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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; CGIL</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>L&#8217;Italia sono anch&#8217;io, due leggi di iniziativa popolare</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 08:12:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quasi 5 milioni (l’8% della popolazione) le persone di origine straniera che vivono in Italia. Di queste quasi un quinto sono minori. Nello scorso anno scolastico gli oltre 700.000 alunni stranieri presenti hanno rappresentato il 7,9% dell’intera popolazione (percentuale, quest’ultima, che sale ulteriormente se ci si riferisce alle scuole materne ed elementari). Il 42,2% di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/-JbTg0yISTcw/TrzSsPxvMWI/AAAAAAAAH6U/aZ0sOpSJm7A/s300/lItaliasonoanchio.jpg" alt="" width="280" height="300" />Quasi 5 milioni (l’8% della popolazione) le <strong>persone di origine straniera</strong> che vivono in Italia. Di queste quasi un quinto sono minori. Nello scorso anno scolastico gli oltre 700.000 alunni stranieri presenti hanno rappresentato il 7,9% dell’intera popolazione  (percentuale, quest’ultima, che sale ulteriormente se ci si riferisce alle scuole materne ed elementari). Il 42,2% di essi è nato in Italia. Eppure, tutti<strong> questi ragazzi ad oggi non sono italiani</strong>, né lo saranno fino a 18 anni, nonostante la<span id="more-27352"></span> nostra Costituzione &#8211; art. 3 &#8211; stabilisca il principio di eguaglianza fra le persone e impegni lo stato a rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il pieno raggiungimento.</p>
<p>Di fronte a tutto ciò oltre venti associazioni (fra le quali Libera, gruppo Abele, Acli, Arci, Caritas Italiana, Cgil, Centro Astalli, Tavola della Pace) hanno deciso di promuovere <strong>due leggi di iniziativa popolare</strong> (per le quali occorre raccogliere, entro febbraio 2012, 50.000 firme) per la riforma del diritto di cittadinanza per i minori e il diritto di voto ai lavoratori regolarmente presenti nel nostro Paese da cinque anni.<strong> </strong></p>
<p><strong>L’Italia sono anch’io</strong>, questo il titolo dell’iniziativa, riguarda innanzitutto il principio fondamentale dell’introduzione nel nostro paese dello <strong>ius soli</strong>: sono cittadini italiani i nati in Italia che abbiano almeno un genitore legalmente soggiornante (da almeno un anno).</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh5.googleusercontent.com/-7gXeG6EMx94/TrzSrllmBOI/AAAAAAAAH6M/ix8Sih7RTJY/s200/l%252527italia_sono_anchio.jpg" alt="" width="180" />Attualmente la normativa esistente indica il principio dello<strong> ius sanguinis</strong> come unico mezzo di acquisto della cittadinanza a seguito della nascita, mentre l’acquisto automatico della cittadinanza per ius soli continua a rimanere limitato ai figli di ignoti, di apolidi, o ai figli che non hanno diritto alla cittadinanza dei genitori. Inoltre, qualora questa campagna raggiungesse l’obiettivo, verrebbe  riconosciuto anche il <strong>diritto di cittadinanza</strong> per i tantissimi minori che non sono nati in Italia, ma ci vivono  stabilmente come i loro coetanei italiani.</p>
<p>Per quanto riguarda <strong>gli adulti che chiedono di diventare italiani </strong>si abbassa il requisito da 10 anni di soggiorno regolare, com’è oggi, a cinque anni. Infine, per<strong> il diritto di voto nelle comunità locali</strong>, la proposta è di concederlo per le elezioni in città, province e regioni agli stranieri in possesso del titolo di soggiorno da cinque anni.</p>
<p>A spingere le associazioni a “cambiare passo sulla cittadinanza” non solo considerazioni di tipo generale, ma, anche, le troppe storie quotidiane di diritti negati.</p>
<p>A <strong>Catania</strong>, il Comitato Promotore  (al quale hanno aderito anche associazioni locali, fra queste la LILA e la Rete Antirazzista) ha organizzato una giornata di <strong>raccolta firme Sabato 12 novembre dalle ore 16,30 in via Etnea (di fronte alla villa Bellini)</strong>.</p>
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		<title>Farmacia, veleni in aula</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 22:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Si è tornati a parlare di Farmacia, la facoltà dei veleni, venerdì sera alla scalinata Alessi, nel cuore del centro storico di Catania, durante la Liberafesta organizzata da Rifondazione. Se ne è tornato a parlare per non dimenticare e anche perchè siamo alla vigilia dell&#8217;udienza (21 settembre) in cui il giudice per le indagini preliminari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-NjXR5hnFLgY/TnehJCfTFMI/AAAAAAAAG8c/N30GbC4_lWA/P1070622-x-FARMACIA.png" alt="" width="360" height="274" />Si è tornati a parlare di Farmacia, la <strong>facoltà dei veleni</strong>, venerdì sera alla scalinata Alessi, nel cuore del centro storico di Catania, durante la Liberafesta organizzata da Rifondazione.</p>
<p>Se ne è tornato a parlare per non dimenticare e anche perchè siamo alla <strong>vigilia dell&#8217;udienza</strong> (21 settembre) in cui il giudice per le indagini preliminari dovrà sciogliere la sua riserva e stabilire chi potrà <span id="more-25463"></span>costituirsi parte civile. Altre decisioni importanti dovranno essere prese. Oltre al procedimento in corso per <strong>disastro ambientale</strong>, è stato infatti chiesto un incidente probatorio per un secondo procedimento in cui si ipotizza il reato di <strong>omicidio colposo</strong>. Toccherà ai giudici valutare, caso per caso, il nesso di causalità tra le patologie riscontrate o le morti intervenute tra i frequentatori del laboratorio e la situazione altamente inquinante del laboratorio stesso.</p>
<p>L&#8217;avvocato Terranova, che fa parte del collegio di difesa delle vittime, in apertura ha dichiarato di non volersi fermare. L&#8217;accusa potrebbe diventare, a suo parere, quella di <strong>omicidio volontario</strong>, aggravato dalla previsione dell&#8217;evento, come è accaduto nel caso della ThissenKroup.</p>
<p>Che la situazione di carenza e l’esistenza di gravi problemi nel laboratorio fosse <strong>ben nota</strong> a tutti i livelli, sicuramente prima del 2001, è dimostrato dal fatto che che era stato dato ad una società esterna di Milano l&#8217;incarico di rilevarne lo stato di contaminazione. L&#8217; <strong>indagine tecnica</strong>,  corredata da indicazioni sugli interventi necessari, è di fatto caduta nel nulla  e ne è stata data notizia solo il 30 nov 2008.</p>
<p>Sono almeno tre i giovani ricercatori del laboratorio di Farmacia <strong>morti</strong> per patologie neoplasiche, ma si parla di otto morti sospette e di altri soggetti affetti da <strong>patologie</strong> riconducibili al contatto con le sostanze pericolose maneggiate in quel laboratorio. Tra questi Lucio Lanza, ex ricercatore presente all&#8217;incontro, affetto da una particolare forma di leucemia che colpisce soprattutto chi è esposto a solventi aromatici come il benzolo e lo costringe a sottoporsi a  continui controlli, dopo aver fatto anche un ciclo di chemioterapia che spera di non ripetere.</p>
<p>Sebbene sia chiaro che ci sono gravi responsabilità nella gestione di quel laboratorio, non sarà tuttavia facile per i magistrati individuare la <strong>responsabilità di ogni singolo imputato</strong>, soprattutto in una situazione in cui i ruoli e le funzioni non sono sempre ben precisate dal mansionario. Proprio questo sarà, a parere dell&#8217;avv. Iannello della CGIL, uno dei passaggi più delicati del processo.</p>
<p>Il paradosso è che l&#8217;Università, i cui vertici degli anni 2004-2007 sono sotto accusa, si sia presentata come “parte offesa”. Come può essere insieme <strong>accusata e vittima</strong>? Dal punto di vista legale, può esserlo, dicono gli avvocati, perchè il reato è legato a responsabilità personali.</p>
<p>L&#8217;Università avrebbe persino potuto presentarsi come parte civile. Se non lo ha fatto, è solo perché ha scelto di tenere un <strong>profilo basso</strong>. Il rettore di allora, Ferdinando Latteri è deceduto e sarà quindi prosciolto, come previsto dalla legge. Non vorremmo che fossero  scaricate su di lui la maggior parte delle responsabilità, scagionando così gli altri imputati.</p>
<p>Ma la questione grave è anche un&#8217;altra. In quel laboratorio si lavorava in condizioni che non erano solo di pericolo, erano <strong>condizioni illegali</strong>: sono state ignorate e violate non solo le norme più recenti, ma anche le più elementari e cogenti, in vigore da oltre mezzo secolo, come quelle contenute nel DPR 303/1956, <em>Norme generali per l’igiene del lavoro</em>.</p>
<p>Si operava in assenza di ventilazione adeguata, con reagenti e sostanze volatili custodite in armadi senza aspiratori ed in recipienti aperti, condizioni che determinavano la saturazione dell&#8217;ambiente con vapori cancerogeni e concentrazioni verosimilmente  superiori di centinaia di volte a quelle ammissibili. Tutte condizioni descritte nel <strong>memoriale di Emanuele Patanè</strong> e perfettamente riproducibili.</p>
<p>Se nessun controllo interno aveva indotto a mutare le condizioni di quel laboratorio, perchè non è stato chiesto l&#8217;intervento di controllori esterni? Eppure, come ha ricordato qualcuno dal pubblico, esiste un ente preposto a questi controlli, l&#8217;<strong>Ispettorato del lavoro</strong>.</p>
<p>Costretto a venire allo scoperto, il professor <strong>Bousquet</strong>, direttore del dipartimento farmaceutico dal 1999 al 2002, ha dichiarato di avere fatto ben 52 <strong>segnalazioni</strong> che non hanno avuto seguito.  L&#8217;Università, come ha dovuto ammettere, è un luogo <strong>“protetto”dai controlli esterni</strong>. Ma anche le sue segnalazioni al rettore e il suo tentativo di raccogliere in un documento le indicazioni di malesseri segnalati dai lavoratori del laboratorio sono state bloccate, e non solo dall&#8217;alto, ma anche dal basso, da chi aveva denunciato il malessere e successivamente lo ha minacciato di denuncia.</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;"><a id="FARMACIA">Farmacia &#8211; la facoltà dei veleni</a>&nbsp;</p>
<p class="title">Farmacia, la facoltà dei veleni &#8211; articoli correlati su argocatania.org</p>
<ul>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/07/16/caso-farmacia-il-processo-rimandato-a-settembre/" target="_blank"><em>16.07.11 &#8211; Caso Farmacia, il processo rimandato a settembre</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/02/14/centri-velenosi-crescono/" target="_blank"><em>14.02.09 &#8211; Centri velenosi crescono</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2008/12/29/riflessioni-sulla-facolta-dei-veleni/" target="_blank"><em>29.12.08 &#8211; Riflessioni sulla facoltà dei veleni</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2008/12/19/farmacia-ancora-troppi-misteri/" target="_blank"><em>19.12.08 &#8211; Farmacia, ancora troppi misteri</em></a></li>
</ul>
</div>
<p>Nella struttura piramidale dell&#8217;università, in cui ogni mattone è <strong>ricattabile</strong> dal mattone sovrastante, nessuno ha il coraggio di parlare. Si teme di non poter pubblicare, di non poter fare carriera. E si diventa di fatto complici.</p>
<p><strong>Complicità e connivenza</strong> &#8211; perchè di questo si tratta nel caso di un Ispettorato che non procede ai controlli a cui è deputato &#8211; hanno contribuito ad uccidere non meno delle sostanze cancerogene adoperate negli esperimenti.</p>
<p>Occuparsi del problema delle fognature e risolverlo è importante. Lo hanno segnalato Centineo e Leonardi, entrambi della CGIL, ma l&#8217;attenzione ai <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /><strong>problemi strutturali</strong> non deve far trascurare le <strong>responsabilità soggettive</strong>. Non vorremmo accontentarci della pubblicazione degli <strong>atti processuali</strong>, che ci è stata promessa venerdì sera. Vorremmo che la giustizia facesse seriamente il suo corso.</p>
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		<title>Uno sciopero generale per salvare il Paese</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 05:46:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno sciopero generale indetto dalla C.G.I.L. e, successivamente e con una piattaforma autonoma, dai Sindacati di Base, per dire no a una manovra finanziaria profondamente ingiusta, ulteriormente peggiorata dal cosiddetto maxiemendamento presentato ieri dal Governo. Un testo, che prevede, fra l’altro, l’IVA al 21% e l’anticipo del percorso per arrivare all&#8217;equiparazione dell&#8217;età per la pensione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Alberta Dionisi" src="https://lh4.googleusercontent.com/-yloeQ0enahU/TmZ8WP0Z1OI/AAAAAAAAGkQ/k9FsR3UGYHI/01.jpg" alt="" width="600" height="400" /></p>
<p>Uno sciopero generale indetto dalla C.G.I.L. e, successivamente e con una piattaforma autonoma, dai Sindacati di Base, per dire no a una <strong>manovra finanziaria profondamente ingiusta</strong>, ulteriormente peggiorata dal cosiddetto <strong>maxiemendamento</strong> presentato ieri dal <span id="more-24891"></span>Governo. Un testo, che prevede, fra l’altro,  l’IVA al 21% e l’anticipo del percorso per arrivare all&#8217;equiparazione dell&#8217;età per la pensione di vecchiaia tra uomini e donne a 65 anni ( ma non è detto che non spunti l’<strong>ennesima nuova versione</strong>), e sul quale verrà chiesto il voto di fiducia.<br />
A <strong>Catania</strong> il corteo della C.G.I.L. ( i sindacati di base hanno, invece, optato per un’unica manifestazione  a Palermo) è partito da via Etnea – villa Bellini – per concludersi in piazza Manganelli. Diverse migliaia i partecipanti, e fra questi particolarmente significativa la presenza di alcune <strong>categorie</strong>: Edili, Metalmeccanici, Lavoratori del Commercio, del Pubblico Impiego e della Scuola.</p>
<p>A ingrossare le fila della manifestazione, molti <strong>militanti</strong> delle forze politiche del Centro-Sinistra e di quei <strong>movimenti</strong> (come, per esempio, il Coordinamento in difesa della scuola pubblica statale) che hanno contestato nei loro settori di lavoro gli effetti negativi prodotti dalla forsennata politica dei <strong>tagli</strong>.</p>
<p>Importante la partecipazione dei <strong>sindaci</strong> di Biancavilla, Pippo Glorioso,  di Linguaglossa, Rosa Maria Vecchio, di San Cono, Nunzio Drago, di Giarre, Teresa Sodano, di Raddusa, Cosimo Marotta, e di  Licodia Eubea Nunzio Li Rosi, presidente provinciale dell&#8217; <strong>Anci</strong>.</p>
<p>In tutti la consapevolezza della <strong>drammaticità della crisi</strong> soprattutto in una regione, come la <strong>Sicilia</strong>, dove un giovane su due è disoccupato, molte aziende sono in crisi e alla quale, per effetto della manovra, saranno tolti 400 milioni di euro alla sanità e 600 agli enti locali. Altrettanto diffusa la consapevolezza che la manovra non può essere pagata da <strong>lavoratori dipendenti, pensionati, giovani</strong>.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 362px"><embed type="application/x-shockwave-flash" src="https://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" width="350" height="233" flashvars="host=picasaweb.google.com&#038;hl=it&#038;feat=flashalbum&#038;RGB=0x000000&#038;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2FArgo.redazione%2Falbumid%2F5649339157750918705%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26hl%3Dit" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer"></embed><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p style="text-align: left;">Questi ultimi, non moltissimi, ma combattivi, dietro gli striscioni del Movimento Studentesco e del C.P.O. Experia, hanno effettuato un “<strong>flash mob</strong>” in corso Sicilia, davanti alle sedi della <strong>BNL</strong> e  del <strong>Banco di Sicilia/Uni Credit</strong>.</p>
<p>Angelo Villari, segretario generale della Camera del lavoro di Catania, ha aperto il <strong>comizio finale</strong>, mentre dal palco venivano date le notizie dell’<strong>ottima riuscita</strong> dello sciopero in tutti i settori, e, in particolare, fra i lavoratori dei centri commerciali e dell’aeroporto.</p>
<p>Dopo aver ragionato sui motivi complessivi della protesta e ribadito il no assoluto contro tutti quei tentativi che vogliono rimettere in discussione il contratto nazionale, Villari ha chiesto maggiore attenzione su quanto sta avvenendo a <strong>Catania</strong> rispetto alle <strong>aziende in crisi</strong> (Pfizer, St,  Numonyx- Micron, Sat, Cesame), una nuova politica per l’<strong>agricoltura</strong>, la riorganizzazione del sistema commerciale per eliminare le storture derivanti dall’ eccessiva presenza degli <strong>ipermercati</strong> e dal diffuso utilizzo del <strong>lavoro precario</strong>.</p>
<p>Dopo gli interventi di Pasquale Timpanaro, segretario di Caltagirone e di Santina Sconza rappresentante dell&#8217;Anpi, ha preso la parola Serena Sorrentino, segretario nazionale Cgil. L’ultima relatrice ha sottolineato i <strong>danni specifici che subirà il Mezzogiorno</strong> se la manovra non verrà radicalmente modificata. Infatti, i tagli agli enti locali determineranno un <strong>ulteriore impoverimento dei servizi essenziali</strong> e l’art. 8, con il quale si vogliono <strong>cancellare i diritti dei lavoratori</strong>, renderà il Sud sempre più esposto a una politica di ricatti. Per questo, ha concluso: “ è necessario cambiare la manovra assumendo il <strong>Mezzogiorno come questione nazionale</strong>”.<br />
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		<title>Codice antimafia, indietro non si torni</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 05:37:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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		<category><![CDATA[Centro Pio La Torre]]></category>
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		<category><![CDATA[legge Rognoni_La Torre]]></category>
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		<category><![CDATA[Vito Lo Monaco]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;intento dichiarato dal governo sembrava di alto profilo: ridurre ad unità tutte le norme antimafia che, nel tempo, si sono stratificate, armonizzandole. Qualcosa di simile al Corpus Iuris di Giustiniano&#8230; Parliamo della proposta di decreto legislativo sul Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione approvata dal Consiglio dei Ministri e che dovrà passare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;intento dichiarato dal governo sembrava di alto profilo: <strong>ridurre ad unità tutte le norme antimafia</strong> che, nel tempo, si sono stratificate, <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-o9q2ZSajWKk/TIlIuj43W2I/AAAAAAAAF9g/OvZX8mCnyQo/libera_no-regali.jpg" alt="" width="300" height="163" />armonizzandole. Qualcosa di simile al Corpus Iuris di Giustiniano&#8230; Parliamo della proposta di decreto legislativo sul <strong>Codice</strong> delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione <strong>approvata dal Consiglio dei Ministri</strong> e che dovrà <strong>passare dal Parlamento</strong> per l&#8217;approvazione definitiva.</p>
<p>Qualcosa in questa proposta non va. Più di qualcosa. Molte cose. Ecco perchè un<span id="more-23653"></span> <strong>gruppo di associazioni e di &#8220;organizzazioni sociali e professionali&#8221;</strong>, che rappresentano settori diversi della società, con interessi e preoccupazioni molto differenti, ha deciso di rivolgere un <strong>appello al Governo e al Parlamento</strong> perchè la proposta venga modificata e integrata.</p>
<p>L&#8217;appello è stato sottoscritto dal <strong>Centro Pio La Torre</strong>, dall&#8217;<strong>Associazione Nazionale Magistrati</strong>, dall&#8217;<strong>Arci</strong>, da <strong>Articolo21</strong>, dalla<strong> CGIL</strong>, dalla <strong>Confindustria</strong>, dal <strong>Gruppo Abele</strong>, dalla <strong>Legacoop</strong>, da <strong>Libera</strong> associazioni, nomi e numeri contro le mafie.</p>
<p>Anche la <strong>convergenza</strong> di gruppi così diversi colpisce. E qualcosa vorrà dire.</p>
<p>Riportiamo alcune <strong>osservazioni</strong> provenienti da associazioni molto attive sul campo specifico dell&#8217;antimafia e della gestione dei beni confiscati.</p>
<p>La preoccupazione del <strong>Centro Pio La Torre</strong> è che la proposta governativa <strong>metta in soffitta la legge Rognoni-La Torre</strong>. “Con l&#8217;attuale decreto legislativo ritorna lo spauracchio della <strong>vendita dei beni confiscati</strong> e la rinuncia alla loro restituzione alla società” ha dichiarato Vito Lo Monaco, presidente del Centro, evidenziando anche il fatto che non vengano prese in considerazione<strong> nuove forme di reato</strong> come, ad esempio, l&#8217;<strong>autoriciclaggio</strong>.</p>
<p>Una posizione molto vicina a quella di <strong>Libera</strong>. Come afferma infatti il responsabile del coordinamento catanese, Giuseppe Strazzulla, “vi sono alcuni punti fondamentali  raggiunti negli ultimi anni dai quali non si può tornare indietro, come ad esempio la restituzione alla società, a fini sociali, dei beni confiscati alle mafie. Il decreto inoltre non fornisce le risposte auspicate sul piano del <strong>contrasto alle mafie transnazionali</strong> e dei loro giganteschi affari, dal <strong>riciclaggio</strong> all&#8217;<strong>immigrazione</strong>, ai <strong>problemi ambientali</strong>&#8221; .</p>
<p>Nella conferenza stampa successiva all&#8217;approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, Angelino Alfano ha dichiarato che questo decreto è “il completamento della strategia del governo di contrasto alla criminalità organizzata”. Nell&#8217;appello, invece, non solo le associazioni antimafia ma  anche le &#8220;organizzazioni del lavoro e dell&#8217;impresa esprimono profonda preoccupazione&#8221; perchè  il decreto approvato in questa forma &#8220;<strong>indebolirebbe il contrasto alle mafie</strong>&#8220;.</p>
<p>Se gli strumenti di questo &#8220;contrasto&#8221; sono così inadeguati come viene denunciato,  non può non sorgere una <strong>domanda</strong>: l&#8217; inadeguatezza nasce solo da approssimazione?  ci sono altri interessi in gioco?  come mai una proposta di legge che riguarda un argomento così serio e complesso  sta arrivando al voto parlamentare nel <strong>silenzio generale</strong>?</p>
<p><strong><a href="http://www.argocatania.org/wp-content/uploads/2011/07/Appello_Codice_Antimafia.pdf">E&#8217; fondamentale leggere il breve ed incisivo testo dell&#8217; appello</a></strong></p>
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		<title>Sciopero generale e a Catania c&#8217;è anche Dario Fo</title>
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		<pubDate>Sat, 07 May 2011 05:56:34 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TcRbTc2eayI/AAAAAAAAEWU/-Urp72Wt6Hs/s576/IMG-110506-00115.jpg" alt="" width="243" height="277" />C’era anche il nobel per la letteratura<a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Sciopero-generale-Cgil-Dario-Fo-sul-palco-a-Catania_311984437328.html" target="_blank"> Dario Fo sul palco</a> del comizio conclusivo dello <strong>sciopero</strong> generale del 6 maggio <strong>organizzato dalla Cgil</strong>, anche a Catania come nel resto d’Italia, per protestare <strong>contro le scelte economiche e sociali del governo Berlusconi, per la difesa dei diritti</strong>, a partire da quello al lavoro, e <strong>contro la precarietà</strong>.</p>
<p><strong>Fo</strong>, che si trova in questi giorni nella città dell’Etna per firmare la regia de ‘Il barbiere di Siviglia’, di Gioacchino Rossini, in programma al Teatro Massimo Bellini, ha denunciato, tra <span id="more-20561"></span> gli applausi scroscianti dei presenti, la logica del governo che vuole <strong>cancellare la conoscenza e l’informazione</strong>. &#8220;Anche questo teatro catanese, ha proseguito, uno dei più famosi della storia della musica e della composizione alta, ha difficoltà, e ci sono molti cantori, tecnici, maestranze, che lavorano gratis o quasi, perché qui tutti sentono che <strong>senza la cultura c&#8217;è il peggiore dei vuoti</strong>&#8220;.</p>
<p><a href="http://www.cgilct.it/site/galleria-fotografica/category/8-sciopero-generale-6-maggio-2011" target="_blank"><img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TcRamEgHNUI/AAAAAAAAEWM/3yqQBUPtAnw/sciopero_6_5_11_217.jpg" alt="" width="350" height="231" /></a>Prima e dopo Fo, in una piazza (Bellini-Teatro Massimo) decisamente affollata, alla fine di un corteo contrassegnato dalla <strong>combattiva presenza di lavoratori dei diversi comparti</strong> e da una positiva <strong>partecipazione giovanile e studentesca</strong>, molti interventi. Invece di un unico comizio finale, infatti, il Sindacato catanese ha scelto di fare esprimere, attraverso brevi ma significative <strong>testimonianze</strong>,  esponenti delle <strong>categorie più colpite dalla crisi</strong>.</p>
<p>Fra i tanti, segnaliamo la presenza dei <strong>metalmeccanici</strong>, che hanno ricordato la battaglia in atto per difendere il contratto nazionale di lavoro; dei <strong>lavoratori della scuola</strong> che hanno ribadito che il taglio delle risorse all’istruzione e alla ricerca fa andare irrimediabilmente indietro l’intero Paese; dei <strong>precari</strong> che hanno sottolineato il “diritto al futuro” e a un presente dignitoso. E ancora <strong>pensionati</strong>, lavoratori <strong>edili</strong>, del <strong>commercio</strong>, <strong>studenti</strong>…</p>
<p>Ad <strong>Angelo Villari</strong>, segretario provinciale del Sindacato catanese, è toccato, come da tradizione, l’intervento conclusivo. Ha innanzitutto ricordato <strong>Gaetano Privitera</strong> (il catanese poco meno che quarantenne che nei giorni scorsi ha deciso di <strong>togliersi la vita</strong> dopo aver perso il lavoro, al quale “ la piazza” aveva dedicato un minuto di raccoglimento), vittima di un disagio che colpisce troppe persone nei tanti centri dove la <strong>disoccupazione</strong> è il dramma più grave.</p>
<p>Ha, quindi, proseguito sottolineando la <strong>voglia di cambiamento</strong> espressa, con questa più che partecipata manifestazione, da lavoratori, pensionati e giovani in opposizione a un governo incapace di affrontare i nodi strutturali della crisi. Ha, infine, concluso denunciando i <strong>tagli subiti dagli Enti Locali</strong>, con il conseguente <strong>peggioramento dei servizi</strong> e l’innalzamento dei costi,  ribadendo la richiesta di sviluppo e lavoro per tutti.</p>
<p><a href="http://www.cgilct.it/site/galleria-fotografica/category/8-sciopero-generale-6-maggio-2011" target="_blank"><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TcTb98sFePI/AAAAAAAAEXg/_8bCer2nMFI/phoca_thumb_l_sciopero_6_5_11_266.jpg" alt="" width="252" height="167" /></a><strong>Lotta al precariato, no alla guerra, no al governo Lombardo, difesa dei beni comuni e no al nucleare</strong>. Con queste autonome  parole d’ordine il <strong>Movimento studentesco catanese, il C.P.O. Experia, L&#8217;Iqbal Masih e la Federazione della Sinistra</strong> hanno aderito al corteo, chiedendo, al termine della manifestazione, di potere intervenire. Ciò ha determinato  qualche momento di tensione, finché, dopo il comizio di Villari, ad <strong>un rappresentante di queste forze è stato concesso di salire sul palco</strong>.</p>
<p><strong>La polemica non si è però interrotta</strong>. Infatti, chi è intervenuto per ultimo ha giudicato troppo breve il tempo a disposizione, mentre fra gli organizzatori, visto che per motivi di tempo esponenti di molte categorie non avevano potuto parlare, non si è ritenuto giusto lasciare un tale spazio alle “forze antagoniste” che, peraltro, nei loro documenti <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></a>avevano vivacemente contestato la piattaforma della CGIL. <strong>Un piccolo episodio, comunque, che nulla ha tolto alla riuscita della manifestazione</strong>.</p>
<p><em><a href="http://www.cgilct.it/site/galleria-fotografica/category/8-sciopero-generale-6-maggio-2011" target="_blank">(foto tratte dalla galleria web del sito della GCL-Catania)</a></em></p>
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		<title>La Scuola che Vogliamo, qualificata e per tutti</title>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2011 06:16:28 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TGu_X1s1yUI/AAAAAAAAEVY/lT_18NpUcOQ/dscn3784.jpg" alt="" width="252" height="189" />Tenaci e coerenti, docenti e personale amministrativo, riuniti nel  <strong>Coordinamento in difesa della scuola pubblica statale</strong>, non si sono rassegnati. Per due pomeriggi (2 e 3 maggio) hanno discusso (nei locali dell’ istituto Turrisi Colonna di Catania) insieme con alcune <strong>forze sindacali</strong> (CGIL, USB) e con i rappresentanti  del <strong>Coordinamento unico d’ateneo</strong>, dei <strong>tagli</strong> subiti dalla scuola e dall’università in <span id="more-20559"></span>seguito ai provvedimenti Gelmini-Tremonti.</p>
<p>Nella prima giornata si è ragionato sulla necessità di <strong>garantire un reale diritto allo studio e pari opportunità</strong> per tutti (al Sud come al Nord), nell’ottica di una scuola pubblica di massa e qualificata.  Il che non può essere garantito se <strong>diminuiscono le ore di lezione e aumenta il numero di alunni per classe</strong> (in quest’ultimo caso con evidenti danni rispetto alla didattica e ulteriori problemi rispetto agli standard di sicurezza).</p>
<p>E non può parimenti essere garantito se le regole interne (vedi decreto Brunetta) vanno nella direzione di ridurre sempre più gli spazi democratici in una <strong>logica aziendale-meritocratica</strong> del tutto inapplicabile al mondo della scuola che, al contrario, avrebbe bisogno di maggiore libertà e cooperazione.</p>
<p>Si è anche affrontato, in presenza di un legale, il problema del <strong>blocco degli scatti di anzianità</strong>, ipotizzando la possibilità di un’<strong>azione giudiziaria collettiva</strong> che, prima della pausa estiva, sarà proposta  a tutto il personale.</p>
<p>Non si è, però, discusso solo di ciò che non va. Il Coordinamento, infatti, ritiene che <strong>molte cose vadano cambiate nella scuola</strong> e, più in generale, nel mondo della formazione, nella consapevolezza che i tagli non rispondono a una tale esigenza.</p>
<p>Nel secondo giorno, perciò, i docenti si sono  <strong>divisi in gruppi</strong> (i cui lavori sono stati introdotti da due relazioni, una di un docente universitario, l’altra di un docente della scuola) e hanno avviato il c<strong>onfronto sull’insegnamento di alcune discipline</strong>: Italiano, Lingue straniere, Storia, Fisica e Scienze.</p>
<p>Tutti i gruppi si sono dimostrati concordi nel contestare, innanzitutto, il modo con cui ha concretamente operato il <strong>Governo</strong>. Quest’ultimo, infatti, prima ha tagliato ore di lezioni e cattedre e poi ha ragionato sui <strong>programmi</strong> (discussione, peraltro, non ancora conclusa) dimostrando, così, di non avere alcun reale interesse al miglioramento delle proposte didattiche.</p>
<p>Il <strong>Coordinamento</strong>, viceversa, in un’ottica che guarda al processo formativo nella sua unitarietà,  ha iniziato a interrogarsi sullo <strong>statuto delle discipline</strong> in rapporto agli ‘stili’ di conoscenza delle giovani generazioni  e alle sollecitazione sociali e culturali del presente.</p>
<p>Si è così individuato  un <strong>percorso di lavoro</strong> opposto a quello seguito dall’esecutivo, che ha elaborato un documento sul profilo generale e sulle competenze relative alle singole materie  generico e poco articolato ( se confrontato, ad esempio, con quanto prodotto dalla cosiddetta ‘commissione Brocca’).</p>
<p>Al contrario, per il Coordinamento occorre ritornare a interrogarsi sul senso e sulla fatica dello studio proponendo un <strong>modello di scuola capace di affascinare e far crescere gli allievi</strong>. Una scuola dove si impara a ‘fare domande’ piuttosto che a fornire risposte.</p>
<p>La due giorni si è infine conclusa con l’impegno di <strong>rendere pubblico l’intero dibattito</strong> e con la promessa di riflettere sui temi affrontati in modo che, dopo la pausa estiva, i gruppi possano proseguire il confronto ed elaborare una proposta didattica  e culturale complessiva.</p>
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		<title>Giù le mani dall&#8217;acqua pubblica</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 05:20:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Acqua dal rubinetto per lavarsi, acqua in bottiglia per bere. E quindi da comprare. E&#8217; forse questo che si intende per privatizzazione dell&#8217;acqua? O ci sono altre implicazioni? Per chiarire i termini della questione e quindi capire meglio i due quesiti referendari che riguardano l&#8217;acqua, abbiamo trovato efficace l&#8217;intervento di Anna Bonforte all&#8217;assemblea organizzata il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/Tbc1vet8zyI/AAAAAAAAERQ/Q_Kc0rvWzIE/P1060569.JPG" alt="" width="200" height="150" />Acqua dal rubinetto per lavarsi, acqua in bottiglia per bere. E quindi da comprare. E&#8217; forse questo che si intende per <strong>privatizzazione dell&#8217;acqua</strong>? O ci sono altre implicazioni? Per chiarire i termini della questione e quindi capire meglio i due <strong>quesiti referendari</strong> che riguardano l&#8217;acqua, abbiamo trovato efficace l&#8217;intervento di <strong>Anna Bonforte</strong> all&#8217;assemblea organizzata il giorno 19 dalla <strong>CGIL di Librino</strong>. Primo di una serie di <span id="more-20390"></span>eventi previsti per riflettere sui temi dei referendum, l&#8217;assemblea ha ospitato anche una relazione sul nucleare e una sul legittimo impedimento, su cui torneremo in altra sede.</p>
<p>Al problema dell&#8217;acqua sono dedicati <a href="http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_content&amp;view=category&amp;layout=blog&amp;id=34&amp;Itemid=53" target="_blank">due dei quattro quesiti referendari</a>, tutti caratterizzati da formulazioni molto tecniche, non immediatamente chiare ai non addetti ai lavori. Viene chiesta infatti l&#8217;<strong>abrogazione di alcuni commi</strong> di articoli di legge che molti di noi non conoscono o di cui non è facile cogliere le implicazioni. Tanto è vero che è stato necessario lo studio attento di alcuni <strong>giuristi per individuare i passaggi</strong> che contengono delle &#8220;trappole&#8221; pericolose per il nostro libero accesso all&#8217;acqua e per le nostre tasche.</p>
<p>Nella sua sintetica relazione la Bonforte, rappresentatnte del <a href="http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/" target="_blank"><strong>Forum catanese per l&#8217;acqua pubblica</strong></a>, è risucita innanzi tutto a sgombrare il campo da alcuni equivoci.</p>
<p>Primo equivoco smontato: <strong>non è vero che sia la Comunità Economica Europea ad imporci la privatizzazione</strong> dell&#8217;acqua. E&#8217; vero che la CEE ha stabilito che i “servizi di interesse pubblico che hanno rilevanza economica” debbano essere gestiti tutelando la concorrenza. Ma a chi tocca stabilire se l&#8217;acqua è un servizio che ha <strong>rilevanza economica</strong>? Solo a noi. Nessuno ce lo può imporre. Basta riconoscere l&#8217;acqua come un bene su cui non si possono fare profitti.</p>
<p>Secondo equivoco: non viene privatizzata l&#8217;acqua ma la sua gestione. In effetti la <strong>proprietà</strong> dell&#8217;acqua è del <strong>demanio</strong> e tale resterà, essendo l&#8217;acqua un monopolio naturale. Quella che si vuole <strong>privatizzare</strong> è la sua <strong>gestione</strong>, vale a dire la captazione, la distribuzione e la cura delle acque reflue. Lì sta il businesss.</p>
<p>Terzo equivoco: con la scusa di renderla più efficiente e di <strong>ottenere il contributo di capitale privato</strong>, la gestione dell&#8217;acqua viene <strong>tolta ai comuni e quindi ai cittadini</strong>.  Questo non vuol dire che i Comuni abbiano gestito bene i servizi a loro affidati. Anzi spesso li hanno gestiti male e talora anche per ottenere vantaggi personali. Ma non possiamo buttar via il bambino con l&#8217;acqua sporca. Se ci sono stati degli errori vanno corretti, senza per questo condannare a morte il sistema.</p>
<p>Se la gestione dell&#8217;acqua rimanesse ai comuni, si potrebbe infatti ricreare un circuito virtuoso tra amministratori e amministrati.  Nell&#8217;ambito del Comune i cittadini possono <strong>chiedere conto del loro operato</strong> ai rappresentanti che hanno eletto e che sono responsabili nei confronti dei loro elettori. Possono <strong>esercitare quindi una forma di controllo</strong>. E il controllo è la prima forma di cittadinanza, quella di cui dovremmo riappropriarci. Altrimenti il comune sarà ridotto solo a fare da ufficio anagrafe.</p>
<p>Abbiamo già fatto con i <strong>rifiuti</strong> l&#8217;esperienza di cosa comporti l&#8217;allontanamento di chi gestisce il servizio da chi lo utilizza, pagandolo con le proprie bollette. I risultati sono stati: aumento del costo della bolletta, ingiunzioni, contestazioni e la costante sensazione di avere a che fare con un interlocutore sfuggente che agisce in modo arbitrario, senza ce per questo il servizio sia migliorato. Anzi.</p>
<p>Anche sulla gestione dell&#8217;acqua abbiamo degi esempi &#8220;illuminati&#8221;. Innanzi tutto <strong>Arezzo</strong>. E&#8217; stato il primo comune in cui si sia creata una società mista, pubblico-privata, dove il pubblico, pur avendo la maggioranza, non può decidere se non con il consenso dei privati. Dopo 10 anni i cittadini si sono trovati con <strong>la bolletta più cara d&#8217;Italia e senza gli investimenti promessi</strong>.</p>
<p>L&#8217;ingresso dei privati nella gestione dell&#8217;acqua viene giustificato infatti con la motivazione che ormai la rete che porta l&#8217;acqua a domicilio è diventata un colabrodo. Servirebbero interventi costosi per rimetterla in sesto e soldi non ce se sono. Creando delle <strong>società a capitale misto pubblico-privato</strong>, si intendono attirare capitali privati <strong>per poter realizzare i necessari investimenti</strong> di manutenzione della rete.</p>
<p>Spinti da quale nobile motivo i privati dovrebbero aspirare ad entrare nella gestione dell&#8217;acqua e impegnarsi a fare le opportune migliorie? <strong>Se i privati entrano nell&#8217;affare lo fanno solo per ricavare un profitto</strong>, per guadagnarci. C&#8217;è poco da scandalizzarsi. Ci scandalizza molto di più che siano i servizi pubblici ad essere gestiti con intento di profitto privato e personale.</p>
<p>Certamente sarebbe possibile creare delle <strong>convenzioni molto esigenti</strong> che riducano il ruolo dei privati e la loro possibilità decisionale, ma una convenzione vantaggiosa per il pubblico e non vantaggiosa per il privato potrebbe essere <strong>poco appettibile </strong>per quest&#8217;ultimo e indurlo a lasciare un affare che non è più tale.</p>
<p>Ma c&#8217;è un altro motivo per il quale si vuole attribuire la gestione dell&#8217;acqua ad una società di capitale. Ed è il fatto che sulle società di capitale, anche quelle a capitale pubblico, <strong>non può intervenire la Corte dei Conti</strong>. Insomma un altro modo per sottrarsi al controllo e avere le “mani libere”. Non certo per fare beneficienza. E nemmeno per fare gli interessi della collettività.</p>
<p>Le modalità di gestione dell&#8217;acqua toccano un aspetto fondamentale del nostro vivere civile. Da un po&#8217; di tempo a questa parte abbiamo smesso di pensare che i <strong>beni pubblici siano qualcosa da salvaguardare e da rispettare nell&#8217;interesse di tutti</strong>. Li abbiamo trasformati in una occasione di arricchimento privato e abbiamo smesso di controllare coloro che, per la carica che ricoprono, hanno accesso alla loro gestione e se ne sentono “padroni”.<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></a></p>
<p>Invece di coinvolgere i privati in un affare che siamo noi cittadini a dover pagare con le nostre bollette, <strong>riprendiamo il controllo </strong>dei beni pubblici e costringiamo i nostri amministratori a farlo nel modo più rispettoso degli interessi collettivi.</p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2011/04/Quesiti_referendari_acqua-pubblica.pdf">Leggi i quesiti referendari sull&#8217;acqua pubblica in pdf</a></p>
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		<title>Il vento della libertà negli &#8220;scatti&#8221; di Alberta Dionisi</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 06:03:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Uno slideshow di 18 minuti e 12 foto per raccontare 16 mesi di lotte a Catania e in Sicilia e tanta voglia di libertà. Si chiama &#8220;Eppure soffia ancora&#8221; la mostra di Alberta Dionisi, aperta e chiusa in un&#8217;unica giornata, quella di venerdì 25 marzo, nella sede del circolo Città futura di Catania. Battistrada una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Uno slideshow di 18 minuti e 12 foto per raccontare 16 mesi di lotte a Catania</strong> e in Sicilia e tanta voglia di libertà. Si chiama <strong>&#8220;Eppure soffia ancora&#8221; la mostra di Alberta Dionisi, </strong>aperta e chiusa in un&#8217;unica giornata, quella di venerdì 25 marzo, nella sede del circolo <strong>Città futura di Catania.</strong></p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://player.vimeo.com/video/21488906" target="_blank"><img title="Un anno di lotte nella città di Catania raccontate dalle fotografie di Alberta Dionisi" src="https://lh4.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TY2sUZ99lwI/AAAAAAAAD6U/uJni23WvAmY/110325%20eppure%20soffia%20ancora.jpg" alt="" width="600" height="428" /></a><p class="wp-caption-text">clic per andare allo slideshow</p></div>
<p style="text-align: left;">
<p>Battistrada una fotografia che si intitola <strong>&#8220;Il dovere del vento&#8221;, con riferimento alla poesia di Emily Dickinson </strong>e che vuol dire ovunque libertà. Riprende due catene spezzate e ricollegate da una sottile cordicella sfilacciata. Uno scatto liberato su <span id="more-19436"></span>un traghetto: sotto la nave il mare in tempesta, sopra un&#8217;aria salmastra e sferzante. <strong><a href="http://www.flickr.com/photos/56162844@N08/sets/72157626231638119/show/" target="_blank">Le dodici foto</a></strong> sono solo apparentemente scollegate; in realtà sono tenute insieme dal filo che dà il nome alla mostra, il vento della trasformazione e della libertà.<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="600" height="500" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2F56162844%40N08%2Fsets%2F72157626231638119%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2F56162844%40N08%2Fsets%2F72157626231638119%2F&amp;set_id=72157626231638119&amp;jump_to=" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="600" height="500" src="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" allowfullscreen="true" flashvars="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2F56162844%40N08%2Fsets%2F72157626231638119%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2F56162844%40N08%2Fsets%2F72157626231638119%2F&amp;set_id=72157626231638119&amp;jump_to="></embed></object><br />
&#8220;Libertà di essere e dichiararsi -dice Alberta Dionisi- di esprimersi: Libertà in tutti i sensi. Ovunque e sempre.&#8221;  Il filmato va dallo sgombero del <strong>centro sociale Experia</strong> del 31 ottobre 2009, alla <strong>Giornata di mobilitazione delle donne: Se non ora, quando? </strong>del 13 febbraio 2011, attraverso le tante manifestazioni avvenute a Catania e una, lo sciopero <strong>Fiom </strong>a <strong>Termini Imerese</strong>.</p>
<p>L&#8217;occupazione del Bastione degli Infetti , lo sciopero generale CGIL del 12 marzo 2010, la manifestazione dei migranti “24 ore senza noi”, del 1 marzo 2010, l&#8217;assemblea per Stefano Cucchi del 6 marzo 2010. E ancora i tanti volti, gli sguardi, gli striscioni, gli slogan. I sottotitoli sono Eppure Resistenza, Eppure Donna,  Eppure sfruttati, Eppure studenti, Eppure senza futuro, Eppure Experanza (il riferimento è al centro Experia). E per rivedere ancora gli scatti di Alberta Dionisi, bisognerà attendere sabato 16 aprile. Si potrà farlo, sempre nella sede del Circolo Città Futura, in occasione della presentazione del libro di <strong>Annamaria Rivera, Spelik, storia di gatti, di stranieri e di un delitto. </strong>Lo slide, invece, verrà ceduto all&#8217;Experia che potrà crearne altre copie da vendere per finanziare il centro sociale. I testi sono di <strong>Linton Kwesi Johnson</strong>. Il montaggio di <strong>Luigi Marino</strong> che ha curato anche le musiche.</p>
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		<title>Un piemontese per la formazione di&#8230; Lombardo</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 03:25:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le scelte del governo regionale della Sicilia sulla sanità e sulla formazione professionale si muovono su due linee parallele: entrambi gli assessorati sono retti da non politici di professione, il magistrato M. Russo, il professore ordinario M. Centorrino. Per riorganizzare i rispettivi settori di entrambi gli assessorati sono stati individuati due consulenti esterni provenienti dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TX4gEV0JXxI/AAAAAAAADyo/R9jHJ6NcQMg/1289409726_136770449_1-Immagini-di--CORSO-FORMAZIONE-PROFESSIONALE-PIZZAIOLO-1289409726.jpg" alt="" width="180" height="253" />Le scelte del governo regionale della Sicilia sulla <strong>sanità</strong> e sulla <strong>formazione professionale</strong> si muovono su due linee parallele: entrambi gli assessorati sono <strong>retti da non politici di professione</strong>, il magistrato <a href="http://www.regione.sicilia.it/sanita/default.asp?pg=2" target="_blank">M. Russo</a>, il professore ordinario <a href="http://formazionesicilia.wordpress.com/2009/12/30/centorrino/" target="_blank">M. Centorrino</a>. Per riorganizzare i rispettivi settori di entrambi gli assessorati sono stati individuati due <strong>consulenti esterni provenienti dal nord</strong>: <a href="http://www.regione.sicilia.it/sanita/default.asp?pg=479" target="_blank">M. Guizzardi</a> dall’<strong>Emilia Romagna</strong>; <a href="http://www.raffaelelombardo.it/2011/02/11/sicilia-giunta-nomina-dirigente-generale-istruzione-e-formazione/" target="_blank">L. Albert </a> dal <strong>Piemonte</strong>. E come per la sanità, anche per la formazione professionale si pone la necessità non solo di rivedere i costi, ma soprattutto di riformare globalmente il settore. <a href="http://www.raffaelelombardo.it/tag/formazione/" target="_blank">Sul suo sito il Presidente Lombardo</a> definisce “Quella della formazione professionale una grande emergenza, forse più complicata da risolvere di quella <span id="more-18829"></span>della sanità perché <strong>gli interessi</strong> sono più diffusi e <strong>coinvolgono tutte le forze politiche</strong>” (vedi <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/03/06/contro-tagli-un-fronte-trasversale.html" target="_blank">Emanuele Lauria su Repubblica</a>).</p>
<p>Quali sono le <strong>criticità del sistema formazione</strong>?</p>
<ul>
<li>Una <strong>spesa non più sostenibile</strong>: nel 2010 sono stati spesi per la formazione professionale 300 milioni di euro. E’ lo stesso <strong>Assessore Centorrino</strong> a denunciare – in una intervista su A Sud Europa (<a href="http://www.piolatorre.it/asudeuropa/" target="_blank">Anno 5 n° 6</a>) che”vige un sistema, totalmente antieconomico, in base al quale chi sfora il programma di spesa preventivato, invece che essere punito viene rimborsato&#8221;;</li>
<li>La <strong>mancata adozione da parte della Regione di un suo programma formativo</strong>, per cui l’offerta formativa di fatto è operata dagli Enti e spesso non è correlata alle esigenze rilevate nel mercato del lavoro: l’anno scorso si sono svolti <strong>256 corsi per parrucchiera ed estetista</strong>, 267 per operatori di office e grafica web e solo 20 corsi per elettricisti e meccanici. Solo lo <strong>0,2% dei formati è nel settore produttivo</strong>. Dal 2005 a oggi, si legge su <a href="http://www.piolatorre.it/asudeuropa/" target="_blank">A Sud Europa</a>, la Sicilia ha investito nella formazione professionale quasi <strong>1,3 miliardi di euro</strong>. Ciononostante, in questi cinque anni sono diminuiti i siciliani che decidono di cercare lavoro o che lavorano, mentre, nello stesso lustro, la <strong>Puglia</strong> ha visto crescere il suo tasso d’occupazione;</li>
<li>L’assoluta <strong>carenza di controlli adeguati da parte degli organi preposti</strong>: sul <a href="(http://www.flcsicilia.it/upload/file/piattaforma_formazione_professionale.pdf" target="_blank">libro bianco della CGIL </a>si parla di <strong>stipendi non pagati</strong> e retribuzioni arretrate (in alcuni casi da oltre 9 mesi); servizi formativi nei quali regna confusione ed incertezza, <strong>lavoratori </strong>in esubero definiti eufemisticamente <strong>“eccedentari”</strong> e nuove assunzioni che l’amministrazione non sa o non vuole impedire; <strong>debiti a iosa e fuori controllo</strong> di enti che continuano a determinare l’instabilità finanziaria del sistema; <strong>mancanza del DURC</strong> (Documento Unico Regolarità Contributiva);</li>
<li>La <strong>logica clientelare di una parte delle assunzioni</strong>: degli 8 mila lavoratori del settore, scrive <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/01/16/formazione-boom-di-assunti-sotto-elezioni-ma.html" target="_blank">Emanuele Lauria su Repubblica</a>, «3.200 nuovi posti a tempo indeterminato sono stati assegnati, <strong>senza concorso</strong>, nel triennio 2006- 2008, ovvero a cavallo di due recenti appuntamenti con il voto»; il <strong>Cefop</strong>, per esempio, ha 800 dipendenti e un debito che, tra contributi non pagati e Tfr non accantonati, si aggirerebbe intorno ai 16 milioni di euro;</li>
<li>L’<strong>incremento</strong> spropositato di <strong>nuovi enti di formazione</strong>: sempre Lauria, ricorda che se nel 1990 gli enti di formazione accreditati erano 48, oggi sono ben 1887. Con una popolazione pressoché simile (500 mila abitanti in meno), Il <strong>Piemonte</strong> &#8211; si legge in una <a href="http://www.livesicilia.it/2011/03/07/formazione-lo-sfogo-della-cgilbasta-a-soluzioni-tampone/" target="_blank">intervista su livesicilia</a> a un dirigente CGIL – presenta un apparato produttivo certamente più sviluppato, e a parità di superficie ha una formazione professionale con 2.000 dipendenti;</li>
<li>Il <strong>rapporto tra formatori e amministrativi </strong>che dovrebbe essere 4 a 1 e invece è uno a uno. E’ dal 1976, anno in cui la Regione assunse con una legge la competenza esclusiva nell’addestramento professionale dei lavoratori siciliani, che il settore si è ingrossato di personale selezionato con logiche clientelari;</li>
<li>L’<strong>assenza di un costo orario definito</strong>, cosa che fa sì che ci siano enti dove la formazione costa 60 euro l’ora ed enti dove ne costa 200. Dalla <a href="http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/documenti_procura/sicilia/Relazione_per_lxinaugurazione_dellxanno_giudiziario_2011.pdf " target="_blank">relazione del procuratore regionale della corte dei conti</a> per la Sicilia apprendiamo che sono stati indagati enti di formazione per <strong>mancata rendicontazione</strong>, per omessa restituzione di somme non spese (si fa riferimento ad un ente di Palermo per 200.000 euro), per infedeli rendicontazioni delle somme (in un caso si è accertato un danno erariale di 1 milione di euro). Sull’argomento il procuratore conclude affermando che è “assolutamente inaccettabile che un ente di formazione possa continuare a ricevere finanziamenti senza aver presentato i rendiconti per gli esercizi precedenti, così come è inconcepibile che una <strong>procedura di rendicontazione</strong> vada <strong>avanti per anni</strong> senza arrivare ad una conclusione che accerti, definitivamente, la posizione debitoria (o creditoria) dell’ente interessato&#8221;.</li>
</ul>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/2009/04/09/la-sicilia-dei-record-la-formazione-professionale/" target="_blank">Due anni fa scrivevamo su questo sito</a> della scelta di Lombardo che dichiarò d’autorità <strong>nulle tutte le decisioni </strong>assunte in quell’ultimo mese dall’assessore al ramo Incardona. Anche allora riprendevamo quanto denunciava la Corte dei Conti: <strong>sistema privo di qualsivoglia atto valutativo</strong> sull’attività amministrativa e sui dirigenti», caratterizzato dall’assenza di «adeguate indagini finalizzate a individuare le figure professionali maggiormente richieste sul mercato, numero sproporzionato di formatori (oltre 7.000), ammissione a finanziamento di nuovi enti di formazione.</p>
<p>Dopo due anni, leggendo le modifiche contenute nelle <strong>linee guida di riforma dell’Assessorato </strong>sembra che qualcosa si muova:</p>
<ul>
<li>Passare <strong>da un sistema ad erogazione ad un sistema a convenzione</strong>. D’ora in poi ogni ente professionale deve presentare un Piano e sarà pagato attraverso una convenzione, senza essere rimborsato per eventuali sforamenti;</li>
<li>Introdurre un <strong>parametro unico per determinare il costo orario</strong> di formazione (circa 135 euro), fino ad ora differente da ente a ente. Un parametro differenziato solo per settore di formazione;</li>
<li><strong>Pensionare chi ha raggiunto i limiti contributiv</strong>i e di età, adottare delle misure di accompagnamento alla pensione per gli altri e istituire un albo che raccolga tutti coloro che sono stati assunti entro il 31-12-2008, data nella quale è stata approvata una legge che vietava ogni assunzione a tempo indeterminato in questo settore. Chi è fuori dall’albo non potrà più lavorare negli enti di formazione;</li>
<li>Stabilire le <strong>tipologie di figure e di corsi</strong> che gli enti dovranno bandire, eliminando il sovrappiù di corsi riguardanti figure professionali, quali estetisti o parrucchieri, per le quali c’è un eccesso di formazione;</li>
<li>Stabilire che un ente <strong>per essere accreditato</strong> deve <strong>realizzare almeno dieci progetti</strong>. Così gli enti si ridurrebbero ad una cinquantina;</li>
<li><strong>Essere in regola con il fisco</strong>, con i contributi previdenziali e con il pagamento degli stipendi (vedi <a href="http://www.qds.it/index.php?id=3691" target="_blank">l’articolo di M. Giuliano sul Giornale di Sicilia</a>);</li>
<li>Spostare la <strong>spesa</strong> della formazione, oggi prevalentemente a carico della nostra Regione, sui <strong>fondi europei</strong>. <strong>In Piemonte</strong> la Regione spende solo 50 milioni per i corsi di formazione, il resto è tutto sui fondi europei. E molte competenze sono decentrate alle Province;</li>
<li>Creare una <strong>banca dati regionale degli allievi</strong>, al fine di verificare la reale efficacia e l’efficienza del sistema che, almeno teoricamente, dovrebbe costituire un ponte tra i giovani dell’isola ed il mondo del lavoro, consentendo, altresì, di individuare e correggere le anomalie del sistema.</li>
</ul>
<p>Vogliamo sperare – per i nostri lettori e per i cittadini tutti – che il <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/03/06/contro-tagli-un-fronte-trasversale.html" target="_blank">fronte trasversale</a> non prevalga e di non ritrovarci fra due anni a ripetere ancora una volta le numerose criticità esposte e ad annoverare fra gli auspici le possibili <strong>soluzioni già da tempo individuate e non più procrastinabili</strong>.</p>
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		<title>Testimoni coraggiosi</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 03:15:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La possibilità di aprire gli occhi su una realtà poco conosciuta è stato offerta nel pomeriggio di venerdì scorso da due momenti di<img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TXOvBsLkk-I/AAAAAAAADOc/WM6JGSjuJuo/P1050849.jpg" alt="" width="300" height="221" /> incontro organizzati dall&#8217;<strong>associazione Rita Atria</strong>, alla libreria  Selinoon e nella sede della CGIL. Si è parlato dei <strong>testimoni di giustizia</strong> e con alcuni di loro. A partire dalla presentazione di un libro, <em>Tra l&#8217;incudine e il martello</em>, di Angelo Greco, edito da Pellegrini.</p>
<p><strong>Spesso confusi con i collaboratori di giustizia</strong>, altrimenti detti pentiti, i testimoni di giustizia dovrebbe più opportunamente essere chiamati <strong>testimoni e basta</strong>. Sono infatti persone che non hanno compiuto reati ma hanno <span id="more-18535"></span>assistito ad essi o ne sono stati vittime. E <strong>hanno deciso coraggiosamente di denunciare.</strong></p>
<p>Oggi la loro posizione è contemplata all&#8217;interno di <strong>una legge (<a href="http://www.parlamento.it/parlam/leggi/01045l.htm" target="_blank">la 45 del 2001</a>)</strong> che riguarda in generale le figure dei collaboratori. Nel capo II viene tratteggiata la figura del testimone di giustizia e si indicano le <strong>misure previste per la sua protezione</strong>. Il fatto che la legge sia unica per collaboratori e testimoni conferma il rischio di un <strong>equivoco</strong>, che sta anche nei termini. Un collaboratore (pentito) è quasi sempre anche un testimone e un testimone di giustizia è sempre un collaboratore.</p>
<p>Questi testimoni hanno un ruolo importante per la giustizia perchè permettono non solo di individuare l&#8217;autore di un delitto e di incastrarlo sulla base di una testimonianza oculare, ma in particolar modo di farlo in <strong>contesti pericolosi e impenetrabili</strong>, quelli in cui sono presenti <strong>associazioni di stampo mafioso</strong>.</p>
<p>In questi casi gli investigatori, quando non sono anch&#8217;essi vittine della paura e dell&#8217;opportunismo, sono spesso impossibilitati a procedere a causa dell&#8217;<strong>omertà</strong> diffusa, che crea di fatto una barriera protettiva intorno al deliquente.</p>
<p>Nel caso, raro, in cui un <strong>testimone</strong> decida di denunciare reati di questo tipo, si espone non solo a <strong>minacce e vendette</strong> che possono costargli la vita, ma anche all&#8217;<strong>emarginazione</strong> che il contesto, impaurito o connivente, gli riserva.</p>
<p>Per fare la scelta di denunciare bisogna quindi avere un grande <strong>coraggio morale</strong> (e fisico) e uno <strong>spiccato senso di responsabilità civile</strong>. E&#8217; quello che ha dimostrato di possedere un testimone, chiamato in codice <em><strong>Ulisse</strong></em>, presente all&#8217;incontro. Egli ha deciso, insieme a sua moglie (e anche questo è un fatto raro) di andare a denunciare il responsabile di un omicidio a cui aveva casualmente assistito.</p>
<p>Questa scelta coraggiosa gli ha cambiato la vita, concretamente e definitivamente. Ha dovuto <strong>andare via dal proprio paese, lasciare la sua casa e i suoi beni</strong>, affidarsi per un certo tempo alla protezione dello Stato. Ma non ha voluto cambiare generalità. Poi ha fatto da solo, e solo ancora si sente. Ha più che altro <strong>contatti con altri testimoni</strong> come lui. E quelli che sono totalmente estranei ai fatti denunciati sono un piccolo numero (sei/sette su circa 70).</p>
<p>Negli anni novanta, quando ancora la legge 45/2001 non esisteva, le modalità di intervento dello stato erano abbastanza improvvisate, adesso rispondono a un protocollo abbastanza definito, ma <strong>non ancora soddisfacente</strong>.</p>
<p>Il <strong>cambio di generalità</strong> lo ottengono in pochi, per lo più si ricevono dei <strong>documenti di copertura</strong>, spesso consegnati con <strong>gravi ritardi</strong>. Questo comporta <strong>conseguenze pesanti</strong>, perchè senza documenti, senza un nuovo codice fiscale, il testimone non può, ad esempio, avere un medico di base e accedere alle cure mediche, non può prendere la patente, ha difficoltà ad iscrivere i figli a scuola e così via. A volte i documenti “falsi” sono poco convincenti e creano sospetti nel corso di controlli eventuali da parte di forze dell&#8217;ordine non informate del caso.</p>
<p>Lo stato si assume anche l&#8217;onere di <strong>mantenere il testimone durante il periodo in cui è sottoposto al programma di protezione</strong>. A norma di legge, dovrebbe farlo permettendogli di conservare lo stesso tenore di vita precedente alla denuncia. Ma è difficile che questo avvenga.</p>
<p>C&#8217;è di più,. La protezione a volte ha termine nel momento in cui il responsabile del reato è stato condannato in via definitiva, sebbene la legge parli di “<strong>effettiva cessazione del rischio</strong>, indipendentemente dallo stato e dal grado in cui si trova il procedimento penale”.  Bisogna infatti tenere conto che rimangono circolanti altri membri dell&#8217;associazione mafiosa e che il ritorno a casa è reso impraticabile anche dal giudizio sociale che pesa negativamente sull&#8217;<em>infame</em> che ha rotto il silenzio omertoso, condannandolo al disprezzo e alla solitudine.</p>
<p>Ecco, <strong>la solitudine</strong>. E&#8217; questa la parola che più ricorre, l&#8217;esperienza che pesa maggiormente sulla vita di chi denuncia. Una solitudine che <strong>parte spesso dalla famiglia stessa</strong>, che emargina il testimone, perchè non vuole rompere  l&#8217;omertà, sia per paura sia per non perdere i vantaggi dell&#8217;inserimento sociale in quel contesto.</p>
<p>Non tutti possono vantare una famiglia che faticosamente si è conservata unita  come quella di <em>Ulisse</em>. Anzi a volte è proprio <strong>contro</strong> la famiglia che bisogna schierarsi. E&#8217; quello che ha avuto il coraggio di fare <strong>Piera Aiello</strong>, cognata di Rita Atria, la ragazza che aveva seguito il suo esempio e che si è uccisa dopo la morte di Paolo Borsellino.</p>
<p><strong>Piera ha visto uccidere suo marito</strong>, un uomo violento che non la trattava certo con i guanti, ma che era comunque il suo uomo, e ha scelto di denunciare. Era giovane, aveva una bimba piccola, ma era decisa. Non sapeva allora quanto la sua vita sarebbe cambiata. Non sapeva che avrebbe dovuto cambiare più volte identità, passare da una residenza all&#8217;altra, affronatare la solitudine e il sospetto anche nei luoghi in cui veniva portata.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TXOyHWtLVBI/AAAAAAAADOs/rJ5sGLdcY1Y/P1050850.jpg" alt="" width="210" height="164" />Adesso, dopo tanti anni, si è fatta una nuova vita. E&#8217; ancora giovane, non ha perso la grinta. Ha avuto un sostegno molto forte da<strong> Nadia Furnari</strong>, la fondatrice a <strong>Milazzo</strong> di una <strong>associazione antimafia</strong> molto attiva. L&#8217;associazione si chiama Rita Atria e ha oggi come presidente, in barba alle difficoltà burocratiche, proprio Piera Aiello.</p>
<p>Anche molti <strong>imprenditori</strong>, soggetti al pizzo e alle vessazioni della mafia, della &#8216;ndrangheta, della camorra, cominciano a denunciare, perchè non riescono più a portare avanti la propria attività a causa delle ingiunzioni mafiose. Da vittime diventano testimoni.</p>
<p><strong>Angelo Greco</strong>, autore del libro, di professione avvocato, anche se civilista, ha individuato delle proposte <strong>per migliorare la legge 45</strong>,<img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TXOwflWcsuI/AAAAAAAADOk/U8kM5bmiytY/P1050841.jpg" alt="" width="240" height="173" /> ma soprattutto insiste sui <strong>limiti della sua attuale applicazione</strong>. Molti testimoni si trovano ad affrontare dei contenziosi con lo stato perchè ritengono di non aver ottenuto quanto ad essi spettava o di essere stati comunque danneggiati. Ecco perchè si trovano “tra l&#8217;incudine e il martello”. Ancora una volta soli.</p>
<p>Certo le difficiltà incontrate dai testimoni non incoraggiano il cittadino comune ad avere il loro stesso coraggio. Eppure sta proprio <strong>nella “normalità” delle denunce la soluzione del problema</strong>. Se denunciassimo, con coerenza e senso civico,  i testimoni non<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></a> sarebbero <strong>eroi</strong> solitari e penalizzati. Rimarrebbero a casa loro, con i familiari e gli amici. Sarebbero i mafiosi e i loro accoliti ad essere costretti ad andar via.</p>
<p><strong>Denunciamo</strong> quindi e insegniamo ai nostri figli che questa è la strada giusta. <strong>Piera e <em>Ulisse</em> potranno tornare a casa</strong>.</p>
<p>Leggi l&#8217;intervista di <a href="http://www.step1.it/index.php?id=6887-ulisse-e-l-attimo-che-gli-ha-cambiato-la-vita-e-il-nome" target="_blank">Laura Santangelo ad <em>Ulisse</em></a><em> </em>su Step 1</p>
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