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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; distribuzione acqua</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Imporre il controllo della rete idrica</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 07:54:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Pura, “leggera” e possibilmente digestiva&#8230; Così ci viene presentata l&#8217;acqua minerale in bottiglia. Una volta c&#8217;era l&#8217;acqua di Fiuggi della quale un urologo diceva ironicamente che “faceva bene a &#8230;Fiuggi”, permettendogli di arricchirsi. Ora ci sono sul mercato acque per tutti i gusti e per tutte le tasche. Uliveto, Lete, Levissima, ….e altre marche che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/-t_zMpnrgm0U/Tw0yob39meI/AAAAAAAAJK0/mxm4Gd2_yuw/s270/acqua_minerale.jpeg" alt="" width="270" height="179" />Pura, “leggera” e possibilmente digestiva&#8230; Così ci viene presentata <strong>l&#8217;acqua minerale in bottiglia</strong>. Una volta c&#8217;era l&#8217;acqua di Fiuggi della quale un urologo diceva ironicamente che “faceva bene a &#8230;Fiuggi”, permettendogli di arricchirsi. Ora ci sono sul mercato acque per tutti i gusti e per tutte le tasche. Uliveto, Lete, Levissima, ….e altre marche che<span id="more-29126"></span> attraversano l&#8217;Italia su camion e Tir che <strong>producono gas di scarico</strong> e consumano petrolio, risorsa energetica non rinnovabile, … se non tra milioni di anni. Senza parlare della <strong>plastica</strong> delle bottiglie, che viene riciclata solo in piccola parte. Il resto finisce in discarica e pagato a peso d&#8217;oro. Insomma chi beve acqua minerale contribuisce attivamente a <strong>rovinare l&#8217;ambiente</strong>.</p>
<p>E forse non riflette sul fatto che se l&#8217;acqua non si deteriora con il passare del tempo e con l&#8217;esposizione alla luce, se non fa la muffa e non diventa verde, è solo perchè <strong>viene trattata</strong>. Parola di Pulviscolo Discolo, che fa il chimico e di queste cose ne capisce, <a href="http://blog.ctzen.it/impattozero/2012/01/06/l%E2%80%99acqua-che-elimina-l%E2%80%99acqua-%E2%80%93-quello-che-le-pubblicita-delle-acque-minerali-non-dicono/" target="_blank">come potete leggere sul suo blog</a>.</p>
<p>C&#8217;è poi da dire che bevendo acqua in bottiglia, oltre ad inquinare l&#8217;ambiente e non tutelare la nostra salute, contribuiamo a far arricchire <strong>le società</strong> che la imbottigliano. Esse pagano <strong>canoni irrisori alle Regioni</strong> (come già denunciato da Legambiente nel 2008) facendo profitti privati su un bene pubblico, ed essenziale per la vita, come l&#8217;acqua. E, per indurci al consumo di acqua imbottigliata, ci inondano di pubblicità.</p>
<p>Tra i sostenitori dell&#8217;acqua del rubinetto ci sono i redattori di Ctzen.  Si sono fatti <strong><a href="http://ctzen.it/2012/01/03/il-viaggio-dellacqua-dalla-fonte-al-rubinetto-la-sidra%C2%ABe-ottima-e-si-puo-bere%C2%BB/" target="_blank">spiegare e mostrare</a></strong> dai tecnici della Sidra quali siano i pozzi di provenienza dell&#8217;acqua che arriva nelle nostre case. Per dirci che è acqua buona e possiamo berla.</p>
<p>Tutto vero quello che dicono: l&#8217;acqua di pozzo, emunta a 180 metri di profondità è sicuramente buona. Ma è proprio vero che si mantenga tale anche <strong>durante il percorso</strong>?</p>
<p>Chi beve acqua minerale può esservi indotto dalla pubblicità, ma in genere nutre <strong>dubbi ben motivati</strong> sulla purezza dell&#8217;acqua che esce dal rubinetto. E&#8217; un fatto che talvolta ha un brutto sapore o addirittura uno strano colore &#8230;</p>
<p>Per arrivare ai nostri rubinetti l&#8217;acqua percorre alcuni kilometri in <strong>tubazioni</strong> che <strong>non</strong> sono <strong>adeguatamente monitorate e manutenzionate</strong>, come dimostrato dalla notevole quantità di acqua che viene perduta nelle dispersioni della rete fra la stazione di pompaggio e l&#8217;utente finale. Quando l&#8217;erogazione viene per qualche motivo interrotta, <strong>le tubazioni vanno sottovuoto</strong> perchè l&#8217;acqua residua scorre verso i punti più bassi della rete e dalla falle della tubazioni vengono aspirati i liquami che impregnano il terreno in cui sono immerse (gran parte della citta non è servita da fogne, ma da <strong>pozzi neri</strong> ed anche le condotte fognarie non sono integre ed a tenuta stagna). Quando ricomincia l&#8217;erogazione,  i liquami aspirati dentro le tubazioni vengono spinti dall&#8217;acqua e diffusi nella rete di distribuzione fino ai rubinetti delle case.</p>
<p>Non c&#8217;è allora alternativa all&#8217;acqua in bottiglia? L&#8217;alternativa c&#8217;è, è quella di richiedere con determinazione che i fornitori (Sidra, ma anche Carcaci, Acoset&#8230;) <strong>garantiscano la qualità dell&#8217;acqua</strong>, e ne siano responsabili, non solo all&#8217;uscita dall&#8217;impianto, ma <strong>al punto di fornitura all&#8217;utenza</strong>.</p>
<p>Per ottenere i controlli e la manutenzione necessaria non basta evidentemente la richiesta e/o la protesta dei singoli. E&#8217; necessario unire le forze, costituire un <strong>comitato di cittadini</strong> e, se necessario, imporre controlli periodici sulla <strong>integrità della rete di distribuzione</strong>. Avremo così un&#8217;acqua sicuramente non contaminata e saranno evitate quelle perdite per le quali la rete idrica italiana è stata definita un colabrodo, soprattutto al sud.</p>
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		<title>Danilo Dolci, profeta dell&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Dec 2010 00:11:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<category><![CDATA[distribuzione acqua]]></category>
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		<description><![CDATA[A giorni saranno tredici anni dalla morte di Danilo Dolci, siciliano d&#8217;adozione e profeta della non violenza. Citiamo per l&#8217;occasione qualche pagina del testo Il potere e l&#8217;acqua (Melampo editore, 2010), in cui sono raccolti degli scritti inediti di Dolci, a cura di Giusy Giani e Giordano Bruschi, con prefazione di Nando Dalla Chiesa e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://lh3.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TRkp4TDYYTI/AAAAAAAACNs/qc1Jv6IenmY/danilo%20dolci.jpg" alt="" width="218" height="158" />A giorni saranno <strong>tredici anni dalla morte di Danilo Dolci</strong>, siciliano d&#8217;adozione e profeta della non violenza. Citiamo per l&#8217;occasione qualche pagina del testo <em><strong>Il potere e l&#8217;acqua</strong></em> (Melampo editore, 2010), in cui sono raccolti degli <strong>scritti inediti</strong> di Dolci, a cura di Giusy Giani e Giordano Bruschi, con prefazione di Nando Dalla Chiesa e una testimonianza di Vincenzo Consolo.</p>
<p>Nell&#8217;economia agricola dellla Sicilia del <span id="more-17074"></span>secondo dopoguerra, l&#8217;<strong>acqua era un problema centrale</strong>, il più grosso nodo da sciogliere. Anche oggi, sia pure in forme diverse, il <img class="alignright" src="http://lh3.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TRkp4VgIn8I/AAAAAAAACN0/EU1l8rCnPwQ/2939466.jpg" alt="" width="144" height="220" />tema dell&#8217;acqua è centrale nella vita sociale ed economica. E non solo in Italia, dove ci si sta battendo perchè l&#8217;acqua torni ad essere un bene pubblico, ma a livello mondiale.</p>
<p><strong>Storia della Sicilia e attualità della problematica</strong> si intrecciano dunque nelle pagine di Dolci. .Ecco perchè riteniamo che valga la pena di leggerle. Senza neanche commentarle, perchè ogni altra parola sarebbe superflua.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://lh6.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TRkfouxGe_I/AAAAAAAACMk/_AjSbGEEm18/0scan%2042.jpg" alt="" width="600" height="189" /></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://lh5.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TRkfoj8NxHI/AAAAAAAACMY/MnaFn0jNCWg/s576/0scan%2043.jpg" alt="" width="600" height="968" /></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://lh5.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TRkfo_EgKeI/AAAAAAAACMw/XEuRQqFufEg/s576/0scan%2044.jpg" alt="" width="600" height="968" /></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://lh3.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TRkfpEgVHXI/AAAAAAAACM4/5Ocn7ejt6VU/s576/0scan%2045.jpg" alt="" width="600" height="968" /></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://lh5.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TRkfpCVzYFI/AAAAAAAACNE/Y_T4TliKNmQ/s576/0scan%2046.jpg" alt="" width="600" height="968" /></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://lh3.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TRkf6FbxegI/AAAAAAAACNM/8mJtJZpN2aE/s576/0scan%2047.jpg" alt="" width="600" height="968" /></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://lh4.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TRkf6aHtFhI/AAAAAAAACNU/amAwJJrkeMw/s576/0scan%2048.jpg" alt="" width="600" height="968" /></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://lh6.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TRkf6lzWkNI/AAAAAAAACNc/k0ptZnp9f8o/s576/0scan%2049.jpg" alt="" width="600" height="968" /></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://lh4.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TRkf6iLs-uI/AAAAAAAACNk/OSKKLjlHu1Y/s576/0scan%2050.jpg" alt="" width="600" height="617" /></p>
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		<title>Agenda 2000: quali risultati?</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 04:54:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I fondi di Agenda 2000, stanziati da Bruxelles allo scopo di ridurre le disparità di sviluppo tra le regioni e i paesi dell&#8217;Unione Europea, rappresentano per la Sicilia l&#8217;ennesima occasione mancata? Sul numero del 25 gennaio di A Sud&#8217;Europa abbiamo trovato alcuni interessanti articoli che riguardano i risultati dell&#8217;utilizzo dei fondi strutturali. Potrebbe, forse, essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/fondi-strutturali.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10234" title="fondi-strutturali" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/fondi-strutturali-300x299.jpg" alt="fondi-strutturali" width="210" height="209" /></a>I<strong> fondi di Agenda 2000</strong>, stanziati da Bruxelles allo scopo di ridurre le disparità di sviluppo tra le regioni e i paesi dell&#8217;Unione Europea, rappresentano per la Sicilia l&#8217;ennesima <strong>occasione mancata</strong>?</p>
<p style="text-align: justify;">Sul numero del 25 gennaio di A Sud&#8217;Europa abbiamo trovato alcuni interessanti articoli che riguardano i risultati dell&#8217;utilizzo dei fondi strutturali. Potrebbe, forse, essere presto per <strong>misurare</strong> l&#8217;effettivo<strong> impatto dei finanziamenti europei </strong>del piano 2000-2006  sull&#8217;economia isolana. La Regione sa bene che queste cose richiedono tempo. Lo dimostra  quando si occupa della pianificazione della spesa: quest&#8217;anno è riuscita solo per un soffio a <span id="more-10232"></span>non perdere la prima tranche di finanziamenti del Por 2007-2013, l&#8217;ultima possibilità di ottenere aiuti comunitari prima che i rubinetti europei si chiudano definitivamente.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altro canto<strong> non sembra</strong> nemmeno che sia <strong>tempo di festeggiare</strong> l&#8217;avvento di una nuova luminosa era in cui una rinnovata Sicilia si propone come cuore pulsante dell&#8217;economia euromediterranea. <strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Sicilia</strong> è ben<strong> distante</strong> <strong>dall&#8217;avere raggiunto gli obiet</strong><strong>tivi </strong>prefissati dagli stati membri dell&#8217;Unione nella strategia di Lisbona, che prevedevano, tra le altre cose, il raggiungimento, entro il 2010, di una crescita complessiva del 3 per cento del Pil e  un tasso d’occupazione del 70 per cento.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo una ricerca del centro studi Sintesi di Venezia la Sicilia ha una <strong>distanza del 100 per cento dagli obiettivi di Lisbona</strong>. Tra le regioni italiane è quella messa peggio. Si può obiettare che la Sicilia già parte da una situazione di profondo svantaggio rispetto, ad esempio, alle regioni del nord-est. Ma poco comunque è stato fatto, visto che l’avanzamento complessivo dei vari indicatori è stato dell’1,9 per cento:  una crescita inferiore a quelle della Puglia, della  Sardegna e della Calabria.</p>
<p style="text-align: justify;">La conferma dello stato delle cose arriva anche dall&#8217;<strong>ISTAT</strong>, che,  per valutare e monitorare in modo dettagliato il Quadro comunitario di sostegno 2000-2006, ha creato una banca dati con circa 160 indicatori. Prendiamo ad esempio gli indicatori dell&#8217;asse 1, quella relativa alle risorse naturali. Ad agosto del 2009, la Regione era riuscita a pagare 2,1 milioni dei 2,6 impegnati per questo asse. Ma la spesa fatta non sembra essere stata efficace: per citare solo alcuni casi, a proposito della <strong>raccolta differenziata</strong> dei rifiuti, l’isola,  che nel 2000 raccoglieva per il riciclo l&#8217;1,9 per cento dei rifiuti, oggi è arrivata al 6,1 per cento, lontanissima dall’obiettivo fissato dalla stessa Regione per il 2007, il 45 per cento. Per fare una comparazione: nel 2000 la Sardegna riciclava l&#8217;1,7 per cento dei rifiuti prodotti, e  oggi può vantare un incoraggiante 27,8.  Anche per quanto riguarda  il contrasto all&#8217;irregolarità nella <strong>distribuzione dell&#8217;acqua</strong> il progresso è lento: nel 2000 il 33,7 per cento delle famiglie siciliane avevano difficoltà nell&#8217;approvigionamento idrico. Nel 2008 il dato è sceso di pochi punti percentuali, attestandosi al 27,9.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo lontanissimi dal raggiungere il traguardo di Lisbona anche per quanto riguarda il<strong> tasso di occupazione</strong>, salito in otto anni di appena tre punti, dal 41,5 al 44,1 per cento, mentre il<strong> tasso di povertà</strong> è cresciuto fino al 33,1 per cento. La produttività del lavoro nell’industria in Sicilia è passata dal 48,1 del 2000 al 46,5 del 2008. <strong>In flession</strong><strong>e </strong>anche l’<strong>agricoltura</strong> e perfino il <strong>turismo</strong>, nonostante l&#8217;immenso patrimonio artistico, monumentale e paesaggistico della nostra isola. Per quanto riguarda la <strong>capacità di attrarre investimenti esteri</strong>, l&#8217;intervento europeo nulla ha potuto:  in Sicilia, gli investimenti dall’estero dal 2000 al 2007 sono rimasti fermi allo 0,1 per cento del totale.</p>
<p style="text-align: justify;">A ulteriore riprova del fatto che i fondi europei sono stati spesi male ci sono le <strong>denunce arrivate dalla Corte dei conti</strong> e dalla stessa Ue, che hanno ammonito gli amministratori siciliani per aver <strong>utilizzato parte delle risorse di Bruxelles per coprire buchi di bilancio e spese correnti.</strong></p>
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