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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; ISTAT</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Atlante sanitario, e sai di cosa si muore! (ma solo fino al 2005&#8230;)</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 02:43:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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		<description><![CDATA[La settimana scorsa è stato presentato il nuovo “Atlante sanitario”, uno strumento per conoscere la distribuzione geografica delle principali patologie. Da più parti si sprecano gli elogi: “innovativo strumento di lavoro”, “strumento importante per chi è chiamato a prendere decisioni di programmazione sanitaria”, “La Sicilia, una delle poche regioni italiane a usufruire di così delicati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="ambulanza" src="http://lh4.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TLTFmRZe2MI/AAAAAAAAA7k/l7T5_9L9DWU/ambulanza_rotta.jpg" alt="" width="350" height="213" />La settimana scorsa è stato presentato il nuovo “<a href="http://www.regione.sicilia.it/sanita/atlante/" target="_blank">Atlante sanitario</a>”, uno strumento per conoscere la <strong>distribuzione geografica delle principali patologie</strong>.</p>
<p>Da più parti si sprecano gli <strong>elogi</strong>: “<a href="http://palermo.blogsicilia.it/presentato-il-nuovo-atlante-sanitario-della-sicilia/7929/" target="_blank">innovativo strumento di lavoro</a>”, “<a href="http://www.infomessina.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=13059:presentato-il-nuovo-atlante-sanitario-della-sicilia&amp;catid=40:news&amp;Itemid=2" target="_blank">strumento importante per chi è chiamato</a> a prendere decisioni di <span id="more-15526"></span>programmazione sanitaria”, “La Sicilia, una delle poche regioni italiane a usufruire di <a href="http://www.sicilianews24.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=27133:sanita-presentato-il-nuovo-atlante-sanitario-della-sicilia&amp;catid=418" target="_blank">così delicati strumenti di lavoro</a>”.</p>
<p>Però, entrando nel merito, vediamo che stanno pubblicando adesso (nel 2010) un’analisi che prende in considerazione <strong>bisogni di salute nel periodo 1997-2002</strong>, <strong>dati ISTAT del 2001</strong> (a questo punto si poteva aspettare il prossimo censimento del 2011!) e  dati sulle <strong>cause di morte del 2004-2005</strong>. Eppure sono tanti i dipendenti che ogni fine mese raccolgono, inviano, aggregano e interpretano i dati sanitari. E tutto questo per avere informazioni relative a  5-10 anni addietro&#8230;</p>
<p>Ma non è finita: leggi l’introduzione e scopri che <strong>a firmare la presentazione è il Prof. Lagalla</strong>, Assessore regionale alla Sanità. E allora ti chiedi: ma non si chiama Russo il nuovo (da ben 29 mesi) assessore regionale? E pure l’Assessorato ha cambiato nome: non più alla Sanità ma Assessorato della Salute. Se questi sono i tempi della nostra Amministrazione…</p>
<p>Se poi sei un temerario e leggi la prefazione, scopri che questo volume è <strong>un semplice aggiornamento</strong>, per il biennio 2001-2002 (avete letto bene: dati di 8-9 anni fa), dell’Atlante della mortalità per cause in Sicilia.</p>
<p>E tutto questo è stato prodotto da <strong>due Dipartimenti</strong> (Epidemiologia e Statistica) che istituzionalmente hanno questo compito, ma – si legge &#8211; con <strong>fondi strutturali comunitari</strong>. Ci piacerebbe sapere se questi 15 dipendenti regionali hanno percepito somme extra per svolgere il loro lavoro <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></a>istituzionale.</p>
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		<title>Crisi? Quale crisi?</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 04:54:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/08/barbariccie_bonaventura.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14167" title="barbariccie_bonaventura" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/08/barbariccie_bonaventura-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a>&#8220;Tutto va ben, madama la marchesa!&#8221; Incurante della <strong>grave</strong> <strong>crisi</strong> che sta mettendo a dura prova, in particolare, l&#8217;<strong>economia meridionale</strong> , il <strong>barone Partecipazio</strong>* continua a rivolgersi ai tantissimi <strong>signor Bonaventura</strong>* che lo stanno a sentire, beati e rincitrulliti dal sorriso stereotipato del loro ammaliatore, sicuri che alla fine diventeranno anche loro milionari.</p>
<p>Ma, dietro le sue spalle, si muove nell&#8217;ombra il <strong>torvo Barbariccia</strong>* che, con la scusa della crisi internazionale,</p>
<p><span id="more-13932"></span>sta liquidando gli ultimi scampoli dello stato sociale mentre  respinge sbrigativamente le rimostranze dei presidenti delle Regioni, definendole argomenti da &#8216;cialtroni&#8217;.</p>
<p>Col tocco leggero della sua fantasia, forse <strong>S. Tofano</strong> ricostruirebbe così la situazione economica del Meridione, che ormai solo per disonesta pietà si è soliti definire &#8216;drammatica&#8217;.</p>
<p>Ma, come ha fatto puntigliosamente notare con puntigliosa precisione <strong>F. Garufi</strong> sul n. 26 del 12 luglio di <strong><a href="http://www.piolatorre.it/asudeuropa/" target="_blank">Asud&#8217;europa</a></strong>, è stata proprio l’azione di Tremonti, a partire dalla manovra del 2008, a determinare un massiccio spostamento delle risorse del FAS verso destinazioni estranee alle loro finalità, in violazione dell’obbligo di destinarne l’85% al Mezzogiorno.</p>
<p>Anche quando i <strong>fondi strutturali europei</strong> e il <strong>fondo per le aree sottoutilizzate</strong> sono state indirizzati alla loro destinazione istituzionale, invece che aggiungersi alle risorse ordinarie per favorire lo sviluppo e colmare il divario tra le due aree del paese, hanno solo parzialmente <strong>compensato il progressivo decremento della spesa ordinaria e della spesa pubblica per investimenti</strong>.</p>
<p>Non c’è comunque sostanziale differenza tra la percentuale di spesa delle regioni per l’attuazione dei <strong>POR</strong> (programmi operativi regionali) e quella delle amministrazioni centrali per i <strong>PON</strong> (programmi operativi nazionali) della quale sono direttamente responsabili i ministeri.</p>
<p>A fronte inoltre della gravissima e persistente <strong>carenza di infrastrutture strategiche</strong>, appena il 14% dell’ammontare degli investimenti ferroviari si è collocato a Sud di Napoli; l’ANAS non riesce a completare l’ammodernamento della Salerno &#8211; Reggio Calabria e mantiene in uno stato vergognoso l’autostrada Catania &#8211; Palermo; è fermo il progetto della banda larga.</p>
<p>Si <strong>spende meno</strong> di prima per la <strong>scuola e l’università</strong>, mentre sono state progressivamente indebolite tutte le esperienze di qualità nella <strong>ricerca</strong> e nell’<strong>innovazione</strong>.</p>
<p>Siamo al <strong>paradosso</strong>, afferma ancora Garufi: il Meridione, base elettorale di massa del governo Berlusconi, è fatto oggetto di una politica che lo condanna alla<strong> progressiva emarginazione</strong>.</p>
<p>Si tratta dello stesso governo che da ben tre mesi non riesce a nominare il nuovo <strong>ministro dello Sviluppo economico</strong>, ritenendolo evidentemente ininfluente mentre ha appena varato una pesante e iniqua manovra di mezza estate che colpirà in modo particolare le regioni meridionali.</p>
<p>Non si deve comunque dimenticare che il <strong>principale responsabile</strong> della situazione del Sud è il suo stesso <strong>ceto politico</strong>: “il pressapochismo, l’incapacità progettuale, la diffusione di assistenzialismo e clientelismo hanno fatto perdere ogni credibilità alle rivendicazioni meridionali che sono percepite dalla maggioranza dell’opinione pubblica come mera difesa di privilegi”.</p>
<p>I dati <strong>Istat</strong>, intanto, quelli del Rapporto 2010 pubblicato dalla <strong>Svimez</strong> sull&#8217;economia del Mezzogiorno 2010, quelli del &#8220;XXXIV Report Sicilia&#8221;, realizzato dal <strong>Diste</strong>, in collaborazione con la <strong>Fondazione Curella</strong> e l&#8217;Università di Palermo, concordano nel suonare le note di una stessa marcia funebre, segnalando all’univoco un progressivo e costante <strong>deterioramento di tutti gli indicatori economici e sociali</strong>.</p>
<p>Il <strong>PIL</strong> tra il 2007 ed il 2009 si è ridotto del 5,9% nel Mezzogiorno e del 4,9% nel resto del Paese, ma il prodotto interno lordo del Mezzogiorno vale praticamente la metà: la ricchezza prodotta è di 17.900 euro pro-capite contro i 31.000 delle regioni settentrionali.</p>
<p>La <strong>disoccupazione</strong> interessa ufficialmente circa un quarto della popolazione e nella fascia di età compresa fra 15-24 anni il tasso di disoccupazione è del 38.5% mentre il dato nazionale è arrivato a toccare il 29,2%.</p>
<p>Il numero dei <strong>fallimenti</strong> del 2009 è aumentato del 12% rispetto all’anno precedente, mentre gli <strong>investimenti industriali</strong> sono crollati del 9,6% nel 2009, dopo la flessione (-3,7%) del 2008.</p>
<p>Le <strong>famiglie, al Sud,</strong> hanno ridotto  la spesa del 2,6% contro l&#8217;1,6% del Centro-Nord; in particolare, la spesa alimentare è diminuita nel 2009 del 4% (-3,5% nel 2008). Aumenta anche il numero delle persone a <strong>rischio di povertà</strong>: oltre una famiglia su quattro (25,9%), contro il 13,2% del Centro-Nord, arriva con difficoltà a fine mese.</p>
<p>Certo bisogna mettere nel conto anche l’incidenza dei <strong>redditi non emersi</strong> &#8211; dall’evasione fiscale al lavoro nero – e la presenza pervasiva dell’<strong>economia criminale</strong>, ma, di fronte a questo disastro, è legittimo chiedersi ancora per quanto tempo il malessere di questo Sud, di questa Sicilia, non sfocerà in una incontrollabile <strong>deflagrazione sociale</strong>.</p>
<p>Ma, intanto, quando finirà questa (s)ventura del barone Partecipazio e del torvo Barbariccia?</p>
<p>**NB: Il signor Bonaventura era lo strampalato eroe, inventato negli anni Cinquanta da S. Tofano. Il protagonista era, quasi sempre squattrinato all&#8217;inizio e milionario alla fine e non mancavano i cattivi, come il torvo ed invidioso Barbariccia, col volto sempre coperto da una maschera verdognola, e il (poco limpido) barone Partecipazio.</p>
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		<title>Agenda 2000: quali risultati?</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 04:54:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I fondi di Agenda 2000, stanziati da Bruxelles allo scopo di ridurre le disparità di sviluppo tra le regioni e i paesi dell&#8217;Unione Europea, rappresentano per la Sicilia l&#8217;ennesima occasione mancata? Sul numero del 25 gennaio di A Sud&#8217;Europa abbiamo trovato alcuni interessanti articoli che riguardano i risultati dell&#8217;utilizzo dei fondi strutturali. Potrebbe, forse, essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/fondi-strutturali.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10234" title="fondi-strutturali" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/fondi-strutturali-300x299.jpg" alt="fondi-strutturali" width="210" height="209" /></a>I<strong> fondi di Agenda 2000</strong>, stanziati da Bruxelles allo scopo di ridurre le disparità di sviluppo tra le regioni e i paesi dell&#8217;Unione Europea, rappresentano per la Sicilia l&#8217;ennesima <strong>occasione mancata</strong>?</p>
<p style="text-align: justify;">Sul numero del 25 gennaio di A Sud&#8217;Europa abbiamo trovato alcuni interessanti articoli che riguardano i risultati dell&#8217;utilizzo dei fondi strutturali. Potrebbe, forse, essere presto per <strong>misurare</strong> l&#8217;effettivo<strong> impatto dei finanziamenti europei </strong>del piano 2000-2006  sull&#8217;economia isolana. La Regione sa bene che queste cose richiedono tempo. Lo dimostra  quando si occupa della pianificazione della spesa: quest&#8217;anno è riuscita solo per un soffio a <span id="more-10232"></span>non perdere la prima tranche di finanziamenti del Por 2007-2013, l&#8217;ultima possibilità di ottenere aiuti comunitari prima che i rubinetti europei si chiudano definitivamente.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altro canto<strong> non sembra</strong> nemmeno che sia <strong>tempo di festeggiare</strong> l&#8217;avvento di una nuova luminosa era in cui una rinnovata Sicilia si propone come cuore pulsante dell&#8217;economia euromediterranea. <strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Sicilia</strong> è ben<strong> distante</strong> <strong>dall&#8217;avere raggiunto gli obiet</strong><strong>tivi </strong>prefissati dagli stati membri dell&#8217;Unione nella strategia di Lisbona, che prevedevano, tra le altre cose, il raggiungimento, entro il 2010, di una crescita complessiva del 3 per cento del Pil e  un tasso d’occupazione del 70 per cento.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo una ricerca del centro studi Sintesi di Venezia la Sicilia ha una <strong>distanza del 100 per cento dagli obiettivi di Lisbona</strong>. Tra le regioni italiane è quella messa peggio. Si può obiettare che la Sicilia già parte da una situazione di profondo svantaggio rispetto, ad esempio, alle regioni del nord-est. Ma poco comunque è stato fatto, visto che l’avanzamento complessivo dei vari indicatori è stato dell’1,9 per cento:  una crescita inferiore a quelle della Puglia, della  Sardegna e della Calabria.</p>
<p style="text-align: justify;">La conferma dello stato delle cose arriva anche dall&#8217;<strong>ISTAT</strong>, che,  per valutare e monitorare in modo dettagliato il Quadro comunitario di sostegno 2000-2006, ha creato una banca dati con circa 160 indicatori. Prendiamo ad esempio gli indicatori dell&#8217;asse 1, quella relativa alle risorse naturali. Ad agosto del 2009, la Regione era riuscita a pagare 2,1 milioni dei 2,6 impegnati per questo asse. Ma la spesa fatta non sembra essere stata efficace: per citare solo alcuni casi, a proposito della <strong>raccolta differenziata</strong> dei rifiuti, l’isola,  che nel 2000 raccoglieva per il riciclo l&#8217;1,9 per cento dei rifiuti, oggi è arrivata al 6,1 per cento, lontanissima dall’obiettivo fissato dalla stessa Regione per il 2007, il 45 per cento. Per fare una comparazione: nel 2000 la Sardegna riciclava l&#8217;1,7 per cento dei rifiuti prodotti, e  oggi può vantare un incoraggiante 27,8.  Anche per quanto riguarda  il contrasto all&#8217;irregolarità nella <strong>distribuzione dell&#8217;acqua</strong> il progresso è lento: nel 2000 il 33,7 per cento delle famiglie siciliane avevano difficoltà nell&#8217;approvigionamento idrico. Nel 2008 il dato è sceso di pochi punti percentuali, attestandosi al 27,9.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo lontanissimi dal raggiungere il traguardo di Lisbona anche per quanto riguarda il<strong> tasso di occupazione</strong>, salito in otto anni di appena tre punti, dal 41,5 al 44,1 per cento, mentre il<strong> tasso di povertà</strong> è cresciuto fino al 33,1 per cento. La produttività del lavoro nell’industria in Sicilia è passata dal 48,1 del 2000 al 46,5 del 2008. <strong>In flession</strong><strong>e </strong>anche l’<strong>agricoltura</strong> e perfino il <strong>turismo</strong>, nonostante l&#8217;immenso patrimonio artistico, monumentale e paesaggistico della nostra isola. Per quanto riguarda la <strong>capacità di attrarre investimenti esteri</strong>, l&#8217;intervento europeo nulla ha potuto:  in Sicilia, gli investimenti dall’estero dal 2000 al 2007 sono rimasti fermi allo 0,1 per cento del totale.</p>
<p style="text-align: justify;">A ulteriore riprova del fatto che i fondi europei sono stati spesi male ci sono le <strong>denunce arrivate dalla Corte dei conti</strong> e dalla stessa Ue, che hanno ammonito gli amministratori siciliani per aver <strong>utilizzato parte delle risorse di Bruxelles per coprire buchi di bilancio e spese correnti.</strong></p>
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