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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; memoria</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>I luoghi dell&#8217;identità e della memoria</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 23:45:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Enti Locali]]></category>
		<category><![CDATA[Carta regionali dei luoghi dell'identità e della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Centro regionale per la progettazione e il restauro]]></category>
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		<description><![CDATA[Il logo dell&#8217;iniziativa Dove affondano le radici culturali di una terra e di un popolo? E&#8217; possibile dare una risposta a questa domanda senza scadere in derive identitarie, oggi così di moda? Un&#8217;ipotesi positiva, in questa direzione, è stata delineata nel corso di una conferenza stampa tenutasi lo scorso 4 dicembre presso la Biblioteca Universitaria di Catania per [...]]]></description>
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<dl id="attachment_8857" class="wp-caption alignleft" style="width: 154px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-8857" title="LIM" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/12/LIM1.jpg" alt="Il logo dell'iniziativa" width="144" height="102" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Il logo dell&#8217;iniziativa</dd>
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<p>Dove affondano le <strong>radici culturali</strong> di una terra e di un popolo? E&#8217; possibile dare una risposta a questa domanda senza scadere in derive identitarie, oggi così di moda?</p>
<p>Un&#8217;ipotesi positiva, in questa direzione, è stata delineata nel corso di<strong> una conferenza stampa</strong> tenutasi lo scorso 4 dicembre presso la Biblioteca Universitaria di Catania per la <strong>presentazione del</strong> <strong>progetto</strong> della <a href="http://www.centrorestauro.sicilia.it/news/2009_dicembre_luoghi_memoria/progettoluoghi_font%20eurostile_01.pdf" target="_blank">Carta Regionale dei Luoghi dell’Identità e della Memoria</a>, <span id="more-8855"></span>elaborato da un gruppo di ricerca del <a href="http://www.centrorestauro.sicilia.it/" target="_blank">Centro Regionale per la Progettazione e il Restauro della Sicilia </a> (C.R.P.R.), che è stato proposto, per la sua concreta attuazione, all’interno del nuovo Programma Operativo Regionale 2007-2013.</p>
<p><strong>Conoscere, valorizzare e tutelare</strong>: sono queste le tre direttive attorno alle quali è stato stilato <strong>un primo elenco di poco più di settecento luoghi fisici</strong> che caratterizzano maggiormente l’identità e la memoria storico-culturale della nostra isola, seguendo un&#8217;articolazione in <strong>sette temi</strong>: del mito e leggende, del sacro, della storia, della cultura, del lavoro, del gusto, del racconto letterario, televisivo e filmico.</p>
<p>•<strong>I luoghi del mito e delle leggende</strong> sono gli spazi fisici connessi alle vicende mitologiche o alle ambientazioni di leggende scritte e/o tramandate evocanti la presenza di forze primigenie.</p>
<p>•<strong>I luoghi del sacro</strong> sono gli spazi fisici connessi a particolari aspetti della vita di personaggi, dei riti e delle vicende del sacro che hanno connotato la realtà siciliana.</p>
<p>•<strong>I luoghi degli eventi storici</strong> sono gli spazi fisici, scenari degli eventi che hanno maggiormente segnato la vicenda storica della comunità.</p>
<p>•<strong>I luoghi delle personalità storiche e della cultura</strong> sono gli spazi fisici intrinsecamente legati alla memoria di tali personalità.</p>
<p>• <strong>I luoghi storici del lavoro</strong> sono gli spazi fisici connessi alle tappe più significative della storia del lavoro in Sicilia</p>
<p>•<strong>I luoghi storici del gusto</strong> sono gli spazi fisici che rappresentano le esperienze culturali di maggiore significato nel campo della storia del gusto in Sicilia.</p>
<p>•<strong>I luoghi del racconto letterario, televisivo e filmico</strong> sono gli spazi fisici descritti nelle pagine letterarie o che, essendo stati gli scenari di set di riprese cinematografiche o televisive di autori di chiara fama, hanno contribuito a riaffermare e a promuovere l’identità culturale dei paesaggi siciliani.</p>
<p>L&#8217;intento non è puramente classificatorio ma mira a porre fattivamente anche l’esigenza di una loro <strong>conservazione</strong> per la quale tutta la <strong>comunità locale</strong> si senta direttamente coivolta, tenendo conto soprattutto dei <strong>rischi</strong> di stravolgimento o cancellazione che molti di questi luoghi corrono, ad esempio, nel momento in cui vengono stilati e mandati in esecuzione piani urbanistici o di pianificazione territoriale che non tengono conto di questo patrimonio.</p>
<p>Per favorire questo coinvolgimento sono previsti interventi di <strong>incentivazione culturale</strong>, ad esempio mediante l&#8217;attribuzione di una specifica <strong>Certificazione di Qualità di Luogo dell’Identità e Memoria</strong>, che potrà costituire un titolo di preferenza nelle scelte di valorizzazione dell’area territoriale interessata.</p>
<p><strong>Per ottenerla</strong> il luogo dovrà avere rispettato i valori di identità costruttiva e dei materiali, ospitare eventi coerenti con i valori riconosciuti di identità e memoria, registrare la presenza di attività produttive coerenti con il contesto culturale del territorio, e di piena sostenibilità ambientale, possedere modalità idonee di accesso, fruibilità, standard di informazione, territoriale e a distanza, ospitalità.</p>
<p>Si tratta, in definitiva, del tentativo di <strong>modificare il modello tradizionale del turismo</strong> che in Sicilia si concentra su poche emergenze monumentali, o su alcune delle aree urbane, o ancora sulle principali località turistiche della costa e delle isole.</p>
<p>Rispetto a questo modello la Carta dei Luoghi vuole proporre da un lato l’attenuazione della pressione dei visitatori sulle aree maggiormente “usurate” e, dall&#8217;altro, vuole<strong> fornire nuove opportunità ad aree territoriali marginali</strong>, proponendo itinerari spesso inesplorati, attraverso luoghi e percorsi che caratterizzano la ricca complessità dei paesaggi culturali siciliani.</p>
<p>Nella realizzazione di questo ambizioso progetto il C.R.P.R. ha inoltre la responsabilità di <strong>stimolare e coordinare l’impegno</strong> di Enti locali, Istituzioni scolastiche, Soggetti pubblici o privati senza scopo di lucro nelle proposte di candidatura e, successivamente, nella conservazione e valorizzazione dei luoghi così individuati.</p>
<p>Molteplici e multimediali sono gli <strong>strumenti</strong> che sono stati ipotizzati <strong>per dare la maggiore visibilità possibile</strong> a questo patrimonio. Si prevedono, infatti,  pagine dedicate sul web, testi a stampa o su supporto digitale, opuscoli divulgativi, mappe regionali e provinciali e l&#8217;utilizzo di un navigatore satellitare per promuovere itinerari che possano accompagnare i viaggiatori alla conoscenza di questi luoghi.</p>
<p>Il progetto si presenta ricco, originale e capace di generare <strong>molte aspettative</strong>: speriamo solo che non sia la solita via del male, lastricata di buoni propositi!</div>
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		<title>Dal Padrino alla Piovra</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 03:53:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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		<category><![CDATA[borghesia mafiosa]]></category>
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		<description><![CDATA[Tratto da Pietro Orsatti Left-Avvenimenti Settembre 2009 Quale lettura &#8211; Film e Fiction &#8211; propongono del fenomeno mafioso? Roberto Scarpinato e Antonio Ingroia della procura di Palermo e Raffaele Marino di quella di Torre Annunziata hanno lanciato un’ennesima allarmata riflessione su questo tema. D’altronde, se è vero che un’opera d’arte non si giudica dal ‘progetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tratto da</strong> Pietro Orsatti Left-Avvenimenti Settembre 2009</p>
<p><strong>Quale lettura &#8211; Film e Fiction &#8211; propongono del fenomeno mafioso?<img class="alignright size-full wp-image-6713" title="padrino" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/09/padrino2.jpg" alt="padrino" width="126" height="97" /></strong><br />
Roberto Scarpinato e Antonio Ingroia della procura di Palermo e Raffaele Marino di quella di Torre Annunziata hanno lanciato un’ennesima allarmata riflessione su questo tema. D’altronde, se è vero che un’opera d’arte non si giudica dal ‘progetto educativo’, non è, però, possibile ignorare la significativa incidenza di tali prodotti rispetto alla <strong>formazione del senso comune.<span id="more-6581"></span><br />
</strong>Secondo Scarpinato “oggi ci troviamo davanti a un progetto di produzione televisiva basato sull’intrattenimento, sulla divagazione, sulla rassegnazione e la fuga. E per quanto riguarda, ad esempio, le ultime fiction di questi anni sui boss mafiosi ci troviamo davanti a una sorta di <strong>mistificazione culturale</strong>, che ignora la realtà emersa invece dagli ultimi 15 anni di processi”.<br />
Parole forti ulteriormente sottolineate dal riferimento positivo alla grande lezione del cinema neorealista, ma anche a pellicole successive (Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, La classe operaia va in paradiso, Le mani sulla città).<br />
In particolare, il magistrato trova insopportabile che <strong>il fenomeno mafioso venga tuttora presentato come frutto delle gesta di ‘eroi negativi’</strong>, di uomini con coppola e lupara, <strong>che non hanno legami organici con il resto della società</strong>, mentre la realtà dimostra che ‘il metodo mafioso’ non è espressione delle classi popolari, ma di quelle dirigenti.<br />
‘Io non so quali siano le ragioni di questa <strong>mancanza di memoria</strong>, di rimozione – spiega -. Potrebbe essere ignoranza ma alcuni sceneggiatori di una fiction o di un film hanno tutti gli strumenti culturali per non esserlo. È la realtà che smonta le fiction. Non dimentichiamoci che prima di Riina il capo della mafia a Corleone era il professore Navarra, che a capo di Palermo c’era Michele Greco, che molti dei più importanti capi della mafia erano <strong>medici, avvocati, e così via.</strong> Questo è un fatto. Qui parliamo di <strong>capi organici della mafia</strong>, che è cosa diversa da colletti bianchi collusi. Qui c’è un pezzo di nomenclatura del potere che dirige un’organizzazione mafiosa, che è dentro un blocco sociale col quale chiunque in Italia, dall’Unità a oggi, ha dovuto fare i conti. Perché nessuno può andare avanti senza andare a patti con la <strong>borghesia mafiosa’</strong>.<br />
Ingroia si è interrogato sul rischio che certe pellicole possano, addirittura,<strong> esaltare il fascino</strong> sinistro delle organizzazioni mafiose e avere un impatto negativo sul lavoro di chi le combatte. “È accaduto, accade e accadrà che certe rappresentazioni finiscano per propagare, spesso al di là delle migliori intenzioni, il fascino sinistro dell’eroe del male’  e fa l’esempio della fiction Il capo dei capi (su Riina), che veicola “una certa idea dell’immutabilità e dell’eternità della mafia stessa, difficile da vincere in una terra incline al fatalismo come la Sicilia”.<br />
Marino si è chiesto perché il serial La nuova squadra , che nelle precedenti stagioni “era fortemente agganciato alla realtà di Napoli che non è mai stata tutta bianca, ma nemmeno tutta nera”, adesso sia stato ridotto a “un campionario di luoghi comuni e incongruenza che difficilmente si poteva riuscire a concentrare in un’opera che, seppur di fantasia, ha (o per meglio dire aveva) la pretesa di ritrarre un ambiente e un territorio complesso come la Napoli odierna”.<br />
<strong>Luoghi comuni, stereotipi, semplificazioni:</strong> vista l’autorevolezza delle denunce, è auspicabile che queste riflessioni siano oggetto di un dibattito approfondito.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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