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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; clientelismo</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>L&#8217;Italia sono anch&#8217;io, due leggi di iniziativa popolare</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 08:12:34 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/-JbTg0yISTcw/TrzSsPxvMWI/AAAAAAAAH6U/aZ0sOpSJm7A/s300/lItaliasonoanchio.jpg" alt="" width="280" height="300" />Quasi 5 milioni (l’8% della popolazione) le <strong>persone di origine straniera</strong> che vivono in Italia. Di queste quasi un quinto sono minori. Nello scorso anno scolastico gli oltre 700.000 alunni stranieri presenti hanno rappresentato il 7,9% dell’intera popolazione  (percentuale, quest’ultima, che sale ulteriormente se ci si riferisce alle scuole materne ed elementari). Il 42,2% di essi è nato in Italia. Eppure, tutti<strong> questi ragazzi ad oggi non sono italiani</strong>, né lo saranno fino a 18 anni, nonostante la<span id="more-27352"></span> nostra Costituzione &#8211; art. 3 &#8211; stabilisca il principio di eguaglianza fra le persone e impegni lo stato a rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il pieno raggiungimento.</p>
<p>Di fronte a tutto ciò oltre venti associazioni (fra le quali Libera, gruppo Abele, Acli, Arci, Caritas Italiana, Cgil, Centro Astalli, Tavola della Pace) hanno deciso di promuovere <strong>due leggi di iniziativa popolare</strong> (per le quali occorre raccogliere, entro febbraio 2012, 50.000 firme) per la riforma del diritto di cittadinanza per i minori e il diritto di voto ai lavoratori regolarmente presenti nel nostro Paese da cinque anni.<strong> </strong></p>
<p><strong>L’Italia sono anch’io</strong>, questo il titolo dell’iniziativa, riguarda innanzitutto il principio fondamentale dell’introduzione nel nostro paese dello <strong>ius soli</strong>: sono cittadini italiani i nati in Italia che abbiano almeno un genitore legalmente soggiornante (da almeno un anno).</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh5.googleusercontent.com/-7gXeG6EMx94/TrzSrllmBOI/AAAAAAAAH6M/ix8Sih7RTJY/s200/l%252527italia_sono_anchio.jpg" alt="" width="180" />Attualmente la normativa esistente indica il principio dello<strong> ius sanguinis</strong> come unico mezzo di acquisto della cittadinanza a seguito della nascita, mentre l’acquisto automatico della cittadinanza per ius soli continua a rimanere limitato ai figli di ignoti, di apolidi, o ai figli che non hanno diritto alla cittadinanza dei genitori. Inoltre, qualora questa campagna raggiungesse l’obiettivo, verrebbe  riconosciuto anche il <strong>diritto di cittadinanza</strong> per i tantissimi minori che non sono nati in Italia, ma ci vivono  stabilmente come i loro coetanei italiani.</p>
<p>Per quanto riguarda <strong>gli adulti che chiedono di diventare italiani </strong>si abbassa il requisito da 10 anni di soggiorno regolare, com’è oggi, a cinque anni. Infine, per<strong> il diritto di voto nelle comunità locali</strong>, la proposta è di concederlo per le elezioni in città, province e regioni agli stranieri in possesso del titolo di soggiorno da cinque anni.</p>
<p>A spingere le associazioni a “cambiare passo sulla cittadinanza” non solo considerazioni di tipo generale, ma, anche, le troppe storie quotidiane di diritti negati.</p>
<p>A <strong>Catania</strong>, il Comitato Promotore  (al quale hanno aderito anche associazioni locali, fra queste la LILA e la Rete Antirazzista) ha organizzato una giornata di <strong>raccolta firme Sabato 12 novembre dalle ore 16,30 in via Etnea (di fronte alla villa Bellini)</strong>.</p>
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		<title>Catanesi e referendum, buoni ma pochi</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/06/26/catanesi-e-referendum-buoni-ma-pochi/</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 05:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Società]]></category>
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		<category><![CDATA[Referendum 12 e 13 giugno]]></category>

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		<description><![CDATA[Niente di nuovo sul fronte meridionale? Il 12 e il 13 giugno Catania è apparsa riluttante, quasi indifferente al vento di novità che soffia sul Paese: fosse stato per noi, per il nostro misero 43%, il quorum non si sarebbe raggiunto. Sono stati tutti in Sicilia i capoluoghi di provincia con minor affluenza. Ci possiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Niente di nuovo sul fronte meridionale? Il <strong>12 e il 13 giugno</strong> Catania<a class="imgtoggle" href="http://www.step1.it/index.php?id=7074-referendum-una-citta-divisa" target="_blank"><img class="big" src="https://lh6.googleusercontent.com/-XGP4xG87P7E/TgEdczE5AqI/AAAAAAAAFpY/GecuJk7khC0/s640/affluenza%252520per%252520circoscrizione.jpg" alt="" /><img class="small" title="clic per andare al sito" src="https://lh5.googleusercontent.com/-r4-aDQCUeJc/TgEeuqsxeUI/AAAAAAAAFpk/k8wVjIM6SBI/affluenza%252520per%252520circoscrizione.jpg" alt="" width="213" height="276" /></a> è apparsa riluttante, quasi <strong>indifferente al vento di novità</strong> che soffia sul Paese: fosse stato per noi, per il nostro misero <strong>43%</strong>, il quorum non si sarebbe raggiunto. Sono stati tutti in Sicilia i capoluoghi di provincia con minor affluenza.</p>
<p>Ci possiamo consolare dicendo che la percentuale è comunque <strong>più alta di quelle dei referendum precedenti</strong>, e che negli 11 comuni siciliani in cui i referendum si sono svolti contemporaneamente al ballottaggio si è verificato un <strong>&#8216;mini election day&#8217;</strong> che ha prodotto un boom d’affluenza: Ramacca ha visto un record pari al 78,4%, a Noto ha<span id="more-22781"></span> votato il 68,9%, a Bagheria il 67,4% dei cittadini. Dati che fan capire perché il governo abbia buttato via centinaia di milioni, pur di non accorpare elezioni e referendum.</p>
<p>Se per la nostra città andiamo però più a fondo, guardando ai <strong>dati disaggregati</strong> (come ha fatto <a href="http://www.step1.it/index.php?id=7074-referendum-una-citta-divisa" target="_blank">un articolo di Leandro Perrotta su Step1</a>), vediamo ripresentarsi fenomeni che conosciamo, ma che non smettono d’essere inquietanti. La spaccatura tra i quartieri (ossia, si sarebbe detto un tempo, tra le classi sociali) è molto forte: se le zone “bene” di Catania registrano più del 52% di votanti, nei <strong>quartieri più popolari e degradati si arriva solo al 32%</strong>. Anche senza dati certi, si potrebbe scommettere che da noi è più debole che altrove anche il gap generazionale, l’inedita affluenza degli under 35.</p>
<p>La partecipazione, la voglia di esserci e di contare vedono ancora, nel mezzogiorno d’Italia, <strong>divisioni</strong> di cultura, di stile di vita, di opportunità; presuppongono un senso della vita pubblica ed una consapevolezza dell’attualità,  che <strong>non sono patrimonio di tutti</strong>.</p>
<p>Non lo sono ancora, per i <strong>giovani</strong> che lavorano in nero, che ciondolano nelle strade disertando la scuola o la frequentano svogliatamente, trovando più attraenti i luoghi del consumo e dello sballo (e come può allora dispiegarsi, per loro, l’energia creativa dei social network e della rete?); non lo sono più, per gli <strong>adulti</strong> e per gli anziani cui sono venute meno le sedi dell’aggregazione politica, chiuse dalla spettacolarizzazione, dalla personalizzazione, dalle overdosi di <strong>leaderismi</strong> piccoli e grandi, dalle convulsioni suicide dei partiti che furono di sinistra.</p>
<p>Non saranno certo i <strong>patronati delle clientele</strong> ad ispirare umori partecipativi intorno ai beni comuni. A trasmettere passione civile.</p>
<p>E’ il silenzio imperdonabile della buona politica, è l’inerzia colpevole delle istituzioni, è la sordità alle trasformazioni culturali, è la sciatteria del vivere, è la chiusura asfittica dell’orizzonte, a negare a gran parte dei nostri concittadini quella bella sensazione che è uscire di casa per <strong>andare a votare</strong>: avendone in cambio non la promessa di una pensione o un pacco di pasta, ma la gioia di <strong>respirare aria pulita</strong>.</p>
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		<title>CittàInsieme sullo &#8220;stile&#8221; Lombardo</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 07:12:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Contribuiamo anche noi a diffondere la lettera aperta che l&#8217;associazione Città Insieme ha pubblicato sul proprio sito e che individua, con finezza e con sagacia, un modo di fare politica che sembra rispondere ai bisogni della gente, ma lo fa in modo individualistico, paternalistico e clientelare. Toglie così ai cittadini la voglia e la forza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignright" src="http://lh3.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TTkwwCMhYNI/AAAAAAAACYM/wp3nqOQMPVY/clientelismo.jpeg" alt="" width="280" height="180" />Contribuiamo anche noi a diffondere la <strong>lettera aperta</strong> che l&#8217;associazione Città Insieme ha <strong><a href="http://www.cittainsieme.it/" target="_blank">pubblicato sul proprio sito</a></strong> e che individua, con finezza e con sagacia, <strong>un modo di fare politica</strong> che sembra rispondere ai bisogni della gente, ma lo fa in modo <strong>individualistico, paternalistico e clientelare</strong>. Toglie così ai cittadini la voglia e la forza di<span id="more-17446"></span> denunciare i compromessi, i favoritismi e la mancanza di un progetto politico che risponda ai bisogni della società e quindi anche dei singoli, perchè ne hanno diritto, non perchè aspettino un &#8220;regalo&#8221;. E purtroppo questo &#8220;stile&#8221; non coinvolge solo Lombardo e il suo enturage, ma caratterizza anche partiti di opposizione come il PD e, ahimè, anche la Chiesa, disposta a chiudere gli occhi su ingiustizie sociali e immoralità  pubbliche e private in cambio di un trattamento di favore. </em></p>
<p>Catania, 19 gennaio 2011</p>
<p>Lo stile &#8220;Lombardo&#8221; è noto ed ampiamente praticato. Non per nulla il presidente della Regione Siciliana, in quel di Palermo è sopranominato <strong>&#8220;Arraffaele&#8221;</strong>. Nulla di nuovo sotto il sole. È il modo di fare politica della <strong>vecchia DC</strong>. È lo stile dei partiti di governo e di opposizione che si dividono proporzionalmente la torta. È lo stile della Lega. E&#8217; lo stile della giunta Alemanno a Roma ed in ogni parte di Italia.</p>
<p>È <strong>lo stile della &#8220;clientela&#8221;</strong>, della politica intesa come concessione di favori e grazie, non come tutela dei diritti. È usato per <strong>creare sudditi</strong> che tendono pietosamente la mano, <strong>piuttosto che cittadini</strong> capaci di puntare coraggiosamente il dito anche verso quelli che da loro sono stati eletti; è la politica intesa come <strong>graziosa concessione di favori ai singoli</strong> piuttosto che come difesa del bene comune.</p>
<p>Non è già mafia. Ma è il preludio, il clima, il brodo, l&#8217;ambiente <strong>in cui la mafia affonda le sue radici</strong>, nasce e si rafforza.</p>
<p>Lo stile Lombardo è vecchio, uno stile che, <strong>a cascata</strong>, si riversa dal governo centrale al sottogoverno, alle regioni, alle province, ai comuni fino a diventare la regola, pacificamente da tutti accettata, della politica.</p>
<p>È lo stile che ha contagiato il <strong>PD siciliano</strong> in nome della &#8220;governabilità&#8221; e che da Palermo, soprattutto in Sicilia, si va diffondendo, infettando, come un virus letale, la mente di tante persone oneste e disinteressate, sinceramente antimafiose, che ottengono, da chi governa, assessorati, incarichi di sottogoverno, posti di responsabilità, prebende, sussidi e quanto permette loro di essere antimafiosi, antipizzo, antimafia&#8230; E la condizione sottintesa di questa elargizione è che si crei, nella loro coscienza ed a loro insaputa, un blocco psicologico che faccia loro dire giustamente: &#8220;È un mio diritto chiedere alle istituzioni un sostegno per il mio impegno in favore della legalità&#8221; ma che impedirà loro in buona sostanza la considerazione  che chi concede questo diritto sa di creare una <strong>resistenza alla denuncia, un blocco alle parole, una remora al giudizio</strong>. E se da liberi ci si sarebbe indignati davanti ad ogni sospetto di illegalità, ora non si avvertirà più lo stimolo della rivolta&#8230;</p>
<p>Il <strong>meccanismo</strong> è diabolico e salva del tutto la buona fede e la buona coscienza.</p>
<p>Ha salvato la <strong>buona fede dei preti</strong> che facevano votare DC in cambio di denaro, allo scopo di fare del bene perché &#8220;i soldi sono lo sterco del diavolo con cui si concimano le opere di Dio&#8221;; salva la chiesa di oggi che per difendere i principi &#8220;non negoziabili&#8221; e i sussidi governativi appoggia Berlusconi, così come favorirebbe qualsiasi governo si comportasse come il cavaliere; salva l&#8217;onestà e la buona fede di coloro che, pur di continuare a fare antimafia, antipizzo e quant&#8217;altro, ricevono qualcosa che spegnerà la loro voglia di gridare quando sarà necessario.</p>
<p>Su tutto questo pericolo vorremmo <strong>porre l&#8217;attenzione e suscitare un dibattito</strong>.</p>
<p><strong>CittaInsieme</strong> non solo non ha mai chiesto nulla, ma ha rifiutato spesso l&#8217;aiuto offerto da politici interessati solo a fagocitare la libertà di un movimento che può parlare o tacere, secondo i casi, ma che in ogni caso non lo fa mai per interesse.</p>
<p>Ci siamo anche procurati minacce di querela, ai tempi della giunta Bianco, da parte di alcuni assessori, perché abbiamo puntato il dito.</p>
<p>Una <strong>politica libera da clientele</strong> è probabilmente una pura utopia.</p>
<p>Ma noi crediamo sia l&#8217;<strong>unico orizzonte possibile</strong> all&#8217;interno del quale si possa collocare chi si adopera per combattere la mafia, la corruzione e per il rispetto della legalità.</p>
<p>CittàInsieme</p>
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		<title>Sud sempre più a sud</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 03:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In 20 anni la politica tedesca ha ridotto del 50% il divario tra Germania dell’Est e Germania dell’Ovest; in Italia, dopo 150 dall’unità d’Italia, il divario nord-sud non è diminuito, anzi: “a differenza delle altre regioni europee in ritardo di sviluppo che tendono a convergere verso la media dell&#8217;area, il mezzogiorno non recupera terreno”. A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8642" href="http://www.argo.catania.it/2009/12/04/sud-sempre-piu-a-sud/sud/"><img class="alignright size-full wp-image-8642" title="sud" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/12/sud.jpg" alt="sud" width="117" height="116" /></a>In 20 anni la politica tedesca ha ridotto del 50% il divario tra Germania dell’Est e Germania dell’Ovest; in Italia, dopo 150 dall’unità d’Italia, il <strong>divario nord-sud</strong> non è diminuito, anzi: “a differenza delle altre regioni europee in ritardo di sviluppo che tendono a convergere verso la media dell&#8217;area, <strong>il mezzogiorno non recupera terreno</strong>”. A dirlo è stato il <a href="http://www.bancaditalia.it/interventi/integov/2009/draghi_261109/draghi_261109.pdf" target="_blank">Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi</a> al convegno “Il mezzogiorno e la politica economica dell’Italia”, nel quale sono stati presentati i risultati di una ricerca, durata 2 anni, a cura del centro studi della Banca d’Italia. In essa si sottolinea il <strong>peso della criminalità organizzata</strong>, che <span id="more-8606"></span>“infiltra le pubbliche amministrazioni, inquina la fiducia tra i cittadini, ostacola il funzionamento del libero mercato concorrenziale, accresce i costi della vita economica e civile”.</p>
<p>Ma le responsabilità del mancato sviluppo non sono tutte riconducibili alla presenza della criminalità organizzata. Draghi evidenzia “<strong>scarti allarmanti di qualità</strong> fra Centro Nord e Mezzogiorno nell’<strong>istruzione</strong>, nella <strong>giustizia civile</strong>, nella <strong>sanità</strong>, negli <strong>asili</strong>, nell’<strong>assistenza sociale</strong>, nel <strong>trasporto locale</strong>, nella <strong>gestione dei rifiuti</strong>, nella <strong>distribuzione idrica</strong>. In più casi – emblematico è quello della sanità – il divario deriva chiaramente dalla minore efficienza del servizio reso, non da una carenza di spesa. Svolgere un’attività produttiva in Italia è spesso più difficile che altrove, anche per la minore efficacia della Pubblica amministrazione”; esprime perplessità circa la <strong>politica dei sussidi alle imprese</strong>, capace di incentivare solo investimenti che sarebbero stati ugualmente effettuati e introdurre distorsioni nel mercato, senza alcun effetto durevole sullo sviluppo delle attività produttive; non crede che nel sud vi sia un problema di <strong>carenza di sportelli bancari</strong> (e sembra proprio che si riferisca alla proposta di istituire la <a href="http://www.argo.catania.it/2009/11/18/il-mercato-delle-vacche/" target="_blank">banca del Mezzogiorno</a> quando afferma “non sembra essere la mancanza di una banca radicata nel Mezzogiorno la causa fondamentale dei problemi”).</p>
<p>Evidenzia, inoltre,  gli scarsi risultati delle recenti <strong>politiche regionali</strong>, che sebbene esplicitamente finalizzate a promuovere lo sviluppo delle aree in ritardo, con interventi specifici (miglioramenti nella trasparenza informativa, nella rendicontazione, nel controllo e nella valutazione dei risultati dell’azione pubblica), sono stati indebolite dall’azione di <strong>localismi</strong>, dalla <strong>frammentazione degli interventi</strong>, dalla difficoltà di individuare le priorità, dalla <strong>sovrapposizione delle competenze dei vari enti pubblici.</strong></p>
<p><strong></strong> Un’analisi a tutto campo quella esposta dal governatore, nella quale attribuisce una quota di responsabilità anche al “capitale sociale”, cioè al popolo che non svolge la propria funzione di cittadino: “Alla radice dei problemi del Sud stanno la <strong>carenza di fiducia tra cittadini</strong> e tra cittadini e istituzioni, la <strong>scarsa attenzione prestata al rispetto delle norme</strong>, l’<strong>insufficiente controllo esercitato dagli elettori nei confronti degli amministratori eletti</strong>, il debole spirito di cooperazione: è carente quello che viene definito capitale sociale”.</p>
<p>Di <strong>capitale sociale negativo </strong>“che rende elevati i costi di transizione, di scambio” ne parla anche<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/18-novembre-2009/mezzogiorno-capitale-sociale-negativo_PRN.shtml" target="_blank"> Carlo Carboni, in un articolo su Il Sole 24 Ore del 18/11/2009</a>: “sono carenti le <strong>economie esterne</strong>, le <strong>infrastrutture</strong> e i servizi, ma soprattutto sono certi tipi di relazionalità, come il <strong>clientelismo politico</strong> e le <strong>reti mafiose</strong>, a rendere alcune aree chiave meridionali allergiche al mercato economico. Una secca riprova della correlazione inversa tra mercato e poteri mafiosi viene proprio da alcune aree meridionali come l&#8217;Abruzzo, la Basilicata, la Sardegna e in parte la Puglia, aree regionali affrancate dai poteri mafiosi, nelle quali lo sviluppo e la crescita economica in questi anni hanno assunto ritmi apprezzabili”.</p>
<p>Sempre nello stesso articolo, l’autore parla degli attori del capitale sociale: “<strong>le mafie</strong> sono i principali responsabili dei drammatici ritardi delle quattro grandi e popolose regioni meridionali. Campania, Calabria, Puglia e Sicilia oggi sono tra le regioni più povere e statiche in Europa. Le reti di relazioni di tipo mafioso entrano in circolo nelle arterie istituzionali e soprattutto fluiscono, infettandoli, nei capillari familiari, parentali, di comunità locale.</p>
<p>In secondo luogo, i <strong>ceti ristretti politico-istituzionali locali</strong>, con le loro promesse mancate e i loro deprecabili sprechi, appaiono i demiurghi di un&#8217;immagine del Mezzogiorno che ha tradito le aspettative degli italiani, dopo anni di ingenti investimenti pubblici (oggi il Sud è dietro, in quanto a reddito e produttività, a Grecia e Portogallo). Anche se promette diversamente, in cuor suo, il politico ritiene di non dover prendersi cura del bene collettivo se non in funzione del tornaconto personale e del proprio comitato elettorale. Le risorse pubbliche, nei decenni, impiegate per lo sviluppo del Sud, in parte sono state intercettate dalle mafie, ma in parte sono state assorbite per alimentare le clientele del mercato politico…</p>
<p>Il terzo giocatore avverso è diffuso nella <strong>società stessa</strong>. Questa, infatti, vive e subisce il pan politicismo e usufruisce a volte delle scorciatoie mafiose. Ne sono esempi l&#8217;<strong>abusivismo edilizio</strong> endemico che ferisce per sempre il paesaggio, la leva delle <strong>raccomandazioni</strong> per ottenere un impiego nella PA periferica o strappare un sussidio immeritato, l&#8217;<strong>evasione fiscale</strong>, il <strong>lavoro nero</strong>, lo scempio dei <strong>rifiuti</strong>. Del resto il mercato politico e quelli controllati dalle mafie sono gli unici efficienti nell&#8217;allocazione delle risorse alle famiglie, secondo comportamenti amorali e miopi in funzione del perseguimento cinico del proprio tornaconto…</p>
<p>Come prescrivere una <strong>ricetta per il Sud</strong> senza tenere conto della forza di questi giocatori avversi? … Un possibile antidoto per ribaltare il capitale sociale negativo meridionale è costruire un cartello di soggetti istituzionali, parti datoriali e sociali, banche, forze ambientali e culturali che esprimano una governance del territorio e dello sviluppo locale meridionali in funzione della programmazione e del controllo dei finanziamenti pubblici e privati. In secondo luogo, servirebbe non il Partito del Sud, ma un patto nazionale per lo sviluppo del Mezzogiorno.&#8221;  Questo obiettivo può essere centrato solo se tutti gli italiani ritengono che &#8220;un&#8217;uscita rapida dalla sospensione e dal ristagno del Mezzogiorno consentirà al Paese di riavviare l&#8217;economia e lo sviluppo a un ritmo adeguato ad un grande paese di rango europeo”.</p>
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		<title>Quando Librino dà spettacolo</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 00:44:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La vana ricerca di uno spazio per giocare a calcio come metafora del desiderio di una vita ‘normale’ che un gruppo di adolescenti del quartiere di Librino insegue inutilmente. Lo sfondo, e il titolo, è &#8220;Librino&#8221;, un quartiere-mostro di 70.000 abitanti, non l’ultimo ma certamente il più grosso dei sogni fallimentari della ‘grande Catania’ degli anni Sessanta. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La vana ricerca di uno spazio per giocare a calcio come <strong>metafora</strong> del desiderio di una vita ‘normale’ che un<img class="alignright size-medium wp-image-8507" title="GAPA" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/11/GAPA-203x300.jpg" alt="GAPA" width="203" height="300" /> gruppo di adolescenti del quartiere di Librino insegue inutilmente.</p>
<p>Lo sfondo, e il titolo, è &#8220;Librino&#8221;, <strong>un quartiere-mostro</strong> di 70.000 abitanti, non l’ultimo ma certamente il più grosso dei sogni fallimentari della ‘grande Catania’ degli anni Sessanta.</p>
<p>Il <strong>monologo</strong>, scritto e messo in scena dal camaleontico <strong>Luciano Bruno</strong> al GAPA di via Cordai per la regia di O. Condorelli e G. Scatà, non è solo un piccolo ma riuscito saggio di <strong>‘romanzo di formazione’</strong>, in parte autobiografico, in cui si racconta di un gruppo di adolescenti, muniti dei regolamentari soprannomi -Pirocchiu, Grattacielo, Menzabirra, Tigna, Lucio Dalla, Funcia e Luciano-, che inseguono infruttuosamente il sogno di uno spazio in cui prendere a calci un pallone, fino a quando,<span id="more-8505"></span> ormai adulti, la durezza della vita non li condurrà su strade diverse. L’ennesima storia insomma di un’adolescenza a cui è stata rubata, oltre la freschezza, anche la voglia di imparare a perseguire i propri sogni.</p>
<p>Un desiderio normalissimo, ma paradossalmente difficile da realizzare in un quartiere in cui di spazi liberi ce ne sono anche troppi; infatti i ragazzi vengono continuamente <strong>scacciati</strong>, dal pezzo di campagna in cui deve sorgere l’ennesima palazzata, dal cortile sotto casa, dalla piazza più vicina, perché c’è sempre un adulto –il palazzinaro speculatore, il vicino di casa che deve alzarsi presto per andare a lavorare, il capo del condominio- che impone altre esigenze.</p>
<p>Lo spettacolo è però anche<strong> un tassello che si aggiunge al mosaico della storia e dell’identità di un quartiere</strong> che tante e diversificate presenze di gruppi, associazioni e iniziative stanno cercando di costruire con determinazione quasi disperata, vista l’enormità del problema, la violenza dei venti che spirano contro e l’esiguità delle forze in campo. L’importante è che ci siano e che continuino a provarci.</p>
<p>Ma è soprattutto <strong>un atto di accusa contro una intera classe politica locale</strong> che non ha saputo dare seguito all’<strong>intuizione iniziale</strong> di trasformare una borgata dalla florida agricoltura -chi non ha mai sentito parlare del mitico vino delle Terreforti?- in una città-satellite pienamente autonoma ma organicamente comunicante col resto della città.</p>
<p>Col passare del tempo è stata <strong>deformata</strong>, tanto per cambiare, in una colossale concentrazione di speculazione edilizia e clientelismo elettorale, priva delle più elementari strutture utili ad una umana e civile convivenza ma con tanti spazi vuoti in cui si è comodamente infiltrata, occupandoli in pianta stabile, la malavita.</p>
<p><strong>Il grande successo</strong> di pubblico e la sincera <strong>commozione</strong> che Luciano Bruno ha saputo comunicare sono una piccola ma sostanziosa testimonianza di quanto la gente abbia <strong>bisogno di sentirsi raccontare, non in maniera consolatoria, la realtà vera</strong> e non quella manipolata e corruttrice fatta di nonni Liberi, veline, escort e trans.</p>
<p>Una modesta proposta: perché non <strong>far girare <em>obbligatoriamente</em> per le scuole</strong> questo spettacolo, <strong>una vera e propria lezione di storia locale e di ‘cittadinanza’</strong>, come vorrebbe l’impareggiabile ministro Gelmini?<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="redazione-argo" width="32" height="38" /></a></p>
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		<title>La Sicilia dei record: la formazione professionale</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2009 05:33:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ninoinde</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel quadro di quella originale iniziativa di autoopposizione interna alla maggioranza del nostro Parlamento Regionale, finita la guerra sulla sanità, è in corso quella sulla formazione professionale. Proprio in questi giorni il presidente Lombardo ha d&#8217;autorità dichiarato nulle tutte le decisioni assunte nell&#8217;ultimo mese dall&#8217;assessore al ramo Incardona. Naturalmente il comune mortale non saprà mai quali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel quadro di quella originale iniziativa di <strong>autoopposizione</strong> interna alla maggioranza del nostro Parlamento <img class="alignright size-full wp-image-3448" title="clientelismo3" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/04/clientelismo3.jpg" alt="clientelismo3" width="124" height="112" />Regionale, finita la <strong>guerra</strong> sulla sanità, è in corso quella <strong>sulla formazione professionale</strong>. Proprio in questi giorni il presidente Lombardo ha d&#8217;autorità dichiarato nulle tutte le decisioni assunte nell&#8217;ultimo mese dall&#8217;assessore al ramo Incardona. Naturalmente il comune mortale non saprà mai quali sono e perchè sono illegittimi questi atti, e inutilmente cercherà lumi nei giornali. E&#8217; importante allora provare a capire almeno il contesto in cui si sviluppa questa <strong>ennesima guerra per bande</strong> per cui bisognerà cominciare a dire che la <strong>formazione professionale in Sicilia</strong> rappresenta<span id="more-3444"></span> fondamentalmente <strong>un grosso affare</strong> per gli Enti che la erogano. Un&#8217;indagine della Corte dei Conti sul sistema di formazione professionale siciliano ha definito lo stesso «un archetipo che presenta <strong>una conformazione prevalentemente assistenziale</strong>», con costi mai inferiori ai 454 euro per allievo, ma che possono raggiungere i 1.530 e oltre. La Corte, nel 2005, ha infatti svolto un&#8217;analisi a campione su 363 enti che hanno svolto 3.718 corsi frequentati da 57 mila allievi. È stato però rilevato che il 72,5% dei corsi sono stati svolti da soli 9 enti, per un totale di 37 mila allievi ed un incasso pari al 63% delle risorse complessive.</p>
<p>Si tratta di <strong>un sistema privo</strong>, prosegue la Corte, «<strong>di qualsivoglia atto valutativo </strong>sull&#8217;attività amministrativa e sui dirigenti», caratterizzato inoltre dall&#8217;<strong>assenza di «adeguate indagini finalizzate a individuare le figure professionali maggiormente richieste sul mercato</strong> e dunque i profili professionali da porre a fulcro delle iniziative di formazione pubblica».</p>
<p>In media ogni anno si svolgono in Sicilia 5.000 corsi, ad opera di 1.559 enti con 2.581 sedi sull&#8217;isola. Si stima che vi sia <strong>un Ente di formazione ogni tre attivi in Italia</strong>, con una media di quattro sedi e mezzo per Comune, in cui ogni giorno, incluse domeniche e festività, si svolgerebbero 14 corsi. A frequentarli però, solo una piccola percentuale della popolazione residente, corrispondente allo 0,1% della popolazione siciliana. Su tale quota non ci si può non interrogare se si pensa che la popolazione in età formativa è pari a 2,1 milioni, per quanto essa comprenda anche gli occupati.</p>
<p>C&#8217;è da chiedersi, a questo punto, per quale ragione sia così elevato e <strong>sproporzionato il numero di formatori: 7 mila</strong>, tra l&#8217;altro ampiamente sottostimato, poiché, si riferisce ai soli 42 enti storici. <strong>Da quando il sistema beneficia dei fondi comunitari, gli enti e i formatori si sono moltiplicati a dismisura</strong> e sfuggono a ogni controllo: sindacale e istituzionale. Il panorama della formazione professionale in Sicilia contava, nel 2006, almeno 14 mila addetti, esattamente il doppio rispetto le stime ufficiali, nonché i due terzi di quelli operanti sull&#8217;intero territorio nazionale. È naturale pensare che la ragione di tutto questo sia una: le <strong>ingenti risorse</strong> disponibili. Basti pensare che nel 1995, quando gli operatori della formazione erano circa 5.700, i finanziamenti stanziati ammontavano a 300 miliardi di lire. Nel 2002 hanno raggiunto i 222,4 milioni di euro, nel 2005 i 271,5 e nel 2006 quasi quota 300.</p>
<p>Appare chiaro che l&#8217;elefantiasi del sistema della formazione professionale in Sicilia risponda a <strong>logiche fondamentalmente clientelari </strong>e non alle esigenze dell&#8217;utenza: anche quest&#8217;anno, infatti, il Piano Regionale dell&#8217;Offerta Formativa (P.R.O.F.) stenta a partire, e, come se non bastasse, si è assistito al tentativo di ammettere a finanziamento numerosi nuovi Enti di formazione, sforando ampiamente il budget disponibile, producendo così ulteriori ritardi, le cui conseguenze ricadono esclusivamente sull&#8217;utenza e sul personale, che da mesi non percepisce stipendio.</p>
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		<title>Ma è il &#8220;caso Catania&#8221; o sono un &#8220;caso&#8221; i catanesi?</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 04:28:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con una lunga inchiesta dall&#8217;emblematico titolo &#8216;I vicerè&#8217; andata in onda su Rai 3 domenica sera, 15 marzo, Milena Gabanelli e il suo staff hanno raccontato al mondo intero, facendo una specie di riassunto delle puntate precedenti, gli ultimi dieci anni della storia di Catania. Ne è venuto fuori un quadro che definire desolante è eufemistico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con una <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-6b76e15d-a80b-465e-9531-131a194e030b.html?p=0" target="_blank">lunga inchiesta dall&#8217;emblematico titolo &#8216;I vicerè&#8217; </a> andata in onda su Rai 3 domenica sera, 15 marzo, <strong>Milena</strong> <img class="alignright size-thumbnail wp-image-2410" title="gabanelli" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/03/gabanelli-150x144.jpg" alt="gabanelli" width="150" height="144" /><strong>Gabanelli</strong> e il suo staff hanno raccontato al mondo intero, facendo una specie di riassunto delle puntate precedenti, <strong>gli ultimi dieci anni della storia di Catania</strong>.</p>
<p>Ne è venuto fuori un quadro che definire desolante è eufemistico, a parlare di situazione sudamericana si rischia di offendere la dignità dei sudamericani, forse solo il linguaggio biblico può aiutare a definire il quadro: <strong>una babele lucidamente perseguita ed eretta a sistema di potere</strong>. E&#8217; stato messo in luce un inestricabile intreccio clientelare fra politica locale e nazionale, mafia e imprenditoria più o meno legale che stringe in un&#8217;immonda e soffocante rete di interessi l&#8217;intera città. Una sorta di minestrone da cui nessuno esce indenne: <span id="more-2409"></span>potere politico, istituzioni, dirigenti delle aziende municipalizzate, stampa monopolizzata, mondo delle professioni, imprenditoria. Spesso e opportunamente la conduttrice ha sottolineato che non si tratta tanto di un caso di periferia ma di un tassello, magari parossistico, di cui si alimenta e su cui si fonda <strong>un sistema di potere nazionale</strong>.</p>
<p>Forse andavano meglio sottolineati anche <strong>le apparenti assenze</strong>. Che ruolo giocano, ad esempio, in questo dramma più che pirandelliano l&#8217;opposizione politica spesso timida e reticente quando non coinvolta nella spartizione; la magistratura, normalmente distratta o messa in condizione di non nuocere;  l&#8217;università, che abdicando alla sua autonomia culturale, ha accettato di diventare pur essa terreno in cui si esercita il padrinaggio politico; la chiesa, incapace di assumere un atteggiamento libero e profetico, in cambio di pochi ma sostanziosi piatti di lenticchie? Non sono solo delle comparse e in ogni caso anche i loro comportamenti possono apparire come forme più o meno consapevoli di complicità.</p>
<p>La domanda iniziale comunque ci sembra decisiva: ma <strong>i catanesi</strong> come fanno a vivere con dignità quanto ieri sera è stato impietosamente sciorinato davanti agli occhi dell&#8217;opinione pubblica nazionale?</p>
<p>A stento, ma fino ad un certo punto, riusciamo a farci una ragione del come siano proprio i quartieri popolari a dare a questo sistema di potere un consenso elettorale bulgaro: lo sfruttamento cinico e spregiudicato del bisogno della <strong>povera gente</strong> &#8211; un lavoro, un sussidio, la casa, una qualsiasi forma di assistenza, una raccomandazione - incanalato da tanti finti patronati e da una miriade di piccoli boss di quartiere, mancando ogni altra forma di mediazione politica, riesce con relativa facilità a raggiungere questi risultati.</p>
<p>Certo, però, che l&#8217;immagine più impressionante di questa generalizzata <strong>collusione di tutti con tutti</strong>, la si è avuta lo scorso anno, una domenica prima delle elezioni del 15 giugno. Quel giorno, l&#8217;unico quotidiano cittadino &#8216;La Sicilia&#8217;, ha pubblicato infatti a pagina intera una lettera aperta firmata da decine di persone &#8211; c&#8217;erano dentro medici, ingegneri, notai, avvocati, universitari &#8211; che impunemente si autodefinivano <strong>&#8216;società civile&#8217;</strong>. Insomma, quelle stesse che avevano sostenuto e possibilmente fruito dei favori dell&#8217;amministrazione Scapagnini, hanno avuto la sfacciata impudenza di chiedere al nuovo candidato sindaco Stancanelli, venuto fuori come un coniglio alcune notti prima dal cappello degli accordi elettorali fra PdL ed MPA, una inversione di rotta nella pratica dell&#8217;amministrazione della città.</p>
<p>Ma quando arriverà il momento di <strong>tagliare i fili di questa intricatissima matassa</strong>?<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/02/redazione-argo-32x38.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1712" title="redazione-argo-32x38" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/02/redazione-argo-32x38.jpg" alt="redazione-argo-32x38" width="32" height="38" /></a></p>
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		<title>&#8216;MPAri, ti sevvi &#8216;n consulenti?</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2009/03/11/mpari-ti-sevvi-n-consulenti/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2009 04:10:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>serfisi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tratto da La Repubblica, 03/03/2009, Emanuele Lauria: Le consulenze d&#8217;oro di Lombardo Una montagna di documenti: 15 mila fotocopie di delibere, curriculum, piante organiche. Con un blitz di due giorni, effettuato alla fine della scorsa settimana nel centro direzionale di via Nuovaluce, gli agenti della Guardia di finanza hanno acquisito tutti gli atti relativi agli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da <a href="http://palermo.repubblica.it/dettaglio/le-consulenze-doro-di-lombardo-spesi-due-milioni-alla-vigilia-del-voto/1598429" target="_blank">La Repubblica, 03/03/2009, Emanuele Lauria: Le consulenze d&#8217;oro di Lombardo</a> <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/03/lombardo.jpeg"><img class="size-full wp-image-2170 alignleft" title="lombardo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/03/lombardo.jpeg" alt="lombardo" width="102" height="153" /></a>Una montagna di documenti: 15 mila fotocopie di delibere, curriculum, piante organiche. Con un blitz di due giorni, effettuato alla fine della scorsa settimana nel centro direzionale di via Nuovaluce, gli agenti della Guardia di finanza hanno acquisito tutti gli atti relativi agli incarichi assegnati dall´ex presidente della Provincia di Catania, Raffaele Lombardo, oggi governatore della Sicilia. C´è un´inchiesta giudiziaria sulla raffica di nomine di dirigenti a contratto, di consulenti, di collaboratori, disposte da Lombardo <span id="more-2152"></span>nel periodo in cui ha guidato l´ente etneo, dal giugno del 2003 sino a febbraio del 2008. Le indagini, affidate al pm Alessandra Chiavegatti, sono coordinate dal procuratore capo Vincenzo D´Agata.  Si tratta, per il momento, dell´apertura di un fascicolo di «atti relativi» e non è stato emesso alcun avviso di garanzia. Ma i magistrati vogliono vederci chiaro su presunte irregolarità nell´affidamento degli incarichi da parte di Lombardo. Hanno deciso di verificare se i membri dello staff o gli esperti prescelti avessero i titoli richiesti e se la loro assunzione fosse motivata da esigenze d´organico. L´attività istruttoria, dicono in Procura a Catania, prende le mosse da una denuncia ma sarebbe da collegare, vista anche la coincidenza temporale, con la pubblicazione sul sito web <em>Il dito.it d</em>i un lungo e dettagliato elenco di provvedimenti firmati da Lombardo. Una lista di 220 atti con cui l´ex presidente della Provincia ha nominato o confermato nell´incarico la sua &#8220;corte&#8221;. La spesa? Oltre 4 milioni di euro. Gran parte di essa si è concentrata negli ultimi due mesi prima delle dimissioni di Lombardo, formalizzate l´otto febbraio 2008. Prima della campagna elettorale per le regionali che ha visto il leader dell´Mpa trionfare il 14 aprile. Ottantadue gli incarichi attribuiti in quel periodo, per un totale di due milioni 269 mila euro. Giornalisti, avvocati dell´ufficio legale, membri della segreteria tecnica, dirigenti fedelissimi come Carmelo Marcello Messina, Massimo Scatà (oggi nell´ufficio di gabinetto dell´assessore regionale al Territorio Giuseppe Sorbello) o Aurelio Bruno, tutti beneficiari per il 2008 di contratti da 100 mila euro l´anno. Fra le nomine firmate l´8 febbraio, poco prima dell´addio di Lombardo alla Provincia, quella dell&#8217;ex procuratore generale di Catania Giacomo Scalzo (già candidato sindaco di Caltagirone) designato alla guida di &#8220;Servizi idrici etnei&#8221; e quella di Filippo Sciuto, ex candidato sindaco di Pedara, entrato nel cda del teatro stabile di Catania.  Ma ci sono molti volti noti del mondo lombardiano, nell´elenco al vaglio dei magistrati: dalla storica segretaria Maria Bonanno all´allora capo di gabinetto Maria Arena. Dall´ideologo dell´Mpa, Elio Rossitto, che prima di litigare con Lombardo ha avuto il 31 dicembre del 2007 l´ultimo contratto da esperto da 22 mila euro annui, all&#8217;ex assessore comunale del Mpa Melita Schillaci, indicata presidente del consorzio universitario calatino all&#8217;interno del pacchetto di nomine varato al fotofinish, l´8 febbraio. Nella lista una sfilza di consulenze (ben 39) per il progetto di formazione nel settore turistico Ori Etna Tour e alcuni incarichi curiosi: allo studio Crastolla, ad esempio il 29 dicembre 2006 furono assegnati 36 mila euro per l´assistenza tecnico-legale al programma di cooperazione Bulgaria-Romania, studio finalizzato alla promozione delle imprese catanesi in quel territorio. Mentre il signor Elio Aloi è stato messo sotto contratto «per l´attività di controllo in occasione di manifestazioni o eventi al centro fieristico Le ciminiere». Nomine e conferme, ancora nomine. Alcune a titolo gratuito, altre a spese di altri enti. Una pratica con cui Lombardo ha alimentato il suo bacino di consensi. Sulla cui legittimità indaga adesso la Procura (03 marzo 2009)</p>
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		<title>La resa dei Conti</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 05:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariagrazia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tratto da: Repubblica, Palermo, 27/01/09, Ufficio stampa della Regione: spreco da 4 milioni di euro. I magistrati chiedono i danni a Cuffaro e Lombardo di  Emanuele Lauria Un danno erariale da quattro milioni di euro. È la cifra indicata dalla Corte dei conti per le «assunzioni ingiustificate e il mantenimento in servizio sine titulo» di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/cuffaro.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-1266" title="cuffaro" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/cuffaro.jpeg" alt="cuffaro" width="95" height="120" /></a>Tratto da: </strong>Repubblica, Palermo, 27/01/09, <em>Ufficio stampa della Regione: spreco da 4 milioni di euro</em>. I magistrati chiedono i danni a Cuffaro e Lombardo di  Emanuele Lauria</p>
<p>Un <strong>danno erariale da quattro milioni di euro</strong>. È la cifra indicata dalla Corte dei conti per le «assunzioni ingiustificate e il mantenimento in servizio sine titulo» di <strong>venti giornalisti dell&#8217; ufficio stampa</strong>. La magistratura contabile, alla fine di un´indagine durata più di un anno, ha inviato tre inviti a dedurre, atti che equivalgono agli avvisi di garanzia della giustizia ordinaria. I provvedimenti, firmati dal sostituto procuratore generale Gianluca Albo, sono stati recapitati all´ex governatore Salvatore Cuffaro, che decretò le assunzioni, all´attuale presidente della Regione Raffaele Lombardo, che ha mantenuto in servizio i giornalisti, e a Francesco Castaldi, il capo dell´ufficio legislativo e legale che ha fornito di recente un parere che ha costituito il fondamento giuridico del comportamento dell&#8217; ultimo inquilino di Palazzo d´Orleans.</p>
<p><span id="more-1265"></span> Arriva il conto agli amministratori per la <strong>struttura d´informazione monstre</strong> messa su negli anni del governo Cuffaro: ventitré giornalisti, reclutati senza concorso con la qualifica di redattore capo (stipendio 3.800 euro al mese). Più delle altre regioni italiane che peraltro, secondo una ricognizione fatta dalla Corte dei conti, hanno tutte insieme un numero di redattori capo inferiore a quelli di stanza a Palazzo d´Orleans. Le assunzioni finite nel mirino della Corte sono 20, ovvero quelle fatte a partire dal febbraio del 2004. Fu in quella data, infatti, che venne applicata per la prima volta la legge 2 del 2002, ovvero la prima Finanziaria del governo Cuffaro in cui è contenuto un richiamo esplicito a una normativa nazionale (la legge 150 del 2000) che prevede che «le amministrazioni pubbliche individuano, nell´ambito delle proprie dotazioni organiche, il personale da adibire all´attività di informazione».</p>
<p>In alternativa, la legge statale prevede sì il ricorso a esterni, ma solo nella qualità di esperti da reclutare rigorosamente con contratti a termine. Per i magistrati contabili i <strong>rapporti di lavoro</strong> stipulati dal governo Cuffaro sarebbero<strong> illegittimi</strong> perché non è stata fatta alcuna valutazione preventiva sull´utilità di questo personale e non sono stati specificati durata del contratto e compensi dei giornalisti assunti. La Corte ravvisa una «non congruità» fra l´attività svolta e la retribuzione. In base al seguente ragionamento: se la qualifica di redattore capo è assegnata di regola a chi coordina un ufficio, com´è possibile che a Palazzo d´Orleans l´abbiano tutti?</p>
<p>E, in ogni caso, i rapporti di lavoro con i componenti degli uffici stampa avrebbero dovuto avere carattere fiduciario e dunque essere rinnovati prima da Cuffaro nel 2006 (in occasione della sua rielezione) e poi da Lombardo (asceso alla presidenza della Regione nell´aprile del 2008). Cosa che non è accaduta. Lo staff dei comunicatori di Palazzo d´Orleans fino al 2004 era composto da quattro giornalisti professionisti. Le maglie si allargarono, quell´anno, con una leggina varata dall´Ars che ha consentito anche l´assunzione di pubblicisti e ha portato il numero dei componenti dell´ufficio stampa da quattro a otto.</p>
<p>Successivamente, nel 2006, l´organico fu portato a 24. Proprio alla vigilia delle elezioni regionali avvenne la grande infornata: dopo Piero Nicastro, Santina Scolaro (ex portavoce del presidente Cuffaro) e Piero Messina (che aveva lavorato al gruppo Udc all´Ars), il 28 marzo 2006 entrarono in servizio 15 giornalisti. Nella lista quasi tutti i portavoce degli assessori regionali in uscita: Giulio Ambrosetti, Laura Compagnino, Fabio De Pasquale, Maria Pia Ferlazzo, Enzo Fricano, Fabio Geraci, Stanislao Lauricina, Luisa Micciché, Wlady Pantaleone, Stefania Sgarlata, Manlio Viola.</p>
<p>Ma in quell´occasione vennero assunti in pianta stabile anche altri giornalisti vicini a esponenti politici del centrodestra: Vito Orlando, portavoce dell´allora presidente dell´Ars Guido Lo Porto, Ludovico Licciardello, addetto stampa dell´ex vicepresidente Salvo Fleres. E ancora: Luigi Sarullo, figlio di Aldo Sarullo (consulente dell´attuale presidente del Senato Renato Schifani) e Ivana Di Nuovo, figlia dell´ex responsabile dell´ufficio stampa dell´Udc. Nella legislatura successiva, nell´ottobre del 2007, entrarono infine Guido Monastra, subito nominato coordinatore dell´ufficio stampa, e Francesco Inguanti, un consulente di Cuffaro che aveva preso solo da qualche mese la tessera di pubblicista. Cuffaro, Lombardo e Castaldi hanno adesso 45 giorni di tempo per depositare le proprie deduzioni. Poi spetterà al procuratore a decidere sulla loro citazione in giudizio.</p>
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		<title>Catania, il paradiso degli ipermercati</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jan 2009 05:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariagrazia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tratto da</strong>:   L&#8217;Isola Possibile, maggio 2008,  Renato Camarda, <em>Il far west degli ipermercati<img class="alignright size-full wp-image-1170" title="ipermercati" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/ipermercati.jpeg" alt="ipermercati" width="133" height="70" /></em></p>
<p>850mila, 700mila, 650mila. No, non parliamo di vecchie lire. Le prime due cifre indicano, in metri quadrati, il suolo pubblico occupato dagli Ipermercati in Sicilia e a Catania, la terza quello che, sempre nella provincia etnea, sarà utilizzato dai centri commerciali attualmente in costruzione. Certo, siamo ancora lontani dall&#8217;impetuoso sviluppo del centro e del nord  Italia, ma solo in Sicilia oltre l&#8217;80% degli esercizi è concentrato in un&#8217;unica zona.</p>
<p style="text-align: justify;">Rinasce la Milano del sud, seppure attraverso la discutibile via delle cattedrali del consumo, o si tratta dell&#8217;ennesima pericolosa anomalia?<span id="more-1169"></span><br />
Guardiamo i dati. Su otto grandi centri commerciali in funzione almeno cinque denunciano significative difficoltà (cali di fatturato, cassa integrazione, bassi livelli di affluenza). Dei quattro in costruzione solo per uno, sinora, è prevista la firma in prefettura dei &#8220;protocolli di legalità&#8221; (che impegnano la società a rispettare le <strong>norme sulla sicurezza e i contratti di lavoro</strong>). In due le autorizzazioni per i lavori sono frutto di varianti o proroghe. L&#8217;ultimo più che un ipermercato sembra un esercizio commerciale orientato, per lo più, ad offrire attività di svago e divertimento.<br />
A fronte di una redditività quantomeno discutibile, è lecito cercare altre spiegazioni sulla proliferazione degli ipermercati. E&#8217; interessante, per esempio, notare che, in seguito a varianti d&#8217;uso e autorizzazioni a costruire, alcuni <strong>terreni agricoli</strong>, spesso proprietà dei soliti noti, hanno <strong>centuplicato il loro valore</strong>. O che il miraggio di tanti nuovi posti di lavoro, almeno nel medio periodo, ha fatto da collante fra esigenze dei politici (aumento delle <strong>clientele</strong>) e degli imprenditori (facilitazioni nelle concessioni delle autorizzazioni). Infine, come non pensare &#8211; in Sicilia &#8211; al ruolo della <strong>mafia</strong>,  rispetto alle estorsioni e al <strong>riciclaggio del denaro sporco</strong>?</p>
<p>Vai all&#8217;articolo:<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/ipermercati1.pdf"> Il farwest degli ipermercati di Renato Camarda</a></p>
<p><em></em></p>
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