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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; facoltà di farmacia</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>FdS, teniamo alta l&#8217;attenzione sul laboratorio dei veleni di Farmacia</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 21:47:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Ateneo di Catania]]></category>
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		<category><![CDATA[Federazione della sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; COMUNICATO STAMPA &#160; &#160; &#160; &#160; Speriamo che l’udienza preliminare di oggi, che ha ammesso la costituzione delle parti civili, sia un passo importante della battaglia perché sia fatta verità e giustizia per le vittime del laboratorio dei veleni della Facoltà di Farmacia dell’Università di Catania. Da anni rileviamo la gravità di quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/-FUlyWbDRkLc/TnpaK5HKkCI/AAAAAAAAG9c/KbTEGpVoyRI/FdS.jpeg" alt="" width="249" height="202" /></p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">COMUNICATO STAMPA</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Speriamo che l’udienza preliminare di oggi, che ha <strong>ammesso la costituzione delle parti civili</strong>, sia un passo importante della battaglia perché sia fatta verità e giustizia per le vittime del laboratorio dei veleni della Facoltà di Farmacia dell’Università di Catania.</p>
<p>Da anni rileviamo la <strong>gravità</strong> di quanto è accaduto a Farmacia e il grave atteggiamento dei vertici accademici che si sono avvicendati alla guida dell’ Ateneo.</p>
<p>Continueremo nel nostro impegno per tenere alta l’attenzione dei cittadini su questa vicenda, perché siano individuate e perseguite le <strong>responsabilità</strong> e perché sia <strong>garantita la sicurezza</strong> di chi lavora, studia e ricerca nell’Università di Catania.</p>
<p>Luca <strong>Cangemi</strong>, coordinamento nazionale Federazione della Sinistra</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Farmacia, veleni in aula</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 22:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Si è tornati a parlare di Farmacia, la facoltà dei veleni, venerdì sera alla scalinata Alessi, nel cuore del centro storico di Catania, durante la Liberafesta organizzata da Rifondazione. Se ne è tornato a parlare per non dimenticare e anche perchè siamo alla vigilia dell&#8217;udienza (21 settembre) in cui il giudice per le indagini preliminari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-NjXR5hnFLgY/TnehJCfTFMI/AAAAAAAAG8c/N30GbC4_lWA/P1070622-x-FARMACIA.png" alt="" width="360" height="274" />Si è tornati a parlare di Farmacia, la <strong>facoltà dei veleni</strong>, venerdì sera alla scalinata Alessi, nel cuore del centro storico di Catania, durante la Liberafesta organizzata da Rifondazione.</p>
<p>Se ne è tornato a parlare per non dimenticare e anche perchè siamo alla <strong>vigilia dell&#8217;udienza</strong> (21 settembre) in cui il giudice per le indagini preliminari dovrà sciogliere la sua riserva e stabilire chi potrà <span id="more-25463"></span>costituirsi parte civile. Altre decisioni importanti dovranno essere prese. Oltre al procedimento in corso per <strong>disastro ambientale</strong>, è stato infatti chiesto un incidente probatorio per un secondo procedimento in cui si ipotizza il reato di <strong>omicidio colposo</strong>. Toccherà ai giudici valutare, caso per caso, il nesso di causalità tra le patologie riscontrate o le morti intervenute tra i frequentatori del laboratorio e la situazione altamente inquinante del laboratorio stesso.</p>
<p>L&#8217;avvocato Terranova, che fa parte del collegio di difesa delle vittime, in apertura ha dichiarato di non volersi fermare. L&#8217;accusa potrebbe diventare, a suo parere, quella di <strong>omicidio volontario</strong>, aggravato dalla previsione dell&#8217;evento, come è accaduto nel caso della ThissenKroup.</p>
<p>Che la situazione di carenza e l’esistenza di gravi problemi nel laboratorio fosse <strong>ben nota</strong> a tutti i livelli, sicuramente prima del 2001, è dimostrato dal fatto che che era stato dato ad una società esterna di Milano l&#8217;incarico di rilevarne lo stato di contaminazione. L&#8217; <strong>indagine tecnica</strong>,  corredata da indicazioni sugli interventi necessari, è di fatto caduta nel nulla  e ne è stata data notizia solo il 30 nov 2008.</p>
<p>Sono almeno tre i giovani ricercatori del laboratorio di Farmacia <strong>morti</strong> per patologie neoplasiche, ma si parla di otto morti sospette e di altri soggetti affetti da <strong>patologie</strong> riconducibili al contatto con le sostanze pericolose maneggiate in quel laboratorio. Tra questi Lucio Lanza, ex ricercatore presente all&#8217;incontro, affetto da una particolare forma di leucemia che colpisce soprattutto chi è esposto a solventi aromatici come il benzolo e lo costringe a sottoporsi a  continui controlli, dopo aver fatto anche un ciclo di chemioterapia che spera di non ripetere.</p>
<p>Sebbene sia chiaro che ci sono gravi responsabilità nella gestione di quel laboratorio, non sarà tuttavia facile per i magistrati individuare la <strong>responsabilità di ogni singolo imputato</strong>, soprattutto in una situazione in cui i ruoli e le funzioni non sono sempre ben precisate dal mansionario. Proprio questo sarà, a parere dell&#8217;avv. Iannello della CGIL, uno dei passaggi più delicati del processo.</p>
<p>Il paradosso è che l&#8217;Università, i cui vertici degli anni 2004-2007 sono sotto accusa, si sia presentata come “parte offesa”. Come può essere insieme <strong>accusata e vittima</strong>? Dal punto di vista legale, può esserlo, dicono gli avvocati, perchè il reato è legato a responsabilità personali.</p>
<p>L&#8217;Università avrebbe persino potuto presentarsi come parte civile. Se non lo ha fatto, è solo perché ha scelto di tenere un <strong>profilo basso</strong>. Il rettore di allora, Ferdinando Latteri è deceduto e sarà quindi prosciolto, come previsto dalla legge. Non vorremmo che fossero  scaricate su di lui la maggior parte delle responsabilità, scagionando così gli altri imputati.</p>
<p>Ma la questione grave è anche un&#8217;altra. In quel laboratorio si lavorava in condizioni che non erano solo di pericolo, erano <strong>condizioni illegali</strong>: sono state ignorate e violate non solo le norme più recenti, ma anche le più elementari e cogenti, in vigore da oltre mezzo secolo, come quelle contenute nel DPR 303/1956, <em>Norme generali per l’igiene del lavoro</em>.</p>
<p>Si operava in assenza di ventilazione adeguata, con reagenti e sostanze volatili custodite in armadi senza aspiratori ed in recipienti aperti, condizioni che determinavano la saturazione dell&#8217;ambiente con vapori cancerogeni e concentrazioni verosimilmente  superiori di centinaia di volte a quelle ammissibili. Tutte condizioni descritte nel <strong>memoriale di Emanuele Patanè</strong> e perfettamente riproducibili.</p>
<p>Se nessun controllo interno aveva indotto a mutare le condizioni di quel laboratorio, perchè non è stato chiesto l&#8217;intervento di controllori esterni? Eppure, come ha ricordato qualcuno dal pubblico, esiste un ente preposto a questi controlli, l&#8217;<strong>Ispettorato del lavoro</strong>.</p>
<p>Costretto a venire allo scoperto, il professor <strong>Bousquet</strong>, direttore del dipartimento farmaceutico dal 1999 al 2002, ha dichiarato di avere fatto ben 52 <strong>segnalazioni</strong> che non hanno avuto seguito.  L&#8217;Università, come ha dovuto ammettere, è un luogo <strong>“protetto”dai controlli esterni</strong>. Ma anche le sue segnalazioni al rettore e il suo tentativo di raccogliere in un documento le indicazioni di malesseri segnalati dai lavoratori del laboratorio sono state bloccate, e non solo dall&#8217;alto, ma anche dal basso, da chi aveva denunciato il malessere e successivamente lo ha minacciato di denuncia.</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;"><a id="FARMACIA">Farmacia &#8211; la facoltà dei veleni</a>&nbsp;</p>
<p class="title">Farmacia, la facoltà dei veleni &#8211; articoli correlati su argocatania.org</p>
<ul>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/07/16/caso-farmacia-il-processo-rimandato-a-settembre/" target="_blank"><em>16.07.11 &#8211; Caso Farmacia, il processo rimandato a settembre</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/02/14/centri-velenosi-crescono/" target="_blank"><em>14.02.09 &#8211; Centri velenosi crescono</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2008/12/29/riflessioni-sulla-facolta-dei-veleni/" target="_blank"><em>29.12.08 &#8211; Riflessioni sulla facoltà dei veleni</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2008/12/19/farmacia-ancora-troppi-misteri/" target="_blank"><em>19.12.08 &#8211; Farmacia, ancora troppi misteri</em></a></li>
</ul>
</div>
<p>Nella struttura piramidale dell&#8217;università, in cui ogni mattone è <strong>ricattabile</strong> dal mattone sovrastante, nessuno ha il coraggio di parlare. Si teme di non poter pubblicare, di non poter fare carriera. E si diventa di fatto complici.</p>
<p><strong>Complicità e connivenza</strong> &#8211; perchè di questo si tratta nel caso di un Ispettorato che non procede ai controlli a cui è deputato &#8211; hanno contribuito ad uccidere non meno delle sostanze cancerogene adoperate negli esperimenti.</p>
<p>Occuparsi del problema delle fognature e risolverlo è importante. Lo hanno segnalato Centineo e Leonardi, entrambi della CGIL, ma l&#8217;attenzione ai <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /><strong>problemi strutturali</strong> non deve far trascurare le <strong>responsabilità soggettive</strong>. Non vorremmo accontentarci della pubblicazione degli <strong>atti processuali</strong>, che ci è stata promessa venerdì sera. Vorremmo che la giustizia facesse seriamente il suo corso.</p>
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		<item>
		<title>Caso Farmacia, il processo rimandato a settembre</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jul 2011 06:12:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[E. Patanè]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 13 luglio si è svolta presso il Tribunale di Catania l&#8217;udienza preliminare del procedimento penale che riguarda la facoltà di Farmacia dell’Università etnea, accusata di disastro ambientale e gestione di discarica non autorizzata. Oggi nelle stesse aule didattiche e nei laboratori sequestrati dai Carabinieri nel 2008, l’attività di ricerca prosegue regolarmente; non ci dovrebbero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 240px"><img src="https://lh4.googleusercontent.com/-qCpBBiiWjOU/Th4P6JIpq5I/AAAAAAAAF60/AEq7wy-6HAQ/110713%252520Farmacia_ex%252520Repubblica.jpg" alt="" width="230" height="151" /><p class="wp-caption-text">foto tratta dal sito repubblica.it</p></div>
<p>Il 13 luglio si è svolta presso il Tribunale di Catania l&#8217;udienza preliminare del procedimento penale che riguarda la facoltà di Farmacia dell’Università etnea,  accusata di <strong>disastro ambientale</strong> e gestione di <strong>discarica non autorizzata</strong>.</p>
<p>Oggi nelle stesse aule didattiche e nei laboratori <strong>sequestrati</strong> dai Carabinieri nel <strong>2008,</strong> l’attività di <span id="more-23444"></span>ricerca prosegue regolarmente; non ci dovrebbero essere, il condizionale è d’obbligo, condizioni di lavoro pericolose.</p>
<p>Ricostruiamo quanto accaduto. Come scrive  Federica Motta, “il sequestro era stato preceduto da un anno di indagini, concentrate sui <strong>fatti avvenuti dal 2004 al 2007</strong>. E fu seguito dalla denuncia della famiglia di <strong>Emanuele Patanè</strong>, dottorando deceduto a 29 anni per un tumore al polmone”.</p>
<p>Quest’ultimo, in un <strong>memoriale</strong>, aveva descritto le assurde condizioni dei locali nei quali si sviluppava la ricerca: “tutti <strong>i solventi di rifiuto</strong>, cioè quelli che erano stati utilizzati per le reazioni chimiche e per tutte le altre operazioni annesse, venivano posti in dei contenitori in plastica (generalmente da 30 litri) che restavano in laboratorio fin quando si riempivano. Questi contenitori con tutti i solventi e le sostanze di rifiuto venivano posti a terra e al di fuori delle cappe di aspirazione.</p>
<p>Quindi, ogni volta che si aprivano questi contenitori per versarvi i solventi di rifiuto, venivano fuori vapori sgradevoli e sicuramente notevolmente tossici e nocivi, che eravamo costretti a sopportare perché i contenitori si trovavano a terra e non vi era <strong>nessun sistema di aspirazione e filtrazione</strong>”.</p>
<p>La <strong>prima causa di lavoro</strong> intentata contro l’Università da parte di un tecnico di laboratorio <strong>risale al 2002</strong>. I responsabili, dunque, <strong>conoscevano la situazione</strong> da anni ma sembra che abbiano lasciato che i giovani ricercatori continuassero ad operare in quelle condizioni senza mai informarli o effettuare corsi di formazione, né sembra siano state adottate le procedure minime indispensabili, né che si sia provveduto a dotare ricercatori e tecnici di attrezzature adeguate per la protezione personale e per operare in sicurezza.</p>
<p>Tutto ciò nonostante le <a href="http://www.argocatania.org/2009/01/07/riflessioni-sulla-facolta-dei-veleni-2/" target="_blank">precise <strong>disposizioni del DPR</strong> 303/56, Norme generali per l’igiene del lavoro</a>, prevedano che nei laboratori il <strong>ricambio con aria fresca</strong> dovrebbe essere di 6-8 volumi/ora. Se, infatti, l’aerazione è inadeguata bastano piccole quantità di sostanze volatili per raggiungere <strong>concentrazioni superiori a quelle ammissibili</strong>.</p>
<p>Torniamo all’udienza. I parenti di sei vittime e sette malati gravi hanno deciso di <strong>costituirsi parti civili</strong>. I legali degli imputati (fra questi anche l’ex rettore dell’Università Latteri, morto giovedì 14 luglio) hanno però contestato la costituzione di parte civile di Cittadinanzattiva, Codacons e CGIL e della famiglia di Emanuele Patanè.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
<p class="title">FARMACIA &#8211; articoli correlati su argocatania.org</p>
<ul>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/02/14/centri-velenosi-crescono/" target="_blank">14.02.09 &#8211; Centri velenosi crescono</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/01/07/riflessioni-sulla-facolta-dei-veleni-2/" target="_blank">07.01.09 &#8211; Riflessioni sulla facoltà dei veleni – 2</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2008/12/29/riflessioni-sulla-facolta-dei-veleni/" target="_blank">29.12.08 &#8211; Riflessioni sulla facoltà dei veleni – 1</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2008/12/21/farmacia-uninchiesta-parallela/" target="_blank">21.12.08 &#8211; Farmacia, un’inchiesta parallela</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2008/12/19/farmacia-ancora-troppi-misteri/" target="_blank">19.12.08 &#8211; Farmacia, ancora troppi misteri</a></li>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">su Step1</span></p>
<li><a href="http://www.step1.it/index.php?sez=dossier&amp;id_dossier=72" target="_blank"> Dossier Farmacia di Step1</a></li>
</ul>
</div>
<p>In quest’ultimo caso  con la motivazione che oggetto del procedimento sono fatti avvenuti dal 2004 al 2007, quindi successivi alla morte del giovane ricercatore. Una giustificazione non condivisa da S. <strong>Terranova, avvocato dei familiari</strong>, che ha dichiarato, “ E’ risaputo che presso la facoltà di Farmacia da anni era invalsa l’abitudine di scaricare i reflui direttamente nel lavandino. Questa contestazione di tipo temporale è semplicemente formale. Auspico che il giudice ammetta le persone che rappresento perché sono quelle che sostanzialmente hanno ricevuto il danno maggiore sia in questo <strong>procedimento</strong> che riguarda il disastro ambientale sia in <strong>quello che sta partendo per omicidio colposo e lesioni personali colpose”</strong>.</p>
<p>Il 21 settembre, data della prossima udienza, il giudice deciderà  come, e con quali protagonisti, proseguirà il processo. Va,infine, ricordato che, come scrive Motta, “ la procura ha già chiesto e ottenuto che venga disposto l’<strong>incidente probatorio per un secondo procedimento</strong>. Omicidio colposo il reato ipotizzato dai pm.</p>
<p>L’incidente probatorio, <strong>rimandato anch’esso a settembre</strong>, dovrà accertare la correlazione tra l’assimilazione di metalli pesanti presenti nell’aria e lo <strong>sviluppo di certe tipologie tumorali</strong> riscontrate tra le persone che frequentavano e lavoravano presso la facoltà di Farmacia”.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>O la vita o la borsa</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2009/05/06/o-la-vita-o-la-borsa/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2009 03:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[E. Patanè]]></category>
		<category><![CDATA[facoltà di farmacia]]></category>
		<category><![CDATA[Università di Catania]]></category>

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		<description><![CDATA[Tratto da: UniversitInforma, aprile 2009 L&#8217;Università di Catania ha bandito un concorso per attribuire una borsa di studio dell&#8217;importo annuo di 10.329 euro, per lo svolgimento di attività di ricerca post-dottorato nel settore delle Scienze farmaceutiche, intitolata alla memoria di Emanuele Patanè. Si tratta della borsa di studio già vinta dal giovane ricercatore catanese (di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/04/coccodrillo_lacrime.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-4328" title="coccodrillo_lacrime" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/04/coccodrillo_lacrime.jpeg" alt="coccodrillo_lacrime" width="71" height="99" /></a></p>
<p><strong>Tratto</strong> da: UniversitInforma, aprile 2009</p>
<p>L&#8217;Università di Catania ha bandito un <strong>concorso per attribuire una borsa di studio</strong> dell&#8217;importo annuo di 10.329 euro, per lo svolgimento di attività di ricerca post-dottorato nel settore delle Scienze farmaceutiche, <strong>intitolata alla memoria di Emanuele Patanè</strong>. Si tratta della borsa di studio già vinta dal <strong>giovane ricercatore catanese (di Farmacia) prematuramente scomparso</strong> nel dicembre del 2003, rifinanziata e bandita <span id="more-4326"></span>in sua memoria. Il bando di concorso è consultabile on line (www.unict.it), alla voce Bandi di Ateneo, categoria dottorati di ricerca.</p>
<p>Potete leggere qui la <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/05/bando_patane_parziale2.pdf">parte del  bando che fa esplicitamente riferimento a Emanuele Patanè</a></p>
<p>Non vorremmo che dall&#8217;inchiesta giudiziaria, attualmente in corso, emergesse una <strong>affinità con le vicende del sisma in Abruzzo</strong>&#8230;</p>
<p>Della serie: <strong>prima li uccidiamo e poi li  piangiamo</strong>&#8230;. (<strong>o forse nemmeno</strong>, provvediamo pragmaticamente ad utilizzare i fondi, lavandoci la coscienza con un &#8220;a memoria di &#8221; che non obbliga nessuno ad assumersi le responsabilità di una morte forse non proprio accidentale)</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Centri velenosi crescono</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2009/02/14/centri-velenosi-crescono/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 22:50:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gcb43</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attività produttive]]></category>
		<category><![CDATA[facoltà di farmacia]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti tossici]]></category>

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		<description><![CDATA[Sequestro cautelativo del centro di ricerca farmaceutica internazionale UNIFARM, consorziato con l&#8217;Università di Catania. Il recente scandalo che ha investito il laboratorio della facoltà di Farmacia della nostra Città rischia di rappresentare solo la punta di un iceberg. Lo smaltimento dei rifiuti tossici solletica, evidentemente , la &#8220;creatività&#8221; di chi dirige i centri di ricerca. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sequestro cautelativo del centro di ricerca farmaceutica internazionale UNIFARM, consorziato con l&#8217;Università di Catania.</p>
<p>Il recente scandalo che ha investito il laboratorio della facoltà di Farmacia della nostra Città rischia di rappresentare solo la punta di un iceberg.</p>
<p>Lo smaltimento dei rifiuti tossici solletica, evidentemente , la &#8220;creatività&#8221; di chi dirige i centri di ricerca. Al n° 21 del viale Andrea Doria, un normale condominio,  l&#8217;UNIFARM trovava del tutto naturale utilizzare la «vasca biologica imhoff» del palazzo per liberarsi dei propri rifiuti nocivi.</p>
<p>Leggi l&#8217;articolo in archivio :  <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/02/rifiuti-tossici-smaltiti-in-vasca-condominiale-lasicilia_090211.pdf">rifiuti-tossici-smaltiti-in-vasca-condominiale-lasicilia_090211</a></p>
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		<title>Riflessioni sulla facoltà dei veleni &#8211; 2</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 06:08:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariagrazia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esaminiamo i contenuti del memoriale del giovane ricercatore Patané, morto di tumore al polmone a 23 anni, nel 2003. Proveremo ad illustrarne il significato in termini non specialistici ed a confrontare quanto denunciato con quanto previsto dalla norme di legge vigenti, in quegli anni, in tema di sicurezza ed igiene del lavoro. La copia del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esaminiamo i contenuti del <strong>memoriale del giovane ricercatore Patané</strong>, morto di tumore al polmone a 23 anni, nel 2003. Proveremo ad illustrarne il significato in termini non specialistici ed a confrontare quanto denunciato con quanto previsto dalla norme di legge vigenti, in quegli anni, in tema di sicurezza ed igiene del lavoro.<span id="more-757"></span> <strong>La copia del memoriale che utilizziamo</strong> è quella reperibile sul WEB all&#8217;indirizzo: <span style="text-decoration: underline;">http://www.lavalledeitempli.net/libera-informazione/memoriale-di-un-ricercatore</span> restando inteso che anche la validità delle nostre considerazioni é subordinata agli accertamenti della magistratura sulla veridicità delle affermazioni in esso contenute. Anche se le agenzie di stampa parlano di 15 morti, tutti al di sotto dei 30, anni per tumore ai polmoni o leucemia, in 10 anni e oltre 20 ammalati tra studenti e ricercatori, noi non ne terremo conto.</p>
<p><strong>Ci limiteremo ad analizzare le condizioni di igiene e sicurezzza del lavoro descritte nel memoriale</strong>. <em><span style="color: #0000ff;">« Ho frequentato il corso di dottorato di ricerca in Scienze Farmaceutiche di durata triennale, novembre 1999-ottobre 2002, presso il dipartimento di Scienze Farmaceutiche…. Ho iniziato a lavorare in laboratorio nell’aprile del 2000. Mi hanno diagnosticato un tumore nel polmone destro nel luglio 2002. Durante il corso di dottorato, trascorrevo generalmente tra le otto e le nove ore al giorno in laboratorio, per tutta l’intera settimana escluso il sabato. »</span> </em><strong></strong></p>
<p><strong>I tempi di esposizione agli inquinanti per un ricercatore sono uguali o superiori a quelli di un operaio di una industria chimica.</strong> Vanno quindi applicate le stesse norme e le stesse concentrazioni ammissibili. <em><span style="color: #0000ff;">« Il laboratorio è un locale di circa 120 metri quadri. Il laboratorio è dotato di tre porte che immettono verso l’esterno e di una porta che immette in un corridoio ed anche da tre finestre non apribili, che sono state sostituite con delle finestre nuove ed apribili all’incirca nel febbraio del 2002. Nel laboratorio non vi è un sistema di aspirazione e filtrazione idoneo, infatti si avvertivano sempre odori sgradevoli, tossici e molto fastidiosi, spesso <strong>eravamo costretti ad aprire le porte in modo da far ventilare l’ambiente</strong>.»</span> </em></p>
<p><strong>Il DPR 303/56, Norme generali per l’igiene del lavoro</strong>, oltre mezzo secolo fa, prescriveva: <em>ART. 9 &#8211; Areazione dei luoghi di lavoro chiusi</em> <em>1. Nei luoghi di lavoro chiusi, è necessario far sì che tenendo conto dei metodi di lavoro …., ai quali sono sottoposti i lavoratori, essi dispongano di aria salubre in quantità sufficiente anche ottenuta con impianti di areazione.</em> <em>2. Se viene utilizzato un impianto di aerazione, esso deve essere sempre mantenuto funzionante. Ogni eventuale guasto deve essere segnalato da un sistema di controllo, …</em></p>
<p>Nei laboratori <strong>il ricambio con aria fresca dovvrebbe essere</strong> di 6-8 volumi/ora. Se l&#8217;aerazione è inadeguata bastano piccole quantità di sostanze volatili per raggiungere concentrazioni superiori a quelle ammissibili. Facciamo l&#8217;esempio per il benzolo, uno dei solventi volatili impiegato (non il più tossico né il più volatile).</p>
<p>La concentrazione massima ammissibile nell&#8217;aria (TLV) è di 4 mg/mc. Per raggiungere questa concentrazione nel laboratorio (volume di circa 500 metri cubi) <strong>ne bastano appena 2 grammi, meno di mezzo cucchiaio.</strong> Ma le quantità di solventi volatili evaporate, e le loro concentrazioni nell&#8217;aria, erano sicuramente molto maggiori.</p>
<p><strong>Vediamo perchè</strong>: <span style="color: #0000ff;"><em>« Tutti i solventi di rifiuto, cioè quelli che erano stati utilizzati per le reazioni chimiche e per tutte le altre operazioni annesse, venivano posti in dei contenitori in plastica (generalmente da 30 litri) che restavano in laboratorio fin quando si riempivano. Questi contenitori con tutti i solventi e le sostanze di rifiuto venivano posti a terra e al di fuori delle cappe di aspirazione. Quindi, ogni volta che si aprivano questi contenitori per versarvi i solventi di rifiuto, venivano fuori vapori sgradevoli e sicuramente notevolmente tossici e nocivi, che eravamo costretti a sopportare perché i contenitori si trovavano a terra e non vi era nessun sistema di aspirazione e filtrazione. Ma nel laboratorio si accumulava in fustini da 15-20 litri il benzolo usato negli esperimenti e numerosi altri recipienti con altri solventi volatili. » </em></span>Da ciascun recipiente evaporava il contenuto indipendentemente dagli altri e l&#8217;<strong>effetto</strong> è in questi casi <strong>cumulativo</strong>.</p>
<p>La situazione cui si può arrivare in assenza di ventilazione adeguata può essere ben peggiore: Poichè l&#8217;evaporazione delle sostanze volatili non si ferma quando si raggiungono i TLV, le concentrazioni ammissibili, ma continua fino a che non si raggiungano le <strong>rispettive concentrazioni di saturazione dell&#8217;aria</strong>.</p>
<p>Cioè l&#8217;evaporazione può continuare fino a valori migliaia di volte  <strong>più elevati di quelli ammissibili</strong>. (E&#8217; il motivo per il quale non è bene tenere fustini di benzina nei locali chiusi, la concentrazione di idrocarburi nell&#8217;aria può raggiungere quella di infiammabilità e provocare esplosioni quando si gira un l&#8217;interruttore.)</p>
<p>La necessità di aprire le porte per poter resistere all&#8217;interno del laboratorio indica una concentrazione di vapori elevatissima: l&#8217;aria diventa irrespirabile quando la <strong>concentrazione di vapori</strong> si avvicina o supera l&#8217; 1% (= 10.000 ppm) Come vedremo più avanti, questa situazione era infatti ulteriormente aggravata dal fatto che gran parte delle operazioni si facevano <strong>fuori dalle cappe</strong>, direttamente sui banconi.</p>
<p>Sempre la stessa norma citata prima, mezzo secolo fa <strong>prescriveva</strong>: <em>Art. 18  &#8211; Difesa dalle sostanze nocive ,…, Le materie in corso di lavorazione che siano fermentescibili o possano essere nocive alla salute o svolgere emanazioni sgradevoli, non devono essere accumulate nei locali di lavoro in quantità superiore a quella strettamente necessaria per la lavorazione .</em> La stessa prescrizione è ripetuta in tutte le norme successive fino ai nostri giorni.</p>
<p>Proseguiamo nella lettura <span style="color: #0000ff;"><em>« Nel laboratorio c’erano due cappe di aspirazione antiquate che non aspiravano in modo sufficiente e adeguato. Quindi lavorare sotto le cappe di aspirazione era lo stesso che lavorare al di fuori di esse. Infatti una di queste cappe subito dopo la diagnosi della mia malattia, cioè circa nel luglio 2002, è stata sostituita con una nuova e quindi funzionante. […………….] In laboratorio le reazioni chimiche e tutte le altre operazioni che ne conseguono, come operazioni di separazione (come cromatografie), filtrazione, miscelamento di sostanze chimiche, concentrazione di solventi (mediante rotavapor) ecc… venivano effettuate utilizzando: a<strong>cetato d’etile, cloroformio, acetonitrile, diclorometano, trietil-ammina, cloroetilisocianato, metanolo, cicloesano, n-esano, benzene, toluene </strong>e molte altre. <strong>Quasi tutte le reazioni chimiche</strong>, le operazioni di concentrazione e le colonne cromatografiche di separazione, dove spesso vengono utilizzati solventi notevolmente tossici, <strong>venivano effettuati nel laboratorio sui banconi</strong>. Anche tutte le reazioni chimiche dove venivano utilizzati reattivi molto nocivi venivano eseguiti sui banconi, e quindi <strong>fuori dalle cappe di aspirazione</strong>. Venivano concentrati mediante l’utilizzo di un macchinario, il rotavapor, solventi molto tossici come il toluene, il benzene ecc.. quindi tutte le reazioni precedentemente elencate venivano eseguite in un laboratorio sprovvisto di un sistema di aspirazione e filtrazione adeguato ed idoneo, questo spiega perché nel laboratorio c’era sempre un odore sgradevole, nocivo e nauseante che spesso diventava insopportabile. »</em></span></p>
<p>Citiamo sempre la norma più vecchia in proposito, senza far ancora riferimento a quelle più recenti <em>Art. 20 &#8211; DPR 303/56 DIFESA DELL&#8217;ARIA DAGLI INQUINAMENTI CON PRODOTTI NOCIVI Nei lavori nei quali si svolgono gas o vapori irrespirabili o tossici od infiammabili, ed in quelli nei quali si sviluppano normalmente odori o fumi di qualunque specie <strong>il datore di lavoro deve adottare provvedimenti</strong> atti ad impedirne o a ridurne, per quanto è possibile, lo sviluppo e la diffusione. L&#8217;aspirazione dei gas, vapori, odori o fumi deve farsi, per quanto è possibile, immediatamente vicino al luogo dove si producono . [...].</em> …. Sempre operando fuori dalle cappe.</p>
<p>E&#8217; persino difficile credere a quanto descritto con tanti dettagli. Situazioni come quelle descritte sarebbero inaccettabili nel laboratorio della più scalcinata azienda produttiva, sono <strong>inconcepibili in una struttura universitaria</strong>. Questo modo di operare da quando andava avanti ? Fino a quando è continuato ? quale è il tasso di incidenza di malattie riconducibli a quelle condizioni di lavoro fra i ricercatori degli anni precedenti e quelli degli anni successivi ?</p>
<p>Stando al memoriale sembrerebbe che la sicurezza delle condizioni di lavoro fosse <strong>l&#8217;ultima delle preoccupazioni per i vertici dell&#8217;Università</strong> e quindi sarebbe legittimo temere che un tale andazzo fosse (sia ?) generale. Ed allora viene spontaneo chiedersi se, anche presso altri istituti, la prevenzione non sia un optional e che il tasso di incidenza di patologie riconducibili alle condizioni igieniche non sia anormalmente elevato anche fra ricercatori di altri dipartimenti.Non dovrebbe essere difficile per la magistratura predisporre delle <strong>indagini epidemiologiche mirate</strong>.</p>
<p>Nell&#8217;incontro pubblico del 17 dicembre 2008 un ricercatore ha detto che, dopo la chiusura del laboratorio di farmacologia, <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />alcune ricerche ed esperimenti sono stati distribuiti presso altri laboratori. Ci auguriamo che, a causa dell&#8217;improvvisazione delle sistemazioni alternative, non vengano riprodotte situazioni di inquinamento e di rischio analoghe a quelle sinora descritte, che <strong>venga prodotto un Documento di Valutazione dei Rischi e che sia portato a conoscenza del RLS, come richiesto dalle norme</strong>.  [continua  nella parte 3…]<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo8.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-869" title="redazione-argo8" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo8.jpg" alt="" width="32" height="38" /></a></p>
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		<title>Riflessioni sulla facoltà dei veleni &#8211; 1</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2008/12/29/riflessioni-sulla-facolta-dei-veleni/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Dec 2008 08:29:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Argo si propone di dare il suo contributo di approfondimento allo scandalo del laboratorio della facoltà di Farmacia di Catania. Ecco alcuni spunti e osservazioni. Le nostre riflessioni si basano purtroppo sui pochi elementi noti, pochi perché: • non vi è possibilità di accedere al laboratorio, ora sigillato; • non è possibile consultare gli atti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Argo si propone di dare il suo <strong>contributo di approfondimento</strong> allo scandalo del laboratorio della facoltà di Farmacia di Catania. Ecco alcuni spunti e osservazioni.</p>
<p>Le nostre riflessioni si basano purtroppo sui pochi elementi noti, pochi perché:</p>
<p>•	 non vi è possibilità di accedere al laboratorio, ora sigillato;</p>
<p>•	 non è possibile consultare gli atti e le indagini del processo, poiché le indagini sono, in questa fase, secretate;</p>
<p>•	 non vi sono per ora le testimonianze di chi, in quei luoghi,ha vissuto ed operato, perché, come ha raccontato uno degli avvocati in pubblica assemblea, molti restano reticenti, pur essendo affetti da malattie riconducibili a quelle condizioni di lavoro.</p>
<p>Ci baseremo sui <strong>contenuti agghiaccianti del memoriale del giovane ricercatore Patané</strong>,  morto nel 2003, memoriale che, però, attende le conferme delle testimonianza dei colleghi e dei tecnici che hanno lavorato con lui in quello stesso arco di anni.Vi si denunciano <strong>violazioni di precise norme sulla sicurezza e l’igiene</strong> nei luoghi di lavoro e sulla protezione dell&#8217;ambiente.</p>
<p><strong>Indipendentemente dal fatto che si possano stabilire rapporti di causa-effetto tra le morti dei ricercatori e l’ambiente di lavoro, la descrizione contenuta nel memoriale dimostra che</strong><span id="more-597"></span> sono state ignorate e violate non solo le norme più recenti, ma anche quelle elementari e cogenti in vigore da oltre mezzo secolo, come quelle contenute nel DPR 303/1956, Norme generali per l&#8217;igiene del lavoro.</p>
<p><strong>Chi aveva (ed ha) il potere e la responsabilità di rispettare e far rispettare quelle norme ? Chi doveva vigilare sulla loro applicazione ? </strong></p>
<p><strong></strong> L’attuale Rettore, in carica da due anni, ex-preside della facoltà di ingegneria, si è dichiarato parte offesa nel processo da poco iniziato.</p>
<p>Tuttavia, <strong>il decreto legge n.363 del 1998  descrive</strong>, con rara chiarezza ed in modo esaustivo, <strong>responsabilità e compiti delle varie figure coinvolte nella gestione della sicurezza in un istituto universitario</strong>: dal rettore al personale docente, ricercatore, tecnico e amministrativo</p>
<p><em>Art. 2 &#8211; <strong>Soggetti e categorie di riferimento</strong></em><strong> <em></em><em></em></strong></p>
<p><em>1. Il datore di lavoro, con apposito provvedimento dell&#8217;università, viene individuato nel rettore o nel soggetto di vertice di ogni singola struttura o raggruppamento di strutture omogenee, qualificabile come unità produttiva ai sensi del presente articolo, dotata di poteri di spesa e di gestione. Per tutte le altre strutture prive di tali poteri e per quelle di uso comune, il datore di lavoro è il rettore. </em> <em></em></p>
<p><em>Art. 3- <strong>Obblighi ed attribuzioni del rettore </strong></em></p>
<p><em></em> <em>1. Al rettore, in quanto datore di lavoro, ai sensi del secondo periodo del comma 1 dell&#8217;art.2,  e quale presidente del consiglio di amministrazione dell&#8217;ateneo, compete:</em><strong> </strong> <em></em> <em></em></p>
<p><em>a) assicurare il coordinamento delle attività dei servizi di prevenzione e protezione e l&#8217;effettuazione della riunione periodica di prevenzione e protezione dai rischi; </em> <em></em></p>
<p><em>b) presentare periodicamente al consiglio di amministrazione, per le determinazioni di competenza, il piano di realizzazione progressiva degli adeguamenti di cui all&#8217;articolo 3 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, tenendo conto delle risultanze della riunione periodica di prevenzione e protezione dai rischi. </em> <em></em></p>
<p><em>Art. 4 &#8211;  <strong>Obblighi ed attribuzioni del datore di lavoro </strong></em><strong> <em></em></strong></p>
<p><em>1. Il datore di lavoro, quale individuato ai sensi dell&#8217;articolo 2, provvede: </em> <em></em></p>
<p><em>a) alla valutazione del rischio per tutte le attività&#8230;.. Per quanto attiene alle attività specificamente connesse con la libertà di insegnamento o di ricerca che direttamente diano o possano dare origine a rischi, la responsabilità relativa alla valutazione spetta, in via concorrente, al datore di lavoro e al responsabile della attività didattica o di ricerca in laboratorio.</em></p>
<p>In passato e nei due anni in cui l’ing. Recca ha occupato la carica di Magnifico Rettore, quali azioni sono state compiute dai vertici della facoltà per far fronte a questa situazione di rischio?</p>
<p>Nella pubblica assemblea del 17 dic.2008 sono state fatte dichiarazioni pesanti.</p>
<p>E’risultato che la situazione di carenza e l&#8217;esistenza di gravi problemi era ben nota a tutti i livelli, sicuramente prima del 2001, tanto è vero che era stato dato <strong>incarico ad una società esterna di rilevare lo stato di contaminazione</strong>. Di questa indagine, tuttavia, è stata data notizia solo il 30 nov 2008.</p>
<p>E dire che, come ha raccontato una ricercatrice, alle porte dei laboratori era attaccato un cartello che indicava, quali cardini della sicurezza, l&#8217; Informazione e la Formazione. La ricercatrice ha dichiarato di <strong>non aver mai avuto informazione né formazione sui rischi e sulla prevenzione</strong>.</p>
<p><strong>Il sindacato (CGIL) e il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza</strong>, dal canto loro, hanno raccontato di aver richiesto il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) al Rettore senza aver ricevuto alcuna risposta.</p>
<p>In questi 2 anni, come nei precedenti, sembra non sia stata quindi fatta nessuna delle attività di gestione della sicurezza prescritte dal dlgs 626/94.</p>
<p>Anche il comportamento del sindacato e del RLS non sembra, tuttavia, lineare.</p>
<p><strong>Come mai hanno richiesto solo adesso il DVR</strong>, considerato che l&#8217;obbligo vige ormai da oltre 10 anni? E perché non hanno denunciato la situazione all&#8217;Ispettorato del Lavoro, all&#8217;INAIL ?</p>
<p>Si sono preoccupati di verificare se la situazione  nei laboratori degli altri istituti è conforme alle norme di legge ?</p>
<p>Ancora una considerazione.</p>
<p>In altri casi il RLS, il datore di lavoro, i funzionari con mansioni direttive possono anche avere poca cultura, non conoscere né le norme nè la pericolosità dei materiali manipolati nel loro ambiente di lavoro. Ma, nel caso in esame, siamo nel tempio del sapere e <strong>l&#8217;Istituto di Farmacologia è proprio il luogo dove si studiano gli effetti delle varie sostanze sull&#8217;uomo</strong>; al suo interno vi sono proprio gli esperti a cui chiunque penserebbe di rivolgersi per conoscere la nocività di una sostanza.</p>
<p>In effetti, in questo caso non erano nemmeno richieste competenze specialistiche particolari per capire le <strong>condizioni di rischio </strong>in cui i giovani ricercatori si trovavano ad operare. Queste problematiche e la loro gestione sono, infatti, descritte in <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />qualsiasi manuale di gestione di un laboratorio di analisi.<em> </em></p>
<p><em></em> Per concludere:</p>
<p><strong>La prima causa di lavoro intentata contro l’Università da parte di un tecnico di laboratorio risale al 2002</strong>. I responsabili, dunque, conoscevano la situazione da anni ma sembra che abbiano lasciato che i giovani ricercatori continuassero ad operare in quelle condizioni senza mai informarli o effettuare corsi di formazione, né sembra siano state adottate le procedure minime indispensabili, né si sia provveduto a dotare ricercatori e tecnici di attrezzature adeguate per la protezione personale e per operare in sicurezza.</p>
<p><strong>Non ci risulta, inoltre, che sia stata data alcuna priorità ad interventi di modifica e correzione della situazione</strong>. Il primo progetto della  nuova sede, la Torre Biologica, risale al 2002, ma la progettazione esecutiva è stata sospesa nel 2005 e, nel piano triennale delle opere pubbliche, pubblicato nell’ottobre 2008, non è previsto alcun intervento significativo per Farmacologia.</p>
<p>Evidentemente l&#8217;attenzione di chi ha il potere e la responsabilità di gestire o vigilare sui problemi della sicurezza e dell&#8217;igiene del lavoro nell&#8217;Università di Catania era (ed è) pressochè nulla.</p>
<p><strong>prossima pubblicazione on line</strong><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-711" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo2.jpg" alt="" width="30" height="34" /></a></p>
<p>2 &#8211; Note illustrative sul memoriale di Patanè</p>
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		<title>Farmacia, un&#8217;inchiesta parallela</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Dec 2008 05:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si dovrà attendere ancora per l&#8217;incidente probatorio  nell&#8217;edificio 2 di Farmacia, vale a dire per il sopralluogo di tecnici e geologi con il prelievo di campioni di terreno che potrà svelare l&#8217;eventuale concentrazione di veleni. L&#8216;incarico ai periti per tale prova processuale non è stato ancora conferito in seguito alle richieste dei familiari di alcune [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2008/12/farmacia_earth.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-469" title="farmacia_earth" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2008/12/farmacia_earth-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a>Si dovrà attendere ancora per l&#8217;incidente probatorio  <strong>nell&#8217;edificio 2 di Farmacia</strong>, vale a dire per il <strong>sopralluogo</strong> di tecnici e geologi con il <strong>prelievo di campioni</strong> di terreno che potrà svelare l&#8217;eventuale concentrazione di veleni.</p>
<p>L<strong>&#8216;incarico</strong> ai periti per tale prova processuale non è stato ancora conferito in seguito alle richieste dei familiari di alcune delle &#8220;vittime&#8221; del laboratorio dei veleni di essere ritenuti parti offese nel procedimento per il disastro ambientale.<span id="more-467"></span><br />
A questa richiesta, come alla presenza nel processo dell&#8217;Università in veste di parte offesa, si oppongono, però,  i <strong>legali</strong> degli indagati, docenti e dirigenti della Facoltà di Farmacia e l&#8217;ex rettore Ferdinando Latteri.<br />
La procura della Repubblica, intanto, sulla base delle denunce presentate proprio dai parenti delle vittime,  ha aperto una <strong>seconda inchiesta, per il momento parallela</strong>,  sulle morti sospette nel laboratorio di farmacia. I reati ipotizzati, per i quali fino ad ora non ci sono indagati, sono lesioni colpose e omicidio colposo.  I magistrati dovranno stabilire se vi sia un nesso tra l&#8217;insorgenza dei tumori e le condizioni ambientali di lavoro.<br />
Base di questa seconda inchiesta è stato sicuramente il memoriale di Emanuele Patanè, il giovane ricercatore morto di tumore nel 2003.</p>
<p><a href="http://www.lavalledeitempli.net/libera-informazione/memoriale-di-un-ricercatore">Leggi il memoriale</a></p>
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		<title>Farmacia, ancora troppi misteri</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2008/12/19/farmacia-ancora-troppi-misteri/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2008 07:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[19 dicembre 2008: è la data dell’incidente probatorio nell’edificio 2 di Farmacia, vale a dire il sopralluogo di tecnici e geologi con il prelievo di campioni di terreno. Opportune analisi, potranno svelare l’eventuale concentrazione di veleni. Chissà se riusciranno, però, a diradare la cortina di misteri che avvolge la vicenda della facoltà di Farmacia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-468" title="farmacia_01x" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2008/12/farmacia_01x-150x150.jpg" alt="farmacia_01x" width="150" height="150" />19 dicembre 2008: è la data dell’<strong>incidente probatorio nell’edificio 2 di Farmacia</strong>, vale a dire il sopralluogo di tecnici e geologi con il prelievo di campioni di terreno. Opportune analisi, potranno svelare l’eventuale concentrazione di veleni. Chissà se riusciranno, però, a diradare la cortina di misteri che avvolge la vicenda della facoltà di Farmacia di Catania. Non ha contribuito certo a diradarla l&#8217;<strong>impossibilità per i rappresentanti legali dei parenti delle vittime di presenziare</strong> all&#8217;incidente probatorio.</p>
<p>E di misteri non ne mancano davvero nella storia dei veleni di Farmacia. A cominciare dal fatto che<span id="more-454"></span> il rettore dell&#8217;Università di Catania, come parte lesa contro il dipartimento di Farmacia dello stesso ateneo, può <strong>impedire alla Cgil di costituirsi parte civile</strong> nel processo.</p>
<p>Alcune delle incongruenze sono state denunciate nel corso di un&#8217;interessante <strong>assemblea che si è tenuta il 17 dicembre 2008</strong> nell&#8217;aula 75 della Facoltà di Lingue. In quella sede si è detto chiaramente che la disastrosa situazione igienico-sanitaria ed ambientale era perfettamente <strong>nota da decenni ai capi dei dipartimenti e ai dirigenti dell&#8217;università</strong>, non foss&#8217;altro che per le denunce presentate alla magistratura da tecnici del laboratorio.</p>
<p>E come mai, altrimenti, sarebbe stato assegnato <strong>l&#8217;incarico di effettuare rilievi ad una società lombarda e di costruire una nuova sede già nel 2002</strong>? &#8220;Ancora oggi il sindacato ha chiesto al rettore &#8211; ha detto Gabriele Centineo del dipartimento salute e sicurezza della Cgil &#8211; di consegnare il <strong>documento di valutazione del rischio</strong>, atto che ogni azienda deve fornire; ma non ci ha dato risposta&#8221;.</p>
<p>E la Cgil ha chiesto altresì che venga verificata la sicurezza degli altri edifici, sia perché vicini al plesso sotto accusa, sia perché con attività lavorativa simile. &#8220;Tanto più &#8211; ha aggiunto l&#8217;architetto Daniele Leonardi, dell&#8217;ufficio tecnico dell&#8217;Università e rappresentante sicurezza Cgil &#8211; che anche all&#8217;interno del <strong>costruendo nuovo edificio, la Torre biologica</strong>, che dovrà ospitare Farmacia, c&#8217;è il rischio che si ripropongano gli stessi problemi e in misura esponenziale&#8221;.</p>
<p>E i misteri della Facoltà dei veleni si alimentano dei <strong>silenzi omertosi e spaventati di studenti, ricercatori precari, tecnici</strong> che potrebbero dar forza alle dichiarazioni contenute nel memoriale di Emanuele Patanè e non lo fanno. Lo ha denunciato l&#8217;avvocato Santi Terranova, legale del giovane ricercatore morto di tumore nel 2003. <a href="https://lh6.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TYn2Bq_-5hI/AAAAAAAAD2M/Nv4ysYov0yQ/s720/assemblea_farmacia%5B1%5D.jpg"><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TYn2Bq_-5hI/AAAAAAAAD2M/Nv4ysYov0yQ/s720/assemblea_farmacia%5B1%5D.jpg" alt="" width="302" height="176" /></a></p>
<p>Troppi sono gli interrogativi che non hanno trovato risposte in quella assemblea e chissà quando e se le troveranno. Perchè tante vittime a Farmacia quando la <strong>pratica di scaricare reagenti nei lavelli è comune a tutti i laboratori, come ad esempio a quello di Chimica</strong> che ha un consumo di reagenti certamente maggiore?</p>
<p>Niente informazioni ufficiali; <strong>si parla, però, di inquinamento di falde, di concentrazioni da 10 a 100 volte i valori ammissibili</strong> per <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />metalli pesanti e cancerogeni, come cadmio e piombo e di sostanze radioattive. In assenza di certezze l&#8217;assemblea ha raggiunto un punto fermo, la necessità di formare un comitato tecnico-scientifico che segua con attenzione la situazione non solo giudiziaria.</p>
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