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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; migranti</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>18 dicembre al CARA di Mineo, e in tutto il mondo, contro ogni discriminazione</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 08:28:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 18 dicembre, su proposta del Forum Sociale Mondiale di Dakar, si manifesterà in tutto il mondo affinché ogni cittadino del pianeta possa decidere liberamente dove e come costruire il proprio futuro. In Sicilia l’appuntamento è davanti al CARA di Mineo, dove, ancora una volta, le associazioni antirazziste e pacifiste ribadiranno che le migliaia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/-Glp7QQ__wJM/TbXwUNhmWnI/AAAAAAAAEQI/uyspu36g1oY/s600/DSCN0807.JPG" alt="" width="324" height="243" /><strong>Il 18 dicembre</strong>, su proposta del Forum Sociale Mondiale di Dakar, si manifesterà in tutto il mondo affinché ogni cittadino del pianeta possa decidere liberamente dove e come costruire il proprio futuro.</p>
<p>In Sicilia l’appuntamento è davanti al<strong> CARA di Mineo</strong>, dove, ancora una volta, <span id="more-28345"></span>le associazioni antirazziste e pacifiste ribadiranno che le migliaia di richiedenti asilo, da mesi “ospitati” nel Cara più grande d’Europa, siano <strong>riconosciuti come soggetti umani</strong> in cerca di un futuro migliore e non trattati come oggetti parcheggiati a tempo indefinito per favorire il business della pseudo accoglienza.</p>
<p>Obiettivo, quello della chiusura del CARA, reso, se possibile, ancora più urgente dai tragici fatti avvenuti, negli ultimi giorni, a Torino e a Firenze.</p>
<p>E accanto al rifiuto, senza se e senza ma, di ogni forma di razzismo, i manifestanti si mobiliteranno perché<strong> la Sicilia</strong> non sia più una polveriera di ordigni di morte e di micidiali <strong>basi militari</strong> Usa-Nato (dal potenziamento di Sigonella alla costruzione del MUOS a Niscemi).</p>
<p>In sostanza, <strong>per superare la crisi</strong> l’unica via è quella di rafforzare democrazia e diritti e di diminuire drasticamente le spese militari a favore delle spese sociali.</p>
<p>Manifestazione del 16 dicembre a Catania, foto di Alberta Dionisi su fb:<br />
<em> Si chiamavano Samb Modou e Diop Mor</em></p>
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		<title>Coordinamento immigrati, riparte la mobilitazione contro la sanatoria truffa</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 20:21:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Coordinamento immigrati contro la sanatoria truffa]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione di protesta]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[sanatoria truffa]]></category>

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		<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA Dopo le mobilitazioni della fine dell&#8217;anno scorso i migranti ritornano in piazza per rivendicare il loro diritto alla libera circolazione ed alla piena regolarizzazione. Nella nostra provincia risiedono circa 26.000 migranti ed oltre 3000 hanno richiesto nel settembre 2009 di regolarizzarsi come colf o badanti, non essendoci altra opportunità. Ciò ha costretto i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">COMUNICATO STAMPA</p>
<p>Dopo le mobilitazioni della fine dell&#8217;anno scorso i migranti ritornano in piazza per r<strong>ivendicare</strong> il loro diritto alla libera circolazione ed alla piena regolarizzazione.</p>
<p>Nella nostra provincia risiedono circa <strong>26.000 migranti</strong> ed oltre <strong>3000 hanno richiesto nel settembre 2009 di regolarizzarsi</strong> come colf o badanti, non essendoci altra opportunità. Ciò ha costretto i lavoratori nell&#8217;agricoltura e nell&#8217;edilizia, i venditori ambulanti a trasformarsi in badanti, vittime del mercato dei contratti in mano alla criminalità organizzata, che li ha derubati ed ingannati.</p>
<p>Dopo oltre 2 anni sono <strong>centinaia le pratiche ancora inevase</strong>, ed ancor di più le pratiche definite negativamente con motivazioni pretestuose. Praticamente si infierisce contro le vittime e marginalmente contro i carnefici.</p>
<p>In preparazione della giornata globale di azione contro il razzismo  il prossimo <strong>18 dicembre </strong>(<a href="www.globalmigrantsaction.org" target="_blank">www.globalmigrantsaction.org</a> ) e dopo la riuscita manifestazione di venerdì scorso,  riprendiamo la <strong>piattaforma</strong> delle precedenti mobilitazioni:</p>
<ol>
<li>rilascio del permesso di soggiorno per chi ha partecipato alla &#8220;sanatoria truffa&#8221; ed estensione generalizzata della regolarizzazione a tutte le tipologie di contratto e di lavoroautonomo;</li>
<li>prolungamento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro e ritiro della circolare &#8220;Manganelli&#8221;;</li>
<li>rilascio del permesso di soggiorno per chi denuncia il datore di lavoro in nero;</li>
<li>la chiusura di tutti i centri di detenzione per migranti, compreso il megaCara di Mineo</li>
<li>riconoscimento del diritto di voto per chi vive in Italia da almeno 5 anni</li>
<li>riconoscimento della cittadinanza per chi nasce o cresce in Italia</li>
</ol>
<p>LAVORO, DIRITTI, LIBERTA&#8217;</p>
<p>MAI  PIU&#8217; CLANDESTINI, MA CITTADINI !</p>
<p><strong> Venerdì 9 dicembre</strong></p>
<ul>
<li>alle ore 16,30  (partenza di fronte alla villa Bellini) corteo</li>
</ul>
<ul>
<li>alle ore 18 presidio  in via Etnea di fronte alla Prefettura e delegazione</li>
</ul>
<ul>
<li>alle ore 20 assemblea interetnica in piazza Stesicoro</li>
</ul>
<p>(nel corso dell&#8217;assemblea si raccoglieranno le firme per la <strong>campagna  &#8220;L&#8217;Italia sono anch&#8217;io&#8221;</strong>)</p>
<p>Coordinamento immigrati contro la sanatoria truffa,   Rete Antirazzista Catanese, Rete catanese 15ottobre</p>
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		<title>Così vicini, così lontani</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 08:41:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enti Locali]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Quartieri]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di Catania]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>

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		<description><![CDATA[Un vero e proprio paesino con famigliole e la presenza di molte donne, massaie e madri di famiglia. Questa è la fisionomia che ha acquisto, a distanza di un anno, la favela di via Crispi, clic sull&#8217;immagine per avviare lo slideshow ormai abitata esclusivamente da bianchi, probabilmente bulgari. In quella di via Ventimiglia si vedono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un vero e proprio paesino con famigliole e la presenza di molte donne, massaie e madri di famiglia. Questa è la fisionomia che ha acquisto, a distanza di un anno, la favela di via Crispi, </p>
<p><em><strong>clic sull&#8217;immagine per avviare lo slideshow</strong></em><br />
<a href="https://picasaweb.google.com/Argo.redazione/101006FavelaViaCrispi#slideshow/5525056370347835490" target="_blank"><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-MrVyd6BUbnU/TKzxfu6XgGI/AAAAAAAAIFE/daXNUSgRKh4/s800/P1050002.jpg" alt="" width="509" height="366" /></a><br />
<img class="alignnone" src="https://lh6.googleusercontent.com/-kW-YyEOnWrc/TmnChJD0F-I/AAAAAAAAGmI/Wb2CoaFeX58/s600/spazio%252520600x5%252520px.png" alt="" width="600" height="5" /><br />
ormai abitata esclusivamente da bianchi, probabilmente bulgari.<br />
In quella di via Ventimiglia si vedono ora solo maschi africani,  la &#8220;villetta&#8221; con palme e banano con i frutti è abbandonata, non c&#8217;è più la <span id="more-15458"></span>famigliola di cui l&#8217;anno scorso si vedeva un commovente episodio di vita familiare. E, senza donne e bambini, regna lo squallore.<br />
Esiste un&#8217;altra favela, quella ad angolo con via Fischetti, rimasta invariata, con un&#8217;unica fila di baracche addossate al muro di cinta e sull&#8217;orlo dello scavo. Un rifugio temporaneo usato da persone di varie etnie ?<br />
<a href="http://picasaweb.google.it/Argo.redazione/101006FavelaViaVentimiglia#slideshow/5525058413198713618" target="_blank"><img class="alignleft" src="http://lh4.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TKz42WLORWI/AAAAAAAAAyY/0HzdWeYaYqc/Launcher%20via%20Ventimiglia.jpg" alt="" width="509" height="366" /></a><br />
<img class="alignnone" src="https://lh6.googleusercontent.com/-kW-YyEOnWrc/TmnChJD0F-I/AAAAAAAAGmI/Wb2CoaFeX58/s600/spazio%252520600x5%252520px.png" alt="" width="600" height="5" /><br />
<em><strong>incrocio corso Martiri Libertà con via Ventimiglia: vita familiare</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ambulatori per gli immigrati irregolari</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/10/10/ambulatori-per-gli-immigrati-irregolari/</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 05:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[codice ENI]]></category>
		<category><![CDATA[codice STP]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[SSN]]></category>

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		<description><![CDATA[Esiste nella nostra regione una reale copertura sanitaria offerta agli stranieri, regolari e non? Ce lo chiedevamo su Argo poco più di un mese fa. La risposta ci è venuta dalla dottoressa Eleonora Caltabiano, che abbiamo incontrato e dalla quale abbiamo ricevuto le informazioni necessarie per capire la situazione concreta a livello locale. “La copertura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/-4mHiazBLFt8/TpIEbDJUCEI/AAAAAAAAHM8/jABzvWfPFHc/s290/clandestini_salute.JPG" alt="" width="290" height="229" />Esiste nella nostra regione una reale <strong>copertura sanitaria</strong> offerta agli stranieri, regolari e non? Ce lo chiedevamo <a href="http://www.argocatania.org/2011/08/23/quale-assistenza-sanitaria-agli-stranieri-in-sicilia/" target="_blank">su Argo poco più di un mese fa</a>. La risposta ci è venuta dalla  dottoressa <strong>Eleonora Caltabiano</strong>, che abbiamo incontrato e dalla quale abbiamo ricevuto le informazioni necessarie per capire la situazione concreta a livello locale.</p>
<p>“La copertura c&#8217;è, per tutti, <strong>anche per gli irregolari</strong>” ci spiega, ed entra nel <span id="more-26055"></span>dettaglio, “chi ha il permesso di soggiorno o, per i comunitari, un contratto di lavoro, ha diritto di iscriversi al SSN e ha gli stessi diritti dei cittadini italiani: medico di base, possibilità di accedere alle analisi e alla diagnostica, pagamento dei ticket in base alle fasce di reddito. Chi non ha permesso di soggiorno, ed è quindi un irregolare (espressione più rispettosa del più frequente “clandestini”), ha diritto ad accedere ad <strong>ambulatori pubblici dedicati</strong>”</p>
<p>Ci lavora la dottoressa in uno di questi ambulatori, quello aperto ogni lunedì e venerdì mattina, dalle 8,30 alle 13.30 presso il <strong>Garibaldi di Nesima</strong>. Trattandosi di un <strong>ambulatorio socio-sanitario</strong>,  a  gestirlo, insieme a lei, c&#8217;è l&#8217;assistente sociale Nives Bellomo, che in genere effettua il primo colloquio cercando di individuare eventuali problemi sociali. Sia la dottoressa, specialista in malattie infettive, sia l&#8217;assistente sociale, sono dipendenti dell&#8217;azienda ospedaliera Garibaldi, e svolgono il loro lavoro in orario di servizio, senza nessun supplemento di remunerazione.</p>
<p>Che tutti gli stranieri presenti in Italia, regolari o irregolari, comunitari o extracomunitari, abbiano diritto ad essere curati <a href="http://www.argocatania.org/wp-content/uploads/2011/10/Sanità_Stranieri_legge-286.pdf">lo ha previsto nel 1998 la <strong>legge Turco-Napolitano</strong></a><strong></strong>. Non hanno intaccato questo diritto né la Bossi-Fini né il cosiddetto “pacchetto sicurezza”, anche grazie alla campagna “Noi non denunciamo”, organizzata dal personale  sanitario, preoccupato dell&#8217;introduzione del reato di clandestinità. Se fosse scattato infatti l&#8217;obbligo di denuncia degli irregolari, nessuno di questi si sarebbe più presentato ad un pronto soccorso o ad un ambulatorio medico.</p>
<p>A partire dalla Turco-Napolitano, le varie regioni, tra cui  anche la Sicilia, hanno diffuso delle linee guida e cercato di individuare le modalità di intervento. A Catania si attivò subito il dott. <strong>Mario Raspagliesi</strong> da cui fu organizzato il primo ambulatorio di libero accesso per gli stranieri, con rilascio di un apposito codice, presso l&#8217;ospedale Garibaldi. Lo stesso che ora è  tenuto dalla dottoressa Caltabiano, mentre il dottor Raspagliesi ne tiene uno all&#8217;ospedale <strong>Cannizzaro</strong>, dove attualmente lavora.</p>
<p>A coloro che li frequentano, stranieri irregolari che non possono iscriversi al SSN, viene rilasciato un <strong>tesserino</strong> particolare con un <strong>codice STP</strong> (Straniero Temporaneamente Presente) <strong>valido sei mesi</strong> e rinnovabile.</p>
<p>Da quando Romania, Polonia, Bulgaria sono entrati nella UE, chi proviene da questi paesi è diventato cittadino comunitario. Se però non ha un contratto di lavoro, non può iscriversi al SSN e viene assistito in questi stessi ambulatori dove riceve un tesserino con il <strong>codice ENI</strong> (Europeo non iscritto).</p>
<p>“Fungiamo da medici di base -ci dice la dottoressa Caltabiano- e di fatto facciamo <strong>medicina generale</strong>. Possiamo prescrivere radiografie e analisi, che lo straniero effettuerà presso una struttura pubblica, a cui noi stessi lo indirizziamo. Sono spesso persone spaesate, che non conoscono l&#8217;italiano e che vanno aiutate ad orientarsi. A volte facciamo precedere il loro arrivo da una telefonata ai colleghi, per agevolarli. Se c&#8217;è una <strong>patologia infettiva</strong> mandiamo il paziente presso il nostro Day Hospital. Nel caso di <strong>donne in gravidanza</strong> le indirizziamo verso alcuni consultori con cui abbiamo dei contatti in rete.”</p>
<p>Anche se i medici operano in questi ambulatori non come volontari, ma come dipendenti di una struttura pubblica, il modo in cui svolgono il loro lavoro richiede una sensibilità e un&#8217;attenzione non comuni. Molte sono infatti le problematiche da affrontare, prima tra tutte quella della <strong>lingua</strong>. Non sarebbe risolutiva neanche la presenza di un mediatore culturale, perchè imprevedibile  e varia è la provenienza di questi stranieri e quindi molto diverse sono le lingua parlate.</p>
<p>“Ci arrangiamo con l&#8217;inglese e con il francese, ma abbiamo anche creato una rete di solidarietà con <strong>gruppi ed enti che ci aiutano</strong>, come la Casa dei popoli del Comune di Catania, anche con un servizio di <strong>interpretariato telefonico</strong>.”</p>
<p>Ecco, <strong>la rete</strong>. Sono i contatti stabiliti, le disponibilità richieste e offerte, che permettono di offrire un servizio realmente efficiente e, possibilmente, veloce.</p>
<p><strong>I numeri</strong>. “Al Garibaldi, ci dice la dottoressa, abbiamo fornito 1800 tesserini e visitiamo un numero di pazienti da varia da 5 a 15 al giorno, 40-80 al mese. La presenza numericamente più elevata è quella delle donne rumene”.</p>
<p>Ogni ambulatorio ha il suo archivio, in cui vengono registrate le presenze e le patologie. <strong>Manca però un registro generale</strong> che raccolga i dati a livello regionale o anche solo provinciale. Non si può evitare, quindi, che lo stesso straniero chieda un altro tesserino STP o ENI presso un&#8217;altra azienda ospedaliera.</p>
<p>E <strong>i costi</strong>? I fondi provengono in parte dal ministero dell&#8217;Interno, attraverso le prefetture (patologie urgenti ed essenziali), in parte dal SSN (salute materna e infantile, attività di prevenzione, come vaccinazioni, malattie infettive). L&#8217;accesso comunque non è alto e quindi i fondi necessari sono pochi.</p>
<p>Non tutti gli stranieri infatti sono al corrente dei loro diritti e conoscono l&#8217;esistenza di questi ambulatori. Gli stessi operatori sanitari hanno predisposto dei fogli, scritti in diverse lingue, con i giorni, gli orari, gli indirizzi degli ambulatori, oltre all&#8217;elenco dei servizi offerti. I <strong>volantini </strong>vengono diffusi dagli stessi pazienti o dai volontari delle varie associazioni che si occupano di migranti, dall&#8217;Arci al Centro Astalli.<img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></p>
<p>“Anche io ho partecipato ad <strong>incontri di tipo informativo</strong> presso varie associazioni, e offro la mia disponibilità di medico presso il centro Astalli, a titolo gratuito” conclude Eleonora.</p>
<p>Lavorare con gli stranieri irregolari, questi paria della nostra società, è qualcosa che, evidentemente, le sta a cuore&#8230;</p>
<p><strong><a href="http://www.argocatania.org/wp-content/uploads/2011/10/Sanità_Stranieri_STP_ENI.pdf">Accludiamo  l&#8217;ELENCO  degli AMBULATORI PER L’ASSISTENZA SANITARIA AGLI IMMIGRATI CHE RILASCIANO CODICI STP/ENI A CATANIA E PROVINCIA</a></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cie galleggianti, la Procura indaga</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/09/29/cie-galleggianti-la-procura-indaga/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 06:41:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ada</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
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		<category><![CDATA[Alto Commissariato Nazioni Unite]]></category>
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		<description><![CDATA[Le navi, centri di identificazione ed espulsione galleggianti, sono andate vuotandosi ora dopo ora. I tunisini che provenivano dal Cie di Lampedusa, inagibile dopo l&#8217;incendio, sono stati e sono portati a Punta Raisi, in aeroporto, e da lì rimpatriati. Oggi percorreranno il loro viaggio a ritroso con due ponti aerei, uno di mattina l&#8217;altro di pomeriggio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 254px"><img src="https://lh4.googleusercontent.com/-G_XWWhQHKPI/ToQL10i0W-I/AAAAAAAAHAc/YQVcF-SOG0A/Selection_002.jpg" alt="" width="244" height="342" /><p class="wp-caption-text">foto Danila D&#39;Amico su Repubblica PA</p></div>
<p>Le navi, centri di identificazione ed espulsione galleggianti, sono andate vuotandosi ora dopo ora. I tunisini che provenivano dal <strong>Cie di  Lampedusa</strong>, inagibile dopo l&#8217;incendio, sono stati e sono portati a <strong>Punta Raisi</strong>, in aeroporto, e da lì rimpatriati. Oggi percorreranno il loro viaggio a ritroso con due ponti aerei, uno di mattina l&#8217;altro di pomeriggio, gli ultimi migranti, poco più di cento, che si trovano a bordo dell&#8217;<strong>Audacia</strong> e della <strong>Moby Vincent</strong>, quest&#8217;ultima ormeggiata da ieri <span id="more-25691"></span>pomeriggio nel porto di <strong>Porto Empedocle</strong> dopo essere rimasta quattro giorni in quello di <strong>Palermo</strong>.</p>
<p>Ma il sequestro dei migranti, non tutti marocchini, sulle <strong>tre navi-prigione, Moby Fantasy, Moby Vincent e Audacia, </strong>ormeggiate a Palermo<strong>,</strong> é stato criticato da tutti. Hanno protestato le associazioni, le <strong>reti antirazziste</strong>, l&#8217;<strong>Alto commissariato delle Nazioni Unite </strong>per <strong>i rifugiati</strong>, <strong>Amnesty</strong>, cittadini e uomini della <strong>Cgil</strong> e del <strong>Pd</strong>. Il movimento antirazzista palermitano ha denunciato in  un esposto che ai tunisini sarebbe stato &#8220;negato il diritto di difesa e la libertà di comunicare con l&#8217;esterno, dal momento che sono stati sequestrati loro i telefoni cellulari&#8221;.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 268px"><img src="https://lh6.googleusercontent.com/-m53f3YAI90c/ToQL18m6B6I/AAAAAAAAHAY/87lqDERv6b8/Selection_005.jpg" alt="" width="258" height="167" /><p class="wp-caption-text">foto Danila D&#39;Amico su Repubblica PA</p></div>
<p>Adesso anche la <strong>Procura di Palermo </strong>ha aperto un fascicolo per accertare se ci siano degli estremi di reato. Il procuratore aggiunto <strong>Leonardo Agueci</strong> ha aperto un fascicolo di &#8216;atti relativi&#8217; ancora a carico di ignoti per accertare se siano state violate le procedure previste dalla legge in caso di trattenimenti. La rete antirazzista chiede, tra l&#8217;altro, alla magistratura di accertare se vi sia stata &#8220;illecita limitazione della libertà personale ovvero se sussistano i presupposti per l&#8217;ipotesi di reato di violenza privata&#8221;.</p>
<p>Di diverso avviso il <strong>ministro dell&#8217;Interno Maroni</strong> che assicura come a bordo delle navi non sia avvenuto nulla di irregolare nè ci sia mai stato alcun problema. Maroni ha anche fatto sapere che <strong>Lampedusa</strong> e&#8217; stata dichiarata<strong> &#8220;porto non sicuro&#8221;.</strong> Il che significa che fino a contrordine i naufraghi soccorsi in mare saranno sbarcati in altri porti, verosimilmente a Porto Empedocle, per proseguire poi verso la terra d&#8217;origine.</p>
<p>L&#8217;operazione Cie galleggianti e rientro forzato è costata intanto, per i primi sei giorni, <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />come documenta<a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/09/28/immigrati-sulle-navi-la-procura-indaga-maroni.html" target="_blank"><strong> l&#8217;edizione siciliana de La Repubblica</strong></a>, un milione e settecentomila euro. In barba alle manovre economiche di questi giorni.</p>
<p>leggi anche su Youtube <a href="http://youtu.be/u39cKlm1SWM" target="_blank">le proteste di movimenti antirazzisti</a> .</p>
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		<title>Quale sanità per gli stranieri in Sicilia?</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 05:58:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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		<category><![CDATA[M. Russo]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono trascorsi 16 anni da quando l’allora Ministro della Sanità “sdoganò” il diritto all’assistenza sanitaria per gli immigrati irregolari e clandestini, rimuovendo requisiti ostativi all’accesso. Da allora leggi e circolari hanno regolamentato l’accesso ai Livelli Essenziali di Assistenza, ma, spesso purtroppo, hanno anche contribuito ad alimentare un clima di diffidenza e di paura che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.juragentium.unifi.it/topics/global/it/giunti.htm"><img class="alignleft" title="www.juragentium.unifi.it" src="https://lh5.googleusercontent.com/-qm-BWgI4Qmg/Tk9QZ1s6lsI/AAAAAAAAGV8/MJUQZ-6Gzcg/politiche_sanitarie.jpg" alt="" width="292" height="218" /></a>Sono trascorsi 16 anni da quando l’allora Ministro della Sanità “sdoganò” il <strong>diritto all’assistenza sanitaria per gli immigrati irregolari e clandestini</strong>, rimuovendo requisiti ostativi all’accesso. Da allora leggi e circolari hanno regolamentato l’accesso ai <strong>Livelli Essenziali di Assistenza</strong>, ma, spesso purtroppo, hanno anche contribuito ad alimentare <span id="more-24630"></span>un <strong>clima di diffidenza e di paura</strong> che ha di fatto allontanato gli stranieri, privi del permesso di soggiorno, dai servizi sanitari.</p>
<p>Di recente è stato presentato lo <strong>studio</strong> condotto dalla <strong><a href="http://www.simmweb.it/index.php?id=296&amp;no_cache=1 " target="_blank">SIMM</a> (Società italiana di Medicina delle Migrazioni)</strong> sulle <strong>politiche regionali sulla salute dei migranti</strong>. Si tratta di una ricerca interessante perché confronta gli atti formali (leggi, piani, circolari, ecc.) delle varie regioni, tra le quali “la più virtuosa risulta essere la <strong>Puglia</strong>, la cui eccellenza è legata alla filosofia del nuovo governo regionale” (<a href="http://www.piolatorre.it/asudeuropa/" target="_blank">A Sud Europa, anno 5 n. 28, pp. 33-35</a>). La ricerca tuttavia, interrotta a causa del mancato rinnovo del finanziamento, <strong>niente ci dice sulla reale fruibilità dei servizi </strong>da parte degli stranieri.</p>
<p>Sarebbe stato questo l’aspetto più interessante, anche se ci rendiamo conto delle reali <strong>difficoltà</strong> della  difficoltà della rilevazione. Nelle varie regioni, e quindi anche nella nostra, occorrerebbe  sapere <strong>quanti siano gli stranieri</strong> (distinti in regolari ed irregolari), rilevare le <strong>prestazioni fruite</strong> da ciascun sottogruppo, analizzare la <strong>qualità percepita</strong> e la <strong>facilità di accesso</strong> individuando tipologie di servizi diversi nei diversi territori. Bisognerebbe interrogare soprattutto gli interessati e provare ad andare personalmente nei servizi pubblici. Quanti servizi, ad esempio, hanno la sensibilità di esporre all’ingresso <strong>indicazioni in più lingue</strong> per facilitare l’accesso? In che modo l’<strong>informazione</strong> è arrivata <strong>alle comunità straniere</strong> presenti sul territorio? Per far questo non occorrono finanziamenti impossibili da ottenere; solo buona volontà e attenzione (Sugli ostacoli all&#8217;accesso vedi anche <a href="http://www.juragentium.unifi.it/topics/global/it/giunti.htm" target="_blank">IuraGentium</a>).</p>
<p>Invece dobbiamo accontentarci di <strong>dichiarazioni di intenti</strong>. Ci interessa poco che la Sicilia non sia tra le regioni peggio attrezzate nel campo delle politiche sanitarie per gli immigrati. Avremmo voluto sapere quale realizzazione concreta abbiano avuto le <a href="http://www.regione.sicilia.it/sanita/default.asp?pg=493" target="_blank">due circolari </a>dell’Assessore Russo che ha ribadito per l’assistenza agli stranieri e ai comunitari “il <strong>diritto alle cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti o comunque essenziali</strong>, ancorché continuative per malattie e infortunio, compresi i programmi di <strong>medicina preventiva</strong> a salvaguardia della salute individuale e collettiva… la tutela della gravidanza e della maternità, la tutela della salute del minore, la vaccinazione secondo norma e nell’ambito di interventi di prevenzione collettiva autorizzata dalla regione, la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive con l’eventuale bonifica dei relativi focolai”. E, di recente, a proposito del <strong>ticket al Pronto soccorso</strong>, l’esenzione dal pagamento di tutte le prestazioni erogate in favore degli stranieri temporaneamente presenti nel territorio siciliano.</p>
<p>Ma né la ricerca della SIMM, né la pubblicazione recente del <a href="http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_LaNuovaStrutturaRegionale/PIR_AssessoratoSalute/PIR_LibroBiancodellaSalute2011/libro%20bianco%20II%20ED..pdf." target="_blank">libro bianco della salute</a> (188 pagine) dicono alcunché sull’assistenza erogata <strong>in pratica</strong> agli stranieri.</p>
<p>Una volta “il libro bianco” era lo strumento utilizzato, da sindacati e organizzazioni di tutela del cittadino, per <strong>denunciare</strong> inadempienze e omissioni. Oggi la stessa dicitura è attribuita a documenti usati per <strong>dichiarare </strong>e &#8220;dimostrare&#8221; che si è bene operato. Significativo in tal senso il titolo che appare in copertina, “<strong>La trasparenza in Sanità</strong>: fatti, numeri e dati del cambiamento”. Molti spazio è in realtà dedicato ai tagli e al piano di rientro per il contenimento dei costi nella sanità. Un ulteriore fattore di criticità visto che già esiste un problema di &#8220;<a href="http://www.juragentium.unifi.it/topics/global/it/giunti.htm" target="_blank">sostenibilità da parte del SSN della fornitura dei servizi sanitari a favore dei migranti</a>, dal momento che la spesa pubblica destinata in tale direzione è in aumento, proporzionalmente alla crescita delle dimensioni del fenomeno migratorio&#8221;.</p>
<p>La presentazione dei dati della SIMM ha però prodotto un <strong>impegno</strong> da parte dell’<strong>Assessore M. Russo</strong>: “la possibilità di registrare i minori stranieri nelle liste dell’anagrafe assistiti del SSN e presi in carico dal pediatra di libera scelta (vedi <a href="http://www.ordinemedct.it/rivista/0511/pdf/05%20-%20Catania%20Medica%20Maggio%20-%20Web.pdf" target="_blank">Ordine dei medici</a>).</p>
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		<title>Ragazzi in fuga dal Maghreb, sotto i rimorchi</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2011 07:01:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Sciolto]]></category>
		<category><![CDATA[Maghreb]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisia]]></category>

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		<description><![CDATA[Non arrivano solo con le carrette del mare, e non sempre sbarcano a Lampedusa. Come meta hanno comunque l&#8217;Europa e il primo approdo è quasi sempre l&#8217;Italia, spesso la Sicilia. Soprattutto quando si viene dal Maghreb e si cerca un nascondiglio sotto il rimorchio di un camion. Non parliamo di ipotesi, e nemmno della sceneggiatura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh5.googleusercontent.com/-GU73FzILC2Y/Tj-AV0zqM0I/AAAAAAAAGMc/ZdbClsD3rc4/110808%252520in%252520ginocchio%252520alla%252520Goulette%252520-%25252000.jpg" alt="" width="325" height="234" /><em><strong>Non</strong> arrivano <strong>solo</strong> con le <strong>carrette del mare</strong>, e non sempre sbarcano a Lampedusa. Come meta hanno comunque l&#8217;Europa e il primo approdo è quasi sempre l&#8217;Italia, spesso la Sicilia. Soprattutto quando si viene dal <strong>Maghreb</strong> e si cerca un nascondiglio <strong>sotto il rimorchio</strong> di un camion. Non parliamo di ipotesi, e nemmno della<span id="more-24363"></span> sceneggiatura di un film, fosse anche il bellissimo &#8220;Cose di questo mondo&#8221; di ﻿﻿Michael Winterbottom. </em></p>
<p><em>Parliamo in questo caso di una <strong>esperienza</strong> vera, recente, vissuta da alcuni <strong>giovanissimi Tunisini</strong> e raccontata, con immagini e con parole da un testimone particolamente attento e sensibile, <strong>Giovanni Sciolto</strong>. <a href="http://ilghettodeifenicotteri.blogspot.com/" target="_blank">Nel suo blog l&#8217;ha intitolata &#8220;In ginocchio a La Goulette&#8221;</a><br />
</em></p>
<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } -->Nemmeno vent’anni. In ginocchio <strong>con gli occhi bassi e le mani alla nuca</strong>. E’ forse la più emblematica immagine, postuma (così pare), del regime Ben Ali/Trabelsi.</p>
<p>Sono una decina, nella notte tra il 6 e il 7 agosto 2011, al porto di La Goulette, Tunisi, scovati dalla torcia elettrica in uno dei <strong>minuziosi controlli</strong> sui tanti rimorchi pronti a imbarcarsi per l’Italia.</p>
<p>Sono i ragazzini delle <strong>periferie della capitale</strong>.</p>
<p>Viene da tenerli bassi gli occhi, anche ai <strong>passeggeri</strong> più sensibili della nave. E’ la realtà figlia di ventiquattro anni di sfacciato e umiliante teatro che ha abusato della sopportazione di migliaia di giovani tunisini, attori mutilati e dalle bocche cucite.</p>
<p>Li fanno alzare, mani alla nuca, e li <strong>portano via</strong> in un furgoncino. Poco dopo dagli scomparti sotto un altro rimorchio un ragazzino viene tirato fuori zoppicante. E’ scalzo, ha pantaloncini sgualciti e la maglia dell’ Espérance, quella col numero 10 di Darragi.</p>
<p>Il piccolo Darragi è rimasto a terra. Potrà tornare a casa e raccontare al padre che ha <strong>provato ad andare in Europa</strong> ma non ci è riuscito. Potrà dirgli che anche gli altri ragazzi sono stati scoperti.</p>
<p>E il padre <strong>non</strong> piangerà.</p>
<p>Per tutto il viaggio di ritorno mi rimbombano in testa le parole di Samir con cui avevo discusso una settimana prima nella medina di Tunisi.</p>
<p>Raccontandomi, in italiano, del suo tentativo di <strong>bruciare la frontiera</strong> su una barca di sette metri insieme ad altre 27 persone ricordò dell&#8217;altra barca, quella <strong>colata a picco</strong> e i cui passeggeri sono morti a largo di Kerkennah.</p>
<p>&#8220;Quando ho rimesso piede sulla terraferma, a Mahdia, ho ringraziato Dio. E&#8217; stato come rinascere. Sono andato <strong>vicinissimo alla morte</strong>. Ad aspettarci c&#8217;era anche un <strong>vecchio che piangeva</strong>. Era il padre di uno dei ragazzi che erano morti. Sperava di vedere suo figlio tra di noi e invece&#8230;lui <strong>non c&#8217;era più</strong>&#8220;.<img class="alignnone" src="https://lh5.googleusercontent.com/-GU73FzILC2Y/Tj-AV0zqM0I/AAAAAAAAGMc/ZdbClsD3rc4/110808%252520in%252520ginocchio%252520alla%252520Goulette%252520-%25252000.jpg" alt="" width="515" height="371" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Chiudere il CARA di Mineo</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/07/30/chiudere-il-cara-di-mineo/</link>
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		<pubDate>Sat, 30 Jul 2011 04:53:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[CARA Mineo]]></category>
		<category><![CDATA[Fulvio Vassallo Paleologo]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo Severino]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[progetti SPRAR]]></category>
		<category><![CDATA[Rete antirazzista catanese]]></category>
		<category><![CDATA[Villaggio della solidarietà]]></category>

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		<description><![CDATA[Telegiornali e mezzi di informazione hanno dato grande risalto alla manifestazione di protesta del 27 luglio con la quale, ancora una volta, i migranti “ospitati” nel mega CARA di Mineo hanno denunciato la persistenza di condizioni di vita insostenibili nel cosiddetto villaggio della solidarietà. &#160; Alle proteste, però, si continua a rispondere con la violenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Telegiornali e mezzi di informazione hanno dato grande risalto alla <strong>manifestazione di protesta del 27 luglio</strong> con la quale, ancora una volta, i</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img src="https://lh3.googleusercontent.com/-uPU8Hk6idvc/TjL5eoGaOEI/AAAAAAAAGDw/DbqNLLv0eCw/Mineo_CARA.jpg" alt="" width="300" height="200" /><p class="wp-caption-text">foto di Fiodor Bonaviri</p></div>
<p>migranti “ospitati” nel mega <strong>CARA di Mineo</strong> hanno denunciato la persistenza di condizioni di vita insostenibili  nel cosiddetto<em> villaggio della solidarietà</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alle proteste, però, si continua a rispondere con la violenza e  la <strong>repressione</strong>. Il che evidenzia, <a href="http://www.argocatania.org/wp-content/uploads/2011/07/Vassallo_Mineo_luglio20111.pdf">come sostiene <strong>Fulvio Vassallo Paleologo</strong></a>, una grave impreparazione nella<span id="more-23758"></span> gestione di una situazione che era, almeno parzialmente, prevedibile.</p>
<p>Quest&#8217;ultima protesta, che, purtroppo, ha fatto registrare numerosi feriti fra i manifestanti, ha visto protagonista la comunità africana che contesta l&#8217;<strong>altissimo numero di dinieghi</strong> ricevuti dai richiedenti asilo provenienti dalla Libia.</p>
<p>Secondo la Rete Antirazzista Catanese, un tale clima di esasperazione e  di conflittualità, anche interna, è dovuto, principalmente, alla <strong>carenza di mediatori culturali</strong>, alle difficoltà per <strong>contattare i legali</strong> ed avere informazioni sulle richieste di asilo, ai <strong>tempi lunghissimi della Commissione </strong>che esamina le domande.</p>
<p>In effetti, dal momento della sua istituzione (Marzo 2011) il Centro <strong>non ha ancora una natura giuridica chiara</strong>, <strong>manca di personale adeguatamente formato, è isolato rispetto al territorio</strong>.</p>
<p>Secondo Vassallo, “é una sorta di <strong>non- luogo</strong> dove le persone conducono la loro quotidianità in una condizione di apatia e rassegnazione”.</p>
<p>Segregare, di fatto, migliaia di persone, per mesi o forse per anni (visti gli attuali ritmi con cui vengono esaminate le domande di asilo), costituisce un <strong>progetto irrazionale</strong>, per il quale viene  <strong>sprecato denaro pubblico</strong>, ma, soprattutto, si corre il rischio di <strong>esasperare la conflittualità</strong> tra i vari gruppi nazionali e di far crescere <strong>paura e ostilità nella popolazione locale</strong>.</p>
<p>Quest&#8217;ultimo rischio viene lucidamente <a href="http://www.argocatania.org/wp-content/uploads/2011/07/Severino_Mineo_luglio-2011.pdf">denunciato da <strong>Leonardo Severino</strong></a> che scrive sulla manifestazione del 27: “la contestazione di oggi ha visto una partecipazione maggiore anche delle <strong>forze dell&#8217;ordine</strong> [che] hanno <strong>diffuso il panico</strong> nella popolazione invitando persino i commercianti a chiudere per timore di eventuali saccheggi o disordini in paese, la cosa assurda è che i migranti non sono neanche arrivati nei pressi del paese e non ci volevano venire”.</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
<p class="title">alcuni degli articoli più recenti su argocatania.org</p>
<ul>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/06/22/effetto-pontida-a-mineo-la-polizia-carica-i-migranti/" target="_blank">22.06.11 &#8211; Effetto Pontida, a Mineo la polizia carica i migranti</a></li>
<li><a href="http://www.argo.catania.it/2011/06/20/rete-antirazzista-su-mineo-peggiora-la-situazione-dei-richiedenti-asilo/" target="_blank">Comunicato della Rete razzista catanese</a></li>
<li><a href="http://www.argo.catania.it/2011/06/07/mineo-le-interminabili-attese-dei-richiedenti-asilo/" target="_blank">07.06.11 &#8211; Mineo, le interminabili attese dei richiedenti asilo</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/06/20/giornata-del-rifugiato-fuga-dalla-poverta-fuga-dalla-guerra/" target="_blank">20.06.22 &#8211; Giornata del rifugiato, fuga dalla povertà, fuga dalla guerra</a></li>
<li><a href="http://www.argo.catania.it/2011/04/23/c-a-r-a-mineo-chi-non-rispetta-la-legge/" target="_blank">23.04.11 &#8211;  C.A.R.A. Mineo, chi non rispetta la legge?</a></li>
<li><a href="http://www.argo.catania.it/2011/06/07/mineo-le-interminabili-attese-dei-richiedenti-asilo/" target="_blank">07.06.11 &#8211; Mineo, le interminabili attese dei richiedenti asilo</a></li>
</ul>
</div>
<p>Secondo la Rete Antirazzista Catanese, prima che la situazione degeneri, <strong>occorre attivare percorsi virtuosi di accoglienza e integrazione</strong>, sostituendo al modello di esclusione ed emarginazione del CARA (che andrebbe immediatamente chiuso) <strong>l&#8217;esperienza degli SPRAR</strong> (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Si tratta di piccole  strutture, con un numero limitato di presenze, promosse dagli Enti Locali che scommettono su <strong>progetti di accoglienza integrata</strong>, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico.</p>
<p>Così facendo, <strong>si risparmierebbero risorse pubbliche</strong> (20-23 euro per ogni rifugiato), ma, soprattutto, si attiverebbero quei <strong>processi di inclusione</strong> nel territorio senza i quali, anche dopo aver ottenuto lo status di rifugiato, il migrante rimane in una condizione di emarginazione.</p>
<p>Leggi il <a href="http://www.argocatania.org/wp-content/uploads/2011/07/asgi.comunicat.stampa.28.luglio.20111.pdf">Comunicato dell&#8217;Associazione per gli Studi Giuridici sull&#8217;Immigrazione (ASGI)</a></p>
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		<title>Disordini al CARA di Mineo, il Centro Astalli chiede migliori condizioni di accoglienza</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/07/28/disordini-al-cara-di-mineo-il-centro-astalli-chiede-migliori-condizioni-di-accoglienza/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 20:49:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[CARA Mineo]]></category>
		<category><![CDATA[centro Astalli]]></category>
		<category><![CDATA[diniego alla protezione internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[richiedenti asilo]]></category>

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		<description><![CDATA[Comunicato stampa Catania, 27 luglio 2011 Da questa mattina oltre 300 immigrati ospiti nel CARA di Mineo stanno bloccando la strada statale Catania-Gela chiedendo di essere riconosciuti come rifugiati. All’interno del Centro, che attualmente accoglie circa duemila persone, la protesta era già esplosa durante la notte quando strutture e mezzi sono stati danneggiati e dati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-3u8ScUOTH48/TfcK5T0Z1XI/AAAAAAAAFkc/p8KmX7UpDZ8/Centro_Astalli.jpeg" alt="" width="216" height="104" />Comunicato stampa</strong></p>
<p>Catania, 27 luglio 2011</p>
<p>Da questa mattina oltre 300 <strong>immigrati ospiti nel CARA di Mineo stanno bloccando la strada statale</strong> Catania-Gela chiedendo di essere riconosciuti come rifugiati.</p>
<p>All’interno del Centro, che attualmente accoglie circa duemila persone, la protesta era già esplosa <strong>durante la notte</strong> quando <strong>strutture e mezzi sono stati danneggiati e dati alle fiamme</strong>.</p>
<p>Rispetto a tali avvenimenti “condanniamo qualsiasi forma di protesta attuata con metodi violenti ma ribadiamo che la <strong>struttura di Mineo non è adeguata all’accoglienza dei richiedenti asilo</strong> e non permette loro di portare avanti percorsi di integrazione né di ricevere servizi di assistenza adeguati” &#8211;  è quanto dichiarato Padre Giovanni La Manna, Presidente  del Centro Astalli.</p>
<p>“Anche chi ha ottenuto il <strong>diniego</strong> della protezione internazionale – aggiunge La Manna &#8211; deve vedersi garantito il <strong>diritto di presentare ricorso, </strong>cosa che all’interno del centro risulta di difficile attuazione. Tutto questo era già stato più volte segnalato dagli enti di tutela che hanno dichiarato <strong>i limiti della struttura</strong> già da quando si stava procedendo ai primi trasferimenti”.</p>
<p>Il Centro Astalli auspica, quindi, che realtà come quella di Mineo non vengano più riproposte e che si garantiscano condizioni dignitose di accoglienza in <strong>strutture più idonee</strong>, soprattutto per le persone particolarmente vulnerabili.</p>
<p>Ufficio stampa:  Fondazione Astalli – Margherita GINO – 0669925099 – m.gino@fondazioneastalli.it</p>
]]></content:encoded>
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		<title>UDI Catania sulla Raccomandazione generale per eliminare le discriminazioni contro le donne</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 21:05:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Alto Commissariato Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Unione donne italiane]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/-h8T6fY-JrZ8/Th9Zy_T5bUI/AAAAAAAAF7s/aQiOUg-YC2Y/Udi.gif" alt="" width="110" height="110" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> L’UDI di Catania</strong> chiede alle donne, prima di tutto, oltre che alle istituzioni</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questi giorni e fino al 19 luglio, è in corso a <strong>New York</strong> presso l’<strong>Alto Commissariato dei Diritti Umani</strong> delle Nazioni Unite, la riunione del <strong>Comitato internazionale per l’eliminazione delle discriminazioni contro le donne</strong> (Convenzione CEDAW).</p>
<p>Obiettivo della riunione è l’elaborazione di una <strong>Raccomandazione generale</strong> sulle donne in situazione di conflitto e post conflitto.</p>
<p>Riteniamo che l’approntamento di strumenti di riferimento internazionali come il progetto che condividiamo di questa preziosissima Raccomandazione, sia un supporto indispensabile per orientare e rendere il più possibile <strong>efficace</strong> l’intervento delle istituzioni nazionali e locali a <strong>protezione</strong> delle donne che a migliaia sfuggono dalla repressione e dai conflitti nel Mediterraneo, spesso con i loro bambini.</p>
<p>In questi mesi sono sotto i nostro occhi i tanti <strong>viaggi della speranza e della disperazione</strong> di donne e bambini verso l’Europa, l’Italia, la Sicilia.</p>
<p>Al di là sia delle prese di posizione dichiaratamente razziste contro gli immigrati, sia di generiche affermazioni di principio di sostegno alle persone migranti e richiedenti asilo, vi è il bisogno di <strong>intervenire</strong> con umanità, lungimiranza, e mezzi adeguati per il rispetto dei diritti umani.</p>
<p>Ce lo insegnano le centinaia di <strong>volontari</strong> e le <strong>comunità locali</strong> che senza tanto clamore da mesi lavorano in questo senso.</p>
<p>L’UDI di Catania chiede alle donne, prima di tutto, oltre che alle istituzioni</p>
<ul>
<li>di far pervenire ai lavori in corso a New York dati informativi sulle condizioni delle migranti e richiedenti asilo che a centinaia continuano a sbarcare nel nostro territorio</li>
</ul>
<ul>
<li>di diffondere e moltiplicare le iniziative di concreto sostegno (finanziario, legale, organizzativo) alle donne che incontriamo in queste situazioni di disagio, di emarginazione e spesso di violenza anche nei luoghi di approdo</li>
</ul>
<ul>
<li>di sollecitare le amministrazioni locali (dalla Regione ai Comuni) ad attivare interventi concreti,trasparenti ed efficaci a sostegno dell’accoglienza e dell’accompagnamento delle donne e dei loro bambini, prendendo esempio dalle tante comunità e persone che, per fortuna, già lo fanno</li>
</ul>
<ul>
<li>di vigilare affinché nessuno faccia affari sulla disperazione e il bisogno di chi cerca un futuro migliore.</li>
</ul>
<p><strong>Scrivete in lingua inglese e indirizzate a</strong>:</p>
<p>Ufficio dell’Alto Commissariato dei Diritti Umani ‐ OHCHR</p>
<p>Ufficio di New York ‐ Room DC1 – 0511</p>
<p>Nazioni Unite, New York 10017, USA</p>
<p>Tel . 00212 963 5931</p>
<p>Fax 00212 963 4097</p>
<p>gmendozasolorio@ohchr.org</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>UDI. Unione Donne in Italia ‐ Sede di Catania</strong></p>
<p>udichiama.catania@gmail.com</p>
<p>&nbsp;</p>
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