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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Gelmini</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Pensionamenti forzati, rottamazione degli insegnanti?</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2011 05:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[A un buon numero di docenti delle scuole medie, inferiori e superiori, è arrivata nel corso degli ultimi due anni, una lettera che comunica il loro forzato pensionamento. Il provvedimento riguarda i dipendenti della pubblica amministrazione, ma viene applicato in particolare a quelli della scuola pubblica, obbligati ad andare in pensione non appena raggiunti i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A un buon numero di docenti delle scuole medie, inferiori e superiori, è arrivata nel corso degli ultimi due anni, una lettera che comunica il loro<strong> <img class="alignright" src="https://lh5.googleusercontent.com/-fIAoyWm6sEk/TjCI0ZzjseI/AAAAAAAAGCU/l0xD0VWlDro/rottamare.png" alt="" width="262" height="192" />forzato pensionamento</strong>. Il provvedimento riguarda i <strong>dipendenti </strong>della pubblica amministrazione, ma viene applicato in particolare a quelli <strong>della scuola pubblica</strong>, obbligati ad andare in pensione non appena raggiunti i <span id="more-23948"></span>quaranta anni di contributi previdenziali, anche se non hanno quaranta anni di servizio effettivo o non hanno ancora compiuto i canonici 65 anni di età.</p>
<p><strong><a href="http://www.argocatania.org/wp-content/uploads/2011/07/Gelmini_Bellante_letteraperta.pdf">La lettera al ministro Gelmini di un&#8217;insegnante catanese</a></strong> segnala la <strong>discriminazione economica </strong>subita da chi non ha ancora maturato l’ultimo scatto stipendiale. Tanto più che una precedente disposizione autorizzava a chiedere un rinvio nel caso si maturasse nel breve periodo uno scatto di stipendio.</p>
<p>Ma la <strong>contraddizione </strong>dell’Amministrazione non è solo questa: mentre da un canto infatti, quasi settimanalmente, si promulgano leggi e decreti che allungano anche per cani e gatti l’età del pensionamento, per gli insegnanti -pericolosi sovversivi- si fa il contrario.</p>
<p>La motivazione sottesa a questa decisione è quella di liberare posti di lavoro per i <strong>precari</strong>, ma ciò è vero solo a parole, dato che la progressiva attuazione delle riforme del ministro Gelmonti sta rischiando di generare <strong>nuove forme di precariato </strong>anche fra gli insegnanti già da tempo stabilizzati.</p>
<p>Non c&#8217;è comunque solo il danno economico da considerare, c&#8217;è <strong>l’esperienza umiliante, </strong>definita infatti &#8220;mortificazione professionale&#8221;. Qualcuno sceglie per te e ti obbliga ad un cambiamento che non è solo un atto amministrativo, ma una svolta decisiva della tua vita.</p>
<p>L’operazione, che non tiene conto della libera decisione dei singoli, viene fatta con un taglio orizzontale, finendo per escludere dalla scuola anche <strong>persone che sono ancora motivate a continuare</strong>, mentre ne trattiene tante altre (e non sono poche) che non lo sono affatto.</p>
<p>Si tratta quindi di un provvedimento che evidenzia, ancora una volta, il più assoluto disinteresse nei confronti della didattica, in particolare della <strong>&#8220;motivazione&#8221;</strong> che deve sottendere sia all&#8217;apprendimento sia all&#8217;insegnamento. Insegnare non vuol dire solo trasmettere contenuti e, soprattutto, metodologie, ma anche <strong>coinvolgere</strong> gli alunni nella &#8220;passione&#8221;  per il sapere.</p>
<p>Si aggiunga poi che queste disposizioni stanno andando a colpire soprattutto quella<strong> fascia di insegnanti </strong>che ha iniziato a lavorare nella scuola pubblica nel corso degli <strong>anni Settanta </strong>e che, con molto entusiasmo e assoluto disinteresse (allora non esisteva nemmeno il cosiddetto Fondo di Istituto), si è fatta carico di traghettare contenuti e metodi di insegnamento fuori dalle secche di una concezione della scuola ancora fortemente arretrata rispetto al velocissimo cambiamento sociale e culturale che ha investito il nostro Paese nel secondo dopoguerra.</p>
<p>Si è trattato di un complesso lavoro di <strong>sperimentazione ‘dal basso’</strong>, del tutto spontaneo anche se progressivamente ha assunto alcune forme organizzative, che hanno originato una vera e propria riforma della scuola, ancorché disorganica.</p>
<p>Certo non sono mancati errori, esagerazioni e fraintendimenti, ma è da questi insegnanti che è venuta l’unica <strong>risposta alla domanda di cambiamento della scuola</strong>, soprattutto della media superiore,  a fronte della totale (o quasi) incapacità del mondo politico di farsene carico.</p>
<p>Oggi la <strong>situazione </strong>si è drammaticamente <strong>ribaltata</strong>: a fronte di presunte riforme che sono ispirate solo dal bisogno di tagliare la spesa pubblica (ancora una volta con il metodo orizzontale), appare praticamente impossibile immaginare che le nuove generazioni di insegnanti possano affrontare con la stessa determinazione il lavoro scolastico.</p>
<p>Non è mancanza di fiducia, ma come si fa a chiedere a un insegnante lo stesso tipo di dedizione se ancora, dopo venti e passa anni, non ha trovato una <strong>stabilizzazione</strong>, ed è costretta, suo malgrado, a fare una conoscenza integrale del territorio della provincia in cui presta servizio?</p>
<p>Come è possibile<strong> impostare un progetto </strong>didattico impegnativo quando si ha la certezza che l’anno successivo si sarà in un luogo e in una scuola completamente diversi dato che ormai la stessa idea di ‘continuità didattica’ è stata cancellata dal vocabolario ministeriale?</p>
<p>Questo modo di mettere alla porta gli insegnanti rivela in effetti una<strong> concezione del tutto residuale della scuola pubblica </strong>perché di fatto sta progressivamente destrutturando quella rete di relazioni fra persone appassionate del loro lavoro che era l&#8217;unica autentica ricchezza della professione docente.</p>
<p>Ma, allora, di che cosa parliamo quando parliamo di scuola?</p>
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		<title>Università, il nuovo statuto per rafforzare vecchie logiche</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jul 2011 06:44:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Antonino Recca]]></category>
		<category><![CDATA[Ateneo di Catania]]></category>
		<category><![CDATA[coordinamento unico d'Ateneo]]></category>
		<category><![CDATA[Gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[Statuto d'Ateneo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 21 luglio il Senato accademico dell&#8217;Università di Catania, con ventuno voti favorevoli, cinque contrari e due astensioni, ha deliberato l&#8217;adozione del nuovo Statuto d&#8217;Ateneo. Argo ha chiesto al Coordinamento Unico d&#8217;Ateneo una prima riflessione sugli effetti di tale cambiamento. Lo statuto dell’Ateneo di Catania è uno tra i più dirigisti e autoritari tra quelli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il 21 luglio il Senato accademico dell&#8217;Università di Catania, con ventuno voti favorevoli, cinque contrari e due astensioni, ha deliberato l&#8217;adozione <img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/-qTVHJueEYb8/TEAOEq6XSkI/AAAAAAAAF-A/_xg5OxmGXGE/UNI%252520CT%252520gonfalone.jpg" alt="" width="160" height="220" />del <strong>nuovo Statuto d&#8217;Ateneo</strong>. Argo ha chiesto al <strong>Coordinamento Unico d&#8217;Ateneo</strong> una prima riflessione sugli effetti di tale cambiamento.</em></p>
<p>Lo statuto dell’Ateneo di Catania è uno <strong>tra i più dirigisti e autoritari</strong> tra quelli approvati dagli atenei italiani nella fase di <strong>applicazione della legge Gelmini</strong> (L. 240/2010).</p>
<p>La legge Gelmini – piuttosto che riformare e semplificare <span id="more-23442"></span>l’organizzazione dell’università, il diritto allo studio, il sistema feudale della docenza – si è concentrata sulla cosiddetta <strong>“governance”</strong>, ovvero il “sistema di gestione e controllo delle decisioni”, accentrandolo <strong>nelle mani di pochi professori ordinari e di un super-rettore</strong>.</p>
<p>Lo statuto catanese interpreta in modo “fedelissimo” tale spirito della legge e presenta dunque <strong>criticità</strong> di non poco momento e <strong>risvolti</strong> che pregiudicheranno pesantemente la vita dell’università di Catania nei prossimi anni.</p>
<p>Facciamo solo <strong>pochi esempi</strong>, che ci paiono di particolare gravità:</p>
<p>Per primo, la <strong>composizione del Consiglio di Amministrazione</strong>, che assume secondo la legge <strong>ogni potere gestionale e decisionale</strong>, in barba alle esigenze di democrazia della “universitas studiorum”.</p>
<p>Il CDA (in tutto undici elementi, rettore compreso) viene <strong>nominato interamente e quasi del tutto discrezionalmente dal rettore</strong> (art. 8). Il rettore nomina infatti i tre “membri esterni” del Consiglio <strong>senza alcuna consultazione</strong> preventiva, di natura vincolante, con la comunità accademica di cui egli è parte e <strong>senza il vincolo di elementari criteri ex-ante</strong> che sanciscano naturali regimi di incompatibilità dei componenti stessi (appartenenza negli ultimi anni a ruoli politici o sindacali, conflitti di interesse economico, condanne per reati contro la pubblica amministrazione o contro la pubblica fede …).</p>
<p>Appare fondato il timore che senza tali criteri “filtrino” nell’università manager o pseudo-manager &#8211; magari ex-politici o amici stretti di politici, inquisiti o magari condannati &#8211; <strong>indicati dalle segreterie politiche</strong> più o meno vicine ad un rettore il quale, come è noto, è stato fino a poche settimane fa personalmente impegnato in politica.</p>
<p>I tre membri esterni, tra l’altro, saranno semplicemente sottoposti al “voto di gradimento”, ex-post, di un <strong>Senato Accademico del tutto impotente</strong>.</p>
<p>Pare altrettanto grave che i cinque <strong>docenti interni</strong> chiamati a ricoprire la carica di consiglieri del CDA vengano anch’essi di fatto nominati dal rettore, in quanto scelti in una rosa tanto ampia (un componente indicato da ogni dipartimento tra le proprie fila) da assicurare un eccesso di <strong>discrezionalità</strong>.</p>
<p>L’unico reale <strong>antidoto</strong> a fenomeni di politicizzazione e dirigismo sfrenato, come indicato dal Coordinamento Unico dei ricercatori, dei docenti, dei precari e degli studenti dell’ateneo di Catania (CUDA), è una reale consultazione dei corpi elettorali, che si è non a caso volutamente evitata.</p>
<p>Inoltre, ci pare grave che un rettore <strong>eletto con le vecchie norme</strong> nomini un CDA con poteri nuovi e del tutto inediti. E’ grave perché tale rettore non è stato eletto a questo fine e<strong> non ha ricevuto dall’elettorato tale mandato</strong>.E’ grave, infine, perché il CDA nominato opererà, con gli ampi poteri che la legge gli ascrive, anche quando entrerà in vigore il mandato di un nuovo rettore. Insomma, Recca resterà <strong>rettore-ombra</strong>, con questo statuto, fino al 2016.</p>
<p>E   infine grave che il <strong>Senato Accademico</strong> (art. 7, c. 2) non rappresenti adeguatamente tutte le componenti della comunità accademica, innanzitutto <strong>escludendo</strong> dalla rappresentanza i precari della ricerca e della docenza che costituiscono un asse fondamentale, in molti casi, delle strutture di ricerca come della stessa offerta formativa. Inutile dire che, anche all’interno del corpo docente, <strong>non</strong> viene minimamente <strong>garantita</strong> un’<strong>equilibrata rappresentanza</strong> delle tre fasce (ordinari, associati, ricercatori) sancendo così un’evidente sbilanciamento a favore dei professori ordinari.</p>
<p>In una università in cui <strong>precari e ricercatori</strong> costituiscono una componente funzionale centrale, nonché il futuro generazionale della comunità del sapere, tali scelte – fra le altre &#8211; rappresentano un <strong>tuffo</strong> deciso e pericoloso <strong>nel passato</strong>.</p>
<p><strong>Coordinamento Unico</strong> dei ricercatori, dei docenti, dei precari e degli studenti dell’ateneo di Catania (CUDA)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Statuto d&#8217;Ateneo, comunicato congiunto FLC CGIL Catania, CGIL Catania, Coordinamento Unico d&#8217;Ateneo</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2011 05:17:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
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		<description><![CDATA[Il processo di approvazione dello Statuto dell&#8217;Ateneo di Catania sta procedendo a tappe forzate e si concluderà il 16 luglio 2011 senza che si sia aperto quel dibattito ampio, sereno e condiviso su temi fortemente innovativi quali &#8211; tra gli altri &#8211; la governance, la struttura dei dipartimenti, i meccanismi di controllo e revisione contabile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/-9cwv5ivGvBI/TEAOFnWwDbI/AAAAAAAAADM/PnnG5Pl3usc/UNI%252520CT%252520logo%252520colori.jpg" alt="" width="231" height="232" />Il processo di approvazione dello Statuto dell&#8217;Ateneo di Catania sta procedendo <strong>a tappe forzate</strong> e si concluderà il 16 luglio 2011 <strong>senza che si sia aperto quel dibattito</strong> ampio, sereno e condiviso su temi fortemente innovativi quali &#8211; tra gli altri &#8211; la governance, la struttura dei dipartimenti, i meccanismi di controllo e revisione contabile &#8211; che la comunità universitaria e le organizzazioni sindacali hanno richiesto ripetutamente in questi mesi.</p>
<p>Nel momento in cui il Senato Accademico dell&#8217;Università degli Studi di Catania si appresta a discutere la proposta di articolato ci pare doveroso ricordare che la legge 240/2010 (“legge Gelmini”) all&#8217;art. 2, c.7) delega al <strong>Ministero</strong>, e non ad altri, il giudizio di <strong>congruità</strong> sugli Statuti, entro quattro mesi dalla ricezione dello stesso.</p>
<p>È dunque fondamentale che <strong>non</strong> si inseriscano giudizi di congruità e <strong>filtri di legittimità</strong> interni all&#8217;ateneo sulle proposte di emendamento, così come previsto dalla nota rettorale del  30.06.2011, che operino “d&#8217;ufficio” una selezione degli emendamenti da sottoporre alla discussione in Senato Accademico.</p>
<p>A difesa della legittimità e della democraticità del sia pur residuo e ristretto dibattito, riteniamo che <strong>tutti gli emendamenti</strong> presentati dai senatori accademici debbano essere <strong>sottoposti alla discussione e al voto</strong> del Senato Accademico, se non altro per scongiurare il rischio di un vizio di nullità del provvedimento stesso di adozione dello Statuto.</p>
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		<title>Tempo pieno a scuola, la Pestalozzi in trincea</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jul 2011 04:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ragazzini a rischio, che hanno come alternativa la strada o, al massimo, una tv. Sono quelli dei quartieri periferici di Catania, ai quali il governo Berlusconi vorrebbe togliere il tempo pieno, questa preziosa possibilità di imparare di più e di relazionarsi con gli altri, adulti e coetanei, in un ambiente protetto. L&#8217;obiettivo del governo è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 311px"><img src="https://lh6.googleusercontent.com/-86NoRm1x1ss/ThpOdUxmaeI/AAAAAAAAF6M/FUotdcLEbXo/pestalozzi.jpg" alt="" width="301" height="186" /><p class="wp-caption-text">Istituto Comprensivo Pestalozzi di Catania</p></div>
<p><strong>Ragazzini a rischio</strong>, che hanno come alternativa la strada o, al massimo, una tv. Sono quelli dei quartieri periferici di Catania, ai quali il governo Berlusconi vorrebbe <strong>togliere il tempo pieno</strong>, questa preziosa possibilità di imparare di più e di relazionarsi con gli altri, adulti e coetanei, in un ambiente protetto.</p>
<p>L&#8217;obiettivo del <span id="more-23290"></span>governo è la riduzione della spesa pubblica, e pazienza se i criteri sono suicidi per il paese perchè  tagliare sulla formazione equivale a <strong>tagliare il futuro e condannare alla povertà</strong>. L&#8217;opportunità di avere delle ore di scuola in più viene invece considerata un lusso che si può sacrificare, trascurando il fatto che, proprio nei quartieri di periferia, quelli in cui la devianza è maggiore, il tempo pieno è un vero e proprio investimento, che può avere <strong>importanti ricadute didattiche e sociali</strong>.</p>
<p>Senza considerare che la scuola, in questi <strong>luoghi di frontiera</strong>, è anche l&#8217;istituzione che maggiormente segna la presenza dello stato e può contribuire a creare quel senso dello stato di cui rileviamo spesso la mancanza.</p>
<p>Ne è consapevole <strong>Santo Molino</strong>, da venticique anni dirigente dell&#8217;<strong>Istituto Comprensivo Pestalozzi</strong>, al Villaggio Sant&#8217;Agata, <strong>unica scuola</strong> di Catania ad avere il <strong>tempo pieno in tutte le classi</strong> della scuola dell&#8217;infanzia e della scuola primaria (le vecchie “elementari”). Più di mille alunni dai 3 ai 13 anni, tutti a scuola &#8211; tranne quelli delle medie &#8211; dalle 8,30 alle 16,30. E molti ci restano fino a più tardi e ci tornano anche il sabato, coinvolti in progetti di varia natura.</p>
<p>“Le famiglie sanno – ci dice Molino – che qui la scuola è a tempo pieno. Chi non lo vuole, sceglie di mandare i figli altrove”. Sanno anche che, se scelgono la Pestalozzi, i bambini avranno un <strong>pasto garantito dal Comune</strong> e la possibilità non solo di studiare sui libri, ma anche di lavorare la ceramica, imparare la musica, praticare degli sport, fare cioè delle cose che altrimenti non farebbero. E non sono cose secondarie perchè comportano un&#8217;<strong>educazione a tutto campo</strong>, dal rispetto delle regole al lavoro di squadra, dallo sviluppo della manualità alla acquisizione di una sensibilità artistica che affina e migliora la persona.</p>
<p>“Alle prove dell&#8217;<strong>OCSE PISA</strong>, i ragazzi del Sud – dice ancora Molino – fanno peggio di quelli del Nord (e abbassano la media nazionale). Eppure gli insegnanti sono meridionali anche a Milano. E i ragazzi  non sono certo più stupidi. Hanno solo meno scuola. <strong>E&#8217; il tempo pieno che fa la differenza</strong>”.</p>
<p><strong> A Milano il 95% delle classi</strong> ha fatto fino ad ora il tempo pieno. Adesso le famiglie sono sul piede di guerra per contrastare i tagli, ma le percentuali rimangono ben diverse dalle nostre, dove viene  messo in discussione anche quel poco che c&#8217;è.</p>
<p>Paradossalmente risulta che noi, <strong>contribuenti meridionali</strong>, abbiamo pagato per decenni il tempo pieno <strong>ai bambini del Nord </strong>lasciando i nostri ai cattivi maestri della strada, della televisone, a volte persino della violenza domestica.</p>
<p>Ma non basta. Deve essere chiaro che tagliare il tempo pieno nelle prime classi significa ipotecare il futuro. Una prima classe senza tempo pieno diventerà una seconda dello stesso tipo e così fino alla quinta. Per trascinamento andranno <strong>perdute ore ed insegnanti</strong>, a volte molto attivi ed impegnati. Perchè i tagli cancellano i posti di lavoro insieme alle opportunità di crescita dei ragazzi.</p>
<p>A causa dei tagli previsti dalla Gelmini, la scuola aveva subito già una riduzione, da sei a quattro classi. Per il prossimo anno scolastico  l&#8217;Ufficio Scolastico Provinciale, costretto a restare dentro il tetto imposto da Roma e da Palermo,  ha proceduto ad un taglio ulteriore e ha <strong>negato il tempo pieno alle quattro prime rimaste</strong>.</p>
<p>Sapendo che, in prospettiva, anno dopo anno, con questo provvedimento sarebbe stato ucciso il tempo pieno in tutta la scuola, Molino si è impuntato. <strong>Ha protestato, ha minacciato</strong>, forte anche del suo ruolo di presidente provinciale dell&#8217;ANDIS.</p>
<p>Ha ottenuto alla fine una <strong>paradossale soluzione di compresso</strong>. Nell&#8217;organico di diritto le classi a tempo pieno sono state reintrodotte, ma … senza personale. Un assurdo, che Molino ha accettato come una sfida, ma che assurdo rimane.</p>
<p>Il dirigente ha cominciato a <strong>ragionare sui resti</strong>. Un resto può essere rappresentato per esempio dalle ore di compresenza previste dalla contitolarità di due insegnanti nella stessa classe di tempo pieno (4 ore settimanali fino ad ora utilizzate anche per attività di potenziamento o recupero, talora per supplire un collega).  Ma sarebbe solo un escamotage perchè la contitolarità verrebbe comunque a mancare e non sarebbe garantita la continuità didattica. E comunque quattro ore residue in quattro classi non sarebbero sufficienti. Si rischia di turbare anche l&#8217;andamento delle classi seconde o terze.</p>
<p>Ci sono altri “resti” su cui si può ancora sperare. Sono gli <strong>insegnanti in soprannumero</strong>, prodotti proprio dai tagli, che il<img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /> ministero deve comunque pagare perchè a tempo indeterminato. Sono circa 200 persone. Qualcuno di loro potrebbe essere utilizzato nel tempo pieno delle prime classi della Pestalozzi. Lo si saprà fra una decina giorni, <strong>quando sarà reso noto l&#8217;organico di fatto</strong>.</p>
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		<title>Difendere la scuola pubblica statale e il diritto al lavoro per uscire dalla crisi</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/06/01/difendere-la-scuola-pubblica-statale-e-il-diritto-al-lavoro-per-uscire-dalla-crisi/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 05:35:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Catania, mercoledì 1 giugno 2011 alle ore 18 sit in davanti alla Prefettura Sta per concludersi un travagliato anno scolastico, profondamente segnato dalla controriforma Gelmini-Tremonti che ha assestato pesantissimi colpi alla scuola pubblica statale. Non sarà, però, un finale tranquillo. Chi ha contestato una politica di tagli che ha determinato un drammatico peggioramento del livello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/-I_Jum9sKvm0/TeVPRd9p0UI/AAAAAAAAEto/1HgG0RT7LXQ/Scuola-futuro.jpg" alt="" width="200" height="150" />Catania</strong>, <strong>mercoledì 1 giugno</strong> 2011 alle <strong>ore 18 sit in</strong> davanti alla <strong>Prefettura</strong></p>
<p>Sta per concludersi un <strong>travagliato anno scolastico</strong>, profondamente segnato dalla controriforma Gelmini-Tremonti che ha assestato pesantissimi colpi alla scuola pubblica statale. Non sarà, però, un finale tranquillo.</p>
<p><strong>Chi ha contestato</strong> una politica di tagli che ha determinato un <span id="more-21492"></span>drammatico peggioramento del livello dell’istruzione (più studenti in classe, meno ore di lezione) e la soppressione di oltre 130.000 posti di lavoro <strong>non è disponibile a gettare la spugna</strong>, troppo importante la <strong>posta in palio: il futuro del Paese</strong>, e purtroppo non c’è nulla di retorico in questa frase.</p>
<p>Per questi motivi il Coordinamento catanese in difesa della scuola pubblica statale ha promosso un’ulteriore <strong>manifestazione per contestare il cosiddetto Decreto Sviluppo, approvato il 13 maggio scorso</strong>, con il quale si dà corpo ad un progetto discriminatorio e paralizzante, che peggiorerà ulteriormente le condizioni di chi studia e renderà ancora più difficile per i precari della scuola, e soprattutto per quelli del Sud, l’accesso al lavoro, nonostante, e in spregio alle tante sentenze che hanno sancito l’illegittimità dei tagli operati dal governo.</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
<p class="title">alcuni degli articoli correlati pubblicati su su argo.catania.it</p>
<ul>
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<li><a href="../2011/05/13/graduatorie-e-organici-ancora-colpi-ai-lavoratori-della-scuola/" target="_blank">Graduatorie e organici, ancora colpi ai lavoratori della scuola &#8211; <em>13.05.11</em></a></li>
<li><a href="http://www.argo.catania.it/2011/05/13/invalsi-i-test-della-discordia/" target="_blank">Invalsi, i test della discordia &#8211; <em>13.05.11</em></a></li>
<li><a href="http://www.argo.catania.it/2011/05/05/la-scuola-che-vogliamo-qualificata-e-per-tutti/" target="_blank">La Scuola che Vogliamo, qualificata e per tutti &#8211; <em>05.05.11</em></a></li>
<li><a href="../2011/03/31/uninsegnante-di-san-cristoforo-alla-gelmini/" target="_blank">Un’insegnante di San Cristoforo alla Gelmini &#8211; <em>31.03.11</em></a></li>
<li><a href="http://www.argo.catania.it/2010/12/01/resistere-resistere-resistere-alla-gelmini/" target="_blank">Resistere, resistere, resistere, alla Gelmini &#8211; <em>01.12.10</em></a></li>
<li><a href="http://www.argo.catania.it/2010/11/08/tagli-tremonti-gelmini-ancora-una-protesta-di-docenti/" target="_blank">Tagli Tremonti-Gelmini, ancora una protesta di docenti &#8211; <em>08.11.10</em></a></li>
<li><a href="http://www.argo.catania.it/2010/10/25/pubblicaebella/" target="_blank">PUBBLICAèBELLA &#8211; <em>25.10.10</em></a></li>
<li><a href="http://www.argo.catania.it/2010/09/24/per-salvare-la-scuola/" target="_blank">Per salvare la scuola &#8211; <em>24.09.10</em></a></li>
<li><a href="http://www.argo.catania.it/2010/09/18/salviamo-la-scuola/" target="_blank">Salviamo la scuola &#8211; <em>18.09.10</em></a></li>
<li><a href="http://www.argo.catania.it/2010/09/06/invadiamo-lo-stretto/" target="_blank">Invadiamo lo Stretto &#8211; <em>06.09.10</em></a></li>
<li><a href="http://www.argo.catania.it/2010/09/01/anche-a-catania-provveditorato-occupato-2/" target="_blank">Anche a Catania, Provveditorato occupato &#8211; <em>01.09.10</em></a></li>
<li><a href="http://www.argo.catania.it/2010/08/26/6-giorni-di-mobilitazione-per-lapertura-dellanno-scolastico/" target="_blank">6 giorni di mobilitazione per l’apertura dell’anno &#8211; <em>26.08.10</em></a></li>
<li><a href="http://www.argo.catania.it/2010/08/22/il-coordinamento-in-difesa-della-scuola-pubblica-statale-riprende-la-mobilitazione/" target="_blank">Il Coordinamento in Difesa della Scuola Pubblica Statale riprende la mobilitazione &#8211; <em>22.08.10</em></a></li>
<li><a href="http://www.argo.catania.it/2010/08/18/in-difesa-della-scuola-pubblica-riparte-la-mobilitazione/" target="_blank">In difesa della scuola pubblica, riparte la mobilitazione &#8211; <em>18.08.10</em></a></li>
</ul>
</div>
<p>Come si legge nel volantino (sottoscritto da decine di Associazioni) che indice la manifestazione: “Estremamente discriminante risulta, inoltre, la scelta di inserire il <strong>vincolo di cinque anni</strong> di servizio effettivo per i neo-immessi in ruolo, che non potranno chiedere, quindi, prima che sia trascorso tale periodo né il trasferimento né l’assegnazione provvisoria né l’utilizzazione in altra sede.</p>
<p>E’ evidente che queste misure <strong>colpiranno soprattutto i lavoratori del Sud</strong>, che hanno già pagato  il prezzo più alto in termini di tagli e che sembrano essere esclusi anche da provvedimenti, quali l’assegnazione di contingenti di <strong>docenti in deroga</strong> (ovvero in aggiunta a quelli previsti dagli organici inviati dal Ministero alle singole regioni), riservati ancora una volta esclusivamente <strong>alle regioni del Nord</strong>”.</p>
<p>Alla Prefettura verranno fatte richieste precise:<br />
●	il ritiro dei <strong>tagli</strong><br />
●	il rispetto delle regole sulla <strong>sicurezza</strong> e una serie di investimenti sull’edilizia scolastica<br />
●	la creazione di <strong>organici</strong> funzionali che consentano il regolare svolgersi delle lezioni sin dall’inizio dell’anno<br />
●	l’abrogazione, prima della conversione in legge, dell’art. 9, comma 21 del DL sullo sviluppo, che vincola a <strong>cinque anni</strong> di servizio effettivo il trasferimento territoriale dei neo-immessi in ruolo.<br />
●	l’assegnazione anche alla Regione <strong>Sicilia</strong> di un contingente di docenti in deroga.</p>
<p>Ma, probabilmente, visti gli ultimi risultati elettorali (un’evidente e generalizzata sconfitta dell’idea berlusconiana di società) la richiesta più realistica sembra essere quella più ‘radicale’, o, forse, la più semplice: <strong>abolire la controriforma Gelmini</strong>.</p>
<p>Hanno <strong>aderito</strong>:<br />
CGIL, COBAS, USB, Italia dei valori, Partito Democratico, Partito dei Comunisti Italiani &#8211; Federazione della Sinistra, Rete dei Comunisti, Rifondazione Comunista  &#8211; Federazione della Snistra, Sinistra Ecologia e Libertà, Federazione degli studenti, Giovani Comusti, Giovani Democratici, Unione degli Universitari</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Invalsi, i test della discordia</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/05/13/invalsi-i-test-della-discordia/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 09:48:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[B. Vertecchi]]></category>
		<category><![CDATA[Catania]]></category>
		<category><![CDATA[Cobas scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto De Felice]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Vaccarini]]></category>
		<category><![CDATA[Liceo Boggio Lera]]></category>
		<category><![CDATA[prove Invalsi]]></category>

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		<description><![CDATA[Prosegue la mobilitazione di docenti, alunni e famiglie in difesa della scuola pubblica statale. Manca meno di un mese alla conclusione dell’anno scolastico, ma la Gelmini continua, incurante di ogni critica, nella sua opera di demolizione del nostro sistema formativo. In questi giorni abbiamo assistito alla somministrazione dei test Invalsi. Un’indagine a carattere nazionale -gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prosegue la mobilitazione di docenti, alunni e famiglie <strong>in difesa della scuola pubblica statale</strong>. Manca meno di un mese <img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/Tcz99j-pTMI/AAAAAAAAEbE/l5jPGNAg32Y/scuola_alunni.jpg" alt="" width="200" height="131" />alla conclusione dell’anno scolastico, ma la Gelmini continua, incurante di ogni critica, nella sua opera di <strong>demolizione del nostro sistema formativo</strong>.  In questi giorni abbiamo assistito alla somministrazione dei <strong>test Invalsi</strong>.</p>
<p>Un’indagine a carattere <span id="more-20607"></span>nazionale -gli stessi test sono infatti proposti in tutto il Paese- che dovrebbe servire a rilevare lo stato di salute della scuola di ogni ordine e grado. La protesta non riguarda, ovviamente, l’obiettivo indicato, tutti sono infatti coscienti della <strong>necessità di valutare il nostro sistema di istruzione</strong>, soprattutto oggi, quando diminuiscono le risorse investite e in classi più affollate, e con meno ore a disposizione,  dovrebbe migliorare la qualità del lavoro.</p>
<p><strong>Quello che non va è come</strong> (sia dal punto di vista dei contenuti, che delle modalità) tutto ciò è stato fatto. Due le materie oggetto delle prove – italiano e matematica &#8211; , domande a risposta multipla la tipologia scelta.</p>
<p>Va preliminarmente rilevato che <strong>i test non sono anonimi</strong> (ad ogni alunno corrisponde un numero) e che in essi sono contenuti molti <strong>dati sensibili</strong> che, di fatto, come hanno denunciato i <strong>Cobas della scuola</strong>, sembrano rispondere ad un’ esigenza di schedatura di massa piuttosto che a rilevare i mutamenti sociali intervenuti. Così come colpisce la dichiarata volontà dell’Invalsi di <strong>non sottoporre al test gli alunni diversamente abili</strong>.</p>
<p>Ma, soprattutto, l’intera operazione si è svolta <strong>senza coinvolgere gli insegnanti</strong>: in nessuna scuola è stato condiviso il senso generale dell’intervento, il processo di costruzione dei questionari, la riflessione sui possibili risultati da raggiungere; <strong>come se l’Invalsi fosse in grado di produrre prove oggettive</strong>, capaci di misurare nello steso tempo abilità, conoscenze,  processi di apprendimento.</p>
<p>Ma il test a risposta multipla, visto che di questo stiamo parlando, <strong>misura solo ed esclusivamente i risultati e non i processi</strong>. Insomma, queste prove sono coerenti con una precisa idea di scuola  Con quel modello in base al quale –come afferma B. Vertecchi – “al termine ‘istruzione’ si è andato progressivamente sostituendo quello di formazione: un processo che <strong>modifica i profili degli individui per curvarli verso un aspetto desiderato</strong>.La riduzione dell’educazione a un prontuario che, ammesso che sia aggiornato al momento, durerà poco e avrà un valore del tutto contingente”.</p>
<p>Per tutti questi motivi, in tutta Italia tanti <strong>collegi dei docenti si sono pronunciati contro</strong>, tanti <strong>alunni</strong> delle scuole secondarie superiori si sono rifiutati di rispondere (e qualche Preside particolarmente zelante risponde elargendo sospensioni), tanti <strong>genitori</strong> non hanno mandato a scuola i loro figli nei giorni delle prove.</p>
<p>In particolare <strong>i docenti si sono rifiutati di essere meri terminali di un lavoro deciso altrove</strong>, ribadendo che una corretta progettazione didattico-educativa è compito precipuo degli organi collegiali. Non solo perché così prevede la normativa (tutte le attività aggiuntive devono essere approvate dal collegio dei docenti, nessun lavoro straordinario può essere imposto), ma soprattutto perché, accettando acriticamente tutto ciò, si corre il <strong>pericolo di cambiare lo statuto stesso delle discipline</strong>.</p>
<p>Se si pensa, per esempio, all’<strong>analisi testuale</strong> è evidente il rischio di produrre  un graduale <strong>spostamento </strong>dal gusto per la lettura, dall&#8217;approfondimento e dalla riflessione critica<strong>, a un&#8217;arida serie di domandine tecniche</strong>.</p>
<p>Anche a <strong>Catania</strong>, seppure in misura meno significativa che in altre realtà nazionali, singoli insegnanti e alcuni collegi docenti delle scuole secondarie superiori (va, però, precisato che in molte realtà i Dirigenti scolastici non hanno convocato gli organi collegiali) hanno <strong>contestato i test</strong>.</p>
<p>In particolare, al <strong>Boggio Lera</strong> e al <strong>De Felice</strong> le prove sono state bocciate, al <strong>Vaccarini</strong> è stata espressa una forte preoccupazione. Alcuni docenti, inoltre, si stanno <strong>rifiutando di effettuare la correzione delle prove</strong>, sia perchè non condividono le modalità di preparazione e somministrazione dei test, sia perchè si tratterebbe comunque di un lavoro straordinario mai deliberato e non remunerato.</p>
<p>Al di là dei numeri di coloro che hanno espressamente manifestato il loro dissenso, è stato comunque ottenuto un importante risultato: <strong>si è evitato che passasse sotto silenzio </strong>l’ennesimo attacco al diritto allo studio.</p>
<p>Un’esagerazione? Temiamo di no, visto che più volte la Gelmini ha ripetuto che i test serviranno, anche, ad individuare docenti e <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></a>scuole che lavorano meglio. Il paradosso è che, sempre secondo il ministro, fatta l’indagine, <strong>maggiori risorse saranno destinate alle scuole migliori</strong>. Un’idea certamente originale e coerente se l’obiettivo è quello di <strong>dividere ulteriormente</strong> il Paese.</p>
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		<title>La Scuola che Vogliamo, qualificata e per tutti</title>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2011 06:16:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[CGIL]]></category>
		<category><![CDATA[coordinamento d'Ateneo]]></category>
		<category><![CDATA[Coordinamento in difesa della scuola pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[diritto allo studio]]></category>
		<category><![CDATA[Gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto Brocca]]></category>
		<category><![CDATA[tagli alla scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Tremoniti]]></category>
		<category><![CDATA[USB]]></category>

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		<description><![CDATA[Tenaci e coerenti, docenti e personale amministrativo, riuniti nel Coordinamento in difesa della scuola pubblica statale, non si sono rassegnati. Per due pomeriggi (2 e 3 maggio) hanno discusso (nei locali dell’ istituto Turrisi Colonna di Catania) insieme con alcune forze sindacali (CGIL, USB) e con i rappresentanti del Coordinamento unico d’ateneo, dei tagli subiti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TGu_X1s1yUI/AAAAAAAAEVY/lT_18NpUcOQ/dscn3784.jpg" alt="" width="252" height="189" />Tenaci e coerenti, docenti e personale amministrativo, riuniti nel  <strong>Coordinamento in difesa della scuola pubblica statale</strong>, non si sono rassegnati. Per due pomeriggi (2 e 3 maggio) hanno discusso (nei locali dell’ istituto Turrisi Colonna di Catania) insieme con alcune <strong>forze sindacali</strong> (CGIL, USB) e con i rappresentanti  del <strong>Coordinamento unico d’ateneo</strong>, dei <strong>tagli</strong> subiti dalla scuola e dall’università in <span id="more-20559"></span>seguito ai provvedimenti Gelmini-Tremonti.</p>
<p>Nella prima giornata si è ragionato sulla necessità di <strong>garantire un reale diritto allo studio e pari opportunità</strong> per tutti (al Sud come al Nord), nell’ottica di una scuola pubblica di massa e qualificata.  Il che non può essere garantito se <strong>diminuiscono le ore di lezione e aumenta il numero di alunni per classe</strong> (in quest’ultimo caso con evidenti danni rispetto alla didattica e ulteriori problemi rispetto agli standard di sicurezza).</p>
<p>E non può parimenti essere garantito se le regole interne (vedi decreto Brunetta) vanno nella direzione di ridurre sempre più gli spazi democratici in una <strong>logica aziendale-meritocratica</strong> del tutto inapplicabile al mondo della scuola che, al contrario, avrebbe bisogno di maggiore libertà e cooperazione.</p>
<p>Si è anche affrontato, in presenza di un legale, il problema del <strong>blocco degli scatti di anzianità</strong>, ipotizzando la possibilità di un’<strong>azione giudiziaria collettiva</strong> che, prima della pausa estiva, sarà proposta  a tutto il personale.</p>
<p>Non si è, però, discusso solo di ciò che non va. Il Coordinamento, infatti, ritiene che <strong>molte cose vadano cambiate nella scuola</strong> e, più in generale, nel mondo della formazione, nella consapevolezza che i tagli non rispondono a una tale esigenza.</p>
<p>Nel secondo giorno, perciò, i docenti si sono  <strong>divisi in gruppi</strong> (i cui lavori sono stati introdotti da due relazioni, una di un docente universitario, l’altra di un docente della scuola) e hanno avviato il c<strong>onfronto sull’insegnamento di alcune discipline</strong>: Italiano, Lingue straniere, Storia, Fisica e Scienze.</p>
<p>Tutti i gruppi si sono dimostrati concordi nel contestare, innanzitutto, il modo con cui ha concretamente operato il <strong>Governo</strong>. Quest’ultimo, infatti, prima ha tagliato ore di lezioni e cattedre e poi ha ragionato sui <strong>programmi</strong> (discussione, peraltro, non ancora conclusa) dimostrando, così, di non avere alcun reale interesse al miglioramento delle proposte didattiche.</p>
<p>Il <strong>Coordinamento</strong>, viceversa, in un’ottica che guarda al processo formativo nella sua unitarietà,  ha iniziato a interrogarsi sullo <strong>statuto delle discipline</strong> in rapporto agli ‘stili’ di conoscenza delle giovani generazioni  e alle sollecitazione sociali e culturali del presente.</p>
<p>Si è così individuato  un <strong>percorso di lavoro</strong> opposto a quello seguito dall’esecutivo, che ha elaborato un documento sul profilo generale e sulle competenze relative alle singole materie  generico e poco articolato ( se confrontato, ad esempio, con quanto prodotto dalla cosiddetta ‘commissione Brocca’).</p>
<p>Al contrario, per il Coordinamento occorre ritornare a interrogarsi sul senso e sulla fatica dello studio proponendo un <strong>modello di scuola capace di affascinare e far crescere gli allievi</strong>. Una scuola dove si impara a ‘fare domande’ piuttosto che a fornire risposte.</p>
<p>La due giorni si è infine conclusa con l’impegno di <strong>rendere pubblico l’intero dibattito</strong> e con la promessa di riflettere sui temi affrontati in modo che, dopo la pausa estiva, i gruppi possano proseguire il confronto ed elaborare una proposta didattica  e culturale complessiva.</p>
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		</item>
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		<title>Graduatorie bloccate, insegnanti e buoi dei paesi tuoi</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/02/18/blocco-delle-graduatorie-insegnanti-e-buoi-dei-paesi-tuoi/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 03:58:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Corte Costituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[decreto Milleproroghe]]></category>
		<category><![CDATA[docenti precari]]></category>
		<category><![CDATA[Gelmini]]></category>
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		<category><![CDATA[MIUR]]></category>
		<category><![CDATA[reclutamento]]></category>
		<category><![CDATA[USP]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel decreto Milleproroghe, per iniziativa di un gruppo di parlamentari della Lega Nord e grazie anche alla compiacenza del Miur, è stata inserita una norma che congela le graduatorie permanenti (le graduatorie da cui i vari Uffici Scolastici Provinciali attingono per la stipula dei contratti a tempo determinato e indeterminato). Per tutto il prossimo anno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel <strong>decreto Milleproroghe</strong>, per iniziativa di un gruppo di parlamentari della <strong>Lega Nord </strong>e grazie anche alla compiacenza <img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TV2m8eKj2nI/AAAAAAAAC30/xZDyJ3RLwEY/graduatorie_ad_esaurimento_docenti.jpg" alt="" width="157" height="200" />del Miur, è stata inserita una norma che <strong>congela le graduatorie permanenti</strong> (le graduatorie da cui i vari Uffici Scolastici Provinciali attingono per la stipula dei contratti a tempo determinato e indeterminato). Per tutto il prossimo anno scolastico 2011-2012 circa 230 mila prof precari, <strong>non potranno aggiornare la propria posizione</strong>, come invece è attualmente previsto dalla normativa vigente secondo la legge del 24 novembre 2009, n. 167.</p>
<p>Questo significa che<span id="more-17938"></span> <strong>non potranno cambiare le province di destinazione</strong>, andando a scegliere quelle dove maggiori sono le chance di assunzione, ma <strong>non potranno</strong> neanche <strong>far valere punteggi nuovi</strong>, legati a carichi di famiglia oppure a titoli nel frattempo acquisiti. Il blocco, secondo le giustificazioni ufficiali, è imposto in vista di una riforma generalizzata del sistema di reclutamento, che il ministro Gelmini non ha però ancora realizzato.</p>
<p>Il 2011 potrebbe essere l’anno giusto. E allora, è il ragionamento, meglio attendere che le nuove regole siano conosciute da tutti i precari iscritti in graduatoria prima di decisioni radicali. Un ragionamento, questo, che ne cela alle spalle un altro: <strong>evitare che si crei ulteriore emigrazione verso il Nord</strong>. Infatti sono molte le province settentrionali in cui i docenti iscritti in lista temono, alla riapertura delle graduatorie permanenti, di essere <strong>assaliti da prof meridionali con punteggi più alti</strong>, che possano strappare al loro posto il contratto a tempo determinato, adesso, e quello a tempo indeterminato domani. Quando, seguendo il trend delle pensioni, i buchi negli organici diventeranno voragini.</p>
<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } -->Secondo l’ultim<strong>o dossier sulle graduatorie realizzato dal ministero dell’istruzione</strong>, il 65% degli insegnanti iscritti è nato al Sud. Su quasi 230 mila, oltre 122 mila sono registrati e residenti nelle regioni meridoionali (il 48%), 42 mila nelle regioni del Centro e 74 mila al Settentrione. Tra il 2006 e il 2009, si è registrato un calo degli aspiranti proprio al Nord: in Lombardia e Piemonte del 16%. Ed è proprio qui che ci sono maggiori disponibilità di posti, che si incrementeranno con i futuri pensionamenti.</p>
<p>La carica verso le province con appeal occupazionale sarà tanto più forte il prossimo anno quando si potrà fare l’ultimo aggiornamento prima della rivoluzione del <strong>reclutamento</strong>. A forte <strong>connotazione regionalista</strong>. All’attenzione del ministero infatti c’è l’<strong>ipotesi di concorsi regionali </strong>in cui i candidati potranno scegliere una sola regione nella quale eleggere il proprio domicilio professionale e sottoporsi poi a quello che è stato definito «test di preparazione». Prove che verificheranno l’attitudine all’insegnamento e l’effettivo livello di preparazione dei candidati nelle singole materie. Il tutto nella regione di arrivo, a parità di condizioni con i candidati del posto, in modo da evitare contestazioni in sede europea. È facile capire a questo punto quali siano le pressioni del Nord di cui la Lega è portavoce, perché le graduatorie siano congelate per il 2011-2012.</p>
<p>In base alla <strong>legge  4 giugno 2004, n. 143</strong>, gli aspiranti docenti hanno avuto la possibilità di chiedere l&#8217;inserimento, oltre che nella graduatoria della provincia prescelta,  anche in quelle di altre tre province. In queste però non sono stati inseriti con il loro reale punteggio, ma dopo l’ultima posizione della  ultima (III) fascia. Due anni fa 15000 precari hanno fatto ricorso contro la leggittimità di questo <strong>inserimento in coda</strong>, sollevando l’<strong>obiezione di incostituzionalità</strong> in quanto tale norma non permette la mobilità territoriale in modo equo e paritario.</p>
<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } -->In questi giorni la <strong>Corte Costituzionale si è espressa</strong> in senso favorevole ai ricorrenti, riconoscendo la collocazione <strong>a pettine</strong> in base al punteggio acquisito in tutte le provincie. Il valore dei titoli di studio, infatti, è uguale su tutto il territorio nazionale. <strong>La Lega </strong>è riuscita tuttavia a far passare, all’interno del decreto Milleproroghe, un suo <strong>emendamento</strong> in Senato che prevede il <strong>congelamento delle attuali graduatorie fino all’agosto del 2012</strong> .</p>
<p>In questo emendamento è inoltre sancito il <strong>principio di territorialità delle nomine per gli incarichi a supplenza</strong>, poiché a partire dall’a.s. 2011-2012 le Graduatorie d’Istituto dovranno essere inserite obbligatoriamente nella provincia di appartenenza della Graduatoria ad Esaurimento.</p>
<p>A meno che non vi siano nuovi sconvolgimenti, si prospettano tempi duri per i <strong>precari della scuola</strong> che sono inseriti, o per meglio dire <strong>“ingabbiati”</strong>, in province sfavorevoli. Tutto questo <strong>a discapito del principio della libera circolazione</strong> dei lavoratori su tutto il territorio nazionale.</p>
<p>Sulla decisione della Corte Costituzionale, leggi <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2011/02/09/news/supplenti_graduatorie_nel_caos_la_consulta_boccia_la_gelmini-12265484/?ref=HREC1-4" target="_blank"><em>La Consulta boccia la Gelmini</em> di Salvo Intravaia su Repubblica del 9.02.11</a></p>
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		<title>Catania, la polizia carica i pulizieri</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 11:21:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non li hanno trattati con i guanti. Lo vediamo dai filmati. Ma non si sono arresi. La posta in gioco è alta. Lo dicono con chiarezza, vogliono il lavoro, le ore di lavoro che hanno sempre fatto e che adesso sono state ridotte, insieme alle retribuzioni, che divengono addirittura risibili. Sono i pulizieri delle scuole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" title="pulizieri_catania" src="https://lh3.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TVHH2WokKlI/AAAAAAAACqc/aaz9gp7FVIY/pulizieri-catania-300x225.jpg" alt="" width="270" height="203" />Non li hanno trattati con i guanti. Lo vediamo dai filmati. Ma non si sono arresi. La posta in gioco è alta. Lo dicono con chiarezza, <strong>vogliono il lavoro</strong>, le ore di lavoro che hanno sempre fatto  e che adesso sono state <strong>ridotte, insieme alle retribuzioni</strong>, che divengono addirittura risibili. Sono i pulizieri delle scuole di Catania e provincia.</p>
<p>A decidere la riduzione è stata la <strong>Dussmann service</strong>,  grossa multinazionale che <span id="more-17910"></span>si è aggiudicata il nuovo appalto della Regione Sicilia. Deve fare i conti con i <strong>tagli previsti dal ministro Gelmini</strong>, che ha ridotto della metà i fondi per gli appalti relativi alla pulizia delle scuole. Pare che il ministro voglia tornare ad utilizzare per le pulizie il <strong>personale interno</strong>. Potrebbe essere un modo per avere un buon servizio a costi minori, ma non si capisce come può essere conciliato con i tagli alla scuola pubblica. Il numero dei bidelli dovrebbe infatti aumentare e di conseguenza aumenterebbe la spesa per gli stipendi.  Si possono cambiare le modalità, ma i  costi non si possono azzerare.</p>
<p>Che ci siano stati degli sprechi, lo riteniamo possibile. Che i pulizieri non siano sempre stati solerti nell&#8217;effettuare il loro lavoro, anche questo è possibile. Chi, d&#8217;altra parte li ha controllati? E ancora, con quali criteri sono stati assunti? E con quali criteri sono stati gestiti gli appalti, anche alle ditte precedenti? Sappiamo che alcune di queste si sono “distinte” per il <strong>modo poco corretto</strong> di comportarsi con i lavoratori: stipendi pagati fuori tempo massimo, contributi non versati etc. (leggi su Argo, <a href="http://www.argo.catania.it/2009/03/22/pulizia-a-piccoli-passi/" target="_blank">Pulizia a piccoli passi</a>)</p>
<p>Adesso <strong>il problema si ripropone</strong> e in forma ancora più pesante, anche perchè la crisi è dura e il lavoro nella nostra regione e nella nostra città scarseggia.</p>
<p>A fine gennaio i pulizieri hanno occupato l&#8217;aula consiliare della Provincia, hanno più volte manifestato in piazza Duomo e a Palazzo Minoriti, hanno partecipato a tavoli di confronto e ricevuto promesse e rassicurazioni. <strong>Non hanno ottenuto</strong> nulla di concreto e non demordono. Che la loro determinazione cominci a fare paura?</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=hIuVZprRiGk" target="_blank"><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TVHNo2DIqeI/AAAAAAAACrM/mDpwN2imKR8/110208%20pulizieri%2001.jpg" alt="" width="369" height="227" /></a></p>
<p>Altri video sono visbili sul <a href="http://movimentostudentesco.org/node/423" target="_blank">sito del Movimento Studentesco</a></p>
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		<title>Licei musicali, allegri ma non troppo</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Dec 2010 03:56:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
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		<description><![CDATA[«A partire dall’a.s. 2010-2011, saranno attivate inizialmente 40 classi di liceo musicale e 10 di liceo coreutico!». Questo fu uno degli slogan di propaganda della “Riforma” Gelmini. La prevista creazione del liceo musicale doveva dimostrare agli italiani che il governo aveva a cuore la formazione artistica dei propri studenti. E invece dall’altra parte tagliava fondi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="licei_musicali" src="http://lh5.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TRKBqBwaWLI/AAAAAAAACJg/hpR3Qzsv_7I/note_musicali.jpeg" alt="" width="160" height="120" />«A partire dall’a.s. 2010-2011, saranno attivate inizialmente <strong>40 classi di liceo musicale</strong> e 10 di liceo coreutico!». Questo fu uno degli <strong>slogan di propaganda</strong> della “Riforma” Gelmini. La prevista creazione del liceo musicale doveva dimostrare agli italiani che il governo aveva a cuore la <span id="more-16908"></span>formazione artistica dei propri studenti. E invece dall’altra parte <strong>tagliava fondi al settore dello spettacolo</strong>, cioè proprio quel settore dove i futuri maturandi del liceo musicale dovevano impiegarsi.</p>
<p>Ma, in una riforma scolastica così attenta al portafoglio, quanto delle promesse fatte è stato mantenuto? Dopo un balletto di cifre che si è protratto per alcuni mesi, al momento risultano essere attivi su tutto il territorio nazionale soltanto 29 sezioni musicali. Di queste sezioni, quelle create <strong>ex novo in realtà sono soltanto una o due. </strong> Quelle restanti non sono altro che sezioni sperimentali <strong>già operanti nelle scuole da parecchi anni.</strong> (Vedi l&#8217;elenco dei <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/12/Licei-musicali_attivati.pdf">Licei-musicali_attivati</a> del Ministero dell&#8217;Istruzione)<strong><br />
</strong></p>
<p><strong>Emblematico il caso siciliano</strong>. Uno dei due licei musicali risulta essere quello di <strong>Modica</strong> (l’altro è a Palermo), già esistente come <strong>sezione sperimentale del liceo psico-pedagogico “Giovanni Verga”</strong>, che per altro possiede anche un indirizzo per geometri e un altro per arte del mobile. Peccato però che <strong>in provincia di Ragusa non esista nessun Conservatorio</strong>, che è presente a <strong>Catania</strong> dove invece <strong>il liceo musicale non è stato istituito</strong>. Quindi, in realtà di nuovo non c’è stato un bel niente. Il Ministero, in evidente carenza di risorse, si è limitato soltanto a riconoscere in maniera definitiva delle sezioni sperimentali.</p>
<p>Per altro l’istituzione del liceo musicale <strong>non ha ricevuto il plauso unanime</strong> dei musicisti italiani. Molti sostengono che sarebbe stato molto più opportuno inserire la Storia della Musica nei curricula dei vari indirizzi liceali, in modo da <strong>diffondere il più possibile l’educazione musicale</strong> tra i ragazzi. Questa è anche l’idea di <strong>Riccardo Muti</strong> che in un’intervista rilasciata al <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/settembre/15/Muti_musica_nuovo_liceo_Non_co_9_100915020.shtml" target="_blank">Corriere il 15 settembre 2010 disse</a>: «Non è necessario imparare a strimpellare uno strumento, che non porta a essere in grado di avvicinarsi alla <strong>musica</strong>, ognuno lo può fare privatamente; invece sarebbe necessario avere in tutti i licei un insegnante di musica che ti spiega il giusto approccio a questo bene, che <strong>non è solo un piacere estetico, è un bene sociale, formativo</strong>. È quella la vera riforma da fare. Basti pensare ai ragazzi sloveni e croati che si sono uniti, nel nome della musica, a quelli italiani nel <strong>concerto dell&#8217; amicizia</strong> che ho tenuto due mesi fa a Trieste»</p>
<p>Leggi l&#8217;interrogazione dell&#8217;on. ﻿﻿Siragusa e la risposta del sottosegretario Pizza su <a href="http://www.orizzontescuola.it/node/6045" target="_blank">OrizzonteScuola.it</a></p>
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