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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Città felice</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Incontri ravvicinati in terra di confine</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 13:48:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Città felice]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho incontrato due volte uomini e donne di paesi arabi e del nord Africa ai cancelli antistanti il “Villaggio degli Aranci” di Mineo perché volevo addentrarmi per quanto possibile nella maniera più diretta, nella questione degli sbarchi massicci avvenuti da parte di intere popolazioni provenienti d’oltre mare in Sicilia. Volevo vedere e conoscere dal vivo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho incontrato due volte uomini e donne di paesi arabi e del nord Africa <strong>ai cancelli antistanti il “Villaggio degli Aranci” di Mineo</strong> perché volevo addentrarmi per quanto possibile nella maniera più diretta, nella questione degli sbarchi massicci avvenuti da parte di intere popolazioni provenienti d’oltre mare in Sicilia.</p>
<p>Volevo vedere e <strong>conoscere dal vivo</strong> una parte di quei corpi migranti che hanno superato le insidie del canale di Sicilia e che dopo il clamore del loro esodo biblico nell’isola di Lampedusa, erano stati trasferiti nel loro malcontento e in quello degli abitanti di Mineo, al Villaggio degli Aranci, costruito originariamente da affaristi privati per dare accoglienza a militari americani di stanza nella vicina base militare di Sigonella.</p>
<p>Mi sono recata lì insieme ad amiche ed amici dei <strong>gruppi pacifisti di Catania</strong> con i quali lavoriamo politicamente insieme ogni volta che se ne presenta l’occasione per riflettere su delle precise questioni o dar vita a iniziative, portando con noi cibi e bevande, abiti confortevoli, musica e soprattutto molta emozione, aspettative e curiosità.</p>
<p>Giunta all’appuntamento, la mia prima impressione è stata quella di avere questa volta davanti, uomini di popoli (le donne sono sopraggiunte solo alla fine dell’incontro) mai incontrati che riuscivo a vedere per la prima volta. Svanite le immagini di masse umane senza volto sbarcate da traballanti carrette del mare incamerate dalle angoscianti trasmissioni televisive, svanite le scene dei conflitti coi lava vetri ai semafori cittadini, sostituite da una <strong>giostra di volti giudicanti, gentili, preoccupati e carichi di speranza</strong>.</p>
<p>Gli sguardi man mano cominciarono a incrociarsi, a rimandarsi il senso di ataviche risonanze che opacizzavano le classiche e scontate profferte d’aiuto e solidarietà. In fondo agli occhi di tutti: siciliani, arabi e indiani, ha navigato per il lungo guizzo di un attimo la pena condivisa dei popoli negati e la tenera empatia delle donne rivolta alle amiche ardite provenienti dall’altra sponda del Mediterraneo.</p>
<p>E oltre alle lingue, ai gesti, ai sorrisi, ai cibi, alle musiche, alle danze e ai bei costumi degli afghani, una portata immensa mi è balzata subito agli occhi: <strong>la bellezza di tutta quelle risorse umane desiderose di contare sulla scena del mondo</strong> e la vitalità delle loro giovani e interessanti esistenze che mezzo mondo s’industria a ignorare.</p>
<p>Ora gli <strong>abitanti di Mineo hanno cambiato atteggiamento</strong> nei confronti delle donne e soprattutto degli uomini semi-reclusi al villaggio degli Aranci che hanno imparato a conoscere grazie alla buona volontà dei migranti che affrontano 3 chilometri di salita verso il paese per andare a conoscerli e non pochi, sollecitati da un centro sociale di Mineo, vogliono trascorrere con loro la festa del 25 Aprile per incoraggiare qualcuno a rimanere a lavorare a Mineo, terra di aranceti e di grandi pensatori.</p>
<p>Anch’io ho ridimensionato in parte dopo aver conosciuto da vicino i migranti al villaggio degli Aranci, aver visto le loro facce pulite e aver dato loro fiducia, il senso di tremenda paura e di <strong>preoccupazione provata per le donne di Lampedusa</strong> quando arrivavano le notizie della permanenza di migliaia di uomini (con picchi anche di sei mila, soltanto uomini) sull’isola, che mi ha portata, parlandone con le donne e con gli uomini di <strong>“Città Felice”</strong>, scatenando non poche contraddizioni, a pensare di suggerire alle lampedusane di fuggirsene via immediatamente dall’isola.</p>
<p>A farmi cambiare posizione ci ha pensato anche però, la grandezza dimostrata da donne e da uomini di Lampedusa che hanno saputo <strong>tener testa all’emergenza che si era abbattuta su di loro</strong> e che per dirla con le parole di Ignazio Marino pronunciate durante la trasmissione “Agorà” del 29 marzo su Rai 3: “hanno messo in moto e dato vita all’umanità che è del Mediterraneo e che manca a questo Governo”. Ma non soltanto al Governo, aggiungerei io&#8230;</p>
<p>Sollecitate/i da tutta questa miriade di eventi a dir poco emozionanti e coinvolgenti che interrogano nel profondo ciascuna/o, parlandone con donne e uomini delle Città Vicine, abbiamo deciso di <strong>organizzare proprio a Lampedusa la nostra Vacanza Politica della fine di agosto per sentirci presenti in quella terra di confine</strong>. Stando vicine agli abitanti coraggiosi dell’isola e vicine anche a chi depone ogni aspettativa in quei viaggi della speranza rischiando la vita in mezzo al mare.</p>
<p>Ma anche e soprattutto perché <strong>Lampedusa è una bellissima isola</strong> e speriamo divenga un fiore all’occhiello per le Città Vicine!</p>
<p>Anna Di Salvo</p>
<p>Catania 21 aprile 2011</p>
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		<title>Le associazioni antirazziste contro la guerra in Libia</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Mar 2011 00:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fermiamo la guerra neocoloniale ed il razzismo Sosteniamo il diritto all’autodeterminazione dei popoli La risoluzione ONU n. 1973  porterà altre sofferenze al popolo libico oltre quelle già inferte dal regime di Gheddafi. L’obiettivo degli Stati Uniti e delle potenze europee non è la difesa dei diritti umani ma le abbondanti risorse energetiche (giacimenti di petrolio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fermiamo la guerra neocoloniale ed il razzismo</strong></p>
<p><strong>Sosteniamo il diritto all’autodeterminazione dei popoli</strong></p>
<p>La risoluzione ONU n. 1973  porterà <strong>altre sofferenze al popolo libico</strong> oltre quelle già inferte dal regime di Gheddafi. L’obiettivo degli Stati Uniti e delle potenze europee non è la difesa dei diritti umani ma le abbondanti <strong>risorse energetiche</strong> (giacimenti di petrolio e gas), rese ancora più preziose di fronte all’acutizzazione della crisi economica internazionale e dalla inevitabile escalation dei prezzi.</p>
<p>Di fronte agli aerei e alle navi militari che stanno bombardando la Libia per &#8220;proteggere i civili&#8221;, non ci si può che indignare ricordando come niente di tutto questo fu messo in campo mentre le forze armate israeliane bombardavano senza pietà la <strong>popolazione palestinese</strong>, rinchiusa nella gabbia di Gaza tra il 2008 e il 2009 (1.400 i morti, la metà civili inermi).  Due pesi e due misure? No, complicità con i crimini di guerra e interessi strategici su gas e petrolio che prevalgono sistematicamente su ogni diritto umano e dei popoli.</p>
<p>L’intervento militare in Libia delle potenze della coalizione internazionale (USA, paesi NATO ed emirati arabi) suona inoltre come <strong>monito e minaccia anche contro i movimenti popolari in Tunisia, Egitto, Algeria, </strong>i quali hanno avviato processi di cambiamento importanti, ma i cui esiti rappresentano ancora un’incognita per gli interessi delle transnazionali occidentali e per gli interessi geopolitici delle varie potenze.</p>
<p>Le risorse energetiche libiche sono immense e gli attuali “primi della classe” (Francia,  Inghilterra, USA) intendono spartirsele attraverso i ben noti strumenti di “pace”, sperimentati in questi anni a partire della guerra contro la Jugoslavia, in Afghanistan, Iraq e Libano. I contenuti della campagna mediatica scatenata sui fatti di Libia sono un modello ben noto – e “bipartisan” – per <strong>legittimare di fronte all’opinione pubblica l’ aggressione militare</strong>.</p>
<p>La <strong>Sicilia</strong> è la regione d’Italia maggiormente esposta alle ritorsioni e più direttamente coinvolta dalle scellerate scelte governative di guerra: le <strong>basi militari Usa, italiane e Nato di Trapani-Birgi, Sigonella, Augusta, Pantelleria e Niscemi</strong> stanno contribuendo, non solo indirettamente ma oramai anche  direttamente, ai bombardamenti.</p>
<p>In particolare da Sigonella operano i <strong>cacciabombardieri</strong> USA, canadesi e danesi e i micidiali <strong>Global Hawks</strong>, aerei senza pilota, che decollano a pochi km dal terzo aeroporto italiano per traffico passeggeri (Catania-Fontanarossa), mentre da Trapani-Birgi vengono scatenati i  bombardamenti dei <strong>Tornado</strong> italiani e di altri velivoli da guerra dei partner NATO.</p>
<p>Sempre in Sicilia si sperimentano le nuove <strong>politiche segregazioniste del ministro Maroni</strong>: il Villaggio degli aranci (abbandonato dai militari Usa di stanza a Sigonella) a <strong>Mineo</strong>, è stato trasformato in un megacentro di “accoglienza” di 2000 richiedenti asilo, sradicati dai Cara del resto d’Italia , dove adesso vengono deportati anche parte dei migranti provenienti dalla Tunisia; intanto il governo, incapace di trasferire nel resto d’Italia poche migliaia di migranti giunti nei giorni scorsi a <strong>Lampedusa</strong>, volutamente esaspera la situazione fra isolani e migranti per sperimentare nuove guerre fra poveri.</p>
<p>Dalla Sicilia, dove 30 anni fa nacque il movimento contro gli euromissili a Comiso, bisogna ricostruire la solidarietà internazionalista fra tutte le vittime della globalizzazione e le sue devastanti politiche di guerra, razzismo e morte, imparando dall’esempio delle rivolte popolari in Nordafrica . In Libia occorre fare <strong>appello per un cessate il fuoco immediato</strong> e l’avvio di una conciliazione tra le parti in conflitto. Ciò potrà avvenire solo attraverso l’autorevolezza di una proposta fatta da soggetti neutri e disinteressati alle vicende interne libiche, non certo dai bombardieri dei paesi che hanno colonizzato l’Africa, rapinato le sue risorse, condannandola  alla fame e ai conflitti fratricidi .</p>
<p>La Sicilia non è zona di guerra, via le basi militari dalla nostra terra</p>
<p>Si all’ accoglienza dei migranti ed alla  smilitarizzazione</p>
<p>Contro la guerra ed il razzismo, con il popolo libico senza se e senza ma</p>
<p>Nessuna complicità con l&#8217;intervento militare contro la Libia</p>
<p>SABATO 26/3 alle</p>
<p>17,30 – <strong>manifestazione in via Etnea</strong> (partenza di fronte alla villa Bellini, conclusione in piazza Università)</p>
<p><strong><em>Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella, Arci, Cobas, Centro Popolare Experia, Giovani Comunisti, Officina Rebelde,  Red Militant, Rete Antirazzista, Rete dei Comunisti, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Sinistra Critica, USB, Open Mind, Città Felice</em></strong></p>
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		<title>Donne in festa a Catania, 8 marzo e dintorni</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 03:27:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un giorno non basta. Ce ne vorrebbero 365 per dare spazio a tutte le idee, invenzioni, offerte, inviti, suggerimenti delle donne. Vi presentiamo solo alcune proposte ché a parlar di tutte,  intaseremmo il sito. Hanno cominciato, il 6 marzo, le donne dell&#8217;Udi di Catania, mettendo in scena nell&#8217;auditorium Giancarlo De Carlo del Monastero dei Benedettini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/ev_8-marzo-Menapace_440.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11064" title="ev_8 marzo Menapace_440" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/ev_8-marzo-Menapace_440.jpg" alt="ev_8 marzo Menapace_440" width="311" height="440" /></a>Un giorno non basta. Ce ne vorrebbero 365 per dare spazio a tutte le <strong>idee</strong>,  invenzioni, offerte, inviti, suggerimenti delle <strong>donne</strong>. Vi presentiamo solo alcune proposte ché a parlar di tutte,  intaseremmo il sito. Hanno cominciato, il 6 marzo, le donne dell&#8217;<strong>Udi di Catania</strong>, mettendo in scena nell&#8217;<strong>auditorium Giancarlo De Carlo</strong> del <strong>Monastero dei Benedettini </strong>una rivisitazione della pièce di Cristina Comencini <strong>&#8220;Due partite&#8221;</strong>. Regista e attrici improvvisate alcune donne dell&#8217;Udi di <strong>Lentini</strong>. All&#8217;ingresso il banchetto di <strong>Amnesty international </strong>per la raccolta delle firme della campagna a favore delle <strong>donne del Nicaragua</strong> che sono prive dei più elementari servizi medici. Da sempre Amnesty lotta contro la violenza sulle donne,  dagli abusi domestici alla tratta, dagli stupri durante i conflitti alle mutilazioni genitali.</p>
<p>L&#8217;Udi di Catania ha inoltre programmato, insieme al <strong>Comitato pari opportunità dell&#8217;Università</strong>, un ciclo di <strong>lezioni </strong>all&#8217;interno della campagna <strong>&#8220;Stop al femminicidio&#8221;</strong> <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/STOP-Femminicidio-Calendario-Lezioni-di-Ateneo.pdf">(Calendario Lezioni di Ateneo) </a>contro la violenza sulle donne. <span id="more-10956"></span>L&#8217;Unione donne italiane ha fatto propria, traducendola, la parola &#8220;feminisidio&#8221; , coniata a <strong>Ciudad Juarez</strong>, una città messicana ai confini con gli Stati Uniti, dove dal 1993 ad oggi sono state <strong>uccise 413 donne e 600 sono scomparse</strong>. Le lezioni si svolgeranno nel Coro di notte del Monastero dei Benedettini da lunedì 8 marzo fino al 24 maggio. La prima, di storia contemporanea, sarà tenuta dalla scrittrice <strong>Lidia Menapace</strong>, una delle maggiori esponenti del femminismo, dei movimenti cattolici e della Resistenza, un pezzo di storia d&#8217;Italia tout court.</p>
<p>Sempre l&#8217;8 marzo mattina appuntamento in <strong>piazza Stesicoro</strong>. Sui tavolini colorati disposti a semicerchio, si trovano documenti <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/8-marzo-UDI-due_partite.jpg"><img class="size-medium wp-image-10957 alignright" title="8-marzo UDI due_partite" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/8-marzo-UDI-due_partite-212x300.jpg" alt="8-marzo UDI due_partite" width="212" height="300" /></a>e immagini; si possono ascoltare musiche, e visionare filmati. L&#8217;iniziativa, del Movimento delle femministe e lesbiche catanesi (Città felice, RdB-CUB,Cobas, El Amel, Open Mind, Udi, Kalon, Codipec Pegaso, Arci, Kerè, Gapa, Associazione Rita Atria,  Precarie della scuola e dell&#8217;Università)  è intitolata <strong>&#8220;Le cento giornate per la donna. Siamo la luna che muove le maree&#8221;. <span style="font-weight: normal;">&#8220;Vogliamo andare oltre lo sdegno e la paura -dicono le organizzatrici- consideriamo inaccettabile tutto quanto sta avvenendo a nostre spese e sulla nostra pelle! Non ci riconosciamo nei modelli di escort e veline che una certa società maschilista ancora oggi si diletta a imporre.&#8221;</span></strong></p>
<p>Ricordiamolo: l&#8217;<strong>8 marzo </strong>è la giornata eletta a simbolo delle lotte delle donne per la conquista dei diritti e l&#8217;affermazione della soggettività femminile. Il riferimento è all&#8217;8 marzo del 1908, quando <strong>129 operaie</strong> morirono arse vive nell&#8217;incendio dell&#8217;<strong>industria tessile Cotton </strong>nella quale lavoravano. A chiudere le porte fu il proprietario, mister Johnson per  punirle. Avevano scioperato contro le terribili condizioni nelle quali erano costrette a lavorare.</p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="redazione-argo" width="32" height="38" /></a></p>
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