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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Agenda 2000</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Il battello ebbro della politica e i morsi della crisi economica reale</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 02:59:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Regione l’MPA, dopo l&#8217;UDC, ha estromesso parte del PdL e ha imbarcato in modo ormai organico il PD, i rutelliani e i finiani, ma a Roma ha contribuito a far passare la mozione di fiducia al Governo Berlusconi Alla Provincia di Catania il presidente Castiglione minaccia di estromettere, si presume per rappresaglia, la componente dell’MPA. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://lh5.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TK5IO6KbjDI/AAAAAAAAA5U/B-THIuZmc8g/zattera%20medusa.jpg" alt="" width="250" height="167" />In <strong>Regione</strong> l’MPA, dopo l&#8217;UDC, ha estromesso parte del PdL e ha imbarcato in modo ormai organico il PD, i rutelliani e i finiani, ma a Roma ha contribuito a far passare la mozione di fiducia al Governo Berlusconi</p>
<p>Alla <strong>Provincia di Catania</strong> il presidente Castiglione minaccia di estromettere, si presume per rappresaglia, la <span id="more-15477"></span>componente dell’MPA.</p>
<p>Saranno probabilmente rimpiazzati da esponenti del neonato movimento politico dei <strong>Popolari per l&#8217;Italia di Domani</strong>, che sta portando a termine la spaccatura dell’UDC di Casini.</p>
<p>Si tratta di quel coraggioso e determinato gruppo di deputati e senatori siciliani e campani, facenti capo all&#8217;ex presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro e all’ex ministro Calogero Mannino, che recentemente hanno votato la fiducia al governo Berlusconi.</p>
<p>Anche al <strong>Comune di Catania</strong> il dinamico sindaco Stancanelli comincia a pensare ad una terza versione della sua Giunta, estromettendo a sua volta l’MPA e imbarcando La Destra di Nello Musumeci, che gli era stato fiero avversario alle ultime elezioni. Miracoli dello ‘spirito di Taormina’!</p>
<p>Riuscite a capircene qualcosa di questo <strong>marasma</strong>? A che gioco stanno giocando?</p>
<p>Il tragico è che, mentre questi politici ubriachi sembrano mimare il gioco dei quattro cantoni, la gente, quella vera, continua a subire i <strong>contraccolpi di una crisi economica</strong> che sembra un pozzo senza fondo.</p>
<p>La lettura di un articolo di <a href="http://www.piolatorre.it/public/a_sud_europa/a_sud_europa_anno-4_n-35.pdf" target="_blank">Asud’europa</a> dello scorso settembre che cerca di far luce (si fa per dire) sulla situazione dell’economia industriale siciliana, lascia l’impressione di aver letto <strong>una pagina di necrologi</strong>.</p>
<p>La <strong>Fiat di Termini</strong> Imerese è prossima alla chiusura definitiva;la <strong>Keller</strong> di Carini, che produce materiale ferroviario, ha in scadenza a fine ottobre la cassa integrazione per 204 operai; stesso discorso per la <strong>Italtel</strong>, sempre di Carini; i <strong>Cantieri navali</strong> di Palermo della Fincantieri, rischiano di non poter portare a termine un’importante commessa a causa della mancata ristrutturazione dei bacini di carenaggio, a causa degli ormai mitici fondi FAS; la <strong>STm</strong> di Catania sta progressivamente riducendo la sua capacità produttiva che potrebbe portare, già a partire dal 2011, ad un esubero di un centinaio di lavoratori; la <strong>Sat</strong>, un’impresa con sede ad Aci S. Antonio che produceva frame per la Stm, ha appena avviato le procedure di licenziamento per 170 lavoratori; rischiano la cassa integrazione cento lavoratori della <strong>Sigenco</strong>, l’impresa che ha in appalto i lavori di alcune tratte di quella interminabile tela di Penelope che è la Metropolitana di Catania; anche <strong>l’Eni</strong> ha annunciato il taglio di 400 lavoratori dei 1.350 in organico nella raffineria di Gela.</p>
<p>E stiamo osservando solo la punta dell’iceberg.</p>
<p>Le fredde <strong>cifre</strong> riportate da S. Sacco in un articolo pubblicato dal <a href="http://www.quotidianodisicilia.it/index.php?id=5426" target="_blank">Quotidiano di Sicilia</a>, costituiscono l&#8217;orizzonte al cui interno si debbono collocare queste informazioni. Nel secondo trimestre 2010 gli occupati, secondo i dati Istat, sono il 2,6% in meno (-37 mila unità) rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente mentre il tasso di disoccupazione è pari al 15,1%, il più alto fra tutte le regioni italiane, ma il tasso di disoccupazione giovanile sfiora il 39%.</p>
<p>Il saldo fra unità di impresa attivate e quelle cessate nel secondo trimestre 2010 resta vicino allo zero mentre vanno male anche i consumi e gli investimenti. Non parliamo poi della estrema difficoltà per le donne di accedere al mercato del lavoro: solo una su due ci riesce.</p>
<p>Mario Filippello, segretario regionale della<strong> Cna siciliana</strong>, una delle organizzazioni delle imprese artigiane, ha recentemente denunciato il <strong>fallimento di Agenda 2000</strong>: «Otto miliardi spesi, nessun obiettivo raggiunto». Come ha scritto <a href="http://thelorereport.blogdo.net/la-malapolitica-regionale-manda-in-fumo-8-miliardi-di-euro/">Carlo Lo Re </a>nel suo blog, “la cosa maggiormente preoccupante è il mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati rispetto al Pil regionale (ormai in negativo, con l’unica eccezione della provincia di Ragusa, isola felice fino al 2009, ma ormai anch’essa in forte affanno), ai livelli di occupazione, alle infrastrutture ed allo sviluppo industriale.</p>
<p>Sinistra faccia della medaglia è la crescita abnorme della spesa pubblica regionale. «In pratica – ha continuato Filippello – gli otto miliardi sono serviti soprattutto ad ingrassare la macchina della Regione e degli enti pubblici”, terreno di caccia privilegiato del clientelismo politico.</p>
<p>Le 40.000 domande che, pare, siano state presentate per l&#8217;assunzione di 240 addetti previsti dalla prossima apertura dell&#8217;IKEA a Catania, fotografano con estrema precisione la drammatica realtà della nostra situazione economica.</p>
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		<title>Fondi europei 2007-2013</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 03:14:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Allo scopo di migliorare le economie regionali, dopo Agenda 2000, l&#8217;Unione Europea ha avviato il Programma operativo Fesr (Fondo europeo per lo sviluppo regionale) 2007-2013. A due anni dalla partenza ufficiale del Po Fesr e a circa sei anni dalla sua chiusura, l’avanzamento della programmazione siciliana è fermo all’1,07 per cento. Fino allo scorso settembre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/euro-nel-salvadanaio-ue.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-10421" title="euro-nel-salvadanaio-ue" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/euro-nel-salvadanaio-ue.jpg" alt="euro-nel-salvadanaio-ue" width="170" height="250" /></a>Allo scopo di migliorare le economie regionali, dopo Agenda 2000, l&#8217;Unione Europea ha avviato il<strong> Programma operativo Fesr (Fondo europeo per lo sviluppo regionale) 2007-2013</strong>. A due anni dalla partenza ufficiale del Po Fesr e a circa sei anni dalla sua chiusura, l’avanzamento della <strong>programmazione siciliana</strong> è fermo <strong>all’1,07 per cento</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Fino allo scorso settembre la regione aveva impegnato solo una decina di milioni di euro a fronte dei trecentosessanta che era necessario utilizzare entro la fine del 2009, pena la loro perdita. In pochi mesi, tuttavia, dovrebbe essere stata raggiunta la <strong>soglia minima</strong> per conservare le somme.</p>
<p style="text-align: justify">Stando alle spese validate al 30 novembre, <strong>la regione sembra essere riuscita a salvare </strong>la prima parte dei fondi comunitari, <strong>dopo due anni di inattività</strong> non spiegabili solo <span id="more-10420"></span>con l&#8217;aria politicamente turbolenta che si è respirata a Palazzo d&#8217;Orleans.</p>
<p style="text-align: justify">Al di là delle corse contro il tempo, la questione aperta rimane sempre quella dell&#8217;<strong>efficacia della spesa.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Scorrendo l&#8217;elenco degli interventi inseriti nella programmazione, infatti, si trova un certo numero di spese e opere che sembrano<strong> non essere le urgenze più importanti</strong> del territorio.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nulla che porti a un rinnovamento reale della rete dei trasporti</strong>, tanto necessario se pensiamo a quanto il cattivo stato o peggio, l&#8217;assenza di collegamenti, influiscono sull&#8217;economia dell&#8217;isola. <strong>La mancanza di infrastrutture</strong> è stata una delle motivazioni addotte dalla Fiat per spiegare la decisione di <strong>abbandonare</strong> lo stabilimento di<strong> Termini Imerese</strong>. E a cosa servirà il tanto miracoloso Ponte sullo Stretto, se arrivate a Messina (o a Reggio, la Calabria è fortunata quanto noi) merci e persone incontreranno il collo di un imbuto?</p>
<p style="text-align: justify">Interventi più piccoli sono quelli di <strong>messa in sicurezza di una ventina di discariche</strong> sparse per il territorio; <strong>le bonifiche necessarie sarebbero molte di più</strong>, circa un centinaio di siti. Anche in questo caso, tra le esigenze del territorio e le opere messe in moto non c&#8217;è convergenza. Entro il 2011, infatti, a detta degli esperti dell’Arra, le tredici discariche siciliane attualmente in funzione dovranno essere chiuse, e <strong>nulla si è fatto per completare il ciclo della raccolta e dello smaltimento</strong>. La <strong>raccolta differenziata è quasi ignorata</strong>, salvo un un generico intervento per il compostaggio domestico nell’Ato1 di Siracusa.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nessuna opera è stata programmata a contrasto del dissesto idrogeologico</strong>, senza curarsi né delle frane che hanno colpito e colpiscono il messinese, né del sollecito, da parte della Commissione europea dopo i tragici fatti di Giampilieri, a utilizzare i fondi europei per provvedere a risolvere la grave situazione idrogeologica del territorio.</p>
<p style="text-align: justify">Nell&#8217;elenco dei primi interventi programmati con il Po Fesr 2007-2013 c&#8217;è anche una <strong>lunga serie di piccole spese</strong>: un concorso di idee per l’ideazione del logo del programma operativo, la pubblicizzazione dei bandi sui quotidiani, acquisto di computer, abbonamento internet e persino i servizi di ristorazione e di hosting per i Comitati di sorveglianza. La spesa più grossa riguarda il “servizio di assistenza tecnica a supporto delle attività di programmazione, gestione, controllo, monitoraggio e comunicazione per l’attuazione del PO FESR 2007- 2013”: costo 7,8 milioni di euro. Una somma cospicua, ma evidentemente non sufficiente, dato che nell&#8217;elenco compaiono anche nove contratti di consulenze per un totale di circa 180.000 euro. <strong>Il sospetto</strong> che tra queste spese si nasconda <strong>l&#8217;utilizzo dei fondi europei come spesa corrente o per coprire buchi di bilancio</strong> è giustificato.</p>
<p style="text-align: justify">Un modo semplice di programmare l&#8217;impiego dei fondi di Bruxelles è stato quello di <strong>destinare</strong> 208 milioni del Po Fesr 2007-2013 verso <strong>i depositi dei fondi investimento per le piccole e medie imprese e per la riqualificazione delle aree urbane Jeremie e Jessica</strong>, creati nel 2006 dall&#8217;Unione Europea. Lascia perplessi che la regione abbia destinato 208 milioni di finanziamenti a fondo perduto a dei<strong> fondi che rilasciano sì finanziamenti, ma sotto forma di prestit</strong>o.</p>
<p style="text-align: justify">Jeremie e Jessica sono dei fondi gestiti dalla banca europea per gli investimenti, e vengono erogati sotto forma di prestiti e simili -dunque <strong>non a fondo perduto</strong>- a imprese ed enti pubblici. Entrando nel dettaglio, <strong></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Jessica</strong> è un fondo finalizzato a promuovere la realizzazione di investimenti sostenibili e rimborsabili nelle aree urbane. La BEI provvederà a individuare e selezionare i fondi di sviluppo urbano, d&#8217;intesa con la Regione. Possibili <strong>beneficiari dei finanziamenti e dei prestiti i comuni, le province, le società pubbliche, le società miste e i privati concessionari di opere pubbliche. </strong> Verranno concessi solo per la realizzazione di opere ad “alto valore aggiunto”, ossia <strong>capaci di creare un indotto economico con cui rimborsare il prestito</strong>. I soldi rientrati nelle casse della BEI potrebbero essere riutilizzati in Sicilia per altri interventi, generando, qualora il sistema funzionasse senza intoppi o falle, un circuito virtuoso.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;altro fondo, <strong>Jeremie</strong>, funziona con un meccanismo simile ma è <strong>rivolto ai privati</strong> allo scopo “di <strong>migliorare l’accesso al finanziamento per le piccole e medie imprese</strong>, superando la logica delle sovvenzioni. Saranno privilegiati i prestiti per l’<strong>avviamento </strong>delle attività, per<strong> l’innovazione </strong>tecnologica, l’efficienza <strong>energetica </strong>e il <strong>microcredito</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify">In Germania, è stato necessario dar vita a una commissione ad hoc per superare i problemi sopraggiunti tanto con Jeremie quanto con Jessica.</p>
<p style="text-align: justify">Per chi volesse approfondire   <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/a_sud_europa_anno-4_n-3.pdf">a_sud_europa_anno-4_n-3</a></p>
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		<title>Agenda 2000: quali risultati?</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 04:54:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I fondi di Agenda 2000, stanziati da Bruxelles allo scopo di ridurre le disparità di sviluppo tra le regioni e i paesi dell&#8217;Unione Europea, rappresentano per la Sicilia l&#8217;ennesima occasione mancata? Sul numero del 25 gennaio di A Sud&#8217;Europa abbiamo trovato alcuni interessanti articoli che riguardano i risultati dell&#8217;utilizzo dei fondi strutturali. Potrebbe, forse, essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/fondi-strutturali.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10234" title="fondi-strutturali" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/fondi-strutturali-300x299.jpg" alt="fondi-strutturali" width="210" height="209" /></a>I<strong> fondi di Agenda 2000</strong>, stanziati da Bruxelles allo scopo di ridurre le disparità di sviluppo tra le regioni e i paesi dell&#8217;Unione Europea, rappresentano per la Sicilia l&#8217;ennesima <strong>occasione mancata</strong>?</p>
<p style="text-align: justify;">Sul numero del 25 gennaio di A Sud&#8217;Europa abbiamo trovato alcuni interessanti articoli che riguardano i risultati dell&#8217;utilizzo dei fondi strutturali. Potrebbe, forse, essere presto per <strong>misurare</strong> l&#8217;effettivo<strong> impatto dei finanziamenti europei </strong>del piano 2000-2006  sull&#8217;economia isolana. La Regione sa bene che queste cose richiedono tempo. Lo dimostra  quando si occupa della pianificazione della spesa: quest&#8217;anno è riuscita solo per un soffio a <span id="more-10232"></span>non perdere la prima tranche di finanziamenti del Por 2007-2013, l&#8217;ultima possibilità di ottenere aiuti comunitari prima che i rubinetti europei si chiudano definitivamente.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altro canto<strong> non sembra</strong> nemmeno che sia <strong>tempo di festeggiare</strong> l&#8217;avvento di una nuova luminosa era in cui una rinnovata Sicilia si propone come cuore pulsante dell&#8217;economia euromediterranea. <strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Sicilia</strong> è ben<strong> distante</strong> <strong>dall&#8217;avere raggiunto gli obiet</strong><strong>tivi </strong>prefissati dagli stati membri dell&#8217;Unione nella strategia di Lisbona, che prevedevano, tra le altre cose, il raggiungimento, entro il 2010, di una crescita complessiva del 3 per cento del Pil e  un tasso d’occupazione del 70 per cento.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo una ricerca del centro studi Sintesi di Venezia la Sicilia ha una <strong>distanza del 100 per cento dagli obiettivi di Lisbona</strong>. Tra le regioni italiane è quella messa peggio. Si può obiettare che la Sicilia già parte da una situazione di profondo svantaggio rispetto, ad esempio, alle regioni del nord-est. Ma poco comunque è stato fatto, visto che l’avanzamento complessivo dei vari indicatori è stato dell’1,9 per cento:  una crescita inferiore a quelle della Puglia, della  Sardegna e della Calabria.</p>
<p style="text-align: justify;">La conferma dello stato delle cose arriva anche dall&#8217;<strong>ISTAT</strong>, che,  per valutare e monitorare in modo dettagliato il Quadro comunitario di sostegno 2000-2006, ha creato una banca dati con circa 160 indicatori. Prendiamo ad esempio gli indicatori dell&#8217;asse 1, quella relativa alle risorse naturali. Ad agosto del 2009, la Regione era riuscita a pagare 2,1 milioni dei 2,6 impegnati per questo asse. Ma la spesa fatta non sembra essere stata efficace: per citare solo alcuni casi, a proposito della <strong>raccolta differenziata</strong> dei rifiuti, l’isola,  che nel 2000 raccoglieva per il riciclo l&#8217;1,9 per cento dei rifiuti, oggi è arrivata al 6,1 per cento, lontanissima dall’obiettivo fissato dalla stessa Regione per il 2007, il 45 per cento. Per fare una comparazione: nel 2000 la Sardegna riciclava l&#8217;1,7 per cento dei rifiuti prodotti, e  oggi può vantare un incoraggiante 27,8.  Anche per quanto riguarda  il contrasto all&#8217;irregolarità nella <strong>distribuzione dell&#8217;acqua</strong> il progresso è lento: nel 2000 il 33,7 per cento delle famiglie siciliane avevano difficoltà nell&#8217;approvigionamento idrico. Nel 2008 il dato è sceso di pochi punti percentuali, attestandosi al 27,9.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo lontanissimi dal raggiungere il traguardo di Lisbona anche per quanto riguarda il<strong> tasso di occupazione</strong>, salito in otto anni di appena tre punti, dal 41,5 al 44,1 per cento, mentre il<strong> tasso di povertà</strong> è cresciuto fino al 33,1 per cento. La produttività del lavoro nell’industria in Sicilia è passata dal 48,1 del 2000 al 46,5 del 2008. <strong>In flession</strong><strong>e </strong>anche l’<strong>agricoltura</strong> e perfino il <strong>turismo</strong>, nonostante l&#8217;immenso patrimonio artistico, monumentale e paesaggistico della nostra isola. Per quanto riguarda la <strong>capacità di attrarre investimenti esteri</strong>, l&#8217;intervento europeo nulla ha potuto:  in Sicilia, gli investimenti dall’estero dal 2000 al 2007 sono rimasti fermi allo 0,1 per cento del totale.</p>
<p style="text-align: justify;">A ulteriore riprova del fatto che i fondi europei sono stati spesi male ci sono le <strong>denunce arrivate dalla Corte dei conti</strong> e dalla stessa Ue, che hanno ammonito gli amministratori siciliani per aver <strong>utilizzato parte delle risorse di Bruxelles per coprire buchi di bilancio e spese correnti.</strong></p>
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