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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Antimafia</title>
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		<title>Mafia: fatturato e beni confiscati</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 03:23:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[120 miliardi di euro è – secondo la recente relazione della DIA – il fatturato annuo della mafia, mentre assomma appena al 3,7% la quantità di beni confiscati (222 milioni di euro). Di fronte a tale differenza il ministro Maroni farebbe meglio a impegnarsi per ridurre tale iato, dotando di risorse chi ogni giorno combatte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" title="D.I.A." src="http://lh4.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TMPV21I9eoI/AAAAAAAABH4/NmGUekOkPsE/s128/dia.jpg" alt="" width="128" height="115" /><strong>120 miliardi di euro</strong> è – secondo la <a href="http://www.interno.it/dip_ps/dia/pagine/semestrali.htm" target="_blank">recente relazione della DIA </a>– il <strong>fatturato annuo della mafia</strong>, mentre assomma appena al 3,7% la quantità di <strong>beni confiscati</strong> (<strong>222 milioni</strong> di euro). Di fronte a tale differenza il ministro Maroni farebbe meglio a impegnarsi per ridurre tale iato, dotando di <strong>risorse</strong> chi ogni giorno<span id="more-15759"></span> combatte la mafia (<strong>magistratura e forze dell’ordine</strong>), ed essere coerente con il mandato politico del suo elettorato che sembrava fosse sensibile alla cacciata dal Parlamento di corrotti e collusi con le organizzazioni criminali.</p>
<p>La relazione della DIA è un’analisi delle varie organizzazioni criminali (<strong>autoctone e alloctone</strong>) che sempre più sono presenti in regioni e Stati diversi da quelli storici e con modalità nuove in merito al riciclaggio e reimpiego del denaro nell’economia legale e che dimostrano grande abilità nel cogliere nuove opportunità imprenditoriali.</p>
<p>E’ significativo che già in premessa si asserisce che il significativo <strong>aumento degli arresti </strong>ha necessità di essere <strong>coniugato</strong> con i <strong>sequestri</strong> e le <strong>confische</strong> che attingono alla radice le capacità di rigenerazione del tessuto mafioso e le sue potenzialità affaristiche di infiltrazione, di collusione e di qualificata presenza sui mercato dell’illecito” (pag. 9).</p>
<p>Interessante è l’<strong>analisi su Catania</strong>, dove <strong><em>Cosa nostra</em></strong> non ha il monopolio delle attività illecite, per la contemporanea <strong>presenza di più sodalizi mafiosi</strong>, ma ad essa ha riservato “l’infiltrazione delle attività economiche più redditizie, soprattutto <strong>appalti pubblici</strong>, delegando le restanti attività illecite, a rilevanza locale, a strutture criminali dal profilo operativo meno evoluto” (pag. 21): si evidenzia come il <strong><em>clan Cappello</em></strong> ha ormai assunto un ruolo preminente nell’<strong>attività estorsiva </strong>(che è passata da &#8220;mezzo di affermazione di potere mafioso sul territorio&#8221; a &#8220;irrinunciabile canale di finanziamento illecito&#8221;), favorita anche da ingentissimi mezzi economici assicurati dal vasto <strong>traffico di sostanze stupefacenti </strong>(vedi anche pagg. 57 e ss).</p>
<p>Una analisi della relazione è presente nel <a href="http://www.piolatorre.it/asudeuropa/" target="_blank">n. 35 anno 4 di A Sud d’Europa</a>. Vi si pone l’accento sul <strong>valore educativo</strong> di un bene confiscato alla mafia e gestito da cooperative sociali; sulla necessità di dotare l’<strong>agenzia unica per la gestione dei beni confiscati</strong> di uomini, mezzi e regolamenti per essere attivata; sul <strong>rapporto tra organizzazioni mafiose e mondo politico</strong> che a tutt’oggi rende possibile che fondi pubblici siano concessi a imprese mafiose (il decreto anticorruzione è fermo al Senato da sei mesi).</p>
<p>Grazie alla relazione della DIA si può comprendere quali siano oggi le modalità organizzative delle organizzazioni e il peso che hanno esponenti della cosiddetta <strong>area grigia</strong> che oggi non forniscono più solo supporto esterno, ma sono all’interno dei vertici dell’associazione.</p>
<p>Interessante è infine l’analisi sulla gestione anche delle <strong>forme nuove di produzione energetica.</strong> Gravi le<strong> </strong>ombre su quanto si sta sviluppando in Sicilia a proposito del sistema eolico e della sua gestione, spesso in mano a famiglie mafiose.</p>
<p>Vedi il post sulla precedente relazione semestrale: <a href="http://www.argo.catania.it/2010/06/10/liberta-di-mafia/" target="_blank">Libertà di mafia</a></p>
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		<title>Antimafia a parole</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Sep 2010 03:56:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si fa presto a dire antimafia. Si fa presto ad assegnare ad enti, cooperative e comunità di recupero i beni confiscati alla mafia. Salvo poi strangolare gli assegnatari negando loro i contributi che dovrebbero avere per legge. &#8220;Nonostante la legge 15/2008 voluta dalla Commissione regionale antimafia e approvata dal Parlamento regionale, infatti, le cooperative sociali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://lh3.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TIlIuj43W2I/AAAAAAAAAYU/9dgw_zW1LwE/libera_no-regali.jpg" alt="" width="299" height="163" />Si fa presto a dire <strong>antimafia</strong>. Si fa presto ad assegnare ad <strong>enti, cooperative e comunità di recupero</strong> i <strong>beni confiscati alla mafia</strong>. Salvo poi strangolare gli assegnatari negando loro i contributi che<span id="more-14791"></span> dovrebbero avere per legge. &#8220;Nonostante la <strong>legge 15/2008 </strong>voluta dalla <strong>Commissione regionale antimafia</strong> e approvata dal Parlamento regionale, infatti, le <strong>cooperative sociali, le aziende agricole e le comunita’ di recupero</strong> che gestiscono i beni confiscati alla mafia e i terreni agricoli sono state escluse dalle provvigioni previste dal <strong>Piano regionale di Sviluppo locale</strong> predisposto dalla Regione e finanziato dall’Unione europea&#8221;.</p>
<p>La denuncia è di <strong>Salvino Caputo</strong>, deputato regionale di An, presidente la <strong>Commissione Attivita’ Produttive </strong>e componente della <strong>Commissione regionale antimafia</strong>, che ha presentato una interrogazione all’Assessore alle Politiche agricole <strong>Titti Bufardeci</strong>, invitandolo a rivedere le disposizioni che escludono dal Piano di sviluppo le aziende confiscate. &#8221;Si tratta di una <strong>gravissima preclusione</strong> che penalizza tutti coloro che con coraggio e impegno gestiscono terreni e aziende confiscate ai boss di Cosa nostra. Avevamo previsto sin dal 2008 – dice Caputo – che nei bandi previsti dalle misure e dai programmi di finanziamento sia regionali che comunitari , la Regione assegni alle cooperative sociali, alle associazioni onlus, alle comunita’ di recupero e ai Comuni Assegnatari di beni confiscati un punteggio specifico per i progetti che prevedono il recupero e l’utilizzo di questi beni..&#8221; &#8220;Era una misura – continua Caputo – che avrebbe incentivato il ricorso all’utilizzo di questi beni che hanno una <strong>valenza simbolica straordinaria</strong>. Ancora una volta prevale il formalismo rispetto alle iniziative concrete sulla legalita’ “</p>
<p>Ma non basta. Talora gli intralci sono presenti già nell&#8217;ambito dell&#8217;assegnazione dei beni dei mafiosi. Nel corso di un vertice della Commissione antimafia tenutosi a <strong>Polizzi Generosa</strong>, nelle Madonie, si è parlato ad esempio dei problemi che hanno fino ad oggi impedito l’assegnazione del <strong>feudo di “Verbumcaudo” </strong>sottratto al boss <strong>Michele Greco. </strong>E&#8217; emerso che in Sicilia sono <strong>941 i beni immobili confiscati</strong> ma da assegnare per un riutilizzo sociale. Sempre Caputo, proprio per il feudo di Greco, ha chiesto una <strong>commissione regionale di inchiesta.</strong> Dovrebbe far luce su tanti inquietanti episodi avvenuti a Polizzi Generosa in relazione all&#8217;assegnazione ed alla gestione del fondo confiscato al boss Michele Greco. &#8221;E&#8217; necessario &#8211; ha dichiarato Salvino Caputo &#8211; fare piena luce su quanto sta accadendo a Polizzi Generosa e sulla gravita&#8217; delle <strong>minacce dirette ad un esponente politico ed a un rappresentante sindacale&#8221;.</strong></p>
<p>In qualche caso gli ostacoli indossano  le vesti legali delle <strong>ipoteche</strong>. Mette il dito nella piaga che riguarda il gravame delle ipoteche su ben <strong>361 immobili appartenuti a mafiosi</strong> lo stesso udc <strong>Rudy Maira</strong>, ora vice presidente della commissione Antimafia, e in passato al centro di complesse indagini antimafia (Nel 1993 viene chiesta alla Camera l&#8217;autorizzazione a procedere per interesse privato in atti d&#8217;ufficio compiuto nel 1991 mentre era sindaco. Successivamente processato a Caltanissetta per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio,  verrà assolto nel 2003 . Prescritto il reato di voto di scambio) .</p>
<p>“Dietro le ipoteche – dice Rudy Maira – si possono nascondere interessi che puntano a non far liberare i beni dalle grinfie della mafia. È davvero strano che <strong>il processo di riscatto a fini sociali</strong>, così come sta avvenendo a Polizzi Generosa, <strong>si blocchi perché le banche e le società cessionarie del credito facciano valere le ipoteche&#8221;</strong>. &#8221;Certamente <strong>gli Enti locali non hanno fonti economiche </strong>tali da poter pagare per la cancellazione delle ipoteche. Succede così – aggiunge Maira – che <strong>i beni rimangano bloccati</strong>”. &#8221;Gli istituti di credito devono fare la loro parte e se del caso agire anche da <strong>banca etica</strong> pur di cancellare ipoteche a favore di Comuni che possono creare sviluppo e occupazione attorno ai beni confiscati. La commissione Antimafia – aggiungono i parlamentari Salvino Caputo e Toto Cordaro,  componenti dell’ufficio di presidenza dell’Antimafia regionale – vuole fare chiarezza attorno a questo tema e individuare il percorso normativo utile a riscattare definitivamente i beni sottratti ai boss”. Le ipotesi allo studio della commissione prevedono la creazione di uno <strong>speciale fondo regionale </strong>da cui far attingere i Comuni assegnatari dei beni per il pagamento delle ipoteche.</p>
<p>Certo buoni propositi e ottimi suggerimenti. Personalmente, però, siamo pessimisti. Perchè la Regione che esclude  gli enti assegnatari dalle provvigioni previste dal Piano regionale di Sviluppo locale predisposto dalla Regione e finanziato dall’Unione europea, dovrebbe creare uno speciale fondo regionale? Quanto alla &#8220;mutazione&#8221; in enti etici delle Banche, protagoniste più che mai in questa epoca di devastanti stravolgimenti economici e sociali , centri di dominio di pochi sempre più ricchi sui troppi sempre più poveri, siamo davvero <strong>scettici</strong>, <strong>molto<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></a> scettici</strong>.</p>
<p>Per le dichiarazioni di Caputo leggi <a href="http://www.sicilianews24.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=23522  " target="_blank">Fondi PSR Sicilia, Salvino Caputo: &#8220;violata norma antimafia approvata dall’Ars&#8221;</a></p>
<p><a href="http://palermo.blogsicilia.it/2010/06/commisione-antimafia-proposte-per-lassegnazione-dei-beni-confiscati-alla-mafia/"><br />
</a></p>
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		<title>Una mafia geneticamente modificata?</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 03:30:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non solo criminali, assassini, delinquenti. Non solo riciclatori di denaro sporco. Non solo politici che scambiano denaro e favori con voti. Non solo amministratori corrotti. Adesso a chiedere l&#8217;intervento del mafioso c&#8217;è anche la gente comune, il nostro vicino di casa. A chiedersi se la mafia abbia subito un&#8217;allarmante mutazione genetica è l&#8217;Asaec, l&#8217;Associazione antiestorsione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/12/ASAEC.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-8809" title="ASAEC" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/12/ASAEC-300x130.gif" alt="ASAEC" width="300" height="130" /></a>Non solo <strong>criminali, assassini, delinquenti</strong>. Non solo riciclatori di denaro sporco. Non solo politici che scambiano denaro e favori con voti. Non solo amministratori corrotti. Adesso a chiedere l&#8217;intervento del mafioso c&#8217;è anche la <strong>gente comune</strong>, il nostro vicino di casa.</p>
<p>A chiedersi se la mafia abbia subito un&#8217;allarmante mutazione genetica è l&#8217;<strong>Asaec</strong>, l&#8217;Associazione antiestorsione Libero Grassi di Catania. A seguito  del <span id="more-8740"></span>recente blitz antimafia della Squadra mobile di Catania, infatti, non sono finiti in galera solo 25 presunti appartenenti al clan dei Piacenti, meglio noti come <strong>“Ceusi”</strong>. Destinatari di 12 avvisi di garanzia per riciclaggio, favoreggiamento e reati contro la pubblica amministrazione, anche esponenti della società civile, dell’imprenditoria, della sanità e persino delle forze dell’ordine.</p>
<p>Una circostanza che gli investigatori hanno definito “allarmante” e che induce l’Asaec – Associazione antiestorsione Libero Grassi di Catania – a porsi e a porre all’intera comunità una domanda: «Il male <strong>mafia </strong>ha subito una <strong>mutazione genetica</strong>?». «Viene fuori l&#8217;immagine di una società in metastasi &#8211; commentano i soci Asaec in una nota &#8211; dove l&#8217;interesse comune è saltato e tutto ciò che conta è riuscire ad ottenere, a qualunque costo, il proprio bieco risultato». Il quadro emerso dalle indagini è desolante. Una lite condominiale? Chiama il <strong>Clan</strong>. Vuoi essere sicuro di aggiudicarti una casa in un&#8217;asta giudiziaria? Chiama gli uomini della cosca. Vuoi recuperare crediti? Ecco che il mafioso, usando metodi convincenti, ti fa riavere il denaro.</p>
<p>Ma non basta. Un medico ricorre alla mafia per avere accesso alla cartella clinica di una paziente ricoverata; un esponente delle Forze dell&#8217;Ordine per &#8220;convincere&#8221; la moglie a non separarsi. «Il <strong>colletto bianco</strong> dal cuore sporco &#8211; continua la nota dell&#8217;Asaec &#8211; il <strong>professionista</strong> suggeritore, l&#8217;<strong>imprenditore</strong> che pensa di sfruttare la situazione, il <strong>politico corrotto</strong> o addirittura l’esponente delle forze dell’ordine inerme sono persone che costruiscono una <strong>rete parallela</strong> di favori ed espedienti dannosissimi per la collettività poiché riducono drasticamente la credibilità delle istituzioni e legittimano le cosche ad accrescere il loro potere».</p>
<p>&#8220;E&#8217; così da sempre. Nessuna mutazione genetica&#8221; dice qualcuno..  Anche se così fosse, questo non può consolarci.</p>
<p>Leggi il <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/12/ASAEC_mafia_mutazione.pdf" target="_blank">testo integrale del comunicato Asaec</a></p>
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		<title>A scuola di antimafia</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2009 03:34:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un piovigginoso pomeriggio, come talvolta solo il mese di aprile sa proporre, 19 studenti e 3 docenti arrivano a Corleone, in uno strano “ostello della gioventù”.  Scaricati i bagagli, organizzano quella che per tre giorni sarà la loro residenza. Vengono preparate le stanze per dormire e costituita la cassa comune (per la cronaca 20 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un piovigginoso pomeriggio, come talvolta solo il mese di aprile sa proporre, 19 studenti e 3 docenti arrivano<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/05/impastato.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4827" title="impastato" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/05/impastato-251x300.jpg" alt="impastato" width="251" height="300" /></a> a Corleone, in uno strano <strong>“ostello della gioventù”</strong>.  Scaricati i bagagli, organizzano quella che per tre giorni sarà la loro residenza. Vengono preparate le stanze per dormire e costituita la <strong>cassa comune</strong> (per la cronaca 20 euro a testa), che verrà subito “dilapidata” in un vicino supermercato, ma garantirà colazioni, pranzi e cene. L’ “Ostello” è un ex <strong>bene mafioso confiscato</strong> e assegnato alla <strong>Cooperativa Lavoro e non solo</strong>.</p>
<p>I protagonisti di questo singolare viaggio di istruzione provengono dal Liceo Scientifico E. Boggio Lera di Catania. Durante il normale orario scolastico hanno lavorato sulla storia della mafia e <strong>completare “sul campo” questo progetto</strong> è sembrato loro del tutto naturale. Procediamo con ordine. La prima tappa è rappresentata dalla visita alla<strong> casa-museo Peppino e Felicia Impastato, a Cinisi</strong>. Nella testa di tutti le immagini de “<strong>I cento passi</strong>”, prima ancora che <span id="more-4823"></span>i documenti letti e studiati. Nessuno spazio per la retorica, però, nelle parole di Salvo Vitale (nel film è il compagno dai capelli rossi, sempre accanto a Peppino), che ricostruisce speranze e delusioni. Parla soprattutto delle <strong>difficoltà di chi lotta la mafia nei territori dove essa è più radicata</strong>. Ma ricorda, anche, che quello di Peppino (grazie alle continue e generose mobilitazioni di tanti anni) <strong>non è rimasto un delitto impunito</strong> e che le intuizioni di <strong>Radio Aut</strong> suggeriscono, ancora oggi, un terreno originale di impegno. Alla fine, <strong>tutti a contare i famosi cento passi</strong>.</p>
<p>Da Cinisi, attraversando la valle dello Iato, positivamente segnata dall’impegno di Danilo Dolci, si giunge a <strong>Corleone</strong>.  Grazie all’incontro con i ragazzi del locale <strong>Circolo ARCI</strong>, proviamo tutti a vivere dall’interno le contraddizioni di un centro dove <strong>convivono e si incontrano quotidianamente</strong> e naturalmente, (cosa che difficilmente avviene nelle grandi città), <strong>chi lotta la mafia e chi ne fa parte.</strong> Si tratta di un centro caratterizzato da grandi bellezze naturali, come la Ficuzza e  Rocca Busambra, da una grande tradizione di lotte per la terra (Placido Rizzotto), ma anche dalla <strong>difficoltà di costruire una cultura della legalità ampiamente condivisa.</strong> Alla fine la sensazione prevalente è quella di un <strong>impegno veramente generoso, che non ha ancora “sfondato”</strong>. In questa situazione, far funzionare l’”Ostello” può aiutare a costruire un futuro diverso.</p>
<p>Significativa, dunque, questa esperienza. Tutta l’esperienza, perché imparare a <strong>dividersi i compiti</strong>, organizzare la vita di una collettività,<strong> rispettare tempi e spazi degli altri</strong> aiuta, comunque, a crescere. E non fa niente se  lavare poche posate per qualcuno si è dimostrato impresa particolarmente complicata. C’è tempo per migliorare.</p>
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		<title>Antimafia, per non dimenticare</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2009/05/24/antimafia-per-non-dimenticare/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2009 07:50:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Per chi non vuol perdere il vizio della memoria&#8221;, ammonisce il volantino. E infatti&#8230; suoni, immagini, parole, tutte per ricordare Falcone, Borsellino e le altre, tante, troppe vittime della mafia. Il 23 maggio, i giovani di Cittainsieme, quelli della parrocchia Santi Pietro e Paolo, Libera e Addiopizzo hanno messo in scena uno spettacolo. Il palcoscenico? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Per chi non vuol perdere il vizio della memoria&#8221;, ammonisce il volantino. E infatti&#8230; <strong>suoni, immagini, parole,</strong> tutte per ricordare <strong>Falcone, Borsellino</strong> e le altre, tante, troppe <strong>vittime della mafia</strong>. Il 23 maggio, i giovani di <strong>Cittainsieme</strong>, quelli della parrocchia <strong>Santi Pietro e Paolo</strong>, <strong>Libera</strong> e <strong>Addiopizzo</strong> hanno messo in scena uno spettacolo. Il palcoscenico? Proprio la scalinata del &#8220;palazzaccio&#8221; di Catania, luogo in cui si amministra la giustizia del distretto.</p>
<p>Filmati, testi, canzoni, da Povera patria di Battiato a La libertà di Gaber, da Pensa a L&#8217;Italia, a I cento passi dei  Modena City Rambles, a La storia siamo noi.  Tutto per ripercorrere la storia dell&#8217;<strong>antimafia</strong>, prima, con e dopo Falcone e Borsellino. I ragazzi della <strong>scuola media Cavour</strong> hanno contribuito con un balletto; le associazioni, Addiopizzo, <strong>Assae</strong>, Libera con interventi. Infine, a conclusione, i saluti di Padre Salvatore Resca. Tutto per non dimenticare.</p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/05/falcone.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-4851" title="falcone" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/05/falcone.gif" alt="falcone" width="580" height="480" /></a></p>
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		<title>Disarmati ma non arresi</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 04:30:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervistato da due giovani giornalisti catanesi, Antonio Condorelli e Giuseppe Scatà, Claudio Fava, sabato scorso, ha presentato il suo ultimo libro: “I Disarmati. Storia dell’antimafia: i reduci e i complici” (Sperling e Kupfer). Dopo la recente puntata di Report su Catania, c’era il rischio che la discussione si concentrasse unicamente sui contenuti, e i commenti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/03/disarmati_fava.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2967" title="disarmati_fava" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/03/disarmati_fava-150x150.gif" alt="disarmati_fava" width="150" height="150" /></a>Intervistato da due giovani giornalisti catanesi, Antonio Condorelli e Giuseppe Scatà, <strong>Claudio Fava</strong>, sabato scorso, ha presentato il suo ultimo libro: “<strong>I Disarmati. Storia dell’antimafia: i reduci e i complici</strong>” (Sperling e Kupfer).<br />
Dopo la recente puntata di Report su Catania, c’era il rischio che la discussione si concentrasse unicamente sui contenuti, e i commenti, di quella trasmissione, privilegiando la cronaca rispetto alla riflessione e all’approfondimento. Fortunatamente, si è preliminarmente chiesto all’autore di <strong>chiarire  senso e significato del libro</strong>. Risposte che<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="redazione-argo" width="32" height="38" /></a> <span id="more-2965"></span>troviamo ampiamente all’interno del testo.<br />
“C’è un’<strong>antimafia di cose fatte</strong>, conquistate, volute con ostinazione. Ma c’è anche l’<strong>antimafia delle occasioni perdute</strong>, di chi ha voltato le spalle a se stesso, ha svenduto il mestiere e la faccia. Di solito si scrive sugli eroi e sui martiri. “I Disarmati” vi racconta gli altri: un viaggio attraverso <strong>le viltà, le fughe, le complicità</strong>: dagli innominabili amici dell’editore Ardizzone agli affari di Mario Ciancio, dai miglioristi del P.C.I. al consociativismo dei DS. I Disarmati perlustra le terre di mezzo, <strong>le infinite zone grigie della contiguità che hanno imbavagliato l’antimafia</strong>. Come sempre, con i nomi, i cognomi e i fatti al loro posto”, scrive, infatti, Fava a pag. 224.</p>
<p>Di tutto ciò, rievocando fatti ed episodi ormai dimenticati, a partire dall’uccisione, avvenuta a Palermo trenta anni fa, del giornalista  Mario Francese, si è discusso nella prima parte della serata. Ma si è parlato anche dei <strong>limiti e </strong>delle<strong> contraddizioni presenti nel fronte antimafia</strong>, della paura di demarcare una netta soluzione di continuità con quelle forze imprenditoriali siciliane citate come contigue alla criminalità organizzata nelle relazioni di minoranza alla Commissione Antimafia. Si sono ricordate le <strong>omissioni della stampa locale</strong>, come quando La Sicilia fu l’unico giornale nazionale, dopo l’assassinio del gen. Dalla Chiesa, a tacere sui mandati di cattura e a non pubblicare il nome di Nitto Santapaola.<br />
Ovviamente, non potevano mancare i riferimenti all’oggi e, ricordando le passate polemiche contro i “professionisti dell’antimafia”, è emersa una forte critica nei confronti di <strong>quegli intellettuali che</strong>, con impegno degno di miglior causa, <strong>si sono mobilitati</strong>, sulle colonne del quotidiano locale, <strong>in una piena difesa del ruolo del giornale La Sicilia</strong>. Come avvenne dopo l’uccisione di Giuseppe Fava quando, dalle pagine del suddetto quotidiano, si levò forte <strong>l’indignazione non contro la mafia, ma per difendere il buon nome della Città</strong>; visto che la mafia, eventualmente, era un problema che riguardava la Sicilia Occidentale.<br />
Tra gli interventi, infine, segnaliamo quello del giornalista Walter Rizzo  che ha ricordato, a proposito di monopolio dell’informazione, <strong>come lui e altri colleghi abbiano perso il posto di lavoro (Telecolor) </strong>per non aver accettato le condizioni imposte dal nuovo editore, Ciancio.</p>
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		<title>Un colpo alla mafia ed uno alla sedia</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 05:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariagrazia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse Piercamillo Davigo ha ragione quando dice che &#8220;in Italia delinquere conviene&#8221;… A tirare in ballo il magistrato sono i giovani di Cittainsieme che citano a mo&#8217; di esempio la nomina, nel 2006, da parte del centrosinistra, a membri della commissione parlamentare antimafia &#8220;di pregiudicati del calibro di Cirino Pomicino (curriculum: una condanna definitiva a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse Piercamillo Davigo ha ragione quando dice che &#8220;in Italia delinquere conviene&#8221;…<br />
<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/02/cittainsieme_150.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1509" title="cittainsieme_150" src="http://lh4.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TG7jAmJ3tMI/AAAAAAAAAOk/u2H4Y5FTJAg/citt%C3%A0insieme.jpg" alt="cittainsieme" width="169" height="44" /></a>A tirare in ballo il magistrato sono i giovani di<strong> Cittainsieme </strong>che citano a mo&#8217; di esempio la nomina, nel 2006,  da parte del centrosinistra, a membri della <strong>commissione parlamentare antimafia </strong>&#8220;di pregiudicati del calibro di Cirino Pomicino (curriculum: una condanna definitiva a 1 anno e 8 mesi per finanziamento illecito, un patteggiamento a 2 mesi per corruzione) e di Alfredo Vito (curriculum: condannato definitivamente a 2 anni per corruzione)&#8221;.<br />
I due non furono poi riconfermati nella commissione targata Pisanu ma il criterio &#8220;fu seguito dall&#8217;Ars. Dal 1991 in  poi l&#8217;Assemblea regionale siciliana ha visto infatti, nella commissione antimafia un vantaggioso moltiplicatore di poltrone che nell&#8217;isola, si sa, non sono mai abbastanza&#8221;.<br />
Ed inoltre &#8220;sono state nominate vecchie conoscenze dei tribunali.</p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/02/caputo-salvino.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1510" title="caputo-salvino" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/02/caputo-salvino.jpg" alt="caputo-salvino" width="106" height="160" /></a><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/02/dantoni_200.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1511" title="dantoni_200" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/02/dantoni_200.jpg" alt="dantoni_200" width="200" height="147" /></a><span id="more-1357"></span></p>
<p>Stiamo parlando di Salvino Caputo (Pdl), imputato per falsa testimonianza a favore dell&#8217;ex presidente Cuffaro, condannato in 1° grado a 5 anni e 6 mesi ed all&#8217;interdizione perpetua dai pubblici uffici per favoreggiamento personale semplice e rivelazione di segreto d&#8217;ufficio. Stesso incarico anche per Orazio D&#8217;Antoni (Mpa), ex assessore del comune di Catania, condannato in 1° grado per abuso d&#8217;ufficio a 2 anni e 2 mesi nello stesso processo che vedeva imputati l&#8217;ex sindaco Scapagnini  più mezza giunta comunale. Tutti, s&#8217;intende,  presunti innocenti fino a giudizio definitivo&#8221;.<br />
Così concludono i giovani di Cittansieme: &#8220;E&#8217; moralmente corretto sostenere che i membri di ogni commissione anticrimine, non solo antimafia, debbano essere essi stessi scevri anche dal più piccolo sospetto. Foss&#8217;anche solo per non svilire il lavoro dell&#8217;intera commissione.<br />
E allora, così come accade nelle democrazie liberali, i rappresentanti politici sotto inchiesta dovrebbero per lo meno essere tenuti lontani dai centri nevralgici del potere, in attesa di una sentenza assolutoria che dissipi ogni dubbio&#8221;.</p>
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		<title>I professionisti dell&#8217;antipizzo</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Sep 2008 07:01:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>serfisi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[industriali]]></category>
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		<description><![CDATA[Tratto da: Itaca, Claudio Fava, 10/09/2008, I professionisti dell&#8217;antipizzo. Il caso Lo Bello Quando parliamo di mafia, ci tocca ragionare anche su una sottocultura di luoghi comuni e di ammiccamenti poco raffinati ma utilissimi a prendere le distanze, a celebrare dubbi, a insinuare malizie. Cominciò Leonardo Sciascia ventuno anni fa prendendosela con i professionisti dell’antimafia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 6pt 5.65pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 11pt; layout-grid-mode: line; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US;">Tratto da:</span></strong><span style="font-size: 11pt; layout-grid-mode: line; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US;"> Itaca, Claudio Fava, 10/09/2008, <a href="http://itaca.netfirms.com/article_4036.shtml" target="_blank">I</a></span><strong><span style="font-size: 11pt; color: black; mso-ansi-language: IT;"><a href="http://itaca.netfirms.com/article_4036.shtml" target="_blank"> professionisti dell&#8217;antipizzo. Il caso Lo Bello</a></span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 6pt 5.65pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 11pt; color: black; mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-bidi-language: AR-SA;">Quando parliamo di mafia, ci tocca ragionare anche su una sottocultura di luoghi comuni e di ammiccamenti poco raffinati ma utilissimi a prendere le distanze, a celebrare dubbi, a insinuare malizie. Cominciò Leonardo Sciascia ventuno anni fa prendendosela con i professionisti dell’antimafia, e fu pessimo profeta perchè di quei cosiddetti professionisti (Sciascia ne citò per cognome e nome uno per tutti: Paolo Borsellino) i sopravvissuti sono proprio pochini. Adesso siamo ai professionisti dell’antipizzo. Anzi, al professionista: Ivan Lo Bello, presidente degli industriali siciliani, colpevole d’aver promesso (e mantenuto) di cacciar via <span id="more-311"></span>dall’associazione gli imprenditori che avessero preferito pagare e tacere. Tra qualche settimana dovrebbero riconfermarlo nell’incarico, ma i suoi colleghi di Catania hanno già aperto il tiro a bersaglio: «Lo Bello? Non lo votiamo. Troppo monotematico con questa sua fissazione sul pizzo»…</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 6pt 5.65pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 11pt; color: black; mso-ansi-language: IT;"><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-bidi-language: AR-SA;">Leggi l&#8217;articolo in archivio: <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2008/12/itac_080910_antipizzo.pdf">itac_080910_antipizzo</a></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 6pt 5.65pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><strong></strong></span><span style="font-size: 11pt; layout-grid-mode: line; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US;"></span></p>
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