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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; G. Miccichè</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Tra i due litiganti la Sicilia non gode</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 06:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Tra i due litiganti la Sicilia muore. E i due contendenti sono da una parte i senatori Salvo Fleres e Mario Ferrara di Forza del Sud (Miccichè) ma sostanzialmente pidiellini e dall&#8217;altra Giovanni Pistorio del Mpa (Lombardo) e Giampiero D&#8217;Alia dell&#8217;Udc. Dietro tale contrapposizione non ci sarebbero ragioni ideologiche o morali ma solo quelle bieche della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/-0J97eL9sYuQ/TioI7I6pgRI/AAAAAAAAF_4/jTbVGOSROKk/s128/110723%252520Fleres%252520Salvo.jpeg" alt="" width="96" height="128" /><strong>Tra i due litiganti la Sicilia muore</strong>. E i due contendenti sono da una parte i senatori Salvo <strong>Fleres e </strong>Mario<strong> Ferrara</strong> di <strong>Forza del Sud</strong> (Miccichè) ma sostanzialmente pidiellini e  dall&#8217;altra Giovanni <strong>Pistorio</strong> del <strong>Mpa</strong> (Lombardo) e Giampiero<strong> D&#8217;Alia</strong> dell&#8217;<strong>Udc</strong>. Dietro tale contrapposizione non ci sarebbero ragioni ideologiche o morali ma solo<span id="more-23736"></span> quelle bieche della <strong>ripicca di cartello</strong>.</p>
<p>Occasionale motivo del contendere i <strong>Fondi Fas (Fondi per le aree sottosviluppate) </strong>che in questo tiro alla fune rimarranno a Roma. In forza di un emendamento presentato in <strong>commissione Bilancio della Camera </strong>da Pistorio e D&#8217;Alia, una parte di quei quattrini -per l&#8217;esattezza il <strong>25 per cento, 650 milioni di euro</strong>- sarebbe stata utilizzata dalla Regione Sicilia per risanare i debiti <img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-ntw1dfs3ZOA/TioJgmTUeXI/AAAAAAAAF_8/omxE4hL8YJc/110723%252520Ferrara%252520maro.jpeg" alt="" width="144" height="192" />della Sanità siciliana. L&#8217;emendamento non è piaciuto non solo al <strong>Pdl</strong> e alla <strong>Lega</strong> &#8211; ché questo era scontato &#8211; ma anche ai senatori siciliani Ferrara e Fleres. <strong>&#8220;I fondi Fas -dice quest&#8217;utimo- devono servire a costruire strade, ferrovie, impianti e rilanciare l&#8217;economia. </strong>Usarli per coprire politici e dirigenti spreconi ed incapaci costituirebbe una grave e costosissima colpa&#8221;. Ribatte D&#8217;Alia: &#8220;<strong>La Sicilia subirà un taglio selvaggio dei trasferimenti</strong>. Il voto contrario alla deroga costituisce un vero e proprio crimine nei confronti della Sicilia, perché tenta di fare saltare il bilancio della regione soltanto per un atto gratuito di ritorsione politica di Berlusconi”.</p>
<p>Ma la premiata ditta Fleres&amp;Ferrara  si è intestata altre battaglie come quella per lasciare immutata l&#8217;indennità &#8211; sarebbe meglio dire appannaggio- dei parlamentari, facendo finta , però, di ridurla. Hanno presentato un bell&#8217;<strong>emendamento  che adegua gli stipendi dei nostri onorevoli non alla media dei paesi più popolosi ma a quella di sei paesi più ricchi, in cui le indennità sono vicine a quelle italiane.</strong> Così gattopardescamente tutto è stato cambiato perchè tutto rimanesse uguale. Poco importa che Senato e Camera avrebbero speso, senza quell&#8217;emendamento, meno della metà, 62 milioni di euro invece che 144 . Poco importa che la finanziaria tagli le spese e imponga tasse e ticket a tutti ma non ai parlamentari.</p>
<p>Il prode Fleres non è nuovo a emendamenti di questo tipo. Un altro dei suoi famosi ritocchi è quello per cui è stata ampliata la <strong>sanatoria per il rientro dei capitali dall&#8217;estero, il cosiddetto scudo fiscale</strong>. Con la norma Fleres  si sono ampliate le possibilità di far rientrare e regolarizzare capitali mobiliari e immobiliari, polizze, ville, yacht e opere d&#8217;arte pagando un&#8217;aliquota solo del 5 per cento. Cancellati i reati di omessa o infedele dichiarazione, e quelli connessi al falso in bilancio quali la dichiarazione fraudolenta mediante l&#8217;utilizzo di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.</p>
<p>Leggi su SiciliaInformazioni, <a href="http://www.siciliainformazioni.com/giornale/politica/129036/partita-indecente-senato-lite-cinismo-siciliani-fleres-ferrara-contro-pistorio-dalia-risorse-restano-roma.htm" target="_blank"><em>Partita indecente al Senato&#8230;. E le risorse restano a Roma</em></a> e  <a href="http://www.siciliainformazioni.com/giornale/politica/129092/solo-veto-sicilia-senatori-fleres-ferrara-salvano-indennit-parlamentari-nazionali-loro-emendamento.htm" target="_blank"><em>Non solo veto ai Fas in Sicilia, Fleres e Ferrara salvano le indennità&#8230;</em></a></p>
<p>Leggi su Corriereblog, <a href="http://www.ilcorriereblog.it/politica/37-politica/4668-la-casta-si-salva-ancora-una-volta.html" target="_blank"><em>La casta si salva ancora una volta</em></a> e su RepubblicaPalermo, <a href="http://palermo.repubblica.it/dettaglio-news/17:05-17:05/4003643" target="_blank"><em>Manovra: Fleres no proposta Mpa su Fas</em></a></p>
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		<title>Chi darà &#8220;credito&#8221; ai siciliani?</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 03:25:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attività produttive]]></category>
		<category><![CDATA[Banca agricola etnea]]></category>
		<category><![CDATA[Banca Intesa]]></category>
		<category><![CDATA[Banco di Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[G. Miccichè]]></category>
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		<category><![CDATA[Gruppo Castello]]></category>
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		<description><![CDATA[Con l&#8217;annunciata definitiva fusione del Banco di Sicilia all&#8217;interno dell&#8217;unico &#8220;bancone&#8221; Unicredit, si mette una pietra tombale su quello che fu il sistema creditizio siciliano. La Sicilia resta in tal modo, pur all&#8217;interno degli ineluttabili processi di concentrazione in corso, una delle poche grandi regioni europee ad essere priva di banche sufficientemente autonome per essere organicamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-11033" title="grandi banche" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/grandi-banche-214x300.jpg" alt="grandi banche" width="193" height="270" />Con l&#8217;annunciata definitiva <strong>fusione del Banco di Sicilia all&#8217;interno dell&#8217;unico &#8220;bancone&#8221; Unicredit</strong>, si mette una pietra tombale su quello che fu il sistema creditizio siciliano.</p>
<p>La <strong>Sicilia </strong>resta in tal modo, pur all&#8217;interno degli ineluttabili processi di concentrazione in corso, una delle poche grandi regioni europee ad essere <strong>priva di banche sufficientemente autonome</strong> per essere organicamente collegate allo sviluppo del proprio territorio.</p>
<p>D&#8217;altra parte non si può certo rimpiangere un sistema bancario che nel <strong>recente passato</strong> aveva dato pessime prove.</p>
<p>Negli <strong>anni Ottanta</strong> <span id="more-10997"></span>si era registrata una crescita ipertrofica di piccole banche locali e del numero di sportelli e l&#8217;allora Governatore della Banca d&#8217;Italia ne aveva denunciato la bassa produttività perché troppo piccole, funzionali solo ad alcuni spezzoni distorti del sistema produttivo (classico fu l&#8217;esempio della Banca agricola etnea di Graci) e ad alto rischio di i<strong>nfiltrazioni mafiose</strong>.</p>
<p>Non furono pochi i magistrati  e gli uomini politici &#8211;  B. Giuliano, C. Terranova, G. Costa, P. Mattarella, C. A. Dalla Chiesa &#8211; che tentarono di fare chiarezza in questo groviglio e ci lasciarono le penne.</p>
<p>La <strong>presenza di queste banche </strong>peraltro, lungi dal favorire la crescita economica del territorio, a causa della scarsa redditività, della forte concorrenzialità e dell’aumento dei costi di gestione, si rivelò <strong>disastrosa </strong>in quanto finiva per pagare interessi attivi di gran lunga inferiori e interessi passivi di gran lunga superiori a quelli del mercato creditizio nazionale.</p>
<p>Negli <strong>anni Novanta</strong>, l&#8217;uso clientelare delle risorse, l&#8217;apparente superficialità con cui venivano concessi crediti  e la scarsa efficacia delle procedure per il loro recupero, hanno portato alla crisi prima di Sicilcassa e poi del Banco di Sicilia, senza tuttavia raggiungere lo scopo di costruire un sistema più trasparente, più solido e più efficace per il supporto allo sviluppo economico del territorio.</p>
<p>La prospettata definitiva chiusura del Banco di Sicilia, di cui resterà nell&#8217;isola solo il marchio, sembra il preludio ad una <strong>ristrutturazione </strong>della rete aziendale che, si prevede, porterà ad un esubero di circa 1000 dipendenti in seguito ad una drastica diminuzione del numero degli sportelli, che attualmente sono 425.</p>
<p>A ciò si aggiungerà un danno rilevante alle casse della Regione siciliana perché sarà trasferito a Milano anche il relativo <strong>gettito fiscale</strong>, che si aggira sui 150 milioni di euro l’anno.</p>
<p>Questo <strong>azzeramento del sistema creditizio meridionale,</strong> col conseguente spostamento al nord di tutte le centrali decisionali, farà diventare gli sportelli meridionali semplici collettori di risparmio il cui reinvestimento andrà a <strong>favorire l’economia del nord</strong> mentre l’aumentato costo del denaro e la diminuzione della sua disponibilità faranno aumentare a dismisura la proliferazione delle Agenzie finanziarie e dell’usura, con danni crescenti sia per le famiglie che per le imprese.</p>
<p>E&#8217; ancora viva la memoria dello sciopero della fame che, nello scorso settembre 2009, l’imprenditore <strong>Giuseppe Pizzino</strong> &#8211; a capo del <strong>Gruppo Castello,</strong> una delle più interessanti iniziative imprenditoriali del settore dell&#8217;abbigliamento &#8211; ha dovuto mettere in atto davanti alla sede centrale Unicredit di Milano per protestare contro la mancata concessione di un finanziamento per avviare un progetto industriale di ristrutturazione e sviluppo della sua azienda.<img class="alignright size-medium wp-image-11034" title="Pizzino" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/Pizzino-300x225.jpg" alt="Pizzino" width="300" height="225" /></p>
<p>Solo in seguito all’interessamento di due parlamentari del PdL (C. Polidori e N. Germanà) pare ci sia stato anche un intervento del ministro dell’economia <strong>Tremonti </strong>che ha dovuto riconoscere l&#8217;esistenza di una “asimmetria del credito in Italia”. Nel Mezzogiorno chi comanda, chi ha in mano le banche, è a Milano e non in Sicilia, per cui i luoghi delle decisioni si allontanano dal territorio.</p>
<p>Scongiurato per ora il pericolo del fallimento resta ancora del tutto <strong>problematica la prospettiva di un rilancio</strong> del Gruppo Castello, con sede a Brolo in provincia di Messina,<strong> </strong>per l’insufficienza delle risorse finanziarie reperite e per la lentezza con cui sta procedendo il processo di ristrutturazione aziendale.</p>
<p>Oggi,  distrutto il sistema bancario locale con tutti gli annessi e connessi, la situazione resta in mano a <strong>pochi gruppi</strong> (Montepaschi, Unicredit, Intesa, Popolare di Lodi), tutti con la testa e gli interessi spostati al centro-nord: ciò è tanto più grave quanto più avanza il processo federalista.</p>
<p>D&#8217;altra parte, al disimpegno di Unicredit nessuno ha opposto resistenza. Il fatto è strano, tanto più che contemporaneamente è stata annunciata la nascita di<strong> Intesa Sicilia</strong>, una filiazione locale della Banca Intesa che, non a caso, annovera fra i suoi più alti dirigenti Gaetano Miccichè, fratello di Gianfranco.</p>
<p>Il progetto punterebbe a creare <strong>una banca territoriale</strong> con un suo consiglio d&#8217;amministrazione autonomo e una direzione staccata, raddoppiando nel frattempo i 200 sportelli già esistenti.</p>
<p>Ma al sud è necessaria una nuova banca (del mezzogiorno, del sud) o basterebbe che quelle che ci sono facessero realmente il loro mestiere invece di fare colonialismo finanziario?</p>
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