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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Legambiente</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Questa l&#8217;Italia che frana</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 05:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una delle maggiori criticità del dissesto idrogeologico italiano è rappresentata dall’urbanizzazione delle aree dove il fiume in caso di piena può espandersi liberamente. Per sollecitare interventi e soluzioni rispetto a inadempienze o lentezze, ma allo stesso tempo per valorizzare il buon lavoro svolto da molte amministrazioni comunali, da nove anni, è stata realizzata un’indagine su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-c84CeLR0Ylc/TyP3uiNcQjI/AAAAAAAAJgg/W3eTWJ5N7WM/s400/Messina.jpg" alt="" width="320" height="240" />Una delle maggiori criticità del <strong>dissesto idrogeologico</strong> italiano è rappresentata dall’urbanizzazione delle aree dove il fiume in caso di piena può espandersi liberamente.</p>
<p>Per sollecitare interventi e soluzioni rispetto a inadempienze o lentezze, ma allo stesso tempo per valorizzare il buon lavoro svolto da molte amministrazioni comunali, da nove anni, è stata<span id="more-29915"></span> realizzata un<strong>’<a href="http://www.protezionecivile.gov.it/resources/cms/documents/dossier_ecosistemarischio2011.pdf" target="_blank">indagine</a> su informazione e prevenzione del rischio idrogeologico</strong>.</p>
<div class="imgtoggle right"><img class="small big" src="http://www.isprambiente.gov.it/site/_Images/temi/Rischio_idrogeologico2.jpg" alt="" width="200" height="283" /></div>
<p>A condurla <strong>Legambiente e il Dipartimento della Protezione Civile</strong>, <!--more-->attraverso un questionario inviato agli oltre 6000 Comuni nel cui territorio sono presenti <a href="http://www.peacelink.it/ecologia/docs/3425.pdf" target="_blank">aree a potenziale rischio idrogeologico più elevato</a>. Ha risposto solo il 25% dei Comuni (rischi della autosomministrazione per contenere i costi).</p>
<p>Facendo esprimere le amministrazioni comunali sulla loro <strong>gestione del territorio</strong> (pianificazione urbanistica, interventi di delocalizzazione dalle aree a rischio, corretta manutenzione del territorio) e sulla redazione dei<strong> piani di emergenza</strong> (Organizzazione locale della protezione civile per garantire soccorsi tempestivi ed efficaci), si è voluto verificare l’<strong>effettiva realizzazione</strong> degli interventi e si è monitorato sia il livello attuale di rischio, sia le attività volte a mitigarlo.</p>
<p>Sulla base di tali parametri è stato assegnato a ogni Comune un <strong>voto</strong> (da 0 a 10).</p>
<p>“Se è impossibile pensare di impedire alla natura di fare il suo corso, è invece fondamentale operare concretamente per <strong>mitigare il rischio e limitare l’esposizione dei cittadini</strong> e i danni attesi in caso di calamità. L’eccessivo consumo di suolo, l’urbanizzazione diffusa e caotica, l’abusivismo edilizio, l’alterazione delle dinamiche naturali dei fiumi, l’estrazione illegale di inerti, la cementificazione degli alvei e il disboscamento dei versanti collinari e montuosi contribuiscono infatti in maniera determinante a sconvolgere l’<strong>assetto idraulico del territorio</strong>, determinando un’<strong>amplificazione del rischio</strong> che interessa, in modi e forme diverse, praticamente tutto il territorio nazionale.”</p>
<p>E <strong>in Sicilia</strong>?</p>
<p>“In Sicilia – si legge su <a href="http://www.goleminformazione.it/articoli/rischio-idrogeologico-frane-smottamenti-alluvioni-esondazioni.html" target="_blank">“L’Italia dissestata” di Mariangela Latella</a>  - si registra un forte <strong>ritardo nel censimento del rischio</strong> idrogeologico. I dati dell’Ispra, aggiornati al 2003, ci dicono che i Comuni a rischio sono 272 per una superficie di 202 kmq. Ma la superficie ad elevata criticità passa a 833 kmq nel rapporto 2008 del ministero dell’Ambiente. Si tratta però di dati provvisori, come chiarito nello stesso documento perché la Sicilia è l’unica regione a non contare su cifre e mappe del rischio valide”.</p>
<p>E’ del luglio 2011 una <a href="http://www.geologidisicilia.it/images/stories/convenzione_DPC-ORGS/convenzione%20protezione%20civile%202011.pdf" target="_blank">convenzione</a>, con durata triennale rinnovabile, tra la Protezione civile e l’<strong>Ordine dei geologi</strong> per la <strong>mappatura</strong> dei dissesti geomorfologici, l&#8217;individuazione dei punti critici e la compilazione di relative schede. Essa prevede un rimborso-spese forfettario di <strong>200 euro al giorno per ogni geologo</strong> che dichiara la propria disponibilità all’Ordine dei geologi. Il finanziamento di 150.000 euro l’anno dovrebbe coprire, in media, 41 giornate di rilevazione per ognuno dei 2 geologi individuabili per provincia.</p>
<p>Su 272 Comuni hanno risposto al questionario solo 57, 1 su 5, un dato di poco inferiore alla media nazionale. Ma quel che è veramente sconfortante è che 48 hanno ricevuto un voto scarso. Figuriamoci chi non ha seguito neanche la buona prassi di rispondere al questionario. Solo 9 Comuni hanno ricevuto un voto oscillante fra 6 e 7, distribuiti in quasi tutte le province.</p>
<p>Forse dobbiamo attendere la prossima indagine per verificare <a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/3-marzo-2011/legambiente-sicilia-attacca-regione-necessarie-politiche-prevenzione--190142502567.shtml" target="_blank">quanto dichiarato dall’Assessore regionale al territorio e ambiente G. Sparma</a>, che, a seguito delle critiche mosse da Legambiente, asserisce «Il governo della Regione sta affrontando la questione del dissesto idrogeologico, non solo come emergenza, ma anche in maniera strutturale. Dei <strong>300 milioni di euro stanziati</strong>, metà dalla Regione e metà dallo Stato per l&#8217;intera Sicilia, 126 sono destinati alla provincia di Messina e gli interventi finalizzati sono in corso di approvazione, e alcuni già in fase di realizzazione»</p>
<p>Ma ci chiediamo: è compatibile con la “maniera strutturale” di affrontare la questione aver cercato (intento bloccato dal Commissario dello Stato) di <strong>stabilizzare 800 precari</strong> (ai quali va la nostra solidarietà, ma non al punto di creare canali di ingresso privilegiati nella P.A.), molti dei quali <strong>catalogatori dei beni culturali</strong>, assumendoli come “<strong>tecnici della Protezione civile</strong>, esperti di dissesto idrogeologico come di emergenza rifiuti” (<a href="http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/12/28/news/la_regione_sicilia_fa_1_600_assunzioni_alt_del_commissario_alla_legge-strenna-27293006/index.html?ref=search" target="_blank">vedi “La Regione Sicilia fa 1660 assunzioni&#8221;, su Repubblica</a>) ?</p>
<p>Ritornando ai <strong>dati nazionali</strong> purtroppo <strong>non si nota una seria inversione di tendenza</strong> nella gestione del territorio: solo “il 4% dei comuni italiani intervistati ha intrapreso <strong>azioni di delocalizzazione</strong> di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo… l’11% dei comuni intervistati ha affermato di aver provveduto al <strong>ripristino e alla rinaturalizzazione delle aree di espansione naturale dei corsi d’acqua</strong> e solo nel 9% dei casi di aver riaperto tratti tombinati o intubati dei corsi d’acqua. Da notare, inoltre, che solo nel 6% dei comuni oggetto dell’indagine si è provveduto al rimboschimento di versanti montuosi e collinari franosi o instabili.</p>
<p>Ci auguriamo che i “<strong>12 milioni e 756 mila euro per gli 11 interventi in Sicilia</strong>”, stanziati dallo Stato (vedi <a href="http://www.meteoweb.eu/2012/01/via-libera-dal-cipe-ai-fondi-per-il-dissesto-idrogeologico-nelle-regioni-del-sud-tutti-i-dettagli-sui-finanziamenti/111809/" target="_blank">“Via libera dal Cipe ai fondi per il dissesto idrogeologico nelle Regioni del sud” di P. Caridi su Meteoweb</a>) siano utilizzati per raggiungere quantomeno la sufficienza alla prossima indagine.</p>
<p><a href="https://picasaweb.google.com/108735381137074930479/120128DISSESTOIDROGEOLOGICO?authkey=Gv1sRgCMjAw9nh7O6lFQ#slideshow/5702463339750644722" target="_blank"><img src="https://lh6.googleusercontent.com/-RXtHIDbolvs/TyND201HydI/AAAAAAAAJgU/_N9_jwmsA1s/s720/suscettibilit%25C3%25A0%2520alle%2520frane.jpeg" alt="" width="600" height="480" /></a></p>
<div class="mceTemp">
<dl id="" class="wp-caption alignleft" style="width: 610px;">
<dd class="wp-caption-dd">CLICK per attivare la galleria immagini</dd>
</dl>
</div>
<p>=====================================<br />
Per saperne di più:</p>
<p><a href="http://www.acca.it/Default.aspx?TabId=80&amp;ItemId=1504&amp;view=Details" target="_blank">Le mappe interattive del rischio idrogeologico del CNR consultabili on line</a></p>
<p><a href="http://www.slideshare.net/geosarapat/il-dissesto-idrogeologico" target="_blank">Il dissesto idrogeologico. Le cause umane di frane e alluvioni. I casi del messinese</a></p>
<p><a href="http://sici.irpi.cnr.it/" target="_blank">Sistema informativo sulle catastrofi idrogeologiche</a></p>
<p><a href="http://www.gndci.cnr.it/" target="_blank">Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Gli ambientalisti a Monti: &#8220;Bocci quel ponte&#8221;</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2012/01/04/gli-ambientalisti-a-monti-bocci-quel-ponte/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 06:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgtoggle left"><img class="small big alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-H5HCkuGZ9Qc/TH6OuydFpQI/AAAAAAAAATU/ls_9XuNBt-s/s800/b5k4k4%25255B1%25255D.jpg" alt="" width="260" height="145" /></div>
<p>245 pagine per dire a Monti di bocciare il ponte sullo Stretto. Il <strong>dossier</strong>, che è anche un grido d&#8217;allarme, è stato presentato lo scorso 20 dicembre da un gruppo di associazioni ambientaliste, <strong>Fai, Italia Nostra, Legambiente, Man-Associazione mediterranea per la Natura e Wwf. </strong>In esso sono illustrate serie e<span id="more-28551"></span> puntuali osservazioni al progetto del Ponte, millantato come definitivo, elaborate da 30 esperti e docenti universitari di varie discipline.</p>
<p>Ma già precedentemente, il 10 novembre, era stata inviata al ministero dell&#8217;Ambiente una<strong> diffida relativa al correttezza del documento di Valutazione d’impatto ambientale </strong>dello stesso progetto.</p>
<p>Il dossier è stato accompagnato da <strong><a href="http://www.italianostra.org/wp-content/uploads/11_12_20_Comunicato-Stampa_Ambientalisti_Ponte-sullo-Stretto_.pdf" target="_blank">un appello al Governo </a></strong>con cui <strong>si chiede formalmente “il rigetto del progetto definitivo </strong>del ponte sullo Stretto di Messina redatto dalla Stretto di Messina SpA (Concessionaria interamente pubblica) e da Eurolink (General Contractor -GC, con a capofila Impregilo), che costa 66 milioni di euro di fondi pubblici (come previsto nel contratto tra concessionaria e GC), per degli <strong>elaborati</strong> che, a giudizio delle associazioni ambientaliste, risultano essere <strong>estremamente carenti</strong> sia dal punto di vista tecnico che dell’impatto ambientale, naturalistico, paesaggistico e idrogeologico, ed evitando così di superare il <strong>punto di non ritorno</strong> che obbligherebbe lo Stato a versare altri 56 milioni di euro per il progetto esecutivo e a pagare penali fino a 425 milioni di euro nel caso dell’avvio anche di un solo cantiere per l’opera principale o delle opere connesse.”</p>
<p>Non si manca di sottolineare che, in un momento in cui si è costretti a tagliare <strong>risorse </strong>per le esigenze più quotidiane, si rischia di congelarne un’ingente quantità <strong>per un solo progetto, il cui costo aumenta di anno in anno</strong> (solo dall’aprile 2010 al luglio 2011 si è passati da 6,3 ad 8,5 miliardi di euro: + 34%), mentre sarebbe molto più ragionevole impiegarle per uno sviluppo reale del Mezzogiorno, per il risanamento del suo territorio e per interventi di adeguamento e ammodernamento delle infrastrutture esistenti, a cominciare dal potenziamento delle ferrovie siciliane e dal completamento dei lavori dell’A3 Salerno-Reggio Calabria e della SS106 Ionica.</p>
<p>Sarebbe lungo elencare in una breve nota tutte le <strong>osservazioni di natura strettamente tecnico-ingegneristica </strong>che il gruppo di lavoro ha elencato e descritto nel documento.</p>
<p>La constatazione che la <strong>procedura di VIA speciale per le infrastrutture strategiche non è stata rispettata</strong> perché l’opera in fase di progettazione ha subito modifiche sostanziali sia sotto il profilo dello sviluppo verticale (le torri sono state rialzate sino a circa 400 metri, rispetto ai 382,6 metri del progetto preliminare), che dell’orientamento lineare (si tratta di un ponte sospeso a campata unica di 3,3 km di lunghezza, il cui blocco di ancoraggio è stato spostato di 10 metri con conseguente differimento delle fondazioni sui versanti siculo e calabro, e rotazione dei pilastri e della struttura principale), come dello sviluppo orizzontale (modifica strutturale e dell’inclinazione dell’impalcato).</p>
<p>Viene evidenziato anche che la larghezza dell&#8217;impalcato è enormemente maggiore di quella necessaria al flusso di traffico e che sono totalmente <strong>false e contrarie all&#8217;andamento degli ultimi anni le previsioni di traffico</strong>.</p>
<p>Si passa poi a denunciare la<strong> mancata valutazione di incidenza che il Ponte avrebbe sulla fauna e sugli habitat</strong>, essendo l’area dello Stretto un’ecozona importantissima sia per la migrazione degli uccelli, sia per il passaggio dei cetacei e di molte specie di pesci pelagici.</p>
<p>Il progetto <strong>manca poi di un quadro di dettaglio di opere connesse essenziali </strong>quali la stazione di Messina e i raccordi ferroviari sul versante calabro e presenta gravi carenze riguardo alle descrizioni delle componenti <strong>geosismotettoniche</strong> in una delle zone a più elevato rischio sismico del Mediterraneo.</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
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</ul>
</div>
<p>Si mette ancora in evidenza<strong> l’assenza del Piano Economico Finanziario </strong>per <strong>un’opera </strong>che, oltre ad essere inutile è anche <strong>sovradimensionata</strong>, poiché sarà utilizzata a regime in una percentuale compresa tra il 10 e il 15% della propria capacità, mentre d’altra parte si finge di ignorare che essa è stata <strong>cancellata lo scorso ottobre dalla lista dei dieci corridoi delle Reti transeuropee </strong>(TEN-T) di trasporto su cui punta l’Unione Europea entro il 2030, poiché ritenuta non sostenibile per l’elevatissimo impatto ambientale, sociale ed economico e inutile per la mobilità del Paese.</p>
<p>L’invito è rivolto direttamente al <strong>premier </strong>nella sua veste di<strong> coordinatore del CIPE </strong>– Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica – e chiede “che il Comitato consideri il <strong>progetto </strong>definitivo del ponte, a proprio insindacabile giudizio,<strong> non meritevole di approvazione </strong>(…) senza che il Contraente generale possa avanzare richieste per il riconoscimento di maggiori compensi e/o pretese, c chiedendo, conseguentemente, che la Stretto di Messina SpA <strong>receda dal contratto pagando solo le spese sino a quel momento sostenute</strong> dal General Contractor.”</p>
<p>Ci fa particolarmente piacere notare come questo autorevole documento riprenda buona parte delle <strong>osservazioni </strong>che, in parecchi interventi precedenti, sono state <strong>da noi proposte</strong>. Il nostro auspicio è che questo nuovo governo porga l&#8217;orecchio al <strong>grido di allarme </strong>che finalmente è stato sollevato anche da ambienti non sospettabili di ideologia.</p>
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		<title>Munnizza s.p.a.: rifiuti e affari</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 05:00:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un sistema organizzato non per smaltire i rifiuti, ma per il &#8220;non smaltimento&#8220;.  E&#8217; la conclusione a cui è giunta la Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sul ciclo dei rifiuti in Sicilia, che ha prodotto centinaia di pagine per spiegare le attività illecite nella gestione della spazzatura. A questa indagine si rifà il rapporto Ecomafia 2011 di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/--BL4aR6-4_M/Tnlm8nBHyXI/AAAAAAAAG-I/3aPnO9ieDIo/ecomafia2011.jpg" alt="" width="168" height="251" />Un sistema organizzato non per smaltire i rifiuti, ma per il &#8220;<strong>non smaltimento</strong>&#8220;.  E&#8217; la conclusione a cui è giunta la <strong>Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sul ciclo dei rifiuti in Sicilia</strong>, che ha prodotto centinaia di pagine per spiegare le attività illecite nella gestione della spazzatura. A questa indagine si rifà il rapporto <strong>Ecomafia 2011</strong> di <strong>Legambiente</strong>, nel capitolo dedicato alla nostra isola.</p>
<p>Un settore<strong> &#8220;organizzato per delinquere</strong>&#8220;, in cui<strong> &#8220;l’illegalità si è fatta norma</strong> che permea negli aspetti più minuti e capillari qualsivoglia aspetto  afferente al <span id="more-25489"></span>ciclo dei rifiuti&#8221;, una  vera e propria“<strong>disfunzione organizzata</strong>”. In concreto:</p>
<ul>
<li>rifiuti che finiscono prevalentemente<strong> sottoterra</strong></li>
<li>discariche abusive</li>
<li>fondi POR spesi per costruire impianti <strong>non attivi</strong></li>
<li><strong>incendi e danneggiamenti </strong>ripetuti negli impianti funzionanti (ad es. a Bivona)</li>
<li> <strong>presenza di percolato</strong> (micidiale liquido prodotto  dalla decomposizione dei rifiuti depositati nell’invaso) in discariche  (come quella di Bellolampo) che non possono trattarlo</li>
<li><strong>imposizione del pizzo</strong> o di assunzioni all’interno delle società che operano nel settore dei rifiuti</li>
<li><strong>controllo diretto e indiretto delle attività collaterali </strong>(trasporto, fornitura di mezzi d’opera, manutenzione e movimento terra)</li>
<li>occultamento di rifiuti pericolosi, come quelli radioattivi (vedi caso della <strong>miniera di Pasquasia)</strong> con incremento -altrimenti inspiegabile- di patologie tumorali ad Enna (+20%)</li>
</ul>
<p>La gestione di una discarica da parte di un gruppo criminale avrà inoltre come conseguenza inevitabile che sarà ostacolata in tutti modi la <strong>raccolta differenziata</strong>, non a caso ferma in Sicilia <strong>al 6-7%</strong>.</p>
<p>Ma il rapporto di Legambiente non si occupa solo della Sicilia e i dati riportati (numeri, statistiche, situazioni) descrivono i <strong>comportamenti illeciti più frequenti</strong> che coinvolgono l’ambiente su tutto il territorio nazionale. Tra questi:</p>
<ol>
<li>la <strong>declassificazione dei rifiuti</strong>, sì da farli risultare, con una semplice operazione che falsifica la documentazione cartacea, diversi da ciò che sono in realtà (cioè rifiuti rientranti nelle tabelle di quelli pericolosi);</li>
<li>il ricorso al sistema del cosiddetto “<strong>girobolla</strong>”, attuato attraverso vari passaggi, per far risultare falsamente operazioni di trattamento dei rifiuti medesimi in realtà mai posti in essere;</li>
<li>lo	<strong>sversamento</strong> diretto dei rifiuti, quasi esclusivamente speciali e pericolosi, nel territorio;</li>
<li>lo <strong>scarico degli oli esausti</strong> in mare da parte di navi;</li>
<li>la	predisposizione di una filiera di <strong>società senza impianti </strong>solo<strong> per creare fatture false</strong>, nonché di altre società dotate di impianti per recupero, trasporto e smaltimento rifiuti, con imposizione ai produttori di avvalersi di tali filiere, aggiudicandosi commesse pubbliche per gestire i relativi servizi. Nel caso di imprese operanti nel settore al di fuori della filiera mafiosa, imposizione di tangenti estorsive;</li>
<li>il ricorso alla <strong>spedizione all’estero di rifiuti pericolosi</strong>. Fra gli altri porti è citato anche quello di <strong>Catania</strong> (vedi pag. 8 dell’introduzione di Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia).</li>
</ol>
<p>Ancora Grasso elenca quegli elementi che lasciano intravedere “<strong>condotte spia</strong>” indicative di una presenza di <strong>strutture organizzate in mano alla criminalità</strong>:</p>
<ol>
<li>la collocazione geografica al Sud delle <strong>società di movimento terra</strong>, le quali spesso celano lo smaltimento dei rifiuti speciali utilizzando cave abusive e abbandonate</li>
<li>l&#8217;utilizzo di <strong>cantieri</strong> aperti o di aziende agricole che utilizzano il <strong>compost</strong> (cioè il risultato di decomposizione e di umidificazione di un misto di materie organiche) per sversare <strong>rifiuti pericolosi</strong></li>
<li>l&#8217;esistenza di<strong> ditte di trasporto di merci</strong> sparse nel territorio nazionale che si alternano nei rapporti col medesimo importatore, via via che vengono denunciate per reati in materia di rifiuti</li>
</ol>
<p>Chi produce rifiuti pericolosi ricorre allo smaltimento illegale per ottenere un risparmio sui costi richiesti dal rispetto della normativa. Ecco perchè Grasso auspica che si avviino <strong>verifiche finanziarie nelle strutture produttive</strong> che generano rifiuti, con specifico riferimento ai costi dichiarati e accertati.</p>
<p>Un paragrafo è dedicato alla <strong>spazzatura di Napoli</strong> arrivata in Sicilia (593 mezzi nei primi mesi di quest’anno), sebbene la nostra Regione sia stata dichiarata, fino al 31 dicembre 2011, in stato di emergenza. A gestire il trasporto una ditta di <strong>Nocera Inferiore</strong> , il cui titolare è stato coinvolto in inchieste di camorra.</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />Ad aprile – si legge nella presentazione di V. Cogliati Dezza, presidente nazionale Legambiente &#8211; il governo ha dato seguito all’obbligo imposto dall’Unione europea di <strong>tutelare penalmente l’ambiente. </strong>Ma il decreto presentato non prevede di inserire nel codice penale un titolo relativo ai &#8220;delitti contro l&#8217;ambiente&#8221; e si limita ad innalzare le contravvenzioni previste per alcuni  reati. Un&#8217;<strong>occasione mancata</strong>.<strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Legambiente, svolta l&#8217;operazione &#8220;Puliamo il mondo&#8221; sul Simeto</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/09/25/legambiente-svolta-loperazione-puliamo-il-mondo-sul-simeto/</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 20:21:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[gole della Cantera]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Puliamo il mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Simeto]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; COMUNICATO STAMPA &#160; &#160; Si è svolta oggi “Puliamo il Mondo”, la tradizionale operazione di pulizia organizzata in Italia da Legambiente volta a ripulire città ed ambienti naturali ed a sensibilizzare e coinvolgere cittadini e pubblici amministratori. Per il quarto anno consecutivo i volontari di Legambiente Catania e dell’associazione Vivisimeto hanno ripulito dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-EjmC9Z5Sbjs/ThXhqkuC88I/AAAAAAAAF3s/OFVq1Tp5Ars/s128/Legambiente.jpg" alt="" width="128" height="81" /></p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">COMUNICATO STAMPA</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si è svolta oggi “Puliamo il Mondo”, la tradizionale <strong>operazione di pulizia</strong> organizzata in Italia da Legambiente volta a ripulire città ed ambienti naturali ed a sensibilizzare e coinvolgere cittadini e pubblici amministratori.</p>
<p>Per il quarto anno consecutivo i volontari di Legambiente Catania e dell’associazione Vivisimeto hanno ripulito dai rifiuti <strong>un’area del fiume Simeto; </strong>questa volta la scelta è ricaduta su un tratto di notevole pregio naturalistico e paesaggistico: <strong>le gole della Cantera</strong>, in territorio del comune di Bronte.</p>
<p>Circa <strong>sessanta volontari</strong> hanno rimosso i rifiuti presenti alla sommità delle gole lungo un tratto di circa 300 metri. I rifiuti presenti (scarti edilizi, bottiglie, contenitori di prodotti utilizzati in agricoltura, tubi di irrigazione, ecc.) sono stati scaricati da cittadini che non hanno alcun rispetto né per l’ambiente né per la salute dei cittadini.</p>
<p><strong>Danni per l’ambiente</strong>, quindi, ma anche <strong>rischi per la pubblica incolumità</strong> e per questi motivi nei prossimi giorni Legambiente presenterà esposti alle autorità competenti. Verrà chiesto, in particolare, al Comune di Bronte ed alla Provincia Regionale di Catania la rimozione dei <strong>rifiuti ingombranti</strong> che i volontari non hanno potuto allontanare e, soprattutto, la posa di recinzioni e l’adozione di altri interventi che impediscano ulteriori abbandoni di rifiuti.</p>
<p>I volontari di Legambiente hanno rinvenuto lungo l’alveo del Simeto anche numerose <strong>provette</strong> contenenti sangue provenienti verosimilmente da strutture che effettuano analisi cliniche e che hanno smaltito in maniera irresponsabile simili rifiuti pericolosi. Anche in questo caso Legambiente <strong>presenterà un esposto al fine di accertare i responsabili</strong> di tali condotte criminali.</p>
<p>Con l’iniziativa di oggi Legambiente ha inoltre evidenziato la <strong>necessità di istituire la riserva naturale “Forre Laviche del Simeto”, prevista dal Piano regionale dei Parchi e delle riserve naturali del 1991</strong> e ancora non istituita; tuttavia, la riserva dovrà essere ampliata per includere le gole della Cantera, oggetto dell’iniziativa di oggi, inspiegabilmente non incluse all’interno della proposta di riserva.</p>
<p>Il Presidente, Renato De Pietro</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Legambiente Catania aderisce a &#8220;Puliamo il mondo 2011&#8243;</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/09/22/legambiente-catania-aderisce-a-puliamo-il-mondo-2011/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 21:08:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente Catania]]></category>
		<category><![CDATA[Puliamo il mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Simeto]]></category>
		<category><![CDATA[Vivisimeto]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; COMUNICATO STAMPA &#160; &#160; Puliamo il Mondo 2011 sul Fiume Simeto presso le Gole della Cantera Puliamo il Mondo è l&#8217;edizione italiana di Clean Up the World, il più grande appuntamento di volontariato ambientale del mondo. Dal 1993, Legambiente ha assunto il ruolo di comitato organizzatore in Italia ed è presente su tutto il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-EjmC9Z5Sbjs/ThXhqkuC88I/AAAAAAAAF3s/OFVq1Tp5Ars/s128/Legambiente.jpg" alt="" width="128" height="81" /></p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">COMUNICATO STAMPA</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Puliamo il Mondo 2011 sul <strong>Fiume Simeto presso le Gole della Cantera</strong></p>
<p>Puliamo il Mondo è l&#8217;edizione italiana di Clean Up the World, il più grande appuntamento di <strong>volontariato ambientale del mondo</strong>. Dal 1993, Legambiente ha assunto il ruolo di comitato organizzatore in Italia ed è presente su tutto il territorio nazionale grazie all&#8217;instancabile lavoro di oltre 1000 gruppi di &#8220;volontari dell&#8217;ambiente&#8221; che organizzano la pulizia di città ed ambienti naturali.</p>
<p>Legambiente Catania ha organizzato l&#8217;iniziativa sul fiume Simeto e sul fiume Serravalle, all&#8217;interno della non ancora istituita riserva naturale &#8220;Forre laviche del Simeto&#8221; nel tratto del Ponte della Cantera, <strong>in territorio del comune di Bronte</strong>.</p>
<p>Nell&#8217;area, di grande pregio naturalistico e paesaggistico, si trovano <strong>rifiuti</strong> convogliati dalle piene del fiume o scaricati da cittadini privi di qualunque sensibilità ambientale.</p>
<p>Negli ultimi anni Legambiente ha dedicato questa iniziativa alla pulizia di diversi tratti del fiume Simeto ed anche questa volta l&#8217;iniziativa si svolgerà <strong>in collaborazione con l&#8217;associazione &#8220;Vivisimeto&#8221;</strong>.</p>
<p><strong>Appuntamento</strong> a Catania, in piazza Michelangelo, <strong>domenica 25</strong> alle ore 9.00.</p>
<p><strong>Inizio</strong> della pulizia alle ore 10.00 al Ponte della Cantera sul fiume Simeto sulla S.P. 17/III.</p>
<p>Ulteriori informazioni sul sito <a href="www.legambientecatania.it" target="_blank">www.legambientecatania.it</a> dove è possibile visualizzare la mappa per raggiungere il luogo dell’iniziativa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il presidente, Renato De Pietro</p>
<p>Info: tel. 3930854397; email: legambientect@yahoo.it</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Allarme trivelle, Mediterraneo a rischio</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/09/14/allarme-trivelle-mediterraneo-a-rischio/</link>
		<comments>http://www.argocatania.org/2011/09/14/allarme-trivelle-mediterraneo-a-rischio/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 05:02:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Canale di Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Prestigiacomo]]></category>
		<category><![CDATA[trivellazioni petrolifere]]></category>

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		<description><![CDATA[Canale di Sicilia e Adriatico centro meridionale sono le zone italiane più minacciate dalle fameliche compagnie internazionali, intenzionate a trivellare il mare Mediterraneo. I permessi per estrarre petrolio aumentano in modo esponenziale, come denuncia il dossier “Un mare di trivelle&#8221; di Legambiente. E&#8217; emersa di recente anche la notizia che ci siano forti interessi, nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgtoggle left"><a href="http://www.argocatania.org/wp-admin/clic per ingrandire"><img class="small big alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-QPcVOBFy6ek/Tm0bOdYi3nI/AAAAAAAAGuQ/8OK-egdERQ8/Pantelleria%252520exploration%252520requests.gif" alt="" width="150" /></a></div>
<p><strong>Canale di Sicilia</strong> e Adriatico centro meridionale sono le zone italiane più minacciate dalle fameliche compagnie internazionali, intenzionate a trivellare il mare Mediterraneo. I permessi per estrarre petrolio aumentano in modo esponenziale, come denuncia il dossier “<a href="http://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;cd=1&amp;ved=0CB8QFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.legambiente.it%2Fsites%2Fdefault%2Ffiles%2Fdocs%2Fdossier_legambiente_un_mare_di_trivelle_def.pdf&amp;rct=j&amp;q=un%20mare%20di%20trivelle&amp;ei=SNlvTvcQz5KzBob14JIH&amp;usg=AFQjCNFQFvORkHcEALccp-659iml74phuw&amp;sig2=HWZCgHrfmHXJBg8fItEFUw&amp;cad=rja" target="_blank"><strong>Un mare di trivelle</strong></a>&#8221; di Legambiente. E&#8217; emersa di recente anche la notizia che <span id="more-25162"></span>ci siano forti interessi, nel settore dell&#8217;estrazione, da parte della famiglia <strong>Prestigiacomo</strong>, anche se la ministra dell&#8217;ambiente non è più titolare, a livello personale, di nessuna azienda.</p>
<p>Ma il problema va al di là dei giochi e degli interessi locali, perchè ha una <strong>dimensione mediterranea</strong>: la corsa alla vendita dei permessi ed alle attività di prospezione e  trivellazione coinvolge tutti i paesi che si affacciano sul  Mediterraneo, da Malta e Cipro all’Egitto, dalla Turchia e dal Libano  fino a Tunisi.</p>
<div class="imgtoggle right"><a href="http://www.argocatania.org/wp-admin/clic per ingrandire"><img class="small big alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/-n_8ru-FLXXs/TmzG61e8oqI/AAAAAAAAGn8/HfN-fmRLSNE/s720/nile-delta-map-lg.jpg" alt="" width="150" /></a></div>
<p>Ecco perchè gli interventi normativi e di <strong>controllo </strong>per la sicurezza e la protezione dell&#8217;ambiente dovrebbero essere sovranazionali e coinvolgono quanto meno la Comunità Europea.</p>
<p>Non dimentichiamo che il <strong>Mediterraneo è di fatto un bacino chiuso</strong>, quasi un lago, e un incidente simile  a quello verificatosi nel Golfo del Messico nel 2010 sarebbe fatale per tutta l&#8217;area, indipendentemente dalla zona costiera in cui dovesse verificarsi.</p>
<p>Ma la corsa alle trivellazioni non si ferma perchè gli <strong>interessi in   gioco</strong> sono troppo forti e troppi i centri di potere interessati alla   spartizione. Le grandi società petrolifere operano utilizzando piccole aziende  per   non rischiare la propria <strong>immagine</strong> e, soprattutto, gli <strong>indennizzi</strong> in  caso  di incidenti rilevanti, come nel caso della San Leon che opera al largo di Sciacca ed ha solo <strong>diecimila euro di capitale</strong>, meno di quanto basta ad impiantare una gelateria(* <a href="http://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;cd=27&amp;ved=0CGEQFjAGOBQ&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.pumilia.it%2Fdocumenti%2Fle%2520strane%2520societ%25C3%25A0%2520fantasma%252027%2520ago.pdf&amp;rct=j&amp;q=trivelle%20agip%20adriatico%20gela&amp;ei=MHVoTpHlAuKE4gSG-d3FDA&amp;usg=AFQjCNF6Mq-ciFssidjpYmEA8INmH0eeGQ&amp;cad=rja" target="_blank">Lorenzo Tondo &#8211; Le strane società fantasma che “bucano” il mare di Sicilia In Repubblica/Venerdì, 27 agosto 2010</a>).</p>
<p>Non meno interessate sono le leadership dei governi delle nazioni che si affacciano sul Mediterraneo. Ufficialmente hanno fame delle <strong>royalties</strong>, ma sono coinvolte in forti giri di <strong>tangenti</strong> e subiscono pressioni politiche da parte delle nazioni industrializzate assetate di risorse energetiche.</p>
<p>In caso di incidente, <strong>manca un piano di risposta all&#8217;emergenza</strong>, non solo italiano, ma anche europeo. E la stessa normativa comunitaria sulle installazioni off-shore è lacunosa. Si prospetta l&#8217;opportunità di creare una <strong>supervisione indipendente</strong> per controllare la sicurezza delle piattaforme, ma sulla normativa che dovrebbe stabilire la tipologia dei vincoli <strong>è in atto uno scontro</strong> (non dimentichiamo la normativa avrebbe ricadute non solo sul Mediterraneo, ma anche sul mare del Nord).</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/-aQRhFFnV5kc/TmzG7etI3NI/AAAAAAAAGoE/tKNG_Lg7uqw/perdite%252520da%252520piattaforma.jpg" alt="" width="300" height="198" />Eppure, anche per motivi statistici, con l&#8217;aumento del numero delle trivellazioni cresce la probabilità che si verifichi <strong>il guasto o l&#8217;errore umano</strong>. E parliamo di incidenti di grande portata, perchè i piccoli incidenti si verificano sempre, senza che se ne parli sui media. Lo stesso funzionamento delle piattaforme offshore presuppone delle <strong>perdite routinarie</strong> che determinano una <strong>lenta agonia</strong> della vita vegetale e animale del Mediterraneo.</p>
<p>Tanto più se le trivellazioni avvengono in zone riconosciute come <strong>aree protette</strong>, dagli stati o da organismi internazionali che tutelano la <strong>diversità biologica</strong>.</p>
<div class="imgtoggle left"><a href="http://www.argocatania.org/wp-admin/clic per ingrandire"><img class="small big alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-pSG-0u7voxY/TmznHxtheJI/AAAAAAAAGtM/gG8Oowm_u34/s576/gas%252520Leviatan-Tamar-Dalit.jpg" alt="" width="150" /></a></div>
<p>Un caso molto notevole e recente riguarda una vasta area<strong> ad Est del Mediterraneo</strong>,  che si estende dal delta del Nilo all’isola di Cipro, lungo le coste di  Israele, del Libano, della Siria, dove sono  già in funzione diversi “campi di coltivazione” (Tamar, Leviathan e Dalit) ed è in corso la  vendita, da parte dei vari stati, dei diritti di  prospezione e trivellazione.</p>
<p>Anche questo ci riguarda da vicino, perchè, in caso di incidente, <strong>tutto il Mediterraneo morirebbe della stessa morte</strong>. La corsa all&#8217;accaparramento di queste risorse ha inoltre già creato <strong>tensioni tra i paesi dell&#8217;area</strong>, spesso già in cattivi rapporti tra loro (come insegna il caso di Cipro).</p>
<p>Abbiamo già scritto su Argo <a href="http://www.argocatania.org/2010/09/15/canale-di-sicilia-trivelle-nei-giardini-di-corallo/" target="_blank">(<strong>Trivelle  sui giardini di corallo</strong>)</a> che una delle aree a rischio più pregiate dal punto di vista ambientale è proprio il Canale di Sicilia. Al rischio di distruzione ambientale si aggiunge, anche in questo caso, quello dei <strong>conflitti tra gli stati</strong> che insistono sull&#8217;area (Italia,Malta, Libia e Tunisia) tra cui esistono già dei contenziosi aperti. <strong>Malta</strong> ritiene, ad esempio, che siano stati dati dall&#8217;Italia permessi di esplorazione in acque territoriali che ritiene sue e di cui vorrebbe accaparrarsi i diritti. (link?)</p>
<p>Sulle trivellazioni in Sicilia gli ultimi a fare <strong><a href="http://www.argocatania.org/wp-content/uploads/2011/09/interr.-trivellazionisicilia.31-8-11.pdf">interrogazione alla ministra Prestigiacomo</a></strong> sono stati alcuni parlamentari, prima firmataria una senatrice torinese, Patrizia Bugnano. La ministra invece, pur essendo siciliana, non sembra intenzionata a difendere il patrimonio ambientale dell&#8217;isola. Anzi, con l&#8217;allontanarsi dei timori determinati dall&#8217;incidente della Deepwater nel Golfo del Messico, <strong>sta allentando le maglie del controllo</strong>.</p>
<p>Il suo ministero aveva fissato infatti , <strong>nel 2010 alcune regole</strong>, come il “divieto di attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi all&#8217;interno di aree marine protette e costiere nelle fasce di mare comprese entro le 12 miglia dal perimetro di tale aree e entro le 5 miglia, per gli idrocarburi liquidi, dalla linea di base lungo tutta la costa italiana” (<strong>Dlgs 128</strong>). Eppure lo scorso aprile lo stesso ministero ha approvato la Valutazione di Impatto Ambientale “relativa ad un programma di indagini della Petroceltic Italia srl in un&#8217;area a ridosso delle Isole Tremiti” (due parole due sulle isole). Contraddizione palese. Oppure addirittura <strong>inversione di tendenza</strong>?</p>
<p>I maligni mormorano che queste scelte non sono casuali. Il <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/28/sicilia-trivelle-pronte-per-loro-nero-e-per-la-prestigiacomo-e-un-affare-di-famiglia/153774/" target="_blank">Fatto quotidiano ha pubblicato un articolo in cui si denuncia il conflitto di interesse </a></strong>della ministra che dovrebbe “vigilare sull’operato di colossi petroliferi che sono clienti di imprese legate alla sua famiglia”.</p>
<p>Ma le voci che circolano dicono forse di più. Le aziende (in questo caso, familiari) vengono <strong>impiantate a posteriori</strong>, non appena sono state individuate le disposizioni di legge che rendono favorevole l&#8217;intervento in un certo settore.</p>
<p>Una cosa comunque è certa, <strong>i permessi di trivellazione continuano a crescere</strong>. Secondo il dossier di Legambiente, in Italia nell&#8217;ultimo anno sono stati conecssi <strong>21 nuovi permessi</strong> di ricerca per un totale di 41.200 chilometri quadrati. Sono pendenti inoltre 39 nuove istanze, 21 delle quali riguardano il Canale di Sicilia.</p>
<p>E non facciamoci illusioni. Noi, cittadini italiani, non ci guadagniamo nulla. I <strong>diritti</strong> pagati allo Stato italiano dalle compagnie petrolifere sono <strong>molto bassi</strong>, tra i più bassi del mondo (e sarebbe interessante capire perché&#8230;), e quindi vantaggiosi solo per le aziende, Il guadagno anche <strong>in termini occupazionali è bassissimo</strong>, trattandosi per lo più di compagnie straniere che operano con loro tecnici.</p>
<p>Il gioco non vale la candela, secondo Legambiente, anche per quanto riguarda la <strong>quantità</strong>. Nel dossier si forniscono le cifre, ricavate dai dati del Ministero dello Sviluppo economico. “Le <strong>riserve</strong> stimate sono pari a 187 milioni di tonnellate che, considerando il tasso di consumo del 2010 di 73,2 milioni di tonnellate, verrebbero <strong>consumate in soli 30 mesi</strong>, cioè in 2 anni e mezzo.”</p>
<p>Vale la pena di mettere a rischio <strong>turismo</strong> e <strong>pesca</strong> per così poco? Non si dovrebbe piuttosto intraprendere con decisione la strada dell&#8217;innovazione producendo energia da <strong>fonti diverse da quelle fossili</strong>?</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
<p><a></a></p>
<p class="title"><a>TRIVELLAZIONI &#8211; articoli correlati su argocatania.org</a></p>
<ul>
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<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/11/15/trivellazioni-in-val-di-noto-tutti-contrari-o-quasi/" target="_blank">15.11.10 &#8211; Trivellazioni in Val di Noto, tutti contrari. O quasi</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/09/15/canale-di-sicilia-trivelle-nei-giardini-di-corallo/" target="_blank">15.09.10 &#8211; Canale di Sicilia, trivelle sui giardini di corallo</a></li>
</ul>
</div>
<p>Ad aggravare la situazione incombono inoltre <strong>leggi “ad trivellam”</strong>, come dimostra il decreto del 7 luglio che permette di aggirare il divieto alle attività di ricerca, prospezione ed estrazione di idrocarburi in mare per il Golfo di Taranto. Ma è attualmente in discussione in Parlamento anche un altro disegno di legge che prevede la &#8220;Delega al governo per l&#8217;adozione del testo unico delle disposizioni in materia di prospezione ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi&#8221;. Un provvedimento di <strong>semplificazione dell’iter autorizzativo che esclude qualsiasi motivazione di carattere ambientale</strong> ed è stato, per fortuna, bocciato all’unanimità dalla Commissione Ambiente del Senato. E&#8217; ovvio che Legambiente si auguri non arrivi all’approvazione.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Calabria, Campania e Sicilia in vetta alla classifica del mare inquinato</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Aug 2011 07:20:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cementificazione]]></category>
		<category><![CDATA[depurazione delle acque]]></category>
		<category><![CDATA[Goletta verde]]></category>
		<category><![CDATA[inqinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>

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		<description><![CDATA[Subito dopo ferragosto, a conclusione del tour 2011 di Goletta Verde, Legambiente ha reso noti i dati sullo stato di salute del mare e delle coste italiane, frutto di oltre due mesi di navigazione nei nostri litorali. Nella conferenza stampa conclusiva, Stefano Ciafani, responsabile scientifico nazionale di Legambiente e Angelo Gentili, della segreteria nazionale dell’associazione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argocatania.org/wp-content/uploads/2011/08/goletta_verde.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-24601" title="goletta_verde" src="http://www.argocatania.org/wp-content/uploads/2011/08/goletta_verde.jpeg" alt="" width="259" height="194" /></a>Subito dopo ferragosto, a conclusione del tour 2011 di <strong>Goletta Verde</strong>, <a href="http://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/si-conclude-il-viaggio-della-goletta-verde-contro-la-liberta-di-inquinare-il-ma" target="_blank">Legambiente ha reso noti i <strong>dati </strong></a>sullo stato di salute del mare e delle coste italiane, frutto di oltre due mesi di navigazione nei nostri litorali.</p>
<p>Nella conferenza stampa conclusiva, Stefano Ciafani, responsabile scientifico nazionale di Legambiente e Angelo Gentili, della segreteria nazionale dell’associazione, hanno parlato di <span id="more-24580"></span>risultati che si commentano da soli: “<strong>146 i punti critici</strong> disseminati lungo il territorio nazionale, praticamente uno ogni 51 km di costa, l’80% dei quali è risultato fortemente inquinato. Sotto i riflettori, ancora una volta, l’<strong>emergenza foci</strong>: 112 sono infatti quelle risultate off limits […]</p>
<p>L’Oscar dell’inquinamento va alla regione Calabria, dove oltre il 60% dei cittadini scarica a mare <strong>reflui non depurati</strong> a norma di legge, seguita da Campania e Sicilia”.</p>
<p>In generale, l’inquinamento causato dall’assenza di depurazione, a 35 anni dall’approvazione della legge Merli, riguarda oltre 18 milioni di italiani. Non si tratta, purtroppo, di dati inaspettati. Infatti, nei confronti dell’Italia è in atto una <strong>procedura di infrazione europea</strong> per il mancato rispetto della normativa comunitaria sulla depurazione degli scarichi fognari.</p>
<p>Il maggior numero di Comuni con oltre 15 mila abitanti, che non si sono adeguati alle <strong>direttive della Comunità</strong> sul trattamento delle acque reflue urbane, è collocato in queste tre regioni (90 in Sicilia, 22 in Calabria e Campania). La presenza di un depuratore non può d&#8217;altra parte eonsiderarsi una garanzia.</p>
<p>Qualche giorno addietro, su denuncia della stessa Goletta e di alcuni cittadini, è stato <a href="http://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/mare-sequestrato-depuratore-di-gela" target="_blank"><strong>sequestrato il depuratore</strong> biologico delle acque reflue</a> del quartiere ﻿﻿Macchitella di <strong>Gela</strong>, amministrato dalla società Caltaqua. Dall&#8217;analisi delle acque alla foce del torrente Gattano era emerso un forte inquinamento, incompatibile con un corretto funzionamento del depuratore. Legambiente ha espresso il suo plauso per l&#8217;immediato intervento della Capitaneria di porto e della Guardia costiera, ed ha affermato in un comunicato che l&#8217;affidamento ai <strong>privati</strong> della gestione di un bene pubblico &#8220;non è sempre garanzia di efficienza&#8221;.</p>
<p>Sulla base dei prelievi effettuati e delle analisi chimiche realizzate entro 24 ore all&#8217;interno del laboratorio mobile che segue da terra la Goletta, le regioni dal mare più cristallino sono risultate la Sardegna e la Puglia.</p>
<p>Un altro triste capitolo riguarda la <strong>cementificazione delle coste</strong>. Secondo gli esponenti di Legambiente “ sono ben 3.495 le infrazioni per <strong>abusivismo edilizio sul demanio</strong> accertate dalle forze dell’ordine solo nel 2010, quasi 10 reati al giorno.</p>
<p>Anche in questa <strong>poco onorevole classifica</strong> il podio è occupato da Sicilia (682 infrazioni), Calabria (665) e Campania (508), che rappresentano insieme il 53% del totale nazionale dei reati sul cemento illegale”.</p>
<p>In Sicilia, in particolare, sono segnalati due dei cinque ecomostri simbolo dell’Italia sfregiata dal cemento abusivo: “ le ville mai finite costruite dalla mafia con la complicità della pubblica Amministrazione a <strong>Pizzo Sella</strong>, la “collina del disonore” di Palermo e le “villette degli assessori” sulla spiaggia di <strong>Lido Rossello a Realmonte</strong> nell’agrigentino”.</p>
<p>Il dilagare del cemento sulle coste non è, però, un problema che riguarda solo queste tre regioni, la <strong>speculazione edilizia</strong>, attraverso le mega opere portuali e/o la costruzione di seconde e terze case, è sempre più presente <strong>anche al Nord e al Centro</strong>.</p>
<p>In effetti, servirebbe “un <strong>green new deal</strong> per la tutela delle coste e per il rilancio dell’economia turistica del Belpaese, fondato sulla realizzazione di opere pubbliche davvero utili alla collettività. Si devono aprire nuovi cantieri per realizzare i <strong>depuratori</strong> per quel 30% di cittadini che ne è ancora sprovvisto, per migliorare un <strong>sistema fognario</strong> inadeguato a fronteggiare i picchi turistici estivi, per <strong>abbattere</strong> a colpi di tritolo gli ecomostri di cemento che deturpano le coste”.</p>
<p>Una conclusione, questa di Legambiente, certamente condivisibile e che indica un possibile <strong>percorso di cambiamento</strong>. Un percorso che in misura significativa è stato realizzato in tre regioni Sardegna, Puglia e Toscana, non a caso le più premiate dalle vele della Guida Blu 2011 di Legambiente e Touring Club Italiano.</p>
<p><strong>﻿Leggi</strong> sul <a href="http://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/si-conclude-il-viaggio-della-goletta-verde-contro-la-liberta-di-inquinare-il-ma" target="_blank">sito di Legambiente &#8220;Si conclude il viaggio della Goletta Verde&#8221;</a> in cui è contenuta la seguente tabella</p>
<table>
<caption>IL MONITORAGGIO DI GOLETTA VERDE 2011 SUI PUNTI CRITICI DEL MARE ITALIANO</caption>
<tbody>
<tr>
<th>REGIONE</th>
<th>PUNTI CRITICI</th>
<th>DI CUI FORTEMENTE INQUINATI</th>
<th>TOT KM DI COSTA</th>
<th>UN PUNTO CRITICO PER KM DI COSTA</th>
<th>FOCI AD ALLARME ROSSO</th>
</tr>
<tr>
<td>CALABRIA</td>
<td>20</td>
<td>20</td>
<td>714</td>
<td>35,7</td>
<td>16</td>
</tr>
<tr>
<td>CAMPANIA</td>
<td>19</td>
<td>17</td>
<td>470</td>
<td>24,7</td>
<td>15</td>
</tr>
<tr>
<td>SICILIA</td>
<td>16</td>
<td>15</td>
<td>1.484</td>
<td>92,8</td>
<td>11</td>
</tr>
<tr>
<td>LAZIO</td>
<td>14</td>
<td>11</td>
<td>361</td>
<td>25,8</td>
<td>10</td>
</tr>
<tr>
<td>LIGURIA</td>
<td>13</td>
<td>12</td>
<td>349</td>
<td>26,8</td>
<td>10</td>
</tr>
<tr>
<td>MARCHE</td>
<td>11</td>
<td>9</td>
<td>173</td>
<td>15,7</td>
<td>10</td>
</tr>
<tr>
<td>PUGLIA</td>
<td>9</td>
<td>4</td>
<td>865</td>
<td>96,1</td>
<td>4</td>
</tr>
<tr>
<td>ABRUZZO</td>
<td>9</td>
<td>7</td>
<td>126</td>
<td>14,0</td>
<td>9</td>
</tr>
<tr>
<td>EMILIA ROMAGNA</td>
<td>8</td>
<td>4</td>
<td>163</td>
<td>20,4</td>
<td>6</td>
</tr>
<tr>
<td>TOSCANA</td>
<td>7</td>
<td>5</td>
<td>601</td>
<td>85,9</td>
<td>5</td>
</tr>
<tr>
<td>SARDEGNA</td>
<td>5</td>
<td>5</td>
<td>1.731</td>
<td>346,2</td>
<td>4</td>
</tr>
<tr>
<td>VENETO</td>
<td>5</td>
<td>1</td>
<td>159</td>
<td>31,8</td>
<td>4</td>
</tr>
<tr>
<td>FRIULI VENEZIA GIULIA</td>
<td>5</td>
<td>2</td>
<td>112</td>
<td>22,4</td>
<td>4</td>
</tr>
<tr>
<td>MOLISE</td>
<td>3</td>
<td>3</td>
<td>35</td>
<td>11,7</td>
<td>3</td>
</tr>
<tr>
<td>BASILICATA</td>
<td>2</td>
<td>2</td>
<td>62</td>
<td>31,0</td>
<td>1</td>
</tr>
<tr>
<th>TOTALE</th>
<th>146</th>
<th>117</th>
<th>7.405</th>
<th>50,7</th>
<th>112</th>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>﻿﻿﻿﻿</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Corso dei Martiri e San Berillo nel nuovo PRG, la proposta di alcune Associazioni catanesi</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/07/15/corso-dei-martiri-e-san-berillo-nel-nuovo-prg-la-proposta-di-alcune-associazioni-catanesi/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2011 14:12:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[CISPA]]></category>
		<category><![CDATA[CittàInsieme]]></category>
		<category><![CDATA[Comitato Porto del Sole]]></category>
		<category><![CDATA[Corso Martiri della Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Nostra]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Lipu]]></category>
		<category><![CDATA[piano regolatore]]></category>
		<category><![CDATA[Piano Regolatore Generale]]></category>
		<category><![CDATA[PRG Piccinato]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti Zero]]></category>
		<category><![CDATA[WWF]]></category>

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		<description><![CDATA[Egregio sig. Sindaco, Signori Consiglieri   (p.c. agli organi di stampa) Catania, 15 luglio 2011 Le sottoscritte associazioni, con riferimento al progetto di ricostruzione sulle aree intorno al Corso Martiri della Libertà, ritengono che la mancata sottoscrizione dell’accordo operativo da parte della proprietà comporti per l’Amministrazione comunale l’obbligo di ripensare le scelte di pianificazione di quelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Egregio sig. Sindaco, Signori Consiglieri   (p.c. agli organi di stampa)</p>
<p>Catania, 15 luglio 2011</p>
<p>Le sottoscritte associazioni, con riferimento al progetto di <strong>ricostruzione</strong> sulle aree intorno al Corso Martiri della Libertà, ritengono che la <strong>mancata sottoscrizione dell’accordo operativo da parte della proprietà</strong> comporti per l’Amministrazione comunale l’obbligo di ripensare le scelte di pianificazione di quelle aree nell’ambito del più ampio contesto del nuovo Piano Regolatore Generale in corso di redazione.</p>
<p>Come potrebbe pensarsi, infatti, di <strong>pianificare ex novo l’intero territorio comunale</strong>, lasciando ancora valide le scelte, vecchie di quarant’anni, per una piccola area della città, ma centrale e determinante per tutto l’intorno?</p>
<p>Come è noto il Comune di Catania è <strong>obbligato per legge alla revisione del PRG di Piccinato, approvato nel 1969</strong>. Non si vede quindi come si possa considerare ancora valido il Piano di Ricostruzione di San Berillo, approvato nel 1973, e non si vede soprattutto come si possa redigere un <strong>nuovo Piano Regolatore Generale</strong>, accettando come intoccabili soltanto le prescrizioni su quest’area: perché su tutto il territorio sarebbe necessario rivedere le norme urbanistiche e soltanto su quell’area no?</p>
<p>Il rifiuto dei proprietari a realizzare il completamento secondo il vecchio Piano autorizza, anzi, a nostro vedere, obbliga l’Amministrazione a <strong>ripensare a questa parte di città</strong> nel contesto di una nuova pianificazione generale, che tenga conto di tutti i nuovi fabbisogni, a partire dal <strong>decongestionamento</strong> delle aree centrali, dalla <strong>riqualificazione</strong> del centro storico che gli sta intorno, dalle esigenze di spazi aperti per la prevenzione antisismica e di aree verdi per la fruizione pubblica, <strong>anziché</strong> di <strong>nuovi centri commerciali e direzionali</strong>, che rischierebbero anzi di essere controproducenti.</p>
<p>Come abbiamo già scritto, riteniamo che il completamento di corso Martiri della Libertà rappresenti innanzitutto un’occasione imperdibile per la città per garantire un <strong>recupero di vivibilità</strong> al centro storico, ed in particolare per garantire la realizzazione di <strong>adeguate aree verdi</strong> e spazi pubblici di <strong>prevenzione antisismica</strong> e di fruizione, con particolare attenzione alle <strong>esigenze dei bambini e degli anziani</strong>.</p>
<p>Vista l’importanza e la vastità dell’area, riteniamo anche indispensabile che tale atto non passi da un accordo riservato con i privati, ma passi da un <strong>serio e aperto dibattito</strong> sulla destinazione dell’area e su come riqualificarla con <strong>l’intera cittadinanza</strong> attraverso incontri, dibattiti, e infine attraverso lo stesso <strong>Consiglio Comunale</strong>.</p>
<p>Dopo l’approvazione del PRG, in attuazione delle nuove scelte urbanistiche, si potrà procedere alla progettazione sull’area in questione, che, per puntare alla massima qualità dell’intervento, sarebbe bene che avesse carattere unitario e che venisse affidata in esito alle risultanze di un <strong>concorso di architettura di rilievo internazionale</strong>.</p>
<p>CITTA’INSIEME – CISPA &#8211; ITALIA NOSTRA – LEGAMBIENTE CATANIA – LIPU &#8211; COMITATO PORTO DEL SOLE – WWF CATANIA – RIFIUTI ZERO CATANIA</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Legambiente sulla replica alla denuncia di distruzione delle dune dell&#8217;Oasi del Simeto</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/07/07/legambiente-sulla-replica-alla-denuncia-di-distruzione-delle-dune-delloasi-del-simeto/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 16:48:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[assessore Rotella]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Oasi del Simeto]]></category>
		<category><![CDATA[Renato De Pietro]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; Comunicato Stampa &#160; &#160; &#160; Catania, 07, 07, 2011 Prot. 45/11 &#160; In merito alla replica dell’Assessore provinciale alle Politiche per l’Ambiente Domenico Rotella sulle numerose manomissioni delle dune avvenute all’interno della zona di massima protezione dell’area protetta (zona A) denunziate da Legambiente, riteniamo necessario, per una corretta informazione, osservare quanto segue. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-EjmC9Z5Sbjs/ThXhqkuC88I/AAAAAAAAF3s/OFVq1Tp5Ars/Legambiente.jpg" alt="" width="290" height="183" /></p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Comunicato Stampa</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Catania, 07, 07, 2011</p>
<p style="text-align: right;">Prot. 45/11</p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p>In merito alla <strong>replica dell’Assessore provinciale alle Politiche per l’Ambiente Domenico Rotella</strong> sulle numerose <strong>manomissioni delle dune</strong> avvenute all’interno della zona di massima protezione dell’<strong>area protetta (zona A)</strong> denunziate da <strong>Legambiente</strong>, riteniamo necessario, per una corretta informazione, osservare quanto segue.</p>
<p>L’Assessore, nell’apprezzare il lavoro svolto da Legambiente, auspica di essere informato “in presa diretta”. Eppure le manomissioni oggetto della denunzia gli furono personalmente <strong>segnalate lo scorso 18 giugno</strong>. Peraltro la stessa segnalazione fu inoltrata, <strong>anche</strong> in questo caso personalmente, <strong>al Direttore della riserva</strong> lo scorso 28 giugno che, a quella data, ignorava l’effettuazione di tutti gli abusi.</p>
<p>Legambiente concorda circa la necessità di continui controlli nell’area protetta ma, come rilevato nella denunzia e chiaramente riportato dai mezzi di informazione, le <strong>manomissioni</strong> sono state effettuate <strong>su tutto il litorale della riserva e certamente in tempi diversi e non brevi</strong>, per cui anche un servizio di vigilanza saltuario avrebbe rilevato l’effettuazione di tali abusi, senza bisogno di attendere le segnalazioni di Legambiente (all’Assessore ed al Direttore della Riserva) e la successiva denunzia.</p>
<p>L’Ente gestore si premura di puntualizzare che dopo la segnalazione di Legambiente le opere sono state contestate e sono state motivo di comunicazione di <strong>notizia di reato all’Autorità giudiziaria</strong>. Ciò che continua a destare preoccupazione, tuttavia, è che né l’Assessore né il Direttore della riserva colgano la gravità che simili manomissioni possano essere ancora realizzate in un’area protetta.</p>
<p>Ancora più grave è che agli interventi illegittimi, dopo l’atto formale della comunicazione di reato, <strong>non segua da parte della Provincia regionale alcuna azione di ripristino ambientale</strong>. A tal proposito, nella replica dell’Ente gestore si fa riferimento alla vicenda dei blocchi di basalto sull’arenile del villaggio Azzurro che ripercorre lo stesso ormai logoro iter: denunzia di Legambiente e successivo atto formale di invio di notizia di reato ma dal 2008 ad oggi quei blocchi rimangono al loro posto. Si potrebbero fare decine di esempi come questo.</p>
<p>Ma ciò che desta <strong>maggiore preoccupazione</strong> è la dichiarazione dell’Assessore Rotella sulla <strong>riperimetrazione dell’area protetta</strong> che dovrebbe, come egli intende, “risolvere la questione una volta per tutte”. È stato infatti rilevato nella denunzia di Legambiente, e, anche in questo caso,  chiaramente riportato dai mezzi di informazione, che le manomissioni hanno riguardato <strong>tutto il litorale</strong> della riserva, dal confine Nord a quello Sud. Per tale motivo, a meno di ipotizzare di escludere dalla perimetrazione dell’area protetta tutto il litorale sabbioso, una <strong>nuova perimetrazione non può in alcun modo rappresentare alcuna soluzione</strong> a violazioni come quelle denunciate.</p>
<p>Il Presidente (Renato De Pietro)</p>
<div id="_mcePaste" class="mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;"><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } -->&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Catania, 07/07/2011</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Prot.  45/11</p>
</div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Legambiente Sicilia, WWF e Rifiuti Zero su mancata approvazione del piano regionale rifiuti</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/06/11/legambiente-sicilia-wwf-e-rifiuti-zero-su-mancata-approvazione-del-piano-regionale-rifiuti/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 22:17:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Piano Regionale Rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Raffaele Lombardo]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti Zero]]></category>
		<category><![CDATA[WWF]]></category>

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		<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA “Le indiscrezioni, riguardo la mancata approvazione del piano dei rifiuti, che da giorni arrivano dal Ministero dell’Ambiente e che oggi sono state riprese da articoli di stampa, confermano i nostri peggiori timori. Da quasi 4 mesi, facciamo appello al governo Lombardo affinché revochi il suo sostegno alla dichiarazione d’emergenza, perché come ha più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COMUNICATO STAMPA</p>
<p>“Le indiscrezioni, riguardo la <strong>mancata approvazione del piano dei rifiuti</strong>, che da giorni arrivano dal Ministero dell’Ambiente e che oggi sono state riprese da articoli di stampa, confermano i nostri peggiori timori.</p>
<p>Da quasi 4 mesi, facciamo <strong>appello al governo Lombardo affinché revochi il suo sostegno alla dichiarazione d’emergenza</strong>, perché come ha più volte chiarito il ministro Prestigiacomo, in assenza di almeno due impianti di incenerimento, <strong>non</strong> potrà mai arrivare il <strong>benestare da parte di Roma al piano</strong>. Con la mancata approvazione di questo piano la Sicilia rischia di perdere una grande occasione per trasformare il problema dei rifiuti in una grande occasione di sviluppo. Questo piano ha visto la sostanziale condivisione delle scelte da parte del mondo ambientalista, del lavoro e delle imprese su una strategia che potrebbe fare del sistema della gestione integrata dei rifiuti siciliano uno dei più evoluti in Italia.</p>
<p>Non c’è altro tempo da perdere, è necessario <strong>dare immediata attuazione</strong> alla riforma prevista dalla <strong>legge 9 del 2010</strong>. Quindi, ai sensi di questa legge, il Governo regionale approvi il piano  e <strong>chiuda finalmente un’emergenza che non è mai esistita</strong> e la cui unica finalità era l’imposizione di scelte industriali che a quanto pare in Sicilia nessuno vuole”.</p>
<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } -->Palermo 8 giugno 2011</p>
<p>L’ufficio stampa</p>
<p><strong>Legambiente Sicilia &#8211; WWF &#8211; Rifiuti Zero</strong></p>
]]></content:encoded>
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	</channel>
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