconi</strong>”, di cavalcare strumentalmente il disagio e il grave, e oggettivo, malessere che attraversa la nostra isola, facendo finta di voler cambiare tutto, perché nulla cambi. I siciliani non meritano tutto questo.</p>
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		<title>Gli ambientalisti a Monti: &#8220;Bocci quel ponte&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 06:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[245 pagine per dire a Monti di bocciare il ponte sullo Stretto. Il dossier, che è anche un grido d&#8217;allarme, è stato presentato lo scorso 20 dicembre da un gruppo di associazioni ambientaliste, Fai, Italia Nostra, Legambiente, Man-Associazione mediterranea per la Natura e Wwf. In esso sono illustrate serie e puntuali osservazioni al progetto del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgtoggle left"><img class="small big alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-H5HCkuGZ9Qc/TH6OuydFpQI/AAAAAAAAATU/ls_9XuNBt-s/s800/b5k4k4%25255B1%25255D.jpg" alt="" width="260" height="145" /></div>
<p>245 pagine per dire a Monti di bocciare il ponte sullo Stretto. Il <strong>dossier</strong>, che è anche un grido d&#8217;allarme, è stato presentato lo scorso 20 dicembre da un gruppo di associazioni ambientaliste, <strong>Fai, Italia Nostra, Legambiente, Man-Associazione mediterranea per la Natura e Wwf. </strong>In esso sono illustrate serie e<span id="more-28551"></span> puntuali osservazioni al progetto del Ponte, millantato come definitivo, elaborate da 30 esperti e docenti universitari di varie discipline.</p>
<p>Ma già precedentemente, il 10 novembre, era stata inviata al ministero dell&#8217;Ambiente una<strong> diffida relativa al correttezza del documento di Valutazione d’impatto ambientale </strong>dello stesso progetto.</p>
<p>Il dossier è stato accompagnato da <strong><a href="http://www.italianostra.org/wp-content/uploads/11_12_20_Comunicato-Stampa_Ambientalisti_Ponte-sullo-Stretto_.pdf" target="_blank">un appello al Governo </a></strong>con cui <strong>si chiede formalmente “il rigetto del progetto definitivo </strong>del ponte sullo Stretto di Messina redatto dalla Stretto di Messina SpA (Concessionaria interamente pubblica) e da Eurolink (General Contractor -GC, con a capofila Impregilo), che costa 66 milioni di euro di fondi pubblici (come previsto nel contratto tra concessionaria e GC), per degli <strong>elaborati</strong> che, a giudizio delle associazioni ambientaliste, risultano essere <strong>estremamente carenti</strong> sia dal punto di vista tecnico che dell’impatto ambientale, naturalistico, paesaggistico e idrogeologico, ed evitando così di superare il <strong>punto di non ritorno</strong> che obbligherebbe lo Stato a versare altri 56 milioni di euro per il progetto esecutivo e a pagare penali fino a 425 milioni di euro nel caso dell’avvio anche di un solo cantiere per l’opera principale o delle opere connesse.”</p>
<p>Non si manca di sottolineare che, in un momento in cui si è costretti a tagliare <strong>risorse </strong>per le esigenze più quotidiane, si rischia di congelarne un’ingente quantità <strong>per un solo progetto, il cui costo aumenta di anno in anno</strong> (solo dall’aprile 2010 al luglio 2011 si è passati da 6,3 ad 8,5 miliardi di euro: + 34%), mentre sarebbe molto più ragionevole impiegarle per uno sviluppo reale del Mezzogiorno, per il risanamento del suo territorio e per interventi di adeguamento e ammodernamento delle infrastrutture esistenti, a cominciare dal potenziamento delle ferrovie siciliane e dal completamento dei lavori dell’A3 Salerno-Reggio Calabria e della SS106 Ionica.</p>
<p>Sarebbe lungo elencare in una breve nota tutte le <strong>osservazioni di natura strettamente tecnico-ingegneristica </strong>che il gruppo di lavoro ha elencato e descritto nel documento.</p>
<p>La constatazione che la <strong>procedura di VIA speciale per le infrastrutture strategiche non è stata rispettata</strong> perché l’opera in fase di progettazione ha subito modifiche sostanziali sia sotto il profilo dello sviluppo verticale (le torri sono state rialzate sino a circa 400 metri, rispetto ai 382,6 metri del progetto preliminare), che dell’orientamento lineare (si tratta di un ponte sospeso a campata unica di 3,3 km di lunghezza, il cui blocco di ancoraggio è stato spostato di 10 metri con conseguente differimento delle fondazioni sui versanti siculo e calabro, e rotazione dei pilastri e della struttura principale), come dello sviluppo orizzontale (modifica strutturale e dell’inclinazione dell’impalcato).</p>
<p>Viene evidenziato anche che la larghezza dell&#8217;impalcato è enormemente maggiore di quella necessaria al flusso di traffico e che sono totalmente <strong>false e contrarie all&#8217;andamento degli ultimi anni le previsioni di traffico</strong>.</p>
<p>Si passa poi a denunciare la<strong> mancata valutazione di incidenza che il Ponte avrebbe sulla fauna e sugli habitat</strong>, essendo l’area dello Stretto un’ecozona importantissima sia per la migrazione degli uccelli, sia per il passaggio dei cetacei e di molte specie di pesci pelagici.</p>
<p>Il progetto <strong>manca poi di un quadro di dettaglio di opere connesse essenziali </strong>quali la stazione di Messina e i raccordi ferroviari sul versante calabro e presenta gravi carenze riguardo alle descrizioni delle componenti <strong>geosismotettoniche</strong> in una delle zone a più elevato rischio sismico del Mediterraneo.</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
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</ul>
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<p>Si mette ancora in evidenza<strong> l’assenza del Piano Economico Finanziario </strong>per <strong>un’opera </strong>che, oltre ad essere inutile è anche <strong>sovradimensionata</strong>, poiché sarà utilizzata a regime in una percentuale compresa tra il 10 e il 15% della propria capacità, mentre d’altra parte si finge di ignorare che essa è stata <strong>cancellata lo scorso ottobre dalla lista dei dieci corridoi delle Reti transeuropee </strong>(TEN-T) di trasporto su cui punta l’Unione Europea entro il 2030, poiché ritenuta non sostenibile per l’elevatissimo impatto ambientale, sociale ed economico e inutile per la mobilità del Paese.</p>
<p>L’invito è rivolto direttamente al <strong>premier </strong>nella sua veste di<strong> coordinatore del CIPE </strong>– Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica – e chiede “che il Comitato consideri il <strong>progetto </strong>definitivo del ponte, a proprio insindacabile giudizio,<strong> non meritevole di approvazione </strong>(…) senza che il Contraente generale possa avanzare richieste per il riconoscimento di maggiori compensi e/o pretese, c chiedendo, conseguentemente, che la Stretto di Messina SpA <strong>receda dal contratto pagando solo le spese sino a quel momento sostenute</strong> dal General Contractor.”</p>
<p>Ci fa particolarmente piacere notare come questo autorevole documento riprenda buona parte delle <strong>osservazioni </strong>che, in parecchi interventi precedenti, sono state <strong>da noi proposte</strong>. Il nostro auspicio è che questo nuovo governo porga l&#8217;orecchio al <strong>grido di allarme </strong>che finalmente è stato sollevato anche da ambienti non sospettabili di ideologia.</p>
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		<title>Catania distratta ignora &#8220;All&#8217;armi siam fascisti&#8221;</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/12/27/catania-distratta-ignora-allarmi-siam-fascisti/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 06:20:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Che sia uno dei migliori film di montaggio sul fascismo, ai catanesi poco importa. Ora è in dvd ma nel web è introvabile, o quasi. &#8220;All&#8217;armi siam fascisti&#8221; di Lino Del Fra, Cecilia Mangini e Lino Micciché, racconta un arco di tempo che va dall&#8217;inizio del Novecento ai fatti di Genova e di Roma nel 1960; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-yvZjlRgp3Gc/Tvj9GOpAlnI/AAAAAAAAIoY/iJJ9SSR2Bhc/s449/allArmiSiamFascisti.jpeg" alt="" width="279" height="404" />Che sia <strong>uno dei migliori film di montaggio sul fascismo</strong>, ai catanesi poco importa. Ora è in dvd ma nel web è introvabile, o quasi. <strong>&#8220;All&#8217;armi siam fascisti&#8221; di Lino Del Fra, Cecilia Mangini e Lino Micciché</strong>, racconta un arco di tempo che va dall&#8217;inizio del Novecento ai fatti di Genova e di Roma nel 1960; del fascismo si indicano le cause, l&#8217;appoggio del capitalismo agrario e industriale, le radici europee, le complicità, gli errori degli avversari.</p>
<p>Il commento, bellissimo, è di <strong>Franco Fortini</strong>, tra gli intellettuali del Novecento, uno dei più poliedrici e raffinati. Le voci sono Giancarlo Sbragia, Emilio Cigoli, Nando Gazzolo. Presentato per la prima volta alla <strong>Mostra del cinema di Venezia nel 61</strong>, il film fu congelato poi dalla censura, soprattutto perché<span id="more-28581"></span> mostrava in modo incontrovertibile la connivenza tra Chiesa e regime.Ma non solo. Fu appena tollerato dai dirigenti socialisti, pur essendo stato prodotto da una sigla vicina a quegli ambienti, e fu malvisto dai vertici del Pci, visto che anche Stalin non ne esce bene.</p>
<p><strong>Condannato a destra e ostracizzato a sinistra</strong>, la Rai non lo ha mai trasmesso. E per quanto riguarda le reti commerciali, fa eccezione solo Telemontecarlo che lo ha mandato in onda nel 94. Dava fastidio a tutti, insomma, e per qualche anno circolò quasi clandestinamente nelle sale dei cineclub. Chi vi assisteva era fatto spesso oggetto di <strong>aggressioni da parte dei neofascisti</strong>. Come a Roma, nel &#8217;62, quando all&#8217;uscita dal cinema Quattro fontane, i missini lanciarono dalla loro sede posta al piano di sopra, sedie sugli studenti, alla fine della proiezione: ci furono sei feriti e decine di contusi. Noi, abbiamo trovato &#8220;All&#8217;armi siam fascisti&#8221; e ve lo riproponiamo.</p>
<p>A <strong>Catania, </strong>presentato dall<strong>&#8216;Anpi</strong>, l&#8217;associazione dei partigiani italiani, il film è stato proiettato, gratuitamente, il 20 dicembre scorso, nell&#8217;<strong>auditorio del Benedettini</strong>. Presenti pochissimi spettatori. Forse a causa delle festività incombenti, forse per l&#8217;orario pomeridiano della<img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /> proiezione, forse, solo perché <strong>Catania è una città sciatta e distratta</strong>. Che non sa o non vuole ricordare perché si rifiuta di pensare. &#8220;All&#8217;armi siam fascisti&#8221; è un documentario in bianco e nero; dura un&#8217;ora e quarantacinque minuti che scorrono via in un battibaleno. Molto meglio i cinepanettoni che durano più o meno altrettanto ma fanno sorridere e non riflettere.</p>
<p><a href="http://youtu.be/Wd1vuH8d9DU">All\&#8217;armi siam fascisti</a></p>
<p><iframe width="600" height="450" src="http://www.youtube.com/embed/Wd1vuH8d9DU?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Non tornino alla mafia i beni confiscati</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/12/22/non-tornino-alla-mafia-i-beni-confiscati-alla-mafia/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 05:43:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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		<category><![CDATA[Centro studi 'Pio La Torre']]></category>
		<category><![CDATA[Consorzio Sviluppo e Legalità]]></category>

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		<description><![CDATA[Da pochi giorni è stata inaugurata, alla presenza del neoministro degli Interni Anna Maria Cancellieri, la sede palermitana dell&#8217; Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati . Nel pomeriggio dello stesso giorno si è svolta in Prefettura la cerimonia di assegnazione alla Regione Siciliana del Fondo Verbumcaudo, un terreno di circa 150 ettari, da 24 anni confiscato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da pochi giorni è stata inaugurata, alla presenza del neoministro degli Interni Anna Maria Cancellieri, la <strong>sede palermitana dell&#8217; <a href="http://www.benisequestraticonfiscati.it/AgenziaNazionale/beniConfiscati.html" target="_blank">Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati </a>.</strong></p>
<p>Nel pomeriggio dello stesso giorno si è svolta in Prefettura la cerimonia di assegnazione alla Regione Siciliana del <strong>Fondo<img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-2h8JY1z0QNc/TuvSe4qAkyI/AAAAAAAAIhc/U0WMQ6PlV9w/s333/beni%252520confiscati.jpg" alt="" width="333" height="151" /> Verbumcaudo</strong>, un terreno di circa 150 ettari, da 24 anni confiscato al boss Michele Greco, ma rimasto imbrigliato in una complicata serie di passaggi burocratici, prima di arrivare all’attuale conclusione che<span id="more-28348"></span> ne vedrà l’assegnazione <strong>al Consorzio Sviluppo e Legalità</strong>.</p>
<p>Quasi contemporaneamente il Governo ha approvato tre regolamenti che conferiscono <strong>un assetto definitivo all&#8217;Agenzia</strong>, chiudendo in tal modo la fase transitoria e consentendo ad essa di coadiuvare a pieno regime l&#8217;Autorità&#8217; giudiziaria dal momento del sequestro dei beni fino alla confisca definitiva.</p>
<p>Non si era ancora spenta l’eco di questi avvenimenti, particolarmente significativi nel quadro dell’impegno delle istituzioni nella lotta alla mafia, che è divampata <strong>una strana polemica </strong>a partire dalla tavola rotonda svoltasi a Palazzo dei Normanni nell&#8217;ambito del convegno sull&#8217;utilizzo dei beni confiscati alla mafia, promosso dal <a href="http://www.sviluppolegalita.it/" target="_blank">Consorzio Sviluppo e Legalità</a>.</p>
<p>Nel corso del suo intervento <strong>il prefetto di Palermo Umberto Postiglione </strong>ha asserito che è ormai tempo di cominciare a pensare alla <strong>vendita dei beni sequestrati mettendoli all’asta,</strong> in quanto l’impossibilità di fare investimenti per il loro recupero a causa della crisi economica e della mancanza di fondi rischia di far restare inutilizzate molte di queste proprietà.</p>
<p>&#8220;Vendiamo all&#8217;asta le tante proprietà inutilizzate confiscate ai mafiosi – ha concluso il prefetto di Palermo &#8211; se poi se le ricomprano loro vuol dire che gliele confischeremo di nuovo.” Certo, da un alto funzionario dello Stato ci si potrebbero aspettare ragionamenti più lungimiranti e meno semplicistici.</p>
<p>Opinione analoga era stata precedentemente espressa dal prefetto Caruso, direttore dell&#8217;Agenzia, sia pure limitatamente al caso in cui gli enti territoriali non siano interessati. Parzialmente diverso è invece il caso della aziende confiscate perché, se restano non operative sul mercato troppo a lungo, il rischio del fallimento è più facile.</p>
<p>Secondo <strong>Silvana Saguto</strong>, presidente della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, occorrerebbe invece<strong> riassegnare il bene al territorio </strong>dove è stato confiscato per realizzare opere di pubblica utilità.</p>
<p>Da un punto di vista strettamente economico, la proposta di Postiglione ha una sua logica, quando si pensi che il valore totale dei beni confiscati in Italia è di <strong>33 miliardi di euro</strong>, e di essi la Sicilia detiene il 45%. Se ne potrebbe ricavare una quantità di risorse non indifferente, da convogliare verso tante altre urgenze e necessità.</p>
<p>Ma la questione non è solo economica. Vendere questi beni solo per fare cassa significa soprattutto <strong>sminuire il valore morale, culturale e politico della stessa azione della confisca</strong>: pur nella trasparenza dei bandi e dei controlli, sancirebbe l’impotenza dello Stato a perseguire il fine prioritario previsto dalle leggi Rognoni-La Torre e 109/96.</p>
<p><strong>Decisamente contrario alla proposta </strong>si è infatti dichiarato il <strong><a href="http://www.piolatorre.it/news/read-art.asp?id=354" target="_blank">Centro Pio La Torre </a></strong>che, a firma del sua presidente Vito Lo Monaco e parlando anche a nome di molte componenti sociali e istituzionali dell’antimafia, ha lanciato<strong> un appello </strong>al ministro della Giustizia, Paola Severino, e al prefetto Giuseppe Caruso.</p>
<p>In esso si sostiene appunto che in tal modo <strong>verrebbero vanificati soprattutto lo spirito e le priorità fissate dalla legge Rognoni-La Torre </strong>e della legge 109/1996 che sono orientate al “riuso per fini sociali dei beni confiscati onde dimostrare che l’Antimafia risarcisce la società danneggiata dall’esproprio mafioso”.</p>
<p>E’ appena intuitivo, si sostiene inoltre, che la vendita all’asta di questi beni sia “il modo più semplice per <strong>consentire ai boss di ritornare nel possesso di quanto loro tolto</strong> grazie a semplici prestanome”.</p>
<p>D&#8217;altra parte &#8220;l’Assessore regionale Gaetano Armao&#8221;, si legge ancora nella lettera, &#8220;ha dichiarato che <strong>la Regione Siciliana paga all&#8217;amministrazione giudiziaria sei milioni di euro per gli affitti dei beni confiscati in suo uso</strong>, di cui solo tre milioni per due assessorati a Palermo. Immaginiamo che questi milioni di euro vadano nella loro destinazione finale nelle casse del Tesoro per una parte, per un’altra in quelle del Fondo unico della Giustizia dal quale qualcosa sarà stornata alla Sicilia.&#8221;</p>
<p>Da tempo l&#8217;assessore all&#8217;Economia chiede che <strong>le Regioni siano sgravate di questi oneri </strong>per gli immobili confiscati e assegnati al demanio dello Stato: &#8221;è come se il territorio venisse penalizzato due volte: la prima volta quando il bene è stato acquistato con modalita&#8217; illecite e la seconda con l&#8217;attribuzione del ricavato della vendita allo Stato.&#8221;</p>
<p>Una<strong> ipotesi concreta</strong> è venuta dal parlamentare regionale<strong> Salvino Caputo </strong>il quale, pur riconoscendo che questi beni rischiano di rimanere inutilizzati in quanto i comuni non hanno disponibilità economiche per ristrutturarli in funzione del riutilizzo, <strong>propone l&#8217;istituzione di un fondo di rotazione </strong>che metta a disposizione dei Comuni adeguate risorse finanziarie in modo da permettere loro di gestire ed utilizzare i beni confiscati.</p>
<p>Forse è questa la direzione verso cui bisogna muoversi: trovare <strong>soluzioni praticabili ed efficaci</strong>, anche mettendo a frutto gli appositi e consistenti fondi europei e statali che non sono ancora stati spesi, perchè il riappropriarsi con la confisca del maltolto si trasformi in <strong>servizi, scuole e nuove occasioni di lavoro</strong>.</p>
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		<title>Ciaccia, viceministro al Ponte sullo Stretto</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 05:11:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ormai tutti hanno capito che il ponte sullo Stretto fa parte contemporaneamente del capitolo degli sprechi e di quello dei progetti irrealizzabili. Insomma degli incubi. Tutti, tranne Mario Ciaccia, neo viceministro dell’Economia, delle infrastrutture e dei trasporti, amministratore delegato e direttore generale di BIIS &#8211; Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo (gruppo Intesa Sanpaolo), nonchè collega [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/-4URmVmFPhFs/Tt-LKl4oqCI/AAAAAAAAIW8/DCI30LhzERU/s300/bridge-money-04.jpg" alt="" width="300" height="265" />Ormai tutti hanno capito che il <strong>ponte sullo Stretto</strong> fa parte contemporaneamente del capitolo degli sprechi e di quello dei progetti irrealizzabili. Insomma degli incubi. Tutti, tranne <strong>Mario Ciaccia, neo viceministro dell’Economia</strong>, delle infrastrutture e dei trasporti, amministratore delegato e direttore generale di <strong>BIIS &#8211; Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo</strong> (gruppo Intesa Sanpaolo), nonchè collega di governo del chiacchierato <strong>Corrado Passera</strong>, “ex” consigliere delegato di Intesa Sanpaolo. <strong>Antonio Mazzeo</strong>, a tale proposito, ha<span id="more-28127"></span> raccolto nel suo blog una serie di interessanti citazioni storiche con il titolo &#8220;<a href="http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2011/12/quel-viceministro-banchiere-del-ponte.html#links" target="_blank">Quel viceministro banchiere del Ponte</a>&#8220;.</p>
<p>“Penso che il Ponte sullo Stretto di Messina possa essere un ulteriore incubatore di sviluppo e di crescita per un’area di importanza strategica per tutto il paese”, ebbe a dire Ciaccia, nel non troppo lontano 2009, partecipando a un convegno promosso a Roma da Banca Intesa su “<strong>Federalismo, infrastrutture e turismo per il rilancio del sistema Italia”</strong>. In quell&#8217;assise, alla quale partecipò il fior fiore del <strong>PDL</strong>, da Schifani alla Brambilla, fu annunciata la costituzione del fondo d’investimento <strong>Marguerite</strong>, destinato alle “infrastrutture strategiche europee”.</p>
<p>Il ponte è un chiodo fisso per il neo-viceministro. Presidente di <strong>ARCUS </strong>(la società a capitale pubblico che avrebbe dovuto investire il 3% delle risorse della famigerata legge Obiettivo in iniziative culturali e artistiche nei territori investiti dai lavori per le megainfrastrutture), Mario Ciaccia,  attraverso l&#8217;associazione <strong>Civita</strong> della quale è membro del comitato direttivo, aveva avviato la programmazione di uno studio sulle “possibili connessioni e collegamenti per far divenire il Ponte di Messina un’opportunità di sviluppo per il turismo e per i beni culturali della Sicilia e della Calabria”. Gli interventi da finanziare sarebbero serviti per creare musei, parchi archeologici e “percorsi culturali e paesaggistici”, centri di accoglienza per turisti, parchi commerciali e alberghi, ristoranti e negozi, &#8220;alcuni dei quali issati sulle due torri alte 382 metri poste ai lati della campata”. “Il Ponte sullo Stretto -diceva Ciaccia- costituirà occasione preziosa per un progetto-pilota di bacino culturale che nel tempo avrà effetti durevoli sul contesto sociale, economico e culturale del territorio, una nuova realtà per catturare quel turismo culturale che gli esperti segnalano in grande sviluppo”.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/-ZOjSs27JAdc/Tt-NhZ8SmkI/AAAAAAAAIXc/G8i9sExEuDw/s337/111207%252520Mario%252520Ciaccia.jpg" alt="" width="250" height="337" /><strong>Qualche ombra</strong>, per la verità, la intravedeva lo stesso Ciaccia: “Il Ponte è una grande opera che però comporterà lo sconvolgimento del territorio e bisognerà attutirne l’impatto. Ma con i lavori potranno venire alla luce nuove realtà e sarà un’occasione irripetibile per fare riscoprire quel territorio. Con la possibilità di mettere a sistema una serie di beni culturali tra Calabria e Sicilia…”.</p>
<p>Proprio BIIS, Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo, diventa, intanto, capofila del pool di banche che ha rilasciato la <strong>garanzia fideiussoria</strong> per la partecipazione alla gara ad Eurolink, il consorzio d’imprese aggiudicatario dell’appalto del Ponte (linee di credito per 350 milioni di euro). Il 21 luglio 2009 il suo amministratore rassicurava: “Sono stati stanziati 1,3 miliardi e noi siamo pronti a mettere quello che serve e poi eventualmente a sindacarlo”.</p>
<p>Sempre pronto a mettere mano al portafogli. Ciaccia lo ribadì anche un anno dopo al <strong>convegno pro-Ponte</strong>, organizzato dall’Ordine degli Ingegneri della provincia di Catania: “I soldi ci sono e da molto tempo. Il mondo bancario ha bisogno solo di certezze operative che solo la politica può dare”. E ancora, intervistato da Specchio Economico, prendeva le difese dell&#8217;opera avversata da più parti: “Al di là</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
<p class="title">alcuni degli articoli correlati su argocatania.org</p>
<ul>
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<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/05/20/il-ponte-sullo-stretto-e-la-moltiplicazione-dei-costi/" target="_blank">Il ponte sullo stretto e la moltiplicazione dei costi &#8211; <em>20.05.2011</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/05/16/no-al-ponte-sullo-stretto-si-alla-difesa-del-territorio/" target="_blank">No al Ponte sullo Stretto, sì alla difesa del territorio &#8211; <em>16.05.2011</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/01/17/il-ponte-che-divide/" target="_blank">Il Ponte che divide &#8211; <em>17.01.2011</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/08/24/il-ponte-e-una-chimera-la-dismissione-dei-traghetti-e-quasi-realta/&lt;br &gt;&lt;/a&gt;" target="_blank">Il ponte è una chimera, la dismissione dei traghetti è (quasi) realtà &#8211; 24 agosto 2010</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/07/21/assalto-al-ponte-che-non-ce/" target="_blank">Assalto al ponte (che non c’è) &#8211; 21 luglio 2010</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/06/15/i-padrini-del-ponte/" target="_blank">I Padrini del Ponte &#8211; 15 giugno 2010</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/06/09/metropolitana-del-mare-novita-sullo-stretto/" target="_blank">Metropolitana del mare: novità sullo Stretto &#8211; 9 giugno 2010</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/01/28/ponte-sullo-stretto-perche-dire-no-4/" target="_blank">Ponte sullo Stretto: perchè dire no (4) &#8211; 28 gennaio 2010</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/01/14/ponte-sullo-stretto-perche-dire-no-3/" target="_blank">Ponte sullo Stretto: perchè dire no (3) &#8211; 24 gennaio 2010</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/12/17/ponte-sullo-stretto-perche-dire-no-2/" target="_blank">Ponte sullo Stretto: perchè dire no (2) &#8211; 17 dicembre 2009</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/12/10/ponte-sullo-stretto-quello-che-dovremmo-sapere-parte-prima/" target="_blank">Ponte sullo Stretto: perchè dire no (1) &#8211; 10.12.2009</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/10/05/morire-sotto-il-ponte/" target="_blank">Morire sotto il ponte &#8211; 5 ottobre 2009</a></li>
</ul>
</div>
<p>delle valutazioni di parte, al Ponte sullo Stretto partecipano grandi costruttori italiani e noi abbiamo il dovere di essere presenti perché le nostre imprese non si sentano sole. Se poi il nuovo Governo bloccasse l’opera, probabilmente vi sarebbero <strong>penali da pagare</strong> a chi si è aggiudicato l’appalto. Per ora abbiamo rilasciato fidejussioni e linee di credito che, ovviamente, hanno un costo. Come ha un costo il fatto che un’impresa si sia dedicata anche finanziariamente e tecnicamente a un’opera invece che a un’altra”. Insomma, cornuti e mazziati, come direbbe Di Pietro.</p>
<p>Ma non basta. Aggiunge Mazzeo: &#8220;Sotto la direzione del neo-viceministro dell’Economia, delle infrastrutture e dei trasporti, la banca ha finanziato grandi progetti in Italia ed all’estero dal valore complessivo di oltre 30 miliardi di euro&#8221;. Ciaccia è anche <strong>arranger</strong> (parola che già di suo fa pensare al peggio) di alcuni dei più discutibili programmi destinati alla Sicilia, come il “miglioramento dell’adozione idrica” di Siciliacque Spa (investimenti per 564 milioni) e la realizzazione dei termovalorizzatori da parte di un pool d’imprese a guida Falck (1,2 miliardi) e Sicil Power (450 milioni).</p>
<p>Altro importante settore d’intervento della banca di Ciaccia è la cosiddetta “<strong>cartolarizzazione dei crediti sanitari</strong>”, attraverso l’emissione di obbligazioni costruite sui crediti vantati da aziende del settore nei confronti delle Regioni (in prima fila Abruzzo, Molise, Lazio, Campania e Sicilia). Cosa succederà quando ipoteche e cambiali andranno a riscossione?</p>
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		<title>Le scatole cinesi del federalismo</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 04:40:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E, adesso, il federalismo ? Cosa rimane dell’imponente costruzione realizzata in questi anni, sotto la spinta dell’iniziativa politica e ministeriale della Lega, ora che questa non è più al governo, e si ritrova da sola all’opposizione del governo Monti ? Diciamo subito che il processo legislativo avviato con la legge 42 del 2009 è complesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E, adesso, il federalismo ? <strong>Cosa rimane</strong> dell’imponente costruzione realizzata in questi anni, sotto la spinta dell’iniziativa politica e ministeriale <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-NV073hb2sY0/Tt0L2FgRluI/AAAAAAAAIWE/63p81BcKAek/s227/federalismo3.jpg" alt="" width="222" height="227" />della Lega, ora che questa non è più al governo, e si ritrova da sola all’opposizione del governo Monti ?</p>
<p>Diciamo subito che il processo legislativo avviato con la legge 42 del 2009 è <strong>complesso</strong> e, indipendentemente dalla crisi del governo Berlusconi, potrà completarsi solo dopo alcuni anni. Infatti, la legge si limita a stabilire dei principi generali, e affida ad <strong>ulteriori atti normativi</strong> (decreti legislativi emanati dal Governo, previo parere delle<span id="more-28049"></span> Camere) la concreta attuazione di tali principi.</p>
<p>A loro volta, come spesso accade con questa tecnica legislativa, questi decreti legislativi, come in una costruzione di scatole cinesi, prevedono l’emanazione di<strong> ulteriori norme </strong>(decreti ministeriali e interministeriali) <strong>per la disciplina di questioni tecniche</strong>, <strong>dalle quali, però dipende l’effettiva operatività</strong> e attuazione dei principi generali.</p>
<p>La prima fase, quella dei decreti legislativi, si è appena conclusa. Il termine originario, il 21 maggio 2011, perché il governo completasse l’emanazione dei decreti legislativi, è stato, infatti, <strong>spostato di sei mesi</strong>, al 21 novembre 2011. Questo termine spiega perché il primo atto del governo Monti, alcune ore dopo la fiducia delle Camere, è stato quello di emanare un decreto legislativo (quello su Roma capitale) attinente all’attuazione di una <strong>delega</strong> prevista nella legge sul federalismo fiscale.</p>
<p>Complessivamente sono stati emanati 9 decreti legislativi. Soltanto nei primi 5, si contavano <strong>ben 67 decreti ministeriali da predisporre</strong>. I nuovi ministri avranno, quindi, un bel da fare per potere proseguire il lavoro di costruzione del federalismo fiscale.</p>
<p>Nel frattempo, non è trascurabile l’effetto che le varie manovre finanziarie  producono sul federalismo. Esse impongono una <strong>pesante stretta alla finanza degli enti locali</strong> e delle regioni. Il loro contributo alla riduzione dell’indebitamento netto del settore pubblico è previsto, tra il 2011 e il 2014, nella misura di oltre 40 miliardi di euro. Con questi tagli <strong>rimane ben poca autonomia da esercitare</strong>, siamo fortunati se si riesce a garantire la mera sopravvivenza.</p>
<p>Ma i tagli non sono tutto e, forse, nemmeno l’aspetto più lesivo del federalismo. Le manovre, infatti, sono state decise in modo centralistico, <strong>senza un coinvolgimento attivo</strong> di enti locali e regioni, nonostante la legge 42 preveda un coordinamento tra Stato e autonomie, da realizzarsi attraverso la Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica. Peccato che essa non  sia stata insediata !</p>
<p>A proposito di federalismo, il nuovo governo pensa di <strong>reintrodurre l’ICI</strong>. I manuali di finanza pubblica ci insegnano che, laddove si voglia attribuire una qualche forma di <strong>autonomia tributaria agli enti locali</strong>, lo strumento preferibile è quello dell’imposta immobiliare. E così si comportano molti paesi. In Italia, soltanto la demagogia elettorale, tanto più grave perché proveniva da chi rivendicava il federalismo, ha potuto portare all’abolizione dell’ICI sulla prima casa.</p>
<p>Essa ha <strong>indebolito la responsabilizzazione degli amministratori locali</strong>, il contrario di ciò che si vuole ottenere con il federalismo. Studi recenti hanno stimato che, a causa dell’abolizione dell’ICI, nei Comuni, tra il 2007 e il 2009, si è <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />registrato un aumento medio della spesa di circa l’1%, con punte più elevate nei grandi Comuni. Ben venga, allora, la reintroduzione dell’ICI, con buona pace dei “pasdaran” del federalismo.</p>
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		<title>La Sicilia bistratta i Fondi europei</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 05:16:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attività produttive]]></category>
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		<category><![CDATA[Regone Sicilia]]></category>

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		<description><![CDATA[Perché la Sicilia, assieme alle altre Regioni meridionali, continua a impegnare solo una piccola parte (655 milioni ) dei fondi europei a disposizione (2,1 miliardi) e a spenderne ancora meno (78 milioni)? Eppure spesso leggiamo sui giornali proclami dei nostri governatori che lamentano la riduzione delle disponibilità finanziarie. Altrettanto frequentemente si denuncia il mancato utilizzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-0ieRsH_CgA4/Ts1tcMRsvyI/AAAAAAAAH_Y/Wl7rSKGZ_gU/s600/111123%252520fondi%252520FAS%252520sfumati.jpg" alt="" width="324" height="226" /></p>
<p>Perché la Sicilia, assieme alle altre Regioni meridionali, continua a impegnare solo una piccola parte (<strong>655 milioni </strong>) dei fondi europei a disposizione (<strong>2,1 miliardi</strong>) e a spenderne ancora meno (<strong>78 milioni</strong>)?</p>
<p>Eppure spesso leggiamo sui giornali proclami dei nostri governatori che  lamentano la riduzione delle <span id="more-27644"></span>disponibilità finanziarie. Altrettanto frequentemente si denuncia il <strong>mancato utilizzo dei fondi europei </strong>con conseguente riduzione delle disponibilità per l’anno successivo.</p>
<p>Sembrerebbe una contraddizione, ma lo è solo in parte: a differenza dei finanziamenti statali che vengono utilizzati per la spesa corrente, i fondi europei necessitano – da parte della Amministrazione regionale – che vengano predisposti appositi <strong>bandi di gara</strong> e la <strong>rendicontazione  finale</strong> dei progetti realizzati.</p>
<p>I settori in cui si spende di meno sono quelli riguardanti:</p>
<ul>
<li>lo <strong>sviluppo urbano</strong>: su 720 milioni ne sono stati spesi solo 35;</li>
<li>l’<strong>ambiente, i beni culturali e il turismo</strong>: su 1400 milioni spesi solo 100;</li>
<li>la competitività e lo <strong>sviluppo imprenditoriale</strong>): su 850 milioni spesi solo 77;</li>
<li>la <strong>ricerca</strong> e l&#8217;innovazione: su 327 milioni spesi solo 34;</li>
<li>le <strong>risorse naturali</strong>: su 1600 milioni spesi solo 327.</li>
</ul>
<p>(“<em>Insufficienza di personale addetto alla spesa</em>” su <a href="http://www.piolatorre.it/asudeuropa/" target="_blank">ASud’Europa</a>, anno 5 n. 39 pag. 5).</p>
<p>Eppure anche l’uomo della strada saprebbe indicare delle priorità trasformabili in progetti che possano <strong>ridare slancio all’economia siciliana</strong>: dal turismo alle infrastrutture, dalle risorse naturali ai beni culturali.</p>
<p>Perché allora la Regione col più alto numero di dipendenti e di  dirigenti, di cui oltre la metà senza incarichi di responsabilità,  lamenta di non poter predisporre i bandi per “la <strong>mancanza di personale negli uffici </strong>dei  dipartimenti addetti alla spesa dei fondi”? Così infatti scrive il  Responsabile della programmazione Felice Bonanno al Presidente Raffaele  Lombardo (vedi <a href="http://www.piolatorre.it/asudeuropa/" target="_blank">ASud’Europa</a>, già citato).</p>
<p>E’ solo un problema di redistribuzione di personale? Se fosse così dovremmo tacciare i dirigenti responsabili di <strong>irresponsabilità</strong> allo stato puro, visto che ogni anno perdiamo centinaia di milioni di euro per mancato utilizzo.</p>
<p>O forse, come qualcuno afferma, è un problema di <strong>eccessivo accentramento</strong>: si vuole essere sicuri di poter controllare politicamente la gestione dei fondi affidati?</p>
<p>La <strong>prossima scadenza </strong>è il <strong>31 dicembre</strong>:  entro quella data l’Italia deve quantomeno impegnare 2,8 miliardi di  euro, pena la restituzione. “Dei 43,6 miliardi del programma 2007-2013   ne sono stati spesi solo il 9,6%, circa 4 miliardi”. Le Regioni che  hanno speso di meno sono la Campania (2,4% dei fondi ricevuti) e la  Sicilia (3,7%). ( “<em>L’Europa minaccia le Regioni italiane</em>” di Giorgio Vaiana su <a href="http://www.piolatorre.it/asudeuropa/" target="_blank">ASud’Europa</a>, anno 5 n. 39 pag. 3)</p>
<p>Ma oltre all’esiguità delle somme impegnate e spese non si può non rilevare come si continui a <strong>spendere male</strong>: 60 milioni per operazioni finanziarie e sportelli multifunzionali, 10 milioni  per “<strong>consulenti</strong>, valutatori, precari, pettinatori di bambole, asciugatori di scogli”, il resto per organizzare e realizzare convegni, <strong>incarichi di supporto </strong>alla Regione e adempimenti per pubblicare bandi di gara sui giornali. (“<em>Convegni, pubblicità e consulenze…</em>” su <a href="http://www.piolatorre.it/asudeuropa/" target="_blank">ASud’Europa</a> anno 5, n. 398 pag. 4)</p>
<p>Infine, “pur essendo tra i principali contribuenti europei e tra i meno  efficienti nell’utilizzo delle risorse provenienti da Bruxelles,  l’annuale rapporto dell’Olaf – l’ufficio anti-frode europeo – ci dipinge  come il <strong>secondo paese </strong>in Europa per <strong>irregolarità e truffe </strong>ai danni dei fondi comunitari. Con 41 indagini avviate siamo secondi solo alla Bulgaria (81)” (“<em>Truffe ai fondi europei</em>” di Carlo Di Foggia su <a href="http://www.piolatorre.it/asudeuropa/" target="_blank">ASud’Europa</a>,  anno 5 n. 39 pag. 8). Le indagini, avviate a seguito di segnalazioni,  purtroppo risentono della efficienza o meno di altre istituzioni. Non è  un caso che una delle maggiori truffe individuate sia stata compiuta in  Calabria e sia stata individuata grazie all&#8217; indagine partita in seguito  alle <strong>segnalazioni dell’allora P.M. Luigi De Magistris </strong>nell’ambito dell’inchiesta “Poseidone”.</p>
<p>I fondi europei, dunque, che dovrebbero servire a ridurre il gap con le regioni del nord, o <strong>non vengono utilizzati </strong>o servono ad <strong>alimentare il sistema di potere </strong>o ad escogitare nuove modalità di <strong>frode di denaro pubblico</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Snoq e Stabile. Parole, immagini, vite di donne</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/11/20/snoq-e-stabile-parole-immagini-vite-di-donne/</link>
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		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 23:08:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Se non ora quando?]]></category>
		<category><![CDATA[Snoq]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Stabile di Catania]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; appena nato il comitato catanese di SNOQ, acronimo di &#8220;Se non ora quando?&#8221;, e fa già parlar bene di sè. In sinergia con il teatro Stabile, nei prossimi mesi, SNOQ-Catania firmerà quattro incontri agganciati al cartellone del Teatro che quest&#8217;anno ha come tema e titolo &#8220;Donne , l&#8217;altra metà del cielo&#8221;. L&#8217;idea è venuta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; appena nato il comitato catanese di SNOQ, acronimo di &#8220;<strong>Se non ora quando</strong>?&#8221;, e fa già parlar bene di sè.</p>
<p>In sinergia con il<img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/-OJddFc-2gCQ/Tsfz-VJB5gI/AAAAAAAAH9Y/yTJOQmM1jp8/s267/donne%252520in%252520campo.jpg" alt="" width="189" height="267" /> <strong>teatro Stabile</strong>, nei prossimi mesi, <strong>SNOQ-Catania</strong> firmerà quattro incontri agganciati al cartellone del Teatro che quest&#8217;anno ha come tema e titolo <strong>&#8220;Donne , l&#8217;altra metà del cielo&#8221;</strong>.</p>
<p>L&#8217;idea è venuta a <strong>Grazia Giurato</strong> (tra le fondatrici dello Snoq Catania),  che l&#8217;ha proposta; l&#8217;invito a integrare il cartellone con incontri, pièces, proiezioni, conferenze, dibattiti, indirizzati prevalentemente alle giovani generazioni, è stato raccolto dal direttore dello Stabile <strong>Di Pasquale</strong> e dal presidente <strong>Buttafuoco</strong>.</p>
<p>Il ciclo di incontri &#8220;<strong>Donne in campo. Parole, immagini, vite di donne</strong>&#8221; che andrà da gennaio a maggio, è stato presentato nei giorni scorsi con una conferenza stampa in via Museo Biscari.<span id="more-27584"></span></p>
<p>A rispondere alle domande dei giornalisti il direttore dello Stabile Giuseppe Di Pasquale e un nutrito gruppo di rappresentanti dello Snoq catanese. In ordine alfabetico: <strong>Marisa Distefano, Angelica Faro, Manuela Fisichella,  Grazia Giurato, Marina La Farina, Ada Mollica, Graziella Priulla</strong>.</p>
<p>Dicevamo , sono quattro gli incontri e i temi da lanciare. Sono indirizzati ai più giovani, agli studenti, dal palcoscenico del teatro Musco.</p>
<p><strong> Le donne dei manifesti e della TV</strong></p>
<p>Il primo incontro, &#8220;<strong>Corpi e immagini di donne</strong>&#8220;, abbinato a &#8220;<strong>La governante</strong>&#8220;, si avvarà della proiezione di un video originale che utilizza 500 immagini-rappresentazione del corpo  femminile nei media, tra pornografia e buonismo da Mulino bianco. Relatrici sono <strong>Pinella Leocata</strong>, giornalista de La Sicilia, <strong>Manuela Fisichella</strong> pubblicitaria, la stilista <strong>Marella Ferrera</strong> e <strong>Graziella Priulla</strong>, docente di sociologia della comunicazione della Facoltà di Scienze politiche di Catania.</p>
<p><strong> Felicia, madre coraggio contro la mafia.</strong></p>
<p>Il secondo: &#8220;<strong>La madre dei ragazzi</strong>&#8220;.  In un monologo la figura della madre di <strong>Peppino Impastato</strong>, ucciso dalla mafia a Cinisi nel maggio del 78. Felicia avrà la voce e il volto di <strong>Lucia Sardo</strong> che sarà protagonista anche de &#8220;<strong>La nave delle spose</strong>&#8220;, nel cartellone dello Stabile. Con lei interverranno un rappresentante dell&#8217;<strong>Associazione Rita Atria</strong>, <strong>Marisa Acagnino</strong>, magistrata, il presidente di Addio Pizzo,  <strong>Simone Luca</strong> e l&#8217;avvocata <strong>Giusi Mascali.</strong></p>
<p><strong> Sebastiana e Carmela, vittime e giustiziere.</strong></p>
<p>Il terzo: &#8220;<strong>Due donne</strong>&#8220;, abbinato a &#8220;<strong>I giganti della montagna</strong>&#8220;. Sarà ricostruito un fatto di cronaca nera che negli anni &#8217;80 spaccò la città,  l&#8217;<strong>omicidio Guglielmino</strong>. Sebastiana e Carmela, uccisero l&#8217;uomo che aveva violentato e molestato le loro figlie adolescenti e ne portarono il cadavere in questura dove si costituirono. Interverranno <strong>Adriana Muliere,</strong> vicequestore aggiunto della Polizia di Stato, il teologo <strong>Pino Ruggieri</strong> e <strong>Marisa Distefano</strong>, insegnante e femminista storica catanese .</p>
<p><strong> Madri e figli, non sempre amore.</strong></p>
<p>In maggio il quarto e ultimo (per il momento) incontro. Sarà proiettato il film &#8220;<strong>Quando la notte&#8221; di Cristina Comencini</strong>. Sarà presente la regista. Il film affronta il lato oscuro della maternità e la solitudine dei figli non amati. Interventi di <strong>Grazia Giurato </strong>dello Snoq Catania e di <strong>Rita Palidda</strong>, sociologa della facoltà di Scienze politiche dell&#8217;università di Catania.</p>
<p><strong> Se non ora quando e le Voltapagina</strong></p>
<p>Ma torniamo per un attimo indietro. Forse vorreste saperne di più di <strong>Snoq, alias  Se non ora quando</strong>. Vi ricordate delle manifestazioni del <strong>13 febbraio scorso</strong>? Allora frotte soprattutto di donne (ma c&#8217;erano anche uomini) si riversarono nelle strade delle città italiane per protestare contro il degradante spettacolo della politica e la rappresentazione offensiva della donna, ridotta a succuba delle voglie del “sultano”, merce di scambio, puro oggetto del desiderio maschile.  Dopo quel lungo corteo colorato, sereno ma determinato un gruppo di donne  fece nascere  a Catania le Voltapagina. Si chiamarono così, sia a indicare la voglia di cambiamento, sia perchè si riuniscono ancora oggi all&#8217;interno della libreria Voltapagina. Nazionalmente da qual 13 febbraio era nato &#8220;Se non ora quando?&#8221; che nel luglio a <strong>Siena</strong> ebbe la sua <strong>Costituente</strong>. Ci andarono anche tre Voltapagina. Poco dopo il loro rientro, il <strong>18 luglio</strong>, nacque il <strong>Comitato catanese</strong> che, insieme ad altri comitati  provinciali , diede vita, il <strong>22 ottobre</strong>, al <strong>coordinamento regionale</strong>. Per chi volesse saperne di più ecco qualche link.<img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></p>
<p><a href="http://www.levoltapagina.it/">LVP | Le Voltapagina | Gruppo no-profit di cittadinanza attiva</a></p>
<p><a href="http://www.senonoraquando.eu/">Snoq &#8211; Se non ora Quando?</a></p>
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