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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Volontariato</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Spari a Capodanno, Catania non si smentisce</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 07:49:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Società]]></category>
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		<category><![CDATA[Centro Talità Kùm]]></category>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e volentieri pubblichiamo una riflessione degli animatori del Centro Talità Kùm a partire da un episodio che evidenzia i rischi connessi alla barbara usanza di esplodere colpi di arma da fuoco in occasione delle feste di Capodanno. Il Centro, ubicato a pochi metri di distanza dal Palazzo di cemento, opera da alcuni anni nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/-X0BodqXifVo/TwI-dqnOTQI/AAAAAAAAI7A/xlclvzAmZbc/s259/Talit%2525C3%2525A0K%2525C3%2525B9m.jpeg" alt="" width="259" height="194" />Riceviamo e volentieri pubblichiamo una riflessione degli animatori del <a href="http://www.talitakumcatania.it/" target="_blank"><strong>Centro Talità Kùm</strong></a> a partire da un episodio che evidenzia i rischi connessi alla barbara usanza di <strong>esplodere colpi di arma da fuoco</strong> in occasione delle feste di Capodanno.</em></p>
<p><em>Il Centro, ubicato a pochi metri di distanza dal Palazzo di cemento, opera da alcuni anni nel quartiere di <strong>Librino</strong>, dove cerca di &#8220;sviluppare percorsi di integrazione e prevenzione per minori e di sostegno alla genitorialità&#8221;.</em></p>
<p>Solo storie minori? Generalmente, quando accade un episodio che<span id="more-28872"></span> non ha strascichi drammatici, ci si accontenta di dire: tutto è bene quel che finisce bene. Chi sa, però, se è proprio così; o se si può accettare che debba essere questo l’unico commento a episodi che, divenendo quotidiani, <strong>finiscono bene solo per caso</strong> …</p>
<p>Il fatto. Riaprendo il Centro Talità kum, dopo la pausa del capodanno, abbiamo trovato una finestra forata da un <strong>proiettile (di pistola)</strong> e il bossolo, che era finito per terra dopo aver colpito anche una parete del salone in cui giochiamo coi bambini. Abbiamo chiamato la questura ed è intervenuta la scientifica per l’esame del caso. Nel frattempo, una vicina che tornava dall’ospedale, ove è ricoverato un figlio, è scesa a chiamarci perché anche in casa sua c’erano un paio di <strong>proiettili penetrati dalla finestra</strong> della cucina.</p>
<p>Ci si può accontentare di concludere: beh, meno male che non s’è fatto male nessuno? Noi vorremmo cogliere l’occasione per proporre una riflessione un po’ più ampia, che interroghi le coscienze di tutti. Anzitutto perché sappiamo tutti che la notte di capodanno anche in altre zone di Catania – e anche di altre città – si va diffondendo la pratica di <strong>festeggiare … a colpi di pistola o di fucile</strong>. E in secondo luogo perché non ci pare che, siccome non c’è scappato il morto (almeno stavolta), si possa tirare un sospiro di sollievo.</p>
<p>Non sarebbe, invece, il caso che episodi del genere ci chiamino tutti ad alzare il livello di guardia? È azzardato ritenere che il moltiplicarsi di questi episodi sia il segnale, tutt’altro che rassicurante, che <strong>sta diventando troppo facile possedere e usare armi da fuoco</strong>, persino con l’intento di farlo solo per gioco? E non è manifestazione d’un pericoloso ulteriore degrado della coscienza civile, che rischia di mettere in pericolo vite umane … per gioco?</p>
<p>Forse un primo impegno di tutti potrebbe essere quello d’invitare coloro che hanno trovato questo tipo di sorprese a <strong>rendere pubblica la notizia</strong>, sia per constatare la vastità del fenomeno, sia per verificare in quali zone della città avviene più frequentemente.</p>
<p>Ma riteniamo che sia utile approfondire la conoscenza di queste situazioni anche per <strong>studiare strategie educative</strong> – nelle famiglie, nella scuola, nelle parrocchie, nei centri sportivi, … insomma in tutti i luoghi in cui ci si occupa di formazione dei giovani – perché si possa arginare e, a poco a poco, debellare il degrado di cui questi episodi sono sintomo.</p>
<p>Le <strong>autorità amministrative</strong> della città, inoltre, chiamate a occuparsi del bene comune, dovrebbero studiare modalità per offrire, soprattutto ai più giovani, altri luoghi e mezzi per una <strong>socializzazione più responsabilizzante</strong>, piuttosto che suggerire forme di svago che non aiutano la convivenza civile.</p>
<p>D parte nostra, come abbiamo già fatto in altre occasioni e anche oggi pomeriggio, possiamo assicurare solo che questi episodi non solo non ci fanno desistere dal nostro servizio ai minori che ci frequentano, ma ci motivano ancora di più nel nostro <strong>impegno</strong>.</p>
<p>Gli animatori del Centro Talità kùm di Librino</p>
<p>Catania, 2 gennaio 2012</p>
<p>Sui &#8220;botti&#8221; di Capodanno leggi anche <em></em><a href="http://www.argocatania.org/wp-content/uploads/2012/01/Botti-capodanno_Pinella.pdf"><em>Sacrifici di sangue</em> di Pinella Leocata</a></p>
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		<title>Natale a fianco delle egiziane e dei migranti tunisini scomparsi</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 06:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Volontariato]]></category>
		<category><![CDATA[Leventicinqueundici]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterranea]]></category>
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		<category><![CDATA[UDI]]></category>

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		<description><![CDATA[Natale. Cos&#8217;è Natale? Il panettone, il cenone, il presepe, i doni sotto l&#8217;albero. Certo. Ma soprattutto, è voltarsi a guardare chi sta peggio di noi, è compassione, è solidarietà. Quella che ha dato l&#8217;Udi alle donne vittime di violenza in Egitto; quella data da Mediterranea e dalle donne dell&#8217;organizzazione femminista &#8220;Leventicinqueundici&#8221; alla mobilitazione organizzata da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Natale. Cos&#8217;è Natale? Il panettone, il cenone,  il presepe, i doni sotto l&#8217;albero. Certo. Ma soprattutto, è voltarsi a guardare chi sta peggio di noi,  è <img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/-E3DEiWpuk0k/TvUOgWmnZ3I/AAAAAAAAIns/GM2Tnt1g_DI/s290/egitto.jpg" alt="" width="290" height="192" />compassione, è solidarietà. Quella che ha dato l&#8217;<strong>Udi </strong>alle <strong>donne vittime di violenza in Egitto</strong>; quella data da <strong>Mediterranea </strong>e dalle donne dell&#8217;organizzazione femminista <strong>&#8220;Leventicinqueundici&#8221;</strong> alla mobilitazione organizzata da tunisine e italiane a fianco dei familiari dei<strong> migranti tunisini dispersi.</strong></p>
<p>Le donne egiziane manifestano in questi giorni  contro la<span id="more-28532"></span> violenza dei militari, contro i loro pestaggi in <strong>piazza Tahrir</strong>. Quelle immagini hanno fatto il giro del mondo: mostrano una giovane donna, indifesa, picchiata a sangue, percossa con violenza dai militari. La ragazza -il corpo seminudo sotto i calci feroci e i manganelli dei poliziotti- ora versa in gravissime condizioni. E&#8217; stata lasciata  dai militari senza camicetta ed è stata soprannominata <strong>“la ragazza con il reggiseno blu”.</strong></p>
<p>L&#8217; Unione donne italiane ha inviato una lettera all&#8217;<strong>Ambasciata Italiana in Egitto</strong> e agli organi di stampa nazionali perché la facciano arrivare agli organi di stampa locali e ai consolati egiziani. E&#8217; un appello all&#8217;ambasciatore Claudio Pacifico <strong>(ambasciata.cairo@esteri.it)</strong> &#8220;perché attraverso la nostra ambasciata arrivi, tra le altre, anche la nostra voce  di solidarietà e vicinanza alle donne egiziane colpite dalla violenza delle forze di repressione. &#8221;L’Italia, partner del nuovo Egitto, &#8211; è il testo della lettera &#8211; deve fare sentire la sua voce, quella di mille e mille donne italiane che non tollerano la violenza, ovunque, contro popolazioni indifese, contro ragazze e donne colpite nella loro dignità e nel loro diritto a manifestare. Noi siamo a fianco delle egiziane che vogliono un Paese (e un Mediterraneo) di democrazia, di diritti e di pace&#8221;.</p>
<p>Altro appello quello dei <strong>familiari dei migranti tunisini scomparsi</strong>. Sono giovani partiti all&#8217;indomani della rivoluzione alla volta dell&#8217;Europa. Di loro, 300, forse 500,  non si sono avute più notizie. In Italia nessuno ne parla. In Tunisia  lo hanno fatto solo dopo la mobilitazione delle famiglie. Adesso in Italia il grido d&#8217;allarme di madri, padri, fratelli e sorelle dei migranti tunisini scomparsi è stato raccolto e diffuso da Mediterranea e da Leventicinqueundici. Lo striscione &#8220;<strong>Da una sponda all&#8217;altra, vite che contano&#8221; </strong>e , in arabo<strong>, &#8220;Dove sono i nostri figli&#8221;</strong>, è stato esposto a Parma e a Milano il 17 dicembre scorso; il 14  gennaio 2012 ci sarà una giornata di informazione pubblica a Milano.</p>
<p>&#8220;Prova a immaginare&#8221; &#8211; si chiedono i familiari dei giovani tunisini scomparsi &#8211; che sia  accaduto a tuo fratello o a tuo figlio, che sia partito e <strong>non abbia più dato notizie di sè</strong>, che le autorità non facciano nulla, non diano risposte, non facciano ricerche…</p>
<p><a href="http://www.argocatania.org/wp-content/uploads/2011/12/Appello_migranti_tunisini_dic2011.pdf"><strong>Leggi il testo integrale dell&#8217;appello</strong>.</a> Per firmare, scrivi a <strong><a href="mailto:venticinquenovembre@gmail.com" target="_blank">venticinquenovembre@gmail.com</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>E&#8217; morta Ninetta Burgio, una piccola donna grande grande</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 05:56:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Volontariato]]></category>
		<category><![CDATA[Libera]]></category>
		<category><![CDATA[Ninetta Burgio]]></category>
		<category><![CDATA[Pierantonio Sandri]]></category>

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		<description><![CDATA[La malattia ha ucciso Ninetta Burgio. Era una donna piccola piccola ma tanto grande. Era una madre coraggio. Lottava per la verità. Lottava per avere giustizia, non vendetta, solo giustizia. Suo figlio Pierantonio Sandri era scomparso nel 1995 senza un perché ma lei non si era mai rassegnata. Aveva continuato a lottare fino al settembre del 2009, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>La malattia ha ucciso <strong>Ninetta Burgio</strong>. Era una donna piccola piccola ma tanto grande. Era una madre coraggio. Lottava per la verità. Lottava <img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/-Hvi3QPfyoV4/TfkpoJ76nEI/AAAAAAAAFlI/l5wbTqbTv2s/s244/Ninetta_Burgio.jpg" alt="" width="244" height="205" />per avere giustizia, non vendetta, solo giustizia. Suo figlio <strong>Pierantonio Sandri era scomparso nel 1995</strong> senza un perché ma lei non si era mai rassegnata. Aveva continuato a lottare fino al settembre del 2009, quando ha riavuto il corpo del figlio. Pierantonio era stato ucciso dalla mafia e sepolto nelle campagne di Niscemi. Per quattordici anni Ninetta non ha mai smesso di  combattere e di sperare. Ha fatt</em>o<span id="more-28267"></span> <em>affiggere manifesti sui muri di tanti paesi,  «Vi prego, ridatemi mio figlio». Al suo fianco <strong>Libera, l&#8217;associazione antimafia di don Ciotti,</strong> che da sempre ha creduto in lei e nella sua storia e che adesso la ricorda così.</em></p>
<p>Cari amici, con grandissimo <strong>dolore</strong> vi comunichiamo che la nostra cara amica Ninetta Burgio ci ha lasciati ieri mattina.</p>
<p>Abbiamo incontrato Ninetta per la <strong>prima volta</strong> circa un anno e mezzo fa in occasione di un incontro con alcune scuole, quando Dario l’ha portata fuori programma dicendoci “oggi vi faccio un regalo: una donna piccola piccola ma di grande forza!”. E questo è stato veramente per noi Ninetta: un grande regalo!</p>
<p>Possiamo dire di essere stati fortunati di averla conosciuta e di aver approfondito il nostro rapporto con lei, di averla sostenuta nella sua battaglia e di averla coccolata per come meritava, ricevendo in cambio da lei un grande affetto, perché ogni volta che veniva a Catania si sentiva a suo agio con noi.</p>
<p>Era una donna così piccola nella sua statura e nella sua umiltà e modestia, ma che quando entrava in una sala per un incontro con i ragazzi riusciva a riempirla subito con la sua <strong>energia positiva</strong>, catturando l’attenzione e le emozioni di tutti, con grande forza ed amore che brillavano dai suoi occhi e dai suoi sorrisi, anche se la vita certamente non si è limitata nel <strong>riservarle disgrazie</strong>: prima l’incidente domestico che l’ha privata del suo piccolo figlio Giovanni, poi la tragica storia di Pierantonio, scomparso il 3 settembre 1995 e di cui Ninetta soltanto dopo 14 anni di ricerche ed appelli è venuta a conoscere la verità e ha potuto ritrovare il corpo, grazie alle dichiarazioni tra le lacrime di <strong>un suo ex alunno</strong>, artefice con altri tre complici dell’assassinio e decisosi a collaborare dopo aver visto gli appelli di Ninetta in televisione. E infine la sua improvvisa malattia, proprio mentre si stava iniziando a fare giustizia nella vicenda di Pierantonio.</p>
<p>Ma con tutto ciò, nelle decine e decine di incontri fatti con i giovani di tante parti d’Italia e dell’estero, nelle scuole, nei campi di volontariato nei terreni confiscati e soprattutto nelle carceri minorili, <strong>mai Ninetta ha avuto una parola di odio</strong>, mai ha dimostrato desiderio di vendetta, ma soltanto voglia di verità e giustizia e soprattutto ha dato <strong>messaggi di speranza per i giovani</strong> e un grande amore, facendo capire che la vittima non era stato soltanto suo figlio, ma anche che quei giovani artefici del suo assassinio, all’epoca minorenni, erano vittime di un sistema sbagliato.</p>
<p>Che grande regalo veramente ci ha fatto Ninetta, definita da tanti “madre coraggio”, che ha lasciato intravedere un po’ di debolezza soltanto quando quest’estate, iniziando a rendersi conto della sua malattia, ha confidato di aver paura, ma non della morte o del dolore, ma paura di non aver più la possibilità di incontrare altri giovani a cui raccontare la storia di Pierantonio, <strong>chiedendoci di non scordarci di lui</strong>.</p>
<p>Ninetta, noi non ci scorderemo mai di Pierantonio, perché il tuo amore per lui e per tutti i giovani lo hanno fatto vivere nei cuori di tanti ragazzi, e non ci scorderemo mai di te e del tuo esempio.</p>
<p><strong>Ciao Ninetta!</strong></p>
<p><em>Argo ha già parlato di Ninetta Burgio per ricordare il sostegno datole da Libera all&#8217;udienza del processo per l&#8217;omicidio del figlio<a href="http://www.argocatania.org/2011/06/17/libera-il-valore-di-una-presenza/" target="_blank"> (<strong>Libera il valore di una presenza</strong>)</a> e per annunciare la nascita del Presidio delle Aci, intitolato proprio a Pierantonio Sandri, presentato nel corso di una cerimonia arricchita dalla testimonianza di Ninetta (</em><span style="font-size: small;"><em><strong><a href="http://www.argocatania.org/2011/03/25/libera-il-presidio-delle-aci-contro-le-mafie/" target="_blank">Libera, il Presidio delle Aci contro le mafie</a></strong>) </em><a href="../2011/03/25/libera-il-presidio-delle-aci-contro-le-mafie/"></a></span></p>
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		<title>Cittadini che si mettono in GAR&#8230;a</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 05:49:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Enti Locali]]></category>
		<category><![CDATA[Urbanistica]]></category>
		<category><![CDATA[Volontariato]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di Catania]]></category>
		<category><![CDATA[Gruppo azione risveglio]]></category>
		<category><![CDATA[Salvo Grillo]]></category>

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		<description><![CDATA[Non sempre una discesa in campo comporta conseguenze disastrose i cui effetti durano per generazioni. Ce ne sono di quelle che fanno bene alla convivenza civile e generano un rinnovato attaccamento alla propria città e alle potenzialità inespresse che in essa sono contenute. E’ il caso del GAR, acronimo che sta per Gruppo Azione Risveglio: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-Lec54LXzt7w/Ttuf4tsIqBI/AAAAAAAAISY/qiWGY58sebk/s800/A_P1080562.JPG" alt="" width="288" height="215" />Non sempre una <strong>discesa in campo </strong>comporta conseguenze disastrose i cui effetti durano per generazioni. <strong>Ce ne sono di quelle che fanno bene</strong> alla convivenza civile e generano un rinnovato attaccamento alla propria città e alle potenzialità inespresse che in essa sono contenute.</p>
<p>E’ il caso del <a href="http://www.facebook.com/#!/groups/risveglio/" target="_blank">GAR</a>, acronimo che sta per <strong>Gruppo Azione Risveglio</strong>: parole che contengono già per intero il significato del <span id="more-28206"></span>messaggio che vogliono lanciare.</p>
<p><strong>Risvegliare </strong>i catanesi dal torpore in cui sono caduti loro e la loro città e risvegliare in particolare l’attenzione verso tutti quei pezzi del patrimonio di case e terreni di proprietà pubblica, lasciati nel più assoluto abbandono e degrado.</p>
<p><strong>Azione</strong>, nel doppio senso di mettere in atto azioni clamorose ed efficaci dal punto di vista della comunicazione, per attirare l’attenzione della pubblica opinione, ma anche per invitarla a mettersi in azione, ad attivare tutti i canali disponibili per modificare le situazioni evidenziate.</p>
<p>Il tutto lavorando<strong> in gruppo</strong>, perché si tratta di beni della collettività e perché lavorando assieme si moltiplicano i talenti dei singoli e si ottengono risultati migliori.</p>
<p>Il gruppo è stato fondato da alcuni giovani professionisti che hanno voluto mettere in comune <strong>competenze e idee </strong>per una progettazione condivisa degli spazi urbani, invitando tutta la città ad un’assunzione di responsabilità.</p>
<p><strong>L’ultima iniziativa </strong>ha riguardato la <strong>chiesa Santa Maria degli Angeli </strong>in via Pietro Verri a Cibali, alle spalle della caserma dei Vigili del fuoco, una chiesetta settecentesca, ultimo residuo di un convento dei Cappuccini passato a privati nel 1870 e più recentemente venduto al Comune per la rispettabile cifra di 270 milioni.</p>
<p><strong>L’Amministrazione</strong> ha curato il rifacimento del tetto e inserito all’interno una centina in acciaio per stabilizzarne la struttura, e poi l’ha abbandonata a sé stessa.</p>
<p>I militanti del GAR ne hanno preso possesso basandosi sull’<strong>articolo 2031 </strong>del codice civile che dispone  che un soggetto possa subentrare nella gestione di affari altrui, nell&#8217;impedimento del legittimo proprietario.</p>
<p>Su questa base giuridica, hanno fatto una comunicazione scritta al Sindaco e, trascorso un mese, non avendo ricevuto risposta, si sono <strong>insediati </strong>nella chiesetta che, una volta ripulita e minimamente attrezzata, potrà essere messa a disposizione di chi ne ha bisogno, per esempio per manifestazioni artistiche e culturali.</p>
<p>Con la stessa azione è stato occupato <strong>l&#8217;attiguo spazio verde </strong>che, ripulito dalle sterpaglie, viene adesso trasformato in<strong> orto sociale</strong>, la cui cura è stata affidata ad alcuni cittadini abitanti nei condomini circostanti.</p>
<p>Naturalmente non è loro intenzione privatizzarla ma ripulirla, migliorarla, mantenerla e conservarla, ridandole dignità e promettendone<strong> l&#8217;uso pubblico </strong>a chi in essa “vorrà fare <em>ecclesia</em> nel senso greco del termine, ovvero come assemblea popolare che si riunisce periodicamente per discutere i problemi cittadini”, come tiene a dire l’<a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1424063644" target="_blank">avv. <strong>Salvo Grillo</strong>,</a> uno degli animatori del gruppo.</p>
<p>L&#8217;iniziativa si inquadra infatti nel<strong> progetto «Negazione, riappropriazione, donazione»</strong> con cui si vuole segnalare alla città un bene comune che le è stato sottratto e negato, per procedere poi alla sua riappropriazione e restituzione ad un uso collettivo</p>
<p>Il GAR ci ha ormai abituati a questo tipo di <strong>azioni</strong>; solo per citare le ultime, basta fare riferimento al clamore suscitato dalla denunzia dello stato di abbandono in cui giace<strong> l’ex casa dei Gesuiti di via Crociferi</strong>, da cui era stato frettolosamente sfrattato l’Istituto d’arte (successivamente allocato in un altro edificio privato a suon di migliaia di euro); alla denuncia di tutte le stranezze (solo per usare una metafora) che hanno accompagnato la riapertura della <strong>Dogana vecchia </strong>al porto; alla istallazione con cui si è voluto richiamare l’attenzione alle grate che hanno ulteriormente separato l’amato <strong>Passiatore </strong>di piazza dei Martiri dalla vista del mare. E via protestando.</p>
<p>Ma la <strong>lista dei luoghi di proprietà collettiva abbandonati e inutilizzati </strong>è drammaticamente lunga. Solo per citare i casi più clamorosi: l&#8217;ex cinema Experia all&#8217;Antico Corso, la raffineria Zanuccoli in viale Africa, il teatro Coppola alla Civita, Palazzo Bernini a piazza Michelangelo, la palestra di piazza Pietro Lupo,  Villa Fazio e Teatro Moncada a Librino, tutte le botteghe dell&#8217;ex Mercato Ortofrutticolo, e poi, ancora terreni e appartamenti sparsi un po’ dovunque.</p>
<p style="text-align: left;">Si tratta in definitiva di un movimento che vuole <strong>far uscire fuori la città dall’angolo di periferia </strong>in cui è stata trascinata dalla cattiva <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />amministrazione e dagli interessi particolaristici, un&#8217;idea trasversale che attraversa tutti i partiti e che mira a riscoprire in modo originale e creativo il diritto-dovere alla cittadinanza attiva.<embed type="application/x-shockwave-flash" width="600" height="400" src="https://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" flashvars="host=picasaweb.google.com&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2FArgo.redazione%2Falbumid%2F5682311148053371489%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26hl%3Dit" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer"></embed></p>
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		<title>Droga e mafia, rompiamo il muro di silenzio</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 05:46:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non una relazione quella di Leopoldo Grosso sul consumo di sostanze stupefacenti tra i giovani, piuttosto un insieme di riflessioni che nascono da una lunga esperienza condotta con il Gruppo Abele. La sede è stata il Liceo Regina Elena di Acireale dove, il 30 novembre, si è svolto il secondo incontro del corso di formazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-gyo1YCdODLs/Tt_hHmsQrDI/AAAAAAAAIX8/RYayytAJlLA/s600/_P1080457.jpg" alt="" width="288" height="218" />Non una relazione quella di <strong>Leopoldo Grosso</strong> sul consumo di sostanze stupefacenti tra i giovani, piuttosto un insieme di riflessioni che nascono da una lunga esperienza condotta con il <strong>Gruppo Abele</strong>.</p>
<p>La sede è stata il Liceo Regina Elena di Acireale dove, il 30 novembre, si è svolto il secondo incontro del corso di formazione annualmente organizzato da <strong>Libera</strong>, insieme a<span id="more-28157"></span> Liberacittadinanza e alla Diocesi. “<strong>Droga e mafia: rompiamo il muro del silenzio</strong>” questo l&#8217;argomento scelto per quest&#8217;anno, con riferimento al silenzio di stampa e televisioni a proposito di alcuni ragazzi morti o scomparsi nel territorio delle Aci.</p>
<p>Se il consumo delle droghe tra i giovani non accenna a diminuire, afferma Grosso, vuol dire che qualcosa non funziona negli <strong>interventi di prevenzione</strong>. Ecco quelli che a suo parere <strong>non servono</strong>:</p>
<ul>
<li>i messaggi unidirezionali dall&#8217;alto, del tipo spot su TV e giornali</li>
<li>mettere sullo stesso piano tutte le sostanze, senza fare le necessarie distinzioni</li>
<li>le testimonianze di persone uscite dalla droga: trasmettono infatti il messaggio che si possa venir fuori da questa esperienza quando si vuole</li>
</ul>
<p><strong>Funzionano</strong> invece:</p>
<ul>
<li>l&#8217;informazione ragionevole e dialogata</li>
<li>l&#8217;informazione che viene da esperienze in cui i ragazzi hanno un ruolo attivo</li>
<li>l&#8217;informazione tra pari (<strong>peer education</strong>)</li>
</ul>
<p>Su questo aspetto Grosso torna più volte. I giovani sono maggiormente coinvolti dai messaggi che provengono da loro <strong>coetanei</strong> o da ragazzi poco più grandi di loro. E cita come esempio i <strong>campi</strong> estivi di Libera, tenuti sui beni confiscati, in cui i ragazzi più grandi sono disponibili a fare da tutor ai più piccoli. Crescono così gli uni e gli altri.</p>
<p>La <strong>relazione di aiuto</strong>, d&#8217;altra parte, è sempre più efficace quando non ci si sostituisce all&#8217;altro ma lo si affianca. Il compito dell&#8217;educatore infatti è quello di <strong>creare opportunità</strong>, i giovani posseggono sempre risorse e capacità, anche quando non sembra.</p>
<p>Sul loro destino pesa molto il <strong>contesto</strong>, più o meno favorevole, e sopratutto contano gli incontri. Ecco perchè è fondamentale costruire “<strong>buone relazioni</strong>”.</p>
<p>Il consumo di sostanze viene scelto anche per essere come gli altri (<strong>effetto imitazione</strong>), per sentirsi parte del gruppo (<strong>effetto appartenenza</strong>). E i gruppi anticonformisti sono spesso, al proprio interno, più conformisti degli altri.</p>
<p>Non meno grave l&#8217;effetto boomerang creato da una <strong>falsa rappresentazione sociale del fenomeno</strong>. I mass-media pubblicizzano dati (50%) riferiti a coloro che “provano” le sostanze (soprattutto cannabis), trascurando di evidenziare che si tratta in genere di comportamenti occasionali e reversibili. Nulla a che vedere con il 5% di giovani  per i quali il consumo diventa l&#8217;interesse principale con un conseguente disinteresse per tutto il resto (<strong>sindrome amotivazionale</strong>).</p>
<p>Questi comportamenti “irreversibili” si verificano prevalentemente in presenza di situazioni difficili in cui problemi familiari, difficoltà di comunicazione, insuccesso scolastico creano una <strong>spirale negativa</strong>.</p>
<p>L&#8217;esuberanza e la voglia di protagonismo dei ragazzi devono trovare sbocco in <strong>attività espressive  e sportive</strong> che li stimolino e li valorizzino. Anche il desiderio di fuga dalle situazioni negative  può essere intercettato e trasformato facendo leva sul desiderio di <strong>avventura</strong>, caratteristico dell&#8217;età.</p>
<p>Quando il consumo o le attività di piccolo commercio (Grosso evita deliberatamente di parlare di spaccio) avvengono <strong>a scuola</strong>, in genere le reazioni sono due, entrambe errate. Si finge di non vedere oppure si crea il caso eclatante, coinvolgendo le forze di sicurezza e i cani poliziotto.</p>
<p>Questi casi vanno invece trattati con estrema discrezione, anche per non creare stigmatizzazioni. La scuola tuttavia deve porsi sempre il problema del <strong>consumo possibile</strong> e non può affidarsi alla improvvisazione. Deve dotarsi di <strong>un pensiero</strong> e di <strong>procedure</strong> ben definite, a garanzia degli studenti e degli insegnanti.</p>
<p><strong>La famiglia</strong> va coinvolta per legge, trattandosi di minorenni, ma va anche accompagnata (counselling), anche perchè il suo intervento può essere negativo, perchè essa è spesso parte del problema. Relazioni impostate male possono aver creato nei figli “microtraumi cumulativi costanti”, con <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />conseguenti ferite difficilmente sanabili.</p>
<p>Nella società odierna, d&#8217;altra parte, la famiglia è sempre più sola ed ha bisogno di potersi confrontare. Nessuno degli enti educativi può farcela da solo. <strong>Agire in sinergia</strong> tra loro e con il territorio è necessario per fronteggiare la diversa, particolare vulnerabilità di ogni ragazzo.<br />
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		<title>Centro Astalli al CARA, uno sportello legale e non solo&#8230;</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/12/02/centro-astalli-al-cara-uno-sportello-legale-e-non-solo/</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 06:51:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; già funzionante dall&#8217;inizio di novembre lo sportello socio-legale che il Centro Astalli di Catania ha attivato all&#8217;interno del CARA di Mineo. Il permesso di accesso al villaggio, che ospita attualmente mille e cinquecento richiedenti asilo, era stato richiesto dall&#8217;associazione diversi mesi addietro. Il 3 agosto scorso, tramite la Prefettura, il Ministero dell&#8217;Interno ha finalmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } --><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-3u8ScUOTH48/TfcK5T0Z1XI/AAAAAAAAFkc/p8KmX7UpDZ8/s216/Centro_Astalli.jpeg" alt="" width="216" height="104" />E&#8217; già funzionante dall&#8217;inizio di novembre lo <strong>sportello socio-legale</strong> che il Centro Astalli di Catania ha attivato all&#8217;interno del CARA di Mineo.</p>
<p>Il permesso di accesso al villaggio, che ospita attualmente mille e cinquecento richiedenti asilo, era stato richiesto dall&#8217;associazione diversi mesi addietro. Il 3 agosto scorso, tramite la Prefettura, <strong>il Ministero dell&#8217;Interno</strong> ha finalmente<span id="more-27949"></span> concesso <strong>l&#8217;autorizzazione</strong>.</p>
<p>Tra le tredici persone alle quali è stato consentito l&#8217;accesso, tutti volontari, ci sono anche sei <strong>avvocati</strong>, che lavorano da tempo con il Centro Astalli e hanno quindi la competenza necessaria per assistere i migranti, molti dei quali hanno già ricevuto un <strong>diniego</strong> alla concessione del diritto d&#8217;asilo, al quale possono fare opposizione entro 15 giorni.</p>
<p>Anche coloro che devono ancora affrontare l&#8217;interrogatorio da parte della Commissione che esamina le richieste di asilo hanno bisogno di aiuto perchè il <strong>colloquio da sostenere presenta notevoli difficoltà</strong> per i migranti che provengono da esperienze spesso drammatiche che fanno fatica a rivivere e a raccontare, certo non solo per le difficoltà linguistiche, peraltro non indifferenti.</p>
<p>Oltre all&#8217;aspetto legale, i volontari dell&#8217;Astalli offrono anche un sostegno a più ampio raggio, mettendo anche in questo caso a disposizione dei<img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /> migranti la loro esperienza di assistenza a donne e uomini spesso portatori di <strong>disturbi</strong> derivanti dalle <strong>difficili esperienze</strong> accumulate.</p>
<p>Ecco il <strong>calendario</strong> per il mese di dicembre, contenuto nel <a href="http://www.argocatania.org/2011/12/01/centro-astalli-presente-al-cara-di-mineo/" target="_blank">Comunicato dell&#8217;Astalli</a></p>
<p>02/12 ore 15,30-19,30<br />
10/12 ore 10,00-13,00<br />
14/12 ore 15,30-19,30<br />
23/12 ore 15,30-19,30</p>
]]></content:encoded>
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		<title>AIDS, primo dicembre 2011: arrivare a zero</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 05:49:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Getting to zero, azzerare l’infezione, questo l’obiettivo del primo dicembre 2011, giornata internazionale di lotta contro l’AIDS. Per ottenerlo bisogna cambiare mentalità, infatti, nonostante siano ormai noti, non sono ancora adottati in maniera diffusa i comportamenti per la prevenzione del rischio di trasmissione del virus Hiv. In particolare, in Italia vi è ancora resistenza (se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lilacatania.it/1dicembre2011.html" target="_blank"><img class="alignright" title="CLICK per andare al sito" src="https://lh6.googleusercontent.com/-APZUbMX5b5Y/TtUfhD2QPcI/AAAAAAAAIIo/Ku34lqKQPaE/s110/111129%252520LILA%25252002%252520Urlo%252520Munk.jpeg" alt="" width="110" height="110" /></a>Getting to zero, azzerare l’infezione, questo l’obiettivo del primo dicembre 2011, <strong>giornata internazionale di lotta contro l’AIDS</strong>. Per ottenerlo bisogna cambiare mentalità, infatti, nonostante siano ormai noti, non sono ancora adottati in maniera diffusa i comportamenti per la <strong>prevenzione del rischio</strong> di trasmissione del<span id="more-27731"></span> virus Hiv.</p>
<p>In particolare, in Italia vi è ancora resistenza (se guardiamo al panorama europeo) rispetto  all’<strong>uso del profilattico</strong>,  unico strumento in grado di tutelare chiunque abbia una vita sessuale attiva. Un dato decisamente allarmante, visto che nel nostro Paese nel 2009 le nuove infezioni da HIV, per il 79% dei casi, sono conseguenza di rapporti sessuali non protetti, una percentuale che nel 1998 era soltanto del 13,3%.</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 535px"><a href="http://www.lilacatania.it/1dicembre2011.html" target="_blank"><img title="CLICK per andare al sito" src="https://lh4.googleusercontent.com/-UPC4TUcb4-Y/TtUfhDAuksI/AAAAAAAAIIw/_r9VMplEHdI/s525/111129%252520LILA%25252001.jpeg" alt="" width="525" height="356" /></a><p class="wp-caption-text">CLICK per andare al sito</p></div>
<p>Nel sito nazionale della L.I.L.A. (Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS) si legge: “Le <strong>donne sono maggiormente a rischio</strong> di contrarre l’infezione per una serie di fattori biologici, sociali e culturali. Nel 1985  per ogni donna che scopriva di avere contratto l’HIV vi erano 3,5 uomini, nel 2009 questo rapporto è sceso a 3,1”.</p>
<p><strong>Crescono </strong>pure <strong>i contagi</strong> all’interno delle coppie eterosessuali, dal 25,3&amp; del 1998 al 45,1% del 2009/10. Nella popolazione omosessuale, infine, l’infezione da HIV dovuta a rapporti omo/bisessuali è salita dal 17,2% del 2001/02 al 24,4% del 2009/10.</p>
<p><a href="http://www.lilacatania.it/1dicembre2011.html" target="_blank"><img class="    alignleft" title="CLICK per andare al sito" src="https://lh3.googleusercontent.com/-BPM6wMTYzZM/TtUfhDvNhXI/AAAAAAAAIIs/-CEKaMtgB8Q/s401/111129%25252000%252520LILA%252520logoV.jpeg" alt="" width="95" height="169" /></a>Di fronte a questa situazione, le agenzie internazionali e la LILA, pur continuando in un’opera più complessiva di <strong>informazione e formazione</strong> capace di affrontare l’insieme delle problematiche connesse all’infezione da HIV, puntano soprattutto ad attivare <strong>comportamenti sessuali sicuri</strong> e a promuovere l’uso del profilattico.</p>
<p>Anche a Catania si svilupperanno tante iniziative durante tutto il mese di dicembre, ci piace segnalare il <strong>dibattito</strong> che si svolgerà il primo dicembre <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />alle 10,30 a Palazzo Platamone sullo<strong> stigma</strong> (parteciperanno fra gli altri Graziella Priulla e don Pino Ruggeri) perché il tema della<strong> lotta all’emarginazione</strong> rimane sempre centrale.</p>
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		<title>Amnesty a Catania contro la violenza sulle donne</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 05:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Amnesty a Catania contro la violenza sulle donne. Da &#8220;Mai per amore&#8221; di Gianna Nannini a &#8220;La donna che parla in fretta&#8221; di Marina Rei. Attraverso letture, brani musicali, interventi, per dire &#8220;Io pretendo dignità&#8220;, la campagna contro tutte le forme di discriminazioni di genere. La serata per parlare della &#8220;trappola del genere, donne, violenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-8kciWR0bV00/TtOssnFRjuI/AAAAAAAAIHw/Grp1PmVsHpA/s512/111128%252520Amnesty.jpg" alt="" width="255" height="358" /><strong>Amnesty </strong>a Catania <strong>contro la violenza sulle donne</strong>. Da &#8220;Mai per amore&#8221; di Gianna Nannini a &#8220;La donna che parla in fretta&#8221; di Marina Rei. Attraverso letture, brani musicali, interventi, per dire &#8220;<strong>Io pretendo dignità</strong>&#8220;, la campagna contro tutte le forme di discriminazioni di genere. La serata per parlare della &#8220;trappola del genere, donne, violenza e povertà&#8221; é ospitata dal Laboratorio d&#8217;arte.</p>
<p><strong>Simonetta Cormaci</strong>, viceresponsabile  regionale di Amnesty e del <strong>Gruppo 72 di Catania</strong> illustra gli scopi dell&#8217;Associazione, nata 50 anni fa per combattere le torture e la pena di morte e promuovere i diritti umani nel mondo. Stavolta, però, si parla di violenza contro le <span id="more-27852"></span>donne. La gente ignora che <strong>più del 70 per cento dei poveri del mondo sono donne;</strong> che nonostante producano dal 60 all&#8217;80 per cento del cibo dei paesi in via di sviluppo le donne possiedono solo l&#8217;un per cento della terra; che lavorano senza tregua  dall&#8217;alba al tramonto e guadagnano molto meno degli uomini pur facendo lo stesso lavoro. <strong>Tre quarti degli adulti analfabeti sono donne</strong>.</p>
<p>E l&#8217;elenco delle discriminazioni e dei soprusi non finisce qui. Due gli appelli da firmare subito, quello per  l&#8217;uguaglianza delle <strong>donne egiziane</strong> che hanno ricoperto un ruolo fondamentale nella &#8220;Rivoluzione del 25 gennaio&#8221;, portando alla caduta il governo repressivo di Mubarak. Il secondo é perché abbiano prevenzione e cure le <strong>donne della Sierra Leone</strong> che muoiono in tante, ancora oggi, per complicazioni legate alla gravidanza e al parto.</p>
<p>Legge brani di &#8220;Donne che corrono coi lupi&#8221;, <strong>Daniela Ursino del centro antiviolenza Thamaia</strong>. <strong>Giovanna Crivelli dell&#8221;Udi </strong>dà voce a Rosangela Pesenti,  e dichiara: &#8220;La violenza sulle altre è violenza su noi&#8221;. La violenza fa male non solo alle donne ma anche agli uomini e alla società tutta, dice <strong>Mirella Causi di</strong> <strong>Città felice</strong>.</p>
<p>Ma nella serata di Amnesty parlano le donne che hanno subito violenza.  Mentre sullo schermo scorrono immagini terribili, volti di donne, tumefatti, sanguinanti, occhi che raccontano il terrore, si snoda il racconto di &#8220;<strong>Parole e vita</strong>&#8220;, diari di donne, raccolti dalle interviste di <strong>Anna Di Salvo e Carmina Daniele</strong>, cui danno voce gli attori <strong>Alice Ferlito e Santo Santonocito</strong>. A punteggiare il racconto la batteria di <strong>Giampaolo <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />Terranova</strong>. Brandelli di vite straziate dalla violenza domestica, quotidianità fatte di stenti, abusi sessuali, &#8220;corpi violati e menti offese&#8221; di donne che si sentono &#8220;bambole di plastica&#8221;, aborti provocati dalle botte, &#8220;vite che si restringono&#8221;,  depressioni e, finalmente, anche il racconto di una vittoria, di una riconquistata indipendenza.</p>
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		<title>Una Rondine per incontrare &#8220;il nemico&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 05:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Metti insieme ragazzi provenienti da paesi in guerra tra loro, cresciuti nel contesto di uno di quei conflitti che generano inevitabilmente paura, sfiducia e sospetto, permetti loro di vivere insieme per due anni, mangiare alla stessa tavola, studiare l&#8217;uno accanto all&#8217;altro, usare la stessa macchina, ed ecco avrai … lo Studentato Internazionale Rondine. A parlare di questa esperienza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-wHNLw0QUusg/TsWGFD3fFvI/AAAAAAAAH8k/9giFwIELjlk/s472/logo_rondine2.jpg" alt="" width="262" height="283" />Metti insieme <strong>ragazzi provenienti da paesi in guerra tra loro</strong>, cresciuti nel contesto di uno di quei conflitti che generano inevitabilmente paura, sfiducia e sospetto, permetti loro di <strong>vivere insieme </strong>per due anni, mangiare alla stessa tavola, studiare l&#8217;uno accanto all&#8217;altro, usare la stessa macchina, ed ecco avrai … lo Studentato Internazionale Rondine.</p>
<p>A parlare di questa <strong>esperienza</strong>, <strong>semplice e allo stesso tempo straordinaria</strong>, sono stati<span id="more-27551"></span> mercoledì sera, nell&#8217;aula A8 del Monastero dei Benedettini, Tara Maria Jabbour e Fadi Barakat, ventenni libanesi, insieme a Noam Pupko, israeliano. Ad accompagnarli Ursula Armstrong, referente dell&#8217;associazione.</p>
<p>L&#8217;iniziativa è stata promossa da <strong>Pax Christi Catania</strong>, un attivo gruppo che da alcuni anni dedica una settimana dell&#8217;estate alla scoperta di luoghi ricchi di arte e spiritualità, rintracciando talora esperienze significative ma poco conosciute.</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/-1A-o_ug6EVg/TsWGFNvUFKI/AAAAAAAAH8g/PuMDrK1e0MA/s600/8_184b7cb84d7b456c96a0bdfbbeaa5f14_m.jpg" alt="" width="600" height="316" /><strong>Rondine </strong>è innanzi tutto <strong>un luogo</strong>, ha detto Ursula, un piccolo borgo medievale, a 12 km da Arezzo, che si affaccia dall&#8217;alto sull&#8217;Arno. Abbandonato alla fine degli anni &#8217;70 , è stato lentamente <strong>recuperato </strong>da giovani e famiglie che hanno cominciato ad utilizzarlo <strong>per attività di formazione e di accoglienza</strong>.</p>
<p>Sarà un viaggio compiuto in Unione Sovietica nel 1988 a segnare l&#8217;inizio di scambi culturali non solo con la neonata Federazione Russa ma anche con vari paesi che entrano in rotta di collisione con essa e tra loro, Cecenia, Georgia, Abcasia. <strong>Sulle orme del pensiero di Giogio La Pira</strong>, l&#8217;<a href="http://www.rondine.org/it/" target="_blank">associazione Rondine Cittadella della Pace</a> intraprende la strada dell&#8217;<strong>accoglienza di studenti provenienti da paesi in guerra tra loro</strong> affinchè, nella condivisione quotidiana, ognuno di essi scopra che l&#8217; “altro”, pur avendo cultura, lingua e tradizioni diverse, è simile a sé.</p>
<p>L&#8217;orizzonte, dalla Russia e dal Caucaso, col passare del tempo si amplia. Si intrecciano rapporti con altre <strong>zone calde dal pianeta</strong>, il Medio Oriente, l&#8217;Africa subsahariana, i Balcani, il sub continente indiano. I <strong>giovani </strong>che arrivano allo Studentato sono spesso già <strong>laureati</strong>, vengono in Italia per fare un <strong>master </strong>con una borsa di studio del Ministero degli Affari Esteri, ma alle spese della struttura contribuiscono anche donazioni private, tra cui quelle di banche e imprenditori locali, parti attive della rete solidale che caratterizza la Toscana.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/-hblh31R2NXM/Ts1qYHoKOuI/AAAAAAAAH_M/hS-ONffHSrE/s350/P1020002.jpg" alt="" width="315" height="182" />All&#8217;arrivo, in primavera, fanno subito un corso intensivo di italiano (“Rondine mi ha regalato una lingua nuova” dice Fadi) ma vengono anche immessi in <strong>un contesto multiculturale</strong>. Sono architetti, farmacisti, assistenti sociali, diversi quindi anche nelle competenze e negli interessi e imparano ad apprezzare la bellezza della diversità.</p>
<p>L&#8217;esperienza più forte rimane comunque<strong> l&#8217;incontro con il “nemico”. </strong>“In Libano è vietato parlare con gli Israeliani, possiamo essere considerati delle spie” dice Tara “e quando sono arrivata non sapevo cosa mi aspettasse. La guerra con Israele ci ha condizionato anche a livello psicologico. A Rondine ho incontrato anche un ragazzo israeliano che aveva combattuto nel mio paese nel 2006 ed è stato difficile essere normale con qualcuno che aveva fatto la guerra al mio popolo”.</p>
<p>E&#8217; solo nella condivisione di tutti i giorni, una condivisione protratta per ben due anni, che si riesce a dimenticare il conflitto e a <strong>capire che “vogliamo tutti la stessa cosa”. </strong>“Ho capito che il meccanismo del conflitto è lo stesso dappertutto” afferma Noam “Il nostro conflitto non è speciale, non lo sono le dinamiche e neanche i motivi”.</p>
<p>“Volevo incontrare gli Israeliani, capire come vivono, perchè non sappiamo nulla di loro”, racconta Fadi, “adesso so che sono come noi e oggi il mio migliore amico a Rondine è un israeliano, Noam.”</p>
<p>Sulla gioia della scoperta grava<strong> un&#8217;ombra</strong>, la consapevolezza che questo periodo “speciale” finirà. Tara è a Rondine già da un anno e mezzo, il suo percorso è vicino alla conclusione. “Tornando lavoreremo per il cambiamento, ma non è una cosa facile, non posso dire di essere ottimista”.</p>
<p>A macchia d&#8217;olio però <strong>una sensibilità diversa si diffonde</strong>. Fadi aspetta in visita a Rondine la sua ragazza ed alcuni amici, conosceranno il suo amico israeliano, stringeranno al mano al nemico.</p>
<p>“Ho studiato per assistente sociale e vorrei lavorare per migliorare Israele” conclude Noam “ma nessun cambiamento è possibile senza <strong>risolvere il conflitto</strong>. Anche qui facciamo l&#8217;esperienza del conflitto, a volte litighiamo tra noi, eppure questo non ci impedisce di stare bene insieme.”</p>
<p>I ragazzi partecipano anche a dei <strong>progetti </strong>che possono coinvolgere popolazioni di vari paesi (<em>Venti di pace su Caucaso, un progetto di diplomazia <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />popolare</em>), richiedere un ruolo di educatore in un campo di dialogo interculturale (<em>Triumph, Building bridges</em>) o costituire un&#8217;esperienza di alto valore simbolico (<em>La vigna della pace</em>) in cui “invece delle armi impugniamo le forbici per vendemmiare”. Quest&#8217;ultimo progetto, finalizzato anche alla racconta di fondi, si conclude con la produzione di<strong> un vino di qualità che ha</strong>, come valore aggiunto,<strong> il “sapore della pace”.</strong></p>
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		<title>26 associazioni in cerca di un albo</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 04:51:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enti Locali]]></category>
		<category><![CDATA[Volontariato]]></category>
		<category><![CDATA[albo delle associazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Comune di Catania]]></category>
		<category><![CDATA[regolamento attuativo]]></category>
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		<description><![CDATA[Non è detto che restino 26. Le associazioni che mercoledì 12 ottobre hanno presentato richiesta di iscrizione all&#8217;albo previsto dall&#8217;articolo 41 dello statuto comunale potrebbero infatti aumentare di numero. La domanda che sorge spontanea é: come mai un numero crescente di associazioni è interessato ad iscriversi ad un albo che ancora non esiste? La ragione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/--hnhhfP0fVw/TqCSE71B8RI/AAAAAAAAHdY/JfmeVcYZL9M/s274/111020%252520associarsi.jpeg" alt="" width="219" height="147" />Non è detto che restino 26. Le associazioni che mercoledì 12 ottobre hanno presentato <strong>richiesta di iscrizione all&#8217;albo</strong> previsto dall&#8217;articolo 41 dello statuto comunale potrebbero infatti aumentare di numero. La domanda che sorge spontanea é: come mai un numero crescente di associazioni è interessato ad iscriversi ad un albo che <span id="more-26725"></span>ancora non esiste?</p>
<p>La ragione va ricercata in una lunga storia <a href="http://www.argocatania.org/2010/11/06/uno-statuto-comunale-finalmente-utilizzabile-anche-dai-cittadini/" target="_blank">di cui Argo ha già parlato</a>. E&#8217; la storia di uno <strong><a href="http://www.comune.catania.it/il_comune/regolamenti/Statuto.aspx" target="_blank">statuto comunale</a></strong> approvato nel 1995 e rimasto in gran parte lettera morta per la mancata approvazione del <strong>regolamento attuativo</strong> che avrebbe dovuto regolamentare i cosiddetti “istituti di partecipazione popolare”, vale  a dire la possibilità di esercitare, da parte dei cittadini, i diritti di petizione, di istanza, di udienza, nonché la possibilità di avviare iniziative di consultazione popolare e di promuovere referendum consultivi, propositivi e abrogativi.</p>
<p>Solo nell&#8217;ottobre del 2010, dopo 15 anni, il regolamento attuativo è stato finalmente approvato grazie alla determinazione dimostrata dal <a href="http://noidecidiamo.altervista.org/" target="_blank"><strong>Comitato Noi decidiamo</strong></a>, che ha elaborato una proposta di regolamento attuativo e ha in un certo qual modo costretto il Consiglio comunale a prenderne visione, emendarla e approvarla.</p>
<p>Il rischio che questa approvazione diventasse un punto di arrivo fine a se stesso, e quindi lettera morta, è stato scongiurato dalle iniziative intraprese da alcuni rappresentanti del Comitato Noi decidiamo, in particolare Mirko Viola dei Giovani di <strong><a href="http://www.cittainsieme.it/albo-comunale-delle-associazioni-22-associazioni-insieme-per-ottenerlo-conferenza-stampa-mercoledi-12-ore-10-00-in-p-zza-duomo" target="_blank">CittàInsieme</a></strong>, che ha organizzato nella sede di Via Siena un incontro di formazione e successivamente altri incontri di approfondimento sulle potenzialità offerte dal <strong><a href="http://www.argocatania.org/wp-content/uploads/2011/10/Regolamento_attuativo_Comitato_Diritti_Civili.pdf">titolo quarto dello statuto</a></strong> e quindi sui vantaggi offerti da una partecipazione operata non solo da singoli cittadini ma da associazioni riconosciute e registrate nell&#8217;apposito albo.</p>
<p>Basti pensare che sono sufficienti ad <strong>esempio</strong> tre associazioni per presentare una petizione al Consiglio Comunale senza passare attraverso la raccolta di 500 firme, previste per i singoli.</p>
<p>Visto che per potersi avvalere dei diritti riconosciuti dallo statuto, le associazioni devono -come abbiamo visto- essere <strong>riconosciute e registrate</strong>, è stato naturale individuare il passo successivo nella presentazione della domanda di riconoscimento e di iscrizione., che è stata <strong><a href="http://www.argocatania.org/wp-content/uploads/2011/10/Statuto_Comunale_Albo_Elenco_Associazioni.pdf">fatta da ben 26 associazioni</a></strong>, in modo ufficiale e con relativa conferenza stampa.</p>
<p>L&#8217;incontro fortuito dei rappresentanti di queste associazioni con il <strong>presidente del Consiglio Comunale</strong>, Marco Consoli, ha costretto quest&#8217;ultimo ad <strong>impegnarsi perchè la procedura venga portata a termine</strong> e l&#8217;albo, ancora inesistente, istituito al più presto. Cosa non difficile se, come è probabile, basterà una delibera del sindaco.</p>
<p>Non si creda di mettere a tacere i rappresentanti di un così folto numero di associazioni, molto attive ognuna nel suo campo, con il concedere loro un <strong>diritto sulla carta</strong>. Hanno dimostrato di avere le idee abbastanza chiare e probabilmente faranno sentire presto la loro voce, incoraggiando altri gruppi a seguirne l&#8217;esempio.</p>
<p><strong>Per essere iscritte all&#8217;albo</strong>, che -una volta istituito- dovrà essere aggiornato ogni anno, le associazioni devono dichiarare e documentare, tra l&#8217;altro, lo scopo statutario e l&#8217;assenza di fini di lucro, la sede legale e le generalità del legale rappresentante, la descrizione sommaria dell’attività svolta nell’ultimo anno di attività (non è d&#8217;altra parte prevista iscrizione per le associazioni che hanno meno di un anno di vita) e altro ancora.</p>
<p>Ma nessuna dichiarazione e nessun pezzo di carta avranno efficacia senza una <strong>volontà reale di partecipazione</strong> da parte degli iscritti e senza una reale, e non solo formale, disponibilità delle istituzioni, anche nel caso in cui le richieste avanzate fossero “scomode”.</p>
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