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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania</title>
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		<title>Amministrative a Catania, le richieste degli ambientalisti</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 05:21:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Finalmente da qualche giorno l’elettore catanese sa per chi potrà votare alle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale, anche se dovrà destreggiarsi in mezzo ad un esercito di oltre 600 candidati. Molto più arduo sarà per lui capire per cosa darà il suo eventuale appoggio, dato che si perpetua il malcostume di azzuffarsi sui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente da qualche giorno <strong>l’elettore <img class="alignright" src="https://lh5.googleusercontent.com/-71Bg9DjG2ks/UZqYRVCxnUI/AAAAAAAASmw/nnzp10tiFp0/s399/Mafalda_ambiente.jpg" alt="" width="319" height="211" />catanese sa per chi potrà votare</strong> alle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale, anche se dovrà destreggiarsi in mezzo ad un esercito di oltre <strong>600 candidati</strong>. Molto<strong> più arduo</strong> sarà per lui <strong>capire per cosa</strong> darà il suo eventuale appoggio, dato che si perpetua il malcostume di azzuffarsi sui nomi e non sulle cose da fare.</p>
<p>Un aiuto gli viene da<span id="more-41856"></span> alcune delle più importanti <strong>associazioni ambientaliste</strong> locali -<a href="http://www.legambientecatania.it/conservazionenatura/comunicati/varie/la_bellezza_e_ricchezza_10_proposte_per_catania_2013.html" target="_blank">Legambiente</a>, <a href="http://www.argocatania.org/2013/05/09/lipu-e-wwf-9-richieste-ai-candidati-a-sindaco/" target="_blank">WWF e Lipu</a>- che hanno sottoposto ai futuri amministratori della città degli articolati promemoria, ricchi di <strong>proposte molto concrete</strong>.</p>
<p>Tralasciamo, rinviando al testo dei comunicati, gli <strong>argomenti</strong> che ci sembrano <strong>più ‘scontati’</strong> anche se stentano a far parte dell’ordinaria amministrazione dei nostri enti locali, ad esempio la necessità di accrescere le aree verdi e di curare quelle poche già esistenti oppure di liberare le piazze dai parcheggi, di controllare gli scarichi a mare, di opporsi al progetto di raddoppio ferroviario che dovrebbe attraversare in galleria una zona del centro storico rilevante dal punto di vista archeologico e architettonico.</p>
<p>Preferiamo soffermarci su <strong>quelli che ci sembrano avere un valore più strategico</strong>: non è un caso, infatti, che alcune idee si ritrovino in entrambi i documenti.</p>
<p>Primo, fra tutti, è l’appello per la tutela e la valorizzazione dell’<strong>Oasi del Simeto</strong>, piccola perla naturalistica alle porte della città, già <strong>in passato</strong> deturpata da insediamenti edilizi abusivi mai seriamente repressi, sempre gestita ai limiti della sopravvivenza e <strong>oggi minacciata</strong> dalle nuove speculazioni pseudoturistiche previste, ai suoi margini, dal <strong>PUA</strong>, che andrebbe comunque drasticamente <strong>ridimensionato</strong>, destinando gran parte delle aree non edificate a<strong> parco urbano</strong>, “la cui realizzazione può essere consentita anche a privati, prevedendo limitate edificazioni per finalità ricreative, sportive, culturali.”</p>
<p>Troviamo ancora un gruppo di temi che riguardano la <strong>gestione del territorio urbano</strong>. Fra questi vogliamo sottolineare in particolare l’esigenza condivisa di <strong>limitare al massimo il consumo del suolo</strong>, risorsa limitata che si sta allegramente intaccando.</p>
<p>A questo fine si avanzano <strong>due richieste convergenti</strong>: da un canto, <strong>limitare</strong> allo stretto essenziale “<strong>ulteriori interventi edilizi in aree libere</strong> per qualunque attività (residenziale, turistica, sportiva, artigianale, industriale)”, respingendo in particolare la malsana idea-paravento del PRG che prevede “la parziale edificazione per uso residenziale di tutte le aree libere della città, in cambio della realizzazione di aree verdi di limitata estensione.” Dall’altro lato si sottolinea invece l’opportunità di individuare “gli ambiti caratterizzati da degrado delle aree e dei tessuti urbani da assoggettare ad <strong>interventi di rigenerazione</strong> urbana, ambientale e sociale”.</p>
<p>In altre parole, ci sembra che si suggerisca l’elementare idea di <strong>recuperare tutto ciò che è recuperabile</strong> come alternativa alla costruzione di nuovi edifici.</p>
<p>Discorso analogo riguarda il <strong>Piano regolatore del porto</strong>, per il quale si auspica una valorizzazione in senso prevalentemente turistico, mantenendo al suo interno solo gli edifici indispensabili alla funzionalità della darsena traghetti e lasciando fuori dal suo ambito gli edifici destinati ad attività alberghiere e/o commerciali.</p>
<p>Sempre nella sfera del PRG particolarmente rilevante è la richiesta di <strong>sottoporre “le aree costiere</strong> situate al di fuori del centro abitato (…) <strong>a</strong> <strong>vincolo</strong> di inedificabilità in una fascia della profondità di 1000 metri dalla linea di costa.”</p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/-6mTDjAXqMl0/UZqYIhI-EyI/AAAAAAAASnM/zjPyNngqA2k/s283/altan_traffico.jpg" alt="" width="260" height="283" />Un altro tema condiviso e che ha senz’altro valore strategico è la necessità di moltiplicare gli interventi a favore di una <strong>mobilità alternativa e sostenibile</strong>, ampliando il più possibile e rendendo sicura, in particolare, la rete delle<strong> piste ciclabili</strong>.</p>
<p>Due temi compaiono infine solo nel documento WWF-LIPU. Innanzitutto la richiesta di rimettere mano alla questione della <strong>raccolta differenziata dei rifiuti</strong>, sia per quanto riguarda la loro piena tracciabilità e i maggiori controlli necessari su chi gestisce la filiera sia per il parziale fallimento dell’ipotesi di rendere economicamente più conveniente differenziare piuttosto che non differenziare.</p>
<p>Ma tenendo conto -aggiungiamo noi- anche dell’insuccesso della <strong>raccolta generalizzata della frazione umida</strong>. A questo proposito è il caso di ricordare che il mancato raggiungimento degli obiettivi minimi della differenziazione potrebbe rendere ancora più pesante l’onerosa tassa che i cittadini già sono costretti a pagare.</p>
<p>L’ultimo punto degno di nota è la richiesta di <strong>dare maggiore trasparenza e diffusione agli atti amministrativi</strong>, tenendo conto che il Comune è già dotato di un <strong>sito internet</strong> con sezioni appositamente previste per la pubblicazione dei suoi atti.</p>
<p>Chi segue <strong>Argo</strong> sa che abbiamo potuto pubblicare in esclusiva molti documenti, relativi a concessione a privati di spazi pubblici, ottenuti usufruendo dello strumento di <strong>‘accesso agli atti’</strong>. E’ vero che si tratta di un diritto previsto e disciplinato dalla legge ma, <strong>per poterne usufruire,</strong> abbiamo sperimentato che occorre armarsi di santa pazienza, essere provvisti di faccia tosta e avere a disposizione quantità industriali tempo.</p>
<p>Per quale motivo, se tutto potrebbe risolversi con <strong>un semplice click</strong>?</p>
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		<title>Corso di sartoria al GAPA, qualcosa di più di un laboratorio</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 04:41:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una sfilata di moda, con relativa premiazione, ha concluso -lo scorso anno- il laboratorio di sartoria organizzato al Gapa per le donne di San Cristoforo. Quest&#8217;anno il corso è alla sua seconda edizione, le donne che lo frequentano sono aumentate di numero e si ritrovano, per tre ore settimanali, attorno ad Antonella Motta, sarta del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/--YWuBXrfhHs/UZjtfFT0RdI/AAAAAAAASlU/Nlxz_2TdBlY/s290/sarte0.jpg" alt="" width="290" height="194" /> Una sfilata di moda, con relativa premiazione, ha concluso -lo scorso anno- il <strong>laboratorio di sartoria</strong> organizzato al <a href="http://www.associazionegapa.org/" target="_blank"> <strong>Gapa</strong></a> per le donne di <strong>San Cristoforo</strong>. Quest&#8217;anno il corso è alla sua seconda edizione, le donne che lo frequentano sono aumentate di numero e si ritrovano, per tre ore settimanali, attorno ad<span id="more-41846"></span> <strong>Antonella Motta</strong>, sarta del quartiere, che mette a disposizione le proprie competenze e la propria esperienza.</p>
<p>Ce lo racconta <strong>Marcella Giammusso</strong>, sul numero di aprile de <strong>I Cordai</strong>, in un articolo intitolato “<a href="http://www.associazionegapa.org/i-cordai-numero-4-aprile-2013/632-le-compagne-della-sartoria.html" target="_blank">Le &#8216;compagne&#8217; della sartoria</a>”, con foto di Paolo Parisi.</p>
<p>“Le signore vengono in sede, tirano fuori dalle proprie borse le stoffe, tagliano i capi, imbastiscono, cuciono, provano, riprendono le cuciture, allargano, stringono”, scrive Giammusso.</p>
<p>Con l&#8217;aiuto della loro &#8216;maestra&#8217;, le donne acquisiscono <strong>nozioni tecniche e pratiche</strong> utili per <img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/-PQXCpx2u7HY/UZjx_WaWOZI/AAAAAAAASmA/tUVgGXFh_0Q/s250/sarte2.jpg" alt="" width="250" height="168" />confezionare abiti per sé e per la propria famiglia o per iniziare una piccola attività economica lavorando per altri.</p>
<p>Fanno però, soprattutto, un&#8217;esperienza di incontro e di solidarietà. Hanno trovato un <strong>ambito accogliente</strong> in cui possono parlare di sé e dei propri problemi, raccontare le proprie esperienze, spesso difficili (“senza piangersi addosso” come scrive Marcella), ricevere consigli e sostegno.</p>
<p>Sono infatti donne che hanno “un <strong>ruolo pesante</strong> che non viene mai riconosciuto, ma che viene sempre portato avanti con responsabilità, forza, volontà”. Si occupano della casa, del marito, dei figli e spesso anche dei nipoti, si fanno carico degli anziani e -in caso di necessità- provvedono esse stesse a mantenere la famiglia sbracciandosi e facendo qualsiasi lavoro, anche il più umile.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-JoZ5TZ_6RkI/UZjtulWLVMI/AAAAAAAASmQ/tesTgWjNcvk/s250/sarte3.jpg" alt="" width="250" height="168" />Tra loro ci sono signore mature, giovani mamme e ragazze (due sono anche laureate).</p>
<p>Sono motivate dal fatto che potranno sfruttare -anche solo cucendo gli abiti per se stesse- le abilità che acquisiscono e sono contente di <strong>aver trovato altre donne</strong> come loro con cui “intrecciare rapporti di amicizia e solidarietà attraverso la concretezza di un&#8217;attività manuale”</p>
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		<title>Comitato Unico di Garanzia, perchè la nostra Università sia migliore</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 05:32:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Avanti piano, le nostre istituzioni non brillano per velocità, neanche quando si tratta di recepire obblighi di legge. E’ in incubatrice per l’Ateneo di Catania il “Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni”, previsto dall’articolo 21 del decreto legislativo 183/2010: esso accorpa le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-C9VuCL1hTH4/UZfWpJu26rI/AAAAAAAASj8/pfJl_KpdVs8/s267/Comitato_unico_Garanzia.jpeg" alt="" width="189" height="267" />Avanti piano, le nostre istituzioni non brillano per velocità, neanche quando si tratta di recepire obblighi di legge. E’ in incubatrice per l’Ateneo di Catania il “<strong>Comitato unico di garanzia </strong>per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni”, previsto dall’articolo 21 del <strong>decreto legislativo 183/2010</strong>: esso accorpa le competenze dei precedenti “Comitato per le pari opportunità’” e &#8220;Comitato paritetico sul mobbing&#8221;. L’hanno presentato Lunedì 13 maggio il rettore Giacomo Pignataro, e i professori  Antonio Pioletti, Santo Di Nuovo, Rosa Maria Monastra, Rita Palidda e Graziella Priulla.</p>
<p>Bello il<span id="more-41822"></span> titolo dell’incontro: “<strong>Diritti, garanzie e benessere nell’Università pubblica</strong>”. Di questo infatti si tratta, o almeno si spera: <strong>non di un organismo burocratico</strong> tra i tanti, ma di un luogo di attenzione alle persone che lavorano e che studiano nell’Università, al loro benessere, ai loro tempi di vita, alla connessione tra la culttura accademica e la cultura del territorio.</p>
<p>&#8220;<strong>Fare dell’Università pubblica un posto migliore</strong>”: l’ha detto Antonio Pioletti e l’hanno confermato tutti gli intervenuti, anche la numerosa presenza sindacale.</p>
<p>Nelle more dell’istituzione formale è possibile impostare <strong>progetti di azioni positive,</strong> che recuperino le esperienze positive del passato, utilizzino il grande patrimonio delle competenze maturate finora e possano far prevedere una nuova dimensione, anche sperimentale, dell’intervento.</p>
<p>Degli <strong>esempi? Ne sono stati fatti due</strong>, significativi.</p>
<p>Si potrebbero creare &#8211; proposta antica, mai realizzata &#8211; <strong>asili per i figli delle dipendenti e delle studentesse</strong> (non dimentichiamo che la componente femminile è maggioritaria in ambedue gli ambiti).</p>
<p>Si potrebbe impiantare un <strong>Centro Studi di Genere</strong> che recepisca le indicazioni europee in materia, e che si ponga come avanguardia in una Sicilia che è completamente priva di esperienze simili, e che affida la formazione sulle differenze alla sola iniziativa individuale di singoli (anzi, soprattutto singole) docenti, nonostante la diffusa consapevolezza che l&#8217;<strong>educazione al rispetto reciproco</strong> sia necessaria fin dagli anni dell’infanzia e per tutto il percorso scolastico<strong>.</strong></p>
<p>In questo centro si potrebbero rileggere i curricula e le diverse discipline nell’ottica di genere; si potrebbe offrire alle studiose <strong>documentazione</strong> bibliografica, emerografica, iconografica e audiovisiva, e dare promozione, coordinamento e impulso alla ricerca; organizzare gruppi di studio; corsi, seminari, convegni tematici; fare attività di aggiornamento per professioniste e imprenditrici, e soprattutto per insegnanti di ogni ordine e grado; intraprendere <strong>azioni di sensibilizzazione e di raccordo</strong> con i gruppi organizzati di donne e con il tessuto culturale e associativo del territorio.</p>
<p>È ridondante ricordare quanto il <strong>nostro Paese</strong> sia <strong>arretrato</strong> in tema di <strong>valorizzazione di genere</strong>: il nostro 80° posto nella classifica del Gender Gap, o le raccomandazioni inevase della rappresentante della Cedaw-Onu ne sono testimonianza.</p>
<p>Questo è il <strong>punto di partenza,</strong> ma è inutile guardare al passato; possiamo decidere che oggi sia l’inizio di un <strong>nuovo percorso</strong>. Nel clima di violenza diffusa e di grave regressione culturale che caratterizza questa fase  della vita del nostro Paese, potrebbe essere segno di sensibilità istituzionale, e stimolo per un’inversione di tendenza.</p>
<p>Nella &#8220;<strong><a href="https://www.box.com/s/clbf9fn9mbq80z6nqzxr" target="_blank">Proposta di istituzione di un Centro studi per la ricerca e la didattica di genere presso l&#8217;Ateneo di Catania</a></strong>&#8220;, avanzata dalle docenti Graziella Priulla, Rita Palidda e Rosa Maria Monastra, si legge che &#8220;per quanto riguarda la <strong>didattica</strong>, la maggior parte dei <strong>Paesi europei tiene conto del genere nel curriculum</strong>, dato che le politiche di pari opportunità sono uno degli obiettivi principali dell’Unione Europea fin dalla sua nascita&#8221;.</p>
<p>Ciò nonostante &#8220;dal profilo di competenze che lo <strong>Stato italiano</strong> suggerisce alle nuove generazioni sono attualmente <strong>cancellate le questioni di genere</strong>.</p>
<p>All’interno delle istituzioni si assume che contenuti e metodi della formazione siano neutri rispetto alle differenze, e che <strong>basti non nominarle per contrastare le disuguaglianze</strong>&#8220;.</p>
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		<title>Mafie straniere in casa nostra</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 03:58:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quasi quotidianamente i giornali c’informano sulle azioni che mafia, ‘ndrangheta, camorra o sacra corona unita svolgono sul suolo italiano; raramente invece riceviamo informazioni sulle cosiddette mafie internazionali presenti sul nostro territorio. Talvolta in lotta con la criminalità locale, ma spesso svolgendo nei suoi confronti un ruolo di supremazia, agiscono in Italia i Cinesi delle “Triadi”, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quasi quotidianamente i giornali c’informano<img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/-V63Byvw-ulo/UZVPAUJ90bI/AAAAAAAASiI/zTq1_6DZ3l4/s410/Mafie_internazionali_Conzo.jpg" alt="" width="224" height="328" /> sulle azioni che mafia, ‘ndrangheta, camorra o sacra corona unita svolgono sul suolo italiano; raramente invece riceviamo informazioni sulle cosiddette <strong>mafie internazionali</strong> presenti sul nostro territorio. Talvolta in lotta con la criminalità locale, ma spesso svolgendo nei suoi confronti un ruolo di supremazia, agiscono in Italia i Cinesi delle “Triadi”, Russi e Ucraini della “Organizacija”, le Confraternite nigeriane della Black Axe e dei Buccaneers, i Sudamericani delle gang Pandillas e i Cartelli albanesi, romeni, macedoni e bulgari. Operano <strong>soprattutto nelle regioni più ricche</strong>, sono spesso alleati con la camorra, raramente con le altre mafie italiane.</p>
<p>La <strong>criminalità russa</strong> in Italia ha già comprato, ad esempio, varie strutture alberghiere a<span id="more-41803"></span> Montecatini. I <strong>Cinesi</strong> lavorano con altri Cinesi, ai quali tagliano le dita delle mani in caso di mancato rispetto dei patti. I <strong>Nigeriani</strong>, per piegare le ragazze alla prostituzione, usano i metodi voodoo e le maledizioni. Gli <strong>Albanesi</strong> e i <strong>Romeni</strong> tatuano le “loro” ragazze con tatuaggi differenti da un gruppo all’altro, per renderle riconoscibili…. Il tutto fattura a queste mafie circa 200 miliardi di euro l’anno.</p>
<p>Abbiamo appreso queste notizie alla presentazione del libro &#8220;<strong>Mafie, la criminalità straniera alla conquista dell&#8217;Italia</strong>&#8221; del magistrato Giovanni Conzo e del giornalista Giuseppe Crimaldi (edizioni CentoAutori), recentemente svoltasi alla <a href="http://www.cavallotto.it/" target="_blank">libreria Cavallotto di Catania</a>.</p>
<p>Il libro offre un&#8217;<strong>analisi</strong> del fenomeno mafioso internazionale <strong>molto documentata</strong> perchè costruita attingendo ai fascicoli della DIA, di polizia, carabinieri, commissioni antimafia e processi in corso, come ha sottolineato il <strong>procuratore Sebastiano Ardita</strong>, che ha coordinato il dibattito.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-SLTXsT4Vp7M/UZVPuzNAEZI/AAAAAAAASh0/GfUbSWnj7xI/s192/Ultimo_bunker.jpeg" alt="" width="124" height="192" />Nello stesso incontro, è stato presentato anche il libro &#8220;<strong>L&#8217;ultimo bunker</strong>&#8221; del sostituto procuratore Catello Maresca e del giornalista Francesco Neri (edizione Garzanti).</p>
<p>&#8220;L&#8217;ultimo bunker&#8221; ricostruisce la vera storia di <strong>Michele Zagaria</strong>, il più feroce e potente boss dei Casalesi. Il libro è nato con l&#8217;intento di lasciare traccia della professionalià maturata con la <strong>lotta ai Casalesi</strong>, in particolare con la cattura di Zagaria, avvenuta dopo 16 anni di latitanza.</p>
<p>Si parla delle <strong>procedure tecniche</strong>, dell&#8217;aiuto avuto dalle &#8220;fonti confidenziali&#8221;, degli aerei-spia usati per controllare dall&#8217;alto le abitudini di chi proteggeva il boss, delle avventure affrontate per penetrare nel bunker di Zagaria, ma anche di semplici <strong>astuzie e accorgimenti</strong> usati per ottenere la confessione di altri boss dei Casalesi.</p>
<p>E se -nel libro- Maresca ci rende parteci della <strong>vita quotidiana dei magistrati</strong>, della loro abilità nel servirsi anche di indizi minimi pur di far cadere in trappola un mafioso, il giornalista Neri ha cercato di <strong>calarsi nella mentalità dei boss</strong>, facendoci scoprire come ragionano, come si difendono e dove si nascondono, ora che i loro rifugi sotterranei sono realizzati con sistemi sofisticati e comfort d&#8217;ogni tipo.</p>
<p>Entrambi i libri, come ha fatto notare Ardita, hanno in comune l&#8217;<strong>esperienza professionale</strong> di due magistrati, Conzo e Maresca, che operano nella Procura di Napoli.</p>
<p>La presentazione è stata particolarmente brillante <strong>grazie all&#8217;humor e alla leggerezza</strong> con cui gli <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />autori, soprattutto Maresca, hanno raccontato episodi ed esperienze, quasi non si trattasse di fatti complessi e comunque intrisi di omicidi e azioni pericolose.</p>
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		<title>Bianco, guardare al passato per ricostruire il presente</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 04:30:49 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Enzo Bianco]]></category>

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		<description><![CDATA[La figlia gli ha regalato la bacchetta magica di Harry Potter, appena ha saputo della sua intenzione di ricandidarsi alla carica di primo cittadino catanese. Lo ha ‘svelato’ Enzo Bianco partecipando, mercoledì 15,  al primo incontro coi “candidati sindaco 2013” organizzato da CittàInsieme, unitamente a tante altre associazioni della cosiddetta società civile. Si è trattato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La figlia gli ha regalato<strong> la bacchetta<img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/-mU__OixlY84/UZWu9R9fVaI/AAAAAAAASjU/-YRuYLfZeUk/s380/Citt%25C3%25A0Insieme_Bianco_maggio2013.jpg" alt="" width="266" height="174" /> magica di Harry Potter</strong>, appena ha saputo della sua intenzione di ricandidarsi alla carica di primo cittadino catanese. Lo ha ‘svelato’ <strong>Enzo Bianco</strong> partecipando, mercoledì 15,  al primo incontro coi <strong>“candidati sindaco 2013” </strong>organizzato da<strong> CittàInsieme,</strong> unitamente a<span id="more-41698"></span> tante altre associazioni della cosiddetta società civile.</p>
<p>Si è trattato di un primo incontro, perché quello previsto con Lidia Adorno (Movimento5Stelle) non si è svolto, per problemi di salute della candidata, almeno questa è stata la motivazione ufficiale. <strong>Molta gente, ma non la folla delle grandi occasioni</strong>, peraltro in buona sintonia con il candidato, tanto da indurlo a gesti scaramantici di fronte alle ripetute previsioni di vittoria finale. <strong></strong></p>
<p><strong>Un dialogo serrato</strong>, anche grazie al tradizionale contingentamento dei tempi che caratterizza da sempre il ‘popolo di via Siena’, che ha spaziato, senza reticenze, su tutti i principali temi che riguardano la Città.</p>
<p><strong>In un continuo raffronto con il passato</strong>, Bianco ha contrapposto la sua “raggiante Catania” alle brutture del presente. Ha denunciato un modo di procedere quantomeno “disinvolto”, sia rispetto alle regole della buona amministrazione (palazzo Bernini, ex palazzo delle poste), che alla progettazione urbanistica, come nel caso del <strong>Lungomare di Ognina</strong>.</p>
<p>Un progetto nato grazie ai poteri speciali allora conferiti al sindaco Scapagnini, che, se verrà eletto, proverà a bloccare, per impedire che l’ennesima colata di cemento, necessaria per costruire un altro ‘centro commerciale’,<strong> allontani ulteriormente Catania dal mare.</strong></p>
<p>Non solo, però, critiche ai progetti in atto, si pensi alla devastazione di piazza Europa, ma anche l’impegno a<strong> rimettere concretamente in discussione</strong> ogni ipotesi di ulteriore espansione.</p>
<p>Una Città che oggi conta meno di trecentomila abitanti non ha infatti bisogno di altre costruzioni<strong>,</strong> ma di un <strong>serio lavoro di recupero, riqualificazione e messa in sicurezza</strong>, dell’intero patrimonio edilizio. Non ha bisogno di nuove speculazioni per sostituire i vuoti di Corso dei Martiri, né di riempire di costruzioni e cemento la playa (PUA).</p>
<p><strong>Deve aprire il porto alla Città</strong>, in un’ottica che sia in grado di utilizzare le potenzialità dell’intera Sicilia orientale (organizzando unitariamente i 4 grandi porti: quello etneo, di Augusta, Siracusa e Pozzallo); <strong>rilanciare Librino</strong>, anche grazie alla nuova sede della Polizia e al nuovo ospedale (San Marco); guardare a Salerno per imparare a fare una raccolta differenziata degna di questo nome; <strong>promuovere il consumo dell’acqua pubblica</strong>, seppure gestita da una SPA comunale.</p>
<p>Catania, secondo Bianco, ha fatto significativi passi indietro: rispetto alla sicurezza, alla vivibilità dei quartieri, ai servizi.<strong> C’è un crollo della legalità</strong>, bisogna ‘traghettare’ i troppi che approfittano di una tale situazione verso il rispetto delle regole. La stessa ‘movida’, nel passato simbolo del riscatto, attualmente non rappresenta altro che una pessima imitazione.</p>
<p>Infine, Bianco, attraverso grafici e tabelle, leggibili anche da chi era seduto in fondo,<strong> ha contrapposto la sua gestione economica al dissesto prodotto da Scapagnini e Stancanelli.</strong></p>
<p>E’ toccato a <strong>Giacomo Leone</strong> segnalare che mancava ‘qualcosa’ nella discussione, troppo simile alla riunione di un consiglio di quartiere e incapace, perciò, di affrontare i veri problemi che penalizzano la Città.</p>
<p>In effetti, sono mancate molte domande significative. Proviamo a proporne qualcuna.</p>
<ul>
<li><strong>Quanto è credibile la realizzazione di un simile programma</strong> con una coalizione che vede protagonisti (se non assoluti, sicuramente molto significativi) uomini e donne che nel passato, anche più recente (uno per tutti <strong>Leanza</strong>), hanno contribuito, con ruoli decisivi, alla pessima amministrazione di Catania, proponendo un modello della politica decisamente distante dall’idea di una difesa intransigente della legalità e dei beni comuni?<strong><br />
</strong></li>
<li><strong>Qual è il ruolo della mafia</strong>, i suoi referenti, i suoi obiettivi, la rete di interessi e connivenze?</li>
<li>Se nel passato è andato tutto bene, perché, nonostante due sindacature e, nella seconda, anche una solida maggioranza,<strong> il nuovo piano regolatore generale è rimasto lettera morta</strong>?</li>
<li>Si può criticare il PUA senza fare una doverosa <strong>autocritica sul patto territoriale</strong> Catania sud? Attendiamo risposte.<img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></li>
</ul>
<p>In occasione dell&#8217;incontro, Enzo Bianco <strong>ha firmato</strong> pubblicamente una serie di impegni richiesti a tutti candidati da <strong>Libera</strong>, Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie. <strong><a href="https://www.box.com/s/x9dinla0dv0ypwyzi1ui" target="_blank">Ecco il testo della dichiarazione</a></strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Federazione Speleologica, grotta Palombara non monitorata dal Cutgana</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 04:40:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Cutgana]]></category>
		<category><![CDATA[Federazione Speleologica Regionale Siciliana]]></category>
		<category><![CDATA[Grotta Palombara]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è solo un luogo in cui si rifugiano e si riproducono specie di pipistrelli minacciate di estinzione, la Grotta Palombara è una cavità carsica interessante anche dal punto di vista geologico ed archeologico. Un luogo da tutelare, dunque. E in effetti dal 1998 è stata istituita la Riserva Integrale Grotta Palombara per proteggere la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Accesso alla Grotta Palombara (Wikipedia)" src="https://lh5.googleusercontent.com/-g7W9qGiVw3k/UZPuJjGf84I/AAAAAAAAShM/--J_ekOoSvQ/s800/130515%2520Pozzo_d%2527accesso_alla_Grotta_Palombara.JPG" alt="" width="300" height="201" />Non è solo un luogo in cui si rifugiano e si riproducono specie di <strong>pipistrelli</strong> minacciate di estinzione, la <strong>Grotta Palombara</strong> è una cavità carsica interessante anche dal punto di vista <strong>geologico ed archeologico.</strong> Un luogo da tutelare, dunque. E in effetti dal 1998 è stata istituita la <strong>Riserva Integrale</strong> Grotta Palombara per proteggere la grotta nel suo complesso e la sua<span id="more-41778"></span> “fauna cavernicola”, in particolare la “folta colonia polispecifica di pipistrelli” che la utilizza per riprodursi e svezzare i piccoli.</p>
<p>A chi è stato dato l&#8217;<strong>incarico di vigilare</strong> su questa RNI (riserva naturale integrata) e salvaguardare i suoi pipistrelli, riconosciuti -da una direttiva comunitaria del 1992- come specie da tutelare? Al <strong>Cutgana</strong>, Centro Universitario per la Tutela e la Gestione degli Ambienti Naturali e degli Agroecosistemi, un <strong>Ente universitario multidisciplinare</strong>, già sotto i riflettori dei media e sotto inchiesta da parte della Procura della Repubblica per <a href="http://catania.livesicilia.it/2013/03/15/scandalo-cutgana-scatta-linchiesta-della-procura-acquisiti-documenti-e-articoli-di-livesiciliacatania_232044/" target="_blank">storie poco chiare di nepotismo e di gestione di fondi pubblici.</a></p>
<p>Nel caso della Grotta Palombara il Cutgana è &#8216;sotto osservazione&#8217; per altro, vale a dire per il modo in cui svolge il suo compito di gestione che dovrebbe esser caratterizzato, vista la natura dell&#8217;Ente, non solo dal <strong>monitoraggio</strong> dello stato della grotta e della conservazione della sua colonia di chirotteri, ma anche da studi che permettano di evidenziare tempestivamente eventuali <strong>problemi di conservazione</strong> delle specie.</p>
<div>Ad esprimere dubbi sul ruolo svolto dal Cutgana é la <strong>Federazione Speleologica Regionale Siciliana</strong> che, <a href="https://www.box.com/s/ikmmmw8rv3vaps0ym49g" target="_blank">in un articolato <strong>Comunicato</strong></a>, evidenzia come il mancato monitoraggio sia particolarmente grave perchè non sono state verificate le conseguenze del posizionamento (fatto dal Cutgana nel 2004) di un <strong>cancello a sbarre orizzontali</strong> nell&#8217;unico ingresso della grotta.</div>
<p>Questa nuova struttura, secondo la FSRS, potrebbe avere avuto un <strong>impatto negativo</strong> sulla colonia di pipistrelli. Recenti studi sembrerebbero dimostrare, infatti, che cancelli di questo tipo, pur essendo conformi alle direttive di quel tempo, ostacolino il passaggio dei chirotteri appartenenti alla specie <em>Miniopterus schreibersii</em>, che tendono ad abbandonare il rifugio.</p>
<p>Proprio per questo gli speleologi hanno chiesto più volte all&#8217;Ente gestore di <strong>rimuovere il cancello</strong>, senza tuttavia nessun risultato.</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-4nLPMn3YnP8/UZPtd2CAlII/AAAAAAAASg8/Hr1r34R2zO8/s640/130515%2520Grotta%2520Monello%2520Rhinolophus%2520ferrumequinum.JPG" alt="" width="300" height="300" />La federazione Speleologica denuncia inoltre che non sia stata mai pubblicata la <strong>dettagliata relazione</strong> consegnata al Cutgana dallo <strong>studioso sardo Mauro Mucedda</strong>, che aveva effettuato, tra il 2004 e il 2005, dei rilevamenti sulle specie di chirotteri che frequentavano la grotta monitorando anche i comportamenti tenuti da questi esemplari durante le varie stagioni dell&#8217;anno.</p>
<p>C&#8217;è di più. Il Cutgana avrebbe pubblicato <a href="https://www.box.com/s/kql02eeg43kb8s2lwclu" target="_blank"><strong>su varie testate cartacee e sul web</strong></a> l&#8217;annuncio di aver iniziato il monitoraggio della colonia di chirotteri alla Grotta Palombara e di averlo fatto in collaborazione con alcuni gruppi speleologici locali. Ma i gruppi speleologici chiamati in causa dichiarano “di non aver mai svolto alcun monitoraggio ed i risultati di tale studio non sono mai stati resi noti.”</p>
<p>Ritenendo che l&#8217;Ente gestore non eserciti adeguatamente il suo ruolo, la Federazione Speleologica ha chiesto di intraprendere un <strong>monitoraggio indipendente</strong> all&#8217;interno della Grotta Palombara, presentando un progetto al Cutgana e all&#8217;Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente ed effettuando nel luglio 2011 il primo (poi rimasto unico) sopralluogo.</p>
<p>Dal sopralluogo è emersa, nella <strong>Sala del Guano</strong>, utilizzata dai piccoli mammiferi per la riproduzione e lo svezzamento dei piccoli, la presenza di 650 esemplari appartenenti al genere <em>Myotis</em>, mentre sarebbero risultati <strong>assenti i Miniotteri</strong>, un dato che potrebbe essere messo in relazione alla presenza del cancello all&#8217;ingresso della grotta.</p>
<p>Nessun altro sopralluogo è stato effettuato, data la difficoltà del Cutgana a reperire le somme necessarie al pagamento degli <strong>straordinari</strong> al personale dipendente che avrebbe dovuto <strong>accompagnare gli speleologi</strong> durante i fine settimana. Collaborazioni volontarie pare siano state scoraggiate.</p>
<p>Almeno due le <strong>questioni</strong> che si aprono</p>
<ul>
<li>come mai il Cutgana ha diffuso, <a href="https://www.box.com/s/kql02eeg43kb8s2lwclu" target="_blank">non in pubblicazioni scientifiche</a> ma su giornali e siti web, che nella grotta è stata rilevata la presenza di <strong>50 esemplari di chirotteri</strong> (del tipo <em>Myotis myotis</em>), considerando -per di più- questo dato positivo, sebbene sia nettamente inferiore a quelli rilevati in precedenza e successivamente?</li>
<li>se la specie <em><strong>Miniopterus schreibersii</strong></em> (Miniotteri) fosse <strong>scomparsa dalla riserva</strong> sarebbe una cosa molto grave. Che ci sta a fare l&#8217;Ente gestore, vale a dire il Cutgana? A che pro la Regione spende 140.000€ per gli stipendi di tre persone e la gestione ordinaria di questa riserva speleologica?</li>
</ul>
<p>La Federazione Speleologica, nel denunciare l&#8217;assenza di un progetto di monitoraggio costante e scientificamente valido da parte del Cutgana, conclude così il suo Comunicato: “Il disinteresse nei confronti della colonia, costituita, ribadiamo, da specie &#8216;minacciate di estinzione e vulnerabili&#8217; [...], dovrebbe essere già da sola <strong>causa di revoca della convenzione di affidamento</strong>, secondo quanto previsto dall&#8217;art. 15 della convenzione stessa.</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px; color: #000000; background-color: #e9e9c0;">
<p style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Documenti</strong></span></p>
<ul>
<li>01 &#8211; <a href="https://www.box.com/s/04l47p4fmo1yc22arwfn" target="_blank">08-13 risposta CUTGANA grotta Palombara-1.pdf</a></li>
<li>02 &#8211; <a href="https://www.box.com/s/u6qqfmq5pes1sj9zvnmz" target="_blank"> 07-13 lettera Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri grotta palombara-1.pdf</a></li>
<li>03 &#8211; <a href="https://www.box.com/s/kql02eeg43kb8s2lwclu" target="_blank">17_marzo Cutgana monitoraggio chirotteri Grotta Palombara.pdf</a></li>
<li>04 &#8211; <a href="https://www.box.com/s/ikmmmw8rv3vaps0ym49g" target="_blank">06-13 chirotteri Palombara.pdf</a></li>
</ul>
</div>
<p>La FSRS chiede dunque che venga fatta luce su <strong>eventuali irregolarità ed inadempienze</strong> dell&#8217;Ente gestore. Chiede inoltre la rimozione del cancello che occlude l&#8217;ingresso della grotta, per consentire il passaggio dei Miniotteri. Infine chiede che, al fine di verificare lo stato di salute della colonia, un monitoraggio della colonia, effettuato da personale scientificamente e tecnicamente qualificato, venga inserito come obbligatorio nella nuova convenzione di affidamento”.</p>
<p>Il <strong>Gruppo Italiano per la Ricerca sui Chirotteri</strong> ha reagito prontamente alla denuncia della Federazione Speleologica, <a href="https://www.box.com/s/u6qqfmq5pes1sj9zvnmz" target="_blank">inviando una lettera in cui si chiede la <strong>pronta rimozione del cancello</strong> </a>incriminato “anche perché non sussiste il problema di disturbo della colonia da parte della popolazione, in quanto situata in un punto della grotta inaccessibile se non con attrezzature specifiche per la speleologia”.</p>
<p><a href="https://www.box.com/s/04l47p4fmo1yc22arwfn" target="_blank">Ma <strong>il Cutgana non ci sta</strong> e ribadisce che</a> l&#8217;installazione del cancello si è resa necessaria per limitare il <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />grave disturbo arrecato alle colonie di pipistrelli dall&#8217;eccessiva frequentazione dell&#8217;ipogeo da parte di speleologici e studenti, non sempre mossi da finalità scientifiche. E invita a non diffondere informazioni lesive del buon operato dell&#8217;Ente.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Vaticano II, da una chiesa monolitica a una ‘chiesa di chiese’</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 04:37:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[collegialità episcopale]]></category>
		<category><![CDATA[Concilio Vaticano II]]></category>
		<category><![CDATA[don Pino Ruggieri]]></category>
		<category><![CDATA[G. Alberigo]]></category>
		<category><![CDATA[Lumen gentium]]></category>
		<category><![CDATA[movimento ecumenico]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo VI]]></category>
		<category><![CDATA[papa Giovanni XXIII]]></category>
		<category><![CDATA[R. Tillard]]></category>
		<category><![CDATA[Sinodo dei vescovi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ha destato sorpresa e meraviglia, nella prima allocuzione che papa Francesco - appena eletto &#8211; ha rivolto ad una euforica piazza San Pietro, l’affermazione secondo cui egli si concepiva innanzitutto vescovo di Roma. In effetti, non faceva altro che rifarsi alla concezione della chiesa che era stata una delle acquisizioni fondamentali del Vaticano II. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/-n73BjPTyI8M/UZMQDuwxB1I/AAAAAAAASgg/VisUSY53has/s341/ConcilioVaticanoII3.JPG_1695351409.jpg" alt="" width="270" height="307" />Ha destato sorpresa e meraviglia, nella prima allocuzione che <strong>papa Francesco -</strong> appena eletto &#8211; ha rivolto ad una euforica piazza San Pietro, l’affermazione secondo cui egli si concepiva innanzitutto<strong> vescovo di Roma</strong>. In effetti, non faceva altro che rifarsi alla concezione della chiesa che era stata una delle acquisizioni fondamentali del Vaticano II.</p>
<p>La <strong>quarta conversazione</strong> sulla storia del concilio che <strong>don Ruggieri</strong> sta proponendo al Crocifisso della Buona morte è partita proprio dalla<span id="more-41743"></span> domanda: <strong>cosa ha detto il concilio sulla chiesa?</strong></p>
<p>Per tutto il<strong> primo millennio</strong> della sua esistenza infatti essa si era concepita come <strong>una chiesa plurale e policentrica </strong>che aveva visto progressivamente maturare la figura del <strong>vescovo,</strong> responsabile non solo della propria chiesa, ma anche di fronte alle altre chiese.</p>
<p>Esso, infatti, veniva <strong>scelto dalla propria chiesa</strong> ma consacrato dai vescovi delle chiese vicine, con i quali si riuniva periodicamente per celebrare dei <strong>sinodi</strong> dove venivano decise questioni riguardanti l’ortodossia e la comune disciplina, decisioni che venivano comunicate &#8211; mediante <strong>lettere -</strong> ai vescovi delle altre province.</p>
<p><strong>A partire dall’XI secolo</strong>, soprattutto per limitare la pretesa dei sovrani laici di intervenire nelle nomine episcopali -la famosa <strong>‘lotta per le investiture’</strong>-, i papi cercarono di portare sotto il loro controllo questa scelta, tendenza che fu ulteriormente consolidata con le decisioni del <strong>Concilio di Trento</strong>, convocato a seguito della divisione provocata dalla Riforma protestante. Più recentemente, il <strong>Codice di diritto canonico</strong> redatto nel 1917 riconoscerà unicamente al papa il diritto di nomina.</p>
<p>L’esito di questo secolare processo sarà un’esasperazione della<strong> dimensione istituzionale e giuridica</strong> della chiesa stessa e<strong> una struttura organizzativa di tipo monarchico e monolitico</strong>.</p>
<p>Questa visione rigida fu progressivamente messa in crisi lungo il <strong>Novecento</strong>, sia grazie ad una conoscenza più rigorosa delle fonti bibliche, sia grazie al sorgere e allo svilupparsi del <strong>movimento ecumenico</strong> e del<strong> movimento liturgico</strong>.</p>
<p>Fu soprattutto <strong>il monaco Odo Casel</strong> (1886-1948) a recuperare e diffondere l’idea secondo cui <strong>la chiesa</strong> ha innanzitutto una <strong>dimensione spirituale ed esperienziale</strong> poiché l’evento cristiano non è altro che una attualizzazione del mistero stesso di Dio che si è reso presente nella vita, morte e risurrezione di Gesù di Nazaret, attualizzazione che avviene ogni volta nella<strong> </strong>celebrazione dell’Eucaristia.</p>
<p>Le idee di Casel postulavano un rinnovamento delle celebrazioni sacre e si erano diffuse abbastanza rapidamente. La <strong>celebrazione liturgica</strong> non era più un appuntamento domenicale a cui partecipare per obbligo ma il<strong> momento centrale della identità cristiana</strong>.</p>
<p>Questa visione della chiesa ha una<strong> portata rivoluzionaria</strong>. Con essa, infatti, diventa chiaro che la chiesa esiste precisamente per rendere manifesto l’amore di Dio per tutti gli uomini e per tutte le donne e che la sua identità non può risolversi nella dimensione giuridica, societaria e amministrativa.</p>
<p>Deriva da ciò la <strong>fine del centralismo ecclesiastico e la riaffermazione della soggettività delle singole chiese</strong> radunate nella celebrazione liturgica attorno al loro <strong>vescovo</strong>. Le singole chiese tornano a non essere più una provincia della chiesa “romana” e i vescovi non sono più da considerare alla stregua di &#8216;prefetti&#8217; rappresentanti di un potere centrale, ma coloro che presiedono alla vita di una chiesa che si alimenta all’eucaristia e ogni giorno si vede impegnata nell’annunzio e nella testimonianza del vangelo in una precisa porzione di territorio.</p>
<p>La formula della <strong>costituzione conciliare sulla chiesa Lumen Gentium</strong>, ripresa poi dal Codice di diritto canonico, recita infatti: “I vescovi singoli sono il principio visibile di unità nelle loro chiese particolari, formate ad immagine della chiesa universale, e in esse e da esse è costituita l’una e l’unica chiesa cattolica”.</p>
<p><strong>Roger Tillard</strong>, teologo francese recentemente scomparso, ha mirabilmente sintetizzato questa recuperata concezione della chiesa con l’espressione<strong> “una chiesa di chiese”.</strong></p>
<p>La seconda questione riguarda la natura stessa della <strong>figura del vescovo</strong>: si tratta di un semplice prete che riceve dal papa una sorta di delega a presiedere e governare una diocesi oppure egli riceve i suoi poteri in forza della stessa consacrazione episcopale, spettando al papa solo la determinazione dell’ambito in cui questi poteri possano essere esercitati?</p>
<p>E ancora, questa consacrazione lo fa diventare contestualmente membro dell’intero <strong>collegio episcopale</strong>, che ha responsabilità di governo nei confronti della chiesa universale? E quale è il rapporto fra il papa e questo collegio?</p>
<p>Vi era, in Concilio, una <strong>minoranza</strong> attestata sulla difesa di un’immagine di chiesa centralizzata sotto il governo monarchico del papa, e una <strong>maggioranza</strong> che si batteva per la restaurazione un una concezione dell’episcopato più conforme all’antica tradizione della chiesa.</p>
<p>Furono gli studi dello storico della chiesa <strong>G. Alberigo</strong> a fornire un contributo decisivo a favore della tesi della maggioranza. Egli aveva dimostrato che persino la teologia romana, da sempre schierata a difesa delle prerogative del papa, aveva sempre conservato la concezione tradizionale per cui <strong>la consacrazione episcopale è un vero sacramento</strong> con cui il nuovo vescovo entra a far parte del “collegio episcopale”, con lo scopo di amministrare i sacramenti e governare non solo la propria chiesa, ma in accordo con gli altri vescovi e col papa, anche la chiesa universale.</p>
<p>Poiché però in seno alla Commissione che doveva redigere il testo finale prevaleva un atteggiamento preoccupato di difendere il primato del papa, si decise di effettuare <strong>una votazione preliminare</strong> sui punti dottrinali più controversi.</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px; color: #000000; background-color: #e9e9c0;">
<p style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Registrazioni audio</strong></span></p>
<ul>
<li>01 &#8211; <a href="https://www.box.com/s/tu90nvnn2co1igmrva11" target="_blank">L&#8217;evento</a></li>
<li>02 &#8211; <a href="https://www.box.com/s/5buwt0rzgp60pfhe5xd4" target="_blank">La parola di Dio</a></li>
<li>03 &#8211; <a href="https://www.box.com/s/acckjobo21320k87d1x3" target="_blank">La storia</a></li>
</ul>
<p><span style="text-decoration: underline;">articoli precedenti</span>:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2013/03/13/attualita-del-concilio-vaticano-ii/" target="_blank">Attualità del concilio Vaticano II &#8211; 13.03.13</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2013/03/22/dal-concilio-una-nuova-centralita-per-la-bibbia/" target="_blank">Dal Concilio una nuova centralità per la Bibbia &#8211; 22.03.13</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2013/04/05/chiesa-e-storia-dal-bastone-alla-misericordia/" target="_blank">Chiesa e storia, dal bastone alla misericordia &#8211; 05.04.13</a></li>
</ul>
<p><span style="text-decoration: underline;">Prossimi incontri</span>:</p>
<ul>
<li>05 &#8211; Gli altri &#8211; 31 maggio 2013 &#8211; ore 20,00</li>
</ul>
</div>
<p>L’esito della votazione fu nettamente favorevole alle posizioni della maggioranza ma, al momento dell’approvazione finale della costituzione sulla chiesa, <strong>Paolo VI</strong> volle che essa fosse preceduta da una <strong>“Nota esplicativa preliminare”</strong> al capitolo sulla collegialità episcopale che la interpretava in senso restrittivo. Veniva precisato, in particolare, che spetta al papa la scelta tra la modalità di governo “personale” e quella “collegiale” e che il collegio non poteva compiere i propri atti senza la partecipazione o almeno l’approvazione del papa.</p>
<p>E’ difficile definire la natura giuridica di questa ‘nota’ in quanto essa non è stata mai approvata dall’assemblea, pur restando ‘allegata’ ai testi conciliari. Resta il fatto che <strong>il riconoscimento della collegialità episcopale non è mai diventato effettivo</strong>: il cosiddetto ‘sinodo dei vescovi’ voluto nell’immediato post-concilio dallo stesso Paolo VI, che dovrebbe essere l’espressione della collegialità riconosciuta dal concilio, è stato concepito come un semplice organo consultivo, senza competenze effettive, nemmeno quella di stabilire il proprio ordine del giorno.</p>
<p>Il Vaticano II infine, sulla spinta della forte sensibilità ecumenica che Giovanni XXIII aveva maturato soprattutto nel corso della sua permanenza in Oriente, ha avviato anche un generale<strong> ripensamento sulle divisioni</strong> che, nel corso dei secoli, avevano frantumato l’unità originaria della chiesa.</p>
<p>Per questo lo stesso Roncalli aveva creato il “<strong>Segretariato per l’unità dei cristiani</strong>”, che ha avuto un ruolo determinante in molte fasi del concilio stesso, e aveva fortemente voluto la presenza come <strong>osservatori</strong> in concilio di rappresentanti delle chiese separate.</p>
<p>La <strong>tensione verso l’unità delle chiese</strong>, dopo gli entusiasmi dei decenni immediatamente a ridosso del concilio, ha dovuto registrare però, nell’ultima parte del Novecento, una sostanziale <strong>battuta di arresto</strong> che oggi tende a trasformarsi in delusione, se non proprio in scetticismo.</p>
<p>In conclusione, non si tratta di sognare una restaurazione &#8216;archeologica&#8217; della situazione ecclesiale del <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />primo millennio, dato che le condizioni sono profondamente mutate. E’ certo tuttavia che<strong> il concilio ha rimesso in moto una logica della comunione tra chiese sorelle</strong> che inevitabilmente dovrà inventare forme concrete e adeguate alla nuova situazione storica.</p>
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		<title>Catania, provincia più UNESCO del mondo &#8230;suo malgrado</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 04:39:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fra circa un mese, nella lontanissima Phnom Penh in Cambogia, anche l’Etna entrerà a far parte della lista dei siti naturalistici considerati dall&#8217;UNESCO patrimonio dell’umanità. La notorietà, l&#8217;importanza scientifica e i valori culturali ed educativi del sito sono le principali motivazioni che sono state riconosciute come portatrici di significati di rilevanza globale. Non sarà tutta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fra circa un mese, nella lontanissima <img class="alignright" src="https://lh5.googleusercontent.com/-MMTdoI8WZy4/UZFUxNNz7II/AAAAAAAASgI/tKAekpCVsNg/s251/unesco.jpg" alt="" width="250" height="251" />Phnom Penh in Cambogia, anche <strong>l’Etna</strong> entrerà a far parte della <strong>lista dei siti naturalistici considerati <a href="http://whc.unesco.org/en/list/" target="_blank">dall&#8217;UNESCO</a> patrimonio dell’umanità.</strong> La notorietà, l&#8217;importanza scientifica e i valori culturali ed educativi del sito sono le principali <strong>motivazioni</strong> che sono state riconosciute come portatrici di significati di rilevanza globale.</p>
<p>Non sarà tutta l’area dell’attuale Parco a rientrare in questo riconoscimento ma <strong>solo la zona A</strong>, cioè <strong>l’area sommitale</strong> del<span id="more-41691"></span> vulcano, circa 20mila ettari sui 59mila complessivi. Ma già il primo problema da risolvere sarà l’accesso a questa zona, dato che a tutt’oggi esiste un divieto per motivi di sicurezza.</p>
<p>E adesso cambierà qualcosa nella <strong>gestione</strong> di questo immenso ed eccezionale patrimonio? Riuscirà <strong><a href="http://www.parcoetna.it/" target="_blank">l’Ente Parco</a></strong>, istituito nel 1987 e a cui continuerà ad essere affidata la gestione, ad avere una presenza diversa da quella burocratica e imbalsamatrice che ha esercitato finora?</p>
<p>Rientrare nella lista Unesco non significa infatti appendersi solo una medaglietta al petto e buonanotte ma potrebbe aprire alla possibilità di attingere a nuovi <strong>finanziamenti</strong> anche da parte dell’Onu, dell’Unione europea e ministeriali.</p>
<p>Questi però non arriveranno a pioggia ma solo a fronte della capacità di presentare <strong>progetti seri</strong> nel campo della conservazione del bene e della sua fruizione e in quello dell’educazione ambientale.</p>
<p>Per poter usufruire dei finanziamenti previsti occorre infatti redigere un<strong> ‘piano di gestione’</strong> con cui vengono definite “le priorità di intervento e le relative modalità attuative, nonché le azioni esperibili per reperire le risorse pubbliche e private necessarie, (…) oltre che le opportune forme di collegamento con programmi o strumenti normativi che perseguano finalità complementari, tra i quali quelli disciplinanti i sistemi turistici locali e i piani relativi alle aree protette.”</p>
<p>Recita così l’art. 3 della<strong> <a href="http://www.sitiunesco.it/images/stories/legge77_06.pdf" target="_blank">legge 20 febbraio 2006 n.77</a></strong>, Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella «lista del patrimonio mondiale», posti sotto la tutela dell&#8217;UNESCO.</p>
<p>Certo, <strong>la situazione di partenza è pochissimo allegra</strong>. Cosa ci si può aspettare infatti da un <strong>Ente politicamente lottizzato</strong> che esce da un lungo periodo di commissariamento, che brucia tre quarti delle sue risorse per le spese di personale e di gestione, che non ha un suo corpo di guarda parchi, che non riesce a coordinare il problema della gestione dei rifiuti, che è stato capace di piantare un esagerato numero di cartelli superflui tranne quelli utili per il turista -come quelli della sentieristica-, con un sito internet nel quale le notizie che interessano gli appassionati della montagna bisogna cercarle con il lumicino e dal quale non risulta neanche l’esistenza di un organismo scientifico -sia pure di consulenza-, che possiede sul suo territorio, ma non riesce a gestire, una notevole quantità di immobili utili per l’escursionismo?</p>
<p>Con questo ulteriore riconoscimento, comunque, <strong>Catania</strong> sarà probabilmente una delle province a più alta concentrazione di riconoscimenti Unesco del mondo.</p>
<p>Sembra incredibile, ma è così perché vi è già inserita in quanto parte del <strong><a href="http://whc.unesco.org/pg.cfm?cid=31&amp;id_site=1024" target="_blank">distretto delle città del Barocco</a></strong>, riconoscimento ottenuto nel 2002, ma anche perché una delle sedi storiche dell’<a href="http://www.unesco.org/culture/ich/index.php?lg=en&amp;pg=00011&amp;RL=00011" target="_blank"><strong>Opera dei pupi</strong> </a>(inserita nella lista dei beni immateriali nel 2008) e perché rientra fra le regioni in cui si coltiva la tradizione della <a href="http://www.unesco.org/culture/ich/index.php?lg=en&amp;pg=00011&amp;RL=00394" target="_blank"><strong>Dieta mediterranea</strong> </a>(inserita nella stessa lista nel 2010). Probabilmente neppure molti catanesi ne sono informati.</p>
<p>Ma è anche <strong>tutta la Sicilia centro-orientale</strong> ad essere ampiamente rappresentata fra i beni Unesco. Ne fanno anche parte infatti anche la <a href="http://whc.unesco.org/pg.cfm?cid=31&amp;id_site=831" target="_blank">Valle dei templi </a>di Agrigento e la <a href="http://whc.unesco.org/pg.cfm?cid=31&amp;id_site=832" target="_blank">Villa del Casale di Piazza Armerina </a>(fin dal 1997), <a href="http://whc.unesco.org/pg.cfm?cid=31&amp;id_site=908" target="_blank">le isole Eolie </a>(dal 2000) <a href="http://whc.unesco.org/en/list/1200/" target="_blank">Siracusa e Pantalica </a>(dal 2005).</p>
<p>Questa profluvie di riconoscimenti, però, ha modificato in noi siciliani la <strong>considerazione</strong> che dovremmo avere per tutta questa ricchezza; ha, in qualche modo, influito sulla loro appropriata <strong>valorizzazione</strong> turistica? Senza voler essere criticoni a tutti i costi, non ci sembra.</p>
<p>A Catania è stata distrutta anche l’unica targa, nei pressi di piazza Duomo, che informava del riconoscimento ottenuto e, a nostra memoria, <strong>nessun Ente pubblico</strong>, in questi undici anni, <strong>ha mai avviato una seria politica di progettazione e di promozione</strong> dell’immagine della città, come strumento per ricavare tutti i possibili vantaggi che potrebbero derivare dai riconoscimenti ottenuti.</p>
<p>Esiste anche una <a href="http://www.sitiunesco.it/" target="_blank"><strong>Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale UNESCO</strong> </a>che ha come scopo “la programmazione, il coordinamento e la realizzazione di attività dirette alla protezione e alla valorizzazione del patrimonio culturale e naturale rappresentato dai beni UNESCO”, ma, fra i comuni siciliani, risultano farne parte solo quelli di Lipari, Noto, Piazza Armerina, Palazzolo Acreide, Sortino e Siracusa.<img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></p>
<p><strong>Il Comune e la Provincia di Catania</strong> si sono guardati bene dall’aderirvi. Non ne hanno bisogno. Sono capacissimi di non fare niente di buono da soli, loro.</p>
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		<title>MUOS, prosegue la commedia dell&#8217;assurdo</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 07:09:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da un lato una revoca che non produce effetti, dall’altro cariche delle forze dell’ordine e denunce contro i tanti che si battono perché tale decisione venga rispettata. Davanti ai cancelli della base navale USA di Niscemi prosegue una sorta di commedia dell’assurdo. Infatti, nonostante la revoca (29 marzo 2013) delle autorizzazioni relative alla costruzione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/-kcqxbXNib1E/URbOVCKpIEI/AAAAAAAAQmg/1Z5Prl7jlEk/s336/muos-niscemi.jpg" alt="" width="336" height="180" />Da un lato una <strong>revoca</strong> che non produce effetti, dall’altro <strong>cariche</strong> delle forze dell’ordine e <strong>denunce</strong> contro i tanti che si battono perché tale decisione venga rispettata. Davanti ai cancelli della<strong> base navale USA di Niscemi </strong>prosegue una sorta di<span id="more-41696"></span><strong> commedia dell’assurdo.</strong></p>
<p>Infatti, nonostante la revoca (29 marzo 2013) delle autorizzazioni relative alla costruzione del <strong>MUOS</strong> (Mobile user objective system) i lavori proseguono regolarmente, rallentati soltanto dalla mobilitazione degli <strong>attivisti del ‘movimento’</strong> che, dal 22 novembre scorso, a partire dalle prime ore del mattino si <strong>presentano quotidianamente davanti alla base</strong> ostacolando il transito di mezzi e uomini.</p>
<p>Ne parliamo con <strong>Alfonso Di Stefano</strong>, del Coordinamento regionale NoMuos. Di Stefano contesta innanzitutto il comportamento del<strong> governo nazionale (Monti)</strong> che, dopo la revoca decisa dal governo regionale Siciliano, ha proposto di richiedere un <strong>parere</strong> sui pericoli per la salute causati dal sistema satellitare (se ne occuperà l’<strong>Istituto Superiore della Sanità</strong>), ottenuto il quale deciderà se fare completare o meno i lavori.</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px; color: #000000; background-color: #e9e9c0;">
<p style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Documenti</strong></span></p>
<ul>
<li><a href="https://www.box.com/s/r41hfs8efk71x7pvk3q1" target="_blank"> Pericolosità per la salute delle antenne NRTF esistenti(ricercatori delle Università italiane: Massimo Coraddu , Angelo Levis, Alberto Lombardo, Massimo Zucchetti)</a></li>
<li><a href="https://www.box.com/s/ibla7u30h3ocdfag6c7t" target="_blank">Dalla concessione alla revoca delle autorizzazioni (scheda esplicativa)</a></li>
</ul>
<p class="title">MUOS &#8211; articoli correlati su argocatania.org</p>
<ul>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2013/04/14/muos-settimana-resistente-ed-esposto-alla-magistratura/" target="_blank"><em>14.04.13 &#8211; Muos, settimana resistente ed esposto alla magistratura</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2013/03/30/revocata-lautorizzazione-vince-il-nomuos-e-oggi-litalia-e-a-niscemi/" target="_blank"><em>30.03.13 -Revocata l’autorizzazione, vince il NoMuos e oggi l’Italia è a Niscemi</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2013/03/16/coordinamento-regionale-comitati-no-muos-nuovi-tentativi-di-intimidazione/" target="_blank"><em>16.03.13 -Coordinamento regionale comitati No Muos, nuovi tentativi di intimidazione</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2013/03/14/muos-una-questione-di-sovranita-nazionale/" target="_blank"><em>14.03.13 &#8211; MUOS, una questione di sovranità nazionale</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2012/10/22/dallaustralia-alla-sicilia-no-al-muos/" target="_blank"> <em>22.10.12 &#8211; Dall&#8217;Australia alla Sicilia, no al Muos</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/12/16/il-politecnico-condanna-il-muos-danni-alla-salute-e-al-traffico-aereo/" target="_blank"> <em>16.12.11 &#8211; Il Politecnico condanna il Muos, danni alla salute e al traffico aereo</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/11/01/niscemi-niente-matrimoni-allombra-del-muos/" target="_blank"> <em>01.11.11 &#8211; Niscemi: niente matrimoni all’ombra del MUOS</em></a></li>
<li>. . . . . . <a style="text-decoration: underline;" href="http://www.argocatania.org/indice-generale-dei-post-sul-muos/" target="_blank"><em>Vai all&#8217;indice generale dei post sul MUOS</em></a></li>
</ul>
</div>
<p>L<strong>’I.S.S</strong>. -senza presentare pubblicamente le caratteristiche della ricerca e la <strong>metodologia di lavoro</strong> che verrà utilizzata-  ha già fissato la data (31 maggio) entro cui completare il mandato, un modo di operare abbastanza discutibile. <strong></strong></p>
<p>Ma ciò che appare incomprensibile, soprattutto rispetto alle scelte del presidente Crocetta, è il motivo per il quale <strong>nessuno contesta la posizione dei militari U.S.A. che proseguono i lavori</strong>, promettendo, bontà loro, qualora il parere sui rischi fosse negativo, di non attivare il sistema. <strong></strong></p>
<p>Una posizione evidentemente arrogante, propria di chi, di fatto, non contempla la possibilità di rinunciare all’istallazione. In sostanza, <strong>chi si batte per il rispetto della revoca</strong> (che, ricordiamo, è sino ad oggi vigente) diventa, paradossalmente,<strong> illegale</strong>.</p>
<p>Le conseguenze sono<strong> fogli di via, processi e multe per blocchi stradali (da 2.500 a 10.000 euro)</strong>. In queste condizioni, fa notare Di Stefano, soltanto un movimento profondamente radicato nel territorio, non avrebbe gettato la spugna.</p>
<p>Un movimento capace di mobilitare davanti ai cancelli giovani e meno giovani, <strong>ragazzi e mamme</strong> tutti uniti nella pratica non violenta della <strong>resistenza passiva</strong>, anche quando tutto ciò ha costretto alcuni di loro, strattonati e trascinati via per permettere il passaggio di uomini e mezzi, a ricorrere alle cure mediche.</p>
<p>Un movimento che è stato affiancato da importanti e più che<strong> qualificati ricercatori delle Università italiane</strong> (Massimo Coraddu , Angelo Levis, Alberto Lombardo, Massimo Zucchetti) che hanno dimostrato la <a href="https://www.box.com/s/r41hfs8efk71x7pvk3q1" target="_blank"><strong>pericolosità per la salute delle antenne</strong></a> NRTF già esistenti (ufficialmente 41, ma gli attivisti ne hanno contate 46) e, ovviamente, del MUOS.</p>
<p><strong>Un pool di avvocati</strong> prova intanto a far vincere nelle aule giudiziarie le ragioni dei ‘resistenti’.</p>
<p>In particolare – sottolinea Di Stefano &#8211; visto che il <strong>Ministero della Difesa ha chiesto alla Regione Sicilia</strong> di <strong>risarcire</strong> con 25.000 euro al giorno gli U.S.A. per il danno subito dalla revoca,<strong> i legali del movimento </strong>chiedono, al contrario, che<strong> siano risarciti i cittadini di Niscemi</strong> per i danni subiti, dal 1991, a causa delle istallazioni militari.</p>
<p>Forti, anche, di questi contributi, gli attivisti non solo non intendono mollare, ma moltiplicano l’impegno. <strong>Il 31 maggio, infatti, è stato proclamato lo sciopero generale della Città di Niscemi</strong>, mentre prosegue la raccolta fondi per <strong>acquistare il terreno utilizzato come sede per il presidio</strong>.</p>
<p>Chi volesse contribuire può inviare la propria <strong>sottoscrizione</strong> a Banca Etica IT47F0501804600000009000673 Marino Miceli – Rinnone Sandro, specificando nella causale: acquisto terreno presidio.</p>
<p><strong>Guarda il video</strong> su il &#8216;tappeto umano&#8217; dei manifestanti e l&#8217;intervento delle forze dell&#8217;ordine</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/N6rVhTk5ShM?rel=0" frameborder="0" width="600" height="338"></iframe></p>
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		<item>
		<title>Passeggiando per Catania, una domenica mattina</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2013/05/12/passeggiando-per-catania-una-domenica-mattina/</link>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 04:40:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[parco archeologico di Catania]]></category>

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		<description><![CDATA[A corredo dell&#8217;articolo pubblicato lo scorso venerdì (Risorse archeologiche a Catania, una miniera non sfruttata), proponiamo una galleria fotografica che vuole anche essere un invito ad andare a vedere di persona i siti archeologici di cui abbiamo parlato (ammesso che siano visitabili &#8230;) &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A corredo dell&#8217;articolo pubblicato lo scorso venerdì (<strong><a href="http://www.argocatania.org/2013/05/10/risorse-archeologiche-a-catania-una-miniera-non-sfruttata/" target="_blank">Risorse archeologiche a Catania, una miniera non sfruttata</a></strong>), proponiamo una galleria fotografica che vuole anche essere un <strong>invito ad andare a vedere di persona</strong> i siti archeologici di cui abbiamo parlato (ammesso che siano visitabili &#8230;)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><object width="600" height="400" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="https://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" /><param name="flashvars" value="host=picasaweb.google.com&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2FArgo.redazione%2Falbumid%2F5876222724411593217%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26authkey%3DGv1sRgCKONkPv_iu-coAE%26hl%3Dit" /><param name="pluginspage" value="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /><embed width="600" height="400" type="application/x-shockwave-flash" src="https://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" flashvars="host=picasaweb.google.com&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2FArgo.redazione%2Falbumid%2F5876222724411593217%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26authkey%3DGv1sRgCKONkPv_iu-coAE%26hl%3Dit" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /></object></p>
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