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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Argo</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Gli articoli di De Roberto, parole di ieri per l&#8217;oggi</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 08:20:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Il patrimonio artistico catanese merita il più fervido amore dei cittadini e le più diligenti cure dell’Amministrazione&#62;Comunale, non soltanto per le ideali ragioni dell’arte, della Storia e in generale della Cultura, ma anche per una reale e tangibile utilità. E’ noto, infatti, e purtroppo, come la maggior parte degli stranieri che si fermano più a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Il <strong>patrimonio artistico catanese</strong> merita il più fervido amore dei cittadini e le più diligenti cure dell’Amministrazione&gt;<img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/-XrFgnExFTU0/TzJO1PB1YoI/AAAAAAAAJqc/4_LXmThTltE/s241/de%2520roberto.jpg" alt="" width="193" height="154" />Comunale, non soltanto per le ideali ragioni dell’arte, della Storia e in generale della Cultura, ma anche per una reale e tangibile utilità.</p>
<p>E’ noto, infatti, e purtroppo, come la maggior parte degli stranieri che si fermano più a lungo a Taormina ed a Siracusa trascurino la Città nostra, sebbene essa sia un punto di passaggio obbligato (…). La più autorevole guida alla quale i viaggiatori d’oltralpe si affidano, il Beadeker, dice che <strong>a Catania basta fermarsi soltanto per mezza giornata</strong>.”<span id="more-30218"></span></p>
<p>E’ possibile, si chiede l’autore de “I Vicerè”, obbligare moralmente i viaggiatori a sostare più a lungo a Catania? “Questo risultato si può conseguire, ed è tale che le fatiche o le spese alle quali bisognerà andare incontro saranno ampiamente rimuneratrici di nobilissimo vanto e di <strong>concreto vantaggio</strong>.”</p>
<p>Potrebbero essere stati <strong>scritti appena ieri</strong> su un periodico locale, se non fosse per quella leggera patina di antico che traspare dal linguaggio utilizzato.</p>
<p>In effetti sono le frasi introduttive del primo di <strong>sei articoli</strong> pubblicati sul “Giornale dell’Isola” da De Roberto fra maggio e luglio del 1927, poche settimane prima di morire. Sono tratti da una più ampia relazione sullo stato del patrimonio artistico di Catania che lo scrittore aveva redatto in qualità di Sovrintendente alla Belle Arti.</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/-fmPLKamPb0U/TzOtxCgsAfI/AAAAAAAAJqo/zUOBtW4aL_0/s300/P1090190.JPG" alt="" width="240" height="232" />Recentemente sono stati rieditati in un volumetto dal titolo “Il Patrimonio artistico di Catania”, Papiro Editrice, per la cura attenta e appassionata di <strong>Dario Stazzone. </strong></p>
<p>In questi articoli sono descritte le condizioni in cui versavano<strong> alcuni dei più importanti cittadini</strong>, ma soprattutto sono prospettate molte e interessanti proposte per il loro recupero e la loro valorizzazione. I monumenti considerati sono: il Museo Biscari, il Castello Ursino, il Monastero dei benedettini, la Chiesa di San Nicola, la Biblioteca Ursino-Recupero e il Teatro greco-romano.</p>
<p><strong>Due</strong> sono le <strong>linee</strong> lungo le quali si sviluppa il discorso di De Roberto:<strong> il valore e le oggettive ragioni artistico-culturali</strong> che giustificano la richiesta di maggiore assunzione di responsabilità da parte dell’Amministrazione locale, ma soprattutto <strong>la convenienza economica</strong> che consiglia una più decisa azione in questo senso.</p>
<p>Alcuni dei suoi<strong> ‘sogni’</strong> si sono <strong>avverati</strong>, almeno in parte e sia pure dopo parecchi decenni: la destinazione a sede universitaria del Monastero dei benedettini e il conseguente necessario restauro; il pieno recupero del Teatro greco-romano, già avviato negli anni di De Roberto e concluso solo da un paio di anni; il trasferimento del Museo Biscari e quello dei Benedettini per la costituzione di un museo civico in un Castello Ursino, anch’esso da restaurare; il risanamento della chiesa di San Nicola, anch’essa sul punto di essere portata a termine, almeno nelle sue parti strutturali.</p>
<p><strong>Tanto altro resta ancora da fare</strong>: la completa riapertura del castello federiciano, che tuttavia rivela la sua inadeguatezza ad essere sede di un museo; l’impossibilità di esporre in modo più ampio e sistematico le collezioni antiquarie, nel frattempo arricchite da tutti i rinvenimenti avvenuti successivamente agli scritti di De Roberto; la formazione di un museo della città degno di questo nome; il completamento del restauro della ricca dotazione più propriamente artistica (la sacrestia, il cosiddetto &#8216;tesoro&#8217;, il coro ligneo, le tele e gli altari delle cappelle laterali, l&#8217;accesso alla terrazza panoramica) della chiesa di San Nicola.</p>
<p>Ma, ammesso che anche questi interventi vengano portati a termine, basterebbero per fare di<strong> Catania una città d’arte</strong>, come auspicava De Roberto?</p>
<p>A noi sembra che questo risultato non si possa ottenere semplicemente sommando un certo numero di siti artistici e museali. Ciò che manca è il contesto di una città capace di <strong>produrre cultura</strong> nel senso più ampio e integrale del termine.</p>
<p>Forse De Roberto pensava anche a questo, quando immaginava di fare del Monastero dei Benedettini un <strong>‘palazzo dell’arte e della storia’</strong>, contenitore non solo di facoltà universitarie, ma anche di musei, archivi e sale per manifestazioni pubbliche.</p>
<p>Ma questo progetto è ormai inattuabile, dato che la fame di locali dell’Università ha occupato a tappeto tutto il quartiere dell’Antico Corso.</p>
<p>Dopo il recupero di <strong>Palazzo Platamone</strong>, ora Palazzo della cultura, sembra adesso che per un museo della città si stia pensando per il riuso <strong>dell’ex Manifattura dei tabacchi</strong>, ma l’attuazione di questo progetto va molto a rilento per la limitatezza delle disponibilità finanziarie, ed è collocata in un contesto ambientale forse non del tutto idoneo.</p>
<p>E, infine, è da chiedersi se davvero la città sia disponibile, come annota Stazzone, a <strong>ripensare “il paradigma identitario</strong> di una comunità che si rappresentava quasi esclusivamente come centro commerciale o industriale”.</p>
<p>In certi momenti viene da domandare se davvero i catanesi abbiano voglia di definirla, questa benedetta identità.</p>
<p>Sarà un caso, ma a noi sembra<strong> allegoricamente significativo</strong> che tra, gli eventi naturali come il terremoto del 1693, e quelli <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />provocati dall’uomo, come l’incendio del palazzo degli Elefanti del 1944, Catania abbia praticamente<strong> perduto i suoi archivi storici</strong>.</p>
<div class="imgtoggle left"><img class="small big" src="https://lh3.googleusercontent.com/-dbljArhwTX4/TzWJuSooGMI/AAAAAAAAJsk/zUk94Jc1r4U/s800/P1090177_cr.jpg" width="258" height="145" /></div>
<p>Il volume è stato presentato<strong></strong> venerdì 27 gennaio, presso il <strong>circolo Città Futura</strong>, da <strong>Dora Marchese</strong>, che ha introdotto il contenuto del libro, <strong>Daria Motta</strong>, con un interessante approfondimento sulla lingua di De Roberto e della Catania di allora, la restauratrice <strong>Carmela Di Blasi</strong>, che si è soffermata sulle &#8220;ferite&#8221; prodotte ai beni culturali non solo in quegli anni (basti pensare che nella chiesa di San Nicola, utilizzata come deposito durante la seconda guerra mondiale, entravano i camion&#8230;), <strong>Maria Rosa Profeta</strong> che ha fatto un excursus storico sulla città, divisa tra vocazione industriale e vocazione commerciale.</p>
<p>Il curatore ha ripreso, nel suo intervento, il tema del rapporto tra De Roberto e la sua città di adozione, da lui &#8220;<strong>odiosamata</strong>&#8221; e che -a sua volta- non lo amava, come del resto non amò nessuno dei suoi grandi (nè Verga nè Bellini). Eppure questo scrittore schivo scrisse, alla fine della sua vita, degli articoli militanti proprio come <strong>atto di riparazione</strong>, sollecitando degli interventi che, come ha concluso la moderatrice,  Anna Di Salvo, potessero allora e dovrebbero ricucire oggi il rapporto tra arte, politica e città.</p>
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		<title>Stancanelli, promesse ghiacciate</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 12:07:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo la considerazione di un nostro lettore, Domenico Stimolo, che commenta amaramente il rapido dietro front del nostro sindaco, Raffaele Stancanelli, che non ha perso l&#8217;abitudine a fare promesse e a prendere impegni che non può o non riesce a mantenere. Neanche in questi giorni di temperature polari. In questa Italia ghiacciata, Loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/-WAkBmDgdGGE/TzMJJA8Ux-I/AAAAAAAAJqI/nalnuH32tR0/s300/P1080371.JPG" alt="" width="300" height="212" /><em>Riceviamo e pubblichiamo la considerazione di un nostro lettore, Domenico Stimolo, che commenta amaramente il rapido <strong>dietro front</strong> del nostro sindaco, Raffaele Stancanelli, che non ha perso l&#8217;abitudine a fare <strong>promesse</strong> e a prendere impegni che non può o <strong>non</strong> riesce a mantenere. Neanche in questi giorni di temperature polari.</em></p>
<p>In questa Italia ghiacciata, Loro <strong>muoiono, al freddo e di freddo</strong>. Sono i<span id="more-30458"></span>cosiddetti senza tetto, gli emarginati, i mendicanti; nostrani e “forestieri”. I morti fanno solo numero. Vivono quotidianamente all’esterno, avvolti negli stracci e in qualche lercia coperta; molti dentro un ‘improvvisata “latta” montata, a far da casa.</p>
<p>Quanti sono? Decine o centinaia di migliaia? Sono considerati “scarti” della razza umana, quindi <strong>non utili per il censimento</strong>. Le politiche di esclusione montate negli anni dalle destre li hanno fatti assurgere alle cronache come sinonimo di “bestie” da mettere all’indice, da bastonare o da bruciare.</p>
<p>I pochi <strong>posti nei dormitori</strong> gestiti dai comuni sono esauriti da tempo. In molte città <strong>non esistono</strong> proprio. In parecchi casi sono stati smantellati. Non è “eticamente” produttivo impiegare qualche soldo. E, poi, magari si viziano, potrebbero pretendere di “ volere….. il posto fisso, magari vicino a mamma e papà”.</p>
<p>In mancanza di una certa ed efficace azione pubblica, si cerca di fronteggiare con l’intervento generoso dei <strong>volontari</strong> e della <strong>Caritas</strong>, specie a portare cibo per le strade e con mense. Certo, lavoro egregio, che, però, essendo una grande goccia non può esaudire i fondamentali compiti di aiuto, assistenza, accoglienza e reinserimento sociale, sanciti dalla nostra <strong>Costituzione</strong>, in conto della società organizzata in Stato.</p>
<p>In questi giorni di gelo <strong>qualche amministratore</strong>, nelle grandi città, si commuove; se va bene si lasciano aperti per la notte gli atri d’ingresso delle metropolitane e di qualche stazione ferroviaria. A Milano, dove il comune gestisce 1700 posti nei dormitori, insufficienti per il grande numero dei senza tetto, poi, si spendono 570 milioni di euro per costruire il nuovo edificio della Regione, come se fosse un novello palazzo di Alì Babà. A Bari il sindaco mette a disposizione il Teatro cittadino ( il Petruzzelli) e le palestre di due scuole, a guisa di dormitorio.</p>
<p>A <strong>Catania</strong>, dove non è mai stato realizzato il campo di transito per i <strong>Rom</strong> – ne sono presenti parecchie centinaia – e nell’area centrale centinaia di emarginati vivono drammaticamente in una <strong>indegna baraccopoli</strong>, siamo alla commedia, truce.</p>
<p>In tutta la città per i senza dimora sono disponibili <strong>105 posti letto</strong>: 80 gestiti dalla Caritas, 25 da un consorzio convenzionato con il Comune. Ebbene, il 6 febbraio gli organi di informazione hanno informato che tra il sindaco Raffaele Stancanelli e il sottosegretario Filippo Milone era stato definita l’intesa di approntare 60 posti letti nella <strong>caserma Sommaruga</strong> che impegna una grande area con edifici e grandi cortili, in parte <strong>non più utilizzati</strong> per le normali funzioni.</p>
<p><strong>Ipotesi</strong> certamente brillante, <strong>naufragata</strong>, però, nell’arco di poche ore, per quanto si fossero già messi in opera i volontari per condurre i “ derelitti” nei locali della caserma. L’ “entusiasmo” del sindaco e del sottosegretario non aveva considerato che in caserma, come si è ufficialmente appreso, per gli ospiti <strong>si deve pagare</strong>. In questo caso, ovviamente, la struttura erogante doveva essere il <strong>Comune</strong>. Quindi, velocissima marcia indietro. La caserma è rimasta chiusa.</p>
<p>E dire che la città è piena di ampi luoghi pubblici, privati e di culto, molti gli appartamenti vuoti, che in questo periodo di intenso freddo potrebbero ampiamente <strong>accogliere</strong> gli emarginati. Un compito di elementare funzione di umanità e civiltà. Qui, e altrove, però, l’ “esaltazione” della gestione del simbolo ha totalmente prevaricato la nuda, cruda e drammatica realtà che riguarda gli umani.</p>
<p>Nel <strong>silenzio totale</strong>, a parte la Caritas, si è fatto avanti padre <strong>Gianni Notari</strong> parroco di una chiesa cittadina (ex direttore dell’Istituto Arrupe di Palermo) che ha alloggiato 10 disperati nel salone.</p>
<p>Speriamo che <strong>altri</strong> si facciano avanti. In questa città, però, che ben conosciamo, sarebbe un vero e proprio prodigio.</p>
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		<title>Statuto d&#8217;Ateneo, il controricorso di Recca</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 20:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Statuto d'Ateneo]]></category>
		<category><![CDATA[Università di Catania]]></category>

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		<description><![CDATA[Avverso il ricorso presentato dal Miur (Ministero dell&#8217;Istruzione Università Ricerca) l&#8217;Università di Catania, nella persona del rettore pro tempore prof Antonino Recca, ha presentato oggi al TAR un “Controricorso e Ricorso Incidentale”, chiedendo la sospensione e l&#8217;annullamento della nota del Direttore Generale del Ministero e degli altri atti connessi. Nel controricorso si precisa la legittimità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/-OOtR8OV2a4M/TzAw8p8kurI/AAAAAAAAJm4/FutMoKrrb38/s470/RECCA-UNI%2520bilancia.gif" alt="" width="293" height="296" />Avverso il ricorso presentato dal Miur (Ministero dell&#8217;Istruzione Università Ricerca) l&#8217;Università di Catania, nella persona del rettore pro tempore prof Antonino Recca, ha presentato oggi al TAR un “<strong>Controricorso e Ricorso Incidentale</strong>”, chiedendo la sospensione e l&#8217;annullamento della nota del Direttore Generale del Ministero e degli altri atti connessi.</p>
<p>Nel controricorso</p>
<ul>
<li>si precisa la <strong>legittimità degli atti compiuti</strong> per arrivare alla approvazione dello statuto e alla sua<span id="more-30320"></span> pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale,</li>
<li><strong>si contesta</strong> che la nota contenente i rilievi del ministero sia giunta <strong>entro i termini previsti</strong> (sarebbe giunta infatti, secondo gli estersori, con sei giorni di ritardo),</li>
<li>si nega la legittimità della nota del Direttore Generale, essendo di <strong>competenza del Ministro, e non della dirigenza</strong>, l&#8217;esercizio del potere di controllo, da esprimere mediante apposito decreto,</li>
<li>si evidenzia la mancata distinzione tra <strong>rilievi di legittimità</strong> e <strong>rilievi di merito</strong>,</li>
<li>vengono esaminati e discussi nel dettaglio i <strong>singoli rilievi</strong></li>
</ul>
<p>Si osserva inoltre che “difetta totalmente il requisito del <strong>danno grave ed irreparabile</strong>”, essendo escluso che le “disposizioni sopra indicate […] possano vulnerare gravemente l’ordinamento universitario nazionale.”</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
<p class="title">articoli correlati su argocatania.org</p>
<ul>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2012/02/06/universita-di-catania-lo-statuto-della-discordia/" target="_blank"><em>06.02.12 &#8211; Università di Catania, lo statuto della discordia</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2012/01/26/statuto-dateneo-il-miur-contro-recca/" target="_blank"> <em>26.01.12 &#8211; Statuto d’Ateneo, il MIUR contro Recca</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/12/08/statuto-delluniversita-democrazia-a-rischio/" target="_blank"> <em>08.12.11 &#8211; Statuto dell’Università, democrazia a rischio?</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/07/22/universita-il-nuovo-statuto-per-rafforzare-vecchie-logiche/" target="_blank"> <em>22.07.11 &#8211; Università, il nuovo statuto per rafforzare vecchie logiche</em></a></li>
</ul>
</div>
<p>Quanto alle “rilevanti conseguenze <strong>sul piano finanziario</strong>”, viene evidenziato che sarebbe piuttosto l’Università di Catania a subire danni in seguito alla eventuale sospensione degli atti impugnati.</p>
<p>Si conclude con la richiesta che <strong>il TAR dichiari “il ricorso inammissibile</strong> e, comunque, con qualunque formula,” lo <strong>rigetti</strong> “perché assolutamente <strong>infondato in fatto ed in diritto</strong>.”</p>
<p>Nel suo ricorso Recca è rappresentato e difeso dagli avvocati Felice Giuffrè e Vincenzo Reina</p>
<p><strong>Leggi il <a href="http://www.box.com/s/c7bxqtnhmxz70uhbxrcb" target="_blank">testo integrale del ricorso</a></strong></p>
<p>Negli argomenti portati a sostegno della tesi di Recca non c&#8217;è in realtà <strong>niente di nuovo</strong> rispetto a quanto già da lui obiettato. Le questioni poste riguardano solo gli <strong>aspetti procedurali</strong> e rimangono comunque controverse.</p>
<p>Ad es., il fatto che le osservazioni del Ministero siano giunte nella forma di una nota della <strong>Direzione Generale</strong>, e non in quella di un decreto  firmato personalmente del Ministro, autorizzava davvero Recca ad ignorarle, e a definirle &#8220;<strong>carta straccia</strong>&#8220;?</p>
<p>E, ancor prima, sono stati davvero legittimi, e democratici, <strong>i criteri</strong> con cui sono stati scelti i membri della <strong>commissione </strong>costituita per elaborare il nuovo statuto, considerato che <a href="http://ctzen.it/2011/02/02/statuto-%C2%ABnon-si-poteva-iniziare-peggio%C2%BB/" target="_blank">in Senato accademico non è stato consentito in proposito alcun dibattito</a>?</p>
<p>La palla passa adesso al <strong>TAR</strong>, il cui pronunciamento sulla sospensiva potrebbe conoscersi anche a fine mese.</p>
<p>Resta il fatto che, con questo ulteriore passo, il rettore, senza entrare nel merito delle osservazioni che da più parti sono state avanzate, dimostra di <strong>rifiutare il confronto</strong> e di voler <strong>andare fino in fondo nella prova di forza </strong>sia nei riguardi dei suoi oppositori all&#8217;interno dell&#8217;Ateneo, sia nei riguardi del Ministero.</p>
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		<title>Università di Catania, lo statuto della discordia</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 06:48:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Statuto d'Ateneo]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo il ricorso al TAR del MIUR contro lo statuto dell’ateneo catanese, fortemente voluto da Recca, lo scontro all’interno dell’ Università ha subito un’ulteriore accelerazione. Il rettore e i docenti a lui più vicini, non ritenendo rilevanti le accuse di illegittimità, hanno deciso di portare velocemente avanti, secondo le nuove regole, il processo di applicazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-CaGlzV0gUL4/Ty7lYxrxwkI/AAAAAAAAJlo/zrNsHdmRIi0/s200/logo%2520unict_grande.jpg" alt="" width="160" height="157" /><strong></strong><em>Dopo il ricorso al TAR del MIUR contro lo statuto dell’ateneo catanese, fortemente voluto da Recca, lo <strong>scontro all’interno dell’ Università</strong> ha subito un’ulteriore accelerazione. Il rettore e i docenti a lui più vicini, non ritenendo rilevanti le accuse di illegittimità, hanno <strong>deciso di portare velocemente avanti</strong>, secondo le nuove regole, il processo di applicazione della riforma.  Al contrario, coloro che avevano contestato il carattere antidemocratico dell’intero processo, rilevando l’illegittimità di<span id="more-30229"></span> molte norme, hanno invitato il rettore, in attesa che il Tar si pronunci almeno sulla sospensiva, a <strong>“fermare la corsa”</strong>, per evitare un successivo annullamento degli atti, che determinerebbe una situazione di caos, questa sì incompatibile con un futuro positivo dell’ateneo. <strong></strong></em></p>
<p><em><strong>Ecco i dettagli del dibattito, con i documenti integrali allegati in PDF, e qualche considerazione finale</strong><br />
</em></p>
<p><strong></strong> Il primo a farsi sentire, quando il ricorso del MIUR, già atteso, non era ancora stato formalizzato, è stato il <strong><a href="http://www.box.com/s/abjt4sarkzx4f57nk60f" target="_blank">preside di scienze politiche, Giuseppe Vecchio</a></strong>, forse non a caso anche <strong>aspirante futuro rettore</strong>.</p>
<p>E forse non a caso è intervenuto, subito dopo il ricorso, <strong>Giacomo Pignataro</strong>, anche lui aspirante rettore e attuale <strong>membro del CdA</strong>, al cui interno aveva già assunto una <strong>posizione critica</strong> verso l&#8217;eccessivo accentramento di potere nelle mani del rettore previsto dal nuovo Statuto.</p>
<p>Al di là della forma sempre molto garbata, le posizioni che emergono dalle due missive sono molto diverse.</p>
<p><strong><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/-emIHPI_JT2Y/Ty7lYVb7TFI/AAAAAAAAJmk/1zbao1yrtdA/s200/Giuseppe%2520Vecchio%2520preside%252002.jpeg" alt="" width="200" height="150" />Vecchio</strong> individua il nocciolo del problema non nella natura dello Statuto catanese ma nella <strong>difficoltà del Ministero stesso</strong> a “gestire un potere giuridico&#8221; i cui limiti non sono del tutto chiari. Difende lo Statuto dall&#8217;accusa di essere “accentratore” e “monocratico”, sia perchè approvato “da Organi accademici regolarmente eletti” sia perchè non esiste “una misura predeterminata e fissa della partecipazione”. <strong>Ogni università</strong> può esprimere quindi un <strong>proprio modello</strong> e non è necessario “impedire la formazione dei nuovi organi, la riorganizzazione della ricerca e della didattica, ….”. Nella sostanza, <strong>andiamo avanti</strong>, ignorando le critiche del Ministero.</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-eLTfr29Rg2k/Ty7lX_iJH3I/AAAAAAAAJmg/tdCu4Yx8QDc/s171/Giacomo%2520Pignataro%2520prof.jpeg" alt="" width="171" height="128" />Opposta <strong><a href="http://www.box.com/s/2uj2x2gzjnskzp4l7y1p" target="_blank">la posizione assunta da Pignataro</a></strong>, che chiede di <strong>frenare la corsa</strong> alla attuazione dello statuto incriminato, in attesa che il Tar si pronunci almeno sulla sospensiva. E&#8217; infatti ancora in corso l&#8217;approvazione di una serie di <strong>regolamenti</strong> (es. quello elettorale, quello sul funzionamento dei dipartimenti, etc) necessari all&#8217;applicazione dello statuto stesso. Se si considera che a breve ci sarà l&#8217;<strong>elezione del nuovo consiglio di amministrazione</strong> nonché quella del <strong>nuovo senato accademico</strong>, con la politica dell&#8217;andare avanti a tutti i costi, si rischia l&#8217;annullamento anche di questi atti. Accogliere le osservazioni del MIUR toglierebbe la materia del contendere e offrirebbe lo spunto per <strong>riconsiderare le questioni più gravi</strong> e giungere ad una nuova delibera.</p>
<p>Ma <strong>Recca</strong> da questo orecchio non ci sente, ritiene illegittimo il ricorso e <strong>preme il piede sull&#8217;acceleratore</strong>. Comunica al personale docente, tecnico-amministrativo e agli studenti che “si procederà a tutti gli adempimenti previsti dallo stesso, nel rispetto di quanto già programmato”. Secco e professionale. Le <strong>sbavature</strong> se le concede sulla mailing list del Coordinamento unico d&#8217;Ateneo. Rispondendo al <strong>professore Bellia</strong> che chiede cautela e prospetta il rischio di un annullamento, scrive infatti “se proprio dovesse essere contento di tale negativa evenienza per l&#8217;ateneo Le suggerisco di <strong>non vendere la pelle dell&#8217;orso</strong> prima di averlo ucciso”.</p>
<p>L&#8217;espressione è da tenere presente per capire il riferimento contenuto nell&#8217;<strong>intervento più duro</strong> apparso nel circuito, quello di Di Cataldo, <strong>preside “scaduto” della facoltà di Giurisprudenza</strong>, anch&#8217;essa “scaduta”, come egli stesso ironicamente precisa.</p>
<p><strong><a href="http://www.box.com/s/m49q8y02iq9mopzglc8b" target="_blank"><img class="alignright" src="https://lh5.googleusercontent.com/-ivDOIfV13-M/Ty7lZIhKwFI/AAAAAAAAJmw/n4vp8kq4yx0/s134/Vincenzo%2520Di%2520Cataldo%2520giurisprudenza.jpeg" alt="" width="134" height="134" />Secondo Di Cataldo</a></strong>, che dichiara di non vendere pelli, nè di orsi né di altri animali, la comunicazione arrivata dal Direttore Generale del Ministero non può definirsi una sorpresa, perchè i rilievi in essa contenuti coincidono in buona parte con i <strong>dubbi sollevati</strong> da alcuni esponenti del Senato accademico, tra cui proprio <strong>i “tre giuristi” in esso presenti</strong>, che avevano segnalato l’illegittimità di molte norme presenti nel testo del nuovo statuto.</p>
<p>Giudicando inopportuno “stare in trincea contro il governo”, Di Cataldo invita il rettore a non fare autogol. Gli ricorda, tra l&#8217;altro, che “esiste una <strong>regola non scritta</strong> secondo la quale <strong>ci si presenta al giudice a bocce ferme</strong>” e che il mancato rispetto di questa prassi rischia di aggravare la “situazione di illegittimità”. Gli suggerisce infine una via d’uscita. “<strong>Vai subito al Ministero</strong>, concorda una cessazione delle ostilità basata sull’azzeramento di questo statuto indecente, e riavvia dall’inizio il processo di redazione del <strong>nuovo statuto</strong>”.</p>
<p>Ma Recca non ci sta e risponde che “l&#8217;interlocuzione con il ministero” sarà riavviata <strong>dopo la decisione del TAR</strong>, sostenendo di avere il <strong>consenso</strong> della “stragrande maggioranza degli organi di governo”. Ed è vero, anche se non è detto abbia lo stesso consenso all&#8217;interno dell&#8217;Ateneo.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-t3VaRf3JwaY/Ty7lXmW5kCI/AAAAAAAAJm0/Sk6Qi7TahS8/s177/Caruso%2520recca%2520Lofaro.jpeg" alt="" width="177" height="133" />A suo favore si è espresso, per adesso, solo <strong><a href="http://www.box.com/s/dmylz85lcpgu5h1r7ygs" target="_blank">Bruno Caruso, docente di diritto del Lavoro</a></strong>, in una lettera, dai toni decisamente discutibili, rivolta <strong>a Di Cataldo</strong>, accusato di essere “ripiegato sul passato e incapace di proiettarsi nel futuro”, di abbracciare il più “vetero centralismo ministeriale”, abbandonando la difesa del&#8217;autonomia. E perchè poi? per andare contro l&#8217;attuale amministrazione, <strong>piegando i suoi principi alle battaglie tattiche e di interesse</strong>. Siamo alle accuse personali, e solo alla fine della missiva Caruso entra nel merito e, con toni molto retorici, spiega di essere favorevole a bruciare le tappe per evitare “una transizione lenta e infinita verso l’ignoto”, “riempire di contenuti la nuova scatola e rendere al più presto operativa la macchina per affrontare l’immane compito di rilancio dell’università italiana”.</p>
<p>Quasi tutta incentrata sul <strong>merito</strong> invece l&#8217;ultima lettera di questa serie, firmata da <strong><a href="http://www.box.com/s/6kok7uoovyyvusufj7tm" target="_blank">Vigneri insieme ad un gruppo di docenti e di amministrativi</a></strong></p>
<p>Tra le questioni sollevate, alcune corrispondono a quelle evidenziate dai rilievi del Ministero:</p>
<ul>
<li>la designazione -da parte del rettore- dei componenti del <strong>consiglio di amministrazione</strong>, l’organo che concentra i maggiori poteri decisionali, <strong>senza</strong> prevedere adeguati <strong>contrappesi istituzionali</strong></li>
</ul>
<ul>
<li>la <strong>retribuzione</strong> da corrispondere al personale che collabora a prestazioni a favore di terzi</li>
</ul>
<p>Ma vengono riportate all&#8217;attenzione anche questioni non segnalate dal MIUR</p>
<ul>
<li>l&#8217;<strong>esclusione del personale tecnico-amministrativo</strong> da qualsiasi rappresentanza negli organi accademici</li>
</ul>
<ul>
<li>l&#8217;<strong>accentramento della gestione amministrativa dell’Ateneo</strong> (non è previsto personale amministrativo nei dipartimenti), con conseguente dispersione di “un patrimonio di competenze” e perdita di efficienza e tempestività.</li>
</ul>
<p><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-l0eGQu5pRn4/Ty7lYw6hEgI/AAAAAAAAJms/8ei_rFH-k8o/s218/Riccardo%2520Vigneri.jpeg" alt="" width="190" height="218" />Vengono inoltre segnalate alcune problematiche legate in particolare all&#8217;<strong>ex facoltà di Medicina</strong>, attribuita, nonostante la complessità del corso, ad un unico dipartimento. Con molta concretezza vengono citate le procedure “tortuose e defatiganti per l’assegnazione degli incarichi di insegnamento”, che rendono difficile il coordinamento con le diverse aziende sanitarie e il trasferimento (senza alcuna consultazione degli interessati) all’Azienda sanitaria Policlinico-Vittorio Emanuele del personale tecnico-amministrativo.</p>
<p>In chiusura, anche in questo caso, l&#8217;<strong>invito a sospendere</strong> “l’applicazione delle norme statutarie contestate e dei regolamenti che ne derivano”.</p>
<p>L&#8217;ultima parola, per adesso, è quella di <strong>Recca</strong>, diffusa all&#8217;interno di un&#8217;<a href="http://www.box.com/s/trmpd9zki4n06uz74xqy" target="_blank"><strong>intervista pubblicata sulla Sicilia dell&#8217;altro ieri</strong></a>. Il rettore ribadisce di aver ignorato la richiesta di chiarimenti inviatagli dal Ministero, perchè non aveva la forma del decreto del Ministro e conferma di sentirsi dalla parte della ragione perchè i vizi di illegittimità non esistono</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
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<ul>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2012/01/26/statuto-dateneo-il-miur-contro-recca/" target="_blank"> <em>26.01.12 &#8211; Statuto d’Ateneo, il MIUR contro Recca</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/12/08/statuto-delluniversita-democrazia-a-rischio/" target="_blank"> <em>08.12.11 &#8211; Statuto dell’Università, democrazia a rischio?</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/07/22/universita-il-nuovo-statuto-per-rafforzare-vecchie-logiche/" target="_blank"> <em>22.07.11 &#8211; Università, il nuovo statuto per rafforzare vecchie logiche</em></a></li>
</ul>
</div>
<p>e le critiche a lui rivolte sono generate da <strong>bassi interessi di bottega</strong>, in primis l&#8217;aspirazione ad entrare nel nuovo consiglio di Amministrazione.</p>
<p>Sono molti in effetti, anche senza essere amici di Recca, a ritenere che <strong>i vizi di illegittimità siano poco rilevanti</strong> e che il ricorso sia stato determinato soprattutto da <strong>inadempienze di tipo procedurale</strong> (non è stato accolto l&#8217;invito a rivedere lo statuto, che poteva comunque essere mantenuto pressocchè uguale con una nuova delibera, dato che la legge lascia l&#8217;<strong>ultima parola all&#8217;Ateneo</strong>).</p>
<p>Resta il fatto che Recca vuole assolutamente andare avanti per arrivare all&#8217;<strong>elezione del nuovo CdA</strong> che sarà, sulla base del nuovo statuto, nominato da lui. Sia pure per breve tempo, prima della scadenza del mandato, egli sarà così il <strong>padrone indiscusso dell&#8217;università</strong>. Oltre a governare, potrebbe gestire anche alleanze e scambiare favori, gettando magari, chissà, le <strong>basi di una sua futura carriera politica</strong>.</p>
<p>Gli altri attori potranno continuare i loro <strong>giochi per posizionarsi nella corsa al rettorato</strong>, una scadenza molto importante, alla quale si <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />preparano anche coloro che hanno osteggiato l&#8217;attuale statuto e che sperano in una decisione del TAR utile a <strong>bloccare la deriva antidemocratica</strong> che ha caratterizzato la “gestione Recca”.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un decalogo per la festa di sant&#8217;Agata</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 06:50:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
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		<category><![CDATA[Comitato per la legalità nella festa di S.Agata]]></category>
		<category><![CDATA[festa di s. Agata]]></category>
		<category><![CDATA[R. Stancanelli]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Camarda]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell&#8217;aula 3 dei Benedettini, ci si ritrova dopo un anno a parlare del tema della legalità all&#8217;interno dei festeggiamenti per la patrona di Catania. Purtroppo, sul piano pratico, poco è cambiato. Il sindaco, che non ha ritenuto necessario intervenire o inviare un suo portavoce, ha fatto sapere di essere disponibile ad accettare l&#8217;introduzione di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-qbAMGXnNoEY/TysD9BYybaI/AAAAAAAAJkA/BaLjIU1d0Ks/s512/000010.jpg" alt="" width="230" height="307" />Nell&#8217;aula 3 dei Benedettini, ci si ritrova dopo un anno a parlare del tema della <strong>legalità all&#8217;interno dei festeggiamenti per la patrona</strong> di Catania. Purtroppo, sul piano pratico, poco è cambiato.</p>
<p>Il <strong>sindaco</strong>, che non ha ritenuto necessario intervenire o inviare un suo portavoce, ha fatto sapere di essere disponibile ad accettare l&#8217;introduzione di un regolamento, a partire dall&#8217;anno prossimo.</p>
<p>Di un regolamento comunale relativo ai festeggiamenti si era parlato già nel 1998 (sindacatura Bianco), ma nessun<span id="more-30110"></span> passo concreto è stato fatto, se si eccettuano le recenti <strong>ordinanze di Stancanelli</strong> che vietano anche quest&#8217;anno “l’accensione e il trasporto dei ceri accesi in tutto il territorio comunale”, salvo alcuni “siti, collocati lungo il percorso del fercolo, opportunamente delimitati” per evitare “problemi di pubblica incolumità e pericolo di incidenti, anche gravi, per pedoni e autoveicoli” (<a href="http://www.comune.catania.it/informazioni/news/s-agata/default.aspx?news=23974" target="_blank">i dettagli sul sito del Comune</a>)  I <strong>dubbi sul rispetto dell&#8217;ordinanza</strong> sono inevitabili, soprattutto dopo l&#8217;esperienza dell&#8217;anno scorso.</p>
<p>La <strong>Chiesa</strong> locale ha invece già cominciato a porre dei paletti <a href="http://www.box.com/s/d8e9o1chvgjjvxu7zk9d" target="_blank"><strong>regolamentando</strong> il conferimento dell&#8217;incarico</a> di “<strong>maestro del fercolo</strong>”, che verrà rinnovato ogni tre</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 268px"><a href="http://www.box.com/s/d8e9o1chvgjjvxu7zk9d" target="_blank"><img class=" " src="https://lh3.googleusercontent.com/-98jn2c0r8II/TysT5ayi9NI/AAAAAAAAJko/JfFfYV37bBo/s576/Bolli_regol.jpg" alt="" width="258" height="277" /></a><p class="wp-caption-text">CLICK per leggere il REGOLAMENTO</p></div>
<p>anni, e verrà attribuito solo a chi rispetta “le leggi ecclesiatiche e civili” ed opera “di concerto con il delegato arcivescovile”. Nel regolamento vengono previsti anche  momenti mensili di “formazione” sia per il “mastro” (il capovara) sia per i 12 responsabili, i quali devono anch&#8217;essi rispettare, insieme ai “collaboratori”, le “giuste leggi che regolano la società civile”, oltre che prestare la propria opera “per devozione e dunque senza remunerazione”. Altra importante novità: la gara pubblica per lo smaltimento della cera.</p>
<p>Della necessità, e non solo sulla carta, di eliminare il trasposto dei ceri accesi e il conseguente stato di rischio delle strade, parla Milena Verzì, la <strong>madre di Andrea Capuano</strong>, il ragazzo morto nel febbraio 2010 per un incidente stradale causato dalla cera. “E&#8217; un fatto di civiltà e di rispetto degli altri e di se stessi”, sottolinea, “ed è improprio parlare di tradizione perchè in passato questa usanza di spostare i ceri accesi non c&#8217;era. <strong>I ceri grossi erano proprio le “candelore”</strong>.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/-bsyFPa6eMY8/TysT7ANzXUI/AAAAAAAAJkw/eoI02HaoPq0/s800/Foto0069-x1.jpg" alt="" width="288" height="216" />Sulla questione del <strong>ritorno alla tradizione</strong> va quindi fatta chiarezza, evitando che venga usato come arma per impedire la riaffermazione della legalità. La dimostrazione che molte usanze non siano “tradizionali”, e siano state introdotte in tempi più recenti per motivi molto diversi dalla devozione alla santa, ci viene oggi da intercettazioni e dichiarazioni di pentiti.</p>
<p>Per iniziativa del Comitato per la legalità della festa di sant&#8217;Agata, sono stati diffusi, durante la conferenza stampa, i verbali riguardanti le dichiarazioni rese dai <strong>collaboratori di giustizia Daniele Giuffrida e Natale Di Raimondo</strong>, entrambi affiliati alla famiglia Santapaola, all&#8217;interno del processo, ormai quasi giunto al termine, su presunte infiltrazioni mafiose nelle celebrazioni agatine.</p>
<p>Dalle <strong>dichiarazioni dei pentiti</strong> vengono confermati i sospetti sull&#8217;<strong>accaparramento dei “cerei” da parte dei clan mafiosi</strong>. Il cereo dei Pizzicagnoli, candelora de&#8217; Fummaggiari, fu strappato dalla famiglia Santapaola alle famiglie Ceusi e Cappello, quello dei “pisciari” era gestito dal clan Savasta, quello dei macellai e dei fruttivendoli dai Cappello. Dalla gestione dei “cerei” si ricavavano <strong>vantaggi economici</strong> o sotto forma di “offerte” settimanali, a cui si aggiungeva poi il regolare “pizzo”, o sotto forma di pagamento di una somma giornaliera che di fatto rappresentava la modalità dell&#8217;estorsione.</p>
<p>Altri introiti venivano ricavati dalle <strong>candele offerte dai devoti</strong>, raccolte da una ditta che pagava una percentuale al clan su ogni chilo di cera raccolto, fino ad arrivare anche a 15 milioni di vecchie lire.</p>
<p>I pentiti parlano anche di giri di <strong>scommesse</strong> relative ai tempi di sollevamento del &#8220;cereo&#8221;, soprattutto in occasione della salita di san Giuliano. E dell&#8217;utilizzo dei proventi di una <strong>bisca clandestina</strong> per pagare i portatori della candelora del circolo di Sant’Agata nel quartiere di Monte Po.</p>
<p>In generale con i soldi raccolti dai clan venivano pagati innanzi tutto<strong> fuochisti e portatori</strong> (scelti tra le persone di fiducia) ma anche la <strong>cocaina</strong> fornita a questi ultimi. Il denaro restante, al netto delle spese, veniva usato per acquistare <strong>droga e armi</strong>.</p>
<p>La <strong>mafia</strong> quindi lucra sulla festa e sulla devozione dei catanesi e usa la processione anche per dare un segno del suo potere. <strong>Dirige i movimenti</strong> della “vara”, la fa fermare dove e quando vuole, fa arrivare le candelore anche nei quartieri periferici, come fece Natale Di Raimondo portando  a Monte Po un cereo arricchito da uno stendardo con il nome della famiglia. Fino a quando, nel 1998, Di Raimondo non divenne collaboratore di giustizia.</p>
<p>Il passato è d&#8217;obbligo, precisa Renato Camarda, portavoce del Comitato, perchè le testimoninanze si riferiscono agli <strong>anni 90</strong>. Sul presente non abbiamo analoghe dichiarazioni, ma non abbiamo neanche informazioni su radicali cambiamenti di stile.</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/-rPWOeOoAEHs/TysT9b2VZ2I/AAAAAAAAJk4/cc3_0eypxpQ/s800/Foto0068-x1.jpg" alt="" width="288" height="216" />Ma il tema della <strong>legalità</strong> della festa, secondo Nunzio Famoso, ex preside della Facoltà di Lingue, <strong>non è solo una questione giudiziaria</strong>, è soprattutto un problema di mentalità diffusa e quindi necessita di un lento e costante lavoro di educazione “civica”, essendo la “mafiosità” un <strong>sistema di massa</strong> contro cui è molto difficile lottare “perchè la società civile, e anche il sistema politico, se ne nutrono”.</p>
<p>Renato Camarda ha sottolineato che la richiesta del regolamento, avanzata dal Comitato, va letta soprattutto come una grande <strong>operazione di democrazia</strong>, che permetta non solo al Comune, ma a tutti gli altri soggetti interessati, istituzionali e no, Chiesa, Forze dell&#8217;ordine, associazioni agatine e tutta la società civile, di operare in modo <strong>condiviso</strong>.</p>
<p>Non a caso del <strong>Comitato</strong> fanno  parte molte  associazioni che operano sul territorio: Addio Pizzo Catania, Banca etica della Sicilia orientale, Cope (Cooperazione paesi emergenti), Cittàinsieme, Fondazione Fava, Libera, Mani Tese Sicilia, Movi (Movimento di volontariato italiano) e Pax Christi.</p>
<p>Si potrebbe anche stilare un <strong>decalogo</strong> che costitusca una base di partenza per arrivare al regolamento. Da qui al prossimo 5 febbraio la gestione della festa deve essere cambiata, deve diventare più pulita e trasparente.</p>
<p>Devono essere stabilite  <strong>regole</strong> riguardo alla committenza dei fuochi, al rispetto degli orari, alla raccolta dei fondi, alla traparenza della busta <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />paga dei portatori, e così via. E poi, aggiunge Maria Teresa Ciancio, della Fondazione Fava, perchè non trasformare questo progetto di regolamentazione in un momento di <strong>lotta all&#8217;evasione?</strong> Perchè non ricostruire il percorso del denaro che circola e richiedere che tutti i pagamenti (dall&#8217;acquisto dei fuochi allla retribuzione dei portatori) vengano opportunamente fatturati?</p>
<p>Questo sì che sarebbe un segnale di radicale <strong>cambiamento</strong>. Resterà solo una provocazione?</p>
<p><strong>Leggi</strong> il testo della <strong><a href="http://www.argocatania.org/2012/02/03/un-decalogo-per-la-festa-di-santagata/deposizione_giuffrida_daniele_20-03-07/" rel="attachment wp-att-30111">deposizione di Daniele Giuffrida</a></strong> e <strong><a href="http://www.argocatania.org/2012/02/03/un-decalogo-per-la-festa-di-santagata/deposizione_diraimondo_29-06-06/" rel="attachment wp-att-30115">quella di Natale Di Raimondo</a></strong></p>
<p><img class="aligncenter" src="https://lh5.googleusercontent.com/-WEjQh26uKq8/TysIRHuFBOI/AAAAAAAAJkY/qO4Es6t2NsE/s543/120202_2242.gif" alt="" width="543" height="407" /></p>
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		<title>Riuso, quando la fantasia incontra l&#8217;ecologia</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2012/02/02/riuso-quando-la-fantasia-incontra-lecologia/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 05:30:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Parlamento europeo]]></category>
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		<category><![CDATA[riduzione rifiuti]]></category>
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		<category><![CDATA[Unione europea]]></category>

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		<description><![CDATA[Originali, simpatiche e soprattutto ecologiche sono le borsette portate in dono dalla signora N., messicana, alla nuora catanese e alle altre donne della sua famiglia. Lavorate ad uncinetto con filo di cotone di vari colori, sono arricchite da “borchie” metalliche che -solo ad una attenta osservazione- si rivelano per quel che sono: linguette di lattine. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-_ikPBKCnXWI/TwWG9CiF2lI/AAAAAAAAI9s/5phLDQ-j1nw/s600/08%252520P1080671_2_e.jpg" alt="" width="288" height="216" />Originali, simpatiche e soprattutto <strong>ecologiche</strong> sono le borsette portate in dono dalla signora N., messicana, alla nuora catanese e alle altre donne della sua famiglia. Lavorate ad uncinetto con filo di cotone di vari colori, sono arricchite da “borchie” metalliche che -solo ad una attenta osservazione- si rivelano per quel che sono: <strong>linguette di lattine</strong>.</p>
<p><strong>Invece di buttarle vie</strong> la signora N. le raccoglie e poi confeziona le<span id="more-28903"></span> sue borsette, abbinando in modo creativo forme e colori. Riceve le linguette dalle amiche e dalle vicine di casa, le ha chieste persino ai passeggeri dell&#8217;aereo che l&#8217;ha condotta in Italia.</p>
<p>Senza sapere nulla delle <strong><a href="http://www.normativasanitaria.it/normsan-pdf/CEE/2009/27076_1.pdf" target="_blank">raccomandazioni dell&#8217;Unione Europea</a></strong>, sta realizzando una forma originalissima di riuso.</p>
<p>Il riuso o riutilizzo è collocato infatti al secondo posto della gerarchia dei rifiuti, nelle indicazioni del Parlamento Europeo. Al primo posto, sotto il nome di Prevenzione, c&#8217;è la <strong>riduzione</strong> del numero di rifiuti, la pratica più importante e purtroppo meno praticata.</p>
<p>Subito dopo viene indicato il <strong>riuso</strong> e solo al terzo posto il <strong>riciclo</strong>, che prevede il recupero dei materiali e il loro reinserimento nel processo produttivo. In pratica il riciclo presuppone la raccolta differenziata dei materiali (plastica, lattine, carta, vetro), la loro depurazione e trasformazione, al fine di utilizzarli come “materie prime seconde” nella realizzazione di altri oggetti.</p>
<p>E&#8217; un trattamento dei rifiuti più intelligente e meno dannoso per l&#8217;ambiente rispetto al buttar via nell&#8217;indifferenziata (che finisce in discarica), ma ha comunque un <strong>costo</strong>, economico e ambientale. La selezione e la trasformazione dei materiali avvengono infatti attraverso dei macchinari, che costano e che hanno bisogno di<strong> energia</strong>. E stiamo trascurando le spese e le emissioni necessarie per il trasporto&#8230;</p>
<p>Prima di conferire bottiglie, lattine e cartoni nei cassonetti della raccolta differenziata (gesto comunque di civiltà), chiediamoci se possiamo <strong>noi stessi</strong> riutilizzare quel rifiuto di cui stiamo per disfarci. Le possibilità sono tante, a partire da <strong>idee di facile e immediata realizzazione</strong> fino ad arrivare a esecuzioni più complesse e talora ricercate.</p>
<p>Possiamo cominciare a tagliare le bottiglie di plastica più resistente per realizzare contenitori per la cucina, a riutilizzare il retro dei fogli scritti o <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />stampati su un solo verso, a costruire cassetti aggiuntivi con scatole di cartone. Possiamo poi <strong>passare a utilizzi più creativi e originali</strong>, come già fanno molte persone che vivono anche a pochi chilometri da casa nostra, alle quali pensiamo di chiedere di parlarci della loro esperienza. E come ha fatto la signora N.</p>
<p>Sulle indicazioni del Parlamento europeo, leggi su Argo <a href="http://www.argocatania.org/2009/06/05/indicazioni-disattese/" target="_blank">Indicazioni disattese</a></p>
<p><object width="600" height="400" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="https://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" /><param name="flashvars" value="host=picasaweb.google.com&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2F108735381137074930479%2Falbumid%2F5694105610375986721%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26authkey%3DGv1sRgCNH4v6Gg29L3_QE%26hl%3Dit" /><param name="pluginspage" value="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /><embed width="600" height="400" type="application/x-shockwave-flash" src="https://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" flashvars="host=picasaweb.google.com&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2F108735381137074930479%2Falbumid%2F5694105610375986721%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26authkey%3DGv1sRgCNH4v6Gg29L3_QE%26hl%3Dit" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /></object></p>
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		<title>Una fiaccola per Stefania Noce</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 05:55:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[Le voltapagina]]></category>
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		<description><![CDATA[Una piccola fiamma, quella delle fiaccole, una piccola fiamma che il vento non riesce a spegnere. L&#8217;abbiamo accesa in tanti la sera del 26 gennaio a Catania per ricordare Stefania Noce, uccisa -e non certo per amore- dal fidanzato respinto. Tante fiaccole in un corteo organizzato da &#8220;Se non ora quando&#8221; e da &#8220;Levoltapagina&#8221; di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="foto: Alberta Dionisi" src="https://lh6.googleusercontent.com/-MrZCr5dd-Aw/Tyfn12eLNrI/AAAAAAAAJjQ/dDn0oXfw7A8/s799/6.jpg" alt="" width="300" height="199" />Una piccola fiamma, quella delle fiaccole, una piccola fiamma che il vento non riesce a spegnere. L&#8217;abbiamo accesa in tanti la sera del 26 gennaio a Catania per ricordare <strong>Stefania Noce, uccisa</strong> -e non certo per amore- dal fidanzato respinto. Tante fiaccole in un corteo organizzato da &#8220;<strong>Se non ora quando&#8221;</strong> e da<strong> &#8220;Levoltapagina</strong>&#8221; di Catania, per ricordare la<span id="more-29988"></span> giovane studentessa femminista e di sinistra e le altre donne, 127 solo l&#8217;anno scorso e solo in Italia, <strong>ammazzate</strong> dai loro compagni con le armi più varie o anche solo di botte.</p>
<p>Uccise dal maschio sempre e solo per affermare una supremazia, per riprendere un possesso, per far tacere la paura generata dall&#8217;autonomia della donna. Le ragazze indossavano i cartelli preparati con cura e amore da <strong>Grazia Giurato</strong>. Tanti, uno per ognuna. Leggiamo: &#8220;Hai un solo modo per cambiare un fidanzato violento. Cambiare fidanzato&#8221;; &#8220;Se il tuo sogno d’amore finisce a botte. Svegliati&#8221;; &#8220;Gli schiaffi sono schiaffi. Scambiarli per amore può farti molto male&#8221;.</p>
<p>Prima del corteo e della fiaccolata conclusa in piazza Università, <strong>nell&#8217;aula 2 della facoltà di Lettere</strong>, la facoltà di Stefania, un&#8217;affollata assemblea per ricordarla. Per tratteggiarne il carattere, per descriverne la voglia di lottare, la forza e la determinazione. Per continuare- se possibile- la sua lotta. Tanti gli interventi di chi è stato amico della ragazza e di chi l&#8217;ha conosciuta solo dopo. Qualcuno legge una poesia di Stefania dedicata alle donne: <em>Donne, piccoli mondi a parte/essenza della terra/ Siamo preziose/come candide perle non ancora scoperte/Siamo incostanti/come il volo di leggiadre farfalle/ Siamo fragili/ come foglie in autunno/ Abbiamo cuori profondi/come oceani immensi&#8230;/ In grembo portiamo la vita/Siamo fiori/all’ombra di possenti querce/ e lottiamo ogni giorno/frementi di vedere il sole.</em></p>
<p><strong>Maria Merlini</strong> chiede la laurea ad honorem per Stefania &#8220;perché il gesto simbolico ha un ruolo importante nel cambiamento&#8221;. Straordinari gli interventi dei ragazzi, dei maschi, che rivendicano la propria fragilità contro la forza machista, contro la paura del confronto che genera violenza. «La colpa è nostra perché non facciamo abbastanza», dice <strong>Simone dell&#8217;Udu</strong>, l&#8217;Unione degli universitari. E <strong>Matteo Iannitti</strong> conclude: &#8220;Vorrei essere parte della soluzione e non del problema&#8221;.</p>
<p>Un&#8217;autocritica inattesa che è un piccolo miracolo e che piace alle femministe storiche di Catania. &#8220;Finalmente &#8211; dice <strong>Emma Baeri</strong>- sono le parole che aspettavo da 40 anni. Vuol dire che qualcosa è cambiato&#8221;. E <strong>Marisa Distefano</strong> dice che era ora ormai di collegare cuore e cervello, emozione e riflessione. E&#8217; sicuramente un momento emozionante l&#8217;omaggio musicale per Stefania, con le ballate e le canzoni siciliane e sarde dei <strong>Cantastoria</strong>.</p>
<p>Nell&#8217;aula due che si spera venga intitolata a Stefania Noce, ci sono i genitori della ragazza, la madre muta e attenta e il padre <strong>Ninni </strong>che, in voce <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />quella sera e, successivamente, dalle pagine di Facebook, ringrazia:<em>&#8220;Grazie di cuore. Grazie veramente di cuore a tutti&#8230; ieri la mia, la vostra Stefania era con tutti noi e questo grazie alla vostra presenza, leale, spontanea, sincera&#8230; proprio come era lei e come mi piacerebbe, assieme a sua madre, di voler continuare a ricordare, a evocare, a renderla di nuovo viva&#8230; E&#8217; stato davvero molto toccante. Grazie per la commozione, per la partecipazione, per i sentimenti&#8230; grazie per avermela riportata ancora una volta così com&#8217;era&#8221;.</em></p>
<p><object width="600" height="400" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="https://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" /><param name="flashvars" value="host=picasaweb.google.com&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2F108735381137074930479%2Falbumid%2F5703782291858169905%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26authkey%3DGv1sRgCPz0ibOf8uqQFA%26hl%3Dit" /><param name="pluginspage" value="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /><embed width="600" height="400" type="application/x-shockwave-flash" src="https://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" flashvars="host=picasaweb.google.com&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2F108735381137074930479%2Falbumid%2F5703782291858169905%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26authkey%3DGv1sRgCPz0ibOf8uqQFA%26hl%3Dit" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /></object></p>
<p>Leggi anche Pinella Leocata: <a href="http://www.box.com/s/re1npgii8tziuob7iboc" target="_blank">La Sicilia 27.01.12 p 1</a>  -  <a href="http://www.box.com/s/sdt8d002nzdfy75m0gz3" target="_blank">La Sicilia 27.01.12 p 11</a></p>
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		<title>C’era una volta Wind Jet …</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 06:26:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ancora nubi sul cielo dei trasporti catanesi. Con un colpo a sorpresa, infatti, la Cai berlusconiana, che già ‘patriotticamente’ si era presa il poco di polpa restante dell’Alitalia e aveva scaricato i debiti sul groppone di dipendenti, creditori e contribuenti, ha annunciato l’acquisizione della compagnia low cost catanese Wind Jet, oltre che di Blue Panorama. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-boHhdc1T7KM/TyXUReZ-ZUI/AAAAAAAAJg0/6DWNbTMD0bM/s271/Nuovi%2520voli%2520da%2520Catania.jpg" alt="" width="271" height="186" />Ancora <strong>nubi</strong> sul cielo dei <strong>trasporti catanesi</strong>.</p>
<p>Con un colpo a sorpresa, infatti, la <strong>Cai</strong> berlusconiana, che già ‘patriotticamente’ si era presa il poco di polpa restante dell’Alitalia e aveva scaricato i debiti sul groppone di dipendenti, creditori e contribuenti, ha annunciato l’acquisizione della compagnia low cost catanese <strong>Wind Jet</strong>, oltre che<span id="more-29971"></span> di Blue Panorama.</p>
<p>I <strong>contorni</strong> dell’operazione sono abbastanza <strong>indefiniti</strong>. Come fa, si è chiesto lo stesso presidente dell’ENAC <strong>Vito Riggio</strong>, una Compagnia che ha visto diminuire le sue quote di mercato nel 2011, restando quindi ben lontana dal raggiungere gli obiettivi definiti con il piano industriale che portò alla nascita della nuova Alitalia, a trovare le risorse per acquisire due compagnie che, per quanto piccole, coprono più del 10% del mercato nazionale?</p>
<p>D’altra parte, che interesse può suscitare una Compagnia come Wind Jet che, per ampliare il suo raggio di azione, si è coperta di <strong>debiti</strong>, ha chiuso in rosso gli ultimi bilanci e ha rischiato di non poter pagare gli stipendi ai suoi dipendenti? La somma di due debolezze fa una forza?</p>
<p><strong>Misteri</strong> del capitalismo italiano!</p>
<p>Pare che, in effetti, tutto sia avvenuto <strong>a costo zero</strong>, dando in cambio solo un mucchietto di azioni e, forse come contentino, un posto in Consiglio di amministrazione al presidente di Wind Jet, Pulvirenti.</p>
<p>L’intento dichiarato è soprattutto quello di <strong>integrare</strong> in Alitalia due piccoli vettori molto attivi sul mercato dei voli internazionali a basso prezzo. Nel caso di Wind Jet si tratta soprattutto delle rotte dirette verso le grandi città dell’Europa Orientale.</p>
<p>Corre voce che possa trattarsi di una manovra fatta anche con lo scopo di <strong>aumentare la dotazione di slot aeroportuali</strong>, in vista del 13 gennaio 2013, quando Colaninno e gli altri &#8220;patrioti&#8221; suoi soci potranno rifilare le azioni dell&#8217;Alitalia ad Air France-Klm, a cui sono state rifiutate quando sarebbe stato più conveniente vendergliele.</p>
<p>E’ chiaro però che sul mercato nazionale si creeranno delle <strong>sovrapposizioni</strong> fra i voli Alitalia e quelli Wind Jet.</p>
<p>Adesso le cose non potranno che peggiorare, alla faccia della tanto decantata concorrenza! Con l&#8217;acquisizione anche di Air One da parte della Cai, Alitalia accrescerà la sua <strong>posizione dominante</strong> nei grandi aeroporti e su molti voli nazionali. L’Antitrust non ha proprio nulla da dire?</p>
<p>Per <strong>Catania</strong>, poi, la situazione potrebbe essere ancora più drammatica, se si tiene conto che dal 3 ottobre scorso Meridiana ha chiuso alcune sue rotte da e per Fontanarossa, a partire dalla storica Bologna-Catania, e altre ha ridotto drasticamente, come i voli su Milano.</p>
<p>In tal modo resterebbe <strong>una sola compagnia</strong> a gestire i collegamenti aerei dalla Sicilia verso Roma e Milano Linate. Easy jet, infatti, da Catania a Milano vola su Malpensa.</p>
<p>Per non parlare delle <strong>ricadute occupazionali</strong> all&#8217;interno e all&#8217;esterno dell&#8217;azienda della compagnia siciliana.</p>
<p>Ma il timore per gli utenti è che si ritorni <strong>indietro di dieci anni</strong>, con pochi posti disponibili in aereo, tariffe più elevate e orari di comodo, ma solo per Alitalia.</p>
<p>Timore non infondato per chi è stato costretto a pagare <strong>biglietti dal costo usuraio</strong> quando Alitalia viaggiava in regime di quasi monopolio (e riusciva ad accumulare passivi incredibili).</p>
<p>Fra poco, contro la nostra stessa volontà, mal sorretta da una coscienza civica sempre più languente, saremo costretti a entrare in <strong>clandestinità</strong> <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />rispetto al Fisco, e non solo per non essere considerati pericolosi sovversivi da una fetta rilevante di italiani, ma perché dovremo procurarci SUV e yacht di lusso per poter viaggiare da e per Catania.</p>
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		<title>Cobas, per la dignità della scuola no ai quiz Invalsi</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 05:29:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Cobas scuola]]></category>
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		<description><![CDATA[Da un lato tagli degli investimenti (8 miliardi di euro in meno in tre anni), aumento del numero di alunni nelle classi (classi pollaio) e riduzione delle ore di lavoro, dall’altro la pretesa di misurare lo stato complessivo dell’istruzione, stiamo parlando della scuola pubblica statale, per ridefinire salari e investimenti. Lo strumento individuato dalla Gelmini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://lh3.googleusercontent.com/-GcxvDw_i7v4/TyMwMESnrwI/AAAAAAAAJdQ/yaW7t5vGKYk/s600/INVALSI_Quizzomania_scolastica.jpg" target="_blank"><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-GcxvDw_i7v4/TyMwMESnrwI/AAAAAAAAJdQ/yaW7t5vGKYk/s600/INVALSI_Quizzomania_scolastica.jpg" alt="" width="324" height="263" /></a>Da un lato<strong> tagli</strong> degli investimenti (8 miliardi di euro in meno in tre anni),<strong> aumento</strong> del numero di alunni nelle classi (classi pollaio) e <strong>riduzione</strong> delle ore di lavoro, dall’altro la pretesa di misurare lo stato complessivo dell’istruzione, stiamo parlando della scuola pubblica statale, per ridefinire salari e investimenti. Lo strumento individuato dalla Gelmini e mantenuto dal<span id="more-29532"></span> nuovo ministro, Profumo, è la somministrazione dei test, o per meglio dire quiz, <strong>Invalsi</strong>.</p>
<p>Come nello scorso anno scolastico, ancora una volta i <strong>Cobas scuola</strong> denunciano questo stato di cose e invitano alla mobilitazione. Nella conferenza stampa, tenuta a Catania venerdì 27 gennaio, gli esponenti del sindacato di base hanno spiegato i perché della loro contrarietà e indicato possibili soluzioni alternative.</p>
<p>Che la scuola abbia bisogno di profondi cambiamenti è un dato incontestabile, che tali novità debbano essere coerenti con lo spirito e la lettera della nostra Costituzione non sembra essere altrettanto condiviso. <strong>Per i Cobas è decisivo programmare</strong> il lavoro in rapporto al contesto socio-culturale in cui si opera, valutarne coerentemente i risultati e, nel caso, procedere con le dovute rettifiche.</p>
<p>Viceversa, i quiz, <strong>uguali in tutto il Paese</strong>, possono solo fotografare acriticamente lo stato di cose presente e cogliere solo in parte i problemi, poiché vengono valutati i risultati e non le procedure. Infatti, come scrive U. Galimberti <strong>“il metodo selettivo a quiz resta comunque il peggiore</strong> perché verifica solo (quando ci riesce) l’intelligenza binaria dei candidati”.</p>
<p>Inoltre, avvalendosi di una tale metodologia assolutamente discutibile, il Ministero pretende di <strong>differenziare</strong> il salario degli insegnanti (i bravi, quantificati al massimo nel 25% dei docenti, dovrebbero guadagnare di più) e di differenziare gli stessi finanziamenti destinati alle singole scuole. Rovesciando, peraltro, ciò che dovrebbe pensare qualsiasi persona di buon senso: se una scuola “lavora peggio” proprio in quella scuola, se si vuole superare il problema, andrebbero investite più risorse, culturali e materiali.</p>
<p>Secondo i Cobas, è dunque necessario impedire che questa pseudo valutazione vada avanti. <strong>Visto che non c’è alcun obbligo alla loro somministrazione</strong> (tranne nelle terze classi della scuola secondaria inferiore), vengono invitati i Collegi Docenti, cui spetta –per legge- la possibilità di modificare il piano dell’attività didattica, a discutere dei quiz e a rifiutarne l’utilizzazione. Anche perché se si crea nelle scuole<strong> un clima stupidamente competitivo</strong>, tutto ciò determinerà un passo indietro in tutta la comunità educativa.</p>
<p>Per i Cobas non è però sufficiente rifiutare i quiz, ma occorre lavorare nella direzione della riqualificazione della scuola pubblica statale. Per far ciò propongono: <strong>aumento</strong> degli stanziamenti (riducendo, ad esempio, le spese militari) e diminuzione degli alunni nelle singole classi (tra 20 e 25); <strong>formazione</strong> dei nuovi insegnanti (cui nessuno ha mai “insegnato a insegnare”) da svolgersi nel primo anno di lavoro, in un rapporto alla pari con i colleghi più anziani; <strong>formazione permanente</strong> per tutti gli insegnanti anche attraverso l’istituzione dell’anno sabbatico; <strong>potenziamento</strong> <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />dell’attività di programmazione e multidisciplinare.</p>
<p>Un insieme di proposte che, secondo i Cobas, può contribuire ad avviare un processo utile per difendere la scuola pubblica statale, che per loro deve essere <strong>qualificata e di massa.</strong></p>
<p>Per conoscere in modo più approfondito l&#8217;<strong>analisi</strong> e le <strong>proposte</strong> dei Cobas, <strong><a href="http://www.argocatania.org/2012/01/29/cobas-per-la-dignita-della-scuola-no-ai-quiz-invalsi/invalsi_cobas/" rel="attachment wp-att-29960">leggi il loro documento</a></strong></p>
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		<title>Carmelo Salanitro, dal liceo Cutelli a Mauthausen</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 06:18:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Carmelo Salanitro]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Liceo Cutelli]]></category>

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		<description><![CDATA[Si celebra oggi la giornata della Memoria, istituita nel 2000 in ricordo della Shoah (annientamento, sterminio) e di tutte le vittime del nazismo. Anche a Catania ci fu chi pagò il suo antifascismo con la vita. Fu il professore Carmelo Salanitro che osò diffondere le sue idee contro il regime all&#8217;interno dell&#8217;allora fascistissimo liceo Cutelli. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Si celebra oggi la <strong>giornata della Memoria</strong>, istituita nel 2000 in ricordo della Shoah (annientamento, sterminio) e di tutte le vittime del <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-xBiWp-lTieE/TyHdVRAwPpI/AAAAAAAAJdI/gl0gMcBDvGE/s144/Salanitro.jpg" alt="" width="120" height="144" />nazismo. Anche a Catania ci fu chi pagò il suo <strong>antifascismo</strong> con la vita. Fu il professore Carmelo Salanitro che osò diffondere le sue idee contro il regime all&#8217;interno dell&#8217;allora fascistissimo liceo Cutelli. Così lo ricorda, aiutandoci a non dimenticare, <strong>Anna Marano</strong>, docente di storia e filosofia nonchè curatrice, tra il 2003 e il 2009, del <a href="http://www.liceocutelli.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=72&amp;Itemid=55" target="_blank"><strong>premio Salanitro</strong></a>, da lei stessa voluto per contrastare l&#8217;oblio che minacciava questa figura.<br />
</em></p>
<p>Era il <strong>1940</strong>, l’Italia era entrata in guerra e dal Ministero dell’educazione nazionale giungevano alle scuole le<span id="more-29847"></span> indicazioni specifiche per l’attivazione di un’<strong>educazione patriottico-fascista</strong> che avrebbe dovuto sostenere la causa bellica, integrando quella educazione ideologico-fascista che accompagnava l’istruzione pubblica italiana, con gli adattamenti necessari al profilo della cultura classica nel caso dei Regi Licei come il Cutelli di Catania.</p>
<p>Le adunanze del Collegio dei professori del Cutelli cominciavano con il saluto al Duce al quale si rispondeva con un vibrante “A Noi!” e al Segretario Federale si rivolgevano applausi altrettanto “vibranti”. Il <strong>preside Rosario Verde</strong> raccomandava ai professori del Cutelli di controllare che gli alunni salutassero “romanamente” i “superiori” anche fuori di scuola.</p>
<p>E’ certo possibile che non tutti i docenti del Cutelli condividessero realmente l’entusiasmo per il Fascismo registrato nei documenti, ma si può pensare che in ogni caso fosse autentica l’intenzione di <strong>compiacere</strong> o almeno di non dispiacere al <strong>regime</strong>.</p>
<p>Prescindendo dall’eventuale conformismo dei docenti, risulta innegabile il particolare zelo del preside Verde nel vigilare sull’educazione fascistizzata  dei giovani, anche per non trovarsi in imbarazzo nel caso di una eventuale <strong>visita dei gerarchi fascisti</strong> che avesse colto impreparati gli alunni  su ciò che riguardava il Duce e le vicende del Fascismo, con conseguente valutazione negativa del suo operato prima ancora che di quello dei docenti.</p>
<p>Molto disponibile al dialogo con gli insegnanti, Verde non sembrava voler abusare della sua autorità, ma si mostrava intransigente nelle questioni connesse all’<strong>interesse politico del regime</strong>. Da perfetto preside fascista nel marzo 1940 si preoccupava che i programmi di Cultura Militare fossero svolti con particolare cura.</p>
<p>Del resto quei giovani da studenti sarebbero divenuti soldati e quindi per far loro sviluppare un <strong>adeguato spirito militare</strong> occorreva inculcare la dedizione completa al Duce e al Regime. Gli studenti dovevano saper cantare gli inni della “Rivoluzione fascista” accanto a quelli patriottici ed erano autorizzati ad assentarsi per partecipare, fieri d’indossare la divisa fascista, alle manifestazioni della G.I.L. e del P.N.F.</p>
<p>Il preside Verde <strong>relazionava al Ministro</strong> “sullo svolgimento dei programmi delle singole discipline che debbono avere inizio e fine a Mussolini e questo non solo per la storia in cui occupa il posto che è a tutti noto, per la filosofia in cui ha lasciato orme indelebili con una nuova concezione della vita, per l’italiano a cui ha dato origine ad un nuovo stile letterario, ma anche per la matematica, le scienze, il latino, il greco”.</p>
<p>Le <strong>direttive didattiche</strong> erano che nell’ambito della lezione, ove possibile, gli insegnanti parlassero agli alunni della dottrina e della storia del Fascismo, traendo sempre occasione non solo dagli argomenti delle lezioni, ma anche dagli avvenimenti nazionali e internazionali per illustrare agli alunni l’operato del Fascismo e la “prodigiosa” attività del suo Capo”, dando il massimo rilievo al processo formativo dello stato unitario italiano ed evidenziando il suo confluire nel Fascismo.</p>
<p>Avvicinandosi l’entrata in guerra dell’Italia, nel maggio del 1940 il preside Verde esortava gli insegnanti del Cutelli a dichiararsi pronti a servire il partito e a mettersi a disposizione del Segretario Federale. Pare che i docenti esortati <strong>approvassero “per acclamazione”</strong>.</p>
<p>In questo clima di zelo entusiastico e/o conformismo, nella scuola fascista, nel Cutelli fascistizzato, <strong>Carmelo Salanitro</strong>, professore di latino e greco, maturò la sua scelta coraggiosa di far circolare clandestinamente un <strong>messaggio anti-fascista, libertario e pacifista</strong>, scelta che lo portò all’arresto nel novembre 1940.</p>
<p>Le precise circostanze della denuncia che portò all’arresto e alla condanna di Carmelo Salanitro a 18 anni di carcere furono rese pubbliche solo nel settembre 1945, grazie ai provvedimenti di rimozione dall’incarico e di confino a tre anni presi dall’AMGOT in relazione all’<strong>attività spionistica</strong> svolta dal <strong>preside Verde</strong> in collaborazione con<strong> l’OVRA</strong>.</p>
<p>Della sorte di Salanitro, invece, si seppe solo tra il maggio e il giugno del 1946, più di un anno dopo la sua <strong>morte nella camera a gas</strong> del campo di concentramento di Mauthausen.</p>
<p>Occorrerà che i residui di fascismo interiorizzato, anche perché coerente con una visione della società che lo precedeva e lo aveva reso possibile, siano evidenziati da un fenomeno dirompente come il Sessantotto, perché si arrivi a riscontrare un gesto in memoria di Salanitro: la <strong>lapide commemorativa</strong> apposta il 24 aprile <strong>1968</strong> nell’atrio della scuola.</p>
<p>Il <strong>testo dell’iscrizione</strong> fu formulato dal prof. Salvatore Stella, docente incaricato dei rapporti con la GIL in epoca fascista, docente al quale un’aula scolastica verrà intitolata – si suppone &#8211; senza troppe difficoltà, forse anche grazie a quella lapide. In essa si dice che egli, il professore Salanitro, quel professore che <strong>non aveva più voluto la tessera del Partito</strong> e quindi poteva contare solo sul minimo stipendiale ormai da molti anni, quel professore, “con Platone e Tacito aveva insegnato ad amare la libertà e la giustizia”.<img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></p>
<p>Forse un’ulteriore auto-accusa a nome di tutti per non avere provato la medesima “<strong>ansia incoercibile di libertà e giustizia</strong>” che aveva condotto Carmelo Salanitro alla morte.</p>
<p><em>Per eventuali approfondimenti, ecco la <a href="http://www.liceocutelli.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=71&amp;Itemid=93" target="_blank"><strong>bibliografia</strong></a> curata da Anna Marano sul sito del Cutelli</em></p>
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