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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Ministero Istruzione</title>
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		<title>Credito scolastico</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 03:56:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non lasciatevi ingannare dal titolo, il credito di cui parliamo non è quello maturato dagli allievi al termine del triennio della scuola secondaria  e che concorre a determinare il voto finale della “maturità”.  Ci riferiamo, invece, a circa un miliardo di euro, che lo Stato italiano deve alle proprie Istituzioni Scolastiche.  Le spese che le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non lasciatevi ingannare dal titolo, il credito di cui parliamo non è quello maturato dagli allievi al termine del triennio della scuola secondaria  e che<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/scuola_privata2.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-11394" title="scuola_privata2" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/scuola_privata2-300x220.gif" alt="scuola_privata2" width="300" height="220" /></a> concorre a determinare il voto finale della “maturità”.  Ci riferiamo, invece, a circa un miliardo di euro, che <strong>lo Stato italiano  deve alle proprie Istituzioni Scolastiche</strong>.  Le spese che le Scuole hanno sostenuto dal 2005 ad oggi per gli esami di stato, le supplenze e le ore eccedenti <strong>non sono infatti state coperte</strong>.  Eppure la Repubblica ha l&#8217;<strong>obbligo di garantire il diritto all&#8217;istruzione</strong> a tutti i cittadini e le scuole pubbliche vivono di <span id="more-11353"></span>finanziamenti statali.</p>
<p>Entro il 15 dicembre di ogni anno le scuole devono presentare il loro programma annuale, cioè un <strong>bilancio finanziario</strong> in base alle attività didattiche programmate e alla previsione delle spese gestionali e organizzative.</p>
<p>Quest&#8217;anno è&#8217; accaduto, come denuncia la FLC C.G.I.L., un fatto che ha dell&#8217;incredibile. Una <strong>nota ministeriale</strong>, datata 14 dicembre 2009 ma effettivamente trasmessa il 22, ha invitato, sostanzialmente, le scuole ad “arrangiarsi”. Infatti,“grazie” alla legge finanziaria 2009, <strong>non sarebbero stati erogati tutti i finanziamenti previsti.</strong></p>
<p>Di cosa si tratta se non di un invito a <strong>sistemare “creativamente” i  bilanci</strong>?  Tenendo conto che le risorse finanziarie devono seguire precisi criteri di ripartizione, la suddetta contrazione  ha penalizzato ulteriormente il lavoro strettamente didattico. Infatti, per le <strong>supplenze temporanee</strong> (i cui costi gravano direttamente sui bilanci delle singole scuole, con la sola esclusione di quelle per maternità) si può utilizzare solo la quota che rimane dopo aver effettuato i pagamenti relativi al fondo di istituto e agli incarichi specifici.</p>
<p>Facendo un semplice calcolo, per una scuola con un corpo docente intorno alle 150 unità e un numero conseguente di alunni  (non meno di 1600), per pagare le supplenze di un intero anno scolastico non sono disponibili neanche 30.000 euro. Una cifra assolutamente inadeguata rispetto alle esigenze di una istituzione scolastica che <strong>non può così fare fronte al pagamento</strong> dei pur magri stipendi dei supplenti.</p>
<p>La conseguenze sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti. Data l&#8217;<strong>impossibilità di sostituire i docenti assenti</strong>,   gli allievi più piccoli (principalmente quelli che frequentano la scuola elementare) vengono “divisi e distribuiti” nelle altre classi, perdendo  così una giornata di scuola e creando disagio nelle classi in cui vengono “parcheggiati”; i più grandi (soprattutto quelli che frequentano la secondaria di secondo grado) vengono fatti uscire prima o entrare alla seconda ora, e rimangono da soli nelle ore intermedie.</p>
<p>Come in un tale contesto si possa, comunque, garantire continuità nel lavoro e un buon profitto è la <strong>domanda che vorremmo porre</strong> al duo Gelmini – Tremonti.</p>
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		<title>La scuola unisce gli italiani? &#8230; Attendere, prego &#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 03:20:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Divari è una delle parole chiave del Rapporto sulla scuola in Italia 2010 presentato recentemente dalla Fondazione Giovanni Agnelli, ma se lo si legge con attenzione ci si accorge che si tratta più che altro di un eufemismo. In effetti bisognerebbe parlare di vere e proprie diseguaglianze e disparità, tanto profonde da sembrare insanabili. Appartenere ad un ceto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Divari</strong></em> è una delle parole chiave del <a href="http://www.fga.it/uploads/media/Fondazione_Agnelli_-_CS_Rapporto_Scuola_2010_01.pdf" target="_blank">Rapporto sulla scuola in Italia 2010 </a> presentato recentemen<img class="alignright size-medium wp-image-11139" title="italia a e b" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/italia-a-e-b-300x126.jpg" alt="italia a e b" width="300" height="126" />te dalla Fondazione Giovanni Agnelli, ma se lo si legge con attenzione ci si accorge che si tratta più che altro di un eufemismo. In effetti bisognerebbe parlare di vere e proprie <strong>diseguaglianze e disparità</strong>, tanto profonde da sembrare insanabili.</p>
<p>Appartenere ad un<span id="more-11118"></span> <strong>ceto sociale</strong> medio-alto, frequentare i <strong>licei</strong>, vivere in alcune regioni del <strong>nord</strong>, più che i meriti e le capacità individuali, sembrano essere, ancora e sempre più, i veri motori per il successo scolastico prima, e per un ottimanle inserimento nel mondo del lavoro poi.</p>
<p>Utilizzando i dati forniti dalle indagini <strong>Ocse</strong>, analizzando i dati del ministero dell&#8217;Istruzione e i bilanci di singole scuole, svolgendo ricerche originali sull&#8217;uso delle nuove tecnologie o sulle caratteristiche dei docenti neoassunti nel 2009, emerge un&#8217;immagine della scuola italiana poco consolante.</p>
<p>Secondo<strong> l&#8217;indagine PISA</strong> (Programme for International Student Assessment) dell&#8217;Ocse, che si svolge ogni tre anni ed è mirata sui &#8220;livelli di competenza&#8221; dei quindicenni in lingua, matematica e scienze, chi studia nelle scuole del Sud ottiene, in media, 68 punti Ocse-Pisa meno di chi frequenta le aule del Settentrione: l&#8217;equivalente di un anno e mezzo d&#8217;istruzione.</p>
<p>E il 30% degli allievi meridionali non raggiunge affatto la <strong>&#8220;soglia minima di competenza</strong>&#8221; che, secondo gli standard europei, è il primo gradino per non diventare emarginati ed esclusi. Per il solo fatto poi di andare al liceo a 15 anni si ottengono 61 punti Pisa, ovvero il 15% in più di competenze rispetto al professionale.</p>
<p>Resta pesantemente disomogenea la percentuale degli <strong>espulsi dal sistema educativo</strong> (drop-outs): al Sud, il 20% dei giovani da 20 a 24 anni ha solo la licenza media.</p>
<p>Né si tratta di disparità di risorse economiche; il dato sorprendente è che si spende molto per l&#8217;istruzione ma si ottengono risultati mediocri. La <strong>spesa pro-capite</strong>, anche nelle regioni del Sud, non si discosta di molto dalla media nazionale. D&#8217;altra parte, il processo di razionalizzazione della spesa, previsto dalla <strong>sedicente riforma Gelmini</strong>, quasi esclusivamente attraverso una <strong>riduzione degli organici</strong> (che nel Sud sarà più accentuata per via della forte contrazione della popolazione studentesca), sta già avvicinando la spesa per la scuola a quella prevista dal federalismo fiscale.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-11140" title="federalismo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/federalismo-300x218.jpg" alt="federalismo" width="300" height="218" />La <strong>riforma federalista dell&#8217;istruzione</strong>, decisa dalla modifica del Titolo V della Costituzione ma non ancora attuata, potrebbe sanare questi divari? La sensazione è che rischia invece di peggiorarli.</p>
<p>Essa affiderà allo <strong>Stato</strong> il compito di sorvegliare – attraverso il sistema di valutazione nazionale &#8211; gli effettivi risultati delle Regioni e nel caso sanzionare quelle che non li raggiungono. Alle <strong>Regioni</strong> toccherà, invece, la scelta delle strategie più opportune a conseguirli.</p>
<p>Secondo i ricercatori della Fondazione gli <strong>obiettivi prioritari</strong> sono due: &#8220;migliorare i livelli di apprendimento degli studenti in tutto il Paese, in particolare, di coloro che oggi si situano sotto la soglia minima delle competenze; abbassare i tassi di ripetenza e contrastare il fenomeno dell’abbandono scolastico&#8221;.</p>
<p>La prima condizione per raggiungerli dovrebbe essere quella di <strong>reinvestire i risparmi</strong> che si stanno realizzando nella scuola stessa: ma questo Governo, al di là della propaganda di facciata, persegue la volontà politica di farsi carico delle situazioni di svantaggio e fornire tutte le risorse aggiuntive necessarie per contenere questa deriva?</p>
<p>I recenti provvedimenti della <strong>Trimurti  Tremonti-Gelmini-Brunetta</strong> sembrerebbero andare in tutt&#8217;altra direzione e fanno pensare più ad una ristrutturazione aziendale che ad una seria e organica riforma della scuola.</p>
<p>Stanno accelerando la <strong>fuoruscita</strong> dagli organici della generazione di insegnanti che, tra gli anni Settanta e Ottanta, è stata protagonista dell’unica vera riforma scolastica, quella della sperimentazione e dell’innovazione didattica vissuta sul campo.</p>
<p>Le <strong>nuove generazioni di insegnanti</strong> sembrano culturalmente e didatticamente più arretrati, senza considerare il fatto che stanno arrivando in cattedra ormai demotivati e sfiancati da anni di precariato e di continui cambiamenti di sede.</p>
<p>Le <strong>SSIS</strong>, varate con l&#8217;obiettivo di affrontare seriamente il problema della formazione iniziale degli insegnanti, sono state affondate sia per i <strong>conflitti</strong> amministrativi che innescavano all&#8217;interno della categoria ma soprattutto per responsabilità delle <strong>Università</strong>, che se ne sono impadronite senza avere al loro interno competenze specifiche per affrontare in modo non astrattamente accademico i tanti problemi concreti della didattica.</p>
<p>Ma bisogna avere il coraggio di riconoscere anche la <strong>responsabilità di ampia parte del corpo insegnante</strong> che, in molti casi, ha smesso di toccare un libro, che non fosse un manuale, il giorno dopo essersi laureato e che è andato avanti anch’esso a ripetere monotamente la stessa lezione e gli stessi obsoleti modelli didattici fino al giorno del pensionamento.</p>
<p>Si è fatta sempre più irriducibile la <strong>divaricazione</strong>, soprattutto al Sud e riguardo agli istituti tecnici e professionali, fra scuola e mercato del lavoro, che, nella migliore delle ipotesi, ha prodotto diplomati sempre più difficilmente collocabili in modo coerente con le professionalità acquisite, e, nella peggiore, semplicemente dei disoccupati.</p>
<p>L&#8217;insieme di questi, e tanti altri fattori, sembra quindi caratterizzare il <strong>progressivo esaurirsi del ruolo di ‘ascensore sociale’ della scuola</strong> che, paradossalmente, è coinciso con il definitivo affermarsi della scolarizz<img class="alignright size-full wp-image-11141" title="don Milani" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/03/don-Milani.jpg" alt="don Milani" width="125" height="91" />azione di massa. Il suo limite maggiore consiste nel fatto che, se ha assicurato a tutti, almeno teoricamente, parità di condizioni in entrata non si è affatto curata di controllare che la stessa parità si ritrovasse nelle condizioni di uscita, in termini di conoscenze e competenze.</p>
<p><strong>Don Milani? </strong>Chi era costui? E&#8217; stata mai spedita la &#8216;Lettera ad una professoressa&#8217;?</p>
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		<title>La rottamazione degli insegnanti e la riforma &#8220;epocale&#8221; della scuola</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 03:16:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il ministro Scajola continua a minacciare la fine della politica di rottamazione delle auto, apparentemente per ritorsione contro la FIAT, in effetti si tratta di uno spostamento di risorse verso la scuola, a sostegno di una triennale campagna di rottamazione del personale, docente e non. Da qualche giorno infatti è arrivata alle Segreterie di tutte le scuole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-10622" title="rottamazione insegnanti" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/insegnante-unico-300x244.jpg" alt="rottamazione insegnanti" width="300" height="244" />Il ministro Scajola continua a minacciare la <strong>fine della politica di rottamazione</strong> delle auto, apparentemente per ritorsione contro la FIAT, in effetti si tratta di uno spostamento di risorse verso la <strong>scuola</strong>, a sostegno di una triennale campagna di <strong>rottamazione del personale</strong>, docente e non.</p>
<p>Da qualche giorno infatti è arrivata alle Segreterie di tutte le scuole la circolare applicativa, con allegata <strong>lista di proscrizione</strong>, del decreto del <strong>Ministro Mariastella Gelm-onti</strong> che dispone<span id="more-10618"></span> la <strong>risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro</strong> nei confronti del personale dipendente che abbia raggiunto 40 anni di anzianità contributiva, anche se non ha raggiunto 40 di servizio o 65 anni di età.</p>
<p>Naturalmente il tutto viene sbandierato dal <strong>Grande Imbonitore</strong> come <strong>un&#8217;opportunità</strong> per rendere disponibili<img class="alignright size-medium wp-image-10628" title="Gelmini" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/Gelmini21-300x214.jpg" alt="Gelmini" width="300" height="214" /> posti di <strong>lavoro ai giovani</strong>: nulla di più <strong>falso</strong>! Basti pensare che la sola riforma degli istituti tecnici comporterà, per tutte le classi tranne le quinte, una riduzione dell’orario settimanale da 36 a 32 ore.</p>
<p>La politica dei <strong>tagli</strong>, solo per l&#8217;anno scolastico 2010/2011, si tradurrà in una <strong>contrazione di organico</strong> <strong>di 41.600 posti</strong>, 12.800 docenti nelle scuole superiori, 12.800 docenti per la primaria e la media, 16.000 unità lavorative per il personale ATA.</p>
<p>Solo <strong>in Sicilia</strong> il taglio dovrebbe ammontare, salvo ulteriori sorprese, a <strong>4.200 unità</strong>, mentre <strong>Catania</strong> dovrebbe subire un <strong>taglio di circa 1.000 unità</strong> lavorative così distribuito: 350 Ata, 325 docenti per il secondo grado e 325 docenti tra scuola primaria e secondaria di 1° grado.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-10629" title="Gelmini" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/Gelmini-256x300.jpg" alt="Gelmini" width="256" height="300" />In effetti l&#8217;unica motivazione dichiarabile è che si tratta di &#8221;interventi per il <strong>contenimento della spesa</strong> per il pubblico impiego&#8221; e di dover far fronte al rischio del &#8220;formarsi di ruoli in <strong>esubero</strong>&#8221; conseguenti alla &#8220;<strong>riduzione di un rilevante numero di posti</strong> di docenti e di personale ATA.&#8221;</p>
<p>I <strong>giovani</strong>, inoltre, <strong>costano molto meno</strong> degli anziani, ammesso anche che si assumano nuove forze lavoro per ogni lavoratore messo in pensione.</p>
<p>Vi è poi un altro evidente controsenso: da un lato si vuole prolungare l’età pensionabile, dall’altro si mandano in pensione prematuramente persone nel pieno della loro maturità professionale. Il <strong>presunto</strong> <strong>risparmio</strong> viene in effetti <strong>messo a carico del sistema previdenziale</strong> con un maggior numero di erogazioni di pensioni e minor afflusso contributivo per retribuzioni inferiori dei neoassunti.</p>
<p>Addirittura, per chi abbia già raggiunto i <strong>65 anni</strong> e chiede di continuare a restare in servizio, si dichiara papale papale che &#8220;non si trova nella condizione di poter assicurare una <strong>continuità lavorativa</strong> compatibile con un’attività di formazione e riqualificazione professionale necessarie in dipendenza delle modifiche ordinamentali in corso di realizzazione&#8221;. Come dire: rimbecilliti per decreto.</p>
<p>Se si tiene conto che l&#8217;unica epocale &#8220;modifica ordinamentale in corso di realizzazione&#8221; consiste in un robusto taglio del quadro orario di insegnamento, forse ci si riferisce al fatto che questi insegnanti, avendo problemi di prostata, sono costretti ad andare spesso in bagno e quindi non possono &#8220;assicurare una continuità lavorativa&#8221;.</p>
<p>Certo è che gli <strong>insegnanti</strong> sono l&#8217;unica categoria a cui si possono impunemente dire certe cose, senza che nessuno ci faccia caso. Immaginate cosa accadrebbe se venissero usate affermazioni del genere per <strong>altre categorie</strong> come quelle dei magistrati, dei professori universitari, dei politici o dei presidenti del Consiglio dei ministri!</p>
<p>La soluzione potrebbe essere quella di rendere mutuabili a carico del Servizio Sanitario gli <strong>intrugli di Mago Merlino Scapagnini</strong>, ma si tratta evidentemente di soluzione troppo onerosa.</p>
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		<title>Spiati a scuola</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 08:06:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Hanno cominciato a praticarlo in alcune province e Catania è stata tra le più solerti. Schedare gli studenti stranieri potrebbe divenire il banco di prova dell&#8217;ossequio agli &#8220;orientamenti&#8221; nazionali. Alle scuole della provincia è arrivata infatti, il 23 novembre, una cirolare dell&#8217;USP (Ufficio Scolastico Provinciale, il Provveditorato di una volta) in cui si chiedeva di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hanno cominciato a praticarlo in alcune province e <strong>Catania</strong> è stata tra le più solerti.<strong> Schedare gli studenti stranieri</strong> potrebbe divenire il banco<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/haparteid-stranieri.png"><img class="alignright size-medium wp-image-10288" title="schedatura-stranieri" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/haparteid-stranieri-222x300.png" alt="schedatura-stranieri" width="222" height="300" /></a> di prova dell&#8217;ossequio agli &#8220;orientamenti&#8221; nazionali.</p>
<p>Alle scuole della provincia è arrivata infatti, il 23 novembre, una <strong>cirolare dell&#8217;USP</strong> (Ufficio Scolastico Provinciale, il Provveditorato di una volta) in cui si chiedeva di fornire i dati relativi agli studenti stranieri. Scopo dichiarato: attuare interventi di integrazione all&#8217;interno di un bando FEI (Fondo Europeo per l&#8217;Integrazione) del <strong>Ministero dell&#8217;Interno</strong>.</p>
<p>Primo elemento di perplessità: come mai i dati richiesti erano non di tipo quantitativo, ma <strong>dati &#8220;sensibili&#8221;</strong> che permettono di conoscere informazioni personali normalmente protette dalla privacy? E poi: perchè questo <span id="more-10281"></span>coinvolgimento del ministero dell&#8217;Interno laddove gli aspetti formativi dell&#8217;integrazione dovrebbero riguardare piuttosto il ministero dell&#8217;Istruzione?</p>
<p>Queste e tante altre le <strong>domande che rimangono aperte</strong> e preoccupano, stando a quello che ha scritto  <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/Schedatura_Stranieri_Unità_Perna.pdf" target="_blank">Massiliano Perna sull&#8217;Unità di ieri (&#8220;Dimmi chi sei e da dove vieni&#8221;)</a></p>
<p>Cosa accadrà se verrà rilevata la presenza di alunni <strong>irregolari</strong>? Quale pericolo per la sicurezza si pensa che possano rappresentare gli alunni immigrati che frequentano le nostre scuole?</p>
<p>La <strong>Flc-Cgil</strong> ha inviato una nota all&#8217;USP chiedendo di fermare l&#8217;iniziativa &#8220;attuata in violazione dei diritti individuali delle persone&#8221;. Forse che gli stranieri non rientrano tra coloro per cui nel 1948 fu firmata la dichiarazione universale dei diritti umani?</p>
<p>Viva preoccupazione è espressa dalla <strong>comunità romena</strong> in Italia a proposito di una <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/Schedatura_alunni_romeni_Novara.pdf" target="_blank">analoga iniziativa presa dal&#8217;USP di Novara</a> e, a quanto pare, prevalentemente rivolta all&#8217;individuazione di romeni e nomadi.</p>
<p>Dopo la circolare ministeriale dell&#8217;8 gennaio con cui il ministro Gelmini fissava un tetto del 30% agli studenti stranieri presenti nelle classi, gli interventi di schedatura (<em>pardon</em> monitoraggio) hanno  ottenuto una nuova giustificazione. Lo possiamo vedere dalla <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/Schedatura_scuola_stranieri_Veneto.pdf" target="_blank">circolare dell&#8217;USP del Veneto </a> che chiede una rilevazione attenta e continuativa per meglio distribuire le &#8220;risorse&#8221; (?) e per attivare non meglio precisati &#8220;percorsi progettuali&#8221;.</p>
<p>Ancora più preoccupante la contemporanea <a href="http://www.tuttiinpiazza.it/articoli/caserta_e_provincia/la__schedatura__degli_alunni_stranieri/la__schedatura__degli_alunni_stranieri.asp" target="_blank">circolare diramata a Caserta</a> in cui si chiede di &#8220;fornire informazioni alla prefettura di Caserta che ha richiesto con urgenza i dati sulla presenza degli alunni stranieri nelle scuole della provincia e sulla dispersione scolastica&#8221;.  Da quando le <strong>Prefetture</strong> si interessano di dispersione scolastica, di difficoltà di apprendimento e di integrazione nell&#8217;ambiente scolastico?</p>
<p>Visto che la schedatura degli stranieri non è (ancora) -a quanto pare- una normativa vincolante, ci poniamo un&#8217;ultima domanda: siamo diventati più realisti del re?</p>
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