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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Quartieri</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Spari a Capodanno, Catania non si smentisce</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 07:49:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e volentieri pubblichiamo una riflessione degli animatori del Centro Talità Kùm a partire da un episodio che evidenzia i rischi connessi alla barbara usanza di esplodere colpi di arma da fuoco in occasione delle feste di Capodanno. Il Centro, ubicato a pochi metri di distanza dal Palazzo di cemento, opera da alcuni anni nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/-X0BodqXifVo/TwI-dqnOTQI/AAAAAAAAI7A/xlclvzAmZbc/s259/Talit%2525C3%2525A0K%2525C3%2525B9m.jpeg" alt="" width="259" height="194" />Riceviamo e volentieri pubblichiamo una riflessione degli animatori del <a href="http://www.talitakumcatania.it/" target="_blank"><strong>Centro Talità Kùm</strong></a> a partire da un episodio che evidenzia i rischi connessi alla barbara usanza di <strong>esplodere colpi di arma da fuoco</strong> in occasione delle feste di Capodanno.</em></p>
<p><em>Il Centro, ubicato a pochi metri di distanza dal Palazzo di cemento, opera da alcuni anni nel quartiere di <strong>Librino</strong>, dove cerca di &#8220;sviluppare percorsi di integrazione e prevenzione per minori e di sostegno alla genitorialità&#8221;.</em></p>
<p>Solo storie minori? Generalmente, quando accade un episodio che<span id="more-28872"></span> non ha strascichi drammatici, ci si accontenta di dire: tutto è bene quel che finisce bene. Chi sa, però, se è proprio così; o se si può accettare che debba essere questo l’unico commento a episodi che, divenendo quotidiani, <strong>finiscono bene solo per caso</strong> …</p>
<p>Il fatto. Riaprendo il Centro Talità kum, dopo la pausa del capodanno, abbiamo trovato una finestra forata da un <strong>proiettile (di pistola)</strong> e il bossolo, che era finito per terra dopo aver colpito anche una parete del salone in cui giochiamo coi bambini. Abbiamo chiamato la questura ed è intervenuta la scientifica per l’esame del caso. Nel frattempo, una vicina che tornava dall’ospedale, ove è ricoverato un figlio, è scesa a chiamarci perché anche in casa sua c’erano un paio di <strong>proiettili penetrati dalla finestra</strong> della cucina.</p>
<p>Ci si può accontentare di concludere: beh, meno male che non s’è fatto male nessuno? Noi vorremmo cogliere l’occasione per proporre una riflessione un po’ più ampia, che interroghi le coscienze di tutti. Anzitutto perché sappiamo tutti che la notte di capodanno anche in altre zone di Catania – e anche di altre città – si va diffondendo la pratica di <strong>festeggiare … a colpi di pistola o di fucile</strong>. E in secondo luogo perché non ci pare che, siccome non c’è scappato il morto (almeno stavolta), si possa tirare un sospiro di sollievo.</p>
<p>Non sarebbe, invece, il caso che episodi del genere ci chiamino tutti ad alzare il livello di guardia? È azzardato ritenere che il moltiplicarsi di questi episodi sia il segnale, tutt’altro che rassicurante, che <strong>sta diventando troppo facile possedere e usare armi da fuoco</strong>, persino con l’intento di farlo solo per gioco? E non è manifestazione d’un pericoloso ulteriore degrado della coscienza civile, che rischia di mettere in pericolo vite umane … per gioco?</p>
<p>Forse un primo impegno di tutti potrebbe essere quello d’invitare coloro che hanno trovato questo tipo di sorprese a <strong>rendere pubblica la notizia</strong>, sia per constatare la vastità del fenomeno, sia per verificare in quali zone della città avviene più frequentemente.</p>
<p>Ma riteniamo che sia utile approfondire la conoscenza di queste situazioni anche per <strong>studiare strategie educative</strong> – nelle famiglie, nella scuola, nelle parrocchie, nei centri sportivi, … insomma in tutti i luoghi in cui ci si occupa di formazione dei giovani – perché si possa arginare e, a poco a poco, debellare il degrado di cui questi episodi sono sintomo.</p>
<p>Le <strong>autorità amministrative</strong> della città, inoltre, chiamate a occuparsi del bene comune, dovrebbero studiare modalità per offrire, soprattutto ai più giovani, altri luoghi e mezzi per una <strong>socializzazione più responsabilizzante</strong>, piuttosto che suggerire forme di svago che non aiutano la convivenza civile.</p>
<p>D parte nostra, come abbiamo già fatto in altre occasioni e anche oggi pomeriggio, possiamo assicurare solo che questi episodi non solo non ci fanno desistere dal nostro servizio ai minori che ci frequentano, ma ci motivano ancora di più nel nostro <strong>impegno</strong>.</p>
<p>Gli animatori del Centro Talità kùm di Librino</p>
<p>Catania, 2 gennaio 2012</p>
<p>Sui &#8220;botti&#8221; di Capodanno leggi anche <em></em><a href="http://www.argocatania.org/wp-content/uploads/2012/01/Botti-capodanno_Pinella.pdf"><em>Sacrifici di sangue</em> di Pinella Leocata</a></p>
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		<title>Così vicini, così lontani</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 08:41:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enti Locali]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Un vero e proprio paesino con famigliole e la presenza di molte donne, massaie e madri di famiglia. Questa è la fisionomia che ha acquisto, a distanza di un anno, la favela di via Crispi, clic sull&#8217;immagine per avviare lo slideshow ormai abitata esclusivamente da bianchi, probabilmente bulgari. In quella di via Ventimiglia si vedono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un vero e proprio paesino con famigliole e la presenza di molte donne, massaie e madri di famiglia. Questa è la fisionomia che ha acquisto, a distanza di un anno, la favela di via Crispi, </p>
<p><em><strong>clic sull&#8217;immagine per avviare lo slideshow</strong></em><br />
<a href="https://picasaweb.google.com/Argo.redazione/101006FavelaViaCrispi#slideshow/5525056370347835490" target="_blank"><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-MrVyd6BUbnU/TKzxfu6XgGI/AAAAAAAAIFE/daXNUSgRKh4/s800/P1050002.jpg" alt="" width="509" height="366" /></a><br />
<img class="alignnone" src="https://lh6.googleusercontent.com/-kW-YyEOnWrc/TmnChJD0F-I/AAAAAAAAGmI/Wb2CoaFeX58/s600/spazio%252520600x5%252520px.png" alt="" width="600" height="5" /><br />
ormai abitata esclusivamente da bianchi, probabilmente bulgari.<br />
In quella di via Ventimiglia si vedono ora solo maschi africani,  la &#8220;villetta&#8221; con palme e banano con i frutti è abbandonata, non c&#8217;è più la <span id="more-15458"></span>famigliola di cui l&#8217;anno scorso si vedeva un commovente episodio di vita familiare. E, senza donne e bambini, regna lo squallore.<br />
Esiste un&#8217;altra favela, quella ad angolo con via Fischetti, rimasta invariata, con un&#8217;unica fila di baracche addossate al muro di cinta e sull&#8217;orlo dello scavo. Un rifugio temporaneo usato da persone di varie etnie ?<br />
<a href="http://picasaweb.google.it/Argo.redazione/101006FavelaViaVentimiglia#slideshow/5525058413198713618" target="_blank"><img class="alignleft" src="http://lh4.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TKz42WLORWI/AAAAAAAAAyY/0HzdWeYaYqc/Launcher%20via%20Ventimiglia.jpg" alt="" width="509" height="366" /></a><br />
<img class="alignnone" src="https://lh6.googleusercontent.com/-kW-YyEOnWrc/TmnChJD0F-I/AAAAAAAAGmI/Wb2CoaFeX58/s600/spazio%252520600x5%252520px.png" alt="" width="600" height="5" /><br />
<em><strong>incrocio corso Martiri Libertà con via Ventimiglia: vita familiare</strong></em></p>
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		<title>Piccoli fotografi crescono&#8230;a Librino</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/10/23/piccoli-fotografi-crescono-a-librino-2/</link>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 05:49:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cento bambini di Librino accanto al grande fotografo iraniano Reza. Si è concluso il 21 ottobre l&#8217;ultimo workshop internazionale di fotografia, promosso dalla fondazione Fiumara d&#8217;arte e sostenuto dalla fondazione Telecom, che ha interessato per ben due anni con incontri, confronti, lezioni en plain air e naturalmente, pratica fotografica, i ragazzi catanesi delle scuole Campanella, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://lh6.googleusercontent.com/-TohVzdbibaY/TptNNbMBHjI/AAAAAAAAHXo/xPZrv4yDihU/s596/IMG_1087%252520%252528%252540%252520Luca%252520Guarneri%252529.jpg"><img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/-TohVzdbibaY/TptNNbMBHjI/AAAAAAAAHXo/xPZrv4yDihU/s596/IMG_1087%252520%252528%252540%252520Luca%252520Guarneri%252529.jpg" alt="" width="288" height="191" /></a><strong>Cento bambini di Librino</strong> accanto al grande fotografo iraniano <strong>Reza</strong>. Si è concluso il <strong>21 ottobre </strong>l&#8217;ultimo workshop internazionale di fotografia, promosso dalla <strong>fondazione Fiumara d&#8217;arte</strong> e sostenuto dalla<strong> fondazione Telecom</strong>, che ha interessato  per ben due anni  con incontri, confronti, lezioni en plain air e naturalmente, pratica fotografica, i ragazzi catanesi delle<span id="more-26642"></span> scuole<strong> Campanella, Sturzo, Mangano, Dusmet, Cannizzaro, San Giorgio</strong>.</p>
<p>A coordinarli e a dirigerli, trasferendo loro il suo sapere e la sua esperienza, un grande maestro della fotografia, il fotografo e giornalista iraniano naturalizzato francese, <strong>Reza Deghati</strong>, autore di splendidi reportage pubblicati dalla rivista americana National Geographic.</p>
<p><strong>“Incontrare questi ragazzi – sostiene Reza – è stato veramente emozionante. </strong>Ho visto i loro progressi, ho guardato la luce dei loro occhi, ho ascoltato i loro sogni, li ho accompagnati <a href="https://lh3.googleusercontent.com/-jOKfixGmOBw/TptSuQa6b1I/AAAAAAAAHXw/dkBucXvYR5I/s576/IMG_6280.jpg" target="_blank"><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/-jOKfixGmOBw/TptSuQa6b1I/AAAAAAAAHXw/dkBucXvYR5I/s576/IMG_6280.jpg" alt="" width="161" height="242" /></a> in un viaggio bellissimo fatto di arte, di immagini, di realtà quotidiane impresse per sempre sulla memoria delle loro macchine fotografiche e nei loro cuori. Ho lavorato con i bambini di molti Paesi del mondo, ma devo ammettere che l’impegno e l’entusiasmo dei ragazzi di Librino è stato veramente straordinario”.</p>
<p>Bilancio positivo per i dirigenti scolastici e per i fotografi in erba. “Il corso si è subito rivelato interessante. &#8211; racconta  <strong>Alessandro Caruso</strong> che vive a Librino e frequenta la III media alla Campanella Sturzo<strong> </strong>- Ci hanno insegnato come usare la macchina fotografica, ma allo stesso tempo ci hanno messo in relazione con altri Paesi e ci hanno fatto capire le usanze e la cultura. La cosa che ricorderò di più è il rapporto molto intenso che si è stabilito con i compagni, con i formatori e con Reza. Sono fiero di ciò che si è fatto per aiutare Librino”.</p>
<p>“Ho cominciato il corso di fotografia per fare nuove conoscenze, &#8211; aggiunge <strong>Noemi Di Benedetto</strong> alunna della III B nella Campanella Sturzo- nuove esperienze e per arricchirmi dal punto di vista culturale, anche se non mi aspettavo che fosse così prestigioso”.</p>
<p><strong>Ilenia Mennone</strong>, classe II A della scuola Dusmet, 11 anni pensa: &#8220;Reza è un fotografo molto bravo e simpatico. Mi sono divertita a fotografare volti e paesaggi”. <strong>Milena Landriscina</strong>, compagna di classe di Ilenia sogna di &#8220;diventare una brava fotografa&#8221;.</p>
<p>L&#8217;archivio fotografico farà parte del nascente <strong>Museo Internazionale dell’Immagine-Terzocchio Meridiani di Luce,</strong> un progetto realizzato dalla Fondazione  Antonio Presti-Fiumara d’Arte in collaborazione con la Fondazione Telecom Italia. Sarà un archivio socio-antropologico senza eguali: <strong>30.000 persone </strong>affermeranno attraverso i loro volti, i loro sorrisi, il loro impegno civile, lavorativo, familiare, il diritto alla cittadinanza.  <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /> Il museo sarà costituito da installazioni fotografiche, proiezioni video, realizzazioni multimediali, gigantografie sui palazzi; importanti artisti del panorama internazionale dell’arte contemporanea.<embed type="application/x-shockwave-flash" width="600" height="400" src="https://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" flashvars="host=picasaweb.google.com&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2FArgo.redazione%2Falbumid%2F5664205828274196545%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26hl%3Dit"></embed></p>
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		<title>Sarà un autunno caldo per l&#8217;Antico Corso?</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/09/06/sara-un-autunno-caldo-per-lantico-corso/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 06:21:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Enti Locali]]></category>
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		<category><![CDATA[Urbanistica]]></category>
		<category><![CDATA[Antico Corso]]></category>
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		<category><![CDATA[Comitato popolare Antico Corso]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di Catania]]></category>
		<category><![CDATA[Università di Catania]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; quello che temono i rappresentanti del Comitato &#8216;Antico Corso&#8217;. Dopo l&#8217;estate dovrebbe infatti arrivare a conclusione l&#8217;iter di trasferimento del deposito AMT di via Plebiscito e la conseguente necessità di decidere la nuova destinazione d&#8217;uso dell&#8217;area. Essendo quasi pronto il nuovo polo didattico della Facoltà di Giurisprudenza, ricavato dall&#8217;ex rimessa della Provincia di via [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgtoggle left"><a href="http://www.argocatania.org/wp-admin/clic per ingrandire"><img class="small big alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-J-okO1uSgTk/TjRUfxF9yyI/AAAAAAAAGGk/IE5GJ-hQX8E/s800/03%252520rimessa%252520AMT%252520via%252520Plebiscito.png" alt="" width="200" /></a></div>
<p>E&#8217; quello che temono i rappresentanti del <strong>Comitato &#8216;Antico Corso&#8217;</strong>.<br />
Dopo l&#8217;estate dovrebbe infatti arrivare a conclusione l&#8217;iter di trasferimento del <strong>deposito AMT</strong> di via Plebiscito e la conseguente necessità di decidere la nuova destinazione d&#8217;uso dell&#8217;area.<br />
Essendo quasi pronto il nuovo polo didattico della Facoltà di <span id="more-24390"></span>Giurisprudenza, ricavato  <a href="http://maps.google.com/maps?f=q&amp;source=s_q&amp;hl=en&amp;geocode=&amp;q=Catania+near+Via+rocca+romana,+Italy&amp;aq=&amp;sll=37.506509,15.08164&amp;sspn=0.00153,0.002736&amp;ie=UTF8&amp;hq=near+Via+rocca+romana,+Italy&amp;hnear=Catania,+Sicily,+Italy&amp;t=h&amp;fll=37.508194,15.078183&amp;fspn=0.00153,0.002736&amp;st=105250506097979753968&amp;rq=1&amp;ev=zi&amp;split=1&amp;ll=37.508194,15.078183&amp;spn=0.00153,0.002736&amp;z=19" target="_blank">dall&#8217;<strong>ex rimessa della Provincia di via Roccaromana</strong></a>, non è difficile pensare che l&#8217;<strong>Università</strong>, continuando nella sua politica di progressiva <strong>espansione</strong> e occupazione di sempre nuovi</p>
<div class="imgtoggle right"><a href="http://www.argocatania.org/wp-admin/clic per ingrandire"><img class="small big alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-ld_VYwG2q2c/TjRUsrcKLxI/AAAAAAAAGGs/ZVPQx5UABZc/s800/06%252520rimessa%252520coperta%252520fra%252520via%252520Rocca%252520Romana%252520e%252520via%252520Lago%252520di%252520Nicito.png" alt="" width="200" /></a></div>
<p>spazi all&#8217;interno del quartiere, se la voglia accaparrare per farne un parcheggio a servizio dei suoi ormai innumerervoli insediamenti.</p>
<p>Un secondo timore riguarda la definizione del contenzioso riguardante <a href="http://maps.google.com/maps?f=q&amp;source=s_q&amp;hl=en&amp;geocode=&amp;q=Catania+near+Via+Purit%C3%A0,+Italy&amp;aq=2&amp;sll=37.502482,15.087834&amp;sspn=0.391661,0.700378&amp;g=Catania,+Italy&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Via+Purit%C3%A0,+95124+Catania,+Sicilia,+Italy&amp;ll=37.506509,15.08164&amp;spn=0.00153,0.002736&amp;t=h&amp;z=19" target="_blank"> l&#8217;<strong>area della Purità</strong></a> in cui, sempre per conto della Facoltà di Giurisprudenza, all&#8217;inizio del 2000 l&#8217;Università di Catania aveva cominciato a costruire, in una zona ad altissima densità archeologica, due grandi aule da 600 posti l&#8217;una.</p>
<p>Se le due operazioni dovessero andare in porto, si centrerebbero diversi risultati assolutamemte negativi per il <strong>quartiere</strong> che verrebbe <strong>privato di una vasta area</strong> che, opportunamente attrezzata, potrebbe diventare, almeno in parte, un grande centro di <strong>aggregazione</strong> e di servizi, di cui risulta del tutto privo.</p>
<p>La paventata ripresa della costruzione delle due aule invece, non solo scaricherebbe sulla zona un&#8217;ulteriore enorme massa di studenti che porterebbe il <strong>traffico</strong> nel quartiere al limite estremo della saturazione, ma renderebbe impraticabile l&#8217;antico progetto di ricavare, proprio in quell&#8217;aria, un percorso attrezzato che consenta la fruizione dei numerosi <strong>siti archeologici</strong> di epoche diverse su di essa insistenti.</p>
<p>Su questo intervento nell&#8217;area della Purità il <a href="http://www.sudest.net/ac/default.htm" target="_blank"><strong> Comitato &#8216;Antico Corso</strong>&#8216; </a> ha prodotto un dossier che dimostra con chiarezza come il <strong>Comune</strong> di Catania abbia usato in modo strumentale la situazione di degrado edilizio e sociale del quartiere per ottenere i <strong>finanziamenti comunitari</strong> del <strong>progetto Urban</strong> per poi stornarli a favore di strutture <strong>utili solo all&#8217;Università</strong>.</p>
<p>Si veda il caso classico del recupero e della ristrutturazione di un edificio in via Dusmet che doveva servire per realizzare un <strong>centro linguistico multifunzionale</strong> da destinare principalmente ad un&#8217;utenza di persone immigrate, ma che di fatto è usato solo per l&#8217;Università.</p>
<p>Analoga l&#8217;operazione che ha riguardato la Purità: è stata individuata come area in cui effettuare &#8220;<strong>recuperi di edifici e spazi pubblici</strong> destinati ad ospitare i servizi previsti dal progetto Urban&#8221; ma ha finito anch&#8217;essa per essere utilizzata solo dall&#8217;Università.</p>
<p>Il progetto di riutilizzo, messo a punto dall&#8217;arch. <strong>De Carlo</strong>, conteneva inoltre diversi aspetti che lo rendevano incompatibile con la destinazione urbanistica prevista dal PRG allora vigente, per cui sarebbe stata necessaria l&#8217;approvazione di una <strong>variante</strong>.</p>
<p>Esso si configura infatti non come restauro o ripristino delle costruzioni preesistenti ma come una <strong>nuova</strong> costruzione, la cui <strong>volumetria</strong> inoltre sarebbe molto più ampia dei ruderi che, nel frattempo, sono già stati demoliti.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 330px"><a href="https://picasaweb.google.com/Argo.redazione/110730AnticoCorsoAreaArcheologicaPurita" target="_blank"><img class="    " src="https://lh3.googleusercontent.com/-bH3FUQzP0bs/TjRSWWLlvJI/AAAAAAAAGGU/WXyy5cGQ5u8/DSC00168.jpg" alt="" width="320" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">galleria foto dal sito del Comitato &quot;Antico Corso&quot;</p></div>
<p>Comune e Università, ancora, hanno fatto finta di ignorare o hanno <strong>minimizzato la presenza degli importantissimi siti archeologici</strong> già noti o venuti successivamente alla luce.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Malgrado tutte queste irregolarità, la <strong>Commissione edilizia</strong>, con soli due voti contrari e un&#8217;astensione, approvò il progetto per cui a metà del 2000 fu aperto il cantiere.</p>
<p>Le polemiche suscitate da queste forzature e l&#8217;intervento della <strong>Sovrintendenza</strong> portarono successivamente all&#8217;interruzione dei lavori, mentre ancora si stavano gettando le fondamenta della prima delle due mega aule previste.</p>
<p>Adesso si teme che l&#8217;Università possa vedere riconosciute le sue ragioni e <strong>riprenda quindi i lavori</strong> da dove erano stati interrotti, per portarli a termine.</p>
<p>Si tratta dunque di un tornante decisivo per l’<strong>Antico Corso, autentico libro aperto sulla storia della città</strong>, come tanti altri  vissuto in uno stato di assoluto abbandono e degrado, fino a quando, nel corso degli anni Settanta, il Comune <strong>cedette gratuitamente l’ex monastero dei Benedettini </strong>all’Università, per farvi insediare la Facoltà di Lettere e l’allora Magistero (oggi Facoltà di Scienze della formazione), in cambio dell’impegno a <strong>recuperare</strong> l’intero ex complesso monastico. Impegno che l’Università, occorre dirlo, ha onorato.</p>
<p>Questo insediamento aveva suscitato grandi <strong>speranze e aspettative</strong>, si pensava che potesse diventare il volano per la rinascita del quartiere, attraverso il suo reinserimento nel tessuto vivo della città.</p>
<p>Ma la presenza dell’Università è rimasta come un <strong>corpo estraneo</strong> rispetto al quartiere e ha ben presto mostrato i suoi limiti e le sue contraddizioni, anzi i suoi effetti dannosi.</p>
<p>Innanzitutto si è ampliata a macchia d’olio, continuando la sistematica <strong>occupazione</strong> di tutti i grandi complessi edilizi storici che vengono così <strong>sottratti ad un possibile utilizzo sociale</strong> a servizio del quartiere.</p>
<p><strong>Non ha innescato una rinascita economica</strong>, ad eccezione di qualche piccola attività commerciale e di fornitura di servizi.</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
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<ul>
<li><em><a href="http://www.argocatania.org/2010/07/12/ce-un-futuro-per-lantico-corso/" target="_blank">12.07.10 &#8211; C’è un futuro per l’Antico Corso ?</a></em></li>
<li><em><a href="http://www.argocatania.org/2010/01/19/catania-idee-e-progetti-per-lantico-corso/" target="_blank">19.01.10 &#8211; Catania, idee e progetti per l’Antico Corso</a></em></li>
</ul>
</div>
<p>Ad esclusione dei suoi insediamenti, l&#8217;Università <strong>non</strong> si è inoltre fatta carico di promuovere un più ampio piano di <strong>recupero e valorizzazione </strong>dell&#8217;edilizia esistente -ad esempio il recupero del quasi del tutto dismesso ospedale s. Marta e della parte più antica dell&#8217;Ospedale Santo Bambino- anche in funzione della domanda di <strong>alloggi</strong> da parte degli <strong>studenti</strong>.</p>
<p>La crescente domanda di case da parte degli <strong>studenti fuori sede</strong> ha fatto invece esplodere il <strong>mercato degli affitti</strong>, costringendo molte <strong>famiglie ad andare via</strong>, mentre la totale assenza di parcheggi e di mezzi <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />pubblici ha reso ingestibile la situazione del <strong>traffico veicolare</strong> nel quartiere.</p>
<p>Questa onnivora Università sembra in sostanza <strong>ignorare</strong> l&#8217;esistenza dei problemi del quartiere e dei suoi stessi studenti.</p>
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		<title>Catania, una Prospettiva lunga trent&#8217;anni</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Aug 2011 04:42:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Trent’anni di attività a Catania a favore di minori e giovani adulti in difficoltà. Una presenza reale in un quartiere di periferia (San Giovanni Galermo) di una città in cui gli amministratori non si sono certamente distinti per sensibilità verso i bisogni delle fasce deboli. Nei primi anni di attività (1981-1985) i fondatori della cooperativa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/--KfGETHbinU/TkIKOwrNyoI/AAAAAAAAGPY/cG_jFdMMnXg/Prospettiva_cooperativa.jpg" alt="" width="195" height="130" />Trent’anni di attività</strong> a Catania a favore di <strong>minori e giovani adulti in difficoltà</strong>. Una presenza reale in un <strong>quartiere di periferia (San Giovanni Galermo)</strong> di una città in cui gli amministratori non si sono certamente distinti per sensibilità verso i bisogni delle fasce deboli.</p>
<p>Nei primi anni di attività (1981-1985) i fondatori della<span id="more-24400"></span> <strong><a href="http://www.coop-prospettiva.it/ " target="_blank">cooperativa Prospettiva</a></strong> promossero servizi, interventi e iniziative socio-culturali rivolti all&#8217;area del disagio. E’ di quegli anni l&#8217;attività di <strong>consulenza medico-psico-pedagogica </strong>nelle scuole e l&#8217;organizzazione di un <strong>seminario</strong> (i cui atti furono pubblicati sulla rivista omonima), su &#8220;Deistituzionalizzazione e strutture comunitarie in psichiatria, nell’assistenza ai minori e nelle tossicodipendenze&#8221;.</p>
<p>La nascita di un <strong>Centro di accoglienza</strong> e di una <strong>Comunità terapeutica residenziale aperta per tossicodipendenti</strong>, in sintonia con i principi del Gruppo Abele di don Ciotti di Torino, caratterizzò la fase successiva.  Parallelamente furono organizzati anche diversi <strong>corsi di formazione</strong> per dirigenti, animatori ed educatori, i cui finanziamenti servirono anche a sostenere i costi della Comunità, quasi del tutto priva di contributi pubblici e delle rette a carico delle famiglie o delle Amministrazioni locali. L&#8217;impegno molto oneroso in termini di risorse umane e finanziarie per il mantenimento della Comunità non permise di continuare nel tempo quel tipo di esperienza,  unica nel nostro territorio.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img src="https://lh4.googleusercontent.com/-HBCoXFo7RCw/TkC-T7rUujI/AAAAAAAAGPI/dHLe1M4QSE4/prospettiva.JPG" alt="" width="300" height="176" /><p class="wp-caption-text">Attività in sede (dal sito di Cooperaiva Prospettiva)</p></div>
<p>Era cresciuto contestualmente, ed è divenuto oggi prevalente, il <strong>radicamento nel quartiere</strong> di San Giovanni Galermo, un ambiente sociale deprivato di ogni opportunità di socializzazione per gli adolescenti che vi abitano, esposti ai rischi della strada. Qui, gli operatori della Comunità  privilegiano gli interventi per e sul contesto con particolare attenzione proprio agli <strong>adolescenti</strong>, alla prevenzione del disagio giovanile e alla promozione dell&#8217;individuo e della qualità della vita.</p>
<p>Tante le iniziative e tutte di spessore: <strong>Comunità alloggio</strong> (per minori sottoposti all&#8217;Autorità Giudiziaria), <strong>Centro polivalente</strong> (per giovani di età compresa tra i sei e i diciotto), <strong>Educativa Territoriale penale</strong> (mirata a giovani entrati nel circuito penale e sottoposti a misure cautelari non detentive), <strong>Inserimento lavorativo di giovani detenuti</strong> (assegnati a lavoro esterno), <strong>Gruppo Appartamento</strong> (per giovani dimessi da Comunità alloggio). E poi l’<strong>attività </strong>nell’<strong>istituto penitenziario</strong>, nelle <strong>scuole</strong>, la gestione di <strong>attività formative</strong>.</p>
<p>Interventi operativi, insomma, organizzati in modo coerente con i principi che hanno ispirato la cooperativa fin dai primi anni, una cooperativa di soci lavoratori e dipendenti che <strong>nel lavoro esprimono il proprio impegno sociale</strong>.</p>
<p>Un&#8217;esperienza non frequente in una città come la nostra in cui le <strong>convenzioni del privato</strong> con gli Enti pubblici sono spesso solo un modo per distrarre denaro pubblico o per accrescere il proprio potere politico, in cui scompaiono nell&#8217;arco di un anno <strong>iniziative</strong>, anche lodevoli, <strong>proclamate</strong> come epocali ma in realtà legate a particolari finanziamenti.</p>
<p>Gli operatori di Prospettiva sono lì, da trent’anni: a <strong>scoprire quanto di positivo</strong> possa esserci in ogni giovane che ha sbagliato o che vive un disagio provocato dagli adulti, a <strong>progettare, non &#8220;per lui&#8221; ma &#8220;insieme a lui&#8221;, </strong>un modo di vivere certamente più faticoso e meno remunerativo, ma onesto. E a <strong>fare una parte del percorso assieme</strong>. Grazie per Catania.</p>
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		<title>Gaetano Calogero, la pittura come memoria di un popolo</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Aug 2011 05:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;artista dei vecchi e nuovi quartieri popolari di Catania e delle antiche tradizioni, il pittore naïf, semplice e umile, che ha prodotto quadri che hanno il sapore del “pane casereccio”, Gaetano Calogero, è morto alla fine di giugno, poco prima che venisse inaugurata la mostra permanente dei suoi quadri dedicati al monastero benedettino, “Oltre il grigio: colori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/-DXKTm2NfMKw/Tj_gyYWy4RI/AAAAAAAAGNE/0dFH61SMQmI/110808%252520G%252520Calogero%252520-%25252000.jpg" alt="" width="300" height="239" />L&#8217;artista dei<strong> vecchi e nuovi quartieri popolari di Catania</strong> e delle <strong>antiche tradizioni</strong>, il pittore naïf, semplice e umile, che ha prodotto quadri che hanno il sapore del “pane casereccio”,  Gaetano Calogero, è morto alla fine di giugno, poco prima che venisse inaugurata la mostra permanente dei suoi quadri dedicati al monastero benedettino, “<strong>Oltre il grigio: colori e visioni di Santa Nicola</strong>&#8220;, curata dall&#8217;associazione <span id="more-24378"></span>Officine Culturali, in collaborazione con la Facoltà  di Lettere e Filosofia e allestita all&#8217;interno delle suggestive cantine  settecentesche.</p>
<p>E&#8217; un riconoscimento importante del valore di questo pittore, il cui <strong>itinerario umano e artistico</strong> è stato ricostruito da <a href="http://www.laperiferica.it/la-Periferica-n-ro-40-Addio-al.html?1585" target="_blank">Massimiliano Nicosia su La Periferica</a>, con gratitudine per quello che quest&#8217;uomo ha significato per i quartieri popolari in cui è vissuto. Guidato dall&#8217;amore per la sua città, dall&#8217;<strong>interesse per gli antichi mestieri</strong> e persino per i <strong>giochi infantili tradizionali</strong>, ha voluto ritrarli e quindi consegnarli alla memoria collettiva.</p>
<p>Dalle immagini dei bambini intenti ai loro giochi e dalle relative filastrocche è nato anche un libro, <strong><a href="http://www.argocatania.org/wp-content/uploads/2011/08/GaetanoCalogero_brani_Tiritera.pdf">Giocalant giochiamo con la tiritera</a></strong>, stampato a Catania da Tipolito Anfuso, di cui riproduciamo alcuni passi, tratti dal sito ﻿﻿<a href="http://www.cataniatradizioni.it/" target="_blank">Cataniatradizioni</a></p>
<p>Artista popolare non per scelta intellettualistica ma per cultura e origine, visse la sua appartenza anche come motivo di <strong>impegno sociale</strong>. Non a caso infatti scelse proprio il quartiere di <strong>San Cristoforo</strong>, di cui era originario, per la sua prima mostra individuale. Non a caso la &#8220;Galleria città satellite&#8221; aperta a <strong>Librino</strong>, in viale Castagnola, dove si era trasferito, fu pensata anche come luogo di aggregazione giovanile. E lo fu realmente negli anni &#8217;80, sempre per sua iniziativa.</p>
<p>Il successivo <strong>stato di abbandono</strong> della bottega fu per lui, che ormai non era più in grado di gestirla, motivo di cruccio, fino al momento in cui “il Partito Democratico inaugurò in quei locali la propria sede di  quartiere, mantenendo l’antica denominazione e una <strong>mostra permanente</strong> dell’artista”. Un evento a lui gradito perchè accompagnato dall&#8217;auspicio che potesse tornare ad essere “ un luogo sociale <strong>aperto a tutte le realtà del quartiere”</strong>.</p>
<p>E ancora, nella <strong>Catania ridotta al buio</strong> dalla scriteriata amministrazione Scapagnini, si dichiarò disposto a versare al Comune gli importi ricavati da una mostra di suoi quadri da allestire in piazza Università. Aveva chiesto in cambio, oltre alla <strong>luce</strong> per la città e per il suo quartiere, la <strong>riduzione della tassa sui rifiuti</strong> per chi viveva di una pensione minima e la ristrutturazione della sua bottega. (<a href="http://www.laperiferica.it/Gaetano-Calogero-L-arte-contro-l.html?59" target="_blank">&#8220;L&#8217;arte contro l&#8217;oscurantismo&#8221;</a>).<br />
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		<title>Palestra delle Verginelle, centinaia di migliaia di euro in fuga</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Aug 2011 05:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ottocentocinquantamila euro si allontanano da Catania. Sono quelli destinati, all’interno del Piano regionale per l’impiantistica sportiva (Programma operativo Fesr 2007-2013), alla palestra di ginnastica artistica e ritmica di via Verginelle, la palestra che i tecnici del Comune di Catania nel novembre 2010 hanno dichiarato inagibile. La stessa palestra occupata dal marzo 2011 dal Centro Popolare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/-2Ccv7HPutTw/Tjrgbhd6CyI/AAAAAAAAGJY/mgL0VpielNU/s288/verginelle.jpg" alt="" width="288" height="216" /><strong>Ottocentocinquantamila euro</strong> si allontanano da Catania. Sono quelli destinati, all’interno del Piano regionale per l’impiantistica sportiva (Programma operativo Fesr 2007-2013), alla <strong>palestra di ginnastica artistica e ritmica di via Verginelle</strong>, la palestra che i tecnici del Comune di Catania nel novembre 2010 hanno dichiarato <strong>inagibile</strong>.</p>
<p>La stessa palestra <strong>occupata</strong> dal marzo 2011 dal Centro Popolare <strong>Experia</strong> e ‘riempita’ sino ad oggi di <span id="more-24028"></span>attività sociali, culturali, ludiche e sportive. L’eventuale <strong>perdita del finanziamento</strong> ha, però, poco o nulla a che vedere con l’occupazione.</p>
<p>Più semplicemente, ai primi di agosto scadranno i termini di presentazione dei progetti per accedere ai fondi e il suddetto impianto non è stato inserito dall’<strong>amministrazione Stancanelli</strong> all’interno del piano triennale. A tutto ciò, dato l’evidente ritardo, si tenta, ora, di porre rimedio chiedendo alla Regione una <strong>proroga di 45 giorni </strong>per presentare il progetto.</p>
<p>Anche alla luce di questi fatti, ci si chiede, una volta dichiarata inagibile la struttura, cosa abbia fatto sino ad oggi il Comune per <strong>garantirne la riapertura e la conseguente restituzione alla Città</strong>. D’altra parte, ad un primo esame, certamente superficiale, le condizioni dell’immobile non appaiono così drammaticamente compromesse. Nasce il sospetto che dietro tutta la vicenda ci siano quantomeno <strong>superficialità e scarsa attenzione per un bene pubblico</strong>. Un disinteresse che solo in seguito  all’occupazione del  Centro Popolare Experia è venuto fuori.</p>
<p>In questo quadro, appaiono <strong>poco credibili</strong>, le <strong>affermazioni del Presidente della VII Commissione </strong>consiliare del Comune di Catania (cultura, sport e turismo), secondo il quale, anche in assenza di fondi regionali, il Comune sarebbe in grado di bandire una gara di appalto per la gestione dell’impianto, che prima della chiusura era stato affidato ad un consorzio e alla Fig.</p>
<p>Poco credibile soprattutto perché, in questa ipotesi, dovrebbero essere coloro che si aggiudicheranno la gestione a <strong>farsi carico dei lavori di ristrutturazione </strong>e, probabilmente, della stessa <strong>‘liberazione’ della struttura dagli occupanti</strong>. Occupanti che, coerentemente con quanto detto e fatto in questi ultimi anni, non solo hanno finora garantito l’uso della struttura ai vecchi gestori sportivi, ma si sono dichiarati <strong>disponibili ad andarsene a patto che l’impianto venga effettivamente restituito alla Città</strong>.</p>
<p>Tocca perciò al Comune esprimersi senza ambiguità sulle prospettive delle Verginelle, assumendosi in pieno la responsabilità di quanto istituzionalmente di sua competenza. In particolare, sarebbe bene che tutti potessero conoscere la <strong>relazione tecnica </strong>con la quale l’impianto è stato <strong>dichiarato inagibile</strong>, una lettura fondamentale per <strong>comprendere la coerenza</strong> su ciò che sino ad ora è avvenuto, ma, soprattutto, per poter realisticamente <strong>discutere sul futuro</strong>.</p>
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		<title>Ottanta ragazzi, nove squadre e un pallone per il torneo Antico Corso</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 05:04:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hanno un&#8217;età compresa tra i 10 e i 16 anni e sono circa ottanta i ragazzi che hanno partecipato al torneo di calcio a 7 organizzato dal CPO Experia. Coinvolti insieme a loro anche le famiglie e gli amici. Dopo l&#8217;esperienza dell&#8217;anno scorso, quando fu utilizzata piazza Dante, quest&#8217;anno si è tornati a giocare nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><a href="http://www.flickr.com//photos/56162844@N08/sets/72157627156040343/show/" target="_blank"><img src="http://farm7.static.flickr.com/6148/5975750518_e80d9572dd_m.jpg" alt="" width="240" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">galleria a pieno schermo - foto di Alberta Dionisi</p></div>
<p>Hanno un&#8217;età compresa <strong>tra i 10 e i 16 anni</strong> e sono circa <strong>ottanta</strong> i ragazzi che hanno partecipato al torneo di calcio a 7 <strong>organizzato dal CPO Experia</strong>. Coinvolti insieme a loro anche le famiglie e gli amici.</p>
<p>Dopo l&#8217;esperienza dell&#8217;anno scorso, quando fu <span id="more-23842"></span>utilizzata piazza Dante, quest&#8217;anno si è tornati a giocare nel <strong>campo della Scuola Media Manzoni</strong>, una delle pochissime strutture sportive fruibili del quartiere Antico Corso.</p>
<p><strong>Per accedere</strong> al campo ragazzi e famiglie hanno dovuto attraversare l’<strong>arena della vecchia sede</strong> da cui il Centro Popolare Experia fu violentemente sfrattato nell&#8217;ottobre del 2009.</p>
<p>Davanti ai loro occhi si è aperto uno <strong>spettacolo indecente</strong>. “Dove due anni fa c’era una palestra popolare, una ciclo officina, un&#8217; aula studio, uno spazio per fare concerti, oggi c’è solo spazzatura, erbacce, abbandono e degrado. Il Comune di Catania, <strong>millantando per il quartiere progetti di sviluppo</strong>, che non si sono mai visti, è riuscito a fare l’ennesimo buco in questa città” ci ha detto uno degli animatori.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 338px"><a href="http://www.argocatania.org/torneo-di-calcio-a7-under-16-le-squadre/" target="_blank"><img class="  " src="https://lh5.googleusercontent.com/-IxH1UEF0D_g/Ti8tbBHJZxI/AAAAAAAAGBQ/GQwM_aH4eAI/s912/d.jpg" alt="" width="328" height="219" /></a><p class="wp-caption-text">guarda le squadre del torneo</p></div>
<p>Questo torneo, <strong>momento di aggregazione</strong> molto sentito dai giovani che ne sono stati i protagonisti, è il segno che la presenza dell&#8217;Experia sul territorio è ancora viva. “Nonostante l’<strong>amministrazione comunale</strong> abbia tentato di reprimere ogni forma di aggregazione politica e sociale all’Antico Corso, il quartiere e i compagni dell’Experia hanno continuato ad auto-organizzare iniziative politiche, culturali, sociali e sportive. Questo torneo è una delle tante risposte a questa amministrazione che non solo ha voluto la chiusura del Centro di aggregazione popolare in via Plebiscito, ma <strong>lascia  al degrado intere zone della città</strong>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tempo pieno a scuola, la Pestalozzi in trincea</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jul 2011 04:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ragazzini a rischio, che hanno come alternativa la strada o, al massimo, una tv. Sono quelli dei quartieri periferici di Catania, ai quali il governo Berlusconi vorrebbe togliere il tempo pieno, questa preziosa possibilità di imparare di più e di relazionarsi con gli altri, adulti e coetanei, in un ambiente protetto. L&#8217;obiettivo del governo è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 311px"><img src="https://lh6.googleusercontent.com/-86NoRm1x1ss/ThpOdUxmaeI/AAAAAAAAF6M/FUotdcLEbXo/pestalozzi.jpg" alt="" width="301" height="186" /><p class="wp-caption-text">Istituto Comprensivo Pestalozzi di Catania</p></div>
<p><strong>Ragazzini a rischio</strong>, che hanno come alternativa la strada o, al massimo, una tv. Sono quelli dei quartieri periferici di Catania, ai quali il governo Berlusconi vorrebbe <strong>togliere il tempo pieno</strong>, questa preziosa possibilità di imparare di più e di relazionarsi con gli altri, adulti e coetanei, in un ambiente protetto.</p>
<p>L&#8217;obiettivo del <span id="more-23290"></span>governo è la riduzione della spesa pubblica, e pazienza se i criteri sono suicidi per il paese perchè  tagliare sulla formazione equivale a <strong>tagliare il futuro e condannare alla povertà</strong>. L&#8217;opportunità di avere delle ore di scuola in più viene invece considerata un lusso che si può sacrificare, trascurando il fatto che, proprio nei quartieri di periferia, quelli in cui la devianza è maggiore, il tempo pieno è un vero e proprio investimento, che può avere <strong>importanti ricadute didattiche e sociali</strong>.</p>
<p>Senza considerare che la scuola, in questi <strong>luoghi di frontiera</strong>, è anche l&#8217;istituzione che maggiormente segna la presenza dello stato e può contribuire a creare quel senso dello stato di cui rileviamo spesso la mancanza.</p>
<p>Ne è consapevole <strong>Santo Molino</strong>, da venticique anni dirigente dell&#8217;<strong>Istituto Comprensivo Pestalozzi</strong>, al Villaggio Sant&#8217;Agata, <strong>unica scuola</strong> di Catania ad avere il <strong>tempo pieno in tutte le classi</strong> della scuola dell&#8217;infanzia e della scuola primaria (le vecchie “elementari”). Più di mille alunni dai 3 ai 13 anni, tutti a scuola &#8211; tranne quelli delle medie &#8211; dalle 8,30 alle 16,30. E molti ci restano fino a più tardi e ci tornano anche il sabato, coinvolti in progetti di varia natura.</p>
<p>“Le famiglie sanno – ci dice Molino – che qui la scuola è a tempo pieno. Chi non lo vuole, sceglie di mandare i figli altrove”. Sanno anche che, se scelgono la Pestalozzi, i bambini avranno un <strong>pasto garantito dal Comune</strong> e la possibilità non solo di studiare sui libri, ma anche di lavorare la ceramica, imparare la musica, praticare degli sport, fare cioè delle cose che altrimenti non farebbero. E non sono cose secondarie perchè comportano un&#8217;<strong>educazione a tutto campo</strong>, dal rispetto delle regole al lavoro di squadra, dallo sviluppo della manualità alla acquisizione di una sensibilità artistica che affina e migliora la persona.</p>
<p>“Alle prove dell&#8217;<strong>OCSE PISA</strong>, i ragazzi del Sud – dice ancora Molino – fanno peggio di quelli del Nord (e abbassano la media nazionale). Eppure gli insegnanti sono meridionali anche a Milano. E i ragazzi  non sono certo più stupidi. Hanno solo meno scuola. <strong>E&#8217; il tempo pieno che fa la differenza</strong>”.</p>
<p><strong> A Milano il 95% delle classi</strong> ha fatto fino ad ora il tempo pieno. Adesso le famiglie sono sul piede di guerra per contrastare i tagli, ma le percentuali rimangono ben diverse dalle nostre, dove viene  messo in discussione anche quel poco che c&#8217;è.</p>
<p>Paradossalmente risulta che noi, <strong>contribuenti meridionali</strong>, abbiamo pagato per decenni il tempo pieno <strong>ai bambini del Nord </strong>lasciando i nostri ai cattivi maestri della strada, della televisone, a volte persino della violenza domestica.</p>
<p>Ma non basta. Deve essere chiaro che tagliare il tempo pieno nelle prime classi significa ipotecare il futuro. Una prima classe senza tempo pieno diventerà una seconda dello stesso tipo e così fino alla quinta. Per trascinamento andranno <strong>perdute ore ed insegnanti</strong>, a volte molto attivi ed impegnati. Perchè i tagli cancellano i posti di lavoro insieme alle opportunità di crescita dei ragazzi.</p>
<p>A causa dei tagli previsti dalla Gelmini, la scuola aveva subito già una riduzione, da sei a quattro classi. Per il prossimo anno scolastico  l&#8217;Ufficio Scolastico Provinciale, costretto a restare dentro il tetto imposto da Roma e da Palermo,  ha proceduto ad un taglio ulteriore e ha <strong>negato il tempo pieno alle quattro prime rimaste</strong>.</p>
<p>Sapendo che, in prospettiva, anno dopo anno, con questo provvedimento sarebbe stato ucciso il tempo pieno in tutta la scuola, Molino si è impuntato. <strong>Ha protestato, ha minacciato</strong>, forte anche del suo ruolo di presidente provinciale dell&#8217;ANDIS.</p>
<p>Ha ottenuto alla fine una <strong>paradossale soluzione di compresso</strong>. Nell&#8217;organico di diritto le classi a tempo pieno sono state reintrodotte, ma … senza personale. Un assurdo, che Molino ha accettato come una sfida, ma che assurdo rimane.</p>
<p>Il dirigente ha cominciato a <strong>ragionare sui resti</strong>. Un resto può essere rappresentato per esempio dalle ore di compresenza previste dalla contitolarità di due insegnanti nella stessa classe di tempo pieno (4 ore settimanali fino ad ora utilizzate anche per attività di potenziamento o recupero, talora per supplire un collega).  Ma sarebbe solo un escamotage perchè la contitolarità verrebbe comunque a mancare e non sarebbe garantita la continuità didattica. E comunque quattro ore residue in quattro classi non sarebbero sufficienti. Si rischia di turbare anche l&#8217;andamento delle classi seconde o terze.</p>
<p>Ci sono altri “resti” su cui si può ancora sperare. Sono gli <strong>insegnanti in soprannumero</strong>, prodotti proprio dai tagli, che il<img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /> ministero deve comunque pagare perchè a tempo indeterminato. Sono circa 200 persone. Qualcuno di loro potrebbe essere utilizzato nel tempo pieno delle prime classi della Pestalozzi. Lo si saprà fra una decina giorni, <strong>quando sarà reso noto l&#8217;organico di fatto</strong>.</p>
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		<title>L&#8217;Experia in via Verginelle</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 05:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-6ny0sF41-zY/TeF1SSdWtyI/AAAAAAAAEls/JD5S2qcSYb4/s800/P1060710.jpg" alt="" width="346" height="254" /></p>
<p>Nell’ottobre del 2009, con uno <strong>sgombero</strong> particolarmente violento, dopo 17 anni, le forze dell’ordine mettevano la parola fine all’esperienza del Centro Popolare Occupato <strong>Experia</strong> di <strong>via Plebiscito</strong>. Un’esperienza che, nel corso del tempo, aveva garantito a tutti gli abitanti, in un quartiere che non offre occasioni  di <span id="more-22953"></span>aggregazione, reali <strong>opportunità sociali e culturali</strong>. Un impegno che, spesso, aveva saputo proporre importanti appuntamenti di riflessione e organizzazione all’intera Città.</p>
<p>La chiusura della sede di via Plebiscito non ha, però, determinato la fine delle attività dell’Experia. In primo luogo perché la diffusa solidarietà si è immediatamente concretizzata in una miriade di iniziative, comprese quelle riservate ai bambini, svolte nello <strong>spiazzo antistante la vecchia sede</strong>.</p>
<p>Poi perché, con giusta determinazione, sono stati simbolicamente <strong>occupati altri spazi del quartiere abbandonati e inutilizzati </strong>che, se gestiti, potrebbero rappresentare risorse importanti. Infine, perché è iniziata, da qualche mese, l’occupazione della <strong>palestra</strong> di via Verginelle (storico luogo sportivo catanese, negli ultimi anni dedicato alla ginnastica) collocato a poche centinaia di metri da via Plebiscito. Una palestra apparentemente in  condizioni accettabili, ma <strong>negata all’uso del pubblico,</strong> sembra, per <strong>motivi di sicurezza</strong>, sui quali ci piacerebbe conoscere la relativa documentazione.  In questi  nuovi locali, ampi e articolati, è ripreso il ‘normale lavoro di <strong>quartiere</strong> e di aggregazione’ del Centro Popolare Occupato Experia. Ne parliamo con <strong>Luigi Marino</strong>, impegnato in via Plebiscito, in prima linea in via Verginelle.</p>
<p><strong>D</strong>.   Dopo lo sgombero violento dell’ottobre 2009 c’è stata una <strong>diffusa solidarietà</strong> verso il CPO Experia, soggetti molto diversi fra loro si sono ritrovati al vostro fianco, come valuti quella mobilitazione?</p>
<p><strong>R</strong>.   Ovviamente la valutazione è positiva. A mio parere tanta solidarietà è stata determinata sia dal <strong>lavoro politico e sociale</strong> svolto in città dal CPO Experia per 17 anni, sia da  un’ <strong>indignazione sociale  diffusa</strong> verso ciò che anni di politica di destra in questa città e nel paese hanno prodotto. Se si tiene conto del fatto che Catania vive ormai da più di 10 anni in una situazione di <strong>desertificazione culturale</strong>, che il ceto politico istituzionale ha riprodotto una crisi sociale che già negli anni scorsi in città ha portato a tante mobilitazioni su tematiche diverse, possiamo tranquillamente affermare che abbiamo <strong>anticipato</strong> in città di un paio di anni quello che nei mesi scorsi abbiamo visto nel resto del Paese.</p>
<p><strong>D</strong>.  Al di là della solidarietà, cosa vi ha permesso, pur essendo stati buttati fuori dalla vostra sede storica, di <strong>proseguire</strong> nel vostro progetto?</p>
<p><strong>R</strong>.   Il nostro lavoro è proseguito semplicemente spinto dalla nostra <strong>progettualità</strong> politica che anche senza un posto fisico non poteva e non doveva fermarsi, ma soprattutto perché lo sgombero è stato un <strong>atto politico ben chiaro</strong> voluto da un&#8217;area politica catanese precisa (quella di AN). Tale gesto richiedeva una forte risposta politica e mi sembra che questo è stato recepito da tutta la Città.</p>
<p><strong>D</strong>.  La nuova occupazione che vi vede oggi protagonisti, quella della palestra di via Verginelle, presenta <strong>elementi di novità </strong>rispetto al passato?</p>
<p><strong>R</strong>.   L&#8217;unico elemento di novità è la <strong>partecipazione allargata e spontanea</strong> al comitato di gestione da parte di molti singoli e molti studenti universitari, che nei mesi scorsi hanno sostenuto le iniziative contro lo sgombero del CPO. Per il resto in questi primi mesi di occupazione aver rimesso in funzione la palestra abbandonata dal Comune  ci ha permesso di <strong>riorganizzare alcune attività</strong>, come il doposcuola e la palestra popolare, che lo sgombero aveva interrotto.</p>
<p><strong>D</strong>.   Come vengono utilizzati<strong> i locali</strong> attualmente occupati, c’è una programmazione delle iniziative?</p>
<p><strong>R</strong>.   Le attività sociali e di aggregazione per il momento sono, appunto, quelle che si svolgevano in via Plebiscito 782. Stiamo &#8220;lavorando&#8221; per <strong>riformulare</strong> una proposta politica, sociale e di solidarietà popolare in questa città, per costruire un&#8217;ulteriore risposta a questi &#8220;nuovi fascisti in doppio petto&#8221; che governano il nostro territorio, ma soprattutto per far <strong>riemergere la nostra idea di città</strong>.</p>
<p><strong>D</strong>.   Tanti <strong>luoghi sgomberati</strong>, spesso in nome delle norme sulla sicurezza, rimangono inesorabilmente <strong>chiusi e abbandonati</strong> al degrado, al di là della rabbia che si prova, potrebbe, questo, essere un tema che unisce chi ha un’altra idea di città?</p>
<p><strong>R</strong>.   Sicuramente la questione ‘<strong>degrado, abbandono e relativi progetti di speculazione</strong>’ può e deve essere un tema che unisce, perché su questi contenuti si gioca lo sviluppo complessivo della città, i cui effetti ricadranno su tutti i cittadini. Sono in gioco <strong>nuovi interessi</strong> e soprattutto <strong>nuovi flussi finanziari</strong> che rischiano di finire nelle tasche dei pochi soliti gruppi. A differenza degli anni &#8217;80, però, i nuovi cavalieri del lavoro di Catania vivono nell&#8217;ombra dei gruppi politici, dei <strong>finanziamenti <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />europei</strong> e del <strong>mercato finanziario</strong>. Riuscire a ribaltare il concetto di immobilità sociale con cui hanno gestito la città, e, al contrario,  sostenere gli interessi della collettività penso possa essere un grande gesto &#8220;rivoluzionario&#8221;. <strong>Resistere</strong>, <strong>far emergere</strong> in termini pratici il nostro punto di vista è una questione fondamentale se vogliamo costruire qualcosa di nuovo.</p>
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